giuliano

martedì 6 ottobre 2015

VIAGGI ONIRICI: l'incubo (lo sdoppiamento del DUE) (17)













































Precedente capitolo:

Viaggi onirici: l'incubo (lo sdoppiamento del DUE) (16)

Prosegue in:

Viaggi onirici: il correttore di bozze (18)  (19)  (20)














Appoggiò la schiena alla sedia, sopraffatto da una sensazione di totale impotenza. Tanto per cominciare, non era affatto sicuro che fosse davvero il 1984. La data doveva essere più o meno quella, perché era certo di avere trentanove anni, di essere nato nel 1944 o 1945, ma oggigiorno era possibile fissare una data solo con l’approssimazione di un anno o due.
Per chi, si chiese a un tratto, scriveva quel diario?
Per il futuro, per gli uomini non ancora nati.
La sua mente indugiò per un attimo su quella data dubbia fissata sulla pagina, poi andò a cozzare contro la parola in neolingua ‘bipensiero’. Solo allora si rese pienamente conto di quanto fosse temerario ciò che aveva intrapreso. Come fare a comunicare col futuro?
Era una cosa di per se stessa impossibile. O il futuro sarebbe stato uguale al presente, nel qual caso non l’avrebbe ascoltato, o sarebbe stato diverso, e allora le sue asserzioni non avrebbero avuto senso.
Per qualche tempo restò come intontito a fissare la pagina, mentre dal teleschermo proveniva una stridula marcia militare con i burattini in parata. Era curioso che non solo avesse dimenticato come esprimersi, ma che non sapesse neanche più che cosa voleva dire originariamente. Erano settimane che si preparava a questo momento, e aveva sempre pensato che ci volesse solo del coraggio.
L’atto della scrittura sarebbe stato facile….




Non avrebbe dovuto fare altro che riportare sulla carta quel monologo diuturno e inquieto che da anni, letteralmente, gli scorreva nella mente. Ora, però, anch’esso si era prosciugato. L’ulcera varicosa, inoltre, aveva cominciato a prudergli in maniera insopportabile. Non osava grattarsela perché, a farlo, si sarebbe certamente infiammata.
I secondi…, i secondi…. passavano nel penoso loro stato, nel loro triste compito, nel loro eterno stato….
Aveva coscienza soltanto della pagina vuota davanti a sé, della pelle della caviglia che gli prudeva, dello strepitio della musica e di una leggera sonnolenza indotta dal gin.. o dal vino bianco…
All’improvviso prese a scrivere, in preda al panico più puro, consapevole solo in parte di quello che stava buttando giù. La sua calligrafia piccola e infantile si muoveva in maniera disordinata per la pagina, dapprima trascurando le maiuscole, poi anche i punti fermi….

4 aprile 1984. Ieri sera al cinema. Solo film di guerra. Uno ottimo di una nave piena di rifugiati bombardata da qualche parte nel Mediterraneo. Il pubblico molto divertito dalla scena di un grassone grande e grosso che cercava di sfuggire a un elicottero che lo inseguiva….  




…. Un attimo dopo, dal teleschermo in fondo alla sala esplose uno stridio lacerante, terribile, come se a produrlo fosse stata una qualche mostruosa macchina mal lubrificata, un rumore che allegava i denti e faceva rizzare i capelli in testa.

L’ODIO ERA COMINCIATO

Come la solito, era apparso sullo schermo il volto di Emanuel Goldstein, il Nemico del Popolo. Dal pubblico venne qualche fischio. La donna dai capelli color sabbia emise una specie di gemito, nel quale si mescolavano paura e disgusto.
Goldstein era l’apostata, il traditore della patria, che tanto… tanto tempo fa’ era stato una personalità fra le più insigni del Partito, addirittura quasi allo stesso livello del Grande Fratello, ma poi si era impegnato in attività controrivoluzionarie ed era stato condannato a morte…
Il programma dei Due Minuti d’Odio cambiava ogni giorno, ma Goldstein ne era sempre l’interprete principale. Era il traditore per antonomasia, il primo ad aver contaminato la purezza del Partito e della Nazione. Tutti i crimini commessi successivamente contro il Partito, tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, erano un’emanazione diretta del suo credo.
Egli come i suoi strani libri erano tuttora vivi in qualche parte del mondo, a tramare le sue cospirazioni. Forse si trovava in qualche Paese al di là del mare, nelle terre del Nord, al soldo e sotto la protezione dei suoi padroni Stranieri.




