giuliano

venerdì 31 maggio 2019

L’IDENTITA’ DELLA NATURA (umana & ambientale, ovvero conquiste scientifiche) (28)











































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L'identità della Natura (27)

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Identità della Natura (ovvero: simboli nuovi) (29)














(12) L’unica conquista in codesto panorama accennato può dirsi quella scientifica, ma talvolta o troppo spesso una certa ‘scienza’ (priva di integrità etica e morale) si è prostituita a superiore interesse di Stato con la parvenza di assicurarsi i frutti, non solo di un modesto ‘brevetto’ della dovuta conquista specchio dell’ingegno, ma anche la protezione ben remunerata del Sovrano di turno. Non mi dilungo negli estesi esempi del mare della Storia. Uno di questi per ciò detto circa la collisione di diversi interessi lo possiamo riscontrare nell’odierno èvo, e se pur mutato e dicono evoluto, in verità e per il vero, ben ancorato a quanto un diverso termometro ha pur sempre rilevato in un diverso ambiente posto, misurando cioè, la globale e non relativa consistenza di ben altra temperatura misura d’ogni ricchezza cagionata qual vera unica stagione da cui la Vita.

(13) Per quanto detto nascono tante correnti, e non solo di pensiero, circa la cultura dell’uomo sposa di medesimo ugual ingegno e non solo scientifico, caratterizzare l’intero costante processo di medesimo ‘clima’ dell’evoluzione, la quale non può e deve essere alienata dai suoi Principi e valori sottratti dai fondamenti da cui l’Etica detta.

(14) Se così fosse dovremmo misurarci in medesimi ‘carotaggi storici’ da cui la detta conquista polare, come leggeremo, sta ricontrattando circa l’evoluzione nei fenomeni alieni ed avversi alla stessa. E altresì, motivati da tutti quei valori, e non solo di propria o impropria conquista, per comprendere come talune fondamenta di stratificazioni culturali talmente mutati nei propri costumi da dover considerare ‘simmetrici’ ed impropri fenomeni tellurici ‘precipitare’ e non ‘emergere’ continenti (e relative successive ‘cime’) ad una nuova ‘deriva’ specchio di una e molteplice impropria evoluzione, e non solo scientifica, qual isolato fenomeno esulare dalla stessa.

(15) E quando la scienza in determinati medesimi ambienti apparentemente conquistati non riesce ad apportare o solo concretizzare, e di conseguenza, colmare distanza divario e lacuna manifestando ciò che avveniva in un èvo precedente, e di cui pensiamo aver superato il baratro di oscuro ‘ghiaccio e tenebre’; o, all’opposto, di comprovata ricerca dell’Anima quanto dello Spirito, quindi, Filosofia Dio e Dottrina e con loro ogni Etica inerente l’uomo, anche soggette a quelle tenebre, ‘nebbia’ della Storia, per ciò cui evoluta simmetrica ‘cultura’ inerente alla propria genetica, ma anche ed in qual tempo inabissato nel graduale processo soggetta alla graduale manifestazione della stessa, inesorabilmente naufragato in diversi ‘miti’ dell’inarrestabile ‘progresso’. Giacché l’‘antico’  superato e mutato in diversa ‘visione’ con nuovi ‘valori’ da cui ‘apparente’ chiaro orizzonte e certo non più ‘nebbia’ qual tenebra orrore dell’uomo.    

(16) Nella comprovata differenza d’un Pensiero  ben naufragato al porto della Ragione motivato ed incarnato dalla Natura quale vera scienza di una superiore Etica. In quanto pur la stessa (scienza) aver apportato tutti quei benefici della propria dottrina, in realtà, alla polare deriva di una molteplice impropria conquista, nella quale riscontriamo, come la Natura e non certo l’uomo, goda di quella perfezione di cui la nostra costante, oltre che osservazione ed ispirazione, anche motivazione di preservarne la incorrotta essenza. ‘Essenza’, come direbbe un buon teologo e non più scienziato, da cui assumere una corretta ‘Identità’ circa morale diritti e doveri, giacché l’umana derivata irrimediabilmente contaminata e non solo dal primo peccato d’una genesi antica, ma da ben altra genesi da cui non riesce risolverne l’equazione o solo l’enunciato della propria ed altrui evoluzione dedotta e tradotta anche nell’ottica della scienza,  entrambe irrimediabilmente ancorate ad un relativo ‘nodo’ condotta e misura dell’intera navigazione da cui successiva propria o impropria conquista.

