giuliano

domenica 17 febbraio 2019

UN DIALOGO RITROVATO (Seconda Parte)














































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E... un Dialogo ritrovato...(Prima Parte)
















...Havea rimandato a tempo indeterminato ogni appuntamento terreno e con loro ogni materiale compromesso. Havea rinunziato al potere e scagliato per intero dalla loggia della falsa ipocrisia donde questo innestato, io per mio conto e similmente in difetto di facili compromessi ed in fuga da ogni Feudo braccato da ogni monarca e signore conservavo seri dubbi sulla sua unione ortodossa con la chiesa cattolica. Per questo provo un profondo rispetto, quando insieme ascoltiamo il vento corriamo sotto la pioggia o l’immacolata neve con laceri sandali  pregare il ghiaccio e scorgere camini fumanti e stracolmi di selvaggina ed ascoltare la parola della foglia del ramo dell’intero tronco.

Poi scorgerlo e ammirarlo con le lacrime agli occhi come un giullare salire su un ramo e scrutarne il nido, poi ancora come un forsennato ricreare lo stesso vicino ad un Albero ed invitarmi a pregare una Rima per provare medesimo segreto conforto della creatura di Dio giacché da quelle proviene un più elevato Pensiero.

Quindi mi accorsi che quando il gelo incombe come una malattia una fredda peste da tutti fuggita, dalla montagna discende ogni tipo di selvaggina e a lui accorre ed accorreva. Era ed è uno spettacolo un miracolo della Natura vederlo vicino al suo nido vicino all’Albero parlare al vento al ghiaccio alla neve al sole ed al cielo e sfamare con le proprie mani quegli animali compresi cinghiali. Poi mi indica i banchetti ove i savi assaporano i trofei d’una antica caccia.

Ride ancor oggi della loro pochezza.

Ride ancor oggi come il vero giullare di Dio per la caccia - perenne caccia - a cui ognuno, così prega e racconta, per sempre mai rinunzia. Eppur intuisco ed intuivo che pur non avendo letto tomo o papiro in lui scorgo e decifro le pagine d’un libro troppo antico per esser appena capito, ed il riso non è ed era solo un misero pasto ma anche più elevata e certa comprensione trasfigurata e erroneamente celebrata nel dotto mondo della Genesi pregata.

Mi guarda come un saggio faggio e non fa’ Parola di quanto da me detto secco e freddo come un bramino!  

Quando arriva la primavera l’incanto e lo stupore maggiori di pria, debbo raccoglierne in questo tomo il ricordo non solo per medesimo Albero donde la fotosintesi d’una più elevata icona, giacché a Lui ogni Creatura domanda riparo come se l’Aristotele - quello dei dotti e saggi per intenderci - avesse letto e compreso donde l’Intelletto compie l’invisibile completa totale unione divenuta comunione.

Con dotti saggi e professori d’una più elevata et elaborata dottrina non volea discuterne disciplina alcuna divenuta inutile controversia, era ed è la sua una Genesi dettata da Dio, ed io che pur vivo cotal conflitto alla dottrina di medesimo Creatore confluita non posso che raccogliere e dedurre le sue quanto mie Ragioni.

Per tutti gli altri eravamo e siamo dei pazzi o forse degli oracoli o fors’anche degli Eretici protetti da un segreto invisibile spirituale intento, non saprei che dire, so’ e testimonio che dopo il Processo ebbi il Perdono e potei anche rimanere al Convento giacché quello il maggior desiderio giacché perseguitato anche dagli Eretici stessi con i quali ebbi a discuterne principi e fondamenti e mostrare una Natura qual vero e primo principio specchio di Dio.

La cosa non piacque e quando da laico debbo domiciliare fuori dal convento e sottostare alle ragioni delle mura d’ogni Comunale intento la persecuzione più feroce di pria, giacché sull’inganno e la materiale ricchezza si fonda il principio della vita e con esso anche quello della guerra.

Ed allora il male come il Diavolo mi prende l’intera membra mi lacera e stritola per ogni ingiuria accompagnata dall’inganno facendosi beffa d’ogni mia scelta. D’ogni spirituale motivo, d’ogni scritto, d’ogni Natura pregata.

Ero e sono perseguito da ogni apostolo del male confuso per progresso. E ricordandomi ciò che fu la nostra Genesi in quella Natura nata in quel Dì rappresentato non posso che essere me stesso e non più recitare o celebrare il solstizio da una cometa annunziato con l’intero Universo inginocchiato, comprendendo motivo e ruolo della persecuzione in ciò che fu ed è più d’una preghiera e provare passioni e dolori d’una incompresa povertà lontano dai fasti con cui per sempre avevano ed hanno glorificato un Dio sbagliato. In ciò con quel fraticello ci intendiamo e comprendiamo adorando il nostro Dio per ogni foglia e ramo annusando il profumo della neve non meno di quello della primavera deliziandoci al ghiaccio come fosse frate foco venuto ad allietare e propiziare un rogo a cui volentieri ogni cittadino cacciatore e fors’anche trovatore ci avrebbe consegnato rinnovando i tormenti d’ogni Eretico al rogo consegnato.

All’hora terza o quarta la clessidra difetta di sabbia, è quasi giorno e ci avviamo verso il giardino vasto giardino fuori dal convento, il male ricordo al mio frate amico secco e magro come un ramo e non certo appassito ci ha perseguitato tutta la notte donde e per quale il motivo non dell’apparente inverno ma della linfa di cui difetta contrario assente alla Vita e non certo  Parabola di Dio.

