giuliano

giovedì 11 ottobre 2018

I 4 ELEMENTI RAGGIRATI (37)































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Le due vie (35)  &

Il Gioco dei 4 Elementi (35)

Prosegue...

Nel terreno di gioco dell'Europa (38)

con Foto del...

Post Impressionismo...








                                           I 4 ELEMENTI RAGGIRATI

                                           Ovvero i liberi Elementi e il chiodo fisso 


             
                                
                               
                  

Ed il miglior modo da una Cima ben ancorata nel porto del cosiddetto ‘progresso’ pretesa d’una falsa ed impropria conquista ben consolidata nella materia quanto nello Spirito che ne consegue, consiste nell’affidarsi a medesimo mare - Vetta d’ogni Stagione persa - ma ben monitorata (per chi ha abdicato la vista) e da questa regredita verso l’onda dell’ingiallita linfa d’una pagina antica per comprenderne l’armonia persa, andata, senza comprenderne il Principio da cui la Vita che la contraddistingueva.

Mi spiego meglio.

Mentre giù da basso – e non solo in fondo alla stiva – si affannano svelare e comprendere gli Elementi della Terra (e non solo) ‘inchiodati’, io mi ispiro e respiro la Luce del Tempo nella foglia ingiallita nella pagina riflessa, il quale nelle Stagioni di quanto per sempre contato e creato (nella materia detta) rimane la miglior Via per decifrarne - rette parallele e invisibili coordinate -  coniare gli invisibili Principi (rinnegati donde l’odierno disquisito).

Certamente osservati controllati manipolati ma certo  mai decifrati nell’oscuro imperscrutabile moto e senso da cui la Vita detta.

Infatti se si affannano a regolarlo e correggerlo qual propria rotta entro e non oltre il Mezzo… Grado enunciato da un mare in burrasca da ognun attraversato, e donde la presunta salvezza della nave approdare da ciò cui salpata in miglior porto ancorata, mi accorgo – in verità e per il vero – ugual misura bisogna adottare per scalare con maggior Grado la difficile Cima della Vita.

Ed infatti di buon Grado da cui la differenza – se osservate bene – risiedere proprio in quelle foglie ingiallite, in quelle pagine scolorite, ma ancor più belle e sublimi e di elevato grado e pretesa e non certo fissate al chiodo della breve ‘materia’ e conquista, giacché  riflettiamo l’Inverno del Futuro che ci attende pensando di averne conquistato la Vetta.

La differenza, dicevo, risiede proprio nella ‘Dialogo’ letto (e osservato qual persa foglia) raccolta qual Raggio di Luce nel folto d’un bosco attraversato nelle stagioni di questa… o altra Vita….




 ‘Là dentro c’è il trabocchetto per far cadere l’Angelo’

Il camino si presenta con un forte strapiombo, che Piaz ritiene però possibile. Il ‘diavolo’ estrae dalla tasca due chiodi e relativo martello, guardando di sottecchi l’amico e pensando:

‘Ora entriamo nel prunaio!’.

Deciso, pianta un primo chiodo, vi innesta il moschettone facendo leva sullo stesso.

Preuss che non vuole chiodi interviene dicendo che lo strapiombo è possibile, il ‘ferro’ non è necessario.

Piaz risponde piantando un nuovo chiodo più in su.

L’amico insiste e lo prega di lasciarlo tentare una libera. Ma sullo strapiombo ormai sta agguantato Piaz; che, nello sforzo di superarlo, fa smorfie orrende.

Preuss obietta ancora, ma l’altro secco:

‘I chiodi qui ci vogliono!’.

‘Perché?’.

‘Perché… perché sì!... E poi devo assicurare tua sorella e Relly… Del resto, ti convincerai anche tu se vorrai passare!’.

Preuss non parla.

Intanto Piaz sparisce incastrandosi nelle fauci del camino, seguito da Mina e Relly; e pensa soddisfatto all’amico costretto ad usare i suoi chiodi. In Cima sarà lui il primo a vedere l’Angelo macchiato del peccato. Ogni tanto esorta i compagni a stare attenti per evitare le cadute di sassi, che andrebbero a colpire Paul e l’amico.

