giuliano

giovedì 14 gennaio 2021

DIETRO LE SCENE (2)





















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A caccia di noi 'Lupi' (3)














... Pancia e un rimbocco in fondo al fil delle reni. Per tutta gente morta sulle forche dopo ventiquattr’ore di convulsioni spasmodiche!...
Accanto a que’pigmei, allineati penzoloni da un regolo di cavicchi e di chiodi, passeggiano curvi, silenziosi, guardinghi, sei o sette fantasmi enormi, colossali, barbuti, dall’occhio spento, dalla faccia pallida, dalla pelle rugosa; giganteschi e terribili a confronto di quelle figurine pusille. Vanno e vengono in fretta, evitando studiosamente ogni rumore, continuamente affaccendati ad impiccare i personaggi, le comparse, i draghi, le chimere, i serpenti che prendono parte alla rappresentazione serale. Costoro sono i burattinai.
Veduti così da vicino, in quell’ambiente ristretto e fumoso, a tu per tu cogli uomini veri, i burattini trasportati qua e là sembrano uno sciame di insetti mostruosi; e si direbbe che è impossibile ottenere da loro l’illusione perfetta e indispensabile all’ottica teatrale. Eppure dall’altra parte della ribalta, quando è alzato il sipario, l’effetto è sorprendente.






Il rapporto di proporzione fra le diverse figure, e fra le figure e le suppellettili del palcoscenico, e fra le suppellettili e gli scenari, è stabilito con tanta esattezza e serbato con tanto scrupolo secondo le leggi della prospettiva, che cinque minuti dopo il principio della commedia, l’occhio si avvezza all’armonia di quel rapporto, le marionette sembrano raggiungere la statura ordinaria dei personaggi viventi, lo spazio si allarga, il fondo si allontana, l’aria circola liberamente, e per poco le scene siano dipinte a garbo da un artista coscienzioso, ognuno può immaginarsi di passare un’ora in compagnia de’suoi colleghi del genere umano.
Lungo il telone di fondo, dalla parte opposta a quella che si presenta all’occhio degli spettatori, corre un panchetto di legno alto pochi centimetri, sul quale prendono posto gli operatori, che ai nostri giorni, a dispetto della massima della divisione del lavoro, recitano la parte e nel tempo stesso maneggiano i fantocci.






Per riuscire a cotesto doppio incarico, appoggiano il petto a una traversa di legno, solidamente assicurata alle due estremità laterali dell’edifizio, e protendono di lì sopra le braccia, facendo giocare quasi sempre due burattini alla volta, uno per mano… E intanto, sporgendo innanzi la testa, leggono la parte sopra un libro, o sopra un copione, posato sulla superficie inclinata d’un asse parallelo alla traversa d’appoggio. Una misera candela di sego, infilzata nella punta d’una bulletta, o mantenuta da una scolatura opportunatamente praticata sull’asse, rischiara il libretto d’ogni operatore. 
Ci sono dei burattini che muovono gli occhi, che aprono e chiudono la bocca, che agitano tutte le dita delle mani. Il Tartaglia torce le labbra a una smorfia ridicola; il Rugantino digrigna i denti; lo Stenterello fa gli sgambetti e porta il dito al naso per grattarselo in atto di meditazione. Il famoso Carciofo, ha il torso vuoto munito d’una cassetta metallica, e d’un meccanismo a rocchetti ed a ruote che gli rende possibile il bere, il mangiare un piatto di maccheroni, il fumare… ed ha le dita congegnate in guisa da imitare perfettamente il pasteggiare del violinista sul manico del suo strumento… e gli abiti infilati addosso e cuciti da potersi spogliare sulla scena e rimanere in maniche di camicia e mutande!...





Per una compagnia primaria di Marionette abbisognano almeno cento burattini, spesso due o tre figure di un medesimo personaggio principale, per bastare a fingere i rapidi travestimenti del protagonista in una stessa produzione.
Il burattinaio è un essere pacifico, queto, cittadino onesto, e padre di famiglia affettuoso. Non di rado è afflitto da qualche infermità negli arti proprii alla locomozione. Quasi sempre esercita anche un altro mestiere… non di rado è sceneggiatore della propria produzione. Ma è sempre entusiasta dell’arte drammatica, e parla del suo teatro, delle sue scene, de’ suoi attori, delle sue peregrinazioni per le diverse piazze d’Italia, de’ gusti e degli umori del pubblico, del valore comparativo delle commedie e de’commediografi, coll’enfasi d’un capocomico che racconti i suoi trionfi.
Interrogandone alcuni ho saputo che il gusto delle marionette dura sempre più vivo nelle città che nelle campagne; ho imparato che i contadini, gl’ignoranti e i ragazzi sono poco sensibili alla perfezione del meccanismo nelle figurine di legno, e che per apprezzare degnamente tutte le virtù fisiche e morali d’un Carciofo (anche di bianco vestito e con la corona secolare di papa…) ci vogliono pubblici scelti, spettatori molto istruiti, e persone squisitamente educate…..
















