giuliano

domenica 22 gennaio 2017

LE NOSTRE MONTAGNE DA SALVARE (2)







































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Le nostre montagne... (1)














Il Cluverio suppose che questi monti sorgessero verso Norcia, ma l’Olstenio li ha indicati fra Rieti e Leonessa, ove le loro falde ed alture prestano ancor oggi copiosi ed eccellenti pascoli estivi alle greggi: sunt haud dubie montes inter Reate et Leonessam pascuis ovium aestivis per omnem hanc Italiae partem celeberrimi. L’ab. Chaupy poi ne fissò la topografica loro ubicazione presso Poggio Bustone nell’Umbria, fra l’una e l’altra città menzionate dall’Olstenio. Il Monte Severo poi, sebbene Virgilio lo descriva presso le orride rupi del Tétrico: Qui Tetricae horrentes rupes, montumque Severum, nondimeno il Biondo e Leonardo Alberti lo hanno riposto a Montenegro, e il Cluverio a Norcia: ma l’ab. Chaupy lo ha determinato nei monti di Cantalice, oggi Cima di Monte, monti di Corno e Tilia, divisi dal monte Fiscello dalla sopradetta valle del Fuscello. E sembra che quest’ultima opinione sia la più vera mediante il commento fatto da Servio al verso di Virgilio: Montemque Severum, proprium nomen montis est, sicut agri Roseus. Or si conosce bene che la rosea rura dello stesso poeta si applica alle pianure del fiume Velino e per conseguenza il Severus mons doveva avere base nel suo campo.
Descritto così topograficamente il gruppo del Terminillo, dobbiamo ora descrivere gli itinerari che si possono seguire per salire alla vetta principale. Essi sono sufficienti a dare nello stesso tempo una idea abbastanza esatta di tutto il gruppo. Da quattro punti principalmente si può incominciare l’ascensione: da Rieti, da Antrodoco, da Sigillo e da Leonessa.




Rieti è la graziosa città Umbra di 16.822 abitanti che siede presso la riva destra del fiume Velino, ai piedi di una collina, in un vasto piano verdeggiante, cosparso di laghetti, fertilissimo, coperto di vigne. La linea ferroviaria che rilega Terni (stazione sulla linea Ancona-Orte-Roma) ad Aquila e Castellamare Adriatico, ha una stazione a Rieti a 41 chilometri da Terni, ed a 63 da Aquila.
Antrodoco è una piccola città bagnata dal fiume Velino, tutta intorno circondata da alte montagne ed addossata al Monte Giano, alto 1826 m. Bella è la sua posizione all’ingresso di parecchie valli ed anguste gole, principali quelle del Velino, che per Sigillo giungono fino a Posta, e quelle di Antrodoco per le quali passa tortuosa la via carrozzabile e la linea ferroviaria a tunnel elicoidali; gole memorande per la strage di circa 4000 francesi commessa nel 1799 dal popolo levatosi in massa. La strategica posizione di Antrodoco, situato a 490 m. d’altezza, fu riconosciuta dagli antichi Sabini che vi avevano, come indicano le tavole itinerarie, una città, e non un vico, come disse Strabone, Interocrea, nome che accenna alla sua situazione fra i monti. A difesa della città sorgeva sopra un colle nel medio evo una ròcca, della quale si vedono gli avanzi, che il Muratori nelle sue annotazioni alla «Storia d’Italia» chiama arx munitissima. In essa nell’anno 1231 si rifugiarono Bertoldo, fratello al Duca di Spoleto, il conte dei Marsi ed altri baroni, i quali, aiutati dai cittadini, fecero fronte ai soldati dell’imperatore Federico II fino al sopraggiungere dei soccorsi dei confederati che liberarono la ròcca dall’assedio. Antrodoco pure ha stazione ferroviaria sulla linea Terni Aquila-Solmona-Castellamare Adriatico, a km. 65 da Terni, ed a 39 da Aquila. Nè vogliamo dimenticare, giacché ci troviamo in questa regione, un’importante luogo degno di visita, situato fra Rieti e Antrodoco, a 5 km. da Cittaducale, a 14 da Rieti e quasi 8 da Antrodoco, vogliamo dire l’antica Cutilia ed il suo lago, ove Varrone pose l’umbilico o il centro d’Italia.




Cotila o Cotilia, riconosciuta nell’odierno borgo di Paterno, è di fondazione remotissima perché presso di essa dovean trovar pace i Pelasgi, secondo l’antichissimo oracolo di Dodona, inciso al dir di Dionisio d’Alicarnasso in un tripode con caratteri antichi nel tempio di Giove: Pergite quaerentes Siculum Saturnia rura Atque Aborigenum Cotylen, ubi se insula vectat Queis misti, decimas Clario transmittite Phoebo. Certo è che Cotila fu dapprima in dominio degli Umbri, che ne furono cacciati dai Sabini, i quali la tennero fino ai tempi romani. Cotile è parola greca e sembra derivare dal prossimo lago, detto parimente Cotile, ossia conca o cratere. Questo lago, che è l’odierno Pozzo di Ratignano, vicino ad un altro più grande detto Lago di Paterno, era dai Sabini tenuto sacro alla Vittoria, detta Vacuna in lingua sabina, e custodito con recinti, come inaccessibile. Soltanto in alcuni tempi si facean sacrifizi e coloro che vi convenivano ascendevano all’isoletta coperta di erbe e virgulti, che col diametro di circa 50 piedi emergeva solo un piede e galleggiava nel lago ove spingevala il vento, a somiglianza di quelle isole mobili fatte di pietra pomice, formata certo da concrezioni prodotte dalla natura delle acque. Presso Cotila sorse poi la villa paterna dell’imperatore Vespasiano, dove questi era solito recarsi nell’estate a godere le fredde acque che intorno vi scorrevano, acque solfuree ed acidule, villa che ei nomò Falacrine a ricordo del vico natale, e dove egli morì, e morì poi anche suo figlio Tito. Sigillo, situato a 621 m. d’altezza, è un misero borgo, frazione del comune di Posta, che nulla offre d’importante: ma importante è invece la via che vi conduce.




Questa via, di recente costruita carrozzabile, si svolge nelle anguste gole dette del Velino dal fiume che vi scorre. Si parte essa da Antrodoco e segue la riva destra del fiume addossata alle falde della giogaia centrale del Terminillo, mentre dal lato opposto sorge dirupato il Monte Giano (1826 m.). Le gole profonde e strette fra monti dirupati, ammirevoli nella loro varietà e nel loro aspetto, selvaggio sì, ma pur sempre bellissimo, erano percorse dalla antica via Salaria che serviva di comunicazione fra i Sabini e i Sanniti, e si vedono tuttora tracce della via antica e sopratutto i tagli colossali fatti nelle rupi per aprir l’adito alla strada.
Sigillo è a circa 10 chilometri da Antrodoco, ma le gole continuano fino quasi a Posta, due chilometri più oltre. Da Posta il fiume Velino scorre in ampia valle; al di là di Cittareale (12 km. da Posta, 24 da Antrodoco) trova le sue sorgenti nel luogo detto Capo d’Acqua alle falde del monte La Speluca, nella piccola valle di Falacrine, ove a poco meno di 4 km. dall’attuale Cittareale, era l’antico borgo Sabino di Falacrine (altri dicono Phacina), il cui nome è rimasto alla valle, vico celebre nella storia per aver dato i natali a Vespasiano.