Forse, così correva talvolta voce, se ne stava nascosto nella stessa Oceania, sembrava la faccia di una pecora, e anche la voce somigliava a un belato. Ora Goldstein stava rivolgendo il solito attacco velenoso alle dottrine del Partito, un attacco così eccessivo e iniquo che non avrebbe tratto in inganno neanche un bambino e pur tuttavia plausibile quanto bastava a trasmettere l’allarmante sensazione che potesse far presa su persone sufficientemente credule e ingenue.
Insultava il Grande fratello, denunciava la dittatura del Partito, esigeva la rottura immediata della pace con l’Eurasia, chiedeva a gran voce libertà di espressione, libertà di pensiero, e con toni isterici urlava che la Rivoluzione era stata tradita….
… E però era strano che, sebbene Goldstein fosse il bersaglio dell’odio e del disprezzo collettivo, sebbene ogni giorno e per migliaia di volte, dall’alto di un podio o da un teleschermo, in libri e giornali, le sue teorie venissero confutate, fatte a pezzi, ridicolizzate ed esposte al pubblico odio per quella spazzatura che erano, malgrado tutto ciò, la sua influenza non sembrava subire colpi.




Era il comandante in capo di un enorme esercito ombra, di una rete sotterranea di cospiratori votati al sovvertimento dello Stato. Pare che si chiamasse la Confraternita. Si mormorava anche dell’esistenza di un libro terribile, una sorta di compendio di tutte le Eresie, di cui Goldstein era l’autore e che circolava in copie clandestine….  
Per tracciare un quadro dei tempi bisogna rammentare che la guerra era stata, letteralmente continua, anche se a voler essere precisi non si era trattato sempre di un medesima guerra. Per parecchi mesi, durante la sua infanzia, per le strade della capitale si era svolta una confusa guerriglia urbana, di cui egli serbava in qualche caso un vivo ricordo…
Tracciare la storia di quel periodo, precisare chi fossero, di volta in volta, gli antagonisti, sarebbe stato assolutamente impossibile, perché non esistevano documenti scritti, né testimonianze orali, che facessero menzione di schieramenti diversi da quello ora al potere. In questo momento, per esempio, nel 1984 (sempre che si trattasse del 1984), l’Oceania era in guerra con l’Eurasia e alleata con l’Estasia. In nessun discorso pubblico o privato si faceva riferimento a momenti in cui le potenze fossero state allineate diversamente…. 

(G. Orwell, 1984...)




















sabato 3 ottobre 2015

CARLOS CASTANEDA (2)


















Precedente capitolo:

Carlos Castaneda












- Che cosa deve fare per non essere sconfitto?
- "Quello che ha fatto con la paura: deve combattere la chiarezza
e usarla solo per vedere, deve aspettare pazientemente e ponde-
rare a lungo prima di procedere; soprattutto, deve convincersi che
la chiarezza è quasi un errore. E verrà il momento in cui capirà che
essa era solo un abbaglio.
In questo modo avrà sconfitto il suo secondo nemico e nulla potrà
più nuocergli.
Questo non sarà un errore, né un abbaglio, ma il vero potere.
In quel momento saprà che il potere che ha inseguito a lungo è fi-
nalmente suo.