mercoledì 13 gennaio 2021

LA POLITICA DELLA RICCHEZZA (2)











































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La politica della ricchezza (7/1)














La democrazia parte dal presupposto che tutti gli uomini sono creati uguali; il capitalismo si fonda sulla premessa che la concorrenza produce inevitabilmente disuguaglianza, in funzione delle differenze di talento, spirito imprenditoriale e fortuna. I due sistemi di valori sono sati a lungo le filosofie dominanti in due diverse sfere della vita.
La ‘faglia’ che segna il confine tra capitalismo e democrazia provocò non pochi scossoni nei primi anni della repubblica americana. Sotto la superficie, in profondità, si andavano accumulando pressioni tettoniche dal potenziale dirompente. La schiavitù, il peccato originale dell’America, provocò una collisione tra i profili rocciosi di due idee che spingevano l’una contro l’altra con ugual densità: la ‘proprietà’ e la ‘libertà’. Ma negli ultimi decenni del Diciottesimo secolo queste due placche tettoniche si fusero in un unico sostrato roccioso e uniforme, sul quale la repubblica americana poté infine poggiarsi. 
A causare tensione, inizialmente, fu la menzione della proprietà terriera tra i requisiti per il diritto di voto. In una lettera del 1776 John Adams scrisse che ‘quella stessa linea di pensiero’ che spingeva per abrogare il requisito della proprietà avrebbe portato ad avanzare altre richieste: ‘Vi saranno nuove rivendicazioni; le donne chiederanno il diritto di voto; i giovani penseranno che i loro diritti non siano garantiti a sufficienza; e perfino i nullatenenti chiederanno di aver voce in capitolo, proprio come chiunque altro, in tutte le decisioni pubbliche. Tale linea di pensiero tende a confondere e ad annullare qualsiasi distinzione, appiattendo tutte le classi su un unico livello’. John Adams aveva ragione a credere che vi sarebbero state altre rivendicazioni; ma il suo tentativo di opporvisi in via preventiva era mal riposto. Inoltre, la logica secondo la quale Adams e altri volevano fare della proprietà terriera un requisito per il diritto di voto era a suo modo debole. Di conseguenza, il profondo desiderio di libertà rinvigorito dalla conquista dell’indipendenza portò inevitabilmente a una frattura tra questi due concetti.




All’inizio i padri fondatori apprezzarono ed evidenziarono il ruolo che la proprietà e la ricchezza avrebbero potuto svolgere nel promuovere la libertà e l’autogoverno, assicurando una base per l’indipendenza di giudizio da parte dei cittadini. La ricchezza di per se non era considerata un male. Anzi, l’opulenza fu ritenuta (ed ancor oggi in quanto viene pur celebrata nel regresso e cotal paradosso di cui si manifesta l’inaspettata celebrazione nonché oggettiva contraddizione se pur votata ed acclamata là ove tanta terra regna…), entro limiti ragionevoli, una forza positiva per la conquista della libertà politica (la quale nei lumi di codesta dialettica sembra non più albergare nella volontà dello schiavo elevato a ragion di stato…). Inoltre, secondo il filone della Riforma protestante particolarmente influente in America, la prosperità economica poteva essere interpretata come segno di legittimo proprietario tra i pochi fortunati destinati dal Signore alla salvezza eterna.
Quando i rivoluzionari americani si ribellarono (non meno di adesso….) contro la monarchia inglese, riconobbero nelle rispettive proprietà (minacciate da fattori esterni…) il segnale di una capacità autonoma di pensiero e un incentivo ad unire i propri sforzi contro un nemico comune (provate a leggere talune massime del nuovo ‘rivoluzionario’ in carica….). 




I rivoluzionari temevano, cioè, l’imposizione di tributi iniqui e la minaccia posta dalla Corona britannica alla loro proprietà quasi quanto il rischio di venire privati della libertà stessa. Quindi l’ ‘aristocrazia terriera’ delle colonie (donde la massima espressione del nuovo voto oggi celebrato…- mi dicano anche dal Klan o Klus acclamato - pur lo ‘schiavo’ non certo un feudatario… Comunque proseguiamo….) discendeva, dopotutto, dai nobili e dai mercanti che avevano stilato la Magna Charta cinquecento anni prima; anche allora l’indipendenza economica dal sovrano aveva suscitato il desiderio di una maggiore libertà politica. Il requisito della proprietà, quale condizione per il diritto di voto era, in un certo senso, un’ulteriore manifestazione della differenza che i padri fondatori nutrivano verso la concentrazione del potere. Un individuo nullatenente era quasi certamente dipendente da altri e dunque alla loro mercé; di conseguenza, non poteva esprimere il proprio voto sulla base di un ragionamento non inquinato dall’esercizio del potere economico sulla sua capacità di discernimento.
Tali considerazioni erano dettate dall’interpretazione che i padri fondatori davano del processo che aveva portato all’affermazione della libertà politica alla fine del Medioevo: gli individui che avevano accumulato sufficiente proprietà per sentirsi indipendenti dalla monarchia avevano acquisito tale chiarezza di vedute da lasciarsi guidare dalla luce della ragione. I padri fondatori ritenevano dunque che la proprietà terriera fosse un indicatore, per quanto imperfetto, di competenza nei fatti del mondo e di razionalità di pensiero; proprio le qualità che si vorrebbero presenti in una confederazione di pensatori indipendenti, il cui discernimento collettivo dovrebbe formare la base dell’autogoverno.