Ed a lui e non a Dio, al male dedico cotal Rima ne faccia tesoro affinché comprenda ruolo e seggio al suo ed altrui Parlamento divenuto patria fuggita…










giovedì 14 febbraio 2019

.... E CONIUGATO...



















Precedente antefatto....

Da un amor strano rilevato e rivelato...

Prosegue in un...

Dialogo ritrovato...













Se ora festeggiano e si illudono perché l’urna ha premiato il compromesso arguto, perché il vecchio bacco ha confuso un amplesso più sicuro, perché il nuovo dionisio non ha compiuto l’atto dovuto al buco convenuto, in verità colui che ascolta compiaciuto… il coito o lamento trattenuto e ottenuto non ha compreso gli istinti e neppur gli inganni di codesta falsa democrazia o al contrario amor taciuto o solo travestito ed assiso alla corte convenuta!

Le epiche gesta non meno delle macedoni imprese e quanto il di lui eretto vanno tacitate e trattenute nei confini degli imperi nati… per ogni futuro schiavo futuro orango o gorilla dell’amplesso già narrato e più volte censurato…

Il profeta e monarca Matteo dall’imperator nato saprà gustare e predicare medesimi frutti divenuti pretese in ugual siepe censurata ad ogni storico convenuto ma altrettanto taciuto dell’amor ottenuto et anco goduto… 


   

Io che dai Secoli provengo e per Secoli fuggito, Io che della Storia mi son vestito… per nessun palcoscenico recitato, e con gli inganni d’attori e strani commedianti accompagnati da pazzi ho sofferto e patito per ciò di cui la Storia compone e non recita, so bene che nulla di nuovo ha trionfato nell’antico palazzo nell’antica dimora del Sovrano nel pulpito del ciarlatano.

Nell’alcova d’un amor strano e coniugato!

Io che Beatrice ho sempre amato e di cui mi diletto per mano censurata da chi preferisce un diverso amplesso un diverso amore pugnato e giostrato posso dire in un Tempo rimato e non troppo lontano ma per sempre rinato in ciò che fu la mia povera patria ma ora solo un trans senza porto né poesia: sopporta il dolore del Primo non men del Secondo poi tanti altri mia diletta Natura arriveranno e dopo non avrai occhi per vedere né pecunia da difendere solo la pecora del nuovo sire divenuta pascolare docile alla stalla non più siepe né fratta né prato né radice docile sfamare e saziare l’ardire al roverso del peso coniato e pattuito d’un amore proibito eppur consumato non meno che concimato…




Al tempo scandito e (tele)comandato d’un giovane idiota futuro eunuco battere Tempo improprio d’una Natura giammai concepita né compresa… alla Vista impropria d’una impropria Parabola promessa…   

…E l’amante quanto l’amato goderne l’amor taciuto al Feudo conquistato qual boccacesco amplesso neppur ben rimato accompagnato dal trovator trovato di turno ed in sala ti aspetto qual nobile Camera violata e barattata per un buco o Torre conquistata al belato della pecora sacrificata nell’urlo o grido di piacere… per ciò che fu la promessa…

Non è dato da sapere quanto oro colò nell’orgasmo dell’eunuco di Stato taciuto ed impropriamente trattenuto… dall’Imperator goduto et anco accompagnato da fidi cavalieri al banchetto giostrato…




Quando dopo aver strillato dal pulpito la corruzione di intenti in quella Chiesa dall’AntiCristo costruita… siam dovuti fuggir via dalla falsa ricchezza… unica certezza e costume  ben nutrita e mostrata all’intera congrega che adesso come sempre bracca l’Eretico come ogni beatrice svelata anche lei denunziata e perseguitata  trattando il futuro rogo che cancelli la verità per sempre inquisita e imperi il regno dell’Ingiustizia… ben prostituita così come sempre Stato e Feudo nato!

Leggete l’antica Rima poco o nulla mutato!

Nella silenziosa frescura dell’Albero antico a te io dico e disdico l’invito alla Vista dell’eunuco tradito e montato davanti e de retro…: oggi chi ha perso in realtà ha più che vinto…, perché in codesto luogo donde ti scrivo… ha vinto sempre l’inganno e la paura del nuovo Eretico vestito perseguitato dall’antico dittatore che regna per ferma sua mano…, finché il popolo non l’appenderà come uno straccio usato ad un mio ramo…

Sempre codesta strana ruota da taluni nominata Storia attraversare la Stagione Infinita della Verità Antica…




...E sapessi quanti ne ho visti passare e sostare gnudi o nobilmente cinti dritti o roversi per codesto confuso sentiero urlare gridare e godere nell’opposto senso di passo d’un improprio piacere d’un innominato posseduto bianco immacolato scudiere accompagnato in ciò che la Natura serva e Genesi corrotta al servizio dell’altrui improprio diritto così conquistato oppur peggio reclamato; chi trionfante in abito da nuovo imperatore… giacché come detto proprio quello il desiderio cavalcato e montato o forse solo il buco sbagliato!

E quanti ancora ne ho visti e vedrò dall’alto di codesta Eresia a passo di processione pregare la Vergine Maria del Paradiso così saziato e conquistato e poi con sorriso compiaciuto dissetare  proibita avventura alla ninfa della vera e sana Natura appagare l’Anima quanto lo Spirito corrotto o forse solo ubriaco non men che oppiato seminare il represso sogno del mascherato villano…

Quanti ne ho visti e vedrò convinti del domani passare trionfare ed imperiare… ronfare con un sigaro e meditare un nuovo paradiso che dall’orto porta fino ad un largo spiazzo di cemento pregare San Vittore nel peccato consumato come un ano passato… nel sogno così coltivato…




Giacché proprio con quello e mai con la cinta del castigo si edifica ed impera il castello del nuovo ciarlatano, che nel nome del falso progresso vuol rimare l’antica poesia accompagnato dalla preziosa lira nella strofa di nero vestita…, che sia Nerone la sua rima qui non si dica… l’imperator così si picca!