(17) Giacché ciò che ne deriva uno o più  Continenti su cui approdati quali nuovi o vecchi conquistatori seppur ben finanziati per ciò che di più importante governa la stiva motivo della ‘conquista’. In realtà, prendo lo spunto per una buona simmetria: in quel Secolo in cui nacque stampa e conquista, i ‘caratteri’ così come ogni ‘rivoluzione’ culturale imporre nelle successive evoluzioni della Storia non aver apportato i benefici di cui l’intera successiva cultura, anche ‘informatizzata’, accessibile ad ognuno. Così come l’originaria ‘rivoluzione’ (o se preferite ‘evoluzione’) avrebbero dovuto, nella ‘logica lineare’ e non solo numerica con la quale non solo quantifichiamo ma anche poniamo il dovuto necessario distinguo nei secoli della Storia (ecco perché talvolta, o troppo spesso, pensiamo a ragione di non appartenere al secolo giusto donde la Memoria genetica riflessa nella ‘freccia del Tempo’ comporta tutti quei processi e non solo psicologici in cui l’uomo riconoscendo se medesimo, riflette, e quindi ricerca ‘quanto’ trascorso e ‘quanto’ gli apparteneva in ‘difettevole’ medesima ragione assoggettata a diversa impropria scientifica e non certo spirituale interpretazione). O vorremmo! Anzi pur la ‘duplice conquista’ eppure l’evoluzione arretrare la propria ‘doppia cima’, (così come l’uomo nella differenza da cui la Natura) ‘nodo’, della navigazione approdata alla conquista. Se sia Amerigo o un Cristoforo sempre e quantunque finanziati con a bordo scienza e dottrina non men che Bibbia fresca di torchio. E se pure la geografia mutata da quel lontano secolo, in verità e per il vero, pur l’ausilio della stampa delinearne i contorni, la Spirale del Tempo ferma, come se ogni conquista non fosse mai acquisita ed ‘incarnata’ dai geni della Storia. Potremo altresì stabilire immagazzinata, il che risponde a ben altro principio e distinguo e relativa misura. Così come siamo partiti circa la vera conquista in nome della scienza. Giacché dai dati che presto enunceremo grazie alla ‘conquista’ detta arretrare il termometro della ‘compartecipata’ indispensabile essenza dell’Elemento stratosferico, non ad un èra glaciale, stima di ciò cui soggetto e non solo l’uomo nella fasi alterne della propria Storia, ma un totale costante intero dissolvimento (e non più èra) per ciò concernente il basilare suo medesimo stesso principio circa la Vita e con essa la Spirale donde deriva. Esposta e soggetta, non al naufragio bensì al corso di una Natura assoggettata ai solidi principi d’un più vasto Universo da cui ogni Elemento nato ed evoluto in ciò cui Terra quindi Vita Natura ed infine all’ultimo ‘secondo’ l’Uomo. Si prenda dovuta nota: ultimo Secondo in quanto nella Spirale da cui la Materia da un primo fuoco della Natura, ‘Secondo’ e non certo primo elemento alla caverna assiso cogitare se medesimo ‘glutterata’ esclamazione suggerita dall’apparente ‘Nulla’ da cui prima ma ultima lingua specchio dell’intero Universo. E da cui il successivo dono della Vita ben differente dalla ricchezza per ogni stiva motivo della propria ed altrui presunta conquista.  Ed allora non oserei mai rinnegare quella antica (ortodossa e non) ‘scolastica’ derivata dalla stratificazione di altrettanti secolari Principi etici e morali di vita come ‘miti’ evoluti e certo mai periti. Riconsidererei semmai i nuovi (‘miti’) qual frutti corrotti di una nuova inesorabile impropria Apocalisse, medesima e con ugual oculo circa il disastro prossimo a venire, non certo Alba ma tramonto con cui apostrofare vecchia ma sempre nuova dottrina per chi cotal Storia di vita disconosce riconoscendo solo i valori di un Orwelliano progresso.

  (18) Nei dati raccolti (dello stesso) nella lenta Spirale moto e specchio dell’Universo il danno apportato per superiore interesse dell’Economia fungere in moto contrario. E ciò che pur incontrastato (Primo) Principio e non più dottrina nel voler salvare la Terra per conto ed in nome d’un più globale universale interesse dell’evoluzione detta (e Dio), naufragato ad un diverso improprio ‘fine’ ben ancorato ed assoggettato al porto della politica. Così vien da se che non tanto la Ragione fondata su solidi motivi di Etica morale trascesi nella successiva Scienza e Dottrina, ma quantunque l’impropria conquista circa la polarità detta. La quale manifesta la ‘duplice’ impropria consistenza nel voler emarginare, o ancor peggio, negare quanto, non solo misurato e calcolato, ma quanto mutato pur nell’affermazione di una medesima conquista con i caratteri propri dell’evoluzione applicati alla Gaia (e non solo Scienza) qual essere vivente nel totale insieme composto da tutti quei fattori ‘micro e macro’ scopici atti a modificarne, come la chimica insegna, il relativo destino. Non più, si badi bene, ‘Secondo’ secolari regole della Natura, ma all’opposto, ‘ultimi’ principi che ne violano irreparabilmente, e oserei dire, compromettono non solo il destino detto, ma anche ogni Elemento nella capacità impossibile alla Natura quindi successivamente all’uomo, nel manifestare la propria graduale lenta evoluzione la quale ha portato lo stesso al proprio ed altrui compimento. Se dovessimo negare o sottovalutare altro fine e non più principio assoggettatati alla ‘corrotta politica’ sottratti all’ausilio di qual si voglia Etica e morale (con cui riconosciamo il progresso [e non più Scienza] specchio d’una impropria ricchezza) destineremmo non più la Terra e l’intero Ecosistema, ma altresì la successiva intera Economia. Allora bisogna pur sostenere che l’impropria conquista ha raggiunto termini non tanto di crescita ma relativa incompatibilità con l’ambiente da cui la corsa e relativa ‘cima’, sia essa polare o di una singola vetta, come potrebbe esserlo la relativa rivoluzione informatica… riflessa nei ‘caratteri’ non solo della ‘cultura’ ma della dovuta dottrina cui appartiene il navigare destino e misura dell’uomo…