Tuttavia la logica (della ragione e non solo della democrazia almeno non si voglia velatamente istaurare un altro e diverso principio, giacché rimembro per i pochi approdati presso cotal disquisizione, che il soggetto da cui estrapolo cotal ‘verbo’ e da me scelto non solo per il coraggio ecologico, dovrebbe esser stato celebrato vincitore nonché voluto presidente se i principi da lui nominati e adottati, quindi ne deduciamo, in onor della verità, che è pur vero che la democrazia celebra fasti differenti alleati ad oscuri precedenti nel paradosso della propria stratigrafica memoria… e non solo circa la proprietà citata…) portò inevitabilmente ad abbandonare il requisito della proprietà quale elemento discriminate per il diritto di voto (ed azzardo un altro paragone di stato, giacché nell’annunciare ogni abbattimento di ‘riforme di assistenza’ nonché erigere mura a difesa della propria ed altrui terra significa voler sovvertire il principio di una corretta evoluzione, da cui ed in cui, il ‘progressivo’ annulla la ‘somma’ dando luogo e ragione di certa inconsistenza quanto fin qui edificato e poi rinnegato… La ‘ragione’ e con essa l’‘evoluzione’ nella quale e in motivo di questa si differenzia ponendola a riguardo [così come lo Spirito - in difetto o in ragione della materia - prigioniero di un alveare donde molto miele non crea la dovuta e necessaria dolcezza per l’amaro della vita], procede non solo nella selezione ma a miglioramento: ad un graduale e costante miglioramento per ogni specie detta. Ed ogni specie convenuta dacché in questa sede parliamo non certo di un solo impero donde deriva il futuro destino ‘privato del proprio fidato somaro’, ma due ove l’alveare nell’acclamata evoluzione annunciata risolve(va) l’enunciato meccanicistico donde la ragione privata e purgata di ogni qual si voglia decoro nell’evoluzione detta e non solo nella privacy violata della pazienta assistita e rinfrancata allo stimolo della propria ed altrui - futura - intelligenza…).


(Al Gore, L’assalto della ragione; con brevi ed indesiderati commenti…)















  

martedì 12 gennaio 2021

(a cosa assomiglia) QUESTA EPOCA PRESENTE (5)

 










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A cosa assomiglia... (4/1)


Prosegue con la visione...:


Dell'intero secondo editoriale per e con The Masses...


& Con i costruttori (6)








‘Non sono filosofi. Non sono psicologi. Vendono banner pubblicitari’. Non è inutile. Ma non è poesia. Tuttavia, deve essere così?

 

‘Fai ciò che ami e non lavorerai mai un giorno in vita tua’

 

è apparso ovunque come slogan sostenibile!

 

Negli anni diciotto-venti e trenta, dei primi del Secolo, il matematico francese Gaspard-Gustave de Coriolis, studiando l’effetto prodotto quando, ad esempio, una palla da biliardo colpisce un’altra, usò la parola “travail”. Gli sperimentatori iniziarono presto ad applicare l’equivalente inglese, di “work”, per descrivere, diciamo, cosa fa un motore a vapore quando converte la pressione del vapore nel movimento che fa funzionare una macchina.

 

Alla fine del diciannovesimo secolo in via di industrializzazione, il lavoro era generalmente diventato il significato del Tempo e degli sforzi che le persone dedicano al lavoro richiesto per soddisfare i loro bisogni. Significava sempre di più lo sforzo che gli uomini dedicano, lavorando in cambio di denaro, per provvedere ai bisogni delle loro famiglie.

 

Questa definizione emergente fa parte della Storia di come il lavoro non retribuito e spesso invisibile che le donne svolgono, a casa, è stato chiamato qualcosa di diverso dal lavoro. Anche un altro tipo di scissione analitica ha messo radici tra il lavoro e quello che è stato chiamato mestiere….

 

In “A Deep History, from the Stone Age to the Age of Robots” (Penguin Press), l’antropologo sudafricano James Suzman, uno specialista dei popoli Khoisan, contesta la definizione economica di lavoro. Il lavoro di una cultura è il tempo libero di un’altra; i bisogni di una persona sono, per un’altra gente, semplici desideri.