Con lui può fare tutto quello che vuole.
Ha il controllo del suo alleato, per il quale ogni suo desiderio è un
ordine, e vede tutto quello che lo circonda.
Ma ecco che l'uomo si è imbattuto nel terzo nemico: il Potere!
Il potere è il nemico peggiore e la cosa più facile da fare, natural-
mente, è cedere. Dopotutto, l'uomo si sente veramente invincibile.
E' lui che comanda; inizia a correre rischi calcolati e finisce col det-
tare le regole, perché è un capo.
Un uomo che arriva a questo punto del percorso non si accorge
quasi che il suo nemico lo sta mettendo alle strette. E all'improvvi-
so, senza rendersene conto, avrà perso la battaglia.




Il suo nemico lo avrà trasformato in un uomo crudele e capriccio-
so".
- Perderà il potere?
- "No, non perderà mai la chiarezza o il potere".
- Che cos'è che lo rende diverso da un uomo di sapere, allora?
- "Un uomo sconfitto dal potere muore senza sapere come gestir-
lo ed esso diventa un peso nella sua vita.
Un uomo del genere non ha il controllo di sé, e non sa come e quan-
do usare il suo potere".




- La sconfitta per mano di uno di questi nemici è definitiva?
- "Certo che lo è.
Quando uno dei poteri sconfigge l'uomo, non c'è niente che egli pos-
sa fare".
- Non è possibile, ad esempio, che l'uomo sconfitto dal potere pos-
sa capire il suo errore e rimediare?
- "No. Se l'uomo cede, per lui è finita".
- E se viene temporaneamente accecato dal potere, ma poi lo rifiu-
ta?
- "Significa che la battaglia è ancora aperta, che sta ancora cercan-
do di diventare un uomo di sapere. Un uomo viene sconfitto solo
quando rinuncia a lottare e si lascia andare".




- Però, don Juan, è possibile che un uomo si abbandoni alla paura
per anni, ma alla fine riesca a dominarla?
- "No, non è così.
Se cede alla paura non la dominerà mai, perché si guarderà bene
dall'imparare e non ci proverà mai più. Ma se per anni cerca di im-
parare malgrado la paura, alla fine riuscirà a dominarla perché non
si abbandonerà mai ad essa completamente".
(C. Castaneda, Gli insegnamenti di don Juan)












sabato 19 settembre 2015

COSA E' LA DEMOCRAZIA? (4)



















Precedenti capitoli:

Cosa è la Democrazia? (1/3)












Il Segnalibro di Settembre (1)   (2)   (3)














....Passeggiato per i giardini; il luogo più bello di tutta Milano, malgrado le aquile prigioniere.
Il giorno dopo ebbi un'altra sua:

“Mia cara, tralascio di scrivere un pesantissimo articolo su Marx e scrivo a te. Ore di mattina  sabato. Ho ricevuto ieri sera la tua lettera, profumatissima. L’aspettavo. Non mi sono ingannato. Tornavo dai giardini di Porta Venezia. Ero solo, stanco. Mi sono addormentato su di una panchina. Come un vagabondo nato. Sono l’uomo del domani. Rimetto ogni cosa al domani. Sono un contemplativo. La prima volta che mi arrestarono, si fu per vagabondaggio. Ti narrerò la mia vita romantica. A proposito: ho sfogliato il tuo romanzo. Ho letto qua e là. Non posso.... stroncarti. Le tue descrizioni hanno una fresca semplicità che mi piace. Leggerò tutto. A martedì sera, dunque, ma prima ti scriverò ancora. Ti bacio con forte passione. Tuo Benito”.

Come tutto ciò - ossia, la forte passione, - mi pareva strano, irreale, estraneo alla mia vita! Ancora una volta comprendevo che la nostra volontà non vale nulla, non ha alcuna importanza sugli avvenimenti della nostra vita. Inutile voler vincere quando si deve perdere. Meglio era lasciar correre i giorni, come il destino voleva, e non fare un gesto, non dire una parola per dominare gli eventi. Resistenza passiva. Non risposi: mi pareva inutile. E poi, non avevo niente da dirgli.
Mi scrisse lui:

