giuliano

mercoledì 9 settembre 2015

VIAGGI ONIRICI: 'lezioni di vita' (22)











































Precedente capitolo:

Viaggi Onirici: 'lezioni di vita' (21)

Prosegue in:

Viaggi Onirici: migrazioni & relazioni (23)













E’ davvero questo il vostro risultato?
O vi siete solo messi su una strada curiosamente tortuosa per raggiungerlo?
… Ci sono tre Cose Materiali, non soltanto utili, ma essenziali alla Vita. Nessuno ‘sa vivere’ finché non le ha ottenute.
Esse sono: Aria Pura, Acqua e Terra.
Vi sono tre Cose Immateriali, non soltanto utili, ma essenziali alla vita.
Nessuno sa’ vivere finché non le ha ottenute.
Esse sono: Ammirazione, Speranza e Amore.
Ammirazione – il potere di discernere a trarre godimento da ciò che è bello nella Forma visibile e attraente nel Carattere umano e, necessariamente, sforzarsi di produrre ciò che è bello nella forma e di diventare ciò che è attraente nel carattere.
Speranza – il riconoscimento, attraverso la vera Lungimiranza, delle cose migliori da raggiungere in futuro, da parte nostra o altrui, riconoscimento che sfocia necessariamente nello sforzo, schietto e impossibile da vanificare, di progredire, secondo le nostre forze, verso il conseguimento di esse.
Amore, sia della famiglia, sia del prossimo; fedele e appagato.
Queste sono le sei cose più utili da ottenere con l’economia politica, quando questa sarà diventata una scienza. Vi dirò brevemente quello che la moderna politica – il grande ‘savoir mourir’ – ne sta facendo.




Le prime tre, ho detto, sono Aria Pura, Acqua e Terra.
Il cielo ve ne dà i principali elementi. Potete distruggerle a vostro piacimento, o incrementarne, quasi senza limiti, le quantità disponibili.
Potete viziare l’aria col vostro modo di vivere – e di morire – in qualunque misura. Potreste facilmente viziarla tanto da portare sulla terra una pestilenza tanto grande da uccidervi tutti. Voi, o i vostri compari, i tedeschi e i francesi, siete al momento occupati a viziarla quanto più potete, in ogni direzione; principalmente, in questo momento, con cadaveri, e con le rovine animali e vegetali della guerra: trasformando uomini, cavalli e materiali da giardino in gas nocivi.
Ma dovunque, e per tutto il giorno, la state viziando con puzzolenti esalazioni chimiche; gli orribili nidi che nominate città sono poco più che laboratori per la distillazione nei cieli di fumi velenosi e di odori, mescolati con gli affluvi provenienti dalla materia animale in decomposizione e i miasmi infetti che vengono da morbi purulenti.
Al contrario, il vostro potere di purificazione dell’aria, trattando appropriatamente e rapidamente tutte le sostanze in decomposizione, proibendo assolutamente le industrie nocive e piantando in tutti i suoli alberi che depurino e rafforzino la terra e l’atmosfera, è letteralmente infinito. Di ogni boccata d’aria che inalate, potreste farne cibo.




In secondo luogo, il vostro potere sulle acque pluviali e fluviali della Terra è infinito. Potete portare la pioggia dove volete, piantando saggiamente e coltivando con cura; portare la siccità dove volete, devastando i boschi e trascurando il suolo. Potreste far sì che i fiumi fossero puri come cristallo di rocca, belli per le loro cascate, i laghi, i laghetti vivi, tanto pieni di pesci che potreste trarli fuori con le mani, anziché con le reti.
Oppure potete fare sempre come avete fatto ora: trasformare ogni fiume in una fogna comune, cosicché non riuscite neanche a battezzare un bambino se non la sozzura, a meno che non gli teniate la faccia sotto la pioggia, e anche quella cade sporca.
Passiamo poi alla terza, la Terra, intesa a nutrirvi e a fiorire. Di essa avete imparato che il fiore è una cosa che non esiste e – per quanto possano escogitare le vostre mani scientifiche ed i vostri cervelli scientifici, inventivi di Polvere esplosiva e Traffici di moderne e sempre più sofisticate armi esplosive e mortifere, e non fiorente e vivificante – avete trasformato  la Madre Terra, Demetra, nella Terra Vendicatrice, Tisifone, con la voce del sangue di vostro fratello che grida ed urla da essa, in un’unica sfrenata armonia, tutt’intorno alla sua sfera omicida.
Questo è quanto avete fatto per le tre Cose Utili Materali!
Al posto dell’ammirazione avete imparato il disprezzo e la presunzione!
Non avete dentro di voi abbastanza da perseguire alcun progetto che non sia redditizio prima dei prossimi dieci anni, e non avete abbastanza discernimento dentro di voi (che siate politici o operai) da essere in grado di farvi un’idea chiara di quel che vi piacerebbe che il vostro Paese divenga.
In ultimo, avete fondato un’intera Scienza dell’Economia Politica su ciò che avete affermato essere l’istinto costante: il desiderio di defraudare, ingannare, rubare, raggirare ed anche, se ne avreste l’occasione…, uccidere il prossimo.
Ed a te, Caino di questo infelice secolo, a te dico:




