giuliano

giovedì 12 dicembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO: la coscienza (29)


































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....Infine in grado di simulare l’intelligenza anche in assenza di una forma di coscienza, potrebbe essere considerato insoddisfacente definire il termine ‘intelligenza’ in un modo che non includa una tale intelligenza simulata. In tal caso il problema dell’ ‘intelligenza’ non mi interesserebbe qui. Quello che, mi sta a cuore è infatti primariamente il problema della ‘coscienza’.
Quando affermo la mia convinzione che la vera intelligenza richieda la coscienza, sto suggerendo implicitamente (non credendo alla tesi dell’IA forte che la semplice esecuzione di un algoritmo possa suscitare la coscienza) che l’intelligenza non possa essere simulata propriamente da mezzi algoritmici, ossia da un computer, nel senso in cui usiamo il termine oggi. Passiamo ora a considerare il problema se ci sia una distinzione operazionale fra un qualcosa che sia cosciente e un qualcosa altrimenti ‘equivalente’ che non lo sia.
La coscienza, qualora fosse presente in un oggetto, rivelerebbe sempre la sua presenza? Mi piacerebbe pensare che la risposta a questa domanda fosse necessariamente ‘sì’. La mia fede in questo fatto non è però affatto incoraggiata dalla totale mancanza di consenso su dove si trovi la coscienza nel regno animale.




Alcuni non ammettono che la coscienza possa esistere negli animali, mentre altri sarebbero disposti ad attribuire la coscienza a un insetto, a un verme o forse perfino a una pietra! Quanto a me, ho forti dubbi su un verme o un insetto – per non parlare di una pietra -, ma i mammiferi, in generale, mi danno l’impressione di una genuina consapevolezza.
Da questa mancanza di consenso dobbiamo inferire, quanto meno, che non ci sia un criterio universalmente accettato per la manifestazione della coscienza….
Consideriamo, ora, lo spietato processo della selezione naturale, consideriamo questo processo alla luce del fatto che, come abbiamo visto non tutta l’attività cerebrale è direttamente accessibile alla coscienza. In effetti, una fra le strutture encefaliche più ‘antiche’, il cervelletto – con la sua grande superiorità nella densità locale dei neuroni – sembra eseguire azioni molto complesse senza che in esse sia direttamente implicata la coscienza. Eppure la natura ha deciso di sviluppare esseri pensanti come noi, anziché accontentarsi di esseri in grado di comportarsi sotto la direzione di meccanismi di controllo del tutto inconsci.




Se la coscienza non serve a nessun fine selettivo, perché la natura si è data la pena di sviluppare cervelli ‘coscienti’ quando cervelli ‘automi’ non pensanti, come il cervelletto, avrebbero potuto cavarsela altrettanto bene? Inoltre, c’è un semplice ragionamento di base che ci induce a credere che la coscienza debba avere un qualche effetto attivo, anche se questo effetto non conferisce un vantaggio selettivo.
Perché, infatti, esseri come noi stessi dovrebbero a volte essere turbati – specialmente quando sono sondati sull’argomento – da domande sul proprio ‘io’?  E’ difficile immaginare che un automa del tutto inconscio debba sprecare il suo tempo in tali cose. Poiché gli esseri coscienti, d’altra parte, sembrano effettivamente agire di tanto in tanto in tale strana maniera, essi si comportano in un modo che è diverso da quello in cui si comporterebbero se non fossero coscienti, cosicché la coscienza ha un qualche effetto attivo!
Ovviamente non ci sarebbe alcuna difficoltà a programmare deliberatamente un computer perché sembrasse comportarsi in un modo così ridicolo (per esempio, come spesso mi capita assistere, lo si potrebbe programmare per farlo andare in giro a borbottare: ‘Qual è, di grazia, il significato della vita? Perché noi esistiamo e ripetiamo parole tutte uguali? E che cos’è mai quest’ ‘io’ che sento… o debbo nominare?’).




