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La cosa più geniale che esista consiste forse nel credere, con adozione, nella morte: prendere per sé, senza preferirla, la cessazione. Forse la morte uccide di malavoglia chi di buona voglia, ma senza preferirla, muore; chi dimostra di trovare lo stesso gusto nel morire che nel dormire, sgonfia la morte di tutta la sua eternità. La credenza nell’immortalità è molto poco geniale paragonata a questo.
Probabilmente
la Vita non si propone nulla, né va a nulla; anche se lei stessa di per sé non
vorrebbe proporsi alcun fine, seppure suo malgrado o con sua indifferenza
sembra ottenere nulla. Come il volgere dei pianeti, la vita non si propone
nulla: come quelli percorrono milioni di chilometri di orbita per continuare o
non continuare senza fine, così la vita: non ci sarebbe legge longevista né
legge che tentasse di monoindividuare la materia o cosmo.
La
Vita fa quello che può; fa da cortigiana, da principe, da muratore, da guappo;
fa tutto quello che le consente la meccanica del cosmo, lo stesso vivere che
suicidarsi, moltiplicarsi che non moltiplicarsi.
Tutti i fini che si sono creduti di discernere: la vita esiste per la specie, la vita cerca la crescita infinita o l’organismo immortale, la vita è longevista - alcuni dei quali anch’io mi proposi di analizzare - mi paiono ufficiosi. È meglio non inventare un altro mito dopo tanti: una “teleologia”. Meglio dire che la vita esiste come avrebbe potuto non esistere; che è sorta da un caso e che per un qualunque eventuale incidente - aumento di vari gradi della temperatura del mare, dell’aria, della terra, o diminuzione per raffreddamento del sole o qualunque altra causa - può sparire un giorno qualsiasi. I biologi hanno già pensato che come un’epoca euzoica è succeduta a una azoica, a questa potrà benissimo succedere una apozoica, e io credo che questa possibilità non sia così fantastica né così lontana, teoricamente, come loro avranno creduto. Ci saranno stati individui che hanno voluto la morte della loro specie, e saranno scomparsi e noi non ne sapremo nulla.
Mi
era sempre capitato di pensare che la Vita poteva essere un sistema molto
vistoso ma privo di alcun fine; poi provvisoriamente ho pensato che la sua
aspirazione poteva essere un monoindividuo immortale, ma ogni supposizione
sembra smentita da infinità di fatti.
Penso
sempre e voglio pensare; voglio sapere una buona volta se la realtà che ci
circonda ha una chiave di spiegazione o è completamente e definitivamente impenetrabile.
Impresa in apparenza sterile, ma se di tanto in tanto non ci fosse qualcuno che
strappa gli uomini dalla loro avida ricerca di denaro, non varrebbe la pena che
l’umanità continuasse a riprodursi perché tutti operino come automi ripetendo
lo stesso meccanismo del lucro.
(Macedonio Fernandez)
Se la nostra sensibilità, che è tutta la Realtà e tutto ciò che siamo…..
DI TUTTO E DI NULLA…
Si tende a trascurare ed omettere, sicuramente in mala fede (Bonafede innominato!), tutta la nuova e più vasta archeologia di suoni in cui Nulla (ha) creato - e dicono ancora crea - talvolta a loro insaputa seppur il verbo della parabola vigila e mobilita, attenta scruta caccia e infiamma la folla, per poi imporre l’intrepida trappola mirando ed aspirando all’agnello di Pasqua, il capro occupato in alta quota dicono che sia digiuno d’acqua ma abbonda d’energia alternativa.
Suoni, accennavo, non appartenenti al vasto Regno degli altrettanti sincronizzati internati rumori simmetrici al presunto progresso dell’Essere ed Avere, ovvero ed ancor meglio, Essere tutto non avendo Nulla, compresa la vera e più sana Sinfonia mai udita nonché percepita dicono solo degustata, abdicata e servita dai nuovi artificiosi-artifizi al fine di rifondare - per ogni caverna con vista - gusto appetito non meno del corretto orientamento dell’oracolare olfatto, ossia se nati dal ventre o dal buco d’un diverso dio, che l’uomo presiede se non ancor abortito.
Quando
dalla grotta ove entrato da semiumano precipitato dentro un cesso da sterco
indesiderato!
Anche
Plutarco ne avverte l’odore indesiderato!
Se
fosse vero il contrario, e l’orango partecipe con consapevole certezza o inconsapevole
colpa - quali facoltà equamente distribuite e riunite - al Cogito razionale (e istintivo) come irrazionale (innominabile Divino) di cui l’Anima e lo
Spirito manifestano altrettanto Pensiero posto e/o ciarlato nelle pari
condizioni di LIBERO ARBITRIO, d’ugual medesima funzione uditiva con maggior o
minor vista distribuita da un diverso arbitro poco gradito alla medesima Storia;
avremmo
altrettanta maggior ‘consapevole
consapevolezza’ della nuova funzione in uso con vista uditiva verso il più
nobile e fiero Nulla da cui nata (già
morta) ogni deposta o soppressa facoltà più o meno istintiva.