 QUANDO VORREMO PORTARE QUALCOSA DA QUALCHE PARTE, LA PORTEREMO SULLE GROPPE DEGLI ANIMALI, O SULLE NOSTRE SCHIENE, O SUI CARRI, O BARCHE; AVREMO ABBONDANZA DI FIORI E VERDURE NEI NOSTRI GIARDINI, ABBONDANZA DI GRANO E D’ERBA NEI NOSTRI CAMPI – E POCHI MATTONI!
AVREMO MUSICA E POESIA, AVREMO ARTE E RAGIONE, COSTANZA ALTRUISMO E AMORE, A TE LASCEREMO GLI INGANNI DEL TUO MISERO INGEGNO….. 

(J. Ruskin, I miti del progresso)
























domenica 6 settembre 2015

IL SECONDO (Dio) (62)














Precedente capitolo:

Il Primo (Dio) (61)

Prosegue in:

Gnosi Pagana (1/2) &

Gnosi Pagana (3/63) 









Sto solo incidendo il mio monumento,
sto solo scavando nella memoria,
sto solo parlando... con l'opera perfetta.
Sto solo scrutando lo sguardo di Dio,
il Primo bello come un sogno antico,
ma nascosto agli occhi del loro...
Secondo Dio.
Mentre domanda arte e bellezza
al tempo che lo vuole spettatore,
nascosto alla vista e alla memoria
in una maschera della storia.
Sto solo imparando il Tempo mio,
nell'attimo senza Tempo
... di un altro Dio.
(G. Lazzari, Frammenti in Rima; Il Primo Dio,
Secondo Dialogo 13/4)


















Diversa appare invece, a prima vista, la teologia dell'altro grande e più platoniz-
zante esponente del neopitagorismo.
Numenio di Apamea: la riproduzione di teorie platoniche, tradizionali ed orto-
dosse, sembra infatti portarlo lontano dal monismo e dal matematismo teologici
di altri Neopitagorici. Il 'Commento al Timeo' di Calcidio ascrive infatti al nostro
filosofo un dualismo chiaro quanto quello di Plutarco e tanto meditato da ripro-
durre la distinzione pitagorico-platonica del Dio/Monade/Bene e Materia/Diade/
Male e da considerare contraria alla natura stessa dell'Uno la generazione Dia-
de/Materia.
Questo nucleo di platonismo ortodosso, come inoltre nega l'essere ai quattro e-
lementi, ai sensibili ed alla materia e lo assegna, invece, a ciò che è incorporeo
ed intelligibile, eterno ed 'identico', del pari attribuisce ai mathèmata una funzio-
ne solo propedeutica alla conoscenza del Primo Principio: l'assolutamente Bene
s'intende soltanto se ci s'intrattiene con esso 'da soli a solo' (e sempre contrap-
posti al male assoluto), dopo essersi allontanati dal sensibile, ma è necessario
un metodo; la cosa migliore è dunque, dice Numenio, nutrire un entusiasmo gio-
vanile per le scienze e studiare i numeri per apprendere l'oggetto della scienza
suprema.




Sembra dunque si dia una distinzione ortodossamente platonica (ed antimate-
matista) tra sfera dei mathematikà e sfera dell'oggetto della conoscenza supre-
ma: lo studio dei numeri trae verso quell'oggetto, che non avrebbe di per sé u-
na natura numerica.
La teologia numeniana rivela però, ad un esame più approfondito, un monismo
ed un matematismo sostanzialmente simili a quelli di altri Neopitagorici. Essa
è forse dotata del medesimo fondamento storico della teologia di Plutarco.
Come Plutarco dualista in metafisica, Numenio è perciò sostanzialmente mo-
nista in teologia, del monismo caratteristico dei pagani del suo tempo, per cui
non ha senso affermare vi sia un solo Dio, quanto piuttosto che uno solo è il
Dio assolutamente Primo.