Come è già stato detto, il termometro minimo  e il termometro ad oscillazione mancavano completamente. Durante i primi sei mesi non sono stati usati termometri ad oscillazione a ‘toluol’. I termometri ad oscillazione sono di vetro corti e sottili, con un forte anello nella parte superiore; prima di essere letti, si girano rapidamente alla fine di una corda lunga circa mezzo metro, o in un apparato speciale per lo scopo. L’oscillazione porta il termometro in contatto con un grande volume d’aria, e quindi dà la temperatura reale dell’aria più facilmente che se fosse appesa tranquillamente nello schermo dello stesso punto. A partire dal primo ottobre  un termometro a mercurio fu inserito nello schermo, anche se solo uno diviso per gradi interi; quelli divisi in quinti di scala, naturalmente, avrebbero dato una lettura più sicura. Ma è evidente, tuttavia, che i termometri ad alcol utilizzati sono corretti e non differiscono tra loro che di mezzo grado (centigrado), e anche questo la differenza può senza dubbio essere spiegata da un termometro come sopra descritto mentre l’altro rimaneva appeso al suo posto. Le osservazioni sono, quindi, date senza correzioni. Solo alla fine di dicembre era ad uso esclusivo fatta di termometri a mercurio. È stato a causa di un fraintendimento che i termometri a mercurio non sono stati utilizzati anche nel primo semestre, durante quei periodi in cui la temperatura non è scesa sotto il punto di congelamento del mercurio (-89°C). Ma i termometri a ‘toluol’ in uso erano vecchi e buoni strumenti, in modo che anche le osservazioni per questo periodo possano essere considerato perfettamente affidabile. Certo, tutti i termometri erano stati esaminati attentamente dall’Istituto Meteorologico norvegese della Fram. Il punto di congelamento è stato regolarmente testato nella neve che si scioglie. I risultati mostrano che l’inverno sulla Barriera era circa 12° C. (21-6°F.) più bassa di quanto non lo sia in McMurdo Sound, dove svernavano le spedizioni britanniche invernali. Il mese più freddo è Agosto, con una temperatura media di -44,5° C. (-48° F); per quattordici giorni durante questo mese la temperatura era sotto -50° C. (-58 ° F.). La temperatura più bassa si è verificata 13 agosto: -58-5° C. (-73° F); il giorno più caldo in questo il mese ha avuto una temperatura di - 24°C. (-11’2°F.). In ottobre inizia la primavera ad avvicinarsi, e nel mese di dicembre il la temperatura culmina con una media per il mese di – 6,6° C., e una temperatura massima più alta di – 0,2°C.. La temperatura non era quindi mai sopra il punto di congelamento, anche nella parte più calda dell’estate.

(R. Amundsen, La conquista del Polo Sud)




Nel decennio 2004-2013, la fusione della coltre glaciale della Groenlandia è avvenuta a una velocità che non ha riscontri in nessun altro periodo degli ultimi 350 anni. La scoperta è avvenuta grazie alla prima ricostruzione dei tassi di fusione dell’immensa coltre di ghiaccio dal 1650 a oggi. La calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo a un ritmo superiore a quello mai avvenuto negli ultimi 350 anni. A mostrarlo è il primo studio che è riuscito a controllare su scala complessiva l’intensità di fusione superficiale e del deflusso delle acque di quell'immensa riserva di ghiacci. Lo studio, condotto da un gruppo internazionale di ricercatori diretta da Michiel R. van den Broeke dell’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, è pubblicato su ‘Nature’:




La calotta glaciale della Groenlandia (GrIS) contribuisce in modo crescente all’innalzamento globale del livello del mare, con la recente perdita di massa di ghiaccio dominata dal deflusso superficiale dell’acqua di disgelo. Le osservazioni satellitari rivelano tendenze positive in GrIS, ma la fusione di variabilità, intensità e ruscellamento rimane incerta prima dell’era satellitare. Qui presentiamo la prima registrazione continua, multi-secolo e soggetta all’osservazione dell’intensità e del deflusso della superficie di fusione del GrIS, rivelando che l’entità della fusione del GrIS recente è eccezionale per almeno gli ultimi 350 anni. Sviluppiamo questo record attraverso l’analisi stratigrafica delle carote di ghiaccio della Groenlandia dell’ovest centrale e dimostriamo che le misurazioni degli strati di colata ricostituiti nelle carote di ghiaccio della zona di percolazione possono essere utilizzate per ricostruire in modo quantificabile e riproducibile le velocità di fusione passate. Mostriamo correlazioni significative (P <0,01) e spazialmente estese tra questi dischi di fusione derivati ​​dal nucleo di ghiaccio e le velocità di fusione modellate e la durata di fusione derivata dal satellite in tutta la Groenlandia in modo più ampio, consentendo la ricostruzione dell’intensità e del deflusso superficiale della fusione della superficie del ghiaccio. Scopriamo che l’inizio degli aumenti nella fusione del GrIS segue da vicino l’inizio del riscaldamento artico dell’era industriale a metà del 1800, ma che l’entità della fusione del GrIS è emersa solo di recente oltre la gamma della variabilità naturale. A causa di una risposta non lineare di fusione superficiale all’aumento delle temperature dell’aria estiva, il continuo riscaldamento atmosferico porterà a rapidi aumenti del deflusso di GrIS e dei contributi a livello del mare… 

Il ghiaccio glaciale può variare da diverse centinaia a diverse centinaia di migliaia di anni, rendendolo prezioso per la ricerca sul clima. Per vedere un record sul clima a lungo termine, gli scienziati possono trivellare ed estrarre carote di ghiaccio dai ghiacciai e dalle calotte glaciali. Le carote di ghiaccio sono state prelevate da tutto il mondo, tra cui Perù, Canada, Groenlandia, Antartide, Europa e Asia. Questi nuclei sono registrazioni continue che forniscono agli scienziati informazioni anno per anno sul clima del passato. Gli scienziati analizzano vari componenti di nuclei, in particolare bolle d’aria intrappolate, che rivelano la composizione atmosferica del passato, le variazioni di temperatura e i tipi di vegetazione. I ghiacciai conservano frammenti di atmosfera di migliaia di anni fa in queste minuscole bolle d’aria o, più profondamente all’interno del nucleo, intrappolati all’interno del ghiaccio stesso. Questo è un modo in cui gli scienziati sanno che ci sono state diverse ere glaciali. Le epoche passate possono essere ricostruite, mostrando come e perché il clima è cambiato e come potrebbe cambiare in futuro.

Gli scienziati stanno anche scoprendo che i ghiacciai rivelano indizi sul riscaldamento globale. Quanto si riscalda naturalmente e non la nostra atmosfera nell’epoca dell’ ‘Ice Age’? In che modo l’attività umana influisce sul clima? Poiché i ghiacciai sono così sensibili alle fluttuazioni di temperatura che accompagnano i cambiamenti climatici, l’osservazione diretta del ghiacciaio può aiutare a rispondere a queste domande. Dall’inizio del XX secolo, con poche eccezioni, i ghiacciai di tutto il mondo si sono ritirati a ritmi senza precedenti. Alcuni scienziati attribuiscono questo massiccio ritiro glaciale alla Rivoluzione industriale, iniziata intorno al 1760. In effetti, in questo secolo sono scomparse diverse calotte glaciali, ghiacciai e banchi di ghiaccio . Molti altri si stanno ritirando così rapidamente da poter svanire nel giro di pochi decenni.

