giuliano

martedì 15 maggio 2018

FORS'ANCHE (SOLO) TACIUTE (36)





















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Anime incompiute (35)

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In memoria di Don Marco Marioni ovvero i Geni della Foresta (37)














Il Profeta che ti appare ed il suo Universo, lo scruti nella giusta preghiera di un intero mondo taciuto, forse lo hai visto, e quando ti sei avvicinato ed hai contemplato l’Assoluto, ammiri la vita nel cosmo compiuto. Vi sono Spiriti dimorare e rinascere ad altre nature, risorgere così ai loro sentimenti opere ed errori, in questo nulla possono eccetto il Principio. Chi risentito e prigioniero, anche nella bellezza per sempre pregata o rifiutata, alla ricerca del comune principio Spirito desiderato, vuol tornare in verità e per il vero all’originale Natura…, per questo hai udito le tante voci di Eretici prigionieri della materia, ora godono il ‘consolamentum’ del sogno dell’eterna via destinata.
Poi risorgeranno con il loro ‘peccato’ a nuova vita!
Chi in verità attende resurrezione dei corpi divisa e pregata nei gironi di ugual vita, anche se con nomi diversi, Inferno Purgatorio o Paradiso, ha inventato una strana dottrina per svelare e narrare la Natura. Ha inventato un falso sentiero, cedere ad un Dio incompiuto il passo di un  parola assente al Suo giudizio per abdicarla alla verità taciuta dell’opera mia… Se fosse così meschina e misera la vita, o la Natura da me solo sognata e pensata, sarei incompiuto per ciò che appare Infinito. 
Sarei più piccolo del Creato, Frammento di quanto pensato.
L’Universo che scruti e vedi, viaggi ammiri e brami, dove formuli numeri e teorie, è uno specchio fra te e il Dio pregato e cercato.
Il Tempo?
Un inganno con cui abbandonano la Verità della dimensione cercata, se osservi attentamente la strana teoria, vedrai altri Universi prima del principio della… Vita… Così potrai comprenderne la verità muta ed invisibile alla dimensione della tua via… Nell’inganno del Tempo creato ove la materia stende lo spazio osservato… Compongo nei miliardi di anni luce non ancora giunti alla comprensione della tua vista, una diversa Rima… Quando l’immagine si ricompone fra secoli millenni milioni miliardi di spazi contati, scoprirai galassie dove se scruti vedrai la vita, e forse un pianeta ove appena eretta una strana ‘dottrina’ ciecamente pregata… ed osservata…
Ti guarderai come eri e diverrai, ma quando poggerai l’occhio smarrito all’Albero della Vita, Universo taciuto, sarai al capolinea della terrena venuta, avrai mutato il corso d’un pensiero sogno incompiuto, scorgerai l’errore della vita dominata, godrai dello scempio della Terra ora albero secco e muto morto all’opera (tua) compiuta. Una lacrima nel sotterraneo del rifugio bagnerà il viso, vedrai una terra piatta da un Oceano di continenti unita, e nei secoli rinascerai al piccolo tuo sogno di gloria incarnato in un Dio di potenza giudice del peccato mai consumato. Pensa governare la Terra, quando in verità tutto in lei più morto di prima.
Vedrai una terra, un pianeta, una foglia ed un Albero di vita…
Ma te che ti fai beffa dell’opera sei alla fine di ciò che pensi la cima, Sentiero cui hai dominato e confuso la vita…
Quel pazzo assiso senza parola privato del nesso della vita, che pensano aver smarrito la retta via… ha scritto e scoperto in silenzio il segreto dell’intera ed infinita segreta immateriale sua essenza… Mortificherai la verità, braccherai Dio, calunnierai il Suo mistero… ed ad un Teschio condannerai la retta Parola…  