“Lenedì mattina - ore 1. Mia cara, tutto ieri, domenica, ho atteso un tuo biglietto. Non hai avuto tempo di scrivermi.... A domani.  Ti comunico che martedì non posso trovarmi all’appuntamento. C’è un'assemblea alla quale non posso mancare, perché dovrò attaccare e difendermi. Nel numero odierno della ‘Critica Sociale’ Turati mi muove un acerbissimo attacco, al quale risponderò forse. Sabato e ieri sono state per me due giornate insignificanti. Oggi aspetto una tua. Come stai? Che cosa hai fatto? Perché lasciarmi quarantotto ore senza tue notizie? Ti scriverò più a lungo stasera. Adesso me ne vado. Ho la testa pesante come se nel cranio ci fosse del piombo. Ti bacio. Tuo Benito”.
(L. Rafanelli, la Democrazia e Mussolini)




   


…. Democrazia corteggiata o solo e sempre attentata ed intimidita?
Che dire… da dove mi trovo scrivo medito e cammino quale passo obbligato dell’Esiliato poco gradito al regime… posso ben ‘decifrare’ il Democratico intento giornalmente recitato non molto lontano dal Colosseo in cui il popolo assiste si allieta e compiace eterno centurione della Storia, per sempre perseguitata ed ostaggio di vecchie e nuove nostalgie. Certo, mascherate velate invisibili, ma comunque, oggi come ieri, ugual fascisti vestiti da retti e composti uomini (saggi professionisti) armati di sani principi, formule araldi ed arcani intenti in apparente linfa di ‘sana’ terapia al sentiero della ricca ed alchemica via fino all’ultimo ramo foglia e ‘povera bestia’ (cui non concesso neppure sentimento), braccare retta Parola al museo della vita. Povero Bosco a raccogliere solo la Rima di chi fuggito per altri mondi, di chi ode altre e più sincere ed oneste voci di sano principio smarrito allo schioppo del cacciatore eterno compare del trovatore (non si faccia confusione fra trovatori e trovati…) cui allietare la mensa e privare il porco del pasto suo gradito per donarlo ad altri quale 




piatto saporito; ed il taglialegna il quale prepara il camino per il caldo inverno della vita, anche lui di certo nutrirà la mensa del nobile al calore antico, l’ortodosso e devoto voto suo principio sempre gradito al baratto, mercato e confino sempre vicino dal saggio politico gestito; la transumanza è di ritorno, la pecunia contata per il feudo che fu e sarà nutrirà sfamerà pargoli e putti di nobil signori, l’offerta è sempre gradita alla mensa della politica… (Scusate nobil signori odo proprio in codesto ispirato momento il cacciatore dal dubbio intento, l’abbiamo lasciato quale operaio della ditta al cappello di altra nobile vista, ma ora in codesto bosco si ode di nuovo la sua voce… più che voce l’incanto dello schioppo, ed alla parola braccata della povera ora mia battere lo colpo antico della sua natura. Ora non mi si domandi a me quale esiliato chi sia mai codesto uomo donna o bestia figlia di qual natura che in cotal bosco fa la sua venuta e ‘caccia’ di dubbia natura, sono i molti misteri della vita e fors’anche della politica di nero vestita. Ma essendo io di democratico e nobile principio non certo dissento la sua presenza e lo introduco in codesto bosco di vita. Ti saluto cacciatore accorto che dispensi retto principio, attento ed accorto servitore dalla mira e capacità di remoti ma pur sempre recenti intenti… Son ‘capaci’ di tutto…).




