giuliano

martedì 28 febbraio 2023

THE HEART OF ANDES (Seconda parte) (17)

 
















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Macedonio (il giurista) 


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La cosa più geniale che esista consiste forse nel credere, con adozione, nella morte: prendere per sé, senza preferirla, la cessazione. Forse la morte uccide di malavoglia chi di buona voglia, ma senza preferirla, muore; chi dimostra di trovare lo stesso gusto nel morire che nel dormire, sgonfia la morte di tutta la sua eternità. La credenza nell’immortalità è molto poco geniale paragonata a questo.

 

Probabilmente la Vita non si propone nulla, né va a nulla; anche se lei stessa di per sé non vorrebbe proporsi alcun fine, seppure suo malgrado o con sua indifferenza sembra ottenere nulla. Come il volgere dei pianeti, la vita non si propone nulla: come quelli percorrono milioni di chilometri di orbita per continuare o non continuare senza fine, così la vita: non ci sarebbe legge longevista né legge che tentasse di monoindividuare la materia o cosmo.

 

La Vita fa quello che può; fa da cortigiana, da principe, da muratore, da guappo; fa tutto quello che le consente la meccanica del cosmo, lo stesso vivere che suicidarsi, moltiplicarsi che non moltiplicarsi.




 Tutti i fini che si sono creduti di discernere: la vita esiste per la specie, la vita cerca la crescita infinita o l’organismo immortale, la vita è longevista - alcuni dei quali anch’io mi proposi di analizzare - mi paiono ufficiosi. È meglio non inventare un altro mito dopo tanti: una “teleologia”. Meglio dire che la vita esiste come avrebbe potuto non esistere; che è sorta da un caso e che per un qualunque eventuale incidente - aumento di vari gradi della temperatura del mare, dell’aria, della terra, o diminuzione per raffreddamento del sole o qualunque altra causa - può sparire un giorno qualsiasi. I biologi hanno già pensato che come un’epoca euzoica è succeduta a una azoica, a questa potrà benissimo succedere una apozoica, e io credo che questa possibilità non sia così fantastica né così lontana, teoricamente, come loro avranno creduto. Ci saranno stati individui che hanno voluto la morte della loro specie, e saranno scomparsi e noi non ne sapremo nulla.

 

Mi era sempre capitato di pensare che la Vita poteva essere un sistema molto vistoso ma privo di alcun fine; poi provvisoriamente ho pensato che la sua aspirazione poteva essere un monoindividuo immortale, ma ogni supposizione sembra smentita da infinità di fatti.

 

Penso sempre e voglio pensare; voglio sapere una buona volta se la realtà che ci circonda ha una chiave di spiegazione o è completamente e definitivamente impenetrabile. Impresa in apparenza sterile, ma se di tanto in tanto non ci fosse qualcuno che strappa gli uomini dalla loro avida ricerca di denaro, non varrebbe la pena che l’umanità continuasse a riprodursi perché tutti operino come automi ripetendo lo stesso meccanismo del lucro.

 

(Macedonio Fernandez)

 

 


 


 Se la nostra sensibilità, che è tutta la Realtà e tutto ciò che siamo…..  

 

 

DI TUTTO E DI NULLA…          


  


              

 

Si tende a trascurare ed omettere, sicuramente in mala fede (Bonafede innominato!), tutta la nuova e più vasta archeologia di suoni in cui Nulla (ha) creato - e dicono ancora crea - talvolta a loro insaputa seppur il verbo della parabola vigila e mobilita, attenta scruta caccia e infiamma la folla, per poi imporre l’intrepida trappola mirando ed aspirando all’agnello di Pasqua, il capro occupato in alta quota dicono che sia digiuno d’acqua ma abbonda d’energia alternativa.

 

Suoni, accennavo, non appartenenti al vasto Regno degli altrettanti sincronizzati internati rumori simmetrici al presunto progresso dell’Essere ed Avere, ovvero ed ancor meglio, Essere tutto non avendo Nulla, compresa  la vera e più sana Sinfonia mai udita nonché percepita dicono solo degustata, abdicata e servita dai nuovi artificiosi-artifizi al fine di rifondare - per ogni caverna con vista - gusto appetito non meno del corretto orientamento dell’oracolare olfatto, ossia se nati dal ventre o dal buco d’un diverso dio, che l’uomo presiede se non ancor abortito. 

 

Quando dalla grotta ove entrato da semiumano precipitato dentro un cesso da sterco indesiderato!