Così in questo spazio tridimensionale mi accorgo che in realtà la nostra percezione tende a trascurare e condizionare, per nostro limite, altre dimensioni o visioni. Ciò che non vediamo composto nella materia della vista o percepito con l’udito, non esiste. Esiste solo ciò di cui si compone l’immagine ed il proprio elemento, ciechi e sordi di fronte al simmetrico suo specchio e riflessa nell’armonia dell’invisibile, né vista né udita, ma radice, dell’universale pianta che ammiriamo in silenziosa preghiera. L’essenza prima sulla quale poggia la teoria della ‘meccanica quantistica’ risiede in questa specifica intuizione nella definizione di moto dal micro al macrocosmo della materia visibile e quantificabile.
Quando immaginiamo una scala, in senso prettamente metafisico, tocchiamo per il vero le ragioni della fisica. Ma dobbiamo adoperare un’immagine surreale, che non si assommi nella Babele della propria altezza, bensì cerca di allontanarsi da quel giogo di gravità intesa in termine fisico e culturale a cui siamo assoggettati quale condizione della visione stessa, quando uno stesso mezzo, il più antico nella sua efficacia, relegato in una singola visione e non interagendo con le altre. Se pensiamo l’uomo, la storia da lui creata, lo spazio occupato ed i presunti risultati conseguiti da quando riscontriamo i segni della sua presenza su questo pianeta, ci accorgiamo che per rispondere ad alcune domande circa il dubbio (nonché ciclico così come poco fa espresso circa la ‘grammatica’ quale scrittura composta di  interrogativi in virgole e punti distribuiti) operato raggiunto nei secoli dobbiamo rivolgerci ad altre scienze e discipline. Ci sono insufficienti argomentazioni attendibili circa i temi trattati da alcune discipline sulla natura umana. Dobbiamo cercare, così come faremmo nel cosmo, altri elementi per spiegare la sua natura per poi prevederne e capire dinamiche passate e future distribuite entro la dimensione dello spazio e tempo, in una probabile freccia del tempo se l’Universo ne contenga una o molteplici.
Nell’evoluzione della materia conosciamo questa direzionalità irreversibile, ed attraverso questa scala così immaginata aspirare al concetto precedente l’Universo, cui proveniamo in assenza di tempo direzione e reversibilità. Per poi decifrare più che capire, visto la distanza della materia osservata, visto la profondità dell’abisso scavato, visto l’impossibilità della percezione ottenuta attraverso questa vista, questo sguardo, questa intuizione, questo sogno. Quindi l’uomo con i propri limiti i quali riconducibili ad uno specifico DNA acquisito nei milioni di anni connesso a fattori bio-chimici da cui la vita nella totalità estensiva della propria evoluzione, ed in cui per l’appunto, nessun ‘senso’ o elemento esulare dall’intero contesto interagendo con gli altri, l’ecosistema vita si rivela in base a questo principio . Ma anche cotal fisica via, mi sembra comprendere, contiene un aspetto riduttivo e fors’anche selettivo ridotta alla materia (precipitata composta e successivamente ‘corrotta’), se pur spiega molte più cose di quanto siamo abituati ad esaminare e studiare secondo le discipline attuali, le quali tendono evidenziarne il profilo psicologico nel contesto sociale in cui calato l’essere umano nel quotidiano vivere esulando in verità e per il vero da molti altri metafisici aspetti fondamentali per una più retta e saggia comprensione di una probabile ed invisibile dinamica.
Certo, leggere l’umano attraverso un ‘codice a barre’, è come leggere un libro chiuso cui è stato affidato il compito ad operatori incaricati del suo commercio nel magazzino e scaffale della storia. La storia in realtà comprende più aspetti, più letture e chiavi di interpretazione. Più fattori che uniti assieme  convergono o divergono, creando nel cosmo della vita molteplici interpretazioni ed evoluzioni. Psicologiche sociali antropologiche genetiche filosofiche scientifiche e via dicendo.
Così quando ci accingiamo alla nostra costruzione, alla nostra scala, in puro senso metafisico, siamo attenti ai ‘legni’ adoperati per erigerla aspirando innanzitutto alla somiglianza dell’essenza della radice, per la quale i motivi del frutto visibili opposti che convergono. Uno ben godibile dalla corteccia al ramo quale immagine di vita, l’altra invisibile ed essenza del principio cui la sostanza dipende. La funzione della radice indispensabile, metaforicamente parlando, nel  ciclo della vita, la quale ci riconsegna grazie alla fotosintesi a quel processo costante ed essenziale per l’esistenza nel nostro ed altrui benessere. Pensare di abbattere ciò che è imprescindibile ed indispensabile per la vita per diversa fonte di sussistenza e con questa guadagno e profitto per tutti gli interessati, significa non voler progredire ed evolversi nel senso scientifico della parola; bensì regredire con tutte le immediate conseguenze e successivi disagi che si palesano a breve e lunga scadenza. Migliorare la qualità della vita non significa solo guardare ai grandi traguardi conseguiti dalla scienza in questi ultimi anni, bensì vedere la ‘scala’ così come noi la intendiamo nella reale costruzione per la quale è stata pensata.

 Di solito però vivevamo giorno per giorno nella severa ritiratezza del nostro Eremo. Esso era edificato ai margini delle Scogliere di Marmo, nel mezzo di una delle isole pietrose che interrompono qui e la terra fertile dei vigneti.
...Dalla terrazza si passava ella biblioteca per una porta a vetri. Nelle serene ore mattutine questa  porta era interamente aperta, sicché fratello Ottone sedeva al suo ampio tavolo come se fosse in giardino. Entravo sempre volentieri in questa camera, alla cui parete le verdi ombre del fogliame pareva giocare, ed il silenzio era appena interrotto dal pigolio degli uccelli usciti da poco dal nido e dal vicino ronzio delle api.
Presso la finestra su di un cavalletto era disposta la grande tavola da disegno, e alle pareti si susseguivano file di libri sino al soffitto. La fila inferiore era disposta in un compartimento alto, opportuno per gli in-folio, per il grande Hortus Plantarum Mundi e per le opere con illuminatore a mano, quali ormai più non si stampano. Sopra quel compartimento sporgevano i ripostigli, che si potevano ancora ampliare mediante tavole, coperte di carte occasionali o dei fogli ingialliti degli erbari. Quei cassetti contenevano anche una raccolta di piante, che noi avevamo estratte da miniere di calce e di carbone, e fra di esse parecchi cristalli, che si usano esporre come soprammobili, e che a volte si soppesano in mano, per trastullo, nel meditato conversare.
Sopra le cassettiere si innalzavano le file di volumi di formato minore, una raccolta di opere botaniche non molto vasta ma completa di tutto quanto prima d’allora era apparso sulla coltivazione dei gigli. Questa parte della biblioteca si distingueva in tre diversi rami, formati cioè dalle opere circa la struttura, il colore e il profumo del giglio.
...Eravamo venuti all’Eremo con il piano di dedicarci a profondi studi circa le piante, e cominciammo,secondo l’ordine del respiro e dell’imporci un regime nella nutrizione. Come tutte le cose di questa terra, anche le piante ci vogliono parlare, una mente chiara è necessaria per comprenderne il linguaggio.
(E. Junger, Sulle scogliere di marmo) 

      (G. Lazzari, L'Eretico Viaggio) 













       

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