Per cui.... noi perdenti… e voi perdenti… quantunque fedeli all’antica nobile Natura in realtà per chi conosce la vera Rima di codesta Vita…, abbiam vinto molto più di pria, più dotati di pria  facciamo della sconfitta la Poesia della nuova Via, certo non sono pani… certezze del domani.., certo non son denari sterco e letame, binari o cantieri…, compromessi… accompagnati da imbrogli caste e favori…: ma Sogni Migliori di chi fuggito dalla falsità della vita esiliato come e più di pria ha sperato e sognato, come quel fraticello Minorita morto nel voto antico… poi condotto al patibolo dell’ingordo falso Cristo…  così ci condurranno a miglior vita.

Chi ha la forza di un Sogno nuovo prosegua la sua Rima che la retta via giammai smarrita, io che da qui li scorgo e tanti ne vidi vedo e vedrò ancora nel falso sonno d’un Inverno sposato ad una eterna Primavera li raccomando al mio Dio... che li accompagni ed apra loro un felice e meritato sorriso…. per ogni foglia da cui linfa e vita, che Lui vi accompagni e perdoni lungo ugual cammino!












giovedì 7 febbraio 2019

...ED ANCHE RAGIONATA...

































Precedenti capitoli:

La beatrice duplicata












A quanto mi è parso di capire, Gilberto non aveva alcuna idea precisa quando aveva deciso di maggiorare il duplicatore: salvo forse quella, che gli è tipica, di ‘farsi’ un duplicatore più grosso, con le sue proprie mani e con poca spesa; poiché è abilissimo nel far sparire il ‘dare’ dalla sua contabilità privata, con una specie di gioco di prestigio mentale. L’idea detestabile di duplicare sua moglie, mi disse, non gli era venuta che in seguito, vedendo Emma dormire profondamente. Pare non sia stato particolarmente difficile: Gilberto, che è robusto e paziente, fece scivolare il materasso, con Emma sopra, dal letto fin dentro al cassone del duplicatore; ci mise più di un’ora, ma Emma non si svegliò.

Non mi è affatto chiaro il motivo che ha spinto Gilberto a crearsi una seconda moglie, ed a violare cosi un buon numero di leggi divine ed umane.




Mi raccontò, come se fosse la cosa più naturale, che era innamorato di Emma, che Emma gli era indispensabile, e che perciò gli era sembrata una buona cosa averne due. Forse me lo raccontò in buona fede (Gilberto è sempre in buona fede), e certo era ed è innamorato di Emma, a modo suo, puerilmente, e per cosi dire dal basso verso l’alto: ma sono convinto che si è indotto a duplicarla per tutt’altre ragioni, per un male inteso spirito di avventura, per un gusto insano da Erostrato; appunto ‘per vedere che effetto fa’.

Gli chiesi se non gli era venuto in mente di consigliarsi con Emma, di chiederle il suo benestare, prima di disporre di lei in un modo cosi inusitato. Divenne rosso fino ai capelli: aveva fatto di peggio, il sonno profondo di Emma era stato provocato, le aveva somministrato un sonnifero.

- E ora a che punto sei, con le tue due mogli?

- Non so, non ho ancora deciso. Dormono ancora tutte e due.

Domani vedremo.




L’indomani non avremmo visto nulla, o almeno non io. Dopo il mese di inerzia forzata dovetti partire per un lungo viaggio, che mi tenne lontano da Milano per due settimane. Sapevo già che cosa mi avrebbe atteso al ritorno: avrei dovuto dare una mano a Gilberto per uscire dai guai, come quella volta che aveva costruito un aspirapolvere a vapore e l’aveva regalato alla moglie del suo capoufficio. Infatti, non appena rientrato, fui invitato perentoriamente ad un consiglio di famiglia: Gilberto, io e le due Emme. Queste avevano avuto il buon gusto di contrassegnarsi: la seconda, quella abusiva, portava un semplice nastro bianco sui capelli, che le conferiva un aspetto vagamente monacale. A parte questo, portava gli abiti di Emma I con disinvoltura; ovviamente, era identica alla titolare sotto ogni aspetto: viso, denti, capelli, voce, accento, una lieve cicatrice alla fronte, la permanente, l’andatura, l’abbronzatura delle ferie recenti.

Notai però che aveva un forte raffreddore.




Contro le mie previsioni, mi sembrarono tutti e tre di ottimo umore. Gilberto si dimostrava stupidamente fiero, non tanto dell’impresa compiuta, quanto del fatto (di cui non aveva alcun merito) che le due donne andassero d’accordo fra loro. Quanto a queste, suscitarono in me una sincera ammirazione. Emma I dimostrava nei riguardi della nuova ‘sorella’ una sollecitudine materna; Emma II rispondeva con un dignitoso ed affettuoso ossequio filiale. L’esperimento di Gilberto, abominevole sotto tanti aspetti, costituiva tuttavia una pregevole conferma alla teoria della Imitazione: la nuova Emma, nata a ventotto anni, aveva ereditato non solo l’identica spoglia mortale del prototipo, ma anche l’intero suo patrimonio mentale.

Emma II, con ammirevole semplicità, mi raccontò che solo dopo due o tre giorni dalla sua nascita aveva potuto convincersi di essere la prima donna, per cosi dire, sintetica nella storia del genere umano: o forse la seconda, se si considera il caso vagamente analogo di Eva.