 

Anche Plutarco ne avverte l’odore indesiderato!

 

Se fosse vero il contrario, e l’orango partecipe con consapevole certezza o inconsapevole colpa - quali facoltà equamente distribuite e riunite - al Cogito razionale (e istintivo) come irrazionale (innominabile Divino) di cui l’Anima e lo Spirito manifestano altrettanto Pensiero posto e/o ciarlato nelle pari condizioni di LIBERO ARBITRIO, d’ugual medesima funzione uditiva con maggior o minor vista distribuita da un diverso arbitro poco gradito alla medesima Storia; avremmo altrettanta maggior ‘consapevole consapevolezza’ della nuova funzione in uso con vista uditiva verso il più nobile e fiero Nulla da cui nata (già morta) ogni deposta o soppressa facoltà più o meno istintiva.

 

La quale come tale (facoltà), articola e dirotta anch’Essa l’antica Dottrina verso le più intasate rotte del Vento ostacolate dal cancro del nuovo Essere & Divenire…   

 

Questa efficiente e più vasta inarticolata defecata rete artificiale, faro ad uso e disuso di ogni nuovo consumatore della mitologica e più nota ‘offerta speciale’ [prendi DUE E PAGHA UNO], conferendo allo speziale, o cuoco di turno, dal sapore orwelliano incaricato nella perenne riunione di Gabinetto, il merito assoluto & esclusivo aggiunto, di declassificare il principio stesso del gusto inerente non solo all’umano, ma alla Vita per come  nata concepita e udita, e non solo saltata in paideia!

 

La quale va apostrofata in degna o indegna risposta!

 

La Dottrina più o meno filosofica (e scientifica degna del proprio nome) come la Teologica poco gradite all’ombra della luce del nuovo sapere, quasi all’oscuro del Tutto; infatti il Nulla sapendo, predilige il fossile d’una diversa presa d’incoscienza con l’energia equamente distribuita al prezzo fisso & pattuito dalla nota Compagnia!

 

Tutti i prodigiosi frutti coltivati e raccolti nella divergenza, il più redditizio e fruttuoso terreno dell’insana materiale incoerente inconsistenza con cui seminare (e solo dopo la matura cottura misurarne…) il verbo del degrado ben lavorato nonché vigilato, per poi essere iniquamente distribuito da una diversa presa di meccanica fossile Coscienza con cui partecipare all’intero Mercato in offerta a dispetto dell’intera Natura precipitata nell’abisso del Nulla; compongono a nostro modesto giudizio, l’ammirato quadro d’una perenne Natura Morta in degrado fisico quanto metafisico.  

 

Dacché, ne deduciamo, con il permesso del cuoco di turno (anche se non vegetariano, solo astenuto ma non del più fiero e carnivoro pasto…), se tutto ciò appartenente al grado di giusta cottura affine al prelibato e più saporito grande merito dell’antico corso o numerato evento della Storia (sia essa surgelata o di miglior cultura), nella quale prendere atto e ancora degustare l’antica e aggiornata inquisizione in merito alla Coscienza (cotta e ragguagliata nel primato dello stracotto stufato, con cui affermata la propria ed altrui incestuosa presenza prossima al Nulla, circa il degrado assolutistico della scondita raffreddata deriva conferita dalla più nota e bollente crosta); oppure più affine alla tortura da mensa con cui lo Stato di cottura afferma mobilita - e di conseguenza sazia - l’invisibile fame del Sapere, con cui cuoce le più nobili e fiere prede, e come tali non disposte all’ignobile sacrificio cui destinare tal immondo Secolare appetito (equamente distribuito alle ore di punta).

 

Potremmo cambiar di cucina, ma essendo quest’ultimo animale approdato alla più nobile Fiera, l’intero Paese ne faccia tesoro e dispensa per come si nutre il proverbiale stivaletto d’ogni Impero cadetto…       

 

Non prendete sonno cari amici in ascolto, i quali ci vegliate e contate da interminabili ère pur avendone perso il conto…

 

