giuliano

sabato 9 novembre 2019

QUANDO L'ANIMA ERA PURA (29)














































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Quando l'Anima era pura (26/1)

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Mistico silente silenzio del Tempo (28)  &  (29)













È assolutamente possibile praticare l’essenza di una fede o di una cultura senza associarla a una religione.

La nostra cultura tibetana, ancorché in larga parte ispirata dal buddhismo, non deve a esso tutta la propria filosofia. Una volta ho suggerito a un’organizzazione per il soccorso ai rifugiati tibetani l’interessante idea di valutare quanto il nostro popolo debba al suo stile di vita tradizionale. Quali sono i fattori che rendono i tibetani persone calme e di buonumore?

La gente cerca sempre la risposta nell’unicità della nostra religione, dimenticando che anche il nostro ambiente naturale è unico. La tutela della natura non è necessariamente un’attività sacra e non richiede sempre il ricorso alla compassione.




In quanto buddhisti esercitiamo la compassione nei riguardi di tutti gli esseri senzienti, ma non di necessità verso ogni singola pietra o albero o abitazione.

La maggioranza di noi si preoccupa della propria casa senza però provare compassione verso di essa. La manteniamo in buone condizioni per poterci vivere serenamente. Siamo più solleciti che compassionevoli.

Il nostro pianeta è come la nostra casa e noi dobbiamo trattarlo con cura, se vogliamo assicurare il benessere a noi, ai nostri figli, ai nostri amici e agli esseri senzienti che condividono con noi questa grande dimora.




Se pensiamo che il nostro pianeta sia la nostra casa, o la «nostra madre», la nostra madre Terra, non possiamo non prendercene cura. Oggi abbiamo capito che l’avvenire dell’umanità dipende dal nostro pianeta e che il futuro di quest’ultimo dipende dall’umanità. Ma non sempre ciò è così chiaro. Finora la nostra madre Terra ha tollerato le nostre negligenze. Ora però il comportamento degli uomini, il loro numero e la loro tecnologia hanno raggiunto uno stadio in cui la nostra madre Terra non può più sopportare in silenzio.

‘I miei bambini si comportano male’,

…sembra dire, per farci prendere coscienza che esistono limiti da non superare. Noi buddhisti tibetani raccomandiamo la temperanza, che non è priva di relazione con l’ambiente, poiché porta a non consumare in modo sconsiderato. Noi poniamo dei limiti alle nostre abitudini di consumatori e sappiamo apprezzare uno stile di vita semplice e responsabile. Il nostro rapporto con l’ambiente è sempre stato particolare. Le nostre antiche scritture parlano di un contenitore e del suo contenuto.




Il mondo è il ‘contenitore’, la nostra casa, e noi, gli esseri viventi, siamo il contenuto.

Il risultato è un rapporto speciale con la natura, perché senza il contenitore il contenuto non ha modo di esistere. Il fatto che gli esseri umani sfruttino le risorse naturali per sovvenire alle proprie necessità non è in sé riprovevole, ma la natura non va sfruttata al di là dello stretto necessario.

È essenziale ricomprendere da un punto di vista etico quanto ci è stato dato, ciò di cui siamo responsabili e ciò che dobbiamo trasmettere alle generazioni future. È evidente che la nostra generazione si trova a vivere in un passaggio critico. Abbiamo accesso a una forma di comunicazione globale, e nondimeno è più frequente che ci si scontri, anziché dialogare per costruire la pace.




Le meraviglie della scienza e della tecnologia coesistono con numerose tragedie, come la fame nel mondo o l’estinzione di certe forme di vita. Mentre ci si dedica all’esplorazione dello spazio, gli oceani, i mari e le fonti di acqua dolce sono sempre più inquinati. È verosimile che per le generazioni future alcune specie terrestri – animali, piante, insetti e persino microrganismi – divengano sconosciute. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi.

A pensarci bene, si potrebbe concludere che se il Buddha Śākyamuni tornasse tra noi per iscriversi a una formazione politica, questa sarebbero i Verdi!

Sarebbe un ecologista!




In fin dei conti il Buddha non è nato in un paradiso, ma in un giardino. Quando ebbe l’illuminazione non si trovava in un ufficio, in una casa o in un tempio, ma all’ombra di un albero, l’albero della bodhi. E al momento della morte, fu ai piedi di due alberi che entrò nel grande nirvāna.

Se fossi chiamato a votare, voterei per un partito che difendesse l’ambiente. Uno degli sviluppi più positivi registratisi in tempi recenti è la crescente presa di coscienza dell’importanza della natura. La materia non ha in sé nulla di sacro o di santo. Come esseri umani traiamo vita dalla natura, per cui agire contro di essa è un’insensatezza. Ecco perché dico che l’ambiente non è questione né di religione né di etica né di moralità e che queste sono un lusso, dal momento che per sopravvivere possiamo farne a meno. Se però continuiamo ad agire contro la natura, non sopravvivremo.




