giuliano

mercoledì 14 agosto 2019

L'ULTIMO SCERIFFO AL POLO! (14)










































Precedenti capitolo (del colpo di...):

Qualcuno taluno o tutti? (13/1)

Circa la grande Notizia...

Il cammino prosegue con i....

Nomadi! (15)

&.... Casy il predicatore (16)














L’ultima altolocata Idiozia mi giunge proprio quando si ricompone l’adunata nel Campo ove destinato, un campo ove anche Steinbeck prese le dovute ‘depresse’ ispirazioni per la propria ed altrui Storia:




…Il Papero dal popolo democraticamente (da ugul fumo) eletto, e da altrettanti… globalmente accompagnato nonché incoronato Imperator, per la futura ‘Paperopoli’ di medesima Storia, vuol riscattare il ruolo che meglio gli compete, non andando a caccia di Petrolio, ove un tempo non troppo remoto le  ‘incaricate intelligenze’ alla futura Idiocracy barattava & confondeva ‘eroi(ca)na’ Storia con valenti coltivatori, per l’equivalente e dovuto ‘raccolto’:

…guerre e universali difese nonché costose offese armate…

ma ora… aggirate (non ancor del tutto raggirate)…

…comprando l’intera Isola Verde (o del Tesoro) in blocco qual futuro globale (dopo il trionfo del Muro) Set o Studios in cui il Cawboy… interprete del vero Ruolo (riscattando il Rublo): 

‘L’Ultimo Sceriffo al Polo!’




(Come titolo potrebbe anche andare bisognerà sentire che dice il Produttore non meno dello Sceneggiatore…)

…Il Papero (mai sia nominato papavero visto il più alto e Greta tanto bassa e piccolina…) vuol comperare intera Verde Isola per meglio estrarre le Ragioni della propria ed altrui, non solo Idiozia, ma sterco nero che dal suolo trasuda qual vera Ricchezza per poter così inondare la propria Nuova Inghilterra colonizzata, accompagnata dalla (votata) certezza d’ognuno di poter ammirare l’intera epopea a puntate della futura frontiera  conquista qual novello vikingo.

…Felicità e garantita certezza d’avvelenare l’intero pianeta….




Nell’Idiozia che nobilita e contraddistingue siffatta nuova richiesta…

…Agli inermi indifesi indiani non meno della povera squaw nominata Greta, raccomando estrema tenace difesa, il cowboy presto approderà alla Nuova Frontiera, il Film che meglio lo riguarda lo rimembriamo negli interi Fotogrammi della Memoria non certo smarrita…

In quanto la Parabola vigila et Impera!  

….Fornendo altresì utili consigli per gli acquisti negli intervalli fra un Tempo e Secolo che pensavamo andato…  



  
…Ormai, per evitare i processi, i fabbricanti avvertono sugli imballaggi che un CD o un DVD non possono essere né mangiati né messi nel microonde, che non bisogna cercare di togliere la lama del tosaerba mentre è in funzione o che il telecomando non deve essere messo in lavatrice…

…Responsabili altolocati hanno promosso la pesca elettrica in mare o la macchina per impollinare al posto delle api perché le considerano delle “tecniche innovative”…

…E che dire dell’arrotolatore di spaghetti americano, del cuscino berretto giapponese, del latte per gatti o della macchina per fare il tè che ci si può procurare per una somma modica anche nel paese di Cartesio e di Montesquieu?...

Una marea di bruttezza!

È quindi naturale che il trionfo della stupidità sommerga il mondo con una vera e propria marea di bruttezza, fenomeno senza precedenti nella Storia.

Gli uomini del Paleolitico dell’Isola Verde detta, che non conoscevano altro che la natura, vivevano in una bellezza infinita, nell’autentico ordine dell’universo, nell’incanto del loro rapporto con il mondo.

Gli uomini civilizzati sono a poco a poco sprofondati nell’artificiale e nell’arbitrario delle forme, con le mode, gli stili, le tendenze.

Oggi, a forza di triviali necessità e di mancanza di esigenza, la bruttezza è diventata la loro cornice familiare, e spesso il loro unico ambiente.

Un tempo gli utensili familiari, che pure non erano privi di bellezza, le costruzioni utilitarie, povere e tirate su in fretta, edificate senza preoccupazioni di ordine estetico con materiali deperibili, le opere mediocri, insomma, finivano per scomparire, vittime della loro stessa fragilità. Gli unici destinati a durare erano i monumenti di marmo e di granito, gli oggetti d’arte, i capolavori.

Ormai anche la mediocrità resiste all’oltraggio del tempo. Costruisce i suoi archi di trionfo, i suoi templi del nulla, le sue cattedrali di stupidaggine.

Una bottiglia di plastica “vive” quattrocento anni.

Il mobile più venduto al mondo è la sedia di plastica.

Ancora più visibili accanto agli edifici prestigiosi che oggi dimostrano una vera ricerca architettonica sono i monumenti della stupidità contemporanea, tanto più numerosi quanto più sono recenti, che stabiliscono una nuova “banalità del male”: la “banalità del brutto”.

Ci restano pochi orrori antichi o medievali, qualcuno in più che risale alla Terza Repubblica, e moltissimi della Quinta.

Il seguito fa presagire il peggio.

…Il Partenone o Notre-Dame-de-Paris non possono essere stati concepiti da imbecilli.

Inversamente, i grandi blocchi uniformi delle banlieue, la torre Montparnasse o quella di Jussieu, le “città” cosiddette nuove non possono essere state pensate e realizzate da geni contrastati, costretti alla bruttezza dalle circostanze o dalla mancanza di mezzi, ma solo da manovali privi di immaginazione, di gusto e di talento, da vincitori di concorsi di nullità, poiché la stupidità è diventata, molto più della ragione, la cosa più condivisa al mondo…

(A. Farrachi, Il trionfo della stupidità)
















giovedì 8 agosto 2019

LA TECNICA DEL COLPO DI STATO (8)


















Precedenti trame...