(infatti alla cucina posto l’ingordo ed ogni peccato ben servito come cucinato, difettando per sua limitata natura - circa la sua ed altrui specie - senza cultura, abbondare nell’arte della gola e della lingua che al meglio si addice o disdice alla divorata verità sbranata circa la Fiera sacrificata, accompagnata dal divino novello perBacco, servito al giusto grado e palato del più prelibato aperitivo del Porco, il quale non essendo né dio né porchetta, ma da taluni solo nominato Porco…(e più non si dica), colmare e saziare la panza della più nobile e votata sostanza nell’eccellenza, divario e misura della distanza in cui allevato e rinato… il nobile e sopranominato Porco nonché sovrano; infatti, vigila la propria ed altrui cucina affinché ognun si sazi e rotoli nella patria fattoria nel grasso della sua natura per ogni duro inverno, in attesa della brace con una estate più condita in cui sepolta e cotta la più indomita Fiera fuggita alla dimora dell’antica Foresta…)

 

…ogni promessa dai tempi di Cecco Dante permettendo, a voi degna circa il peccato consumato, e a cui vi ripongo e destino dopo il degradato Girone, in quanto l’inquisitore ha ragguagliato il nuovo artifizio al servizio dello stato, infatti dicono e proclamano, ciò che è stato mai più sarà, a fine cottura quando il disgraziato eretico da Fiera bestemmia l’intera avventura della nobile cucina della Fattoria…  

 

Questa forchetta - maneggiando - si intromette e non più con il suono o rumore a cui il degrado ne ampliano e amplificano la materia della nota paideia, ed  a cui appartiene il linguaggio del Nulla, ovvero malaffamato che tenta di non più avvelenare, ma aggrapparsi alla gola dello speziato malcapitato, per succhiarne la linfa della vita.

 

Un licantropo? direte voi, poveri lupi navigati per questo infestato mare! No! Solo un sugo maneggiato!

 

Si innesta sull’onda, si aggrappa all’etichetto grado monte del dio frammentato e ad intervalli sorseggiato con altrettanta accompagnata frammentata visione circa il presente e futuro divinizzato e messo a pronta cottura; si incammina per tutta la sua ed altrui natura verso la scala a chiocciola della rifugiata mansardata al passo lento di mostarda: il generale ferito in ogni battaglia; poi ancor pensa e cogita, ora qual iniziato verso il grande mistero di presidiarne la cima del riparato ripiano ove il quadro compone il resto della ciurma; ogni pensiero che avanza il conflitto con l’onda della paideia si fa amletica, la bestia del nuovo progresso vorrebbe porre ed abdicare all’oblio dell’ansia la nemica fiera, la paura il solo destino per ogni lingua con in dotazione un buon palato (fra lingua & palato si narra un antico conflitto di stato), con il quale ha fondato e ancora maneggia la parabola della nuova dottrina del più vasto e coscienzioso Impero della cucina, maneggiato con cura!  

 

Ne ha perfezionato l’Arte che da un Martello deriva dimenticando l’antica ciotola a forma di scodella, per una più fiera paideia, e l’ha convogliata verso una nuova frullata turbina, la medesima ove i fiumi delle rinascite compiono il loro destino in funzione della più nobile fuga, detta da taluni spaghetto allo scoglio; ed in attesa non più del Karma della morte in vita, bensì del nulla in cui s’ode e viene intonata la litania - o peggio - opera e spiedo rogo dell’intera opera sinfonica da cucina!   

 

Il male se un Tempo veniva definito banale quanto un panino, hora in questo più difficile Secolo, ove impera e dimora l’artificiosa macchina del progresso, divenuto diabolico  invisibile e ancor più malefico al pari dell’antica cucina del boia; e in quanto tale può apportare l’oblio assoluto seppur maneggiato e condito con cura in quanto invisibile e non odorato da Nessuno, nell’incapacità dell’uomo, ma non certo degli antichi dèmoni della Terra, di percepirne l’infernale maleficio che dal fornetto ogni tanto s’oda qualche imprecazione; per ogni condominio ove ubicato, infatti, si dispone di disperderne l’odore rimasto come disposto dalla Legge  ecologica vigente nella nova transizione di inizio e fine cottura (si controlli i minuti dati dalla differenza fra forno a micro-onde o con più presa di coscienza alternativa posti sul retro della stiva), affinché sia rispettata con cura, come consigliato sulla confezione ad ognun distribuita e successivamente si provveda alla più degna differenziata sepoltura con spirito in raccolta (non disperdere i vuoti nel Nulla, grazie!)…     

 

O ancor meglio di distinguerne il suono quando non ancor cotto, il rumore, il frammentato congiungersi con tutto ciò che conoscevamo come naturale di quella Armonia acerrima nemica della nuova paideia; solo i dèmoni di questa visibile e invisibile Universo ne percepiscono il pericolo, ne odono la diabolica musica la quale si insinua dal Fiume alla Roccia, ne avvertono il malefico odore, mentre punta scrutando l’aria sua nemica, ne vorrebbe mutare la rotta - l’antica rotta -, la silente profezia, con la quale la divinità nuota vola corre e cammina per compie l’antico ciclo della Vita.