Gli scienziati stanno scoprendo che la produzione di energia elettrica usando carbone e petrolio, e altri usi dei combustibili fossili nei trasporti e nell’industria, colpisce il nostro ambiente in modi che prima non avevamo capito. Negli ultimi 200 anni circa, l’attività umana ha aumentato la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera del 40% e altri gas, come il metano (gas naturale) di un fattore da 2 a 3 o più. Questi gas assorbono il calore irradiato dalla superficie della terra e assorbendo questo calore l’atmosfera si riscalda lentamente. I gas che intrappolano il calore, a volte chiamati ‘gas a effetto serra’, sono la causa della maggior parte del riscaldamento del clima e della ritirata dei ghiacciai negli ultimi 50 anni. Tuttavia, cause correlate, come l’aumento di polvere e fuliggine da pascolo, agricoltura e combustione di combustibili fossili e foreste, stanno anche causando il ritiro del ghiacciaio. Infatti, la scoperta del 1991 di un ‘uomo di ghiaccio’ di 5.000 anni, conservato in un ghiacciaio nelle Alpi europee, ha affascinato il mondo. Tragicamente, ciò significa anche che questo ghiacciaio si sta ritirando maggiormente di quanta strada abbia esteso il proprio sviluppo in 5.000 anni, e anche altri ghiacciai sono altrettanto sofferenti. Gli scienziati stanno cercando di mettere insieme tutti i dati che stanno raccogliendo, vogliono scoprire se il riscaldamento globale indotto dall’uomo possa comprometterne l’intero loro sviluppo e di conseguenza l’esistenza e non solo per l’ecosistema ma, per ed in,… Ragione dell’uomo.

Aprile ha raggiunto un nuovo record per l’estensione del ghiaccio marino artico. La perdita di ghiaccio marino è stata rapida all’inizio del mese a causa del calo nel Mare di Okhotsk. Il tasso di perdita di ghiaccio è rallentato dopo l’inizio di aprile, in parte a causa dei guadagni di estensione nei mari di Bering e di Barents. Tuttavia, l’estensione del ghiaccio quotidiano è rimasta a livelli record per tutto il mese.

L'estensione del ghiaccio marino artico per l’aprile 2019 è stata in media di 13,45 milioni di chilometri quadrati (5,19 milioni di miglia quadrate). Si trattava di 1,24 milioni di chilometri quadrati (479.000 miglia quadrate) al di sotto dell’estensione media a lungo termine dal 1981 al 2010 e di 230.000 chilometri quadrati (89.000 miglia quadrate) al di sotto del precedente minimo stabilito nell’aprile 2016.

La rapida perdita di ghiaccio si è verificata nel Mare di Okhotsk durante la prima metà di aprile; la regione ha perso quasi il 50% dei suoi ghiacci entro il 18 aprile.

Sebbene il ghiaccio marino stesse monitorando a livelli record nel Mar di Bering dall’1 al 12 aprile, la copertura di ghiaccio si è espansa più tardi nel mese. Altrove, ci sono stati pochi cambiamenti, ad eccezione delle piccole perdite nel Golfo di San Lorenzo, nella parte meridionale del Mare Orientale della Groenlandia e a sud-est di Svalbard. Inoltre, aree di acqua aperta sviluppate lungo le regioni costiere del Mare di Barents. Il bordo del ghiaccio si espandeva leggermente ad est di Novaya Zemlya.

Le temperature dell’aria al livello di 925 hPa (circa 2.500 piedi sopra la superficie) erano sopra la media attraverso l’Artico durante le prime due settimane di aprile, specialmente sul Mare della Siberia Orientale e sulla calotta glaciale della Groenlandia, dove le temperature dell’aria erano fino a 9 gradi Celsius (16 gradi Fahrenheit) sopra la media (Figura 2b). Altrove, le temperature di 925 hPa erano tra i 3 ei 5 gradi Celsius (da 5 a 9 gradi Fahrenheit) sopra la media, incluso il Mare di Okhotsk dove la perdita di ghiaccio all’inizio del mese era particolarmente prominente. Queste condizioni relativamente calde erano legate a un modello di pressione del livello del mare elevato sul Mare di Beaufort, associato a una bassa pressione del livello del mare su Alaska, La Siberia e i sui mari di Kara e Barents. Questo ha spinto l’aria calda da sud sul Mar della Siberia orientale. Allo stesso modo, un’alta pressione sulla Groenlandia e sul Nord Atlantico.

Durante la seconda metà del mese, le temperature sono rimaste sopra la media sulla maggior parte dell’Oceano Artico e fino a 8 gradi Celsius (14 gradi Fahrenheit) sopra la media sul Mare Orientale della Groenlandia. Tuttavia, le temperature erano da 1 a 5 gradi Celsius (da 2 a 9 gradi Fahrenheit) al di sotto della media sul Mare di Bering e fino a 8 gradi Celsius (14 gradi Fahrenheit) al di sotto della media dell'Arcipelago Artico canadese. Le temperature dell'aria erano leggermente inferiori alla media nel Mare di Kara.

Il tasso di declino lineare dal 1979 al 2019 per l'estensione del ghiaccio di aprile è di 38.800 chilometri quadrati (15.000 miglia quadrate) all’anno, o del 2,64% per decennio rispetto alla media del 1981-2010.

Il ghiaccio marino più giovane tende ad essere più sottile del ghiaccio più vecchio. Pertanto, l’età glaciale del mare fornisce una valutazione iniziale delle aree più suscettibili allo scioglimento durante la prossima estate. La copertura di ghiaccio marino artico continua a diventare più giovane (Figura 4), e quindi, in media, più sottile.

Quasi tutto il ghiaccio più vecchio (di 4 anni), che una volta costituiva circa il 30% del ghiaccio marino nell’Oceano Artico, è scomparso.