Leonessa, graziosa cittadella di 5359 abitanti, elevata 974 m. sul livello del mare, è in un altipiano circondato dai monti che sorgono da un lato sulla valle del Velino, dall’altro sulla valle della Nera, ai piedi del monte Tilia (1779 m.) che negli scrittori è, più correttamente che nelle carte dello I. G. M., denominato Attilia.  A piccola distanza corre il fiumicello Corno che si scarica nella Nera. I monti vicini sono coperti di boschi di faggio, di querce, di cerri, ed offrono ricca caccia di volatili, cinghiali, lepri, volpi, lupi ed anche qualche orso. Questa cittadella, che fu costruita nel 1252, è menzionata nella storia per esser stata donata da Carlo V alla propria figlia Margherita, quando andò sposa ad Ottavio Farnese: e ricordano quest’epoca un superbo reliquario in argento di squisito lavoro, con lo stemma di casa Farnese, e la fontana fatta edificare da Margherita d’Austria nel 1548, sulla base della quale si leggono i seguenti distici che il tempo comincia a far scomparire: Dulcior hac nulla est, hac nulla salubrior unda Monstrorum licet e faucibus illa cadat Austriacae donum est Divae, quae non modo nobis Sed docet ingenium milius esse feris. Leonessa è un luogo veramente alpino per la sua posizione bellissima, per le amene escursioni che offre, per la sua elevazione; ma pur troppo vi mancano tutte le comodità che si rendono indispensabili a chi voglia farvi lungo soggiorno. A Leonessa adducono varie vie: la via carrozzabile di Antrodoco-Posta-Leonessa, lunga circa 26 km.; la via pure carrozzabile di Rieti-Morro-Leonessa, lunga circa 30 km. e quella che parte da Rieti o da Cittaducale ed è carrozzabile fino a Cantalice, e diventa poi mulattiera lungo il vallone di Cantalice dapprima e poi lungo il vallone del Tascino, ambedue pittoreschi.




Accennati così i principali luoghi dai quali possiamo partire per l’ascensione al Terminillo, vediamo ora le vie che dobbiamo seguire per compierla. Partendo da Rieti si può scegliere fra due itinerarii: quello per Cantalice e quello per Lisciano. Cantalice dista da Rieti circa km. 9 di via carrozzabile; Lisciano km. 7, pure di via carrozzabile. Da Lisciano in direzione di N. si comincia subito a salire sulla costa di Monte Calcarone, poi a circa 850 m. d’altezza si volge, abbandonando le falde del cennato monte, verso E. sempre continuando a salire, per piegare quindi a NE. Volgendo poi verso SE., in due ore e mezzo circa da Lisciano si arriva alla località impropriamente detta Piano dei Faggi, la quale non è che il declivio di un colle, ove sgorga, in una serie di trogoli scavati nei tronchi d’albero e l’uno all’altro sovrapposti, una sorgente di limpida, fresca ed eccellente acqua.
Maestosi faggi stendono i loro rami in tutte le direzioni. Si sale dipoi ad una specie di colle che è quasi un contrafforte del monte, e dopo una ripida salita si scoprono le prime rocce del Terminillo, tutte a picco, interrotte qua e là d’estate da piccoli nevai. Si trovano quindi vari pozzi di neve ed in 6 ore circa da Lisciano si giunge alla vetta del Terminilletto, denominazione omessa nella carta dell’Istituto Geografico Militare e che alcuni impropriamente denominano Terminillo, per dare il nome di Sassatelli alla cima più elevata, mentre il nome di Sassatelli spetta ad una punta alta 2079 m. che è sulla cresta che si parte in direzione di NO. dalla cresta più alta. Dal Terminilletto (2108 m.) occorre un’ora (d’estate) per giungere al Terminillo (2213 m.) e la via, che presenta d’inverno difficoltà fortissime, tanto da dare il carattere di vera ascensione alpina di prim’ordine a questa del Terminillo, d’estate offre una piacevole e variata arrampicata non priva di emozioni. 




Dal Terminilletto occorre discendere per un certo tratto sopra una cresta sottile di roccia frantumata che forma lo spartiacque dei due ripidissimi pendii del monte: qua e là sorgono spuntoni di roccia compatta che bisogna girare o attraversare; poi, dopo percorsa la lunga cresta, si sale ripidamente su per lungo dorso roccioso, per giungere al segnale trigonometrico elevato dall’Istituto Geografico Militare. Sono in tutto 7 ore da Lisciano per la salita: per la discesa saranno bastanti 4, d’estate ben inteso. D’inverno è ben difficile fare un calcolo; tutto dipenderà dallo stato della neve. Io partito una volta d’inverno da Antrodoco alle 4,50 ant., non giunsi sulla vetta che alle 4,15 pom. avendo dovuto impiegare quasi tre ore e mezzo per passare dalla vetta del Terminilletto a quella del Terminillo. Da Cantalice (680 m.) lasciando a sinistra il vallone omonimo, si esce in direzione di NE. per un sentiero che conduce al colle Varco (950 m.): quindi costeggiando a S. il colle Accuni (1218 m.), per un sentiero tutto sassoso attraverso alcune collinette si arriva al disopra del vallone di Tagliata, si piega a SE., si scende al vallone, si sale al di là verso il fosso delle Rocchette e quindi per un’erto pendio fra boschi si giunge alla cresta SE.-NO. che è fra Sassatelli (2079 m.) e il Terminillo (2213 m.). Anche questa cresta o schiena del monte, come quella NE. descritta, è molto irregolare e conviene ora salire, ora scendere, ora arrampicarsi su rocce; è però più breve e quindi più presto si arriva all’ultimo cono. Da Cantalice occorrono circa 8 ore per l’ascensione e 5 per la discesa, nella stagione estiva. Da Antrodoco si prende un sentiero che, attraverso una pittoresca zona di castagni, pel casale Manetti, conduce fino a monte Oro (1580 m.) e quindi ad una fontana detta fonte Corcina. Superata poi la zona dei faggi, si arriva alla regione più elevata e scoperta detta Campo Forogna (1751 m.) e quindi a Prato Comune, acrócori ondulati su cui si elevano i cocuzzoli e le erte rupi del monte. Si sale quindi al Terminilletto e da questo, per la via già descritta nell’itinerario da Lisciano, si arriva al Terminillo. Anche da Antrodoco occorrono circa 7 ore per la salita e 4 per la discesa. Da Leonessa (974 m.) si esce a SE. e si entra nella stretta gola dove scorre il fosso Tascino, dapprima fra i monti di Corno (1738 m.) a destra e della Croce (1873 m.) a sinistra, poi fra i monti La Tavola (1695 m.) e Catabio.