 

Per compiere il miracolo della Natura.

 

Confonde e muta, si cela e nasconde, si mimetizza nel velo d’una spessa nebbia da cucina, d’oscura fitta ulcerosa coltre evaporata fino all’Olimpo del Dio, che annusandola non solo prova lo schifo assoluto, bensì nausea distanza e misura dall’uomo incompiuto che tenta il prometeico fine a beneficio del male assoluto.

 

Quanto piccolo meschino e diabolico.

 

Quanto indecifrata e corrotta la sua e altrui Natura.

 

Quanto misero - seppur ingordo - il pasto con cui sazia le viscere malate del molle flaccido intestino da cui evacua le degradate scorie di Pensieri mai pensati, di atti mai compiuti, di verità naufragate, di Coscienze divorate fino nel più profondo Essere che mai gli appartiene e mai appartenuto.

 

Quanto piccolo il suo stivale, quanto puzzo da quel piede non più nudo, l’uncino su cui aggrappata l’ancora del mare dal monte fino alla deriva…

 

Ogni tanto, seppur l’elevata frequenza o interferenza di cottura, decifrata nel limite della propria ed altrui esportata idiozia, la scorgiamo precipitare dall’ingorda cima qual eterna caccia alla bestia, per poi principiarne ogni frammentata calunnia con la quale afferma la corrotta deviata natura.  

 

Sarà privata dell’inspiegabile Mistero a cui l’uomo incapace di carpirne ogni segreto, baratta diavoli per santi e santi per diavoli, e crocifigge ancora ogni Profeta per la più proficua moneta del Tempio. Muta la Verità per abdicarla ad una calunnia affine alla sua vera natura, con la quale consolida la paura, la miglior e più proficua cultura con cui il Mercato nutre l’ingorda umana bestia divorare se stessa. 

(Giuliano)  







 


venerdì 24 febbraio 2023

LA MUSICA DEL SILENZIO e IL RUMORE DEL NULLA (15)











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circa gli Iceberg 


e non solo... (14)


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Misticismo o 


Realtà Universale 


& Nel cuore delle 


Ande (16)







Guarda direttamente negli occhi un animale e questi sono pieni di dolore e di bellezza perché contengono la verità della vita, dolore e piacere in ugual misura, la capacità di gioire e la capacità di soffrire.

 

Gli occhi degli uomini molto primitivi e inconsci hanno la stessa strana espressione di uno stato mentale precedente alla coscienza, che non è né di dolore né di piacere; non si sa esattamente che cosa sia. È piuttosto sconcertante, ma indubbiamente qui sta guardando nella vera anima dell’animale, e questa è esattamente l’esperienza che doveva avere.

 

In caso contrario sarebbe rimasta scollegata dalla natura.




È l’esperienza che ognuno di noi dovrebbe avere per ritrovare il legame con la natura interiore, con la propria natura e con il dio dei primitivi. Si potrebbe dire che questi sono gli occhi dell’inizio, del Creatore, il quale era inconscio perché all’inizio tutto era inconscio. Non si può sapere che cosa sia in se e perché, dal nostro punto di vista, un animale non ha coscienza corrisponde esattamente a ciò che noi chiamiamo inconsceità.

 

Non posso addentrarmi in una discussione filosofica su questo argomento, ma è davvero possibile che in ciò che noi chiamiamo inconscio - la somma dei contenuti autonomi - ognuno di quei contenuti abbia in sé una coscienza.

 

Perché no?




La nostra coscienza è un complesso autonomo, e ognuno degli altri complessi potrebbe avere una coscienza indipendente; non è dunque possibile che la somma totale di coscienza e inconsceità abbia un centro con cui i contenuti possano entrare in relazione?

 

Sarebbe quella allora la coscienza, perché l’unica definizione di coscienza che si possa produrre è un’associazione di cose con un Io al centro. Ovunque si trovi un tale centro è perciò davvero possibile che li si trovi la coscienza; pertanto ciò che chiamiamo l’inconscio sarebbe un’altra forma di coscienza di qualcos’altro in qualcun altro.

 

...Loro invece vissero sulle vette e compirono gli atti più riprovevoli.