Ma perché la selezione naturale dovrebbe darsi la pena di favorire una tale razza di individui, quando senza dubbio il libero mercato della giungla avrebbe dovuto estirpare tali assurdità inutili già da molto tempo?
Mi pare chiaro che le (serie) riflessioni e i (seri) borbottamenti in cui indulgiamo quando diventiamo filosofi (anche solo temporaneamente) non sono cose che siano scelte per il loro valore intrinseco, ma siamo il ‘bagaglio’ necessario (dal punto di vista della selezione naturale) che dev’essere portato da esseri che di fatto sono coscienti, e la cui coscienza è stata selezionata dalla selezione naturale, ma per una qualche ragione del tutto diversa e presumibilmente molto valida. 
E’ un bagaglio che non troppo dannoso e viene sopportato facilmente dalle forze indomite della selezione naturale. A volte magari nei periodi di pace e prosperità di cui gode talvolta la nostra fortuna specie, grazie ai quali non dobbiamo preoccuparci sempre di lottare per la sopravvivenza con gli elementi (o con i nostri simili), possiamo cominciare a rivolgerci domande sui tesori contenuti nel nostro bagaglio. E’ quando vediamo altri comportarsi in questo strano modo filosofico che ci convinciamo di avere a che fare con individui, diversi da noi, i quali hanno anch’essi una mente.….




 Io suggerisco perciò che, mentre le azioni inconsce del cervello sono quelle che procedono secondo processi algoritmici, l’azione della coscienza sia del tutto diversa, e proceda in un modo che non può essere descritto da alcun algoritmo.
E’, infatti, una curiosa ironia che le idee che sto proponendo qui rappresentino quasi un ribaltamento di alcune altre che ho udito frequentemente. Spesso si sostiene che è la mente cosciente a comportarsi nel modo ‘razionale’ che si può capire, mentre è la mente inconscia e essere misteriosa. Coloro che lavorano nel campo dell’IA sostengono che, non appena si è in grado di capire coscientemente una qualche linea di pensiero, si è anche in grado di farla eseguire da un computer; sono i misteriosi processi inconsci che non si sa (ancora!) come affrontare.




La mia linea di ragionamento è stata che i processi inconsci potrebbero essere benissimo essere algoritmici, ma a un livello molto complicato, che è mostruosamente difficile sbrogliare nei particolari. Anche il pensiero del tutto cosciente che può essere razionalizzato come qualcosa di algoritmico, ma a un livello del tutto diverso.  
Non stiamo pensando ora al funzionamento interno ma alla manipolazione di interi pensieri. A volte questa manipolazione di pensieri ha un carattere algoritmico (come nel caso della logica primitiva: gli antichi sillogismi greci, quali furono formalizzati da Aristotele, o la logica simbolica del matematico George Boole), altre volte no (come nel caso del Teorema di Godel…).
La formazione del giudizio, che sto sostenendo essere il contrassegno della coscienza, è di per sé qualcosa che gli studiosi dell’IA non avrebbero alcuna idea di come programmare al computer……  

 (R. Penrrose, La mente nuova dell’Imperatore)

(Fotografie di: Ole Salomonsen)
















   

martedì 10 dicembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO: la via di mezzo (27)

















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La via di mezzo: Kurt Godel..... (26)

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Ammazzare il Tempo: la coscienza (28)












.... frequentazione ha peraltro ricavato stimoli importanti per l’analisi logica.
Godel  si è interessato a fondo di filosofia, soprattutto nella seconda parte della sua vita, con grande competenza, forse con l’ambizione non confessata di arrivare a un sistema paragonabile a quello dei suoi grandi punti di riferimento, Kant e Leibniz.
La filosofia per Godel deve essere una teoria esatta, che determini i concetti primitivi della metafisica ed elaborare gli assiomi che li riguardano e che possono essere soddisfatti solo da quelli. Quanto alla scelta dei concetti, talvolta indica Dio, Anima e Idee, altre volte oggetto, concetto, sostanza e causa.