A partire dalla metà di aprile 2019, il ghiaccio di 4 anni fa rappresentava solo l’1,2% della copertura di ghiaccio (Figura 4c). Tuttavia, il ghiaccio da 3 a 4 anni è leggermente aumentato, passando dall’1,1 percento del 2018 al 6,1 percento quest’anno. Se il ghiaccio sopravvive alla stagione estiva di scioglimento, ripristinerà in qualche modo la categoria di 4 anni che andrà all'inverno dal 2019 al 2020. Tuttavia, negli ultimi anni c'è stato un tale riapprovvigionamento.

Gli scienziati del Alfred Wegener Institut  (AWI) hanno monitorato e analizzato il moto dei ghiacci usando i dati satellitari dal 1998 al 2017 e hanno concluso che solo il 20% del ghiaccio marino che si forma nei bassi mari russi dell’Oceano Artico raggiunge ora l’Oceano Artico centrale per aderire al Transpolar Drift Stream.

I mari russi, tra cui Kara, Laptev e il Mar della Siberia orientale, sono considerati il ​​vivaio di ghiaccio dell’Artico. Il restante 80% di questo ghiaccio del primo anno si scioglie prima che abbia la possibilità di lasciare questo vivaio. Prima del 2000, quel numero era di circa il 50%.

Queste conclusioni trovano supporto dalle osservazioni dello spessore del ghiaccio marino nello Stretto di Fram, che è alimentato dal Transpolar Drift Stream. Gli scienziati AWI raccolgono regolarmente dati sullo spessore del ghiaccio nello stretto di Fram come parte del loro programma IceBird . Il ghiaccio che ora lascia l’Oceano Artico attraverso lo stretto di Fram è, in media, il 30 percento più sottile di 15 anni fa. Ci sono due ragioni per questo. Innanzitutto, gli inverni sono più caldi e la stagione di scioglimento inizia molto prima di quanto non fosse in passato. In secondo luogo, gran parte di questo ghiaccio non si forma più nei mari poco profondi, ma molto più a nord. Di conseguenza, ha meno tempo per addensarsi per la crescita invernale e/o per la risalita mentre attraversa l’Oceano Artico.

Questi cambiamenti nel trasporto e nella fusione influiscono sui flussi biogeochimici e sui processi ecologici nell'Oceano Artico centrale.

Per esempio, in passato, il ghiaccio marino formatosi lungo i bassi mari russi trasportava materiale minerale, compresa la polvere proveniente dalla tundra e dalla steppa, fino allo stretto di Fram. Oggi i banchi di fusione rilasciano questo materiale in rotta verso l’Oceano Artico centrale. Molto meno materiale ora raggiunge lo stretto di Fram ed è diverso nella composizione. Questa scoperta si basa su due decenni di dati provenienti da trappole di sedimenti mantenute nello stretto di Fram dai biologi dell’AWI. Invece di minerali siberiani, le trappole dei sedimenti contengono ora resti di alghe morte e microrganismi che crescevano all’interno del ghiaccio mentre andava alla deriva…













domenica 26 maggio 2019

SO' TORNATI LI LUPI (26)

































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La bellezza della Natura (25)

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Identità della Natura (27)













Dico allo Francesco frate meco che junto lo tempo mesto de farsi lupi neppur santi somari o agnelli quali deovon farsi cibare da codeste scimmie ammaecstrate et halora frate mio te raconto cotal storia tu che dallo polo opposto venisti et jiungesti per porre retta justicia in ogni loco.

Tutto se rea invertito anche lo cardine della porta dello convento tutto in questa hora accompagnata dalla danza di codesta morte, tuta trapuntata ed anco assisa come la pecora vicino lo horto che neppure la scala la finestra quanto jungemmo fu ria tanto la contemplnaza de siffatta spenticta bestia.

Alcuni frate meco dello stesso convecto volevan per lo vero signore Iddio cavargli lo latte dallo di dietro e provare lo manico della panza intignere cotale sostanza e nepure mettere allo spiedo come solea frate meco Benedetto,  io solo fedele allo motto tuo o’ fermato cotale adunanza per non fare amuchiata.

Lo sud e lo nord smarrito tanto che fin vicino all’orto delle capre l’amico e frate Francesco non potea neppure nominare li poveri compari amici suoi che dello ramo s’erano anche impadronito misurato e su sopra non più lo nido ma l’insegna della taverna dove se pole anco bene bere magnare cacare e ciarlare e lo passero meco non po’ neppure piagne’ che la rotta sera smarrita e ita…

Allora caro Francesco ce semo fatti tutti Lupi per ire su per lo bosco e neppure pensare alle capre, tu me potrai comprendere e dire che semo eretici et anco uno poco scemi o umiliati, a te dico e risponno che qui se lo monno roversato come lo poeta ce dicea… e anco cantava nell’intervallo fra una Jostra et l’altra…

Ma la neve e lo ghiaccio ce fanno bona astinenza…

Tutti quelli animali in tua lode se iti ju’ per lo fiume nero ju per lo torrente e de concerto se volevan tutti quanti atfgore pur de’ non essere magnati da codesti novi filosofi et christiani…

…Non pozzo chiamà neppure Noe’ che l’arca se ria ammutinata giu’ l’offisina piu’ mutilata de come l’havea pensata… pensavo e a te dico de poter trovargli bona locanda ove se potreino arrampicare su e ju’ per la montagna…

…Aspetto tuo jiudicio… su tutta la questio et avenctura & nuovo miracolo speramo, deto fra noialtri, che non se magnino anco lo somaro straco….

Comunque l’orsi e li lupi me fano bona compagnia con loro se parla e poco se magna… se guarda la neve invece della donzella primavera se’ tutta scolpita come lo libro della antica miniatura pare un mobile antico una panca sciancata una madia senza lo pane e lo vino della nostra sacta divina comunione…

Te saluto frate meco….

