giuliano

sabato 17 dicembre 2016

AGLI IPOCRITI SCRIBI E FARISEI (2)















Precedente capitolo:

Agli ipocriti scribi e farisei












                  Indagati e condannati ANNO 2016


                            Partito   Democratico





8 aprile: Rimborsopoli Piemonte: chiesti 2 anni e 4 mesi per Cota (Lega), 3 anni per Stara (PD) e Dell’Utri (Moderati)
11 aprile: Voto di scambio. Comincia a Marsala il processo all’ex consigliere Vito Cimiotta (PD)
11 aprile: Baratter indagato per corruzione elettorale viene sospeso da capogruppo. Il Pd in Trentino governa ufficialmente con un consigliere indagato per corruzione elettorale.
11 aprile: Ndrangheta in Emilia, M5s: Delrio ha mentito ai pm. Ecco i documenti
12 aprile: falso in atto pubblico, rinvio a giudizio per De Luca (PD)
12 aprile: Finale Emilia, carabinieri in Comune: indagati il sindaco e tre assessori (PD-centrosinistra)
12 aprile: Caso Gesturist, in sei a processo per abuso dufficio, truffa e falso: c’è anche ex sindaco Pd di Cesenatico
12 aprile: inchiesta petrolio, indagato il sottosegretario De Filippo (PD)
12 aprile: Il candidato avversario è disabile, il Pd lo insulta Savona
12 Aprile: Mose, via al processo. Alla sbarra ex ministro Matteoli (Pdl) ed ex sindaco Orsoni (PD)




12 aprile: Palermo, martedì all'Ars mozione di censura all'assessore Cracolici (PD)
13 aprile: Brindisi. a giudizio Mauro Vizzino (giunta Emiliano)
17 aprile: Potenza, indagato il numero due di Confindustria. Coinvolto anche Paolo Quinto del PD
19 aprile: Palermo, mozione di sfiducia al consigliere regionale Cracolici (PD)
19 aprile: Civitavecchia, Delrio riconferma commissario all'autorità portuale indagato per falso
19 aprile: Potenza, scandalo petrolio. Il sottosegretario PD alla sindaca: ‘Tuo figlio lo mando all'Eni come se fosse mio’
19 aprile: Roma, il deputato PD Marco di Stefano rinviato a giudizio
19 aprile: Potenza, il consigliere regionale Robotella (PD) indagato
19 aprile: Roma, Sin Spa porta in tribunale Carbone (PD)
20 aprile: Firenze, sesto processo per Verdini
20 aprile: Rimini, crack Aeradia, Tribunale Riesame conferma i sequestri al Sindaco di Rimini (PD)




20 aprile: Vibo Valentia, 23 arresti per ndrangheta’. Indagato presidente della provincia eletto da Pd, Ncd, FI e Fdi: Favoriva le cosche
20 aprile: Brescello, comune amministrato dal PD sciolto per mafia
21 aprile: Alcamo, la Procura ha chiesto il carcere per l’ex senatore Nino Papania (PD).
21 aprile: Brindisi, indagato l'assessore regionale Amati del PD 21 aprile: rifiuti, 116 indagati a Firenze. ‘Coinvolta la cricca renziana’
21 aprile: Caltagirone, abuso d’ufficio, rinviato a giudizio sindaco PD
21 aprile: Gavorrano, la Corte dei Conti condanna l’ex sindaco Borghi (PD)
21 aprile: Palermo, Voto di scambio, l’ex senatore Pd Papania condannato a otto mesi di carcere
22 aprile: Pizzo Calabro, Operazione Costa pulita: si dimette consigliere comunale (centrosinistra)
22 aprile: Cagliari, False comunicazioni sociali a Tiscali, il pm chiede rinvio a giudizio per Soru (PD)




22 aprile: Rho, Minacce, affari e politica: condanne fino a 10 anni per gli uomini del clan Galati - Riconosciuto colpevole anche un l’ex consigliere  comunale del Pd di Rho, Luigi Addisi
22 aprile: Battipaglia, a giudizio l’ex consigliere Orlando Pastina (centrosinistra)
22 aprile: Cerveteri, Festa dell'Unità, un rinvio a giudizio
22 aprile: pubblicato l’elenco dei 124 indagati del PD
23 aprile: Bisceglie, indagato per tentata estorsione il sindaco trasformista finito nelle fila del PD
23 aprile: Milano, in candidato del PD Sala al voto da indagato per le case dimenticate
23 aprile: Livorno, Aamps, indagato anche Enzo Chioini, ex portavoce del sindaco PD
23 aprile: Rimini, Ex assessore (centrosinistra) arrestato mentre intasca una bustarella 23 aprile: Cerveteri, Rinviato a giudizio un dirigente del Partito democratico
23 aprile: Napoli, Inchiesta sulla variante di Piazza della Libertà De Luca rinviato a giudizio