Nel 1940 Godel ebbe una discussione con Rudolf Carnap a proposito dell’interesse di sviluppare una metafisica religiosa che, a sua avviso, poteva essere significativa come la fisica teorica. Alle ovvie obiezioni di Carnap, tipico rappresentante dello spirito del Tempo, rispose che spesso i progressi si ottengono cambiando direzione e che questo non si può sapere in anticipo: è una questione empirica determinare se il potere esplicativo della religione possa essere migliore di quello della scienza.
A Carnap, che gli ricordava come l’idea di Dio risalga alle esperienze e alle immagini infantili, Godel semplicemente obiettò:

Questo non lo credo…

In un questionario sottopostogli nel 1975, alla domanda sulla religione Godel rispose:

Religione: Battista Luterano, ma senza appartenere ad alcuna congregazione, il mio credo è teista non pateista, nel solco di Leibniz più che di Spinoza. 




Di Dio, tuttavia, Godel non parla quasi mai direttamente. Parla invece spesso, perché il problema è collegato al suo lavoro, della mente umana. Molti filosofi superficiali hanno dedotto dal teorema di incompletezza la superiorità della mente sulle macchine…. 
Godel non è caduto in questa grossolana semplificazione, anzi ne ha fornito subito una confutazione, analizzando quello che si poteva concludere dai risultati di incompletezza, vale a dire solo un’alternativa: o la superiorità della mente oppure il suo carattere meccanico, ma relativo a una macchina non trasparente a se stessa, incapace di conoscere il proprio programma o di dimostrarlo corretto (subordinata ai suoi meccanismi e priva di quella completezza che taluni vorrebbero attribuirgli oggi, nel secolo Biotech, forse il peggior pericolo che la mente umana, riflessa nello spirito dei nostri Tempi, possa precipitare ed adeguarsi, subordinando le proprie potenzialità all’altare di un meccanismo riduttivo del suo programmatore, riducendo l’intelligenza, l’intuito, l’anima ad un puro meccanicismo privo di senso forma… ed umana intelligenza… e consegnando il libero arbitrio dell’uomo ad una graduale in-voluzione dove il principio meccanicistico asserve una società privata del Pensiero, Idea e Forma al servizio di una progressiva realtà Orwelliana.).




In una versione del 1972 precisa: 

D’altra parte, sulla base di quello che è stato dimostrato finora, rimane possibile che possa esistere (e anche essere empiricamente scoperta) una macchina per dimostrare teoremi che di fatto è equivalente all’intuizione matematica (vale a dire, alle capacità matematiche della mente), ma che non può essere dimostrata essere tale e nemmeno che fornisce solo teoremi corretti dell’aritmetica finitaria.

Tuttavia Godel era convinto dell’irriducibilità della mente al cervello. Il cervello secondo lui funziona essenzialmente come una macchina di Turing, ma ‘il cervello è un calcolatore connesso a uno Spirito’, anche se lo spirito probabilmente non può sussistere senza il corpo.

lunedì 9 dicembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO: La scienza Sacra (25)
















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Motore immoto (23/22) &

La Scienza Sacra (24) 

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Ammazzare il Tempo: la via di mezzo (Kurt Godel) (26)












Ci sono dunque due teologie specificamente distinte che, se a rigore non sono continue per le nostre menti, possono almeno accordarsi e completarsi: la teologia rivelata che parte dal dogma, e la teologia naturale elaborata dalla ragione.
La teologia naturale non è tutta la filosofia, essa non ne è che una parte, o meglio ancora che il coronamento; ma è la parte che la filosofia di san Tommaso ha elaborato più profondamente e nella quale egli si è manifestato come genio veramente originale.
Quando si tratta di fisica, di fisiologia, o delle meteore, san Tommaso non è che l’allievo di Aristotele, ma quando si tratta di Dio, della genesi delle cose e del loro ritorno verso Dio, san Tommaso è se stesso. Egli sa per fede verso quale fine si dirige, ma tuttavia progredisce soltanto grazie alle risorse della ragione. In quest’opera filosofica la riconosciuta influenza della teologia è dunque sicura, ed è ancora la teologia che ne fornirà il piano.