Attendo comunione…



                                          
 Si come l’Africa, e l’Egitto generano li Lupi da poco, e piccoli Lupi, coſi la fredda parte di Settentrione (ſecondo Plinio, nell’ottauo libro, cap. XXII) li produce aſpri, e crudeli. E che ciò ſia vero, lo diamoſtra la loro fierezza, e malizia, e maſſime nel tépo del coito, e nel  maggior freddo, quando fa biſogno, che li viandanti vadano armati, per guardare e ſe, e li loro cavalli da le lor forze. E maſſime le donne, che son vicine al parto, a le quali, li lupi, conoſcendole al nafo fanno grandi infidie.

La onde non ſi laſcia andare in camino niuna femina fola, anzi sempre ha feco un cuſtode armato: ſi come nela figura, qui di ſopra poſta, ſi dimoſtra.

Perche per il piu interviene, nel meſe di Gennaio, che gli huomini, che fanno viaggio ſopra le carrette da verno, eſſendo da ogni banda aſſaliti da groſſe ſchiere di Lupi, ſe vogliono reſtare in vita, biſogna che con le ſaetteli diſcaccino, e con le bombarde; onde naſce, che dovendo li viandanti andare a li loro privati  negozi, o a qualche Pieue, o Chieſa di Villa, ſono de le dette armi proveduti, ceme ſe doveſſero andare a combattere, anzi che ſpeſſo vengono queſte fiere in tanta fierezza, erab bia, ſpinti dala fame, dal freddo, e da naturale uſanza, che entrando dentro ale habitazioni de gli huomini, quivi preſtamente aſſaltando gli armenti, o cavalli, quelli devorano, o coſi lacera, ti, ſeco nele ſelue ſe li portano.

Ma non fanno cio ſenza lor danno. Perche quegli habitatori, banno a queſti mali li remedi. Perche legano certe falci di ferro al cadavero, dentro a le nevi, accioche li lupi, che qui vi vanno per devorare la preda, troncandoſi li piedi, ſiano coſi puniti, o auero da ſaette percoſſi, ſubito muoiono, overo ſprofondati in alcune foſſe ſotterranee, per la avidità, che hanno de la preda, quivi di fame ſi conſumano.

Anzi che molte altre beſtie rapaci di diverſe ſorti, come li Goloni, é le Volpi, cadendo dentro ale medeſime foſſe, hanno de la doro morte compagne, le quali prima con ſimile crudeltà, contra altrui erano si fiere, e violente.

Perche nel preſente libro al XV. cap. ſi è trattato de le divcrſe ſorti de Lupi, ho giudicato, dover far coſa convenevole, ſe nel fine di queſto libro degli animali ſelvarichi, io giugneſſe quella ſorte di Lupi, che di huomini ſono doucntati, e conuerſi.

Il che Plinio afferma confidentemente, tal coſa eſſere da giudicare falſa, e fabuloſa. Di queſti tali Lupi, ne le terre, che aſſai ſon volte al Settetrione, molte ſi ritrouano fino a hoggi,  in Pruſſia, Liuonia, e Lituania, quatunque quaſi tutto l’anno ſiano quei popoli, sforzati a prouare la rapacità de Lupi, con gran lor danno, perche andando a groſſe ſchiere, dilacerano le lor pecore, ſe punto dal gregge ſi allontanano; nondimeno queſto danno, non è da loro reputatosi grave, quanto quello che eſſi ſono sforzati patire dagli huomini conuerſi in lupi.

Perche nella feſta del Natale di Chriſto, nel tempo de la notte, in un certo ordinato luogo, che tra lor häno già determinato, tanta copia di lupi conuerſi di huomini ſi raccoglie; la quale, ſubito la medeſima notte, cò marauiglioſa fierezza, si còtra gli huomini, si ancora còtra gli altri animali, di piaceuole, e debol natura incrudeliſce, che maggior danno riceuono quelli popoli da queſti, che da li veri lupi, e naturali.

Percheſi come è manifeſto, eſſi oppugnano le caſe degli huomini, che nele ſelve riruouano, con marauiglioſa atrocità, e ſi sforzano ſpezzarele porti, e coſi gli uomini conſumano, come gli altri animali, che quivi albergano.

Dentro a la Lituania, a la Semogethia, & la Caronia, ſi truoua un certo muro, rimaſto in piedi, d’un certo Caſtello ruinato, a queſto in un certo tempo del’anno, molte migliaia di  lupi vi ragunano, e quiuvi vi fanno pruova de la lor deſtrezza nel ſaltare; e qelli che sopra queſto muro non poſſono ſaltare, come auuiene quaſi a tutti li piu graſſi, da li lor caporali ſono flagellati.

Finalmente ſi afferma coſtantemente, che tra queſta moltitudine ſi ritruouano ancora deli Baroni, e Signori di quel paeſe; li quali, come ſiano venuti in queſta pazzia, e trasformazione aſſai terribile: e tale che poi non poſſono piu diſprezzarla, e diſcacciarla, e nel cap, ſeguente ſi moſtrerà.

Imperoche quando alcuno, cupido di coſe nuoue, oltra il divino ordine, & iſtituto, o ſia Germano del paeſe, deſidera d’eſſer meſſo nel collegio di queſti maladetti huomini; li quali, qual hora lor pare, in Lupi ſi cangiano: tale che in certi tempi del’anno, ad alcuni luoghi deſtinati, tutto il tempo de la vita loro, inſieme con li loro ſeguaci ſi ragunano, & agli altri huomini danno morte, e fanno altri danni, & a le pecore, & gli armenti e parimente, in queſto modo lo fanno trasformare, e prendere figura, molto contraria a la ſua natura, Che da uno, che di tale incanteſimo è eſperto, glie data una tazza di ceruoſa a bevere (pur che colui, che in queſto conſorzio è accettato, la voglia accettare) e dicendo alcune parole, ſubito ha l’intento ſuo.

Di poi quando gli parerà il tempo opportuno, potrà la forma humana totalmente convertire in Lupo, entrando in qualche cantina, o in qualche ripoſta, occulta selva; finalmente può ancora, ſecódo il ſuo beneplacito, dopo alquato tépo laſciarla, e poi riprederla.