La
quale come tale (facoltà), articola e
dirotta anch’Essa l’antica Dottrina verso le più intasate rotte del Vento
ostacolate dal cancro del nuovo Essere & Divenire…
Questa
efficiente e più vasta inarticolata defecata
rete artificiale, faro ad uso e disuso di ogni nuovo consumatore della mitologica
e più nota ‘offerta speciale’ [prendi DUE E PAGHA UNO], conferendo allo speziale, o
cuoco di turno, dal sapore orwelliano incaricato nella perenne riunione di
Gabinetto, il merito assoluto & esclusivo aggiunto, di declassificare il
principio stesso del gusto inerente non solo all’umano, ma alla Vita per come nata concepita e udita, e non solo saltata in
paideia!
La
quale va apostrofata in degna o indegna risposta!
La
Dottrina più o meno filosofica (e
scientifica degna del proprio nome) come la Teologica poco gradite all’ombra
della luce del nuovo sapere, quasi all’oscuro del Tutto; infatti il Nulla
sapendo, predilige il fossile d’una diversa presa d’incoscienza con l’energia
equamente distribuita al prezzo fisso & pattuito dalla nota Compagnia!
Tutti
i prodigiosi frutti coltivati e raccolti nella divergenza, il più redditizio
e fruttuoso terreno dell’insana materiale incoerente inconsistenza con cui
seminare (e solo dopo la matura cottura
misurarne…) il verbo del degrado ben lavorato nonché vigilato, per poi
essere iniquamente distribuito da una diversa presa di meccanica fossile
Coscienza con cui partecipare all’intero Mercato in offerta a dispetto
dell’intera Natura precipitata nell’abisso del Nulla; compongono a
nostro modesto giudizio, l’ammirato quadro d’una perenne Natura Morta in degrado
fisico quanto metafisico.
Dacché,
ne deduciamo, con il permesso del cuoco di turno (anche se non vegetariano, solo astenuto ma non del più fiero e
carnivoro pasto…), se tutto ciò appartenente al grado di giusta cottura affine al prelibato e più saporito
grande merito dell’antico corso o numerato evento della Storia (sia essa surgelata o di miglior cultura),
nella quale prendere atto e ancora degustare l’antica e aggiornata inquisizione
in merito alla Coscienza (cotta e
ragguagliata nel primato dello stracotto stufato, con cui affermata la propria
ed altrui incestuosa presenza prossima al Nulla, circa il degrado assolutistico
della scondita raffreddata deriva conferita dalla più nota e bollente crosta); oppure più affine alla tortura
da mensa con cui lo Stato di cottura afferma mobilita - e di conseguenza
sazia - l’invisibile fame del Sapere, con cui cuoce le più nobili e fiere prede,
e come tali non disposte all’ignobile sacrificio cui destinare tal immondo
Secolare appetito (equamente distribuito
alle ore di punta).
Potremmo
cambiar di cucina, ma essendo quest’ultimo animale approdato alla più nobile Fiera,
l’intero Paese ne faccia tesoro e dispensa per come si nutre il proverbiale
stivaletto d’ogni Impero cadetto…
Non
prendete sonno cari amici in ascolto, i quali ci vegliate e contate da interminabili
ère pur avendone perso il conto…
(infatti alla cucina posto l’ingordo ed ogni
peccato ben servito come cucinato, difettando per sua limitata natura - circa
la sua ed altrui specie - senza cultura, abbondare nell’arte della gola e della
lingua che al meglio si addice o disdice alla divorata verità sbranata circa la
Fiera sacrificata, accompagnata dal divino novello perBacco, servito al giusto
grado e palato del più prelibato aperitivo del Porco, il quale non essendo né
dio né porchetta, ma da taluni solo nominato Porco…(e più non si dica),
colmare e saziare la panza della più nobile e votata sostanza nell’eccellenza,
divario e misura della distanza in cui allevato e rinato… il nobile e
sopranominato Porco nonché sovrano; infatti, vigila la propria ed altrui cucina
affinché ognun si sazi e rotoli nella patria fattoria nel grasso della sua natura
per ogni duro inverno, in attesa della brace con una estate più condita in cui
sepolta e cotta la più indomita Fiera fuggita alla dimora dell’antica Foresta…)
…ogni
promessa dai tempi di Cecco Dante permettendo, a voi degna circa il peccato
consumato, e a cui vi ripongo e destino dopo il degradato Girone, in quanto
l’inquisitore ha ragguagliato il nuovo artifizio al servizio dello stato,
infatti dicono e proclamano, ciò che è stato mai più sarà, a fine cottura
quando il disgraziato eretico da Fiera bestemmia l’intera avventura della
nobile cucina della Fattoria…
Questa
forchetta - maneggiando - si intromette e non più con il suono o rumore a cui
il degrado ne ampliano e amplificano la materia della nota paideia, ed a cui appartiene il linguaggio del Nulla,
ovvero malaffamato che tenta di non più avvelenare, ma aggrapparsi alla gola
dello speziato malcapitato, per succhiarne la linfa della vita.
Un
licantropo? direte voi, poveri lupi navigati per questo infestato mare! No!
Solo un sugo maneggiato!