 Suzman propone, invece, di definire lavoro come un’energia o uno sforzo intenzionalmente spesi in un compito per raggiungere un obiettivo o un fine, una definizione così impegnata nella sua universalità da rischiare di perdere significato. Insiste che la parola chiave qui è propositivo: agire in modo mirato è capire causa ed effetto. Tra i tratti che contraddistinguono l’Homo sapiens da altri primati, sostiene Suzman, è questa capacità che, a causa del controllo del fuoco da parte degli esseri umani, per esempio, rende possibile una relazione diversa con l’approvvigionamento. Questo argomento è antico e di moda: i gorilla spesso trascorrono più di cinquanta ore alla settimana raccogliendo e mangiando cibo; i cacciatori-raccoglitori umani, agendo in modo mirato, di solito trascorrono solo tra le quindici e le diciassette ore a settimana per nutrirsi, lasciando loro molto tempo per ogni sorta di altre cose.

 

‘Gli uomini Hazda sembrano molto più interessati ai giochi d’azzardo che alle possibilità di gioco’,

 

…ha scherzato l’antropologo Marshall Sahlins sui cacciatori-raccoglitori africani, che ha chiamato ‘la ricca società originale’.

 

Se gli esseri umani sono in grado di passare meno tempo a lavorare rispetto ad altri primati, perché così tante persone ora lavorano sodo come i gorilla?

 

La risposta di Suzman è allo stesso tempo antropologica e storica, e ha a che fare con l’agricoltura.




‘Per il 95 per cento della storia della nostra specie’,

 

…scrive Suzman,

 

‘il lavoro non ha occupato nulla di simile al posto sacro nella vita delle persone che occupa ora’.

 

Secondo Suzman,

 

‘fino alla rivoluzione industriale, qualsiasi guadagno in termini di produttività che le popolazioni agricole generavano come risultato del lavoro più duro, dell’adozione di nuove tecnologie, tecniche o colture o dell’acquisizione di nuovi terreni erano sempre presto divorati da popolazioni che crebbero rapidamente in un elevato numero che non poteva essere sostenuto’.

 

Più gli agricoltori lavoravano, più duramente dovevano lavorare.

 

L’idea che sia virtuoso trascorrere più tempo lavorando è stata incarnata dalla figura del contadino yeoman, un piccolo contadino che possedeva la propria terra e comprendeva il duro lavoro, nella formulazione di Benjamin Franklin, come "la via per la ricchezza".

 

Poi è arrivata l’ascesa della fabbrica.


 La rivoluzione industriale ha alienato le persone dai prodotti del loro lavoro…

 

(The New Yorker)




Forse la Verità non dedotta neppure ben interpretata e applicata circa l’uomo e la propria Natura; fors’anche volutamente ignorata, emarginata, visto che una determinata ciclicità o costante periodicità ripercorre le soglie del disquisito ed oltre modo non del tutto ben compreso, giacché se così non fosse avremo una determinata e più costante certezza evolutiva e non più frattura. Così come il suo compimento nella sociale ciclicità rilevata e argomentata come valore non raggiunto ed altresì osservato nei propri ed altrui contesti storici presumibilmente risolti nell’atto formale, appunto, della scrittura entro i termini della presunta Conoscenza (come un matematico il quale deduce ed inoltra la propria formula… circa il Tempo detto)…

 

Innanzitutto mi sia concessa una importante e non certo eretica, bensì ortodossa affermazione nell’ambito in cui ciò, tutto ciò disquisito compreso il Lavoro. E con questo il prodotto, la quantità e la qualità della vita, circa il contesto della propria indiscutibile progressione in cui come abbiamo letto, e non a caso, epoche apparentemente distanti fra loro, in realtà tendono a sovrapporsi, e l’occhio distingue percepisce differenzia e scompone, con notevole confusione, le vere frazioni e termini, sia inerenti al Tempo e la matematica che sovrintende, o vorrebbe circa lo stesso.




 …Tutto ciò detto per al meglio intendere (e da intendere ancora) i valori disquisiti sia in merito al Lavoro Denaro & Tempo, rivolti all’atto e conseguimento della Conoscenza, lo sveliamo con un esempio…

 

Abbiamo avuto spesso occasione di far osservare che la maggior parte delle scienze profane, le sole che i moderni conoscano o che anzi ritengano possibili, non rappresentano in realtà che semplici residui snaturati delle antiche scienze tradizionali (compresa ed ovviamente la scrittura…), nel senso che la parte infima di queste, non più messa in relazione con i suoi princìpi, e perduto quindi il suo vero significato originario, ha finito per avere uno sviluppo indipendente ed essere considerata una conoscenza bastante a se stessa.

 

Sotto questo aspetto la moderna matematica non fa eccezione, se la si paragona a quel che erano per gli antichi la scienza dei numeri e la geometria; e quando parliamo degli antichi, bisogna comprendervi anche l’antichità ‘classica’, come qualsiasi studio delle teorie pitagoriche e neoplatoniche (da cui determinati principi dottrinali detti e ancora da definire… per chi digiuno di principi formali circa ugual Storia…), è sufficiente a dimostrare, o almeno dovrebbe esserlo, se non si dovesse fare i conti con la straordinaria incomprensione di coloro che oggi stesso pretendono di intrepretarle e con ugual algoritmo controllare un più alto contesto spirituale, per codificarne il Tempo detto… 




 Se tale incomprensione non fosse così completa, come si potrebbe sostenere, per esempio, l’opinione di un’origine ‘empirica’ delle scienze in questione, mentre in realtà esse appaiono tanto più lontane da ogni ‘empirismo’ quanto più si risale nel Tempo, così come d’altronde avviene per qualsiasi altro ramo del sapere?