Dopo un lungo percorso, là ove sbocca il sentiero che viene da Cantalice, la gola piega verso E. ed assume il nome di Valle Vallonina; più innanzi volge verso S.: siamo nel pittoresco bosco Vallonina e passando per le ruine di un convento (1175 m.) si sale su pel bosco verso il vallone della Meta. Si giunge così in un bacino (1500 m.) contornato dalle punte del masso centrale del Terminillo. Qui due vie si presentano: o prendere a destra in direzione SO. uno degli aspri e rocciosi canaloni che adducono alla cresta (2014 m.) fra Sassatelli e Terminillo sopra descritta, via pittoresca ma più faticosa, oppure proseguire in direzione SE. per la regione Costa Gioiosa, girare le rocce che scendono dalla lunga cresta rocciosa che si stacca dal monte i Porcini (2081 m.), da altri detto Pozzone, in direzione NS. e salire per l’erto pendio orientale dell’ultimo cono. Anche da Leonessa si possono nella stagione estiva calcolare 7 ore per la salita e 5 per la discesa.
Aspra è la via da Sigillo per il Terminillo ed io che la percorsi in discesa, ne tornai coi piedi massacrati e le gambe rotte; è però molto pittoresca e sarebbe preferibile seguire questo itinerario in salita anziché in discesa. La via segue il torrente di Valle Scura che s’apre a occidente del villaggio. La lunghissima valle, pittoresca per la sua varietà ed i suoi monti rocciosi, s’arresta (1200 m.) di fronte ad una ripida parete rocciosa a scaglioni, che costituisce il versante orientale della più volte accennata cresta che parte dal monte i Porcini. Bisogna arrampicarsi su per gli scaglioni della parete seguendo un’erto e dirupato sentiero. Si giunge così a 1965 m. e per pascoli e quindi per rocce si arriva al Terminillo per la seconda delle vie accennate nell’itinerario da Leonessa. Da Sigillo l’ascensione richiede 6 ore in salita e 4 in discesa. Descritti gli itinerari per salire alla vetta del monte, diamo uno sguardo al panorama che, se abbiamo fortuna di una serena e limpida giornata, esso offre alla nostra vista. La felice posizione del Terminillo dà agio di scorgere lunga distesa del Mediterraneo da un lato ed un breve tratto dell’Adriatico dall’altro. A N. si ha la cresta dei monti che divide l’Abruzzo dall’Umbria da Monte Pizzuto a Monte Carpellone e un poco verso E. il bellissimo gruppo dei Sibillini con Monte Vettore (2477 m.) e Monte Sibilla.




Ad O. il verdeggiante piano di Rieti con i vaghi suoi laghetti ed al di là i monti dell’Umbria, principale di questi il Monte S. Pancrazio; a SO. oltre i colli Umbri nei quali primeggia la Tancia, la valle del Tevere e fino al mare Mediterraneo la campagna Romana, nella quale con un buon cannocchiale si distingue facilmente la città Eterna. Al S., dopo i colli Umbri che sorgono a mezzodì di Rieti e circondano Rocca Sinibalda, i monti della provincia Romana, i Simbruini, i Prenestini, gli Ernici. A SO. imponente sovra tutti il gruppo del Velino (2487 m.) che domina l’ampio bacino del Fucino, ed il Sirente (2349 m.). Ad E. il gigante dell’Apennino, il Gran Sasso d’Italia con le varie sue punte, Corno Grande (2921 m.), Corno Piccolo (2637 m.), Pizzo Cefalone (2532 m.) e Pizzo d’Intermesole (2646 m.). A NE. I monti della Laga col Pizzo di Sevo (2422 m.) e Pizzo di Moscio (2411 m.), al disopra di Amatrice. In una insenatura fra i monti della Laga ed il Gran Sasso una striscia azzurra indica il mare Adriatico. Questo nelle sue linee generali il vasto ed interessante panorama abbellito dal verde dei piani, dalle cupe rocce sottostanti, dagli estesi campi di nevi sempiterne, dalle valli intersecanti in tutti i sensi l’esteso territorio, dai numerosi paesi situati sui colli, nelle pianure, nelle vallate, fino alla città dominatrice del mondo.
Ecco il gruppo degno d’essere studiato e percorso, che d’estate offre piacevoli passeggiate, d’inverno difficili salite, ecco il monte ardito e bello che reclama un Rifugio che ne renda più facile la lunga salita e più agevole lo studio.

























sabato 14 gennaio 2017

AMMAZZARE IL TEMPO (chi lo ha ucciso?) (9)



















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Ammazzare il Tempo (chi lo ha ucciso?)

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Ammazzare il Tempo (chi lo ha ucciso?) (10)















Il tardo Terziario è il periodo che pone il maggior numero di difficoltà; d’altra parte, esso riveste un ruolo chiave per gli argomenti basati sui paleoanaloghi, visto che si tratta del primo periodo che si incontra, risalendo all’indietro gli archivi geologici, il cui clima globale ricostruito è più caldo di quello odierno in misura paragonabile a quanto previsto per il raddoppio equivalente della CO(2).
Fra i maggiori problemi posti dall’uso del tardo Terziario come analogo per il prossimo secolo, possiamo citare i seguenti fatti:
1) l’altezza dell’Himalaya, dell’altopiano del Tibet e delle montagne occidentali del Nord America era inferiore a quella odierna anche di 3 km;
2) l’oceano Atlantico e il Pacifico erano in collegamento alle basse latitudini, prima che si sollevasse, circa tre milioni di anni fa, l’istmo di Panama;
3) non esisteva, probabilmente, un’estesa calotta ghiacciata sulla Groenlandia, mentre la calotta antartica era di estensione assai minore e variabile;
4) dopo il tardo Terziario molti gruppi di organismi sono andati incontro a una sostanziale evoluzione dal punto di vista morfologico, così da rendere estremamente poco attendibile le ricostruzioni quantitative dei paleoclimi, che si basano in primo luogo sui dati offerti dai fossili della vegetazione terrestre;
    5) vi sono prove del verificarsi di marcate variazioni del clima globale durante il tardo Terziario, i cui andamenti periodici indicano come origine più probabile le variazioni della radiazione solare di origine orbitale. Tale variazione si è verificata su scale temporali troppo brevi per poter essere risolta in dettaglio con le tecniche di datazione disponibili, il che rende.....





impossibile ricostruire il clima globale di uno specifico periodo, con la sua specifica combinazione dei fattori di forzamento, dell’era Terziaria.
Fra questi fattori, l’importanza del solo sollevamento delle catene montuose è stata mostrata da studi condotti per mezzo dei modelli climatici che indicano come l’esistenza di climi più caldi dell’attuale possa essere già spiegata come risultato dei soli cambiamenti a lungo termine avvenuti nella topografia dei continenti.
Inoltre, la stima del livello di concentrazione della CO(2) nell’atmosfera in confronto al periodo post-glaciale porta alla conclusione che tale livello non fosse abbastanza alto da poter essere l’unica causa di un clima così caldo.
In tal modo, le rilevantissime differenze nello stato del sistema globale si combinano con l’indicazione offerta dall’importanza della topografia continentale in confronto al livello atmosferico della CO(2) fino a rendere il tardo Terziario del tutto inadatto ad essere usato come modello analogo del clima futuro.
Per quest’uso, l’ultimo periodo inter-glaciale presenta meno problemi; le principali condizioni climatiche al contorno erano assai simili a quelle attuali. Tuttavia, mentre il forzamento costituito dalla radiazione solare era differente da quello odierno come da quello della  metà del periodo post-glaciale, i dati tratti dalla carota di ghiaccio di Vostok non convalidano l’ipotesi che i livelli di CO(2) nell’atmosfera fossero più alti, durante l’ultimo periodo inter-glaciale, dei livelli subito precedenti alla rivoluzione industriale.