23 aprile: Pd, pubblicato l'elenco dei 18 indagati tra viceministri deputati e senatori
26 aprile: Caserta, Camorra, tangenti e appalti truccati per favorire Casalesi: in carcere anche l’ex sindaco PD di Santa Maria Capua Vetere
26 aprile: Camorra, indagato presidente del PD in Campania Stefano Graziano
27 aprile: favori ai clan, spunta il nome della ministra Lorenzin
28 aprile: la ministra Giannini condannata a risarcire l'Università di Perugia
28 aprile: Il carabiniere infiltrato, fermato quando scoprì i rapporti dei Casalesi anche con la sinistra
28 aprile: Torino, conflitto d’interessi all’Amiat. La cooperativa vincitrice dell'appalto è guidata dalla sorella di una consigliera PD
28 aprile: Camorra, pubblicate le telefonate tra Graziano (PD) e Zagaria
28 aprile: Firenze, Nardella nei guai per la casa comprata con tre maxi assegni
29 aprile: Cosenza, il PD candida Adamo ...che è indagato
29 aprile: Cerveteri, Rinaldi (PD) condannato in primo grado




29 aprile: assunzioni troppo facili a Nettuno, condannato l’ex sindaco di centrosinistra
29 aprile: Siracusa, arrestato consigliere comunale del PD mentre trasportava 20 Kg. di droga 30 aprile: Polesine Zibello, il candidato sindaco Censi (PD) è indagato
30 aprile: San Giorgio di Nogaro, Consorzio Ziac lo scandalo si allarga: è indagato tutto il CdA compreso l'ex sindaco Duz del PD
30 aprile: Mugello, indagato l’ex sindaco Bettarini (PD)
30 aprile: Cagliari, la Barracciu (PD) rinviata a giudizio per peculato
3 maggio: Verdini rinviato a giudizio a Firenze
3 maggio:  Cosenza, il PD candida Guccione (indagato)
3 maggio: Reggio Emilia, indagine sul catasto, in cui era coinvolto il consigliere comunale Scarpino, bloccata dalla prescrizione.
3 maggio: Siracusa, il GIP convalida l’arresto di Bonafede (PD)
3 maggio: Lodi, arrestato il sindaco Uggetti (PD)
5 maggio: Grazzanise, arresto ex sindaco Enrico Parente, camorra
5 maggio: Renato Soru governatore e ex Eurodeputato del PD, condannato per evasione fiscale
6 maggio: Faraone ( lista Crocetta) arrestato per estorsione
6 maggio: sindaco Paliotta (PD) indagato per mafia Litorale……






…..Ed una sola adultera mi par un po’ poco per chi ha perso proprio ora ogni decoro e voto….


Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi.
Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro…

…Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero:

‘Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?’.

Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo…
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro:

‘Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei’.

E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra...
Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.
Allora Gesù si alzò e le disse:

‘Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?’.

Ed ella rispose: ‘Nessuno, Signore’.

E Gesù disse:


‘Neanch’io ti condanno; va... e d’ora in poi non peccare più e sì più accorta di chi ti circonda la tua è buona fede la loro sete di potere…’…. 


















mercoledì 14 dicembre 2016

A CACCIA DI NOI 'LUPI' (4)



















Precedenti capitoli:

A caccia di noi 'Lupi' (3/1)














