giuliano

mercoledì 24 maggio 2023

NEGLI STESSI ANNI (Seconda parte, LA MEMORIA...)









Precedenti casi 


di doppiezza 


(storica e morale)


Prosegue con uno 


... o più Vermeer 


& un ricordo 


di G. Matteotti








LA MEMORIA 

 

 

Le parole dei Capi…

 

 

1922, 11 Novembre

 

‘Se la dittatura non è stata instaurata, la Camera è pregata di non nutrire illusioni. Se farà dei mali passi sarà soppressa’.

 

POPOLO D’ITALIA, giornale di Mussolini 

 

17 Novembre

 

‘Con 300 mila uomini armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo.

 

Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli; potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho voluto almeno in questo primo tempo…



 Io non voglio, fin che mi sarà possibile, governare contro la Camera, ma la Camera deve sentire la sua particolare posizione che la rende passibile di scioglimento fra due giorni o fra due anni’.

 

MUSSOLINI, discorso alla Camera 




8 Dicembre

 

‘La nostra propaganda sarà fascismo fascismo e fascismo; e per i duri di orecchio dichiariamo che il manganello potrà funzionare a meraviglia’.

 

Intervista BOLZON, della Direzione Partito fascista 

 

9 Dicembre

 

‘Contro i disertori saranno – da nostri speciali agenti provocatori – aizzate le turbe rosse che presumibilmente potessero riprendere animo, e contro i loro beni saranno diretti gli appetiti di tutti i disperati!’.

 

POPOLO D’ITALIA, giornale di Mussolini

 

10 Dicembre

 

‘Se per dannata ventura la democrazia avesse da rallegrarsi del risultato della celebrazione di Capaci sappiano che le strade della città saranno inesorabilmente precluse a turbe ed a cortei di rossi.

 

Ogni tentativo di rialzare la voce e di riunirsi, di muovere verso il centro, sarebbe duramente represso!’ 




 

GIACOMO MATTEOTTI:

 

 

Se il gruppo parlamentare socialista ha indicato me per lo svolgimento della sua mozione, non può essere a caso. Non sono abituato ai grandi discorsi politici, bensì ai discorsi tecnici; quindi il gruppo, indicandomi, volle che fosse esposto, con la precisione di una cifra, con la schematicità di un sillogismo, il nostro pensiero, per trame da una parte e dall’altra il chiarimento della situazione e la norma della propria condotta.

 

Nella nostra mozione nulla vi è di tutto ciò che è stato detto e che ci è stato attribuito dalla stampa. Noi non ci lagniamo della violenza fascista. Siamo un partito che non si restringe dentro una semplice competizione politica, che non aspira a successione di Ministeri, che vuole invece arrivare ad una grandiosa trasformazione sociale; e quindi prevede necessariamente le violenze, sa che, ledendo un’infinità di interessi, ne avrà delle reazioni più o meno violente; e non se ne duole.

 

È stato detto che saremmo venuti qui a protestare, a lanciare invettive contro il fascismo che ci percuote, e così via.

 

Neppur questo. Siamo i primi a riconoscere le origini storiche, e la necessità del fascismo, siamo i primi a interpretarne la giustificazione economica, a riconoscerne la esistenza, quasi direi come necessità sociale di questo momento.


Non ci dorremo dei delitti, né li racconteremo, né andremo ad investigare come si formano le schiere fasciste... Tutto questo non ha che una importanza assai accessoria. E se anche, qualche volta, dovremo accennarvi, sarà solamente per arrivare con maggior precisione alle nostre conclusioni.




È stato detto, in fine, dall’onorevole Giolitti, che noi qui parleremo in contrapposizione alla mozione presentata dalla destra parlamentare, perché ciascun partito vuole il Governo al proprio servizio. L’onorevole Giolitti s’inganna completamente.

 

Noi non abbiamo da invocare Governo alcuno a servizio nostro, non abbiamo nulla da chiedere, né al Governo né a nessuno. Qui non si tratta di quella abilità, di quelle schermaglie parlamentari, nelle quali l’onorevole Giolitti è certamente maestro. Si tratta semplicemente di chiarire la reciproca posizione in cui, da una parte egli, come rappresentante del Governo, e dall’altra i rappresentanti delle classi dirigenti si trovano, e in cui noi, in seguito alle vostre dichiarazioni, ci verremo a trovare, quando andremo a portare ai nostri compagni, al Paese, l’impressione del risultato di questa discussione.

 

Ma vediamo anzitutto e rapidamente la situazione di fatto.