Anche questo periodo è dunque inappropriato come analogo per il futuro, perché ne differisce per la natura del forzamento che fa salire la temperatura su scala globale. Lo stesso vale per l’epoca posta alla metà del periodo post-glaciale; i livelli atmosferici della CO(2) erano simili a quelli subito precedenti la rivoluzione industriale, come pure i livelli degli altri gas serra di origine naturale, mentre il forzamento della radiazione solare significativamente diverso dal periodo attuale.
Per di più, anche se la temperatura media era più alta in molte zone ad alte latitudini dell’emisfero nord, una valutazione della temperatura media globale è giunta alla conclusione che è poco probabile che essa fosse superiore al valore attuale.
Le presenti conclusioni sono rafforzate dalle simulazioni paleoclimatiche realizzate con i modelli della circolazione generale (GCM) dell’atmosfera; la temperatura media globale simulata per i fattori di forzamento e le condizioni al contorno di 6.000 anni fa è quasi la stessa dell’attuale. In più, i climi simulati in base a un raddoppio equivalente della CO(2) differiscono per numerosi aspetti importanti dai paleoclimi simulati per i periodi di più intensa radiazione solare netta; differenze che nascono in primo luogo dall’irregolare distribuzione per stagioni e latitudini del forzamento della radiazione solare rispetto al forzamento uniformemente distribuito, nel tempo e nello spazio, dell’aumentato livello dei gas serra.
Per tutto ciò, siamo costretti a concludere che, per quanto attraente possa sembrare l’idea, i paleoclimi non sono in grado di offrire accettabili analogie per i climi più caldi che ci aspettano nel nostro futuro.
 

sabato 17 dicembre 2016

AGLI IPOCRITI SCRIBI E FARISEI (2)















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Agli ipocriti scribi e farisei












                  Indagati e condannati ANNO 2016


                            Partito   Democratico





8 aprile: Rimborsopoli Piemonte: chiesti 2 anni e 4 mesi per Cota (Lega), 3 anni per Stara (PD) e Dell’Utri (Moderati)
11 aprile: Voto di scambio. Comincia a Marsala il processo all’ex consigliere Vito Cimiotta (PD)
11 aprile: Baratter indagato per corruzione elettorale viene sospeso da capogruppo. Il Pd in Trentino governa ufficialmente con un consigliere indagato per corruzione elettorale.
11 aprile: Ndrangheta in Emilia, M5s: Delrio ha mentito ai pm. Ecco i documenti
12 aprile: falso in atto pubblico, rinvio a giudizio per De Luca (PD)
12 aprile: Finale Emilia, carabinieri in Comune: indagati il sindaco e tre assessori (PD-centrosinistra)
12 aprile: Caso Gesturist, in sei a processo per abuso dufficio, truffa e falso: c’è anche ex sindaco Pd di Cesenatico
12 aprile: inchiesta petrolio, indagato il sottosegretario De Filippo (PD)
12 aprile: Il candidato avversario è disabile, il Pd lo insulta Savona
12 Aprile: Mose, via al processo. Alla sbarra ex ministro Matteoli (Pdl) ed ex sindaco Orsoni (PD)




12 aprile: Palermo, martedì all'Ars mozione di censura all'assessore Cracolici (PD)
13 aprile: Brindisi. a giudizio Mauro Vizzino (giunta Emiliano)
17 aprile: Potenza, indagato il numero due di Confindustria. Coinvolto anche Paolo Quinto del PD
19 aprile: Palermo, mozione di sfiducia al consigliere regionale Cracolici (PD)
19 aprile: Civitavecchia, Delrio riconferma commissario all'autorità portuale indagato per falso
19 aprile: Potenza, scandalo petrolio. Il sottosegretario PD alla sindaca: ‘Tuo figlio lo mando all'Eni come se fosse mio’
19 aprile: Roma, il deputato PD Marco di Stefano rinviato a giudizio
19 aprile: Potenza, il consigliere regionale Robotella (PD) indagato
19 aprile: Roma, Sin Spa porta in tribunale Carbone (PD)
20 aprile: Firenze, sesto processo per Verdini
20 aprile: Rimini, crack Aeradia, Tribunale Riesame conferma i sequestri al Sindaco di Rimini (PD)




20 aprile: Vibo Valentia, 23 arresti per ndrangheta’. Indagato presidente della provincia eletto da Pd, Ncd, FI e Fdi: Favoriva le cosche
20 aprile: Brescello, comune amministrato dal PD sciolto per mafia
21 aprile: Alcamo, la Procura ha chiesto il carcere per l’ex senatore Nino Papania (PD).
21 aprile: Brindisi, indagato l'assessore regionale Amati del PD 21 aprile: rifiuti, 116 indagati a Firenze. ‘Coinvolta la cricca renziana’
21 aprile: Caltagirone, abuso d’ufficio, rinviato a giudizio sindaco PD
21 aprile: Gavorrano, la Corte dei Conti condanna l’ex sindaco Borghi (PD)
21 aprile: Palermo, Voto di scambio, l’ex senatore Pd Papania condannato a otto mesi di carcere
22 aprile: Pizzo Calabro, Operazione Costa pulita: si dimette consigliere comunale (centrosinistra)
22 aprile: Cagliari, False comunicazioni sociali a Tiscali, il pm chiede rinvio a giudizio per Soru (PD)




22 aprile: Rho, Minacce, affari e politica: condanne fino a 10 anni per gli uomini del clan Galati - Riconosciuto colpevole anche un l’ex consigliere  comunale del Pd di Rho, Luigi Addisi
22 aprile: Battipaglia, a giudizio l’ex consigliere Orlando Pastina (centrosinistra)
22 aprile: Cerveteri, Festa dell'Unità, un rinvio a giudizio
22 aprile: pubblicato l’elenco dei 124 indagati del PD
23 aprile: Bisceglie, indagato per tentata estorsione il sindaco trasformista finito nelle fila del PD
23 aprile: Milano, in candidato del PD Sala al voto da indagato per le case dimenticate
23 aprile: Livorno, Aamps, indagato anche Enzo Chioini, ex portavoce del sindaco PD
23 aprile: Rimini, Ex assessore (centrosinistra) arrestato mentre intasca una bustarella 23 aprile: Cerveteri, Rinviato a giudizio un dirigente del Partito democratico
23 aprile: Napoli, Inchiesta sulla variante di Piazza della Libertà De Luca rinviato a giudizio