Dopo due ore di dura arrampicata sono vicini alla Cima. Ma quando Piaz alza il capo per osservare l’ultimo tratto del Camino (cui entrambe foglie fusti e libri destinati per miglior rogo da cui il calore della materia deriva e confina…), che cosa vede sporgersi in alto?

Il suo Spirito… sorridente!

Che sia volato e di nuovo incarnato proprio nel momento che medito e con occhio estasiato ne ravvivo la vita?

Satana vistosi beffato, urla:

‘E lui, dov’è?’.

‘Eccolo là’.

La sorella di Freud assidua frequentatrice di medesimi ambienti e controversi incurabili destini, anni dopo parlando di quel difficile Passo ad un giornalista posto nel giusto grado  della misurata coscienza dirà che dal Rifugio si vede solo un bosco macchiato come la tela di un quadro - d’un futuro quadro - non ancor fotografia ove ogni Spirito dalla foglia ispirato può compiere il ciclo della e nella Stagione dell’Infinto Tempo non ancor nato e medesima ascensione con il giusto e dovuto Credo per il Dio degli invisibili Elementi detti… (Ciò infatti appartiene al fu’ detto della chiodata via e raccolto dall’eminente discepolo in più libera dottrina).



Infatti nella Fisica che ne consegue comporre retta Scienza non sappiamo ancora se Onda o Particella!

Un caso, se leggete e superate l’Abisso del Diavolo con la dovuta angolatura qual invisibile fessura creare la Vita e dovuta contesa fra un’Onda e una particella!

Non il Diavolo (o Satana che sia) beninteso nel notevole profilo della guida, ma ciò a cui si attiene il Principio immutato da cui la stessa evolve o almeno dovrebbe…

…Ed a questo punto del quadro scorto alla luce della difficile impresa e superato il camino per nuova vita mi sovvengono le parole del matto di Ciù… proprio quando Satana vuol appagare e dissetare l’impresa ad un simmetrico Elemento…




Ze Kung ritornando a Tsin dallo stato di Ciù, venne una volta a passare per un luogo a nord del fiume Han. Vide un vecchio che lavorava nel suo orto. Aveva scavato dei canali per irrigare. Con un secchio attingeva acqua dal pozzo e la vuotava in quelli. La fatica era molta e il risultato meschino.

‘C'è un congegno’,

disse Ze Kung,

‘che in un giorno irriga cento poderi come il tuo. Con poca fatica si ottiene molto. Non lo vorresti avere?’.

L'ortolano levò il viso e disse:

‘Che cos'è?’.

‘È una leva di legno’,

rispose Ze Kung,

‘che dietro è pesante e davanti leggera. Attinge acqua come tu fai con le tue mani e versa senza interruzione. Si chiama gru’.

L'ortolano lo guardò con ira, rise e disse:

‘Ho udito dire al mio maestro: chi usa macchine, è macchina nelle sue opere; chi è macchina nelle sue opere acquista cuore di macchina. Ma chi ha cuore di macchina ha perduto la pura semplicità. Chi ha perduto la pura semplicità ha lo spirito inquieto; nello spirito inquieto non dimora il Tao. Non ch'io non conosca il vostro congegno; mi vergognerei di usarlo’.

Ze Kung restò confuso; guardava a terra e non disse parola.

Dopo un poco chiese l’ortolano:

‘Chi siete, voi?’.

‘Sono uno scolaro di Confucio’,

rispose Ze Kung. 

‘Siete dunque uno di quei gran dotti che vorrebbero parer savi; che si vantano di essere superiori a tutti; che solitari cantano melanconiche canzoni per acquistarsi fama nel mondo. Se voi dimenticaste la valentia del vostro spirito e smetteste di atteggiarvi come fate, potreste forse giungere a qualcosa. Ma voi non sapete governare voi stesso, e volete governare il mondo? Fate la vostra via, signor mio, e non disturbate il mio lavoro’. 




Proseguendo il cammino rifletto: Uno proteso alla materia divenuta ‘sicurezza’ opposta alla pazzia, l’Altro ‘istinto’ nato e proteso spirale vero spettro e Spirito dell’Universo.