Le teste, appunto.......
Voi certo non immaginate (né io l'immaginavo) che le teste degli attori di legno possano
dare ai fratelli Lupi assai più pensieri che non ne diano ai capocomici le teste degli atto-
ri in carne ed ossa.
Ed è così, poiché essi vogliono una rassomiglianza perfetta nelle teste dei personaggi il-
lustri, morti o vivi che siano, e in quelle di tutti gli altri una corrispondenza rigorosa della
fìsonomia col carattere; e non è cosa facile agli artisti il soddisfare a una tale esigenza at-
tenendosi ad un tempo all'esagerazione dei lineamenti voluta dall'ottica teatrale, senza
spinger neppure questa esagerazione oltre il limite d'una caricatura discreta.
Vi furono in questo genere due scultori genovesi, i fratelli Pittaluga, morti da circa trenta
anni, valenti tanto, che molte delle teste fatte da loro servono ancora di modello e son ri-
prodotte, con poche modificazioni, in centinaia di esemplari. Ma altre moltissime debbo-
no esser fatte d'immaginazione, e non riuscendo alla prima, rifatte, e fino a tre o quattro
volte rimodellate in creta, prese nel gesso, gittate in cartapesta, colorite a olio, con cura
e fatica infinita di chi le ordina e di chi le forma.
E così negli scenari, dopo il vecchio Morgari, che fu insuperabile, son rari i pittori che
ottengano gli effetti speciali voluti da certe rappresentazioni fantastiche d'un teatro di
marionette.




E per il vestiario e per tutto ciò che vi si connette è il medesimo: è diffìcile trovar lavo-
ratori che abbiano l'abilità e il buon volere di far degli stivali minuscoli perfetti in ogni
loro parte, delle scarpettine di signora lunghe quanto un dito, delle parrucche grandi
come la mano, brizzolate, architettate, disordinate con arte, e una quantità innumere-
vole di piccoli oggetti, come parasoli, panierini, portafogli, valigette, attorno a cui le
dita più agili e più delicate si stancano e s'impazientano. E ad ogni nuova produzione
spettacolosa c'è un esercito d'attori, d'attrici, di comparse grandi e piccole da vesti-
re, calzare, incappellare, armare e ingioiellare, secondo l'uso di vari tempi e paesi,
consultando album di costumi, studiando quadri, facendo ricerche di figurini, utiliz-
zando vestiari smessi; di modo che non bastano all'opera la signora Lupi e le sue fi-
gliuole, e vi s'aggiungono modiste e altre collaboratrici, e qualche volta per un solo
spettacolo dura il lavoro per un mese intero. Durante il quale è bellissimo a vedere
il laboratorio, dov'è uno sfoggio di manti regali, di strascichi di dame, di sottanine
di danzatrici, di divise di guerrieri, una profusione di piccole cose strane, graziose
e pompose, un barbaglio di colori e di splendori, da impazzirci un collegio di bam-
bine e uno sciame di gazze.




Tutta la famiglia Lupi lavora al teatro: i due fratelli e la moglie e i figliuoli del primo:
quattro maschi e tre ragazze, di cui due fra i diciannove e i ventidue anni. E biso-
gna vederli tutti là, tranne i due più piccoli, appollaiati sul ponte, appoggiatoio, co-
me lo chiamano, sovrastante al palcoscenico, durante la rappresentazione.
Ecco il soggetto d'un quadro originale per un pittore ardito. La prima volta che,
stando sul palco, vidi di profilo quelle otto teste d'uomini e di donne, l'una dietro
l'altra, sporgenti da quella specie d'inginocchiatoio aereo, illuminate di sotto in su,
ora parlanti ad una ad una, o tutte insieme, con ogni sorta di sforzi violenti delle lab-
bra e di strane intonazioni di voce, da quella di basso cavernoso a quella di soprano
in falsetto, mentre le sedici mani movevano con un centinaio di fili una folla di per-
soncine di sotto, mi parve di vedere una famiglia di numi sorretti da una nuvola che
dirigessero le faccende e si pigliassero spasso d'una piccola umanità agitantesi so-
pra il polo d'un asteroide.
Ma riconobbi subito che il fare i numi a quel modo non doveva essere una delizia.
Stare delle ore in quell'atteggiamento contratto, col caloredi tutti quei lumi nel viso,
forzare e variare continuamente la voce, lavorando a un tempo con le dieci dita e
consultando con lo sguardo obliquo il copione posto nel mezzo che fa l'ufficio di
suggeritore, e mentre si parla e s'opera in alto vigilare e dar ordini a chi lavora in
basso e ruzzolare e arrampicarsi ogni momento per un rompicollo di scaletta da
bastimento quasi verticale, è una fatica da ammazzare anche dei numi.