Chi tanto vale... (7/1)

Prosegue nella...

Cancelleria di ciò che mai Stato (9)













Qual Storia?

Direte voi popolo che suda lavora et impera, soprattutto oggi che regna il nuovo acclamato decreto Sicurezza della devota governante della tele-novella….

Ed in onor della sicurezza di nessuno, il ‘colpo’ giunto lieto a bussare alle porte dell’uscio d’ognuno!

Qual colpo?!




‘Direte voi’ che dimorate ‘sicuri’ protetti da ogni pericoloso cane il quale abbaia e morde, oppure il Lupo suo amico dalla steppa giunto qual irreversibile climatico mutamento andato ad infangare i vostri ed altrui futuri sogni di focosa gloria d’un virile potere riconquistato e cementificato al passo della futura oca di Stato?

Proprio un colpo di Stato dal nuovo monarca incaricato, ‘da chi’ lo scopriremo al secondo atto del misfatto, giacché l’aver occultato in rappresentanza del ‘primo legato’ (da cui proviene) ed in qual tempo lo Stato giustificano l’atto dovuto in comun senso e Stato da ognuno condiviso, del ricco malloppo, cioè (in proverbiale caratteriale scissione bipolare diagnosticata consumare futura schizofrenia alla storia occultata e riposta), pensando bene di restituire ugual medesima ‘truffata contesa’ esponendo a repentaglio la pur fragile medesima padana economia a cui votato nel proprio ed altrui castello all’interno della comunità in cui opera l’intera (lega-ta) deficienza acquisita e non ancor diagnosticata…

…Ma da tutti più che votata!




…Questo il vero senso della politica rappresentata dal futuro (neppure buon) monarca, bensì, novello ‘dittatorello’ da strapazzo, il qual pensando bene di incarnare l’atto della Storia che pensavamo andata, e rinnovandola con identici misfatti con cui ogni atto compiuto a dispetto della preservata sicurezza votata e da ognuno indossata, ripercorrere medesimi amplessi e non certo feudali amori, in attesa sulla Torre e non più Camera di congiungersi al futuro ‘Forestaro’ per confermare l’araldo dell’orgia di ciò che Stato e in pornografica Dittatura… tramutato...

…Facciamo brevi ana-litiche riflessioni, giacché non posso dimenticare che sono - qual novello Matteotti (amante) perseguitato - nel (comune) padano stato abitato (e non ancor rapito del tutto), non men dal Can Grande pericolo comunitario con cui accompagnato. Da ciò ne possiamo ricavare futura trascorsa equazione della Storia su cui fa ‘porno’ (e non più perno) non tanto la dovuta Memoria, ma l’idiozia con cui si vorrebbe dipingere di nero merlettato (calza e giarrettiera in sado-maso con tanto d’armatura sodomizzata per ciò che Stato…) il nuovo italico suolo dalla bella governante  incaricata…




…Tutti a codesto punto pensate ad un fattore trans-genico derivato con cui si era soliti condire medesima orgia di stato ed ora in fallo, e che presto sarà veicolata e transitata in globale natura danzata, ma vi sbagliate - amici camerati compagni alla taverna convenuti -,  il Colpo al di-dietro cingerà futuro eunuco annunziare alla Camera convenuta le ‘innominate’ bal andate all’ultimo reciso torneo, quando il paladino vuol celebrare l’atto alla Camera non men che alla Torre alta là ove la Sala non men del Senato per l’ultima disputa…

O ‘palla’ al dovuto nuovo torneo giocata!

…Fondare l’Arena in cui ogni democrazia e antico amore reciso…  




…Innanzitutto codesto monarca in ‘fallo’ il quale ripete la costante ‘litania’ talvolta addirittura nominando e bestemmiando la Madonna, il che non sappiamo bene se sia quella dell’etiopica spiaggia che da buon bagnino presiede e contende nell’ex colonica vacanza, ballando l’inno cinto e fissando il culo della negretta danzare la nuova ‘polka’ sopra il muro di sabbia; oppure, quella nominata ogni qual volta non riesce a violarne la Verginità - nell’impotente colonica pretesa contrastata - che pur la contraddistingue così come la patria che l’ha tutelata pregata e partorita…

Ed al Self (service) dell’ultima spiaggia prostituita…




…Sì certo anche noi guardavamo quello, il bel di dietro intendo, pensando che in nome e per conto di codesta politica da spiaggia d’ogni dignità andata persa e dismessa e in ‘self service’ propagandata e masturbata, trascina più cotal ‘fisico’ pensiero agitato a cui ogni italiano aspira per il dovuto ‘buco nero’ ispirato, aspirando ed in qual tempo innestando, per l’appunto, un fisico processo abdicato in cui la ‘materia’ trascinata verso l’orizzonte di eventi al piatto mare della luce fagocitata e per sempre persa…




…Ed in cui il devoto credente della danza tribale nominata politica… ricorda quell’atto consumato qual ultimo tango…

Caro Brando prendo in prestito la più che conosciuta scena consumata, giacché l’amplesso si presenta in ugual Camera!