Ragion per cui anche se non entro nel merito (straniero esiliato) di ciò che vien discusso ed ancor peggio ‘votato’ (oppure ‘edificato’) per (economica) ragion di Stato - forse proprio questo l’inganno ben mascherato -, di certo so e posso ben dire che i suoi fedeli servitori, dai portieri agli uscieri scudieri mercanti papi e imperatori, ai più nutriti politici dai Servizi assistiti, dai contro e pro della mafia antica e moderna dallo Stato combattuta e talvolta (in segreto) anche riverita; tutti indistintamente nostalgici di quello sterco di cui il popolo nutrito e sempre osannato. Quale concime di vita si storce ‘democraticamente’ schifato il naso, alla successiva e trionfale vista, dopo la dovuta e sofferta e votata semina…, tutti si affrettano per la biologica mensa servita.
Nostalgia di un amore, anche se di rosso nero e bianco vestito o solo mascherato, sempre fedele al fascismo arlecchino di Stato. So bene quel che dico, come quel parlamentare che non volle asservirsi al ridicolo Benito graduato calvo e un poco ridicolo, e un mattino fu rapito pestato… e confiscato della vita e con lui dell’ultimo profumo nominato Democrazia. Ed anche se il Colosseo per sindacali motivi si è cinto di moderno alloro, di certo sappiamo che in tal luogo non regna saggezza accompagnata da mite compostezza, al contrario, il popolo viene nutrito ed edificato con il sordo rumore della violenza accompagnato dalla mafia padrona di ogni notizia al funerale della Storia… o padrino che sia…




Ma qui non voglio certo permettere alla calunnia (di nero e bianca vestita) di battere l’eterna sua lingua al tamburo della falsa parola divenuta dottrina, per cui, per non contraddire la Memoria, benvenuto Colosseo al passo nutrito dell’ospite gradito. Di certo sappiamo che la piccola notizia nella libera pretesa della rinascita agognata e spacciata si nutre di Sport e traguardi, allori e meriti, componendo l’onda all’immagine asservita con una misera notizia velata da ricco trofeo al podio della Vita. Come se all’improvviso lo stivale incamminato per l’imperiale via avesse mutato, oppure scusate, solo rinnovato senza umiltà alcuna, il suo corso, e  precipitato all’Olimpo degli Dèi ove il nuovo Duce acclama e edifica l’Impero dimenticato... al passo dell’oca ritrovata, ma è solo una riforma prima della ‘monolitica dottrina’. Tutto il resto abbiam scordato al capello lavato… per chi certo calvo non regna questo antico disappunto… calvario… o antica efficace terapia.




Abbiamo dimenticato questa stratigrafica Memoria inquisita… (ora signori scusatemi, il cacciatore di nuovo allo schioppo dell’infallibile mira: ma quale scienza meravigliosa quale gaia saggezza quale nobil intento illuminare ed ornare codesto intento… al Bosco della Natura).
Donde eravamo rimasti? Un attimo prendo la cartina povera la via smarrita… nel mezzo al ‘seme’ della vita… una benda si è levata dal sarcofago ove narro un’altra vita forse solo sognata…
In verità molte ed altre taciute verità vengono sottratte e private della saggezza compiuta, nel motivo dell’economico intento nemico di ogni umile ed umana ragione barattata e confusa, ed anche se il popolo al Colosseo antico e moderno urla contento allo stadio della vita, il ‘pil’ narra, nella beffa divenuta notizia o piatto gradito: sovrana ripresa o rinascita regnare nel mese in cui il torrido deserto sarcofago dimenticato avanza e nutre con il suo alito appestato il popolo affranto ed al consumo rinato… Di certo per chi avvezzo alla Verità della vita per chi avvezzo all’onestà quale pane alla mensa con pochi diviso, sappiamo che là dove regna paura timore per un diverso clima nutrito dalla stessa onda e voce che ugualmente ci ha così mal-servito in bianco & nero vestito, regnare anche il timore di un diverso mattino. Quale mummia resuscitata dal nobile afoso insopportabile geroglifico… economico calore… dal candore servito…
Così nel paradosso divenuta notizia il caldo compiere  gesta e miracoli ai fasti dell’economia. Fa economia, infatti, di sincerità saggezza verità onestà e in ultimo Democrazia al freddo termostato servita… quale Stagione riccamente vissuta… (la mummia ora per nostra fortuna non s’ode è forse al sarcofago della sua nobile ed antica natura al geroglifico di una nuova formula. Talvolta lo spavento mi coglie per codesto museo…).  