Dobbiamo accettare questo dato di fatto: se rompiamo gli equilibri naturali, l’umanità avrà di che soffrire. Noi, che ci troviamo a vivere oggi, inoltre, dobbiamo pensare a chi verrà domani. Un ambiente pulito è un diritto umano come gli altri. Rientra quindi nelle nostre responsabilità quella di trasmettere un mondo sano, se non più sano di come lo abbiamo trovato. Tale obiettivo non è così difficile come potrebbe sembrare.

Certo, il nostro potere d’azione individuale è limitato, ma l’impegno di tutti non lo è. Individualmente siamo chiamati a fare il possibile, per poco che sia. Se spegnere la luce quando si lascia una stanza sembra non avere particolari conseguenze, ciò non significa che non dobbiamo farlo.




A tale riguardo, come monaco buddhista, ritengo che la credenza nel karma sia di grande utilità nella vita di ogni giorno. Se si crede al legame tra la motivazione di un atto e il suo effetto, si diventa più sensibili alle ripercussioni delle proprie azioni, su di sé e sugli altri.

Per questo, malgrado la tragedia che si sta consumando in Tibet, vedo nel mondo molte cose buone. In particolare mi conforta rilevare che la concezione del consumo come un fine in sé sembra cedere il passo all’idea che le risorse della Terra vanno preservate. È assolutamente necessario.




Mi auguro di riuscire, un giorno, a fare arrivare al popolo cinese questo messaggio sulla necessità di proteggere l’ambiente e di preoccuparsi degli altri. Il buddhismo non è un fatto estraneo ai cinesi e io ritengo che su un piano pratico possa loro essere utile.

Il IX Panchen Lama impartì un’iniziazione del Kalachakra nella città di Pechino. Se dovessi farlo anch’io, avrei alle spalle un precedente. Sono un monaco buddhista e perciò le mie cure sono rivolte a tutti i membri della famiglia umana, anzi a tutti gli esseri senzienti.

Con il crescente impatto della scienza sulle nostre vite, religione e spiritualità possono giocare un ruolo ancora più grande, rammemorandoci la nostra umanità.




Tra l’uno e l’altro approccio non c’è contraddizione. Ciascuno dei due ci fornisce valide intuizioni, che permettono di comprendere meglio l’altro. Sia la scienza, sia gli insegnamenti del Buddha ci parlano dell’essenziale unità di ciò che vive.

Al giorno d’oggi, il degrado delle foreste, causato dal sovraffollamento e dall’aumentata concentrazione di sostanze chimiche nell’atmosfera, provoca piogge irregolari e il surriscaldamento del globo.

Ne risultano cambiamenti climatici tali che le nevi perenni che coronano le nostre montagne si stanno sciogliendo, evento che colpisce non solo gli esseri umani, ma anche altre specie viventi.




Questa situazione critica è presa molto sul serio nel mondo. Una volta, in Tibet, lo strato delle nevi perenni che ricopriva le montagne era molto spesso. I nostri anziani ricordano che, quando erano giovani, le cime erano coperte da un manto nevoso molto denso.

Secondo loro, la rarefazione delle nevi, oggi, è uno dei segni della fine del mondo.

È vero che il cambiamento climatico è un processo lento e i suoi effetti diventano evidenti dopo un periodo di tempo molto lungo. Anche gli animali e le piante del nostro pianeta si adattano in funzione di tale cambiamento.

Lo stesso vale per la struttura fisica dell’uomo, che, sempre in funzione di quei cambiamenti, si sta modificando di generazione in generazione.




A causa dell’aumento della popolazione mondiale, molti alberi vengono tagliati per fare da combustibile e per aumentare la superficie dei terreni agricoli. Inoltre, in Tibet, i cinesi hanno distrutto alberi secolari con la stessa facilità con cui ci si rade la testa, cosa che equivale a una devastazione su larga scala del patrimonio dei tibetani.

Allo stesso modo, il continuo declino delle foreste in molte parti del mondo, tra cui le Americhe, ha effetti negativi sul clima di tutto il pianeta, che ha già cominciato a modificarsi, sconvolgendo l’esistenza della comunità umana e di tutti gli esseri viventi.

Spetta a noi, che discutiamo del bene di tutti gli esseri senzienti, dare il nostro contributo alla tutela dell’ambiente. Dal momento che anch’io ho la mia parte di responsabilità in materia, e perché le generazioni presenti e future possano godere dell’ombra rinfrescante degli alberi e dei loro frutti, ho portato questi semi di alberi da frutto, acquistati con parte del denaro del mio premio Nobel per la pace. Ho chiesto che venissero distribuiti durante questo grande raduno in occasione del Kalachakra, raduno nel quale voi rappresentate i cinque continenti. I semi sono stati messi accanto al mandala per riceverne le benedizioni. Ci sono germogli di albicocco, nocciolo, papaya, guava e di altri alberi che potrete coltivare a latitudini diverse.

(Dalai Lama, Salviamo il mondo)












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