Era nata dormendo, poiché il Mimete aveva duplicato anche il sonnifero che correva per le vene di Emma I, e si era svegliata ‘sapendo’ di essere Emma Perosa in Gatti, unica moglie del ragionier Gilberto Gatti, nata a Mantova il 7 marzo 1936. Ricordava bene tutto quanto Emma I ricordava bene, e male tutto quanto Emma I ricordava male. Ricordava alla perfezione il viaggio di nozze, i nomi dei ‘suoi’ compagni di scuola, i particolari puerili ed intimi di una crisi religiosa che Emma I aveva attraversata a tredici anni, e non aveva mai confessata ad anima viva. Però ricordava benissimo anche l’ingresso in casa del Mimete, gli entusiasmi di Gilberto, i suoi racconti e i suoi tentativi, e perciò non si era stupita eccessivamente quando era stata informata dell’arbitrario atto creativo a cui doveva la sua esistenza.




Il fatto che Emma II fosse infreddata mi fece riflettere che la loro identità, originariamente perfetta, era destinata a non durare: anche se Gilberto si fosse dimostrato il più equanime dei bigami, se avesse istituito un rigoroso avvicendamento, se si fosse astenuto da ogni manifestazione di preferenza per una delle due donne (ed era una ipotesi assurda, perché Gilberto è un pasticcione e un confusionario), anche in questo caso una divergenza avrebbe certamente finito col manifestarsi. Bastava pensare che le due Emme non occupavano materialmente la stessa porzione di spazio: non avrebbero potuto passare simultaneamente per una porta stretta, presentarsi insieme a uno sportello, occupare lo stesso posto a tavola: erano perciò esposte a incidenti diversi (il raffreddore), a diverse esperienze.

Fatalmente si sarebbero differenziate, spiritualmente e poi corporalmente: e una volta differenziate, Gilberto sarebbe riuscito a mantenersi equidistante? Certo no: e di fronte ad una preferenza, anche minuscola, il fragile equilibrio a tre era votato al naufragio.




Esposi a Gilberto queste mie considerazioni, e tentai di fargli intendere che non si trattava di una mia gratuita ipotesi pessimistica, bensì di una previsione solidamente fondata sul senso comune, quasi di un teorema. Gli feci presente inoltre che la sua posizione legale era per lo meno dubbia, e che io ero finito in prigione per molto meno: era coniugato con Emma Perosa, anche Emma II era Emma Perosa, ma questo non cancellava il fatto che le Emme Perose erano due. Ma Gilberto si dimostrò inaccessibile: era stupidamente euforico, in uno stato d’animo da sposo novello, e mentre io parlavo pensava visibilmente ad altro.

…Invece di guardare me, era perduto nella considerazione delle due donne, che proprio in quel momento stavano litigando per burla, quale delle due avrebbe dovuto sedersi sulla poltrona che entrambe preferivano. Invece di rispondere ai miei argomenti, mi annunciò che aveva avuto una bellissima idea: partivano tutti e tre, per un viaggio in Spagna.




- Ho previsto tutto: Emma I denuncerà di avere smarrito il passaporto, si farà rilasciare un duplicato e passerà con quello. Anzi no, che sciocco! Lo farò io, il duplicato: col Mimete, stasera stessa.

 Era molto fiero di questa sua trovata, e sospetto che abbia scelto la Spagna proprio perché il controllo dei documenti, alla frontiera spagnola, è piuttosto severo. Quando ritornarono, dopo due mesi, i nodi stavano venendo al pettine. Chiunque se ne sarebbe accorto: i rapporti fra i tre si mantenevano su un livello di urbanità e di cortesia formale, ma la tensione era evidente.  Gilberto non mi invitò a casa sua: venne da me, e non era più euforico affatto. Mi narrò quanto era successo. Me lo narrò in modo assai maldestro, poiché Gilberto, che possiede un innegabile talento per scarabocchiarti sul pacchetto delle sigarette lo schema di un differenziale, è invece disperatamente inetto ad esprimere i propri sentimenti.




Il viaggio in Spagna era stato ad un tempo divertente e faticoso. A Siviglia, dopo una giornata dal programma sovraccarico, una discussione era sorta, in un clima di irritazione e di stanchezza. Era sorta fra le due donne, sull’unico argomento su cui le loro opinioni potevano divergere, ed in effetti divergevano: Era stata opportuna o no, lecita o illecita, l’impresa di Gilberto? Emma II aveva detto di sì; Emma I non aveva detto nulla. Era bastato questo silenzio a dare il tracollo alla bilancia: da quell’istante la scelta di Gilberto era stata fatta. Provava davanti ad Emma I un imbarazzo crescente, un senso di colpa che si aggravava di giorno in giorno: parallelamente, andava aumentando il suo affetto per la moglie nuova, e divorava a misura il suo affetto per la moglie legittima.

La rottura non era ancora avvenuta, ma Gilberto sentiva che non avrebbe potuto tardare. Anche l’umore ed il carattere delle due donne si stavano differenziando. Emma II diventava sempre più giovane, attenta, reattiva, aperta; Emma I si andava chiudendo in un atteggiamento negativo, di rinuncia offesa, di rifiuto. Che fare?  




