giuliano

martedì 4 luglio 2017

I SENTIERI DI JONATHAN: Riempite la Terra, soggiogatela... (6)








































Precedente capitolo:

I sentieri di Jonathan (5)

Prosegue in:

I fari di Jonathan (7)













Ma che cos’è la sua fratellanza universale se non il meraviglioso equilibrio che oggi chiamiamo biosfera, come non tradurre la sua convivialità cosmica nei termini della tanto invocata ‘nuova alleanza’ tra l’uomo e la Natura?
Francesco fu portatore di valori alternativi ad un progresso basato sull’accumulazione e sullo sfruttamento delle cose e dell’uomo (nel condominio, nell’appartamento di questo Albergo nell’Eterno passaggio ciclico di codesta misera vita…) da parte (appunto…) dell’uomo stesso. Di fronte ai mercanti ed agli usurai del Duecento (il Tempo è un inutile dettaglio….) predicò l’essere e non avere, il rispetto e non il dominio, la qualità e non la quantità.
Il suo era il mondo nuovo in cui alle campane si affiancava l’orologio della torre cittadina, in cui il ‘Tempo della Chiesa’ fatto di ore seste e none faceva posto al ‘tempo del mercante’ che era ed è denaro e produce denaro. Il nostro è il mondo ormai consunto in cui la scelta di allora mostra tutte le sue pecche, ma in cui si riscopre il valore della qualità della vita, in cui si rivendica un diritto dimenticato: quello dell’Ambiente, al godimento di una Natura troppo a lungo usata e abusata senza limiti e principi.
Il nostro è il tempo in cui si rimettono in discussione i concetti di sviluppo e di progresso basati unicamente sul reddito e sulla capacità di fare reddito, in cui si discute sui limiti del nostro dominio sul mondo (il condominio di codesta misera Vita, cella dell’anima perseguita…), in cui si riscopre san Francesco.




Fratello sole, sorella luna (ed ad un fratello, anche lui lupo, giammai umiliato, perché il destino lo fece signore figlio di mercanti ben educati del branco erranti, …di questa parabola forse per sempre perseguitata e taciuta…, un altro lupo narrò la sua Prima vita quando ad un rogo fu consumata la sua Eresia, in quanto predicava ugual Parola al Teschio di ugual Memoria…) così il ‘Cantico delle creature’ assume oggi per noi il senso di un codice ecologico di comportamento e di scelta, non esempio poetico di misticismo naturalistico ma indicazione precisa per una riconciliazione doverosa tra uomo e natura, dichiarazione d’amore ma anche profonda consapevolezza di quei legami imprescindibili che ci uniscono all’ambiente.
‘Francesco’, ha scritto un altro studioso francescano, Orlando Todisco, della Pontificia facoltà teologica, ‘non vive semplicemente nel mondo. Egli con-vive’. Certo il suo sguardo è quello del cittadino del Duecento per il quale lo spazio al di là delle mura non è più ‘il deserto’ pieno di demoni in cui si arrischiavano solo gli eremiti, ma luogo di commerci, di viaggi, di conquiste e di nuovi mercati. La Natura fino ad allora rimasta nell’ombra e oggetto di disprezzo, paura o semplice possesso (quando, dominata dall’uomo, diveniva terra da arare), esplode nella sua bellezza, diventa gioia di vivere, il linguaggio muto con cui parla Dio stesso.
‘La via di Francesco’, scrive ancora Todisco, ‘è la via della comunione contro quella dell’oppressione, della fraternizzazione cosmica contro quella dello sfruttamento. E’ il punto di riferimento, l’asse centrale dell’impianto sociale che egli vuole mutare, o anche la direzione, il senso del nostro essere nel mondo. Più che rifiutare le conquiste della società si tratta di disporne diversamente, mutarne il valore egemone’ (aggiungo, quel ‘mutatis-mutandis’ di cui tanto necessitiamo nella simmetria di questo ‘monarchico principio’ nel Regicidio della vera vita verità e via…).




Quanto tutto questo sia diventato progetto attuale religioso, cattolico e non, lo dicono sia la ‘Carta di Gubbio’ del 1982 sia il documento del 1987 ‘Verso il terzo millennio’ scaturito dall’ultimo seminario ‘Terra mater’. Vi si parla il linguaggio che fu di san Francesco, vi si trova la rivendicazione di un diritto all’ambiente che è di tutti e di ciascuno, e che attraversa le generazioni e pone limiti alla crescita economica e all’uso delle risorse.
‘Gli stessi nostri Ministri generali’, sottolinea ancora padre Bernardo, ‘ci hanno esortato alla collaborazione fattiva che le organizzazioni ecologiste, e la richiesta contenuta nella ‘Carta di Gubbio’ della creazione di particolari organismi per l’ecologia sta per trovare una realizzazione proprio qui a Roma, dove verrà costituito un Centro francescano per gli studi ambientali’. Il nostro mondo ha dunque ritrovato Francesco, giovane scapestrato, uomo semplice, uno come noi eppure tanto diverso da noi, trovatosi otto secoli dopo la morte proprio, a uno dei più difficili crocevia che l’uomo ha dovuto attraversare, là dove si intersecano le strade del futuro, là dove la gioiosa speranza nell’uomo e nel mondo si scontra con i nostri pessimismi scenari di allarmi ecologici.
E l’abbiamo trovato lontano dalla ‘grande cattedrale della Natura’, non in mistica contemplazione del Creato ma nelle aule universitarie, nelle assemblee, nei convegni, nelle marce per la pace, tra uomini di tutte le religioni, tra ecologisti e frati; nelle città e nelle campagne sempre più inquinate, ad indicarci la via non facile per riscrivere il nostro concetto di sviluppo, di benessere, di qualità della vita.
Lo abbiamo ritrovato forse perché venuto ‘il tempo dell’ambiente’, perché sta per scadere l’ottavo giorno della Creazione, quello che nel libro della Genesi fu affidato all’uomo, a ognuno di noi, con il compito di vivere e con-vivere con ‘sora nostra matre terra’.

(Sull’argomento ‘Chiesa e Natura’ segnalo la enciclica ‘Sollicitudo rei socialis’ di Giovanni Paolo II nel ventesimo anniversario della enciclica ‘Populorum Progressio’; ed inoltre il documento ‘Programma ambientale’, presentato da papa Karol Wojtyla alla Divisione Ambiente delle Nazioni Unite a Nairobi, Kenia, il 18 agosto 1985)

(Airone, ottobre 1988)
















Nessun commento:

Posta un commento