Non che di ciò vi fosse un’intrinseca necessità, san Tommaso, se l’avesse voluto, avrebbe potuto scrivere una metafisica, una cosmologia, una morale concepite secondo un piano strettamente filosofico e che partisse da ciò che c’è di più evidente per la nostra ragione. Ma è un fatto, nulla più, che le sue opere sistematiche sono delle summe di teologia e che, di conseguenza, la filosofia che esse espongono ci è presentata nell’ordine teologico.
Le prime cose che noi conosciamo non sono altro che le cose sensibili, ma la prima cosa che Dio ci rivela è la sua esistenza; non si incomincerà dunque teologicamente da dove si arriverebbe filosoficamente dopo una lunga preparazione. Bisogna supporre lungo la strada che ci siano dei problemi risolti; ma il fatto è che essi lo sono effettivamente, e la ragione non perderà nulla per aver aspettato.




Aggiungiamo che, anche dal punto di vista strettamente filosofico, questa soluzione presenta dei vantaggi. Supponendo risolto il problema totale, facendo come se ciò che è più sconosciuto per sé lo fosse anche alle nostre menti finite, noi diamo della filosofia un’esposizione sintetica il cui profondo accordo con la realtà non potrebbe essere messo in dubbio. Allo stesso modo è l’universo quale è, con Dio come principio e come fine, che la teologia naturale così intesa ci invita a contemplare. Allora, grazie a questo rovesciamento del problema noi abbozzeremo il sistema del mondo che avremmo rigorosamente il diritto di stabilire se i principi della nostra conoscenza fossero al tempo stesso i principi delle cose. Secondo l’ordine che abbiamo deciso di seguire, ci conviene partire da Dio. La dimostrazione della sua esistenza è necessaria e possibile.




Essa è necessaria perché l’esistenza di Dio non è una cosa evidente; in una simile materia l’evidenza non sarebbe possibile che se noi avessimo una nozione adeguata dell’essenza divina; la sua esistenza apparirebbe allora come necessariamente inclusa nella sua essenza. Ma Dio è un essere infinito, e, dato che non ne ha il concetto, la nostra mente finita non può vedere la necessità di esistere che la sua stessa infinità implica; si deve quindi dedurre attraverso il ragionamento questa esistenza che non possiamo constatare. 
Così ci viene chiusa la via diretta che l’argomento ontologico di sant’Anselmo ci apriva; ma ci resta aperta quella che indica Aristotele. Cerchiamo quindi nelle cose sensibili, la cui natura è conforme alla nostra, un punto d’appoggio per elevarsi a Dio. Tutte le prove tomiste mettono in gioco due elementi distinti: la costatazione di una realtà sensibile che richiede una spiegazione, l’affermazione di una serie causale di cui questa realtà è la base e Dio il vertice.




La via più evidente è quella che parte dal movimento. Nell’Universo c’è del movimento; questo è il fatto da spiegare, e la superiorità di questa prova non dipende dal fatto che essa sia più rigorosa delle altre, ma dal fatto che il suo punto di partenza è il più facile da capire.
Ogni movimento ha una causa e questa causa deve essere esterna all’essere stesso che è in movimento; infatti non si potrebbe essere, contemporaneamente e sotto lo stesso rapporto, il principio motore e la cosa mossa. Ma il motore stesso deve essere mosso da un altro, e quest’altro da un altro ancora. Bisognerà quindi ammettere che o la serie delle cause è infinita e non ha un primo termine, ma allora nulla spiegherebbe l’esistenza di un movimento, o la serie è finita e c’è un primo termine, e questo primo termine non è altro che Dio.




Il sensibile non ci pone soltanto il problema del movimento. Infatti non solo le cose si muovono, ma prima di muoversi esse esistono, e nella misura in cui esse sono reali hanno un certo grado di perfezione. Ora, ciò che abbiamo detto delle cause del movimento, possiamo dirlo delle cause in generale. Niente può essere causa efficiente di se stesso, perché per prodursi dovrebbe essere, come causa, anteriore a se stesso come effetto. Ogni causa efficiente ne suppone dunque un’altra, la quale ne suppone a sua volta un’altra. Ora, queste cause non hanno tra loro un rapporto accidentale; anzi si condizionano secondo un certo ordine, ed è proprio per questo che ogni causa efficiente rende veramente conto della seguente. Se è così, la causa prima spiega quella che è nel mezzo della serie, e quella che è nel mezzo spiega l’ultima. Occorre dunque una causa prima della serie perché ce ne sia una di mezzo ed una ultima, e questa causa efficiente è Dio…