 

I matematici (così come taluni scrittori…) nell’epoca moderna, sembrano essere giunti ad ignorare che cosa sia veramente il ‘numero’, perché riducono tutta la loro scienza al ‘calcolo’ (come un buon vestito in seno ad un corpo nudo alla conoscenza dei nuovi fatti argomentati circa lo spirito), che per loro è un semplice insieme di procedimenti più o meno artificiali, il che in definitiva equivale a dire, che sostituiscono il numero con la cifra; del resto, questa confusione del numero con la cifra è oggigiorno talmente diffusa che la si potrebbe ritrovare a ogni momento fin nelle espressioni del linguaggio corrente.

 

Ora, la cifra (con cui tra l’altro ognuno misura il proprio compenso fra lo zero posto e l’elevato dell’altrui crescendo e sottratto alla natura…) non è in realtà niente di più che il vestito del numero.

 

Non diciamo nemmeno il corpo, poiché è semmai la forma geometrica che, sotto certi aspetti, può essere legittimamente considerata il vero corpo del numero, come dimostrano le teorie degli antichi sui poligoni messi in rapporto con il simbolismo dei numeri. Non vogliamo qui affermare, tuttavia, che le cifre siano dei ‘segni’ completamente arbitrari, la cui forma sarebbe stata determinata soltanto dalla fantasia di uno o più individui; quel che vale per i caratteri alfabetici deve valere anche per i caratteri numerici, che in certe lingue non sono distinti dai primi, e agli uni come agli altri si può applicare la nozione di un’origine geroglifica, ossia ideografica o simbolica, che vale per tutte le scritture senza eccezione.




Certo è che i matematici ed ogni soggetto che fa odiernamente uso di un certo tipo di matematica applicata alla apparente realtà di ogni giorno, di questo o precedente secolo, nella loro notazione usano alcuni simboli di cui non conoscono più il significato, e che sono come vestigia di tradizioni (inerenti diritto dottrina morale e legge, non meno dell’ideale perseguito…) dimenticate; e ciò che è ancora più grave è che non solo essi non si chiedono quale possa essere questo significato, ma sembrano persino non volere che ve ne sia uno.

 

Infatti essi inclinano sempre più a considerare ogni notazione come una semplice ‘convenzione’, intendendo con ciò una cosa stabilita in maniera del tutto arbitraria, il che in fondo per quanto si sforzino una vera impossibilità, poiché non si istituisce mai una convenzione senza una ragione per farla e per scegliere precisamente quella piuttosto che qualunque altra; solo a coloro che ignorano quella ragione la convenzione può sembrare arbitraria, ed è appunto ciò che accade qui.

 

In un caso del genere è fin troppo facile del resto passare dall’uso legittimo e valido di una notazione ad un uso illegittimo, che non corrisponde più a niente di reale e che a volte può persino essere, oltre che paradossale anche illogico, giacché in paradosso con gli stessi termini adottati al fine di un duplice conseguimento inerenti ad un Tempo frazionato, ma non scisso nella sua presa di coscienza, e quindi posto in una falsa presa di ‘virtuale coscienza’, così come talvolta la matematica adottata vorrebbe esplicitare, o peggio svelare, nello svilimento dello Spirito taluni principi (dedotti nell’ambito della materia)…




Ora volgiamo lo sguardo al mestiere al lavoro motivo di questo breve antico scritto così come disquisito e prendiamo coscienza del suo più certo significato, scisso dai termini, ovviamente, come postulato qual frazionato Tempo…

 

Ho appena solo accennato circa la concezione ‘profana’ delle scienze e delle arti, quale è oggi invalsa in Occidente, è un fenomeno molto moderno e implica una degenerazione rispetto ad uno stato anteriore in cui sia le une che le altre avevano un carattere del tutto diverso.

 

La stessa cosa si può dire dei mestieri; e del resto la distinzione fra arti e mestieri, o tra ‘artista’ e ‘artigiano’, è anch’essa specificatamente moderna, come se fosse nata da quella deviazione profana e avesse senso soltanto a causa di questa. L’artifex, per gli antichi, è indifferentemente l’uomo che esercita un’arte o un mestiere; ma non si tratta, a dire il vero, dell’artista o dell’artigiano nel senso che hanno oggi queste parole; è qualcosa di più dell’uno e dell’altro, perché, almeno in origine, la sua attività è legata a principi di un ordine molto più profondo.