Quando un torrente a valle dopo una pioggia portentosa ogni sua goccia si riversa a fondare la Vita, l’uomo per suo bisogno la convoglia entro una soglia entro una turbina o una pala e cotal energia ricavata d’una futura materia non più sufficiente per la dovuta somma e condizione di vita; così costretti nel maggior dispendio di chiodi gru e cemento per il massimo con il minimo intendimento chi presiedere la ‘matematica’ del Tempo contato e ora misurato.

L’intero panorama mutato ogni ponte crollato e non solo quello con Satana accompagnato, schiere di turisti indistintamente al IV V Grado, e la montagna e l’Istinto che il lei dimora come un Dio per sempre perso fra un chiodo e la tecnica che pensiamo fornirci forza tradotta in Energia. In Verità la vita se la osservate bene in ogni Albero ramo e foglia protende verso la luce come ogni Spirito che invisibile mi accompagna per questo difficile cammino.

Per questo chi ama e apprende dalla Natura nella duplice essenza e forma comprende e vede più di quanto alla Vista concesso in questa Preghiera, e non tanto l’Equazione Preuss, ma la genetica d’un antico segreto perso nelle improprie stagioni dell’odierno Tempo.




Osservate e cogliete bene la differenza nell’Albero restituire i colori dell’Universo intero.

Sì!

Potete inchiodarlo ad un moderno dall’antico Primo èvo derivato, ma ciò che compone la radice della sua ed altrui Natura nella folta chioma specchio dell’Universo intero  non sarà né pregato né ammirato così come un Tempo, giacché la differenza incolmabile in ciò che Lui narra e racconta, potrete ammirare la foglia ma mai comprenderete che tal Spirito dimora in quella.

È il ciclo che pone e fonda la differenza di quest’Eretico Viaggio, giacché la Natura pur viva narrare e svelare in un coro di invisibili voci, e chi raccoglierne e interpretarne il nesso o segreta connessione nel ciclo completo avrà risolto, come un Santo o un mistico, il grande metafisico mistero nell’invisibile enunciato in lei inchiodato! A cui valenti e dotti si alternano nella conquista e Cima non avendo mai compreso la vera differenza fra la Luce (e chi invisibile prima di quella) e la Natura che sempre crea… ed il chiodo della breve sicura materia.

Tutto il Segreto che l’alpinista da una foglia nato seppe esprimere, non nella stagione della vita, ma quanto comandato da medesimo dono da cui l’universale genetica natura appartiene ed in cui rinato.

Giacché, se conoscete la grandezza di questa vi accorgerete che l’unicità di tal Opera rimase indistintamente ineguagliata. Ora ci vogliono troppi chiodi ed artifizi per medesima Cima. Il suo arrampicare esula dal concetto proprio di ‘conquista’, ma istinto rinato per ogni attento osservatore o diavolo che sia nella facilità di poter cogliere nei diversi rami in cui ugual foglia nata e rinascerà alle Stagioni del Tempo, ed a cui, l’osservatore osservato non seppe rendere conto neppure a se medesimo, come uno dei molti e tanti invisibili Spiriti intrappolati e confinati nella parete corpo della ‘materia’ (detta) chiedere parola divenuta corsa affanno indistinto elemento per maggior ‘ricchezza’ dalla presunta ‘povertà’ donde confinato dalla pretesa divenuta filosofia.

Come leggiamo negli occhi muti di un Keaton ugual incognita circa la Vita…




Osservate l’acqua qual Elemento, anch’essa compiere il proprio ciclo nella Terra e con lei ogni cosa secondo Natura, poi tutto mutato compreso l’Oceano e d’improvviso schiere di conquistatori per mari e terre fondare inferno là ove dimorava il Primo Elemento, così al grafico delle devastazioni o ai moderni e più veloci ‘spread’ sovrapporre l’invisibile Opera da cui la Spirale alla luce protesa aspirare nell’istinto divenuto Cima.

Possiamo riflettere angolatura spigolo e cima non comprendendo il cifrato crittografato mistero della vita come una musica incompresa sublimata nel liuto non ripetere medesima nota e via al segreto da cui resina e fabbricazione dell’Opera esposta.

Ponendo distinguo fra Luce e futura materia creata!