Documentano questo monismo le numerose affermazioni numeniane di una ge-
rarchia ontologica ordinata ed unitaria: a capo di essa c'è un unico Dio, che è
Padre, assolutamente Bene e, a differenza di quello di Moderato, Intelletto;
al di sotto di questo, vi è il Demiurgo, collegato e contrapposto alla Diade/Ma-
teria, il quale imita copia e contempla il Primo Dio ed è principio del divenire
e Creatore; Terzo Dio è il Cosmo stesso, quantomeno nel suo aspetto intelli-
gibile, nell'Anima buona che lo razionalizza e lo ordina.
L'impianto gerarchico della dottrina dei tre Dèi emerge innanzitutto quando,
escluso che il sensibile, generato e mutevole, sia il vero essere, Numenio am-
mette appunto che soltanto l'intelligibile incorporeo sia essere, esso che, al
contrario, è stabile ed immutabile, alieno da nascita, crescita e movimento
qualsiasi: 'per tal motivo', egli puntualizza, 'è correttamente apparso giusto
porre al primo posto l'incorporeo'.




La connessione fra teologia e visione gerarchico-seriale della realtà è posta
d'altronde in termini espliciti e generali, quando Numenio nota che 'colui che
desidera farsi un'idea del Primo e del Secondo Dio deve innanzitutto distin-
guere ciascuna cosa nel suo grado e nel suo ordine, o, ancora, quando egli
specifica che, nonostante l'attività demiurgica non sia affatto propria del
Primo Dio, ma del Secondo, se si guarda al complesso creato e se ne ricer-
ca il principio in senso forte, è a 'Ciò che preesiste che rimonta l'operare in
senso demiurgico'.
Il principio è nell'essenza, per Numenio come già per Nicomaco, per Modera-
   to e per i Pitagorici di Sesto, presbyteron o pròteron rispetto ai princi-
piati e la gerarchia unilaterale e seriale determinabile a partire dai sensibili
culmina in un unico principio, il quale, assolutamente pròtos, è in realtà ed
in senso forte Principio e Causa anche dell'attività propria e specifica dei
suoi causati (attività demiurgica).




Anche per Numenio d'altronde, come per Moderato, il rapporto fra Secon-
da e Prima Divinità è descrivibile come imitazione e non è perciò invero-
 simile che egli, come altri Neopitagorici, assimili mimesi e metessi ed
entrambe comunque ad una relazione di pròteron-hysteron: il Primo Dio
possiede di per sé, primariamente e pienamente, le caratteristiche (la
bontà, il nous) che il Secondo, essendo neòteros ed hysteros, ha solo
perché partecipa del Primo, o perché lo imita e copia.
Relativamente interessante per noi nel suo aspetto complessivo, la teo-
logia numeniana rivela il suo matematismo soprattutto se si focalizzano
alcuni caratteri della prima divinità (l'Intelligenza, la connaturalità del
bene, l'inconoscibilità, la semplicità, la stabilità, la trascendenza).
E' nel Primo Dio numeniano perciò che l'attività pensante si identifica
immediatamente con la produzione-presenza di noetà, mentre il Secon-
do - il quale pure ammette un'attività intellettiva - contempla semplice-
mente, e non produce, 'nel' e 'con il' proprio pensiero, quei noetà, ma
opera ordinando per loro tramite la Materia: per questo il Primo Dio
è pròtos nous, perché Esso solo pensa in modo originario e creativo.




Ogni carattere di questo Dio gli appartiene piuttosto in senso primario,
proprio e forte, è cioè immediatamente connaturato alla sua essenza:
in tal modo Esso è Essere-in-sé e soprattutto Bene-in-sé e differisce
dal Secondo Dio, che è essere in senso secondario e derivato e buo-
no solo per partecipazione; per questa connaturalità all'essere ed al
bene, il pròtos theòs è 'fondamento' e 'principio' di essere e di bene.
Il Secondo ed il Terzo Dio (il cosmo) potrebbero cioè essere per
Numenio non entità diverse dal Primo Dio, quanto piuttosto sue dif-
ferenti 'funzioni', ipostatizzate su livelli ontologici successivi e rese
simbolicamente con le immagini dei tre Dèi, del sovrano, del gover-
natore e dello stato, o, ancora, con quella del seminatore e del tra-
piantatore.