(Gilson, La filosofia nel Medioevo)















venerdì 6 dicembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO (nuova cosmologia compiuta) (19)



















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Finalismo & Meccanicismo (17) &

Ammazzare il Tempo: (nuova cosmologia compiuta) (18)

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Dall'Alchimia....  All'algenia (20/21)














                         
Stiamo per renderci conto che ogni evento influisce in qualche modo su qualsiasi altra cosa. Poiché ogni cosa è correlata, è necessario organizzare l’attività in sistemi integrati.
Charles R. Dechert, professore di Scienze politiche alla Catholic University of America, riassume così l’importanza dei nuovi principi organizzativi che hanno rimpiazzato la ‘linea d’assemblaggio’ della mentalità dell’era industriale: ‘La cibernetica estende il circolo di processi che possono essere controllati, questa è la sua caratteristica speciale e il suo merito’.
La crescente fiducia riposta nei computer assicura l’istituzionalizzazione dei principi della cibernetica come il modo di organizzazione del futuro.
Il filosofo delle scienze e professore emerito Marjorie Grene, dell’Università della California a Davis, suggerisce che mentre Wiener e gli altri ingegneri miglioravano la capacità delle macchine di regolare il loro stesso rendimento, essi si convincevano del fatto che il loro stesso lavoro si comportava come un vero e proprio sistema vivente. Quindi conclusero che le linee guida che andavano elaborando per le loro tecnologie dovevano avere una qualche correlazione con le linee guida dei sistemi viventi.
Secondo Grene, un nuovo modo di pensare incominciava  a prendere piede sia nel campo dell’ingegneria sia nel campo delle scienze della vita. 
Il messaggio è questo: osservate i progetti e il funzionamento delle macchine, studiate ingegneria… per trovare modelli teoretici da applicare alla biologia, proprio come Darwin ha studiato il comportamento degli  allevatori di pecore e gli addestratori dei piccioni viaggiatori per giungere alla formulazione della sua teoria sulla selezione naturale.




Wiener sognò di unificare l’ingegneria e la biologia e apparentemente molti tecnici in entrambi i campi erano ansiosi di condividere la sua visione. Nel loro libro ‘Current Problems in Animal Behaviour’, Thorpe e Zangwill valutarono quanto, giunti ai primi anni Sessanta, la teoria dell’informazione aveva influenzato la biologia, e conclusero che già allora le scienze della vita stavano soccombendo alle teorie operative degli esperti di cibernetica. Secondo Thorpe e Zangwill, gli scienziati di entrambi i campi stavano già trovando punti di contatto ‘sotto il vessillo della cibernetica di Norbert Wiener’.
Oggi, i biologi molecolari di tutto il mondo sono molto impegnati nel progetto di raccolta di dati più ambizioso della storia. In laboratori governativi, universitari o di industrie private, i ricercatori stanno mappando e sequenziando l’intero genoma delle creature, dalle forme più basse dei batteri agli esseri umani, con lo scopo di trovare modi per imbrigliare e per sfruttare le informazioni genetiche a scopi economici.
Mappare e sequenziare i genomi è solo l’inizio…..
Riorganizzare tutto il mondo della Natura a livello genetico, con un occhio ai possibili utilizzi commerciali, è un’impresa incredibile, forse la più grande impresa manageriale mai concepita. Comprendere e classificare tutte le reti dei rapporti che intercorrono tra geni, organi, organismi e ambienti esterni e comprendere le cause delle mutazioni genetiche e delle risposte fenotipiche, equivale a concepire un modello di sistema complesso mai visto prima d’ora. Solo con un approccio interdisciplinare, e un grande contributo degli scienziati informatici, si può sperare di portare a termine l’impresa.
Non c’è da stupirsi se la bioinformatica ha assunto un ruolo sempre più importante. Titani nel campo dei computer come Bill Gates e adepti di Wall Street come Michael Milken, stanno investendo molto denaro nel nuovo campo della bioinformatica, nella speranza di rafforzare il matrimonio tra informazione e scienze della vita.