Si
innesta sull’onda, si aggrappa all’etichetto grado monte del dio frammentato e
ad intervalli sorseggiato con altrettanta accompagnata frammentata visione
circa il presente e futuro divinizzato e messo a pronta cottura; si incammina
per tutta la sua ed altrui natura verso la scala a chiocciola della rifugiata
mansardata al passo lento di mostarda: il generale ferito in ogni battaglia;
poi ancor pensa e cogita, ora qual iniziato verso il grande mistero di presidiarne
la cima del riparato ripiano ove il quadro compone il resto della ciurma; ogni pensiero
che avanza il conflitto con l’onda della paideia si fa amletica, la bestia del
nuovo progresso vorrebbe porre ed abdicare all’oblio dell’ansia la nemica fiera,
la paura il solo destino per ogni lingua con in dotazione un buon palato (fra lingua & palato si narra un antico
conflitto di stato), con il quale ha fondato e ancora maneggia la parabola
della nuova dottrina del più vasto e coscienzioso Impero della cucina,
maneggiato con cura!
Ne
ha perfezionato l’Arte che da un Martello deriva dimenticando l’antica ciotola
a forma di scodella, per una più fiera paideia, e l’ha convogliata verso una
nuova frullata turbina, la medesima ove i fiumi delle rinascite compiono il
loro destino in funzione della più nobile fuga, detta da taluni spaghetto allo
scoglio; ed in attesa non più del Karma della morte in vita, bensì del nulla in
cui s’ode e viene intonata la litania - o peggio - opera e spiedo rogo
dell’intera opera sinfonica da cucina!
Il
male se un Tempo veniva definito banale quanto un panino, hora in questo più
difficile Secolo, ove impera e dimora l’artificiosa macchina del progresso,
divenuto diabolico invisibile e ancor
più malefico al pari dell’antica cucina del boia; e in quanto tale può apportare
l’oblio assoluto seppur maneggiato e condito con cura in quanto invisibile e
non odorato da Nessuno, nell’incapacità dell’uomo, ma non certo degli antichi dèmoni
della Terra, di percepirne l’infernale maleficio che dal fornetto ogni tanto
s’oda qualche imprecazione; per ogni condominio ove ubicato, infatti, si
dispone di disperderne l’odore rimasto come disposto dalla Legge ecologica vigente nella nova transizione di
inizio e fine cottura (si controlli i
minuti dati dalla differenza fra forno a micro-onde o con più presa di
coscienza alternativa posti sul retro della stiva), affinché sia rispettata
con cura, come consigliato sulla confezione ad ognun distribuita e
successivamente si provveda alla più degna differenziata sepoltura con spirito
in raccolta (non disperdere i vuoti nel
Nulla, grazie!)…
O
ancor meglio di distinguerne il suono quando non ancor cotto, il rumore, il
frammentato congiungersi con tutto ciò che conoscevamo come naturale di quella
Armonia acerrima nemica della nuova paideia; solo i dèmoni di questa visibile e
invisibile Universo ne percepiscono il pericolo, ne odono la diabolica musica
la quale si insinua dal Fiume alla Roccia, ne avvertono il malefico odore, mentre
punta scrutando l’aria sua nemica, ne vorrebbe mutare la rotta - l’antica rotta
-, la silente profezia, con la quale la divinità nuota vola corre e cammina per
compie l’antico ciclo della Vita.
Per
compiere il miracolo della Natura.
Confonde
e muta, si cela e nasconde, si mimetizza nel velo d’una spessa nebbia da cucina,
d’oscura fitta ulcerosa coltre evaporata fino all’Olimpo del Dio, che
annusandola non solo prova lo schifo assoluto, bensì nausea distanza e misura dall’uomo
incompiuto che tenta il prometeico fine a beneficio del male assoluto.
Quanto
piccolo meschino e diabolico.
Quanto
indecifrata e corrotta la sua e altrui Natura.
Quanto
misero - seppur ingordo - il pasto con cui sazia le viscere malate del molle
flaccido intestino da cui evacua le degradate scorie di Pensieri mai pensati,
di atti mai compiuti, di verità naufragate, di Coscienze divorate fino nel più
profondo Essere che mai gli appartiene e mai appartenuto.
Quanto
piccolo il suo stivale, quanto puzzo da quel piede non più nudo, l’uncino su
cui aggrappata l’ancora del mare dal monte fino alla deriva…
Ogni
tanto, seppur l’elevata frequenza o interferenza di cottura, decifrata nel
limite della propria ed altrui esportata idiozia, la scorgiamo precipitare
dall’ingorda cima qual eterna caccia alla bestia, per poi principiarne ogni
frammentata calunnia con la quale afferma la corrotta deviata natura.
Sarà privata dell’inspiegabile Mistero a cui l’uomo incapace di carpirne ogni segreto, baratta diavoli per santi e santi per diavoli, e crocifigge ancora ogni Profeta per la più proficua moneta del Tempio. Muta la Verità per abdicarla ad una calunnia affine alla sua vera natura, con la quale consolida la paura, la miglior e più proficua cultura con cui il Mercato nutre l’ingorda umana bestia divorare se stessa.
(Giuliano)
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