…Ed il ‘buco-nero’ innominato una scena ben censurata per gli amanti del ‘self-service’ di codesta orgia dal potere ‘celebro-leso’ consumata, giacché poco si conosce la Storia la qual ha partorito codesto novello apostolo custode della Verginità della Madonna, che i veri credenti non consumino bestemmia fra un ‘self-service’ e l’altro lungo l’autostrada ben asfaltata della colonica avventura…




…Raccomando al buon Francesco di armarsi d’armatura ed iniziare il pellegrinaggio della nuova antica avventura, giacché da Eretico consumato e da tutti calunniato penso necessiterebbe una vera e propria Crociata per liberare il male da codesta ed ogni Terra da cotal falso apostolo transitata…

…La tecnica del Colpo - e non solo di rimando vibrato qual risposta al lombardo da un’umile lumaca – presenta i tratti imprescindibili di come ogni ‘dittatorello’ vuol prefigurare il sentiero della propria avventura, figurandosi il falso custode della sicurezza nella ‘cappella’ d’ognuno votata, compresa purtroppo, anche la Madonna in silente attesa, che, tra l’altro, mi dicono in buona fede pregata, non curandosi dello Stato (internamente) alla Camera occupata, comporre feudale antico erotico amplesso che meglio lo contraddistingue per ciò di cui privato e Stato in cui ridotto nel malcapitato incontro...




‘Self’ da ognuno accompagnato….

…Cioè ‘materia’ dell’ultima pugnata sentenza, pensando bene in onor di simmetrico invisibile stato di infliggere il fallo della propria precoce iaculatio...

…Insomma, amici compagni camerati e villani che vi siete connessi in codesto atto pornografico dell’intera Storia, non più la politica regna al palazzo d’ognuno, e quando assisi alla vostra poltrona preferita ascoltate l’epica avventura, in verità e per il vero, un film di ben altra Boccaccesca celata e velata Natura…

Infangare la (la po…) Madonna!




…Per cui si comanda dovuta censura, non mi pare il caso far assistere ad inermi infanti codesto spettacolo neppur d’acrobatici attori di teatro consumato, ogni atto pornografico deve esser all’indice posto e coniugato se non addirittura demandato al processo che la Storia comanda per ciascuna Chiesa e Tribunale che alte imperano per ogni borgo e non solo lombardo…

…Codesto colpo di Stato, fra l’anca e la coscia… poscia… esser notificato al dovuto notaio che prenda calamaio e pena per il verbale da cui il misfatto violentare la verginità d’ogni Madonna!


Per la tecnica del Colpo di Stato! (perdonami Brando d’averti qui nominato et anco infangato in codesto italico pornografico suolo natio, la tua fu’ scena maestra senza neppure il burro della briosce per questa insana colazione privata del pane con cui ogni popolo nella dottrinale fame si consuma e diletta…)











         

domenica 4 agosto 2019

& IL CECCHINO SULLA TORRE (4)



















Precedenti capitoli:

Dalla stupidità alla follia (3/1)

Prosegue al...

Ballo mascherato del secondo ma non ultimo atto... (5)

Prima maschera alla Tana del Lupo con la... (6)













…Pensavo a queste cose due settimane fa a Washington proprio mentre stava ancora circolando lo 'sniper', il famoso cecchino che fulminava allegramente le persone che si fermavano dal benzinaio o uscivano dal ristorante.

Lui stava in alto, con fucile telescopico e, da qualche snodo di autostrada o collinetta tranquilla, faceva il suo lavoro. A vittima morta, e solo dopo avere ricevuto una segnalazione, la polizia arrivava e bloccava le strade per due o tre ore, senza ovviamente trovare nessuno perché il cecchino aveva avuto tutto il tempo per spostarsi altrove.




Così per giorni la gente non usciva più di casa e non mandava i bambini a scuola. Naturalmente c’è stato chi ha avvertito che questo succede perché c’è il libero commercio delle armi, ma le lobby degli armaioli hanno risposto che la questione non è avere un’arma bensì usarla bene.

Come se usarla per ammazzare non fosse appunto usarla benissimo.

Forse la gente compera di solito un fucile per farsi il clistere?




Il cecchino di Washington lo hanno poi preso solo perché ha fatto apposta a seminare tracce dappertutto – alla fin fine gente del genere vuole solo apparire sui giornali. Ma uno che non avesse voluto farsi prendere avrebbe potuto continuare sino ad ammazzare più persone di quelle faticosamente massacrate alle Twin Towers.

Per questo l’America stava coi nervi tesi e ci sta ancora: perché capiva che se un’organizzazione terroristica, invece di perdere tempo a sequestrare aerei, facesse circolare per l’intera nazione una trentina di cecchini, potrebbe paralizzare il paese. Non solo, scatenerebbe una gara d’emulazione in tutti coloro che terroristi non sono ma matti sì, e si unirebbero con gioia alla festa.

Cosa hanno proposto alcuni di coloro che evidentemente non sono più in grado di reggere il mondo?