Dimenticarono una cosa non vissero il proprio animale (o, come spesso ‘postulato’: ‘il proprio Primo stato naturale e Dio’…).

 

L’animale non si ribella contro la propria natura.

 

Osserva gli animali: come sono retti (e dirò ancor di più…: osserva la simmetria nascosta compiere parola per ogni loro gesto una simmetrica primordiale immagine della natura - o forse chissà - invisibile pittogramma del Primo Dio Straniero… Quante ne ho scorte nel momento dell’umana visione affollare la simmetria osservarmi e fuggire, oppure al contrario, ferme come per dire – ‘noi siamo la probabile visioni di ciò che non dichiarato umano ciò che è nominato privo di vita… ma sappi che per ogni umano gesto componiamo il bestiario dell’umana loro natura…

 

Osservaci siamo tranquilli nel nostro regno apostrofati bestie…




Osserva invece le bestie nell’innominato intento affollare ugual e medesimo luogo…quali catastrofi quali incompiute opere pur nella evoluta architettura dissimile dalla nostra Prima Natura…’) …e modesti, come obbediscono alle tradizioni, come sono fedeli alla Terra che li sostiene, come ritornano sui loro passi abituali, come curano i piccoli, come vanno a cibarsi insieme e si attirano l’un l’altro alla fronte.

 

Non ve n’è uno che nasconda la preda che sopravanza, lasciando morire di fame i propri fratelli.

 

Non ve n’è uno che costringa al proprio volere la sua specie.

 

Non ve n’è uno che vaneggi di essere un elefante quando invece è una zanzara.

 

L’animale vive con modestia e fedeltà la vita della propria specie, nulla di più e nulla di meno*. 

 (C. G. Jung; da Giuliano, l’Eretico Viaggio)




(*come sovente ci accade di assistere anche nel semplice frangente dell’Idea o dello Spirito riflesso e specchio dell’Anima e Dio, avvertiamo la ‘materia’, la nuova forma dell’involuta - o da taluni dichiarata - ‘evoluta materia’ - la quale inesorabile volgerà sino all’apocalittico Abisso nemico d’ogni Natura letta nella infinita numinosità del Sacro; dacché ne apprendiamo circa la duplice interpretazione evolutiva adottata nell’uomo da Lei nato; impropriamente intromettersi e, per effetto della ‘forza’ della dotta ignoranza - circa l’esclusiva pretesa della conoscenza delinearla, e quindi, assoggettarla e costringerla....



 

[così come ogni Forza della Natura da cui dedotta la simmetrica forza dell’uomo nell’assoggettarla e sottometterla, pur non comprendendone o solo avendone perso Memoria circa i gradi di partecipazione per singoli Elementi, pur cogliendoli ciascuno nessuno escluso, nel Ciclo da cui presuppone leggerne la Vita, ovvero dalla nascita alla morte, dall’Alba sino al Tramonto, dalla Primavera all’Inverno; ed in codesta sottile differenza constatiamo la Natura migliorare riproponendo in Universale Spirale sempre maggior grado di perfezione; così come avremmo dovuto leggerne ed intenderne circa l’uomo evoluto, anche se purtroppo l’interpretazione circa i vari gradi evolutivi posti, fra ciò cui la materia - intende ed enumera - superiore e inferiore -, difettare della necessaria comprensione; quanto tutti gli immateriali gradi di simmetrica connessione, ed ovvero come il Sacro esplicita ‘materia’] 




...rapportandola al vasto dominio in cui specificata - evoluta - e quindi dedotta, fors’anche tradotta; ovvero privata di tutte quelle necessarie argomentazioni sottratte della dovuta ‘dottrina’ rimossa nel beneficio o maleficio evolutivo della ‘materia’, dalla constata ‘materia’, modificare il superiore disegno della Natura e Dio, o meglio potremmo dire, l’intero Viaggio rappresentato e nel Sacro interpretato….)




Più a nord si fermarono nei loro viaggi con maggiore  forza.

 

Erano monolitici; le loro mura, torreggianti e scoscese, suggerivano il Palazzo Potala a Lhasa in Tibet, un’architettura montuosa di contemplazione ascetica.  Passavamo in mezzo a loro, separati da loro da non più  di mezzo miglio. Camminavo da un lato all’altro della nave, chiedendomi come qualcosa di così imponente nel suo suggerimento di  vita potesse essere avvicinato così  da vicino, eppure sembrare così remoto.

 

Era come  stare su un dirigibile al largo dell’Annapurna e dell’Everest nell’Himalaya. 