23 aprile: Pd, pubblicato l'elenco dei 18 indagati tra viceministri deputati e senatori
26 aprile: Caserta, Camorra, tangenti e appalti truccati per favorire Casalesi: in carcere anche l’ex sindaco PD di Santa Maria Capua Vetere
26 aprile: Camorra, indagato presidente del PD in Campania Stefano Graziano
27 aprile: favori ai clan, spunta il nome della ministra Lorenzin
28 aprile: la ministra Giannini condannata a risarcire l'Università di Perugia
28 aprile: Il carabiniere infiltrato, fermato quando scoprì i rapporti dei Casalesi anche con la sinistra
28 aprile: Torino, conflitto d’interessi all’Amiat. La cooperativa vincitrice dell'appalto è guidata dalla sorella di una consigliera PD
28 aprile: Camorra, pubblicate le telefonate tra Graziano (PD) e Zagaria
28 aprile: Firenze, Nardella nei guai per la casa comprata con tre maxi assegni
29 aprile: Cosenza, il PD candida Adamo ...che è indagato
29 aprile: Cerveteri, Rinaldi (PD) condannato in primo grado




29 aprile: assunzioni troppo facili a Nettuno, condannato l’ex sindaco di centrosinistra
29 aprile: Siracusa, arrestato consigliere comunale del PD mentre trasportava 20 Kg. di droga 30 aprile: Polesine Zibello, il candidato sindaco Censi (PD) è indagato
30 aprile: San Giorgio di Nogaro, Consorzio Ziac lo scandalo si allarga: è indagato tutto il CdA compreso l'ex sindaco Duz del PD
30 aprile: Mugello, indagato l’ex sindaco Bettarini (PD)
30 aprile: Cagliari, la Barracciu (PD) rinviata a giudizio per peculato
3 maggio: Verdini rinviato a giudizio a Firenze
3 maggio:  Cosenza, il PD candida Guccione (indagato)
3 maggio: Reggio Emilia, indagine sul catasto, in cui era coinvolto il consigliere comunale Scarpino, bloccata dalla prescrizione.
3 maggio: Siracusa, il GIP convalida l’arresto di Bonafede (PD)
3 maggio: Lodi, arrestato il sindaco Uggetti (PD)
5 maggio: Grazzanise, arresto ex sindaco Enrico Parente, camorra
5 maggio: Renato Soru governatore e ex Eurodeputato del PD, condannato per evasione fiscale
6 maggio: Faraone ( lista Crocetta) arrestato per estorsione
6 maggio: sindaco Paliotta (PD) indagato per mafia Litorale……






…..Ed una sola adultera mi par un po’ poco per chi ha perso proprio ora ogni decoro e voto….


Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi.
Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro…

…Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero:

‘Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?’.

Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo…
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro:

‘Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei’.

E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra...
Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.
Allora Gesù si alzò e le disse:

‘Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?’.

Ed ella rispose: ‘Nessuno, Signore’.

E Gesù disse:


‘Neanch’io ti condanno; va... e d’ora in poi non peccare più e sì più accorta di chi ti circonda la tua è buona fede la loro sete di potere…’…. 


















martedì 13 dicembre 2016

PRIMA IMMAGINE: LA PERSECUZIONE (3)


















































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Immobilità e silenzio: la camera oscura

Forma e immagine: la camera oscura (2)

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Forma e immagine: vera e falsa (4)













Quello che mi accingo a raccontare è il frutto di una lunga confessione di
un vecchio disgraziato, che incontrai per la prima volta su di una panchina.
Dall'aspetto non era per il vero tanto vecchio, ma i modi e il suo fare, nel
complesso, lo rendevano più datato di quanto in realtà apparisse.
Di lui, oggi, dopo l'impegno che mi sono assunto, non ho  saputo più nulla.
L'ho cercato per valli e monti, l'ho forse intravisto da lontano, anche rincor-
so, oggi spesso vivo nel riflesso della sua ombra.
Ma poi è svanito, come un fantasma, delegandomi unico esecutore testamen-
tario della sua vicenda, di questo gravoso impegno. Nei termini, da lui indica-
ti, fra il romanzo ed il 'taglio giornalistico'.




Nei termini di questo patto, dove ora da lontano vedo scorrere acqua limpida
e fragorosa, ho combattuto in prima persona per mantenere l'impegno, del
suo narrare e confessarsi, a metà tra il romanzo ed il racconto autobiografico.
Sin dall'inizio mi fece preghiera affinché divenissi custode e banchiere della sua
esperienza. Il disgraziato lo incontrai molte volte, in un arco di tempo di circa
vent'anni.
Se da principio erano fugaci incontri, a cui entrambi non davamo troppo peso,
in seguito divenne amicizia sincera.
Ci vedevamo sovente in luoghi apparentemente differenti, ma in realtà sempre
uguali. Belli ed infiniti, come gli incubi, che di volta in volta trasudavano dalla
pelle di quell'uomo, nell'apparenza di una morte imminente, che si affacciava
come una verità nuova al mio braccio. Brancolando nel lucido delirio di un bo-
sco pieno di fantasmi.




All'inizio pensavo, che erano null'altro che spettri della sua mente, i deliri di un
malato. Poi mi convinsi del contrario. Con questa persona ci siamo incontrati,
spesso, e il più di nascosto, perché la storia del suo racconto (che poi ho sco-
perto essere vera...) mi affascianava.
Ci siamo incontrati per ravvivare questa memoria (storica) che via via è divenu-
ta romanzo, in luoghi di eterna bellezza. Come la bellezza, che dalla sua anima,
mi accorsi, traspirava.
Abbiamo camminato assieme, per valli, boschi, mari e borghi. I quali per il vero,
erano tutti i porti da lui frequentati prima di riprendere il cammino da un luogo al-
l'altro dell'eterna persecuzione subita....
Ci siamo dati segreti appuntamenti. Ed ogni volta, dopo il racconto, il mio casuale
amico mi sembrava un po' migliorato dal suo male di vivere. Dal rancore che di
volta in volta, i ricordi, i sogni, gli incubi, facevano riaffiorare.




Il suo aspetto era dignitoso e talvolta regale nei modi, il volto invece mutevole co-
me i mari e luoghi che esplorava. Il suo, imparai a capire, non era un vivere, come
il resto dell'umanità concepisce la vita. Ma una continua esplorazione, un continuo
viaggiare attraverso essa. Ed in essa e nei suoi elementi, vagare in perigliose esplo-
razioni. Per uscirne ogni volta sconfitto.
Ma ogni sconfitta è una vittoria in questa doppia morale dell'apparenza.
....Per me, il vederlo, ed essere testimone e custode della sua avventura, è divenu-
to una sorta di incubo nello specchio della sua immagine, quando appena cerco di
dar forma al suo spirito, alla sua anima, alle dolorose e vere sue vicissitudini. A cui,
sono sincero, ho impiegato venti lunghi anni, prima di rendergli la dovuta giustizia.