Di certo il deserto e la guerra con uguale e calda certezza accompagnata dal terrorista regna sovrana e anche ignorata (servi e faraoni mutilare e rimpiangere non certo il Colosseo, ma la pace del nostro museo, un via vai di anime nere e mimetico vestite nella certa e comandata confusione), dispensano e offrono la coda del drago quale gradito pasto diviso fra un numero ed una cifra, dimentichi di aggiornare i motivi della contesa. Dimentichi di dire o forse solo spiegare che il terrorismo finanziato custodito affiancato ed armato al soldo della violenza, e altri invisibili padroni (della stessa), compiere economica materiale certezza certamente da qualcuno nutrita e protetta. Senza di quella certo non potrebbe arrecare offesa.
Rimembriamo afflitti e pentiti quando uniti si gridava al martirio di un solo dittatore oppure un sol profeta o un sol pagano (che certo non era Benito Cristo o Giuliano). Tutti al grido precipitarono e guidarono la ‘ragione’. Oggi il terrorismo è cresciuto adulto ed anche ignorato, certo da chi, rimane mistero egizio…o forse solo… segreto di Stato…  Ma son pronti a scendere in campo, so bene ciò che dico, per uno starnuto o peggio una Rima poco gradita vicino all’imperiale edificio ove la sposa la figlia il pargolo del gerarca graduato nuovo faraone della nobil casta rinata alla loggia gene della via, vien privato del dovuto baciamano lui sempre servito e riverito… e di rispettoso nero vestito o vestita… So ben quel che dico all’araldo della nobile ora così servita e qui certifico il nuovo regime il quale bracca (come un tempo) una Rima (donde e come composta dallo Spirito fino all’ultimo suo respiro sofferto ed alla riga crocefissa quale miracolo di miglior ed evoluta vista dall’occhio Polifemo astuta ditta… alla piramide della vita, scusate lo Notaro come al solito fuito dal tremore dell’onda alla terra crocefissa…) barattata con una mitraglia lungo la via ad offrir l’inchino oppure certezza muta, sguardo ignaro e complice quale miglior prevenzione, pasto più saporito parente di un padrino sepolto con i fasti di un monarca ben più gradito… Barabba è servito al Colosseo ammirato…
Chi il fascista qui taccio e non dico…
A te saluto eterno Benito….

(curatore del blog)    















giovedì 10 settembre 2015

ALDIQUA' E ALDILA' (quale umana e spirituale condizione... Cosa è la Metafisica?)


















Precedente capitolo:

Cosa è la Metafisica?
















Indice Sentieri percorsi (e talvolta anche braccati...'meglio non dicere troppo...')  (1)  &  (2)  &  (3)












SIGISMONDO


Che sventurato e infelice son io!
Sapere, cieli, vi chiedo,
visto il male che mi è dato,
quali colpe ho mai commesso
contro di voi nel nascere,
se anche proprio nel nascere
so che stanno le mie colpe.
Hanno bastante motivo
la vostra giustizia e asprezza,
poiché la colpa più grande
dell’uomo è d’esser nato.
Ma solo vorrei sapere
(lasciando da parte il fatto
che già nascere è una colpa),
in che cosa più v’offesi
per più punirmi, o cieli  (e satelliti riuniti).
Gli altri non son forse nati?
Ma se son nati anche gli astri,
che privilegi hanno avuto
ch’io non potei mai godere?
Nasce l’uccello (come ben vedete), coi doni
della suprema bellezza:
appena è in fiore di piume
o efflorescenza di ali,
già veloce esso fende
le distese dell’etere,
rifiutandosi al conforto
del dolce e soave nido rimasto vuoto;
ed io che ho più anima
perché ho minor libertà?
Nasce la bestia
(non vedete che creatura soave),
e la pelle,
ha con grazia maculata,
tanto che sembra degli astri
ben simulato disegno,
grazie al divino pennello,
e già i bisogni dell’uomo,
resi più audaci e crudeli,
la spingono alla ferocia,
bocca e mostro nel ‘lor’ labirinto:
ed io, con migliore istinto
perché ho minor libertà?
(di quella Monica alla sua tranquilla
e sicura dimora all’etere
della comune ora?)
Nasce il pesce, e non respira,
essere informe ed amorfo,
in alghe e fanghi avvolto,
e già vascello di squame,
sopra l’‘onda’ si rimira
mentre ovunque dovunque e comunque
s’aggira,
percorrendo i grandi spazi
che nei punti più profondi
gli spalancano gli abissi;
ed io che ho maggior giudizio
perché ho minor libertà?
Nasce il ruscello
(ammirate che spettacolo soave
discendere fiero il borgo antico)
serpente che in mezzo ai fiori si snoda,
e appena, filo d’argento,
in mezzo ai fiori si fende,
già col suono innalza lodi
alla dolcezza dei fiori
che gli offrono lo sfarzo
della corsa in campo aperto;
ed io che ho ancor più vita
perché ho minor libertà?