Come ora vedremo, il platonismo contemporaneo a Moderato, a
Nicomaco ed a Numenio non si rivela per parte sua immune da un'-
analoga tendenza alla matematizzazione della teologia.
A differenza dei Neopitagorici, i Medioplatonici non chiamano il Pri-
mo Dio Uno o Numero, né propongono gerarchie di Monadi, media-
trici fra l'Uno Primo ed il sensibile: i Medioplatonici assomigliano pe-
rò ai Neopitagorici quantomeno nella teorizzazione di un Principio
Primo divino, trascendente, spesso perciò ineffabile e conoscibile
solo intuitivamente, che è attività noetica e Causa, attraverso que-
sta, della sistemazione cosmogonica della Materia informe.
La teologia medioplatonica converge dunque con quella neopitago-
rica a confermare il recupero del trascendente dei primi secoli dell'-
era cristiana ed a spianare la strada alla grande teologia neoplatoni-
ca: simile nelle due tradizioni è in particolare un sostanziale moni-
smo (o monoteismo); Dio certamente non è per i Medioplatonici l'-
unico principio, né è l'unico ente divino: come Plutarco, Dio è però
appunto 'unico' nella sua primarietà (le idee gli sono subordinate) e
nella sua positività (Esso solo, e non certo la materia, è Causa for-
mante d'ordine e perciò di bene).




Il medioplatonismo si mostra ovviamente, meno del neopitagorismo,
erede di una generale utilizzazione metafisica del numero; eppure
anch'esso ribadisce un'esemplarità aritmetica nella teologia dell'età
imperiale, perché neppure il Dio medioplatonico sembra liberarsi
del tutto della caratterizzazione che lo parifica all'unità-principio-dei-
numeri, e che è lontana eredità del matematismo protoaccademico:
ciò emerge non tanto nei concetti teologici generali appena richiama-
ti, quanto piuttosto nella dottrina della trascendenza e dell'ineffabili-
tà divina ed in particolare in una delle viae a Dio fra le quali ricordia-
mo quelle degli 'Oracoli Caldaici'.
Per questi ultimi in particolare, l'atteggiamento fondamentale per
giungere a concepire un Dio assolutamente primo e trascendente è
una sorta di deviazione dai sensibili e di 'svuotamento' dalle impres-
sioni dei sensi (la figura, il colore, la grandezza): Numenio infatti rac-
comandava di allontanarsi dalle cose sensibili e dalla corporeità con
uno specifico allenamento nelle scienze esatte; gli Oracoli Caldaici
prescrivevano a loro volta, poiché Dio resta al di fuori della portata
dell'intelletto di tendere verso di Lui un intelletto vuoto di sensazioni
e Massimo di Tiro raccomandava di non pensare, in riferimento a
Dio.

(L. M. Napolitano Valditara, Le idee, i numeri, l'ordine)














mercoledì 2 settembre 2015

COSA E' LA MEMORIA? (2)


















Precedente capitolo:

Cosa è la Memoria? (1)

Prosegue in:

Cosa è la Memoria (3)













...O forse chissà, solo ventre donde tenuto in grembo il principio… dove partorire la Natura evoluta…
Sicché l’Arte della Vita dalla Natura scolpita, tutta incisa nella Memoria dello Spazio numerato quale dettaglio di un Primo Frammento evoluto gravido da un piatto mare nato…
Lento ha risalito la riva per costruire piano l’Arte della Vita…
Lento nel Secondo misurato, dapprima ha strisciato, poi  è volato fino ad un ramo genitore e padre della sua venuta… Poi, dopo aver ammirato il panorama, è sceso sino ad un’antica vallata e di nuovo ad un ramo ha incorniciato l’Arte della sua Natura così evoluta…
Lento ora cammina felice della sua Rima…
…Esce dal museo ove celebrata la Vita soddisfatto dell’Opera compiuta… ove lo Spirito ha di nuovo incontrato il Principio…, ed anche se il ricordo vacilla confuso…, il passo certamente deciso… giacché l’evoluzione rinnova il Tempo della sua venuta ove l’uomo imparò a pregare e parlare con Dio… Se dapprima fu una Dèa all’Olimpo della saggezza smarrita… la scrittura con il tempo si è fatta più matura… ed ogni Spirito rimembra il Tempo della lenta venuta… Memoria confusa!
Il viale della Stagione della Vita rimembra il Tempo ove nutriamo e coltiviamo la Memoria… Il viale del fanciullo ora nutrito da una Natura più evoluta incide il ricordo senza il profumo accompagnato dalla saggezza dove la foglia caduta accarezza lo Spirito per accompagnarlo alla stagione dell’Autunno ove il primo freddo allieta l’Anima come un primo quadro perso in un Sogno troppo antico per essere dallo Spirito rimembrato o solo nominato nel Sé simmetrico al Tempo nato…