Raccomandai a Gilberto di non prendere iniziative inconsulte, e gli promisi, come è consuetudine, che mi sarei occupato del suo caso; ma, nel mio intimo, ero ben deciso a stare alla larga da quel malinconico imbroglio, e non potevo reprimere un senso di soddisfazione maligna e triste davanti alla mia facile profezia che si era avverata. Non mi sarei mai aspettato di vedermi piovere in ufficio, un mese dopo, un Gilberto radioso. Era nella sua miglior forma, loquace, rumoroso, visibilmente ingrassato. Entrò in argomento senza ambagi, con l’egocentrismo che gli è caratteristico: per Gilberto, quando va bene per lui, va bene per il mondo intero; è organicamente incapace di occuparsi del suo prossimo, ed è invece offeso e stupito quando il suo prossimo non si occupa di lui.

- Gilberto è un asso, - disse:

- Ha sistemato tutto in un batter d’occhio.

- Me ne compiaccio, e ti elogio per la tua modestia; d’altra parte era ora che tu mettessi testa a partito.

- No, guarda: non mi hai capito. Non ti sto parlando di me: parlo di Gilberto I. E’ lui che è stato un asso. Io, modestamente, gli somiglio parecchio, ma in questa faccenda non ho molti meriti: esisto da domenica scorsa solamente. Adesso è tutto a posto: non mi resta che definire con l’anagrafe la posizione di Emma II e la mia; non è escluso che dovremo fare qualche piccolo trucco, ad esempio sposarci, io ed Emma II, salvo poi smistarci ciascuno col coniuge che gli pare. E poi, naturalmente, bisognerà che io mi cerchi un lavoro: ma sono convinto che la NATCA mi accetterebbe volentieri come propagandista per il Mimete e le altre sue macchine per ufficio.

(P.Levi)












domenica 3 febbraio 2019

IL SESTO GIORNO




















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Il Terzo Giorno












ARIMANE Venerabile collega psicologo, posso darle formale assicurazione che nessuno, in questa assemblea, ha mai pensato neppure per un istante a sottovalutare le difficoltà e le responsabilità della sua opera; d’altronde lei ci insegna che le soluzioni di compromesso sono una regola più che una eccezione, ed è nostro compito comune il cercare di risolvere i singoli problemi nello spirito della massima possibile collaborazione. Nel caso in discussione, poi, è evidente a tutti l’importanza preminente delle sue opinioni, ed è ben nota la sua competenza specifica. A lei dunque la parola.


CONSIGLIERE PSICOLOGO (istantaneamente mansuefatto; prende fiato profondamente) Signori, è mia opinione, del resto ampiamente documentabile, che per mettere insieme un Uomo rispondente ai requisiti prescritti, ed insieme vitale, economico e ragionevolmente duraturo, occorrerebbe rifarsi alle origini, ed impostare questo animale su basi definitamente nuove.


ARIMANE (interrompe) Niente, niente, non...





CONSIGLIERE PSICOLOGO Va bene, venerabile collega, l’obiezione dell’urgenza era prevista e scontata. Mi sia comunque concesso di deprecare che ancora una volta motivi estrinseci vengano a turbare quello che (e capita di rado !) avrebbe potuto diventare un lavoretto interessante; del resto, pare che sia questo il destino di noi tecnici. Per ritornare dunque alla questione di base, non v’è dubbio per me che l’Uomo ha da essere terrestre e non acquatico. Ve ne esporrò in breve le ragioni. Mi pare chiaro che questo Uomo dovrà possedere facoltà mentali piuttosto bene sviluppate, e questo, allo stato presente delle nostre conoscenze, non può venire attuato senza uno sviluppo corrispondente degli organi di senso. Ora, per un animale sommerso o galleggiante, lo sviluppo dei sensi incontra gravi difficoltà. In primo luogo, il gusto e l’olfatto verranno evidentemente a confondersi in un senso solo; il che sarebbe ancora il minor male. Ma pensate alle condizioni di omogeneità, direi di monotonia, dell’ambiente acqueo: non voglio ipotecare il futuro, ma i migliori occhi finora costruiti non possono esplorare che una decina di metri di acqua limpida, e pochi centimetri di acqua torbida; quindi, o daremo all’Uomo occhi rudimentali, o tali diventeranno per non uso in poche migliaia di secoli. Lo stesso, o press’a poco, si può dire delle orecchie...


MINISTRO DELLE ACQUE (interrompe) L’acqua conduce egregiamente i suoni, signore! E ventisette volte più rapidamente che non l’aria!


MOLTE voci Cala, cala!





CONSIGLIERE PSICOLOGO (continuando) ... si può dire delle orecchie: facilissimo invero costruire un orecchio subacqueo, ma altrettanto difficile generare suoni nell’acqua. Confesso che non saprei chiarircene la ragion fisicale, che d’altronde non è affar mio; ma che il ministro delle Acque ed il venerabile collega anatomista mi spieghino la singolare circostanza del proverbiale mutismo dei pesci. Sarà questo magari un segno di saggezza, ma mi pare che, durante i miei viaggi di ispezione, ho dovuto spingermi fino ad un remoto angolo del mare delle Antille per trovare un pesce che emettesse suoni; e si trattava poi di suoni assai poco articolati ed anche meno gradevoli, che a quanto mi risulta il pesce suddetto, di cui mi sfugge il nome...


voci il pesce vacca! il pesce vacca!


CONSIGLIERE PSICOLOGO ... emette in modo del tutto casuale al momento in cui svuota la vescica natatoria. E, particolare curioso, emerge prima di emetterli. In conclusione, mi domando, e domando a voi, che cosa dovrà udire il perfezionato orecchio dell’Uomo pesce, se non il tuono quando si avvicina alla superficie, il fragore della risacca quando si avvicina alla costa, ed i muggiti occasionali del suo collega delle Antille. A voi la decisione: ma vi ricordo che, stanti le nostre attuali possibilità costruttive, questa creatura sarebbe mezza cieca, e, se non sorda, muta: il che, quale vantaggio rappresenti per... (afferra sul tavolo la mozione Uomo e legge ad alta voce) ‘... capacità di esprimersi articolatamente ecc. ecc.’ e più oltre: ‘... tendenza alla vita associata...’ lascio ad ognuno di voi giudicare.