(B. Lopez)




Dopo colazione, mentre Samdadchiemba stava raccogliendo intorno alla tenda gli animali che si erano dispersi in cerca di pascolo, abbiamo recitato una parte del nostro breviario. Verso mezzogiorno ci concedemmo un breve riposo, qualche minuto di sonno dolce ma profondo, mai interrotto da incubo o sogni spiacevoli. Questo riposo era tanto più necessario che le serate si prolungavano fino a notte fonda. Fu sempre con difficoltà che ci astenemmo dalle nostre abituali passeggiate al chiaro di luna sulle rive del fiume.

 

Durante il giorno tutto era silenzioso e tranquillo intorno a noi, ma non appena le ombre della notte iniziarono a coprire il deserto, la scena divenne animata e rumorosa.




Gli uccelli acquatici, arrivando in immensi stormi, si diffusero sulle varie pozze e presto migliaia di grida acute riempirono l’aria di un’armonia selvaggia.

 

Grida di rabbia, il tartaro è popolato da uccelli migratori.

 

 Alza lo sguardo quando puoi e li vedrai fluttuare liberi in alto nell’aria, i vasti stormi formano, nel loro volo sistematicamente capriccioso, mille fantastici contorni, dissipandosi non appena si formano, formandosi di nuovo non appena dissipati, come le creazioni di un caleidoscopio.




Oh! cosa sono esattamente questi uccelli migratori nella loro Natura posta in maniera transitoria nel deserto tartaro, dove l’uomo stesso come loro non è mai fisso in un sol luogo, ma costantemente in movimento.

 

È stato molto piacevole ascoltare il ronzio distante di questi stormi, vagano come noi. Riflettemmo sulle loro lunghe peregrinazioni e volgemmo il pensiero ai paesi che il loro rapido volo doveva aver sorvolato, il ricordo della nostra terra natia ci venne incontro.

 

‘Chissà’, ci diciamo l’un l’altro, ‘chissà, se tra queste Anime ci sono alcuni che hanno attraversato e transitato e addirittura sostato per un po’ nella nostra cara Francia; che hanno cercato il riposo transitorio e il ristoro nelle pianure della Linguadoca o sulle alture del Giura.




 …Dopo aver visitato il nostro paese hanno senza dubbio proseguito il loro percorso verso il nord Europa e sono arrivati qua e là attraverso le nevi della Siberia e dell’Alta Tartaria.

 

Oh! se questi uccelli potessero capire le nostre parole o se potessimo parlare la loro lingua, quante domande non dovremmo porre loro!’.

 

Ahimè! non sapevamo quindi che per altri due anni dovremmo essere privati di ogni comunicazione con la nostra terra natia. Gli uccelli migratori che visitano la Tartaria sono per la maggior parte conosciuti in Europa come oche selvatiche, anatre selvatiche, alzavola, cicogne, otardi e così via. C’è un uccello che può meritare una menzione particolare: lo Youen-Yang, un uccello acquatico che frequenta stagni e paludi; ha le dimensioni e la forma dell’anatra selvatica, ma il suo becco, invece di essere piatto, è rotondo, la sua testa rossa è cosparsa di bianco, la sua coda è nera e il resto del suo piumaggio un bel viola; il suo grido è estremamente forte e triste, non il canto di un uccello, ma una specie di sospiro chiaro e prolungato, che ricorda i toni lamentosi di un uomo sofferente.




Questi uccelli vanno sempre in coppia; frequentano, in modo speciale, luoghi deserti e paludosi. Li vedi sfiorare incessantemente sulla superficie delle acque senza che la coppia si separi mai l’una dall’altra; se uno vola via, l’altro segue immediatamente; e ciò che muore per primo non lascia il compagno a lungo nella vedovanza, poiché presto viene consumato dal dolore e dalla solitudine. Youen è il nome del maschio, Yang quello della femmina: Youen-Yang la loro comune denominazione.

 

Abbiamo osservato un’altra specie di uccello migratore, che offre varie peculiarità singolari in se stesse e forse sconosciute ai naturalisti.

 

Ha le dimensioni di una quaglia; i suoi occhi, di un nero brillante, sono circondati da un magnifico anello di azzurro; il suo corpo è di colore cenere, maculato di nero; le sue zampe, anziché piume, sono coperte da una specie di pelo lungo e ruvido, come quello del cervo muschiato; i suoi piedi sono totalmente diversi da quelli di qualsiasi altro uccello; assomigliano esattamente alle zampe della lucertola verde e sono coperte da squame così dure da resistere al bordo del coltello più affilato.