Di fabbricare armi che ‘firmano’ automaticamente la pallottola e il bossolo  (…ma, se al contrario, non con la ‘pallottola’ ma con la Rima, o ancor peggio, con la Poesia, o ancor di più, con sana Letteratura, o con Retti Principi accompagnati da Intelletto e Ingegno non meno di sano Progresso, e con Idee in ordine sparse mirate con precisione - anima e spirito di cecchino -, e coltivate non nella stiva ma in sana Ecologia tradotta in morale di Vita… colpendo i veri pazzi che compongono, o vorrebbero, la folle Storia…  Non ti stupire, allora, se ignari-innocenti-feriti-vittime nell’innominato patrio sangue nazionale sparso in viscere macellate e maculate abbronzate per ogni porto e riva transitate in procinto dell’ultima ‘digestio’ - coratella d’incenso - oltre ogni confine digerite e motivate e dai molti volti, dai molti - similar ugual opposti ingegni - ti vengono [direttamente e/o indirettamente] ad amministrare nonché diluire in superiore alcolico spirito - alba del nuovo mattino tramonto di fine inizio millennio -, l’improprio senso della Legge della Morale e del Diritto accompagnati da Dignità & Decoro Ordine Disciplina & Lavoro… Giacché la ‘pallottola’ li ha colpiti in pieno viso senza neppur un saluto un inchino o un sorriso, solo identica smorfia di disprezzo e urlo… Dacché ne deriva, dopo il versamento del sangue e non più orina allo sportello del Tempio di turno, prelevare il ‘bancomat’ Esiliato in coatto domicilio mirato e assiso confermare lo sparo e non certo il baciamo o lo sputo da tutti condiviso… La loggia è cosa ancor più seria della bocca di un buffone o grillo di corte… Così e per concludere, dalla stupidità - la vera genuina stupidità dalla nuova Torre  distribuita & in parabola digitata & raccolta &d in pixel ad alta definizione riproposta per la vera Anima della materia che a tutti, nessun escluso neppur l’acclamato parlamentare sottosegretario-portaborse-raccomandato direttamente dal Viminale [un tempo ex cardinale] e non più recluso ma concluso nello sporco affare, in ogni hora ci allieta - affine e/o infine - all’odierna e sana follia  '‘istituzionalizzata'… In nome e per conto della giusta pallottola ben calibrata e lo ‘sceriffo’ raccoglierne la dovuta firma!! In nome e per conto della stessa idiozia additata ma quantunque reclamata e ben pubblicizzata per il giusto consenso affine alla sicurezza!! La politica è cosa seria!! E mi perdoni il cecchino di Mosca  Washington o Roma che sia, l’eterna prostituta della Storia, giacché servi di più padroni nell’insana manifesta follia, la pornografia è cosa seria… Mi perdonino, dicevo, di tal ‘pallottola’: giacché anche l’idiozia è cosa ancor più seria ed indicarla o solo additarla o mirarla per ciò che è non vuol dire abdicare l’opinione circa l’insana collerica manifesta intollerante stupidità votata all’idiozia… ma firmare la ‘pollottola’ d’una superiore elevata saggia Giustizia esercitarsi nel poligono della Legge nell’urgenza che il vero Potere pretende…), in modo che estraendo il proiettile dal corpo dell’ucciso si abbia praticamente l’indirizzo dell’assassino.




Non hanno pensato che se voglio ammazzare qualcuno non uso il mio fucile ma quello rubato a qualcun altro, così oltretutto faccio andare in galera lui; e che se sono un terrorista conosco i contatti giusti per avere un’arma rubata, o col codice alterato, o di fabbricazione non americana. Non capisco perché queste cose vengono in mente a me e non agli esperti della sicurezza.

Ma fosse solo questo!


(U. Eco  &  Associati)













giovedì 1 agosto 2019

QUAL TRAMA? QUAL STORIA? (2)



















Precedenti capitoli:

La trama della Storia...(1)

Prosegue in:

Dalla stupidità alla follia (3)













Qual trama?

Qual Storia?

Ogni cosa appare secondo l’improprio Destino a cui l’uomo affida l’innaturale progresso così come il letame e la ‘sporcizia’ ove si rotola e diletta convinto della vetta non meno che della mèta…

…Sì è vero è una ‘sporca faccenda’ così il titolo appare in ogni giornale o canale preferito abdicando al ‘letto’ là ove un Tempo dimenticato scorreva un nobile fiume tradito o solo avvelenato non men che prostituito… fondare la città ove porre Diritto e decoro in nome e per conto dell’uomo…




La definizione classica di ‘dirt’ (sporco) è materia nel posto sbagliato; l’inquinamento è proprio questo: la concentrazione troppo elevata di una sostanza in un luogo, o in un senso più ampio, di una sostanza o di un processo fisico, distinzione che è necessario introdurre qui, visto che ormai si parla di inquinamento sonoro e inquinamento di radiazioni. Al posto giusto e nella giusta concentrazione, la sostanza, o il processo fisico, non solo possono non essere nocivi, ma persino essere benefici (sì lo ammetto vostro onore il fosforo di guardia segnala l’algoritmo d’un diverso composto infatti con le mie Letture in taluni luoghi evolvo gli Universali Elementi donde proveniamo rinnovandoli in un continuo processo alchemico qual [miracolo] fisico digitalizzato verso l’altrui miglior destino divenendo per paradossale contrastata materia ‘sporco’ della ‘stessa… faccenda’ diluita in diversa difettevole scelta e/o pretesa…); i fertilizzanti contenenti fosfati sono benefici in un campo di patate, ma non in un luogo o in un fiume; il sale nel mare non è nocivo, nei campi coltivati sì. Perché il posto è sbagliato? Può essere sbagliato da un punto di vista estetico, in un senso vicino a quello originale della parola, relativo al piacere dei sensi. Il petrolio alla foce di un fiume, la fuliggine su un edificio, le lattine di birra in un parco per bambini, da un punto di vista estetico non meno che morale, bivaccano nel posto sbagliato. Quindi risolvere il problema dell’inquinamento significa perciò ridurre l’afflusso di una sostanza, o di (e qui vostro onore il fosforo di guardia pone l’araldo del proprio ed altrui difettevole principio diluito e distribuito senza principio alcuno… fondando ‘materia’ in nome del falso progresso in moto contrario ad ogni Elemento da cui la Vita non men della Verità al gambo recisa….) un processo fisico, in un luogo ‘sbagliato’  (riducendo la sostanza affine alla Verità posta in pubblica pretesa, dacché conveniamo che è meglio coltivare nel proprio ed altrui orto composto chimico con cui si è soliti raccogliere maggior profitto alla serra ove ogni gas trionfa nell’anestetizzata Ragione senza Elemento alcuno fondare processo e ‘fisico motivo’ ove l’Intelletto recluso privato del Destino, cioè, ove la Natura e Dio e dovuta sana materia prosperano e moltiplicano…)




Tutto ciò per introdurre e dire che sono ‘ufficialmente’ perseguitato dallo Stato ove addito ogni malaffare, Matteo mi perdoni il comune destino apostrofato, mentre misuravo non più l’orto qual agrimensore ma l’improprio profitto o bottino non d’una intera nazione ma d’un sol partito…

