giuliano

domenica 1 marzo 2015

UNA DOMENICA CON IL GUARDIANO (verso est.. del 935....) (2)

















Precedente capitolo:

Una Domenica con il guardiano (27 Febbraio del... 934...)

Prosegue in:

La casa del popolo













La palude comincia dal fiume… vicino al villaggio…
Si estende su un centinaio di chilometri verso destra in direzione sud-est.
Il primo passo fa perdere l’equilibrio al mio amico Dottore. Mentre affonda nella torba liquida fino alle ginocchia, grida: ‘Accidenti!’.
E io fingendomi stupito domando: ‘Cosa?’.
La nostra conversazione si ferma lì.
Tutto intorno un bosco di betulle basse. Il cane si perde nei cespugli. Di tanto in tanto, fischio per farlo tornare. Ogni tanto chiamo il Dottore, che non vedo più.




Marciamo per un’ora senza risultato. Niente bacche, niente selvaggina.
Avanziamo verso il lago…. Ogni tanto il Dottore, che mi segue, domanda: ‘C’è ancora molto?’. Per fargli coraggio, io rispondo: ‘Laggiù, alla curva’.
Ma quella curva non arriva mai.
Poi il Dottore mi sussurra una mezza confessione: ‘Io non vorrei essere qui, vorrei andare partire, viaggiare, questa non è vita da uomini, questa Natura non la sopporto più…’.
Io gli rispondo con una Poesia:




Le rotaie – fili d’acciaio – risuonano, solide.
Più di settemila pali, di chilometro in chilometro.
Le traversine, come una scala: gradini infiniti.
Più lontano, sempre più lontano verso l’est,
verso Oriente.
Diciannove ottobri hanno marciato con un passo di ferro
la Transiberiana a tutto vapore
e l’occhio del semaforo è diventato verde
aprendo le porte verso l’est,
verso l’Oriente.
Macchine, trattori, beni di consumo:
un flusso continuo.
Quanti ottobri avete visto? Diciotto!
Anch’io. Ma il diciannovesimo…




Una nube nera ricopre il cielo
come la pelle di un immenso tamburo.
Su questa pelle si gettano senza tregua pietre enormi
e rocce che esplodono, si spargono con fracasso.
Si ha l’impressione che questa pelle si romperà
da un momento all’altro
e che questa massa di pietre
si abbatterà sulla Terra schiacciando
tutti gli esseri viventi.
La pelle freme, trema.
Il crepitio secco è seguito da note gravi:
i bassi.




Lo zigzag dei lampi squarcia l’oscurità
qua e là, senza tregua.
Dopo ogni lampo
le tenebre si fanno più dense.
La pioggia cade non goccia a goccia,
ma a rovesci.
I colpi, i brontolii aumentano.
Non c’è né aria, né Terra, ma tenebre, acqua, frastuono.
La Natura si erge contro tutto quello che è vivente,
sventurato colui che sarà compito da questi Tormenti.
In questi momenti, l’uomo non è ancora un Re
della Natura, è un verme…
Deve farsi umile, deve nascondersi….

(I. Cistjakov, Diario di un guardiano del Gulag)

(In memoria di Lev Trotskij)
















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