Ora il passo si è fatto più indeciso il fanciullo curvo con il nuovo strumento litico di una Natura (in)compiuta accompagna l’ultimo saluto ad un Albero morto crollato precipitato fino al fondo di un fangoso dirupo… Dell’antica ‘Parola’ rimane incisa ugual icona quale geroglifico della memoria smarrita. Una Parola scolpita forse solo un’immagine sbiadita e regredita dipinta come fosse una Paura antica… Ed il passo si fa’ smarrito ubriaco confuso con uguale paura di una Natura che urla la Stagione sconfitta… Al Museo della Vita.
…Dedico questa Ermetica Rima scritta… e il Frammento dopo… ad un uomo che tanto Tempo, pur nel Secondo di quanto udito, ha scavato nella Memoria. Ora in apparenza smarrita, giacché il suo sacrificio conoscerà la Natura e Verità del vero Dio… Giacché quanto da lui custodito nel sudario della Natura pregata e sofferente nell’Opera distrutta riconosce lo Spirito e la Parola di chi ha celebrato e creato la Dèa della Vita per ogni Stagione ora e per sempre smarrita…
Noi siamo la Vita e la Natura nel Tempo della Memoria scolpita e da un Dèmone braccata e perseguitata all’ombra di un falso principio pregato e comandato in questa Stagione di morte dall’Apocalisse predicata nel calvario di milioni di Anime che ornano il Bosco della via smarrita. In quanto il Tempo non più condivido nell’araldo di un diverso Paradiso… Nel girone ove confinata la morte barattata e confusa per Vita…




Le Anime e gli Spiriti sacrificati in nome dell’Ortodossa dottrina in cerca della Vita… Mute accompagnano l’Opera mia in ogni foglia al bosco dell’esule via… In quanto mano ed ingegno di Dio… L’Inferno del mondo condiviso e nella guerra rivenduto compie la nuova ed antica Stagione della Vita… Io prego Dio dal volto di una prima Dèa e scavo nella Memoria, la foglia di ogni Spirito sacrificato al calvario della Vita orna il Bosco perseguitato e braccato al Primo Frammento ove rimembrare Dio e l’Opera taciuta…
(curatore del blog)
  




















Pietro,
sono rimasto custode
dell’ultimo bagliore,
quando la verità era numero,
quando la poesia era la via.
Sono rimasto custode
di una preghiera,
perché è sostanza di vita,
interpretata nell’invisibile
saggezza,
di un’antica visione.
Poi,
mutevole materia,
nel numero costruisce
la sua danza,
nella geometria la sua disciplina,
nel pensiero la rima mai detta.
Vita non del tutto svelata,
ma solo intuita,
nel vago ricordo di una poesia. (1)

Geometria perfetta e coscienza,
non confonde prima sostanza,
atomo e chiesa.
Non uccide nessuna scienza,
non condanna nessun elemento,
di una natura non ancora rivelata, 
alla falsa coscienza della storia. (2)

Immacolata spiaggia
dove ogni granello
racconta mutata sostanza,
e la sabbia scrive la sua poesia. 
Il mare sopra una cima,
collina di una conchiglia,
crosta che avanza,
e la marea disegna
l’Universo che intona…
la sua segreta preghiera.
Antica forma che volteggia,
spirale che avanza,
da un grande cielo a passo
di danza.
Vortice che crea nuova materia,
spirale di una mare che s’alza,
in forma quasi perfetta,
e illumina la nostra coscienza.
Candela di luce di questa scienza,
figlia segreta di questa Terra
incompresa. (3)
(Giuliano Lazzari, Frammenti in Rima; l’Anima incarnata 1/3)