Ora, per venire agli eſempi, eſſendo un tratto un nobile gentil huomo, in viaggio, e caminando per una lunga ſelua, menava ſeco alcuni vili huomini, e di ſervil condizione, che di queſto incanto erano eſperti (come per il piu ſono in quelle parti). E già il giorno savvicinava al fine, e la notte veniviva, e biſognava alloggiare quella notte dentro ala ſelua, pere che non vi era luogo alcuno da alloggiare vicino; e finalmente erano molto oppreſſi da fame, e da penuria.

Finalmente uno di loro, propoſe un ſubito conſiglio, con patto, che gli altri doveſſero  acconſentirgli, e ſtar quieti, né eccitaſſero tumulto alcuno, ſe qualche nuova coſa veddeſſero, dicendo che egli vedeua di lontano un gregge di pecore paſcolare, e che voleva procurare, che almeno una di quelle haveſſero, per arroſtire a cena.

Quindi ſubito dentro ala oſcura ſelva ſe ne entrò; accioche’ da alcuno non poteſſe eſſer veduto, e quivi la forma del’huomo cangiò in Lupo. La qual trasformazione non pare, che in coſa alcuna ſia differente da quella di Licaone, ſe bene egli fu trasformato in Lupo, per le ſue ſceleranze; de la quale Ouidio fa menzione, nel primo lib. de le ſue trasformazioni, li cui verſi in qeſta lingua, in tal modo riſuonano.

,, E sforzandoſi in van parlar di rabbia,
,, Gonfia la faccia; e verſo il miſer gregge,
,, Il ſolito deſio di morte sfoga.
,, E ſi rallegra ancor di ſparger ſangue,
,, Cangia le veſti in peli, e i bracci in gambe,
,, Lupo doventa, e de l’antica forma
,, Ritiene i ſegni; e’l canuto colore
,, Gli reſta, e tien la ſua fierezza il volto,
,, Gli occhi riſplendon pure, e pur ſi moſtra
,, L’antica imagin ſua cruda, e feroce.

Patto queſto cò grande impeto, nel gregge de le pecore ſi fogò, & una rapitane, a dietro voltoſſi, e nella  la ſelva ſi fuggì; e quella non dopo molto tepo, in forma di Lupo al carro del Signore portò. Li compagni, che di queſta preda erano conſapevoli, con grato animo, lo ricevettero, e nel carro lo aſcoſero; e colui, che in Lupo sera cangiato, di nuovo ne la ſelva rientrò, e di nuovo ne la forma humana ritornò.

Ancora accadde in Livonia, non ſono molti anni, che la moglie d’un nobile huomo ,& un ſuo ſervo, tra loro vennero a parole: perche quivi è di queſti maggior copia in quel paeſe, che in altro luogo de’ Chriſtiani, e quitvianano tra loro, ſe gli huomini ſi poſſono convertire in lupi: finalmente quel ſervo le diſſe che ſubito le voleva moſtrare l’eſempio vivo di cotal coſa, pur che gli fuſſe data facultà di poterlo fare.

E coſi ſolo ſe ne entrò in cantina, onde poco dopo, uſcendo informa di Lupo, da li cani fu fatto fuggire, mentre che per il capo verſo la ſelva ſe ne andava, li quali gli cavarono un’occhio (quantunque aſſai valoroſamente ſi  difendeſſe) e l’altro giorno ritornò a la ſua padrona, con un’occhio ſolo.


(Aloa Magno) 










GLI ORRORI DEI GHIACCI E DELLE TENEBRE (23)















































Precedenti capitoli:

Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre (22)

Prosegue...

Nell'eterna fuga (24)

...Della bellezza della (vera) Natura (25)














Ora hanno un pazzo a bordo!

Alexander Klotz resterà impietrito per intere settimane. Talvolta, quando le spinte glaciali dell’inverno li colpiscono, quando i malati di scorbuto gemono nella febbre e una tormenta di ghiaccio ricorda loro la fine dei tempi, essi giungeranno a invidiare il cacciatore che è così assorto in se stesso e sembra non riconoscere più nulla della loro realtà. Eppure quest’inverno sarà meno impetuoso e crudele del precedente.

Qui, vicino a terra, al riparo della loro terra, le spinte glaciali sono meno violente, il vuoto non è così immenso e inoltre essi sono sorretti dalla speranza di esplorare la terra nella prossima primavera per poi tornare a casa e, se dovesse essere, torneranno anche a piedi marciando sul ghiaccio. Torneranno, anche se ora diciannove di loro recano i segni dello scorbuto.




Marciare marcire morire resistere pregare parlare giammai recitare solo unire ciò che rimane dal passo inquieto dimenticato… i venti ululano spargano sangue spargano urla disperate membra fratturate come sassi sparsi lungo il cammino… concimano peggio del letame… una baracca ove ripararsi poi proseguire senza capire solo obbedire sperare che l’amico di ieri non sia il nemico di domani pochi anni son passati da quando ci scorgevano entro fienili assaporare la primavera benedire  parlare con la neve ed il ghiaccio ora la mira si fa confusa scorgo solo il lamento della pioggia…

…Vegliare e restare il turno di guardia reclama dovuta mira, al di là un’altro Spirito assorto recita ugual Memoria…

Sì, torneranno queste Anime questi Spiriti questi volti smarriti impietriti più duri del sasso e della neve…

Ricordi che pensiamo morti.

…Li vedo li scorgo ne odo le voci frusciare fra chiome di Alberi inquieti mentre l’agonia del lungo Inverno stenta a cedere ed abdicare il passo smarrito d’un tempo mutato…

Una nuova conquista, una nuova Guerra, un cimitero da difendere, una casa divisa. Una famiglia distrutta. Una Genesi contorta fondare oscuri confini della Storia.