…Fu così, infatti, che sgorgò oro nero non men del padrone da ogni parabola distribuito che in nome del mercato globale l’ha pur reclamato… il soldo sterco del diavolo allo stesso domandato con sottinteso patto di rendere quanto concesso & finanziato al tasso fissato…

La parabola annunzia il falso Matteo ove l’Elemento crocefisso… al nuovo processo [fisico]…

…Fu così, infatti, numerato e contato qual Tempo passato eppur ritornato ma certo non creato, solo naufragato, dacché il mestiere dell’agrimensore non piacque all’uomo dell’insano progresso, decise così, come per Matteo, di perseguitarlo in nome e per conto d’una Storia non ancora sepolta, in moto o onda contraria, di come l’oro (il l’oro oro…)sgorga e splende alla riva ove O’mar quant’è bello splende corre e riluce sopra ogni onda per la dovuta ‘polizia’ del nuovo Creato…

Fui accusato e anche naufragato…




‘Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti e perseguiti?’. Questa la Legge celeste, il Dovere, che molti prendono ancora per una favola. Ammesso e non concesso, che dire della Legge terrestre? Anche il Diritto è una favola [caro Matteo]? E i tribunali e le prigioni? Castelli in aria? Non sanno che il pilastro del Diritto di ciò che è retto e giusto – è la presunzione di innocenza, ossia che ogni uomo dev’essere ritenuto innocente fino a prova contraria, e che non è lui a dover dimostrare la propria innocenza ma è l’accusa a dover provare la sua colpevolezza? Ecco la buona fede, colonna portante di Giustizia e Umanità. E non conoscono il buon senso della norma giudiziaria più diffusa e in piedi da oltre 2000 anni – in dubbio pro reo – per la quale nei casi dubbi o qualora vi sia equipollenza di ragioni, dev’essere comunque preminente la tutela (e non certo la persecuzione) dell’innocente, in quanto è meglio che rimanga impunito un colpevole piuttosto che venga punito un innocente? ‘Affirmanti incubit probatio’ – l’onore della prova spetta a chi afferma, a chi accusa. Diversamente, ossia in mancanza o con insufficienza di prove, l’accusa equivale ad un processo alle intenzioni – contrario alla Legge e al buonsenso, in quanto evidenza di malafede – e pertanto l’accusatore, incorrendo nel reato di calunnia, diventa l’accusato e il punibile. ‘Non giudicate, per non essere giudicati’, poiché ‘di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio’.

Come in Cielo, così in Terra!




…Quindi fui accusato o lo sono ancora per dedotto fisico contrario processo contrastato non men che perseguitato dalla Storia, giacché l’intera banda compreso il ‘mandante’, taciuto uomo di Stato, si ritengono ‘aggrediti’ non men che danneggiati per quanto rilevato non men del ricavato alla ‘parabola’ distribuito….

…Talché deduciamo che seppur aggrediti vilipesi calunniati non men che danneggiati in ogni luogo ove depongo l’esilio, giacché privato della fissa dimora, lo Stato impreca ed implora…

…La camicia non certo ho macchiato della nera tinta petrolio sfumato alla moda…

…Sicché rispondere agli aguzzini di Stato mi par cosa lieta, giacché in difetto (vero difetto) interpretativo di come il fatto muta in Storia fondando falsa moneta…

…Va’ non solo Rimato ma corrisposto in dedotta non gradita risposta…

È quindi per me come con tutti coloro i quali mi accompagno in codesto processo [fisico] un onore, da codesti associati uniti falsi umiliati offesi non men che aggrediti, esser non più perseguitato ma addirittura, come la Storia insegna… e non più Stato, esser addirittura indagato in attesa d’esser dalla banda prelevato… ma ancor posso dirmi fortunato in quanto non del tutto pestato…

Ciò che Stato mai più sarà coltivato, infatti il motto della camicia quanto del compagno che l’avversa, imperano ed ingannano, non men della moda qual tinta divisa unita al comune motto della Storia… uccisa…

…Da Tempo immemorabile esiliato e non gradito con il solo conforto di avere, come Matteo insegna, per ogni soldo neppur rubato qual coltivato mestiere, un pur valido psicologo che potrà indicarmi la via giusta dell’obitorio o cantina, ove in genere la materia sosta prima della dovuta meritata Terra… mai sia detta tomba concessa oppur sepoltura…

…E come Socrate insegna, l’Ospedaliero di turno non rileverà veleno alcuno, in quanto combatterò come lui il despota del comune destino, beninteso non vi sia Matteo a prender nota del soldo maturato e restituito, giacché mia devota divina ferma intenzione restituire ogni torto al vero padrone…












domenica 28 luglio 2019

& L'AFFARE DEL PETROLIO (18)






































Precedenti capitoli:

Matteo come Matteotti (17/1)

Prosegue con...

Progetti separatisti... (19)

& What shall it profit (?) (20)










Il giornale del Partito fascista, ‘Il Popolo d’Italia’, lo sostiene in modo esplicito: Non mi meraviglierei che dovesse risultare domani come la mano stessa che forniva a Londra all’on. Matteotti i documenti mortali, contemporaneamente armasse i sicari che sul Matteotti dovevano compiere il delitto scellerato. L’autore dell’articolo si nasconde dietro lo pseudonimo di ‘Spettatore’, ma a ispirarlo – è stato appurato – è direttamente la presidenza del Consiglio, cioè Mussolini.

Seppur velatamente, il cronista pare individuare il mandante del delitto proprio nella britannica Anglo-Persian.

La contraddizione, almeno all’apparenza, è evidente: perché la mente che ha armato Matteotti contro Mussolini, consegnandogli documenti compromettenti, avrebbe dovuto contemporaneamente armare anche la mano dei suoi assassini prima che potesse pronunciare il suo discorso in parlamento?