ARMANE Mi permetterò di porre fine a questo primo fruttuoso scambio di vedute, traendone le conseguenze. L’Uomo non sarà dunque né artropodo né pesce; resta da decidere fra un uomo mammifero, rettile o uccello. Se mi è lecito esprimere in questa sede una mia opinione, dettata, più che dalla ragione, dal sentimento e dalla simpatia, mi si conceda di raccomandare i rettili alla vostra attenzione. Non vi nascondo che, fra le molteplici forme e figure create dalla vostra arte e dal vostro ingegno, nessuna più di quella del serpente ha destato la mia ammirazione. È forte ed astuto: ‘La più astuta delle creature terrestri’, è stato detto da ben più alto Giudice. (Tutti si alzano e si inchinano). La sua struttura è di una semplicità ed eleganza eccezionali, e sarebbe peccato non sottoporla a perfezionamenti ulteriori. È un avvelenatore abile e sicuro: non gli dovrebbe essere difficile diventare, secondo i voti, il padrone della terra; magari facendo il vuoto attorno a sé.


CONSIGLIERE ANATOMISTA Tutto vero: e potrei aggiungere che i serpenti sono straordinariamente economici, che si prestano a modifiche numerosissime e del massimo interesse, che non sarebbe difficile ad esempio ingrandirne la scatola cranica di un buon 40%, e cosi via. Ma vi debbo ricordare che nessun rettile fra quelli finora costruiti potrebbe resistere in climi freddi; il comma e) della mozione si troverebbe in difetto. Sarei grato al collega termodinamico se volesse confermare questo mio asserto con qualche dato numerico.





CONSIGLIERE TERMODINAMICO (secco secco) Temperatura media annua superiore ai 10°C; mai temperature inferiori ai 15°C sotto zero. È tutto detto.


ARIMANE (ride verde) Vi confesso che la circostanza, sebbene ovvia, mi era sfuggita; né vi nascondo un certo disappunto, poiché in questi ultimi tempi ho spesso pensato all’aspetto suggestivo che avrebbe presentato la superficie terrestre, solcata in ogni senso da poderosi pitoni variopinti, ed alle loro città, che mi piaceva immaginare scavate fra le radici di alberi giganteschi, e provviste di ampie camere di riposo e di meditazione collettiva per gli individui reduci da un pasto abbondante. Ma, poiché mi si assicura che tutto ciò non può essere, abbandoniamone il pensiero, e, ristretta ormai la scelta fra i mammiferi e gli uccelli, dedichiamo ogni nostra energia ad una sollecita definizione. Vedo che il nostro venerabile collega psicologo domanda di parlare: e poiché nessuno potrebbe negare che su di lui pesa buona parte della responsabilità del progetto, prego tutti di porgergli attento ascolto.





CONSIGLIERE PSICOLOGO  (esplode a parlare prima che l’altro finisca) Per conto mio, come ho già accennato, la soluzione andrebbe cercata altrove. Fin dal tempo in cui ho pubblicato il mio celebre ciclo di ricerche sulle termiti e sulle formiche... (interruzioni da varie parti) ... ho nel cassetto un progettino... (le interruzioni crescono di violenza) ... alcuni originalissimi automatismi che assicurano un incredibile risparmio di tessuto nervoso.


Si scatena un finimondo, a stento placato a gesti da Arimane.


ARIMANE Le ho già detto una volta che queste sue novità non ci interessano. Manca assolutamente il tempo di studiare, varare, sviluppare e collaudare un nuovo modello animale, e dovrebbe essere lei il primo ad insegnarcelo: mi dica un po’, a proposito proprio degli imenotteri a lei cari, fra il loro prototipo e la loro stabilizzazione nella morfologia odierna non è trascorso un numero di anni rappresentabile con otto o nove cifre? La richiamo perciò all'ordine, e che sia l’ultima volta; altrimenti ci vedremmo costretti a rinunciare al suo prezioso aiuto, dal momento che, prima della sua assunzione, i suoi colleghi hanno messo a punto senza tante pretese, ad esempio, degli splendidi celenterati, che funzionano benissimo ancora oggi, non si guastano mai, si riproducono a bizzeffe senza fare storie, e costano una miseria. Quelli si che erano tempi, sia detto senza offendere nessuno! Molti a lavorare e pochi a criticare, molti fatti e poche parole, e tutto quel che usciva di fabbrica andava bene senza le complicazioni di voialtri modernisti. Adesso, prima di passare un progetto alla lavorazione, ci vuole la firma dello psicologo, e del neurologo, e dell’istologo, e il certificato di collaudo, e il benestare del Comitato estetico in triplice copia, e il diavolo a quattro. E mi si dice che non basta, e che è prossima l’assunzione nientemeno che di un sovraintendente alle Cose dello Spirito, che ci metta tutti sull’attenti... (Si accorge che si è lasciato andare troppo lontano, tace bruscamente e si guarda intorno con un certo imbarazzo. Poi si volge nuovamente al consigliere psicologo) Insomma, ci pensi sopra, e poi ci esponga chiaramente se a suo avviso si dovrà studiare un Uomo-uccello o un Uomomammifero, e su quali motivi questo suo parere riposa.