 Questa singolare creatura, quindi, un anello evolutivo del mammifero quadrupede e del rettile… fino a noi. I cinesi lo chiamano Loung-Kio (Dragon’s Foot). Questi uccelli compaiono periodicamente in gran numero dal nord soprattutto dopo una grande nevicata. Volano con sorprendente rapidità e il movimento delle loro ali emette un suono forte e tintinnante, come quello della grandine.

 

Compiono il Pellegrinaggio e ciclo della Natura! 

(S. Hadin, da Giuliano, Un mondo perduto)




Di tutti i sensi, il suono è quello che viaggia più lontano negli oceani. Per questo motivo, i metodi acustici sono uno strumento importante che i ricercatori utilizzano per comprendere meglio i mari polari e la biodiversità che esiste in essi. Le osservazioni ottiche raggiungono i loro limiti semplicemente a causa della profondità degli oceani o della copertura di ghiaccio. Lì, i dati acustici possono fornire informazioni preziose sulle abitudini riproduttive, sui modelli di migrazione e sull'impatto negativo del rumore prodotto dall'uomo sull'ambiente marino. Lo studio del rumore di fondo dei mari rivela molto sullo stato degli oceani.

 

Ci siamo chiesti cosa possiamo fare con questi dati oltre a valutarli scientificamente. Come possiamo condividere questi suoni ultraterreni con il resto del mondo?




Queste domande ci hanno dato lo slancio per il progetto Polar Sounds, afferma il dott. Geraint Rhys Whittaker, ricercatore artistico presso HIFMB e coordinatore del progetto Polar Sounds.

 

Quasi 300 artisti provenienti da 45 paesi hanno chiesto di avere l’opportunità di reinterpretare questi suoni. Questo enorme numero di partecipanti ha spinto il team di Polar Sounds a selezionare 105 artisti, anche più di quanto inizialmente previsto. Era importante per la squadra avere un buon equilibrio per quanto riguarda, tra le altre cose, origine, background e genere. Ai partecipanti è stato permesso di comporre qualcosa da diversi clip audio.




Le Nazioni Unite hanno dichiarato che il 2021-2030 sarà il decennio degli oceanied è imperativo rendere ampiamente accessibili importanti ricerche sui nostri oceani’, ha affermato Geraint Rhys Whittaker.

 

‘Ciò che mi è particolarmente piaciuto mentre lavoravo a questo progetto è l’unicità di questi suoni e il modo in cui possono creare una connessione intuitiva tra noi umani e il mare. Il prossimo passo del progetto sarà presentare questi suoni in una mostra itinerante’.

 

È stato anche un progetto entusiasmante dal punto di vista scientifico, il Dott. Ilse van Opzeeland è uno dei principali scienziati dell’Ocean Acoustics Group dell’AWI, che ha compilato le registrazioni insieme al suo gruppo di lavoro.




Ci spiega: 

 

‘I paesaggi sonori che stiamo registrando nei mari polari sono mozzafiato in relazione alle nuove conoscenze scientifiche che stanno dando risultati da quando abbiamo iniziato il nostro monitoraggio acustico passivo. Una ‘traduzione’ attraverso l’arte infonde nuova vita ai nostri dati scientifici, andando oltre una pubblicazione tradizionale o un documento politico rendendoli accessibili ai non scienziati. Dobbiamo compiere il massimo sforzo per proteggere, conservare e ripristinare gli habitat vulnerabili del nostro pianeta. L’interazione tra arte e scienza può aiutare creando consapevolezza e attenzione’.

 

Ma un esame artistico di argomenti e oggetti scientifici può fare ancora di più?

 

Gli scienziati coinvolti, Geraint Rhys Whittaker, Prof. Kimberley Peters e Dr. Ilse van Opzeeland, conducono interviste qualitative con gli artisti partecipanti. Vogliono esplorare la misura in cui l’arte rivela prospettive innovative ed emarginate che altrimenti rimarrebbero inesplorate, e come gli artisti si avvicinano all'interpretazione creativa dei dati scientifici - al fine di aprire nuove vie di dialogo tra arte e scienza. 