L’ipotesi del presunto doppio gioco degli inglesi non trova altro fondamento certo, tuttavia la domanda resta, poiché una responsabilità diretta del duce non è mai stata provata in nessuno dei tre processi per il delitto; neppure in quello, l’ultimo, celebrato subito dopo la guerra, nel 1947, quando il regime si era ormai dissolto, Mussolini era morto, l’Italia era stata liberata ed era ormai una repubblica democratica. Ma oggi, alla luce dei documenti riguardanti Churchill e l’affaire Dumini rinvenuti negli archivi nazionali britannici di Kew Gardens a Londra dagli autori di questo libro, è forse possibile aggiungere le tessere mancanti del mosaico.

Dopo l’assassinio il governo annulla l’accordo con gli americani




La prima tessera è proprio l’ambigua figura di Dumini, l’uomo della Ceka che ha guidato il commando dei rapitori e degli assassini di Matteotti. Massone iscritto alla Gran Loggia nazionale di piazza del Gesù con il terzo grado, quello di Maestro, vanta con il regime rapporti stretti almeno quanto quelli che intrattiene con il mondo anglosassone.

Dumini è nato nel 1894 a Saint Louis, negli Stati Uniti, e il padre Alfredo è un mercante d’arte fiorentino. La madre, Jessica Wilson, è invece rampolla di una facoltosa famiglia inglese: ha due sorelle che conducono una vita molto agiata nei pressi di Londra, un fratello, ricco commerciante, che si è stabilito in Australia, e un altro fratello, ingegnere, che svolge un compito piuttosto delicato in America per conto del governo inglese nel settore della costruzione di navi da guerra. Qualche tempo dopo il delitto, nel 1933 – racconta Peter Tompkins, l’uomo dell’Oss (ovvero l’Office of Strategic Services, il servizio segreto Usa in tempo di guerra, poi ribattezzato Cia) in Italia –, Dumini, forse sentendosi abbandonato dal regime, scrive un memoriale e lo invia a due legali di estrema fiducia, uno in America e l’altro in Inghilterra, con l’invito a renderlo pubblico nel caso in cui venga assassinato. Ma non gli succede nulla. Anzi, viene inserito nei ranghi dei servizi italiani e inviato in Libia. Scoppiata la guerra, quando gli inglesi entrano a Derna, nel 1941, lo arrestano e lo fucilano. Viene solo ferito, però, e riesce a scappare dopo essersi finto morto.

Questa, almeno, è la versione ufficiale diffusa dagli stessi britannici.




Nel 1943 Dumini segue Mussolini a Salò, dove continua a svolgere il suo ruolo di agente segreto per conto dell’intelligence della Repubblica sociale e con ogni probabilità anche di Londra. Arrestato nuovamente dagli inglesi nel 1945, a guerra conclusa, due anni dopo viene processato e condannato all’ergastolo per il delitto Matteotti. Ma la pena è prima ridotta a trent’anni e poi, grazie a una serie di indulti, praticamente annullata. Ed è davvero difficile pensare che dietro la clemenza dei vari tribunali non ci siano ragioni inconfessabili, per esempio qualche debito da saldare nei confronti di un personaggio che aveva ben servito la causa.

La seconda tessera è il gerarca fascista De Bono, alle cui dipendenze lavora Dumini all’epoca del caso Matteotti. Il capo della Milizia è legato alla Gran Bretagna da un filo doppio: attraverso la massoneria, come abbiamo visto; e in quanto fiduciario di Casa Savoia, i cui rapporti con la Gran Bretagna non sono mai venuti meno, rafforzandosi anzi con il passare degli anni.

Assume quindi una certa importanza il fatto che una copia delle carte compromettenti sulla convenzione Sinclair, quelle che erano nella borsa di Matteotti, finisca proprio nella cassaforte di De Bono. Il gerarca utilizza quei documenti per ricattare Mussolini e ottenere un risultato favorevole agli interessi britannici?

Ipotesi più che plausibile. Di sicuro – e la coincidenza non può non impressionare – subito dopo l’assassinio del deputato socialista, quando si diffonde la notizia dei suoi incontri londinesi e delle informazioni che ha raccolto nella capitale inglese, il governo italiano annulla immediatamente gli accordi con la Sinclair. Non solo. Anni dopo, deposto Mussolini il 25 luglio 1943, tra i gerarchi della corrente filobritannica che hanno partecipato al golpe firmando l’ordine del giorno proposto da Dino Grandi, c’è anche De Bono. Il quale, processato a Verona da un tribunale della Repubblica sociale e condannato a morte insieme ad altri, tenta di salvarsi la pelle consegnando a Mussolini i documenti di Matteotti.




Quel materiale si trova probabilmente fra le carte sequestrate dagli inglesi a Mussolini, a Dongo, poco prima che il duce sia fucilato: il famoso archivio sui rapporti segreti tra il fascismo e il governo di Londra, che tanto avrebbe imbarazzato Winston Churchill e la Corona britannica se fosse finito in mano ai partigiani o, peggio, a conoscenza dell’opinione pubblica. I profili e le storie personali di Dumini e De Bono portano certamente a Londra. E il loro speciale legame con quel governo autorizza quantomeno a ipotizzare un qualche doppio gioco da parte loro.

Quale potrebbe essere, dunque, il tassello mancante del caso Matteotti?

Le carte segrete e la finta morte di Dumini

 Facciamo un passo indietro e torniamo all’inizio del 1941. Quando gli inglesi conquistano Derna, in Libia, la prima cosa che fanno gli uomini dell’intelligence è raggiungere l’abitazione di Dumini. La ragione di tanta fretta è che gli agenti di Sua Maestà cercano qualcosa che per loro è di enorme importanza. Infatti, dietro una finta parete, il tenente Duff e i suoi uomini del Naval Service trovano l’archivio segreto del sicario di Matteotti. Materiale scottante, con molte lettere di Mussolini e altri documenti su quel delitto assai pericolosi per il duce.