Come l’artista scavo la pietra,
animo la scultura della mia illusione
scolpita nel principio di una diversa
passione.
La pietra è più dura di ogni cuore
che incontra la mia penna,
la dura pena per ogni tortura
ombra del loro Dio.
Perché raccontano
che è la più bella visione,
Madonna che aspetta la sua offerta,
con il bambino gravido e senza rancore. (1)

Era la nostra Dèa nel principio,
prima del libro del profeta, 
le hanno rubato anche il sorriso,
acqua di torrente che sgorga
nella mente.
Mentre Cibele semina il campo
del mio paradiso,
dove coltivo con solo il sorriso,
il frutto proibito tributo
per un nero aguzzino.
Cui debbo anche il dolce vino,
dona l’ebbrezza e la comprensione,
una penna che incide la dura pietra
divenuta passione.
Rito nuovo come sangue che sgorga
da una ferita della nuda terra. (2)

Scavo nella memoria,   
scavo la zolla,
scrivo con l’aratro il sogno nascosto
confuso con il peccato.
La pietra assume visione
di un altro Dio,
per tanti è solo un caprone
mal scolpito.
La pietra mi racconta
un’altra visione,
coniato nel profilo di una moneta,
nella giara antica dove la tomba
l’ha restituita.
Racconta un diverso amore
e la terra di un altro colore.
Racconta la gloria di un altro peccato,
racconta la storia di un altro Dio,
forma la statua di un altro oracolo.
Racchiuso nella pergamena di un filosofo,
raccolto dalla parola di un’astronomo,
raccontato per bocca di uno storico,
intuito dalla mente di un matematico. (3)

La pietra incide il principio
di un diverso Dio pregato.
La mano,
fossile antico di questo Creato,
scolpisce la forma divina di un
corpo,
ma con la testa di antico animale,
non sacrificato sull’altare.
Adorato come principio del Creato,
mitologia antica, diversa creanza:
insegna l’istinto d’un sogno proibito,
striscia cammina e poi vola lontano.
Dona i colori di un diverso
miracolo,
pensiero di vita infinita creazione,
pian piano diventa la sola
ossessione. (4)

Ora la mano accarezza il profilo,
scultura con corpo divino.
Il ricordo muta in passione,
la lacrima scende sul viso,
la goccia segna la fronte.
Adoro la bestia chino vicino
alla fonte....











COSA E' LA MEMORIA? (4)



















Precedenti capitoli:

Cosa è la Memoria (3/1)

Prosegue in:

Cosa è la Memoria? (5)













Fatto ignoranza…,
che nella storia compone
la materia.
Rimane a guardia della casa,
luogo sicuro di una saggezza
che non conosce paura.
Solo l’avventura di un nuovo
cratere:
scava la pietra,
e un  Dio che offre la sua
cenere…
per una nuova preghiera.
La pietra muta sostanza,
diviene scintilla brilla come
un sole.
Luccica come le stelle,
ora stanno di guardia alla falce
d’una luna che saluta…,
la mia nuova avventura. (15)

Mi racconta con un sorriso,
verso la strada del mio paradiso,
di un altro mondo
e mi fa regalo del suo oro.
Mi narra di un’altra epoca
con una luce piena di gloria,
per dirmi solo che la scultura
non è ancora finita.
L’arte antica della mia ricerca
merita solo un dono d’amore,
è la rima di un’intera giornata
trascorsa al sole di una zolla di terra.
Ad ogni sasso incontrato
della mia vanga,
non ho pronunciato
una sola bestemmia,
né contato una preghiera,
ma parlato con la semina,
antico amore della mia infinita
ora.
Perché mi vuole più solo
di ogni pietra.
Incisa scolpita adorata,
come un antico profeta.
a cui non è concessa parola. (16)

Come un oracolo scopro
il miracolo.
Uno sciamano beve l’antica
bevanda,
e ride di gusto al tesoro trovato,
premio per ogni ora della giornata.
Una vita mai raccontata
dalla sacra memoria,
nella geografia della loro…
…oscura ora! (17)

Volge il giorno alla fine,
ogni stella racconta
la mia ora,
non s’attarda per il sogno
della notte,
mentre veglia e narra
un mondo senza parole.
Verità muta,
apre la vista della mia prima
forma.
Anima assopita prima dell’Universo
fatto materia,
prigioniera di una roccia dura,
dove scorgo il Dio della mia
scultura. (18)