CONSIGLIERE PSICOLOGO (deglutisce più volte, succhia la matita, ecc; poi) Se la scelta si riduce a queste due possibilità, è mia opinione che l’Uomo deve essere uccello. (Clamori, commenti. Tutti si scambiano cenni di soddisfazione, annuiscono; due o tre accennano ad alzarsi come se tutto fosse finito). Un momento, perdinci! Non ho mica detto, con questo, che sia sufficiente andare a ripescare in archivio il progetto Passerotto o il progetto Barbagianni, cambiare il numero di matricola e tre o quattro capoversi, e trasmettere al Centro Prove perché realizzi il prototipo ! Vi prego di seguirmi con attenzione; cercherò di esporvi in breve (poiché vedo che avete fretta) le principali considerazioni sull’argomento. Tutto sta bene per quanto riguarda i punti b) e d) della mozione. Esiste già oggi un tale assortimento di uccelli canori che il problema di un linguaggio articolato, almeno sotto l’aspetto anatomico, è da ritenersi risolto; mentre nulla del genere è stato fatto finora fra i mammiferi. Dico bene, collega anatomista?


CONSIGLIERE ANATOMISTA Benissimo, benissimo.


CONSIGLIERE PSICOLOGO Resta naturalmente da studiare un cervello adatto a creare ed a servirsi del linguaggio, ma questo problema, di mia stretta competenza, rimarrebbe pressoché il medesimo qualunque fosse la forma che si stabilisse di assegnare all’uomo. Quanto al punto e), ‘idoneità alla vita sotto condizioni di servizio estreme’, non mi risulta ne scaturisca un criterio di scelta fra mammiferi ed uccelli: in entrambe le classi esistono generi che si sono adattati agevolmente ai climi ed agli ambienti più disparati. È invece evidente che la facoltà di spostarsi rapidamente a volo costituisce una importante pregiudiziale a favore dell’Uomo-uccello, in quanto permetterebbe scambi di notizie e trasporto di derrate a distanza di continenti, agevolerebbe l’instaurarsi immediato di un unico linguaggio e di un’unica civiltà per l’intero genere umano, annullerebbe gli ostacoli geografici esistenti e renderebbe futile la creazione di artificiose delimitazioni territoriali fra tribù e tribù. E non occorre che insista sugli altri più immediati vantaggi che il volo rapido porta, nella difesa e nell’offesa contro tutte le specie terragnole ed acquatiche, e nel pronto ritrovamento di sempre nuovi territori di caccia, coltivazione e sfruttamento: per cui mi sembra lecito formulare l’assioma: ‘animale che vola non soffre la fame’.





ORMUZ Perdoni l’interruzione, venerabile collega: come si riprodurrà il suo Uomo-uccello?


CONSIGLIERE PSICOLOGO (sorpreso ed irritato) Strana domanda! Si riprodurrà come gli altri uccelli: il maschio attirerà la femmina, o viceversa; la femmina sarà fecondata, sarà costruito il nido, deposte e covate le uova, e saranno allevati ed educati i piccoli, a cura di entrambi i genitori, finché non abbiano raggiunto un minimo di indipendenza. I più adatti se la caveranno. Non vedo motivo di cambiare.


ORMUZ (dapprima incerto, poi sempre più acceso ed appassionato) No, signori, la cosa non mi sembra cosi semplice. Molti di voi lo sanno... e del resto non ne ho mai fatto mistero con nessuno... insomma, a me la differenziazione sessuale non è mai andata a genio. Avrà certamente i suoi vantaggi per la specie; avrà vantaggi anche per l’individuo (seppure, a quanto mi si riferisce, si tratti di vantaggi di assai breve durata); ma ogni osservatore obiettivo deve ammettere che il sesso è stato in primo luogo una spaventosa complicazione, ed in secondo, una fonte permanente di pericoli e di grane. Nulla vale quanto l’esperienza: poiché di vita associata si tratta, vogliate ricordare che l’unico esempio di vita associata realizzato con successo, e durato dal Terziario ad oggi senza il minimo inconveniente, resta pur sempre quello degli imenotteri; in cui, in buona parte per mia intercessione, il dramma sessuale è stato eluso, e relegato al margine estremo della società produttiva. Signori, è una preghiera questa che vi rivolgo: pesate le vostre parole prima di pronunciarle. Uccello o mammifero che l’Uomo abbia ad essere, è nostro dovere fare ogni sforzo per spianargli la strada, poiché il fardello che dovrà portare sarà grave. Conosciamo, per averlo creato, il cervello, e sappiamo di quali portentose prestazioni sia almeno potenzialmente capace, ma ne conosciamo altresì la misura ed i limiti; conosciamo anche, per avervi posto mano, le energie che dormono e si destano nel gioco dei sessi. Non nego che l’esperienza di combinare i due meccanismi sia interessante: ma confesso la mia esitazione, confesso il mio timore. Che sarà di questa creatura? Sarà duplice, sarà un centauro, uomo fino ai precordi e di qui belva; o sarà legato ad un ciclo estrale, ed allora come potrà conservare una sufficiente uniformità di comportamento? Non seguirà (non ridete!) il Bene e il Vero, ma due beni e due veri. E quando due uomini desidereranno la stessa donna, o due donne lo stesso uomo, che ne sarà delle loro istituzioni sociali, e delle leggi che dovranno tutelarle? E che dire, a proposito dell'Uomo, di quelle famose ‘eleganti ed economiche soluzioni’, vanto del qui presente consigliere anatomista, ed entusiasticamente avallate dal qui presente economo, per cui con tanta disinvoltura si sono utilizzati a scopi sessuali orifizi e canali originariamente destinati all’escrezione? Questa circostanza, che noi sappiamo dovuta ad un puro calcolo di riduzione degli ingombri e dei costi, non potrà apparire altrimenti, a questo animale pensante, che un simbolo beffardo, una confusione abietta e conturbante, il segno del sacrosozzo, della sragione bicipite, del caos, incastonato nel suo corpo, irrinunciabile, eterno. Eccomi alla conclusione, o signori. Sia fatto l'Uomo, se l’Uomo deve essere fatto; e sia pure esso uccello, se cosi vorrete. Ma mi sia concesso porre mano fin d’ora al problema, estinguere in germe oggi i conflitti che esploderanno fatalmente domani, affinché non si debba assistere, in un prevedibile futuro, all’infausto spettacolo di un Uomo maschio che muova il suo popolo a guerra per conquistare una femmina, o di un Uomo femmina che distolga la mente di un maschio da nobili imprese e pensamenti per ridurla in soggezione. Ricordate: colui che sta per nascere sarà nostro giudice. Non solo i nostri errori, ma tutti i suoi, per tutti i secoli a venire, peseranno sul nostro capo.





