giuliano

mercoledì 5 ottobre 2016

SOGNI DI UN VISIONARIO (6)







































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... A ogni interesse scientifico terreno e lavorai soltanto alle cose spirituali, secondo quello che il Signore mi aveva ordinato. In seguito il Signore aprì gli occhi del mio spirito, così che mi trovai in grado di vedere mentre ero pienamente desto quello che avviene nell’altro mondo, e di parlare con gli angeli e gli spiriti’.
Di nuovo, egli stesso, nel 1769, descrisse come fosse avvenuta la trasformazione:
‘Mi fu chiesto come mai io che ero filosofo sia diventato teologo. Risposi che ciò avvenne allo stesso modo in cui i pescatori furono fatti dal Signore suoi discepoli; e aggiunsi che fin dalla prima gioventù ero stato un pescatore spirituale. Richiesto che cosa io intenda per pescatore spirituale, risposi che intendo con ciò un uomo che indaga le verità naturali e le verità spirituali, e le insegna’.
Swedenborg si sente quindi un nuovo apostolo e anche in seguito sottolineò sempre l’analogia delle sue visioni con quelle dei profeti e degli apostoli. Si convinse addirittura che la sua opera dilatasse e completasse il piano di salvezza del Signore. Modesto e mite nella vita quotidiana e nel rapporto col prossimo, ha un alto concetto della propria missione, che ritiene destinata ad aprire una nuova èra. Tuttora gli sembra un impedimento al nuovo compito: i vecchi impegni, la professione, le cariche avute finora. Adesso deve dedicarsi soltanto alle visioni che il suo occhio interiore gli rivela e all’illustrazione del vero senso della parola divina: già nel 1747 pubblica ‘Arcana Coelesta’, dedicata appunto a questo fine. 



 
Nello stesso anno dà le dimissioni dal reale Collegio delle Miniere, giustificandole con altri compiti che non definisce. Le dimissioni vengono accettate con rammarico, ma il mutamento di Swedenborg, nonostante la sua riservatezza, non passa inosservato. Del resto lui sa bene quello a cui va incontro: il destino di tutti i profeti e i visionari è stato sempre quello di essere presi per pazzi. E l’epoca in cui egli dava inizio alla sua attività non era certo la più adatta ad accertarla: siamo infatti in pieno Illuminismo, in piena età dei lumi, in pieno empirismo e materialismo. La ragione umana indaga e rivela tutto, smaschera miti e leggende, non crede più ad angeli e demoni, mette al bando la magia. Swedenborg sa bene che lo prenderanno per pazzo, ma non può fare a meno di fare quello che fa.
E’ interessante a questo proposito riportare le parole che egli disse al conte di Hopken, rappresentante tedesco alla corte svedese, il quale gli aveva chiesto come mai avesse pubblicato i suoi scritti visionari che per tanti non erano altro che menzogne e illusioni:
‘Ho ordine dal Signore di scriverli e pubblicarli. Non creda che senza questo espresso ordine mi sarebbe mai venuto in mente di far cose di cui so in anticipo che saranno prese per menzogne e mi renderanno ridicolo agli occhi di molti. Così facendo però ho la soddisfazione di aver ubbidito all’ordine del mio Dio….’.



 
Per uno scienziato del suo rango, il rischio di esser ritenuto pazzo e ridicolizzato è quanto di peggio possa accadere: tuttavia lui l’accetta, e non si può negare che questo sia un segno di grande umiltà e una prova dell’autenticità della sua missione. Nella sua opera teologica, non più scientifica degli anni passati anche se rimane ugual acume e precisione dell’uomo di scienza, ‘Arcana Coelestia’, Swedenborg narra le due dimensioni o due mondi che presiedono la creazione: l’uomo è per così dire, ‘cittadino di entrambi i mondi’, attraverso il corpo è cittadino di quello materiale, attraverso lo spirito di quello spirituale.
Di questa sua doppia cittadinanza l’uomo però si rende conto di rado, in quanto i sensi materiali lo fanno di preferenza rivolgere al mondo materiale. I veggenti (moderni sciamani), per volere di Dio, usano anche i loro ‘sensi spirituali’, così che già sulla terra possono vedere e sentire ciò che di solito viene percepito solo dopo la morte. Il mondo spirituale non è quindi al di là del mondo spaziale, ma soltanto al di là dei nostri sensi corporei: è in noi e intorno a noi. Tutte queste cose Swedenborg, scienziato e ricercatore, sa esprimerle con precisione, anche se è ben consapevole che non è possibile riprodurre con parole umane le cose del mondo spirituale così come esse veramente sono: le parole terrene risultano infatti inadeguate, e pochi uomini sono in grado (soprattutto oggi…) di percepire o capire un mondo immateriale. 




… Stranamente in un mondo cattolico come quello italiano, l’opera di Swedenborg sembra essere meno conosciuta, un’opera come ‘Cielo e Inferno’ è stata pubblicata solo da pochi anni (ma ciò non dovrebbe stupirci più di tanto…); il tema dell’opera è ciò che ci attende dopo la morte, argomento più che mai attuale: anche se la morte è forse l’ultimo tabù della nostra società tutta tesa verso ciò che è giovane, l’interesse per ciò che ci attende dopo quella soglia non è mai venuto a mancare (solo nel mistico ultrasecolare mondo tibetano possiamo rintracciare un’opera di uguale interesse…).
Quanto sia importante confrontarsi per tempo con questo problema lo attesta Jung il quale aveva notato come molte delle nevrosi dei suoi pazienti di mezza età dipendessero appunto dall’aver trascurato il tema della morte, col risultato di non avere ancora una soluzione in questo campo. Giustamente Jung scrive nei suoi ricordi:
‘L’uomo dovrebbe poter dire di aver fatto del suo meglio per formarsi una concezione della vita dopo la morte, o per farsene un’immagine – anche se poi deve confessare la sua impotenza. Non averlo fatto è una perdita vitale…’.




L’opera di Swedenborg, ‘Cielo e Inferno’ in particolare, fornisce una quantità di indizi illuminanti in questo senso, e presenta inoltre straordinarie analogie con una modernissima ricerca, quella sulle esperienze in punto di morte: in altre parole, le descrizioni che Swedenborg fa sulla base delle sue visioni non sono molto dissimili da quelle delle persone che sono vicine alla morte e sono poi state riportate in vita. Le descrizioni di Swedenborg sono radicalmente diverse da miti e leggende, diverse dalle descrizioni dantesche, diverse anche – per certi aspetti – da quanto ci hanno tramandato le religioni (ad esclusione, come già detto, del buddhismo tibetano…). Presentano invece, come si diceva, molte analogie con i risultati della moderna ricerca sulla morte, cioè con le esperienze dei rianimati, di coloro che sono stati per un attimo ‘sulla soglia’ e sono poi stati richiamati in vita grazie alle moderne tecniche di rianimazione.
La lettura completa dell’opera di Swedenborg e delle opere indicate consentirà di mettere in luce un numero molto maggiore di analogie: analogie che contribuiscono a convalidare e confermare sia le descrizioni del veggente (sciamano) che quelle di chi ha visto in faccia la morte…

(E. Swedenborg, Cielo e Inferno)

















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