giuliano

martedì 13 dicembre 2016

DIETRO LE SCENE (2)




















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Dietro le scene

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A caccia di noi 'Lupi' (3)















... Pancia e un rimbocco in fondo al fil delle reni. Per tutta gente morta sulle forche dopo ventiquattr’ore di convulsioni spasmodiche!...
Accanto a que’pigmei, allineati penzoloni da un regolo di cavicchi e di chiodi, passeggiano curvi, silenziosi, guardinghi, sei o sette fantasmi enormi, colossali, barbuti, dall’occhio spento, dalla faccia pallida, dalla pelle rugosa; giganteschi e terribili a confronto di quelle figurine pusille. Vanno e vengono in fretta, evitando studiosamente ogni rumore, continuamente affaccendati ad impiccare i personaggi, le comparse, i draghi, le chimere, i serpenti che prendono parte alla rappresentazione serale. Costoro sono i burattinai.
Veduti così da vicino, in quell’ambiente ristretto e fumoso, a tu per tu cogli uomini veri, i burattini trasportati qua e là sembrano uno sciame di insetti mostruosi; e si direbbe che è impossibile ottenere da loro l’illusione perfetta e indispensabile all’ottica teatrale. Eppure dall’altra parte della ribalta, quando è alzato il sipario, l’effetto è sorprendente.




Il rapporto di proporzione fra le diverse figure, e fra le figure e le suppellettili del palcoscenico, e fra le suppellettili e gli scenari, è stabilito con tanta esattezza e serbato con tanto scrupolo secondo le leggi della prospettiva, che cinque minuti dopo il principio della commedia, l’occhio si avvezza all’armonia di quel rapporto, le marionette sembrano raggiungere la statura ordinaria dei personaggi viventi, lo spazio si allarga, il fondo si allontana, l’aria circola liberamente, e per poco le scene siano dipinte a garbo da un artista coscienzioso, ognuno può immaginarsi di passare un’ora in compagnia de’suoi colleghi del genere umano.
Lungo il telone di fondo, dalla parte opposta a quella che si presenta all’occhio degli spettatori, corre un panchetto di legno alto pochi centimetri, sul quale prendono posto gli operatori, che ai nostri giorni, a dispetto della massima della divisione del lavoro, recitano la parte e nel tempo stesso maneggiano i fantocci.




Per riuscire a cotesto doppio incarico, appoggiano il petto a una traversa di legno, solidamente assicurata alle due estremità laterali dell’edifizio, e protendono di lì sopra le braccia, facendo giocare quasi sempre due burattini alla volta, uno per mano… E intanto, sporgendo innanzi la testa, leggono la parte sopra un libro, o sopra un copione, posato sulla superficie inclinata d’un asse parallelo alla traversa d’appoggio. Una misera candela di sego, infilzata nella punta d’una bulletta, o mantenuta da una scolatura opportunatamente praticata sull’asse, rischiara il libretto d’ogni operatore. 
Ci sono dei burattini che muovono gli occhi, che aprono e chiudono la bocca, che agitano tutte le dita delle mani. Il Tartaglia torce le labbra a una smorfia ridicola; il Rugantino digrigna i denti; lo Stenterello fa gli sgambetti e porta il dito al naso per grattarselo in atto di meditazione. Il famoso Carciofo, ha il torso vuoto munito d’una cassetta metallica, e d’un meccanismo a rocchetti ed a ruote che gli rende possibile il bere, il mangiare un piatto di maccheroni, il fumare… ed ha le dita congegnate in guisa da imitare perfettamente il pasteggiare del violinista sul manico del suo strumento… e gli abiti infilati addosso e cuciti da potersi spogliare sulla scena e rimanere in maniche di camicia e mutande!...




Per una compagnia primaria di Marionette abbisognano almeno cento burattini, spesso due o tre figure di un medesimo personaggio principale, per bastare a fingere i rapidi travestimenti del protagonista in una stessa produzione.
Il burattinaio è un essere pacifico, queto, cittadino onesto, e padre di famiglia affettuoso. Non di rado è afflitto da qualche infermità negli arti proprii alla locomozione. Quasi sempre esercita anche un altro mestiere… non di rado è sceneggiatore della propria produzione. Ma è sempre entusiasta dell’arte drammatica, e parla del suo teatro, delle sue scene, de’ suoi attori, delle sue peregrinazioni per le diverse piazze d’Italia, de’ gusti e degli umori del pubblico, del valore comparativo delle commedie e de’commediografi, coll’enfasi d’un capocomico che racconti i suoi trionfi.
Interrogandone alcuni ho saputo che il gusto delle marionette dura sempre più vivo nelle città che nelle campagne; ho imparato che i contadini, gl’ignoranti e i ragazzi sono poco sensibili alla perfezione del meccanismo nelle figurine di legno, e che per apprezzare degnamente tutte le virtù fisiche e morali d’un Carciofo (anche di bianco vestito e con la corona secolare di papa…) ci vogliono pubblici scelti, spettatori molto istruiti, e persone squisitamente educate…..

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