Un Tempo malato senza Memoria s’arrampica conquista la cima non udendo lo strato della crosta volgere come un terremoto mutarne il clima…

Due i Sentieri che lenti si diramano lungo la Via…

…Due i Passi contesi dalla Storia per chi il dono dello Spirito resuscitarne la Memoria.

Ravvivarne la linfa come una eterna Primavera… scorgerne i pensieri soffocati d’un futuro destino più duro del ferro…

‘Mutare il Destino!’, reclama forte un ramo contorto, mentre un canto, un inno alla gioia recita antica preghiera.

…Un Lupo mi fa compagnia in questa strana predica…

Due i Sentieri lungo questa Via…

Odo i ricordi, odo i fucili, rimembro i confini mutare le Stagioni d’un futuro boato al rumore sordo d’un cannone soffocare e sommergere i flutti d’un torrente che sgorga da vene colme di vita, non s’ode la sua preghiera…

Un fucile tacita il Ricordo lo Spirito risorto, il suo inquieto assurdo rumore penetra le vene, il sangue lento scorre come e più del torrente.

Precipita a valle per colmare e fondare la Vita…

Ma il ricordare confonde le menti: risolute conquistano la vetta al motto d’una nuova antica dottrina…   

Difendere i confini.

Gente che fugge.

Trincee scavate lungo il monte, ululati di Lupi, lingue taciute nel silenzio rotto da un lampo neppure un fulmine solo acciaio brillare e tingere il giorno così come la notte.

La guerra ferisce ogni monte e collina ove un tempo si beveva buon vino ora sgorga un fiume di sangue…

Avanzare e ritritarsi….

…E il Tempo consuma ciò che rimane…  




All’epoca mi ero già così familiarizzato con i diari di Mazzini, che questa macchia di vino rosso mi catapultò su un lastrone di ghiaccio: Mazzini aveva descritto gli orsi polari cacciati dall’elicottero con fucili anestetizzati. È un movimento inimitabile, quasi aggraziato, quello con il quale questi animali si rizzano, allungano il muso verso l’alto fiutando qualcosa (poi... talvolta nonostante l'enorme ‘mole’ corrono a perdifiato sul ghiaccio...). L’elicottero si avvicina e allora accade ciò che nell’Artico non accade quasi mai: gli orsi si danno alla fuga, si allontanano trottando, sempre più veloci; infine non è più un trotto, ma una corsa elastica e possente.

Le bestie superano le ampie crepe che solcano le placche, attraversano i  canali a nuoto e mutano improvvisamente e inaspettatamente direzione.

Ma poi l’elicottero è sopra di loro, vengono colpiti dalle frecce e la corsa si trasforma in un malfermo barcollio. Infine giacciono sul ghiaccio; lontani tra loro. Sono tre. Viene loro strappato un dente dalla bocca. Una macchia di sangue stilla sul ghiaccio accanto al cranio. Con una pinza si applica loro un marchio metallico all’orecchio, un sottile rivolo rosso cola lungo la pelliccia sulla quale viene infine spruzzato anche un grande contrassegno colorato. Così si potranno seguire i percorsi degli orsi per centinaia di chilometri di ghiaccio. La macchia di sangue, sulla quale si formano rapidamente cristalli di ghiaccio, impallidisce.

(Anche a questa macchia si riallaccia un ricordo: nel corso della sua avventura, l’equipaggio della ‘Admiral Tegetthoff’ abbatté 67 orsi polari, con fucili Lefaucheaux e carabine Werndl. I cadaveri venivano smembrati con scuri e seghe da ghiaccio sempre secondo il medesimo schema: il cervello agli ufficiali, la lingua a Kepes, medico della spedizione, il cuore a Orasch, il cuoco, il sangue ai malati di scorbuto... l’arrosto di polmoni e le cosce alla mensa comune, il cranio, la spina dorsale e le costole ai cani da slitta, la pelliccia in un barile e il fegato... ai rifiuti...).

Nell’oscurità cominciò a nevicare...




Siamo peggio di ciò che cacciamo.

Siamo peggio di ciò che pensiamo nutrirci.

Siamo peggio del ghiaccio e della neve.

Siamo peggio della tormenta che gonfia il torrente.

Siamo peggio di questi ululati disperati: odono il domani affacciarsi all’oscuro presente.

Siamo peggio dei latrati rubati alle urla soffocate divenire tormento per ciò che nella piazza viene difeso come cani aggirarsi con musi segnati dall’odio…

Non sono ululati neppure latrati rette parole udite con orrore, abbiamo salutato ciò che rimane della loro ‘Compagnia’, ad ognuno abbiamo stretto le mani e neppure fatto il segnale convenuto digitato alla parabola di turno solo una parola per la trama della storia giacché ora sono il tirolese: saluto ognuno!

Addio amici futuri camerati e compagni, mi dissolvo nel vento evaporo lento fino ad una nuvola precipito da quella come un Dio cavalco il Fiume risalgo il Torrente rosso sangue l’Elemento si sposa e congiunge con il ghiaccio e la neve precipito a valle muovo una turbina la Terra mi ispira semino il fiore ne odo il profumo appassito la Stagione muta non recita Poesia ravviva il ricordo lento procedo lento non penso tornato dalla guerra diverrò più duro della pietra del ferro e non certo per forgiare la strana loro armatura la stretta feritoia ove un tempo prendevamo la mira rima nuovi ricordi il viso scuro come e più del carbone qualcuno mi addita come una bestia malata del proprio dolore di vita dura per questa nuova cima per questo Sentiero fin dentro l’antica grotta scavata nelle viscere della Memoria… Tre centesimi e una crosta di pane neppure il sale per la minestra ed il futuro che avanza e marcia a passo d’una nuova guerra…. Sì lascerò anche questa miniera dovrò fuggire disertare salutare ognuno lontano s’odono di nuovo i fucili come fuggire dal sentiero come fuggire questo passo come dar linfa ad una nuova primavera che non sia una Storia già vista e nata morta…?!

Addio amici compagni futuri camerati…


(C. Ransmayr, Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre; accompagnato dal coro di voci, Sinfonia 1/2) )