Nel 1996, il mondo della biologia molecolare sbalordì Wall Street annunciando la creazione del primo chip di Dna, questi sono stipati di Dna e sono stati disegnati per ‘leggere’ l’enorme quantità dell’informazione genetica nel genoma degli organismi viventi.
L’ultimo esempio di integrazione dell’informazione con le scienze della vita ci arriva nella forma del ‘computer molecolare’, una macchina pensante fatta di filamenti di Dna piuttosto che di silicone.
Nella storia ogni grande rivoluzione economica e sociale è stata accompagnata da una nuova spiegazione della creazione della vita e del modo in cui la Natura opera. Il nuovo concetto della Natura è sempre l’argomento più importante della matrice che costituisce ogni nuovo ordine sociale. In tutti i casi, la nuova cosmologia serve a giustificare la giustezza e l’inevitabilità del nuovo modo in cui gli esseri umani stanno organizzando il proprio mondo, presupponendo che la Natura stessa è organizzata secondo linee simili.
Ogni società si può così sentire rassicurata dal fatto che il modo in cui conduce le proprie attività è compatibile con l’ordine naturale delle cose e, inoltre, è giusto riflesso del grande disegno della Natura. Per più di un secolo, il nostro concetto di Natura, della Natura umana e del significato dell’esistenza, hanno rispecchiato la straordinaria influenza che la teoria di Darwin sull’origine e sullo sviluppo delle specie ha avuto.
Sarebbe difficile per molti di noi immaginare un mondo senza la sua teoria quale guida nel nostro viaggio. Ora, però, questo pilastro del pensiero del XX secolo viene scosso fino alle sue fondamenta. Le nostre idee sulla Natura, sull’evoluzione e sul significato della vita, vengono ricostruite dalle fondamenta mentre ci avviciniamo al secolo della biotecnologia.
Darwin costruì una teoria della Natura che, in ogni suo particolare, rinforzava le convinzioni dell’era industriale. In questo modo, Darwin fornì qualcosa che aveva molto più valore di una mera teoria della Natura. Darwin diede all’uomo e alla donna dell’era industriale le certezze di cui avevano bisogno per superare ogni dubbio che essi avrebbero avuto nutrire sulla correttezza del loro comportamento.




La sua teoria confermava quello che gli esseri umani erano così ansiosi di credere: il modo in cui stavano organizzando la loro esistenza era in ‘armonia’ con il naturale ordine delle cose. Similmente, le nostre nuovissime idee sull’evoluzione sembrano essere compatibili con il nuovo modo in cui stiamo per organizzare la vita economica nel secolo della biotecnologia, fornendo ancora una volta una rassicurazione molto necessaria sul fatto che quello che stiamo facendo è una semplice riflessione dell’ordine naturale delle cose e che inoltre è giustificabile e inevitabile.
La nuova cosmologia è la settima regola della nuova matrice operativa del secolo della biotecnologia. E’ importantissimo, innanzitutto, il ruolo che questa cosmologia avrà per dare un significato alle nuove circostanze economiche in cui si trova la nostra società. Questa è la caratteristica che viene meno tenuta in considerazione, ma è anche più importante di qualsiasi altra nuova matrice-guida, e il perno sul quale poggia l’intero edificio.
Bisogna anche ricordare questo: una volta che una nuova cosmologia viene largamente accettata, le possibilità di aprire un serio dibattito sui modi in cui l’economia e la società sono state nel frattempo riorganizzate, sono pochissime. Si è infatti diffusa l’opinione che la riorganizzazione economica e sociale è un’amplificazione – e non una deviazione – dai presupposti naturali. Ogni critica viene quasi sempre considerata con sospetto, perché sembrerà voler contrastare o mettere in dubbio un ordine sociale che è organizzato, in ogni suo aspetto, per rispecchiare l’ordine naturale delle cose.
Le diverse concezioni della Natura si concentrano sempre sulle grandi questioni: Da dove veniamo? Dove andiamo? Gli esseri umani hanno avuto a loro disposizione una serie di risposte facilmente accessibili su cosa sono la Natura e la vita. Da dove vengono tutte queste risposte? Quanto sono attendibili? Perché le risposte che abbiamo per lungo tempo pensato al di sopra di ogni sospetto diventano all’improvviso oggetti di scherno e di ridicolo? Le nuove risposte che le sostituiscono sono più valide o....
 