 

Sarebbe impossibile riassumerla in una sintesi, perché essa si sfalda in una quantità di episodi secondari, accessori e diversi; ed ogni episodio a sua volta è snaturato, deformato nel racconto.

 

Si può dire che in questo momento di subbuglio, di violenza, nulla subisca maggiore violenza quanto la verità, quanto l’esposizione veritiera dei fatti.




Sembra quasi che la stampa italiana si diletti a questo terribile giuoco di bambini, che l’uno all’altro rimproverano di essere stato il primo, di aver provocato per primo; e le violenze frattanto continuano.

 

Quando, una ventina di giorni fa, un fascista, di notte, a Rovigo, ferisce tre socialisti perfettamente inermi, come risulta dai rapporti delle autorità, e ferisce gravemente anche uno dei suoi stessi compagni, i giornali come raccontano l’episodio? Così: ‘Conflitto tra fascisti e socialisti a Rovigo’. ‘Furono sparate (da chi? Non si sa!) delle revolverate; rimasero feriti tre socialisti ed un fascista’. E il lettore serba così impressioni perfettamente false della situazione di fatto.

 

Quando domenica scorsa a Ferrara, le incursioni in camions dei fascisti armati nella campagna, danno questo bilancio preciso della giornata: quattro leghisti feriti di cui due gravemente, due locali di leghe distrutti ed incendiati, venti socialisti arrestati, nessun fascista ferito, nessun fascista arrestato, i giornali intitolano la faccenda così: ‘Nuovi agguati e nuove violenze dei socialisti ferraresi nelle campagne’. È così che si racconta la verità!

 

Quando nella notte a Ferrara (come risulta, anche questo, dai resoconti delle autorità e non dalla versione socialista) un gruppo di fornai, che abbandonato il lavoro percorreva cantarellando una strada, è improvvisamente colpito da una scarica di revolverate, una delle quali ferisce un fornaio; il “Giornale d’Italia” del 20 gennaio racconta il fatto così: ‘Un gruppo di fascisti è stato aggredito nella piazzetta comunale nella notte; furono (sempre indeterminato chi è stato? Non si sa) furono sparati dei colpi di rivoltella, uno dei quali ferì un passante’. E chi ha avuto, ha avuto.




Ma quando per contro avviene, e dolorosamente avviene, che un fascista o più fascisti rimangono feriti e uccisi, allora la stampa, codesta parte per lo meno della stampa, muta completamente il tono. Allora sono i grandi caratteri; allora, mentre ancora l’autorità non sa nulla e sta investigando, a due ore di distanza si sa già che sono stati i socialisti a compiere l’eccidio! Si sa che è stato un complotto socialista, organizzato dalla Camera del lavoro! Si sa già che responsabili sono quindi i capi socialisti, e in conseguenza, immediatamente, dopo poche ore, si dà l’assalto alla Camera del lavoro, si aggrediscono le rappresentanze del partito socialista, assessori, deputati ecc.; allora la campagna giornalistica trascina per un mese un cadavere sulle sue colonne, facendone una speculazione illecita e immonda.

 

Ma non mi voglio attardare sui fatti e sugli episodi, ognuno dei quali può essere a nostra posta, dalle nostre passioni di parte, contorto o deformato, diversamente da quella che è la verità. Io voglio essere più conservatore di quel che non siano oggi i rappresentanti delle altre parti, voglio aspettare i risultati delle inchieste delle autorità. Più ancora: ammetto senz’altro che in ogni partito, che in ogni massa, da ogni parte vi possano essere dei delinquenti, dei male intenzionati, dei violenti. Ma la questione sta più in là di questi episodi, sta più in là di questa ammissione.




Il fatto nella sua precisione è questo: oggi in Italia esiste una organizzazione pubblicamente riconosciuta e nota nei suoi aderenti, nei suoi capi, nella sua composizione, nelle sue sedi, di bande armate, le quali dichiarano (hanno questo coraggio che io volentieri riconosco) dichiarano apertamente che si prefiggono atti di violenza, atti di rappresaglia, minacce, violenze, incendi, e li eseguono, non appena avvenga o si pretesti che avvenga alcun fatto commesso dai lavoratori a danno dei padroni o della classe borghese. È una perfetta organizzazione della giustizia privata; ciò è incontrovertibile.