 

In qualsiasi civiltà tradizionale, infatti, ogni attività dell’uomo, di qualunque genere, è sempre considerata come derivante essenzialmente dai principi; in tal modo essa è come ‘trasformata’, si potrebbe dire, e, invece di essere ridotta ad una semplice manifestazione esteriore (che è in definitiva il punto di vista profano che prevale oggigiorno…), è integrata alla tradizione e costituisce, per colui che la esercita, un mezzo per partecipare effettivamente a questa.




Così anche da un semplice (o complesso) punto di vista più antico, è molto facile rendersi conto del carattere ‘religioso’ (e/o spirituale) che questa assume negli atti più ordinari dell’esistenza. Il fatto è che qui la religione non occupa un posto a se stante, senza alcun rapporto con tutto il resto, come lo è per gli occidentali moderni, al contrario essa pervade tutta l’esistenza spirituale dell’essere umano, o meglio, tutto ciò che costituisce quell’esistenza, e in particolare la vita sociale, si trova come inglobato all’interno della sua sfera, al punto che, in tali condizioni non può esservi in realtà alcunché di profano, salvo per coloro che, per una ragione o per l’altra, sono fuori dalla tradizione, e il caso rappresenta una semplice anomalia.

 

Altrove, dove non c’è niente al quale si possa propriamente applicare il nome di ‘religione’, esiste nondimeno, o dovrebbe, una legislazione tradizionale e ‘sacra’ che, pur avendo caratteristiche diverse ‘assolve’ esattamente la stessa funzione; queste considerazioni si possono dunque applicare a qualsiasi civiltà tradizionale senza eccezioni.

 

Ma c’è di più…

 

I mestieri (e con loro il lavoro in generale), osservati con l’occhio di una antica motivazione spirituale quale certo principio, possono  adempiere ad un superiore significato, assolvere possiamo dire, come all’inizio l’esempio offerto da The Masses, con l’io scrivente non certo proteso in delirante pretesa, ma al contrario adempiere spiritualmente - come la sua antica scrittura -, di cui abbiamo colto notevoli Frammenti, impone e non certo da sciamano, ma da ottimo religioso nella sacralità dell’espletamento del proprio ed altrui ruolo, in funzione del lavoro.  

 

Il soggetto scrivente assolve e non più formalmente all’adempimento senza compenso alcuno nell’attività conforme alla propria natura, simmetrica ai principi professati, e disgiunta da diversi ed alieni motivi quali false dottrine regolatrici in nome di una altrettanto falsa religione divenuta mito da cui si oppone!

 

Nella differenza in cui si pone congiuntamente il Guenon circa la propria epoca in fase di progressiva democratizzazione entro i termini della civiltà occidentale che impone il suo dispiegamento e l’altrettanta interpretazione che ne farà un certo tipo di dittatura (o democratica pretesa che  la consolida ed assolve)  interpretandolo, ed in cui il fenomeno viene evidenziato e posto in difetto oltremodo interpretativo circa l’uguaglianza, mi permetto di giustificare una mistificazione in proposito al suo pensiero, in quanto ingiustamente interpretato e dedotto da una illogica occidentale genesi, anche questa ciclica, non affine ad un più elevato pensiero completamente travisato, frainteso e posto nei canoni dottrinali impropri di un sistema incapace di coglierne nessi e sfumature.

 

Giacché l’uguaglianza nella differenza in cui posta dal Guenon da cui il Tempo meccanico di cui si nutre una società di ‘ugual’ schiavi, consolida e non certo paradossalmente la propria certificata finalità scritta nella genesi dell’opposta ‘libertà liberata’ dal vincolo della meccanizzazione della nascente massa di uomini liberi ed uguali posti a scala industrializzata (come i meccanismi precisi di un orologio) e costretta ai suoi canoni dottrinali…   

 

(Guenon & Giuliano)







domenica 10 gennaio 2021

agire subito (CONTRO OGNI RAGGIRO ED OVUNQUE) (2)

 










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Dell'agire subito!  (& l'intero capitolo...)


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Il secondo contestato editoriale di The Masses (4/5) 








Margaret Everson, vice direttrice principale del Servizio Fish and Wildlife degli Stati Uniti, ha dichiarato in una dichiarazione che il piano ‘proteggerà gli habitat della fauna selvatica di alto valore e gli usi importanti in quest’area, mentre paradossalmente promuove l’agenda del presidente sull’indipendenza energetica’.

 

I gruppi ambientalisti hanno deplorato la mossa dell’amministrazione.

 

Defenders of Wildlife ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il ‘piano distruttivo e illegale del BLM svenderà una delle ultime grandi terre selvagge d'America al miglior offerente’.

 

Jamie Rappaport Clark, presidente e amministratore delegato dell'organizzazione senza scopo di lucro, ha definito le azioni dell'amministrazione ‘categoricamente illegale’ e ‘rappresenta una minaccia esistenziale per gli orsi polari minacciati e si oppone al 70% degli americani’.