  
….Venghino pure signori si accomodino comodi, non v’è commento non v’è Parola nel detto e non detto, e qui ogni verità, Dante m’è testimone, taccio e non dico; cos’è per il vero la Metafisica in codesto spazio profondo? Solo un inutile dettaglio della politica alla quale tacendo nel diplomatico ingegno parliamo con più ed umano Spirito. Venghino signori ad ammirare la saggezza antica Metafisica taciuta di codesta invisibile architettura!
Esamineremo prima il ‘lato’ dell’Intelletto, sotto la ‘Discesa dello Spirito Santo’. Nella sommità...




dell’arco inferiore abbiamo (scusate nobili signori si ode da lontano una strana voce, ora la udiamo, Dialogo segreto di un ‘mirorita’ scalzo ove assiso non vedo?: “quando arriva al ‘punto’ convenuto fai sentire il suono della mensola caduta accidentalmente passo e dico” “non ho udito al terzo o quarto rigo?” “ma chi ti ha assunto la Ditta ha fatto giusta et accorta selezione test e questionari grammatica compiuta mica siamo raccomandati, dotti et evoluti accademici e professionisti servi ed ingegni… hai capito passo e dico” “Va bene ma cotal salire e scendere per quella dimora sono stanco et anco portiere con principio” “ma quale principio qui l’ordine va evaso per economica ragion di stato passo e dico”… Scusate signori forse essere divina conversione dialogo antico affresco non ancora scorto proseguiamo nella retta e giusta morale alla nobile vista convenuta…) le… tre virtù evangeliche, senza le quali (la conversazione precedente non avrebbe potuto aver luogo in essere…), sembra dire Firenze, non può esistere alcuna Scienza.
Senza Amore, Fede e Speranza, l’Intelletto è nullo (‘ohh.. questo continua passo e dico’ ‘fai finta di niente che c’ò Monica in pentola.. passo e dico’).
Insieme alle quattro virtù sottostanti, il gruppo rimane così composto:

                    A
          B             C
       D     E     F      G 

A) Carità: con fiamme che le escono dal capo e dalle mani.
B) Fede: con croce e scudo respinge dardi acuminati. Il simbolo, frequente nelle moderne interpretazioni di san Paolo sulla Fede personale, compare di rado nell’arte più antica.
C) Speranza: reca un ramo di gigli.
D) Temperanza: ritta su un pesce nero che tiene per le briglie.
E) Prudenza: reca un libro.
F) Giustizia: con scettro e corona.
G) Fortezza: con torre e spada.