 

Se sui singoli fatti, quelli che ho esposto e quelli che non ho esposti, quelli che la Camera conosce e quelli che non conosce, si può dubitare, questa esistenza di una organizzazione di bande armate, con simili precisi scopi dentro lo Stato italiano, è un fatto, sul quale nessuno può opporre contestazioni. Documenti ne sono i loro stessi giornali che si intitolano come una volta si intitolavano i giornaletti anarchici: “La Fiamma”, “L’Assalto”, “Il Pugnale” e così via; che portano articoli intitolati: ‘La parola è alle rivoltelle’ che dicono: ‘Noi arriveremo anche alla guerra civile’.




Tutto ciò è detto pubblicamente e pubblicamente risulta da atti, per i quali noi riconosciamo al fascismo il coraggio di esporsi, mentre perdura nella gran maggioranza della società capitalistica del Paese la ipocrisia di non apertamente sostenerlo, la ipocrisia di attribuire le violenze di questi giorni alle più stupide provocazioni socialiste!

 

Per le strade ci sono manifesti che dicono: ‘Occhio per occhio dente per dente’. Nettamente, in manifesti, in avvisi, in colloqui coi questori e coi prefetti si dichiara di volere abbattere ‘a tutti i costi’ le amministrazioni che hanno testé raggiunto migliaia di voti di maggioranza contro la minoranza dei blocchi. Si afferma che si vogliono abbattere le organizzazioni, si minacciano scomuniche o rappresaglie contro determinate persone: si intima a determinate persone di non frequentare determinate strade, determinati punti.




Vorrei sentirmi obbiettare dalla parte avversaria della Camera, che ciò non è vero; perché anche i vostri giornali dicono che non è vero, che siamo noi che provochiamo! Non è forse vero, per esempio, che nelle città di Modena, Ferrara, Bologna le vie sono percorse da gruppi armati, militarmente indrappellati, militarmente comandati, che hanno spesso le armi in pugno, i quali pretendono o affermano di volere ristabilire un ordine proprio, indipendentemente da quello che è l’ordine governativo, l’ordine dell’autorità?

 

È vero che si va ai funerali oggi non più con la sola pietà, ma col pugnale tra i denti e le rivoltelle in mano; è vero o non è vero questo?

 

È vero che nell’ora del passeggio, dalle città maggiori, per esempio da Ferrara, davanti alla cattedrale, partono camions pieni di fascisti armati, qualcuno con due rivoltelle nelle mani, e sfilano allegramente per le strade, con canti di vendetta, senza che alcuna autorità si muova?




E per chi ancora non credesse, per chi ritenesse che queste nostre parole siano esagerate, rileggerò quello che con magnifica e rara sincerità hanno affermato il “Giornale d’Italia”, organo della sopravvissuta reazione, e l’“Avvenire d’Italia”, organo dei cristiani di Bologna. (Interruzioni dei deputati Siciliani e Cappa – Scambio di apostrofi vivaci tra questi e il deputato Ferrari – Vivi richiami del presidente)

 

‘Tutti i giorni partono delle spedizioni. Un camion carico di giovanotti (non c’è il ministro delle Finanze, per chiedergli se i camions non possono portare persone non addette allo scarico!) va al tale paese, si presenta al tale capolega. Si tratta prima; o il capolega cede, o la violenza terrà luogo della persuasione. Accade, quasi sempre, che le trattative raggiungono lo scopo, se no la parola è alle rivoltelle... I racconti, gli episodi e gli aneddoti delle spedizioni fioriscono durante la giornata. Le rivoltelle sono le compagne, le amiche legittime, oppure no, inseparabili dei racconti; occhieggiano e luccicano da ogni tasca. Ci si domanda con la maggiore naturalezza di questo mondo: quanti colpi hai? E si vuole sapere quante rivoltelle e di quali tipi...




Tali sono in semplici linee gli aspetti della jacquerie borghese che nel ferrarese combatte una battaglia di portata nazionale.

 

Tale è la descrizione sintetica e magnifica, che noi non potremmo fare con parole più precise, di quello che avviene e determina realmente in quella regione la situazione attuale. Almeno i fascisti e codesti giornali reazionari e clericali hanno il coraggio di dirlo, mentre i manutengoli di quello stesso fascismo, tutti i giornali e partiti democratici che oggi si sono nascosti, per ripararsi dietro il fascismo, tacciono vigliaccamente e vigliaccamente adducono come scusanti le provocazioni socialiste!

 

Ma allora che vale raccontare i singoli episodi di chi sia stato il primo a provocare, se il tale che non si levò il cappello o il tal altro che lanciò un’invettiva, quando c’è un’organizzazione premeditata di queste violenze, di questa giustizia privata, di questa rappresaglia? I funerali di Modena si svolgono tragicamente; ma già parecchie ore prima che avessero luogo gli incidenti, il prefetto di Modena era stato avvertito, e una staffetta partita da Bologna per Modena aveva annunziato che nella serata sarebbe avvenuto l’incendio della Camera del lavoro di Modena e della casa del collega Donati!