Mi fece giurare che in qualche maniera avrei dovuto divulgare l'esperienza, l'inganno,
la sottile tortura dei suoi aguzzini, di cui mi faceva costante tesoro.
Pur non svelando i nomi, mi diceva, per la sua incolumità personale.
...Talvolta gli credevo, altre volte no.
Ma il giuramento era stato fatto, non potevo venire meno alla fedeltà con cui mi a-
veva affidato il suo tesoro, di una esperienza unica (ripetuta nell'immagine della me-
moria storica....), che a suo dire, ancora si protraeva ed alla quale per suo desiderio,
mai nessuno si doveva misurare.
Perché non è una esperienza che appartiene all'uomo, ma al suo lato peggiore, come
una continua mistificazione della realtà, che a suo dire - e non posso dargli torto - è
peggiore della guerra, perché è la giustificazione corrotta di ogni guerra, di ogni delit-
to di stato, di ogni persecuzione, di ogni crociata contro l'eresia, la cultura, la ragione,
...l'intelligenza...




E' la fonte del male.
Mi spiegava, che pur non essendo manicheo, pur conoscendone approfonditamen-
te la storia, quella sua esperienza segnava il confine certo e vero fra il baratro del
male e il suo contrario....
Se da principio avevo paura, in seguito, complice la storia, imparai ad amare l'eremi-
ta ed il lupo solitario che erano in lui.
Il monaco mancato, l'uomo preistorico che ha imparato l'arte della comunicazione
che risiede fra la coscienza e la volontà. Volontà di capire. Se ci priviamo di quella,
mi ripeteva ed insegnava, non possiamo vivere.
Il sacrificio degli uomini, mi spiegava, divenuto Cristianesimo, è una forma di evolu-
zione (...dicono??). Uomini geneticamente più evoluti devono soccombere di fronte
alla forza senza ragione del branco, della violenza, della mistificazione, della falsità,
dell'inganno, della calunnia.........

(Giuliano Lazzari per Pietro Autier, Storia di un Eretico)

 















giovedì 8 dicembre 2016

THE MOON HOAX (Seconda parte) (19)












































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The moon Hoax (Seconda parte) (18/1)

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Il mistero della vita: chi scende & chi sale (20/21)


















Il progetto, per desiderio del signor Osborne, fu tenuto assolutamente segreto – le uniche persone incaricate della progettazione erano quelle effettivamente impegnate nella costruzione della macchina realizzata (sotto la sovrintendenza del signor Mason, del signor Holland e di Sir Everard Bringhurst e del signor Osborne) nella proprietà di quest’ultimo, vicino a Penstruthal, nel Galles. Il signor Henson, accompagnato dal suo amico, signor Ainsworth, ottenne il permesso di vedere privatamente l’aerostato sabato scorso - quando i due signori stabilirono gli accordi finali per l’avventura. Non siamo al corrente del motivo per cui anche i due marinai siano stati inclusi nel gruppo – ma, fra un paio di giorni, saremo in grado di fornire ai nostri lettori anche i minimi particolari relativi a questa straordinaria impresa…
…Al momento di staccarsi da terra, il pallone è soggetto all’influenza di vari fattori che tendono a modificarne il peso, aumentandone o diminuendone la forza ascendente. Per esempio, un deposito di rugiada sulla seta che può arrivare a un peso di parecchie centinaia di libbre; occorre allora scaricare la zavorra affinché l’aerostato non scenda. Una volta scaricata la zavorra ed evaporata la rugiada grazie al sole, il gas si espande e l’aerostato risalirà rapidamente. Per controllare questa ascesa, l’unico modo è (o, meglio, era prima che il signor Green introducesse l‟uso del cavetto moderato) quello di far uscire del gas dalla valvola; ma la perdita di gas induce una corrispondente riduzione di spinta ascendente; così che, in un lasso di tempo relativamente breve, anche il pallone meglio costruito deve necessariamente esaurire la proprie risorse e tornare a terra. Questo costituiva l’ostacolo maggiore ai lunghi viaggi. Il cavetto moderato risolve il problema nel modo più semplice. Si tratta di un cavo molto lungo che pende dalla navicella e impedisce all’aerostato di modificare l’altitudine…




…Dato che il progetto originale era di traversare la Manica e scendere quanto più possibile vicino a Parigi, i viaggiatori avevano avuto la precauzione di munirsi di passaporti validi per ogni nazione del continente, sui quali era specificata la natura della spedizione, come nel caso del ‘Nassau’, e che autorizzavano l‟esenzione del titolare dalle solite formalità burocratiche; eventi inattesi resero però superflui quei passaporti. Le operazioni di gonfiatura ebbero segretamente inizio all’alba di oggi, sabato 9 corr., nel cortile della Wheal Vor House, residenza del signor Osborne, a circa un miglio da Penstruthal, nel Galles del nord; alle 11 e 7 minuti tutto era pronto per la partenza e il pallone venne liberato e si alzò senza scosse, con moto uniforme, dirigendosi verso sud; senza far ricorso, per i primi 30 minuti, alla spirale o al timone. Continuiamo ora con il giornale di bordo che il signor Forsyth ha trascritto dai manoscritti congiunti dei signori Monck Mason e Ainsworth. Il testo qui appresso riportato è di pugno del signor Mason, ed è corredato da un post-scriptum aggiunto quotidianamente dal signor Ainsworth il quale sta preparando, e presto presenterà al pubblico, un resoconto più dettagliato e sicuramente più emozionante del viaggio.





GIORNALE DI BORDO Sabato 6…..

Terminati durante la notte i preparativi più complicati, stamane all’alba abbiamo iniziato l’operazione di gonfiatura; a causa, però di una fitta nebbia che appesantiva le pieghe della seta, rendendola poco maneggevole, abbiamo finito solo verso le 11. Recise le corde, quindi, di ottimo umore, ci siamo alzati lentamente ma costantemente, con una leggera brezza da nord che ci sospingeva verso la Manica. Notato che la spinta ascensionale era più forte del previsto; e, mentre salivamo più in alto, al di sopra delle scogliere, avvicinandoci ai raggi del sole, l’ascesa acquistò velocità. Non volevo però disperdere gas così presto, e decisi pertanto di continuare, per il momento, a salire. Ben presto superammo la lunghezza del cavetto moderato, ma anche quando si allontanò da terra, la rapidità di ascensione non diminuì. Il pallone era insolitamente stabile, e bellissimo a vedersi. Circa dieci minuti dopo la partenza, il barometro indicava un’altitudine di 15.000 piedi. Il tempo era ottimo e il panorama sotto di noi – affascinante da qualsiasi punto lo si guardasse – ora era davvero sublime….