 

‘Aprendo l’intera pianura costiera alla trivellazione petrolifera, l’amministrazione Trump ha ignorato i dati che mostrano i probabili impatti sulla fauna selvatica, tra cui il Porcupine Caribou Herd e gli orsi polari’, ha detto Lois Epstein, direttore del programma artico della Wilderness Society. ‘L’espansione incontrollata delle attività petrolifere nella pianura costiera consentita dalla legge fiscale devasterebbe questo paesaggio ecologicamente sensibile’.

 

Tutti e tre i membri della delegazione del Congresso dell’Alaska, così come il governatore Mike Dunleavy e l’American Petroleum Institute, hanno salutato positivamente il piano dell’amministrazione Trump.




Juliet Eilperin su Post Reports: ‘A un livello, sentono di dover riconoscere che le loro operazioni stanno contribuendo ad alimentare il cambiamento climatico, in parte perché non vogliono politiche che siano così fuori sincronia con la scienza che stanno andando essere respinto dai tribunali’.

 

‘La pianura costiera è una piccola porzione di ANWR che è stata identificata per l’esplorazione di petrolio e gas naturale e il potenziale per uno sviluppo energetico sicuro e responsabile dal punto di vista ambientale in quest’area è incredibilmente ampio e una parte fondamentale di una visione a lungo termine per la sicurezza energetica degli Stati Uniti’, ha detto in una e-mail il vicepresidente API Erik Milito. ‘L’accesso responsabile alla regione artica è nel nostro interesse per la sicurezza nazionale, con altre nazioni come Russia, Canada e Norvegia che stanno già esplorando attivamente l’area’.

 

La senatrice Lisa Murkowski (R-Alaska), che ha scritto la disposizione che istruisce il Dipartimento degli interni a tenere vendite di leasing, ha dichiarato in una dichiarazione: ‘Spero che ora possiamo passare a una vendita di leasing in un futuro molto prossimo, proprio come Il Congresso intendeva, in modo che possiamo continuare a rafforzare la nostra economia, la nostra sicurezza energetica e la nostra prosperità a lungo termine’.

 

Dunleavy ha osservato che ogni governatore dell’Alaska dal 1980 ha sostenuto l’apertura della pianura costiera ‘allo sviluppo responsabile delle risorse’.




Ironia della sorte, alcune grandi compagnie petrolifere che per anni hanno cercato di accedere all’ANWR hanno fatto i bagagli e hanno lasciato l’Alaska, lasciando una manciata di piccole imprese indipendenti che stanno espandendo le loro attività di perforazione. La Royal Dutch Shell ha subito un duro colpo quando un pozzo da 7 miliardi di dollari nel Mare di Chukchi si è esaurito. E il mese scorso, la BP ha venduto i suoi beni in Alaska a Prudhoe Bay a Hilcorp.

 

ConocoPhillips, che ha dichiarato di non essere contraria alla perforazione nel rifugio, ha affermato di non aver ancora deciso se fare offerte per contratti di locazione. L’azienda, che ha fatto nuove scoperte nella vicina National Petroleum Reserve - Alaska a ovest, ha affermato di essere ‘concentrata sui nostri progetti’ là ‘dove vediamo un enorme potenziale’.

 

‘Questo documento manca di rispetto alla nazione Gwich’in come indigeno e a tutte le persone nell’Artico e nel mondo che subiscono gli impatti dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento continuo, mentre graffiano formalmente le spalle di coloro che cercano di profanare la terra e disonorano i diritti umani per riempirsi le tasche’, ha detto Bernadette Demientieff, direttore esecutivo del comitato direttivo di Gwich’in.

 

Il BLM deve tenere 30 giorni di ‘commento pubblico’ prima di rilasciare un verbale finale della decisione, a quel punto l’agenzia potrebbe tenere una vendita di locazione.




La stessa analisi ufficiale dell’agenzia ha indicato che la perforazione avrebbe interessato i villaggi nativi, compresi i residenti di Kaktovik, perché sono gli ‘utenti principali’ del rifugio. Il villaggio di 450 persone di Nuiqsut, ha scritto l’agenzia, ‘potrebbe subire impatti su caribù, uccelli acquatici e raccolti di pesce dallo sviluppo’.

 

Molti residenti a Kaktovik hanno appoggiato l’idea di perforare il rifugio, sulla base del fatto che avrebbero ricevuto una quota dei diritti di possesso di qualsiasi scoperta. In un’intervista a giugno, Joe Balash, che ha contribuito a sovrintendere alla dichiarazione sull’impatto ambientale in qualità di assistente segretario del Dipartimento degli interni per la gestione della terra e dei minerali, ha affermato di essere impegnato ad aprire l’area all’esplorazione energetica in parte perché  fornirebbe a questi nativi dell’Alaska una fonte di guadagno.

 

Balash è entrato di recente nell’azienda Oil Search meno di una settimana dopo aver lasciato Interior. Non è chiaro se Oil Search, che sta espandendo le sue operazioni nel North Slope, farà offerte per i contratti di locazione ANWR. Sta sviluppando un’area più vicina alla vicina National Petroleum Reserve in Alaska.