Certo è dunque che nelle violenze fasciste non è da vedersi una pura e semplice ritorsione o risposta a singole e occasionali violenze proletarie.

 

Contro le violenze proletarie la classe borghese possiede una quantità di strumenti che sono stati spesso usati, e che sono ancora in uso; possiede leggi, carabinieri, carceri, manette, e, quando è stato il caso, li ha adoperati!

 

Sono stati distribuiti anni di galera ai nostri, ai proletari, in molti casi, per violenze usate, e quando sulle piazze d’Italia la forza armata ha steso per terra dei proletari, nessuno di quella parte ha protestato.

 

La sensibilità capitalista si è svegliata solamente quando, nell’ultimo tempo, anche sangue borghese è stato sparso.




La verità è che la violenza e l’illegalità in cui si pone quella organizzazione armata corrisponde, in questo momento, ad un supposto interesse della classe capitalistica. Il problema è tutto qui, onorevoli colleghi!

 

Noi non protestiamo, ve l’ho detto fin da principio, non ci lagniamo, non lanciamo né invettive né offese a coloro che coraggiosamente adempiono la missione fascista. Ma domandiamo: quale partito, quale frazione assume qui dentro la responsabilità di questa organizzazione armata extra-legale, nel territorio dello Stato italiano? (Interruzioni)

 

Sento che un interruttore ricorre a giustificazioni storiche; senza però osare di assumerne la responsabilità, e perciò le sue dichiarazioni sono meno coraggiose e meno simpatiche degli atti del fascismo.




Neppure la mozione dell’onorevole Sarrocchi (che pur ha avuto spesso un simpatico coraggio reazionario alla Camera), arriva ad assumersi la paternità e la responsabilità della organizzazione fascista.

 

Questa mozione si limita a filosofare in materia, e dice... ‘Dall’altro lato questa situazione determinò l’istintivo bisogno di difesa e di reazione ecc..

 

Si parla cioè di istinto, di bisogni istintivi, ma non si ha il coraggio di assumerne la responsabilità politica, proprio nello stesso momento in cui nei vostri giornali, nelle riunioni private, nelle vostre conventicole, fate l’apologia del fascismo, e deliberate di sussidiarlo, di garantirlo, di continuarne la vita. Non è coraggio civile codesto vostro, o colleghi.

 

Ora questo è appunto il centro della discussione.




Vi rivolgete al partito socialista, e dite: ‘Voi socialisti dovete assumere la responsabilità di tutte le violenze che i proletari, socialisti o non socialisti, proletari comunque, lavoratori, hanno esercitato o esercitano in qualsiasi momento sulle piazze e sulle vie d’Italia’.

 

Voi domandate a noi, partito, di assumere la responsabilità anche di atti che non sono nostri, per il semplice fatto che sono provenienti da lavoratori, e che sono addebitati a socialisti.

 

E noi, che siamo un partito di massa, e di organizzazione, neppure rinneghiamo alcuno degli errori della massa. Siamo anzi pronti a riconoscere che qualche volta possa essere avvenuto che la teorizzazione della violenza rivoluzionaria, che mira a sopprimere lo stato borghese, e a sostituire lo stato socialista, possa avere indotto alcuni nell’errore di azioni episodiche di violenza; ma altrettanto prontamente rivendichiamo al nostro partito il diritto di essere direttamente responsabile solo per ciò che esso vuole, e ordina alle sue organizzazioni.




Nessun ordine da parte nostra è partito di esercitare atti episodici di violenza, perché noi tutti sappiamo che questi (e ciò è stato ripetuto infinite volte nelle nostre assise di partito, e nei nostri manifesti) non servono alla causa del socialismo, ma la danneggiano, come pure la causa del socialismo rivoluzionario, che vuole instaurare la immediata conquista del potere da parte del proletariato.

 

Non solo, ma anche tutti i nostri giornali, e i manifesti delle nostre sezioni, Giunte, amministrazioni comunali, e Camere del lavoro, pubblicati ovunque si sono verificati questi casi, suonano quasi tutti allo stesso modo: ‘bisogna ritornare alla vita civile; la lotta del Diritto deve riprendersi sul terreno civile; gli episodi di violenza sono condannevoli perché non servono alla causa dello stesso’.

 

(G. Matteotti)








  

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