(AWI)




Con il termine “scomparire”, gli scienziati intendono dire che la parte più consistente della copertura di ghiaccio si scioglierà e che l’Oceano Artico sarà aperto dall’America all’Eurasia. Ovviamente, rimarranno delle sacche di ghiaccio, soprattutto lungo le coste e in canali come il Passaggio a Nordovest, per un totale di un milione di chilometri quadrati o poco più. Ma la maggior parte del ghiaccio scomparirà. Come vedremo nel prossimo capitolo, ogni feedback artico che possiamo identificare è positivo e non esiste un processo da escogitare per rallentare o arrestare il regresso dei ghiacci marini estivi verso la loro completa scomparsa. L’evento più significativo sarà forse che il Polo Nord, e la rotta per raggiungerlo, saranno liberi dai ghiacci in settembre; questa possibilità è vista da molti come l’equivalente di un Artico libero dai ghiacci.




Torniamo a esaminare ciò che ha contribuito all’accelerazione recente di questo ritiro. Il ghiaccio pluriennale è quasi del tutto scomparso, e anche se la circolazione atmosferica artica cambiasse improvvisamente, non ci sarebbe abbastanza tempo per consentire al ghiaccio che rimarrebbe nell’Artico di raggiungere spessori sostanzialmente maggiori.

 

Il riscaldamento dell’oceano libero dai ghiacci in estate non accenna a diminuire, e continuerà a ritardare ulteriormente il congelamento autunnale, aumentando la percentuale di frammentazione del ghiaccio esistente dovuta alla presenza di pozze d’acqua sul ghiaccio e all’azione delle onde.




Negli ultimi anni il concetto di “punto di non ritorno” è divenuto popolare, anche in settori non collegati al clima, e ha assunto un significato molto generico. Intendo invece adottare qui una definizione rigorosa, e dire che un “punto di non ritorno” si verifica quando un sistema, che è stato sottoposto a uno stress al di là di un certo livello, non ritorna più al suo stato originale quando lo stress viene rimosso, ma assume piuttosto un nuovo stato.

 

Molti di noi hanno studiato a scuola la legge di Hooke, l’allungamento subito da un corpo elastico è direttamente proporzionale alla forza applicata; se appendiamo un peso a una molla, questa ritorna alla sua lunghezza originale quando il peso viene rimosso. Ma se il peso è troppo grande viene superato il cosiddetto limite elastico della molla, che continua a estendersi sempre più con lo stesso peso. Se il peso viene rimosso, la molla non ritorna alla sua lunghezza originale, e non potrà mai più farlo, perché la struttura cristallina del metallo è stata modificata.




Ha superato un punto di non ritorno.

 

Il ghiaccio marino artico ha raggiunto un punto di non ritorno?

 

Credo proprio di sì, per il seguente motivo.

 

Sappiamo che l’area di ghiaccio pluriennale presente nella regione artica durante l’inverno sta diminuendo di anno in anno. Ciò è in parte un effetto del campo di pressione atmosferica, che al momento porta il ghiaccio fuori dal Bacino Artico, dalle regioni in cui si è formato, seguendo percorsi diretti, invece di consentire al ghiaccio di compiere delle circolazioni di lungo periodo nell’ampio Beaufort Gyre.




Se questo forzante atmosferico continuerà a prevalere, un’area sempre maggiore di ghiaccio marino si scioglierà completamente anno dopo anno, anche in considerazione del fatto che il ghiaccio del primo anno cresce più lentamente rispetto al passato, si scioglie più rapidamente e permette ogni anno a una maggiore area di acqua in via di riscaldamento di essere libera dai ghiacci. Una volta che la copertura di ghiaccio si sarà completamente sciolta in una data estate, il ghiaccio dell’inverno seguente sarà tutto del primo anno, e quindi si scioglierà nuovamente del tutto durante l’estate successiva.

 

Dunque, non c’è alcuna possibilità che una copertura di ghiaccio pluriennale di una certa entità possa formarsi di nuovo.




Il “punto di non ritorno” per il ghiaccio marino si verifica, quindi, quando il tasso di scioglimento estivo è tale, rispetto al tasso di crescita invernale, che tutto il ghiaccio del primo anno si può sciogliere durante l’estate. Inoltre, nessun ghiaccio del primo anno sopravvive fino a diventare pluriennale nel mese di ottobre (quando inizia il congelamento), e la frazione pluriennale nella regione artica non può aumentare, ma dovrà continuare a diminuire fino a quando non rimarrà più alcun ghiaccio.

 

Allora l’Artico, per sempre (o almeno fino a quando il clima non diventerà di nuovo più freddo) avrà solo una copertura di ghiaccio stagionale. 

(P. Wadhams)