giuliano

giovedì 13 agosto 2020

NULLA DI ALLARMANTE! NULLA DI PREOCCUPANTE! (17)

 









   Precedenti capitoli:

   I colori della guerra (15/6)

  Prosegue con:

  Una carta per uscire di prigione (18)








Nulla di allarmante!

Nulla di preoccupante!

 

L’Universo sta lentamente precipitando.

 

Con Lui sua figlia,

questa oscura misera

Terra sconosciuta.

 

Tutto calcolato!

Tutto previsto!

ogni singolo battito o ultimo vagito.

 

Ed ogni Elemento ferito e condiviso,

seppur malato

vomita il proprio frammentato delirio.

 

Nulla di preoccupante,

siamo uniti e rappresi da un morbo antico

simile ad una peste.

 

Anche lei, ci informano,

fuggita di sorpresa

come una veloce saetta.

 

Se da un ala di pipistrello,

o alchemico castello,

inesorabile scrive pandemico unanime destino.

 

Nulla di serio,

in codesta breve Simmetria

seppur l’intera ciurma si divora a vicenda.

 

E quando la guerra sarà conclusa,

o appena iniziata,

si scorgerà un veliero non del tutto naufragato.

 

I reietti consumarsi a vicenda,

dell’antico pasto

di cui il più famoso ‘nero rivoltato’.

 

Al porto dell’ultima spiaggia,

o ultima deriva

ci dicono che il continente di nuovo unito.

 

L’uomo potrà nascere

correre parlare

e ugualmente affogare.

 

Ogni tanto scorgeremo

corpi galleggiare

ove un Tempo il piatto mare come la Terra intera.

 

Navigata e conquistata,

al porto dell’ultima deriva

o prima riva di nuovo fondata.

 

Il ‘quadro’ assume

prospettive d’una Natura persa: la bellezza

ornerà l’antica taverna non ancora affondata.

 

Ove ogni ‘baleniera’,

posseduta dall’umano delirio

sarà ammonita dal pulpito in nome d’uno strano Dio.

 

La predica ci congiunge ad una preghiera nuova,

l’occhio di Ismaele cerca pace da taverna

Achab non vuol perdere l’intera baleniera.

 

Nulla di preoccupante,

il resto della ciurma approderà

alla nuova riva promessa.

 

Le tinte del quadro ritratto

assumono colori tinte e sfumature

d’una nuova èra.

 

L’alba si affaccia

sui resti di ciò che rimane

dell’ultima bufera.

 

La balena che rimpiango

fredda più del ghiaccio,

ogni tanto ne scorgo un silente vomito.

 

Precipita come gelo a primavera

e con uno starnuto

affoga ogni Anima ancora in vita!

 

Quadro della silente Bufera!

 

La Stagione che rimembro

un Sentiero difficile

e freddo più d’un mare ghiacciato.

 

Condiviso in ugual Tempesta!

 

Solo come Cristo

in nome della Natura intera

quello mi ha indicato fors’anche comandato!

 

Un rimpianto strano,

un eretico delirio

condiviso con altri al porto di questo mare ghiacciato.

 

Un Alba ove l’uomo

non ancora nato

o forse non ancora morto.

 

La Natura mi sussurra

di continuare per codesta

impervia via maestra.

 

Solo e sconfitto

umiliato e deriso

qualcuno non visto mi sputa sul viso.

 

Il prezzo antico

per aver barattato ma non certo confuso

il Sogno con l’altrui delirio!

 

Il prezzo antico

con la colpa di aver barattato un Tempio

con la Natura che mi chiama al proprio cospetto.

 

Un solo ricordo!

al resto della ricca ciurma di reietti

giacché non fui e sono il solo (ciò mi è di conforto).

 

Salvo l’Anima

e con Lei Dio

che l’ha comandata riflessa nel ricordo

 

D’una grande Natura!

 

Se vi fosse qualche Anima in questa ciurma

a loro dedico questa Poesia

che abbiano cura dell’Anima della nostra Natura!

 

Ed a loro dico e non certo ciarlo

elevando esempio:

di aver abdicato i fasti della falsa ricchezza

 

Con un Inverno duro

e una corona di spine

perché spero di vedere sorgere di nuovo la Primavera

 

Per ogni Natura persa!

 

La Natura mi guarda e sorride

l’occhio di Dio

parla dalle sue pupille…


 (Prosegue con il capitolo completo...)




 

 

 

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