Il giornale di bordo si ferma qui…
Alcuni particolari della discesa sono stati tuttavia forniti dai signori Ainsworth e Forsyth. C’era una quasi totale bonaccia quando i viaggiatori avvistarono la costa, immediatamente riconosciuta dai due marinai e dal signor Osborne. Poiché quest’ultimo aveva dei conoscenti a Fort Moultrie, fu immediatamente deciso di scendere da quelle parti. Il pallone fu diretto verso la spiaggia (dato che la marea si era ritirata e la sabbia era liscia e compatta, era un punto ideale di atterraggio), e fu lanciata l’ancora che fece immediatamente presa. Gli abitanti dell’isola e quelli del forte si precipitarono naturalmente a vedere il pallone; ma fu con grandissima difficoltà che si riuscì a convincerli della realtà di quel viaggio – la trasvolata dell’Atlantico. L’ancora fece presa alle 14 esatte; l’intero viaggio venne dunque effettuato in 75 ore; anzi, meno, calcolando il tempo da costa a costa. Non si era verificato alcun incidente di rilievo. Né mai si era presentato un serio pericolo. L’aerostato fu sgonfiato e ripiegato senza problemi; e, quando il manoscritto da cui è stato tratto questo resoconto fu spedito da Charleston, il gruppo si trovava ancora a Fort Moultrie. Non è stato possibile conoscere i loro progetti futuri; ma possiamo senz’altro promettere ai nostri lettori ulteriori notizie entro lunedì o, al massimo entro il giorno successivo.
Questa è, senz’ombra di dubbio, l’impresa più prodigiosa, più interessante e più sensazionale mai compiuta o finanche tentata dall’uomo. Invano si cercherebbe di determinare adesso quali grandiosi eventi potrebbero derivarne….

(E. A. Poe) 

















sabato 3 dicembre 2016

GLI OCCHI DEL PADRE SUO (in sé stesso) (17)





















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Gli occhi del padre suo (in sé stesso) (16/1)

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The moon Hoax (Seconda parte) (18)














Il passaggio di Giuliano sul trono imperiale fu la comparsa di una meteora luminosa che, appena accesa, si e spenta.
Egli, quindi, non ebbe il tempo di lasciare, nei fatti e nelle cose, l’impronta duratura della sua azione. La sua memoria non vivrebbe che nella caricatura che ne hanno disegnata gli scrittori cristiani, e parrebbe quasi che l’opera sua si fosse limitata alla guerra contro il Cristianesimo e ch’egli fosse un uomo odioso e vituperabile, se non ci fossero rimasti i suoi scritti che sono lo specchio genuino del suo carattere, delle sue intenzioni, delle doti e dei difetti del suo spirito eccelso.
E vero  che noi abbiamo in Libanio ed in Ammiano Marcellino le prove dell’ammirazione che Giuliano aveva destata nei suoi contemporanei. Ma Libanio e sospetto, perché troppo interessato e compromesso nell’impresa della restaurazione politeista, e Ammiano Marcellino non ha autorità sufficiente per tener testa a Gregorio di Nazianzo, a Socrate, a Sozomene, a tutta infine la tradizione cattolica.




Così la figura geniale di Giuliano e venuta ai posteri, portando in fronte il marchio dell’apostata, e così si e dimenticato il fatto, che, dal punto di vista psicologico e storico, e il più curioso ed il più interessante di tutti, cioè, che questo sciagurato apostata, che aveva tentato di soffocare il Cristianesimo, era, per ogni riguardo, un uomo essenzialmente virtuoso, il migliore degli uomini che siano sorti sull’orizzonte della vita pubblica del Basso Impero.
Il buon Ammiano Marcellino, nel tessere, dopo averne narrata la morte eroica, l’elogio di Giuliano, ci dice come fosse insigne per la castità e la temperanza della vita, per la prudenza in ogni suo atto  Perfetta la sua giustizia, mitigata dalla clemenza, mirabile la sua conoscenza delle cose di guerra e l’autorità con cui governava i suoi soldati, impareggiabile il valore con cui combatteva, fra i primi, incoraggiava le sue schiere, le riconduceva alle battaglie, al primo segno di incertezza.




Saggia e moderata la sua amministrazione, così da alleggerire i tributi, da comporre le liti del fisco coi privati, da restaurare le finanze rovinate delle città, da mettere, infine, un freno al disordine spaventoso che regnava nell’avido e parassitico governo dell’Impero. E l’onesto storico non dissimula i difetti del suo eroe; ma son ben lievi in confronto alle virtù. Una certa leggerezza nel risolvere, un’eccessiva facilita ed abbondanza di parola, che doveva essere, diciamo noi, il riflesso di un’eccessiva impressionabilità, constatabile anche in quelli, fra i suoi scritti, che sono l’effusione schietta del suo spirito.
Finalmente, e questo era il difetto più grave di Giuliano, conseguenza inevitabile del suo sistema filosofico, una tendenza alla spiritualità (spesso in contrasto con l’essenza stessa delle fonti bibliche del Cristianesimo), per cui egli prestava alle esteriorità apparenti una conoscenza progressista di un naturalismo velato da ricercarsi ed individuarsi presso i suoi diletti filosi e non solo quelli. 
Tale il ritratto morale che Ammiano tratteggia del suo imperatore, del quale descrive anche la figura forte ed agile insieme, e ci fa vedere il volto, singolare per la barba irsuta che finiva in punta, oggetto di scherno per gli Antiochesi, e splendente per la bellezza degli occhi scintillanti, da cui trasparivano le arguzie della mente.




Giuliano diviene nei discorsi di Gregorio un TIPO INFERNALE intorno a cui si addensano le più oscure e stolte leggende.
Una volta, mentre stava sacrificando, le viscere delle vittime gli si disposero in forma di una croce incoronata; gli spettatori ne sentirono terrore, ma l’empio apostata spiego l’apparizione come un simbolo della sconfitta del Cristianesimo. Un’altra volta, Giuliano, guidato da un maestro dei sacri misteri, discende in una caverna. Ed ecco egli ode suoni orrendi, ed ecco gli si affacciano fantasmi spaventosi. Atterrito Giuliano, quasi senza pensarci, come difesa contro i demoni malvagi, corre all’esorcismo a cui era, da fanciullo, abituato e si fa il segno della croce. E tosto i rumori cessano e i demoni scompaiono. Due volte si ripete lo strano esperimento, due volte constata Giuliano la potenza dell’esorcismo cristiano. Egli e scosso; ma il maestro d’empietà che gli stava al fianco:
‘Che temi?’, gli dice.
‘I demoni fuggirono, non già perché ebbero paura della croce, ma perché ne ebbero ribrezzo’.
E Giuliano, persuaso da tale affermazione del suo maestro, discende con lui nella caverna.