ARIMANE Lei avrà magari anche ragione, ma non vedo che urgenza ci sia di fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Non vedo cioè né la possibilità né la opportunità di refrigerare l’Uomo in sede di progettazione: e ciò per ovvie ragioni di speditezza dei lavori. Se poi davvero dovessero prendere corpo le sue angosciose previsioni, ebbene, allora si vedrà; non mancherà né l’occasione né il tempo di apportare al modello le correzioni che risulteranno più opportune. D’altronde, poiché l’Uomo, a quanto pare, sarà uccello, mi pare che non sia il caso di drammatizzare. Le difficoltà e i rischi che la preoccupano si potranno limitare agevolmente: l’interesse sessuale potrà essere ridotto a periodi estremamente brevi, forse a non più di qualche minuto all’anno; niente gravidanza, niente allattamento, una tendenza precisa e potente alla monogamia, una cova breve, dei piccoli che usciranno dall'’ovo pronti o quasi alla vita autonoma. A questo si potrà pervenire senza rimaneggiare gli schemi anatomici ora in vigore, il che, oltre a tutto, comporterebbe spaventosi intralci di natura burocratica ed amministrativa. No, signori, la decisione è ormai presa, e l’Uomo sarà uccello: uccello a pieno titolo, né pinguino né struzzo, uccello volatore, con becco, penne, artigli, uova e nido. Restano solo da definire alcuni importanti particolari costruttivi, e cioè: 1) quali saranno le dimensioni ottime; 2) se converrà prevederlo sedentario o migratore... (Alle ultime parole di Arimane, la porta di fondo si è andata cautamente aprendo. Sono apparsi il capo e una spalla del messaggero, che, senza osare interrompere, fa cenni vivaci e lancia occhiate in giro per attirare l’attenzione dei presenti. Ne nasce un mormorio e un trambusto di cui Arimane finisce coll’accorgersi) Che c’è? Cosa succede?





MESSAGGERO (ammicca ad Arimane con l’aria ufficiosa e confidenziale dei bidelli e dei sagrestani) Venga fuori un momento, venerabile. Novità importanti da... (Accenna col capo all’indietro e all’insù).


ARIMANE (lo segue fuori della porta; si sente un dialogare concitato, attraverso il brusio e i commenti degli altri. A un tratto la porta socchiusa viene chiusa con violenza dall’esterno, e poco dopo riaperta. Arimane rientra, con passo lento e a capo basso. Tace a lungo, poi... andiamocene a casa, o signori. È tutto finito, tutto risolto. A casa, a casa. Cosa stiamo a fare qui? Non ci hanno aspettati: non avevo ragione di avere fretta? Ancora una volta, hanno voluto farci vedere che noi non siamo necessari, che sanno fare da soli, che non hanno bisogno di anatomisti, né di psicologi, né di economi. Possono ciò che vogliono... No, signori, non so molti particolari. Non so se si siano consultati con qualcuno, o se abbiano seguito un ragionamento, o un piano lungamente meditato, o l’intuizione di un attimo. So che hanno preso sette misure di argilla, e l’hanno impastata con acqua di fiume e di mare; so che hanno modellato il fango nella forma che loro è parsa migliore. Pare si tratti di una bestia verticale, quasi senza pelo, inerme, che al qui presente messaggero è sembrata non troppo lontana dalla scimmia e dall’orso: una bestia priva di ali e di penne, e quindi da ritenersi sostanzialmente mammifera. Pare inoltre che la femmina dell’uomo sia stata creata da una sua costola... (voci, interrogazioni) ... da una sua costola, sí, con un procedimento che non mi è chiaro, che non esiterei a definire eterodosso, e che non so se si intenda conservare nelle generazioni a venire. In questa creatura hanno infuso non so che alito, ed essa si è mossa. Cosi è nato l’Uomo, o signori, lontano dal nostro consesso: semplice, non è vero? Se e quanto esso corrisponda ai requisiti che ci erano stati proposti, o se non si tratti invece di un uomo per pura definizione e convenzione, non ho elementi per stabilire. Altro non ci resta dunque che augurare a questa creatura anomala una lunga e prospera carriera. Il collega segretario vorrà incaricarsi della stesura del messaggio augurale, della scheda di omologazione, della iscrizione sui ruolini, del calcolo dei costi eccetera; tutti gli altri sono sciolti da ogni impegno. State di buon animo, signori; la seduta è tolta.

(P. Levi)