Ma solo per lui?

Dumini, con le sue carte, viene subito trasferito al Cairo, dove valuta con i servizi britannici quale possa essere il modo migliore di gestire la faccenda. Le sue controparti sono il colonnello George Pollock (Special Operations) e l’agente Rex Leeper. Molto probabilmente Dumini si assicura l’incolumità offrendo il suo archivio all’intelligence in cambio della protezione inglese. La spia italiana rimane per qualche tempo al Cairo, in gran segreto, mentre i suoi documenti vengono immediatamente trasferiti a Londra e messi al sicuro negli archivi del Naval Service. Qualche mese dopo, ai primi di novembre, le autorità militari britanniche al Cairo, assieme all’ambasciatore in Egitto Sir Miles Lampson, propongono un piano al Foreign Office (il ministero degli Esteri britannico): redigere un falso certificato di morte dell’agente italiano, la cui ‘fucilazione’ sarebbe avvenuta il 7 aprile 1941.




Si punta a ottenere due risultati. Da un lato, la sua scomparsa allontanerà ogni sospetto sui suoi rapporti con l’intelligence britannica, che anzi potrà continuare a servire anche negli anni successivi. Dall’altro, sapendo che il sicario di Matteotti ha inviato un memoriale a due legali in America e in Inghilterra, pregandoli di renderlo pubblico in caso di morte, la diplomazia britannica è certa che la notizia del suo decesso indurrà gli avvocati a diffondere quel documento, con effetti propagandistici devastanti per l’immagine del duce. Londra approva il piano il 13 novembre 1941. Ma l’ambasciatore in Egitto e il Foreign Office, che probabilmente non sono informati su tutti i retroscena dell’affaire Dumini, non hanno messo in conto la reazione di Churchill. Una reazione furibonda. E incredibilmente strana. Non appena viene messo a conoscenza del piano predisposto dall’ambasciatore Lampson e dal Foreign Office, il 14 novembre, il premier si inquieta non poco, perché ‘la faccenda sembra molto seria’.

Tre giorni dopo, durante una riunione del War Cabinet, il gabinetto di Guerra, ordina infatti di mettere tutto a tacere. La vicenda Dumini, leggiamo nei documenti inglesi, dev’essere ‘attentamente valutata’ perché potrebbe provocare ‘attacchi’ in grado di danneggiare il Regno Unito. Al ministero degli Esteri britannico appare del tutto incomprensibile il comportamento di Churchill. Il Foreign Office non capisce perché non si debba sfruttare contro Mussolini un’occasione così ghiotta. La faccenda sembra chiusa. Trasferito il suo archivio a Londra, Dumini scompare nel nulla, salvo riapparire più tardi di nuovo al fianco di Mussolini, a Salò.

Ma c’è un imprevisto che getta Londra e Churchill di nuovo nel panico. Nel maggio del 1942, un anno dopo il ritrovamento dell’archivio a Derna, nonostante sia stata bloccata l’idea di utilizzare quelle carte contro Mussolini, chissà come, perché e da chi, a un giornalista australiano al Cairo, John Lardner, viene riferita la notizia della ‘morte’ di Dumini. Ignaro ovviamente dei retroscena, il giornalista la prende per buona e la ‘gira’ alla stampa americana. L’articolo esce sul ‘New York Times’ il 14 maggio 1942. Londra entra subito in fibrillazione, temendo la pubblicazione del materiale che l’assassino di Matteotti ha inviato anni prima ai suoi legali in Inghilterra e Stati Uniti. L’agitazione britannica risulta con tutta evidenza dalle pressanti richieste di chiarimenti inviate da Londra alla sua ambasciata di Washington. Ma Churchill, anche in questa occasione, ha molta fortuna, oppure riesce ancora una volta a insabbiare il tutto. Perché l’avvocato londinese non rende pubblica neppure una riga. Mentre quello americano, Martin Robertson (San Antonio, Texas), si limita a divulgare, il 16 maggio 1942, un innocuo memoriale di un centinaio di pagine, in cui Dumini ammette di aver partecipato al sequestro del deputato socialista, professando però la propria innocenza per la sua morte: tutto lì, non emerge nient’altro.




Il potenziale esplosivo di quei documenti viene così disinnescato. E il premier britannico tira un sospiro di sollievo.

Mussolini pagato dagli inglesi

Torniamo allora alla domanda iniziale: perché Churchill ha tanta paura di quello che potrebbe saltar fuori dalle carte sul delitto Matteotti?

Le risposte sono diverse.

Alcune ipotetiche perché basate solo su indizi, per quanto molto seri. Altre certe, perché fondate su documenti trovati negli archivi londinesi dagli autori di questo libro. Ad angosciare il premier ci sarebbe innanzitutto il rischio che venga alla luce che Dumini fosse al servizio dell’intelligence britannica già dal 1919-1924, cioè nel periodo che va dall’ascesa al potere di Mussolini fino al delitto Matteotti.

Vediamo ora, invece, le risposte certe.

Intanto, in quello stesso periodo, anche il duce intrattiene rapporti con i servizi segreti di Londra. Nel gennaio del 1918, subito dopo la disfatta italiana a Caporetto, il diplomatico inglese Samuel Hoare apre a Roma una sede dell’MI5 (Military Intelligence, Sezione 5, ovvero l’agenzia britannica per la sicurezza e il controspionaggio). Con una missione molto precisa: spostare l’opinione pubblica italiana dalla parte delle potenze alleate che combattono contro gli imperi centrali, reclutare uomini politici e giornali e tenere d’occhio i filotedeschi (tra questi ultimi, come risulta da decine di rapporti inviati a Londra da Hoare, c’è anche il cardinale Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII). Nella fase finale della prima guerra mondiale i servizi britannici foraggiano abbondantemente uomini di partito, direttori di giornali e giornalisti perché conducano una campagna di stampa a favore di Gran Bretagna e Francia. E tra costoro c’è anche Benito Mussolini, ex esponente di punta del Partito socialista, che percepisce 100 sterline alla settimana da Sir Hoare.