Leggende assurde ma sintomatiche, perché rivelano il lavoro della fantasia popolare ed insieme la credulità e l’artifizio dei polemisti cristiani, i quali trasformavano l’utopistico ellenista, di null’altro innamorato che d’Omero e di Platone, in una figura demoniaca che incuteva spavento nell’animo commosso delle plebi cristiane.
Il grande sforzo di Gregorio e di far di Giuliano un feroce persecutore.
Ciò che più irritava, nell’atteggiamento di Giuliano, i difensori del Cristianesimo era la moderazione e la ragionevolezza con cui egli pretendeva di poter ricondurre il mondo all’Ellenismo antico. Che si potesse in altro modo, che con la violenza, combattere il Cristianesimo era, per quegli apologisti, affatto inammissibile, ed essi vedevano, in quel tentativo uno scandalo ed un pericolo supremo.
E perciò che il nucleo vero dei discorsi di Gregorio sta nella dimostrazione che, malgrado le apparenze, Giuliano ha perseguitati i Cristiani. E Gregorio e, in tale dimostrazione, un polemista di singolare abilità e falsità storica! Egli adopera, con grande efficacia, la punta del sarcasmo e dell’ironia, e tocca, molte volte, il falso.




Infatti che, nella mitezza di Giuliano, ci fosse una parte di compromesso è ben naturale ed oltremodo normale. Si può affermare, senza fargli torto, che la tolleranza di cui, nelle sue lettere, si fa vanto, non viene tanto da un giudizio imparziale e dal rispetto reale delle convinzioni altrui, quanto dalla persuasione che la tolleranza fosse un’arma migliore della persecuzione per raggiungere lo scopo che gli stava supremamente a cuore.
Ma Gregorio non riconosce affatto il vantaggio che, dall’atteggiamento del pagano imperatore, veniva ai Cristiani. ‘Giuliano’, egli dice, ‘dispone le cose in modo ch’egli perseguita, parendo di non farlo, e noi soffriamo senza l’onore che ci verrebbe, se si vedesse che soffriamo per Cristo’. La differenza che corre fra Giuliano e gli altri imperatori persecutori sta nel fatto che questi perseguitavano lealmente, e con animo apertamente tirannico, così che essi traevano gloria dalla violenza che esercitavano, Giuliano, invece, e, nella sua persecuzione, miserabilmente astuto e vile…. 
E CIO’ NON PUO’ CHE ESSER FALSO come del resto il motto e araldo con il quale Gregorio annuncia sua parola e credo… 
 Tutto il primo discorso di Gregorio è fatto per lo scopo di dimostrare che Giuliano era un persecutore.



Siccome questo e uno dei punti più interessanti la personalità dell’enigmatico imperatore, esaminiamolo ancora una volta.
Che Giuliano abbia abbandonato il suo principio moderatore, la sua norma di condotta che gli impediva di ricorrere alla violenza per ottenere il trionfo della sua causa, non v’è scrittore imparziale che lo possa affermare. Per quanti sforzi si facciano, non si riuscirà mai a trasformare il neoplatonico sognatore in un principe persecutore (semmai è pur vero il contrario, Giuliano fu il primo Eretico e per giunta Gnostico…).
Tuttavia, una tesi sostenuta dall’acutissimo Rode, ed oggi ripresa da un altro scrittore, nell’ultimo studio pubblicato intorno a Giuliano, è che, nell’azione di Giuliano, vi sia stata una specie di evoluzione, così che, cominciata sotto l’ispirazione di una grande temperanza ed equa umanità, sia poi andata mano mano inacerbendosi per modo da presentare, sulla fine, degli atti di rigore, che, se proprio non si possono identificare a procedimenti di persecuzione, vi si avvicinano assai.




A me pare che questa tesi sia affatto artificiosa e rispondente, più che altro, ad uno schema preconcetto. Intanto, il regno di Giuliano fu così breve, da non permettere un’evoluzione fondamentale del suo pensiero. E poi quelle sue azioni non si lasciano affatto disporre nell’ordine cronologico che si vorrebbe loro imporre, per dedurre la conseguenza che Giuliano precipitava alla persecuzione.
 Così, uno degli atti suoi che, a torto, a nostro parere, ma che pure da uno scrittore partigiano, come Gregorio, potevano essere messi sotto la luce sinistra di una persecuzione religiosa, la condanna dei cortigiani di Costanzo, avvenne proprio all’esordio del suo regno, mentre l’editto di disapprovazione degli Alessandrini per l’uccisione del vescovo Giorgio, fu scritto da Antiochia. Quanto alle sommosse, ora dei Cristiani contro i Pagani, ora di questi contro quelli, ne avvennero parecchie durante il suo breve regno. Ma e impossibile il dire ch’egli le fomentasse per infierire contro i Cristiani. Vedemmo, anzi, come, in casi gravi, egli si appagasse di pene puramente amministrative giacché come abbiamo già enunciato i più di loro erano corrotti se non al limite della delinquenza la quale giocava un ruolo favorevole per l’ascesa voluta senza per questo badare ai suoi dubbi metodi contrari alla società… METODI IN CUI IL CRISTIANESIMO SI RICONOSCEVA NELL’UOMO… DELLA FOLLA E NON PIU’ IN QUELL’ATTO PRIMITIVO VICINO ALL’ORIGINE CUI POSSIAMO RICONOSCERE UNA SIMMETRIA DI INTENTI GIACCHE' IL PAGANO IN SOSTANZA NON FACEVA CHE RIPETERE CIO’ DA CUI APPARENTEMENTE FUGGIVA…. In questo conflitto più di natura psicologica che morale possiamo ricordare il suo passato l’infanzia…



  
 Corse per lungo tempo e con grande velocità ed io non smettevo di tenergli dietro, portato quasi dalla mia stessa meraviglia, deciso fino in fondo a non desistere da quella indagine che avevi assorbito tutt’intere le mie facoltà. Correvamo ancora quando sorse il sole e quando raggiungemmo ancora una volta il centro della città popolosa, e cioè a dire la via del caffè D., noi vi ritrovammo, nuovamente desti, il movimento e l’attività della calca che lo avevano caratterizzato il giorno innanzi.
E in quel tumulto che s’accresceva ad ogni istante, io continuai vieppiù l’inseguimento dello sconosciuto. Ed egli, come la notte precedente, non faceva che andare e venire, né, per tutt'intera quella giornata, ebbe benché minimamente ad allontanarsi dal vortice spietato di quella via. Annientato dalla fatica com’ero, al cader della seconda sera, affrontai risolutamente lo sconosciuto e lo fissai negli occhi.
Ma egli fece la vista di non accorgersene.
E riprese, d’un subito, la sua solenne andatura, mentre io rimanevo immobile a riguardarlo, e a seguirlo non mi bastava più l’animo.
‘Questo vecchio’, dissi allora a me stesso, ‘è il genio caratteristico del delitto più efferato in nome e per conto del contrario. Egli non vuole rimanere solo….
È l’uomo della folla...
Sarebbe invano che lo continuassi a seguirlo, giacché non riuscirei a sapere di lui e delle sue azioni nulla più di quanto egli già non mi abbia fatto sapere.
Il più malvagio cuore che esista al mondo è un libro ancor più volgare dell’Hortulus animae e dobbiamo gratitudine alla pietà di Dio che es läßt sich nicht lesen’.
(E. A. Poe)