Infatti l’Arte lo specchio della Natura e codesta ingiallita foglia non si può che incorniciare ed accompagnare nella vista e descriverne l’essenza, giacché chi Eretico per propria Natura reclama l’odierno spettacolo offerto da codesto Teatro che talvolta lo riscopre con medesima – ugual – Vista in ciò che fu’ ed è sua ed altrui ‘urgenza’ in quella posa dalla stessa immortalata.

Osservate e meditate la differenza!




Una volta ebbi a conoscere anch’io una Putzi fotografa raccomandata, belle le immagini che offre e offriva, orrenda la Via di questa conquista, pur la bellezza colta con maestria la peggior nemica di ciò che ritraeva, scopo e principio del disarmonico tellurico evento colmare la differenza fra ciò che per sua Natura cresce e si eleva e nel dolore reclama maggior armonia, e ciò che armonia in difetto di saggia elevata Cima.

Sublimi le immagini dalla Sella maestra e fotografa nonché sciatrice con la pretesa di futura alpinista, ma come si ebbe a disquisire nel ‘platonico’ dialogo rilevato  non vediamo il cavallo o ancor meglio l’asino ove indistintamente ognuno trainato senza per questo offendere il povero asino dal cavallo accompagnato qual bestie superiori alla fatica nell’aiuto alla Cima, porre odierna Opera per ciò che derivato dal loro nome vilipeso ed offeso in assenza di qual rispetto o regola che ci sia in ciò che dai pixel tradotto e poi nato.

Giacché ci furono coloro tutt’Uno di quanto ritratto ed immolato mezzi uomini e bestie da un mitico Tempo nato Grazie donde l’odierna dottrina divenir Dialogo e l’immagine giungere alla retina d’un Compton accompagnato qual alpinista conservare un segreto dell’odierno Tempo raccolto fra il chiodo e un abisso misurato nella differenza posta, e risolvendo di conseguenza, l’intera Via o disquisizione che sia fra Arte e tecnica contesa e divisa. Infatti, ora che dalla retina oculare veicolate allo Spirito affermare comprendere e respirare ed ammirarne come tante altre la bellezza qual eterno Nirvana dall’Arte tramandata dal pittore alpinista accompagnati e non solo comporre lo Spirito da cui l’intera Natura così conquistata ed immortalata nel mortale divenuto chiodo affisso!

Sovrapponete ciò che fu’ ed inchiodato ad una moderna lastra ridotta e non più una tela in ‘pixel’ di ugual misura: l’emozione svanire dall’ansia che ci coglie e coglieva dinnanzi ad ugual scenario, al suo posto una volontà di inchiodare ad una lastra evoluta in pixel ridotta medesimo Spirito nella diversa volontà divenuta pretesa di conquista intrappolata nell’artifizio di uno o più chiodi fissi della Vista, o meglio imprigionate se pur perfette alla retina aliena all’Anima quanto allo Spirito  stupito le ammira...

Sì!

Bellissime le nuove e spettacolari icone se pur sovrapposte ad un crescente mosaico di cementato inchiodato progresso, tutt’uno di ciò che era e mai più sarà e l’emozione conseguente alla retina - a parte lo stupore detto circa perfezione e tecnica qual occhio artificiale - risiedere nella luce che indistintamente le ha - non immortalate bensì ‘mortalate’ -, si osserva e si scruta come dietro ad un cannocchiale ogni particolare maggiore nel puntinato perfetto alveare dall’insieme e ‘impressione’ da cui derivato ed evoluto, possiamo dirci padroni dell’elemento - d’ogni elemento – ‘mortalato’, in verità se meditate e osservate bene la tecnica la moderna tecnica da medesima impressione nata (dai tempi degli impressionisti e post-impressionisti) lo Spirito ingannato nell’impressione divenire progressiva industriosa ‘perfezione’ facile al sicuro chiodo della materia subcosciamente aliena però all’Anima ed allo Spirito non cogliendo l’emozione della vista da cui ognuno (ri)nato ricongiungersi all’Infinita Anima Mundi donde la pittografica parola dall’Elemento nata qual suo ritratto… o Stupore perso…

…Ma quantunque dalla Natura specchio dell’Universo  all’Oceano nata…

E mi scuseranno loro signori: mai il contrario!














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