Volge il sole al tramonto,
ed io ho scolpito la mia pietra
fino in fondo.
Ho vangato la memoria
di una giornata senza tempo…,
all’ombra di una strofa.
Mi ha insegnato la segreta via,
mentre il cane rimane a guardia
dell’opera mia.
Mentre il sole abdica la sua
ora,
ad una luna che mi adora.
Su un giaciglio che è solo
il misero premio,
per aver scolpito il tempo. (19)

Ora scorre lieve come un soffio
di vento,
gira nel vortice del bosco,
dove tante anime si rincorrono
fino ad un pozzo senza
fondo.
Dove un tempo parlarono
con la luna,
e l’acqua insegnò loro
una nuova parola…
dal nulla di quell’ora.
Ora invece chiedono solo
nuova gloria…
ad una vita mai morta
alla stessa ora,
perché regalò
la prima parola.
Ad un anima senta tempo
prigioniera della parola…
e scolpita nella materia,
con solo il tempo a scavarne….
la memoria. (20) 

Frusciano fra gli alberi
chiome scure di rami contorti
ricolmi di stelle.
Ogni foglia sospira lieve
al loro pallido colore,
scrigno di ogni preghiera
che in segreto rito…
intonano la sera. (21)

Pregano la terra e l’amore.
Il bosco,
segreto padrone
di ogni ramo e foglia.
Perché orna la gloria
di una natura mai morta.
Solo maestra incompresa
in ogni principio,
musa e anima di ogni
respiro. (22)

Quando dormo sullo scuro
giaciglio,
odo le voci rami di vita,
parlano ora la lingua
incompresa,
di foglie che pregano la loro
messa segreta. 
Poesia come musica sospesa 
senza una chiesa,
mi insegna la via
più in alto della grande
chioma,
dove vedo una stella che
illumina…,
la rima di una nuova strofa.
Ridona potere e speranza
di una diversa visione,
e vuole la vita di un diverso
colore. (23)

Il sogno mi lascia muto
in attesa del giorno,
sull’uscio di un alba simile
ad un nuovo tramonto.
In questo tempo di nuova
memoria,
mi dona una pietra da 
scolpire per la storia.
Antica come una diversa
dottrina,
mentre il giorno s’appresta
ed inonda la casa,
nuova luce ad ogni ora 
che avanza.
Lenta mi prende la mano,
e mi benedice alla fonte
della vita,
memoria di una Dèa,
senza una chiesa. (24)

Verbo di ogni
elemento, 
dona il principio non detto:
spiga che cresce,
pane povero che macina
la sua lenta preghiera,
ogni minuto chino sulla
terra,
della mia chiesa segreta. (25)

L’opera mia prende forma
e sostanza,
l’ammiro là dove l’occhio
non vede,
e l’anima scruta ogni contorno
della scultura che danza
al levar del giorno.
È bella come il sole che cresce
nel pallore lieve,  
si veste di un velo
sottile,
trasparente alla vista,
come una leggera foschia.
Scura di notte sottile di giorno,
piano lascia scoperte
le linee precise di una Dèa.
Nuda mostra le grazie
di un nuovo mattino…,
e battezza l’emozione
con acqua che penetra
…questa preghiera.  (26)

La terra mi attende per la
più bella creatura.
Pensiero di un Dio in lei
scolpito,
colore di un idea in lei
per sempre cresciuta.
Dall’alto della montagna
che ora mi guarda,
dalla cima dell’Olimpo
dove ora mi comanda. (27)

Sua figlia mi fa compagnia,
mi prende la mano e mi insegna
la lenta carezza d’ogni forma
concepita.
Mi insegna a non confondere
il desiderio con l’amore,
solo per dirmi che il piacere
è di altro colore.
È una frammento scolpito
da madre natura,
una donna bella come
una Dèa,
perché mi detta una nuova
rima,
sul far del mattino
e al principio della sera.
Quando la poesia diviene
nuova preghiera. (28)

Una runa, una strofa, un geroglifico
della memoria,
per dirmi in un frammento di pietra
scolpita,
che l’amore e il suo scrigno….
…e la vita la sua rima. (29)

Nel corpo nudo di un ventre muto,
liscio come il sorriso che dona
vigore,
mi racconta del suo amore.
Tutto intorno tace ed acconsente,
ogni cosa che vedo è stata nel suo
ventre,
ogni elemento la guarda danzare,
la saluta e le fa sacrificio della sua
venuta.
Cantano in coro in questa primavera,
una rima come una preghiera
della mattina.
È profumo divino di mille fiori