 

In una dimostrazione di opposizione alla vendita dell’affitto, i Democratici hanno votato per invertire la disposizione del disegno di legge fiscale repubblicano del 2017 che ha aperto la porta alla trivellazione nel rifugio.

 

Il rappresentante Jared Huffman (D-Calif.), Sponsor principale della misura, ha affermato che il rifugio artico è ‘sacro’. L’unico rappresentante dell’Alaska al Congresso, Don Young (R), l’ha definito un ‘disegno di legge fittizio’ che la gente del suo stato non vuole.




Il disegno di legge è stato approvato con 225 voti contro 193 per lo più seguendo le linee del partito, ma non ha praticamente alcuna possibilità di essere ripreso al Senato.

 

L’amministrazione Trump ha dichiarato che aprirà l’Arctic National Wildlife Refuge alla perforazione, una mossa che consentirà di mettere all’asta i diritti di petrolio e gas nel cuore di uno dei luoghi selvaggi più iconici della nazione. Raggiungendo un obiettivo che i repubblicani perseguono da 40 anni, l’azione segna una pietra miliare per un’amministrazione che ha ignorato le richieste di ridurre il consumo di combustibili fossili di fronte al cambiamento climatico.

 

La mossa consentirà l’affitto sulla pianura costiera di 1,6 milioni di acri, parte di una natura selvaggia quasi incontaminata che ospita la migrazione di caribù e uccelli acquatici, nonché orsi polari e volpi che vivono lì tutto l’anno. Segna un passo importante verso il rilancio dello sviluppo dei combustibili fossili in un’area che è rimasta intatta per tre decenni.

 

In una teleconferenza con i giornalisti lunedì, il segretario degli interni David Bernhardt ha affermato che il suo dipartimento stava seguendo il disegno di legge sul bilancio 2017 che ordinava al governo federale di condurre la locazione di petrolio e gas nel rifugio.

 

‘La leadership del presidente Trump ha posto fine a più di tre decenni di inattività’, ha detto, aggiungendo che il piano è stato ‘accuratamente adattato’ per ridurre al minimo il suo impatto sull’ambiente circostante. ‘Questo non è un normale programma per petrolio e gas su terreni pubblici’.




 L’amministrazione Trump il 17 agosto ha rilasciato l’approvazione finale e definitiva per consentire la perforazione di petrolio e gas nell’Arctic National Wildlife Refuge dell'Alaska.

 

La spinta a concedere i diritti per perforare il rifugio rappresenta una delle decisioni di politica energetica più significative che il presidente Trump prenderà prima della fine del suo primo mandato a gennaio. Ha lavorato ostinatamente per espandere la produzione di combustibili fossili negli Stati Uniti, anche se gli impatti climatici della combustione di quei combustibili - temperature torride, inondazioni aumentate e tempeste più intense - hanno colpito il paese. Negli ultimi mesi, l’amministrazione ha ampliato le trivellazioni di petrolio e gas, indebolito gli standard di percorrenza del gas e annullato gli standard di efficienza energetica per gli elettrodomestici.

 

Secondo un’analisi del Center for American Progress, un think tank liberale, le vendite in leasing comporterebbero il rilascio di oltre 4,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica durante la vita prevista del campo. Quel totale, che include l’impatto di petrolio e gas una volta bruciato, è pari a circa tre quarti delle emissioni annuali degli Stati Uniti.

 

Gli ambientalisti e alcuni nativi dell’Alaska - tra cui i Gwich’in, che vivono fuori dal rifugio ma fanno affidamento sul Porcupine Caribou Herd, che migra attraverso di esso - si sono impegnati a combattere il piano di perforazione in tribunale. Secondo la legge del 2017, il governo federale deve condurre due vendite in leasing di 400.000 acri ciascuna entro dicembre 2024.

 

La prima asta si terrà entro il 22 dicembre 2021, secondo il piano, anche se Bernhardt ha affermato che è possibile che possa svolgersi entro la fine di quest’anno. ‘Sono fiducioso che possiamo andare avanti abbastanza prontamente dopo che questa decisione è stata presa’, ha detto.

 

Bernhardt ha stimato che la perforazione potrebbe iniziare in circa otto anni e che le operazioni potrebbero durare per circa mezzo secolo.

 

Disteso nelle acque gelide dell’Oceano Artico e 200 miglia a sud sulla terraferma, il rifugio comprende tundra ondeggiante, montagne frastagliate e foreste boreali. Fornisce l’habitat per oltre 270 specie, tra cui gli orsi polari del Mare di Beaufort meridionale rimasti al mondo, 250 buoi muschiati e 300.000 oche delle nevi. Mentre il Congresso ha autorizzato le attività di esplorazione nella pianura costiera nel 1980, gli oppositori hanno bloccato lo sviluppo energetico lì per decenni.


(Prosegue con il capitolo completo...)