Sotto la serie dei profeti, come potenze suscitate dalle loro voci…, sono le simboliche figure delle sette scienze teologiche o spirituali e delle sette geologiche o naturali; e ai piedi di ciascuna di esse la figura di colui che più ha contribuito a divulgarle nel mondo.
Prima delle sette scienze terrene, a partire dal lato opposto alla finestra, è la grammatica, cui seguono le altre nel seguente ordine (scusate signori odo di nuovo voce; ‘c’à scoperto, ma tò detto alla terza riga ma che stai umbriaco passo e dico?’ ‘macché solo una birra, certo stà grammatica trasuda fatica passo e dico’; …nulla signori proseguiamo…):

1) Grammatica           Prisciano.
2) Retorica                 Cicerone.
3) Logica                    Aristotele.
4) Musica                   Tubalcain.
5) Astronomia            Atlante, re di Fiesole.
6) Geometria             Euclide.
7) Aritmetica             Pitagora. 

Seguono poi le sette scienze celesti, nel seguente ordine da destra a sinistra:

1) Diritto civile                   Giustiniano Imperatore.
2) Diritto canonico              Papa Clemente V.
3) Teologia pratica              Pietro Lombardo.
4) Teologia contemplativa   Boezio.
5) Teologia dogmatica         Dionisio Areopagita.
6) Teologia mistica              Giovanni Damasceno.
7) Teologia polemica           Sant’Agostino. 




Avete dunque davanti a voi la rappresentazione pittorica del sistema di virile educazione che l’antica Firenze riteneva doversi necessariamente istituire nelle grandi monarchie o repubbliche terrene animate dallo Spirito (sceso) dal cielo in terra nel giorno di Pentecoste.
E quanto tempo ci vorrà – o ci vorrebbe – secondo voi, per studiare questo dipinto?
Due minuti e mezzo per leggere questo schema di educazione (al visore da taluni raccomandato), dunque, per leggere questo schema di educazione spirituale offertovi da Simeone Memmi: e io, nelle mie cinque settimane di lavoro qui dentro (ed altrettanti anni e Secoli per Frammenti e altri ingegni), ho notato che in media i visitatori, inglesi e non, vi dedicano anche meno. Per intenderne solamente ed anche solo minimamente la portata, voi dovreste richiamare alla Memoria, nel corso di due minuti e mezzo, tutto quello che avete avuto occasione di apprendere sulle dottrine e sulle figure di Pitagora, Zoroastro, Aristotele, Dionisio l’Aeropagita, sant’Agostino e l’imperatore Giustiniano; poi osservare le espressioni e le azioni attribuite dal pittore ai vari personaggi; e infine giudicare quanto e come sia riuscito a coglierne l’essenza, e quanta parte abbia concesso alle loro particolari dottrine nel suo schema generale del sapere umano.




Quanto a me, poiché ora sono, con mio grande rammarico, una persona già vecchia, e con mio grande orgoglio, una persona all’antica, mi è parso che le mie capacità di apprendimento e memoria non abbiano avuto il benché minimo miglioramento in seguito alle scoperte di…  E quindi, pur essendo arrivato da Lucca in tre ore, invece di un giorno, come occorreva una volta, non mi sento in grado, per questa sola ragione, di vedere una pittura e non solo a Firenze, in minor tempo che non mi occorresse prima, e neppure mi sento in dovere di affrettare le mie ricerche…
Di conseguenze ho dedicato cinque settimane (o cinque e più Secoli) a studiare un quarto di questo dipinto di…, e posso fornirvi una discreta illustrazione di quel quarto oltre ad alcuni parziali accenni a qualche Frammento delle altre pareti. Ma ahimè! Sempre limitatamente alle loro qualità artistiche, perché sento di non sapere nulla di attendibile intorno a Dionisio l’Aeropagita che non lo indichi il vero Spirito. Possiedo invece qualche barlume a proposito di Zoroastro, Aristotele (assieme ad altri platonici e gnostici intenti) e Giuliano Imperatore. Ma questo non fa che accrescere in me il rispetto con cui sento di dovermi accostare al lavoro di qualsivoglia artista (e non…), non solo maestro della sua arte, ma erudito teologo così profondo di concepire l’impresa artistica di illustrare la ‘legge’ divina che deve regolare la vita di Firenze (e non solo…)…

(V. Fumagalli, L’alba del Medioevo; Calderon, La vita è sogno; J. Ruskin, Mattinate fiorentine)