Churchill evidentemente sa che il duce è un uomo degli inglesi. Di più: è un suo ammiratore e intrattiene con lui intensi rapporti epistolari. Ne favorirà l’ascesa al potere per contenere non solo il pericolo social-comunista in Italia, ma anche quello bolscevico in Europa. E non esita, in seguito, all’epoca in cui il regime fascista è nel pieno del suo splendore, a esprimergli pubblicamente tutta la sua ammirazione, definendolo il ‘salvatore dell’Italia’ e ‘il più grande legislatore vivente’.

Quando nell’aprile del 1924 Matteotti si reca in gran segreto a Londra per incontrare i laburisti, i Tories sono all’opposizione. È assai probabile che gli uomini dell’intelligence vicini ai conservatori apprendano che il deputato socialista è ripartito dalla Gran Bretagna con le prove sulle tangenti pagate in Italia dall’americana Sinclair Oil, e che utilizzerà quelle carte in parlamento contro Mussolini.

Churchill, dunque, non può consentire che il regime italiano rischi di cadere, travolto dalle carte di Matteotti, compromettendo anche la politica petrolifera inglese (di cui lo statista è uno dei grandi strateghi sin dai primi del Novecento). Come abbiamo visto, proprio alla vigilia del caso Matteotti, la britannica Apoc ha messo in piedi il suo progetto di assalto al mercato italiano. Puntando in due direzioni. Da un lato, l’obiettivo è l’americana Standard Oil. Dall’altro la stessa Italia, o meglio: quella parte meno ‘anglofila’ del regime che comincia a scommettere su una politica energetica autonoma attraverso la costituzione di un ente petrolifero nazionale. Un disegno pericoloso quanto la presenza degli Usa, per gli interessi britannici nel Mediterraneo e in Medio Oriente, e che Londra tenta di contrastare in tutti i modi attraverso le sue quinte colonne italiane.

Gli interessi inglesi sono salvi. E Mussolini pure




Tra il 1920 e il 1921, pur tra mille difficoltà, il governo liberale costituisce la Direzione generale dei combustibili (Dgc), che ha il compito di ridurre la dipendenza energetica italiana dalle compagnie straniere. Ma una commissione parlamentare, istituita per elaborare una proposta di riordinamento dell’amministrazione dello Stato, verso la fine del 1921 conclude i suoi lavori con la proposta di abolire la Dgc, provocando la violenta reazione di una parte del governo. Il ministro dell’Agricoltura, da cui la Dgc dipende, dichiara che se tale proposta fosse accettata, comprometterebbe, ‘con grave pregiudizio dell’economia nazionale, la politica di combustibili all’estero, e particolarmente l’approvvigionamento degli olii minerali’, cioè quella politica avviata dalla Dgc per assicurare al paese ‘le fonti di petrolio all’estero, onde emanciparsi dal servaggio imposto all’Italia dai grandi trust internazionali’.

Un’esigenza – dettaglio non di poco conto in quel contesto – che induce tra l’altro il governo italiano a stipulare con la neonata Urss, nel 1923, un accordo per le forniture petrolifere; scelta che Mussolini giustifica alla Camera con queste parole: ‘Il trattato con l’Unione Sovietica nasce dalla necessità di rinsaldare l’indipendenza del nostro mercato dai trust internazionali nelle cui mani non possiamo affidare l’avvenire della nostra industria e la stessa sicurezza dei servizi pubblici, in particolare quelli attinenti la difesa della nostra Patria’.

È un atto che i britannici non gradiscono.




Innanzitutto, perché un loro agente ha osato ‘muoversi in proprio’, andando addirittura contro la decisione di boicottare il petrolio ‘comunista’ presa l’anno precedente, nel 1922, alla conferenza dell’Aja. E poi perché, visto che gli inglesi si accingono a dare l’assalto al mercato italiano, anche i rapporti tra Roma e Mosca (come quelli con le americane Standard Oil e Sinclair Oil) costituiscono una minaccia per i loro interessi. Insomma, non vogliono che il nostro paese si trovi un giorno nella condizione di emanciparsi dalla dipendenza energetica, e quindi anche politica, britannica. Un obiettivo che coincide con quello di una parte del ceto politico e del mondo dell’informazione italiani dell’epoca.

La Direzione generale combustibili viene chiusa nel 1923, con una decisione imposta dallo stesso Mussolini. E con quell’atto si spalancano alla Gran Bretagna le porte del mercato italiano e le vie del petrolio dal Medio Oriente all’Europa, proprio attraverso l’Italia.

Dunque, nonostante certe sue intemperanze e velleità autonomistiche, il duce è per Churchill, e per gli interessi economici che il leader conservatore britannico rappresenta, una pedina troppo importante perché si possa correre il rischio di perderla.

L’assassinio di Matteotti, proprio alla vigilia del suo importante discorso alla Camera, quello in cui avrebbe denunciato le tangenti legate alla convenzione con la Sinclair, risolve ogni problema. A Mussolini. Alla britannica Apoc. E a Churchill che, attraverso le carte di De Bono e quelle di Dumini, può continuare a tenere in pugno il duce. Gli americani sono messi da parte, Mussolini non cade perché Matteotti non riesce a pronunciare la denuncia in parlamento, e gli interessi inglesi sono salvi. Churchill insomma sceglie il male minore, pur di salvare il duce da una catastrofe annunciata.

(Cereghino/Fasanella, Il golpe inglese)