saranno prima o poi condannate allo stesso fato ignominioso?
Il fatto è che noi esseri umani non possiamo vivere senza una qualche idea comune sul significato della Natura e della vita. Quando ci fermiamo a pensare a quale potrebbe essere il nostro personale destino dopo avere esalato l’ultimo respiro vitale, o quando cerchiamo di immaginare che cosa sia esistito prima dell’esistenza in sé, molto probabilmente veniamo paralizzati dai dubbi. Il nostro concetto della Natura ci permette di superare queste ansietà estreme. Ci fornisce alcune delle risposte che ci permettono di andare avanti. Una concezione della Natura, allora, è più di una spiegazione di come interagiscono le cose viventi una con l’altra.
Serve anche come punto di riferimento per decifrare il significato dell’esistenza in sé. Più di questo, le concezioni della Natura sono i costrutti critici sociali con i quali ogni società si misura e giustifica i propri rapporti con il mondo circostante.
Cercate di immaginare una società che aderisce fiduciosamente a una concezione della Natura in contrasto con il modo in cui costruisce l’attività quotidiana. Ovviamente, qualunque concezione della Natura deve essere compatibile con il modo in cui la gente si comporta in un dato ambiente culturale, perché abbia un senso e allo stesso tempo risulti accettabile. E’ sempre stato così.
Ogni civiltà giustifica il proprio comportamento rivendicando di avere l’ordine naturale al proprio fianco. In ogni caso, il processo di legittimazione è lo stesso. Una società organizza se stessa e il suo ambiente. Le gerarchie vengono costituite. I rapporti vengono determinati. I doveri vengono assegnati. Le ricompense vengono distribuite. Ma come fanno i membri della società a sapere che il modo in cui hanno messo a punto la propria società è quello giusto?




Questa è la vera domanda politica che ogni società deve affrontare. La risposta assomiglia al trucco di un prestigiatore. Visto che il concetto che la società ha di ciò che il mondo intero è viene altamente influenzato dal modo in cui ogni giorno sta organizzando il suo mondo immediato, per la cultura è solamente ‘naturale’ arrivare alla conclusione che la realtà politica, sociale e culturale che vive e che prova devono, di fatto, essere realtà.
Quindi si tratta solamente del breve passo di costruire un modello della Natura che sia strettamente simile al modo che viene costruito dalla società. Allora, senza alcuna sorpresa, la gente trova che il proprio comportamento corrisponde, di fatto, all’ordine della Natura e per questa ragione conclude che l’ordine sociale esistente è appropriato.
Quali migliori legittimazioni ci possono essere per qualsiasi organo di governo?
Gli individui dirigono e le istituzioni prevalgono fino a quando un numero sufficiente di persone si convince che un comportamento di questo tipo sia una semplice immagine ‘dell’ordine naturale delle cose’. Le varie concessioni della Natura servono anche come strumenti politici essenziali per sollecitare inequivocabili ‘rispetto e rassegnazione’. nessuno insinuerebbe che sia corretto, e nemmeno possibile, resistere all’ordine naturale.
E se la società dovesse manifestarsi ingiusta, sfruttatrice, repressiva, che cosa dovrebbe fare una persona?
Se la società è semplicemente un’immagine dell’ordine naturale delle cose, o almeno è strutturata in modo da aderire al grande disegno della vita, allora sfidarla in qualsiasi modo fondamentale sarebbe sconsiderato e autodistruttivo, come sfidare la Natura in sé. Per la società in generale e per l’élite che ci governa in particolare, una concezione della Natura fornisce un mantello di legittimità all’ordine sociale esistente……

(Il vero problema, invece, è che le nozioni specchio di una impropria Evoluzione vengono distorte dallo stampo originario cui tutti indistintamente apparteniamo, volendo costruire una impropria realtà del Cosmo… )