Non mi maravigliai, quando calò la tela, di vederli scendere dall'Olimpo, in mani-
che di camicia e con le braccia nude, bagnati di sudore e anelanti, come scendono
gli acrobati dai trapezi. E allora soltanto m'accorsi che le due signorine portavano
un vestito maschile, camicino e calzoni di traliccio grigio, che le facevano parere
due operai; ma due operai dai quali il più terribile capo fabbrica avrebbe tollerato
qualunque infrazione al regolamento, sostituendo dei sorrisi alle multe.
Ma il dietro scena d'un teatro di marionette, per chi ci sale la prima volta, è pieno
di altre sorprese piacevoli. Stando accanto alle quinte mi veniva fatto di scansarmi
con un leggiero inchino, come si fa con le attrici vive, ogni volta che usciva di sce-
na una signora, e rimanevo poi stupito al vederla tutt'a un tratto sollevarsi in aria,
invece d'andare al suo camerino, e restarmi appesa in faccia come un salcicciotto.
E così avevo un'illusione amenissima al veder tra le quinte del lato opposto una
delle signorine Lupi che dava gli ultimi ritocchi all'abbiglìamento dei personaggi
prima che si presentassero al pubblico, accomodando a uno una spilla, stirando
a un altro il vestito, aggiustando a un terzo il cappello, come si fa ai bambini filo-
drammatici, con atti lesti e carezzevoli, a cui quelli rispondevano, appunto come
i bambini, con gesti che parevano d'impazienza, mossi dalla mano irrequieta che li
reggeva dall'alto.
E mentre vari personaggi agivano alla ribalta, mi pareva che ragionassero davvero
degli affari propri, come fanno gli attori fra due battute, quei due altri più piccoli che
le altre due ragazze, voltate dalla parte interna dell'appoggiatoio, facevano passeg-
giare e gestire pacatamente in fondo al palco, per dar vita alla scena.




E quella confusione che si vedeva lungo i muri, in una mezza oscurità, di personag-
gi della commedia che stava per finire e dello spettacolo coreografico che stava per
cominciare, di ballerine, di mime, di dame scollate, di marionette in giubba e in uni-
forme, con la tuba e con l'elmo, e di comparse di ogni età e d'ogni statura, mi dava
quasi l'illusione di trovarmi sul palcoscenico di un grande teatro quando finisce l'o-
pera e sta per cominciare il ballo.
C'era solo questa differenza, che nella mia qualità di consigliere comunale, com'ero
allora, non potevo trovare là nessun argomento che mi servisse a combattere in no-
me della moralità la dotazione del Teatro Regio. Ma per conoscere a pieno le fati-
che dell'arte e la valentia della famiglia Lupi bisogna vederla all' opera in una gior-
nata campale.
Lo spettacolo, in tal caso, è assai più grandioso e terribile osservato dalle scene
che visto dalla platea. Già è bellissimo veder gli apprestamenti della battaglia: le 
masse d'armati raccolti nell'oscurità, rotta dai lampi delle baionette e delle lance; 
i cavalieri appostati dietro le quinte, come alla vedetta; i muli carichi di munizioni
che s'allungano in ala ai due lati del palco; i  comandanti con la spada sguainata 
che aspettano dalle due parti il gran momento, coi grandi occhi sporgenti e fissi 
davanti a sé, come spianti  il doppio mistero dell'orizzonte e della morte.
Quando l'istante solenne è vicino, i direttori danno gli ultimi consigli, lanciano gli 
ordini supremi.




Le truppe son pronte? 
Pronte. 
I cannoni sono in batteria?  
Le miccie sono accese? 
Sì. 
E allora avanti e Dio ci guardi! 
Le avanguardie scambiano le prime fucilate, i primi cavalieri scaramucciano, i primi 
feriti battono il capo di cartapesta sul palco, e giacciono irrigiditi; ma alcuni per rial-
zarsi tra poco più indemoniati di prima. Dietro le scene uno batte la grancassa per 
imitare il tuono del cannone, un altro dà nella tromba, un terzo muove la macchina 
che fa correre in lontananza un reggimento, un quarto galoppa intorno al palco ac-
cendendo i razzi fìssi alle quinte che rendono lo strepito del fuoco di fila.
I ferri si scaldano: sul palco è un succedersi tumultuoso di mischie feroci, un coz-
zar di teste e dì petti, un grandinar di colpi, un mucchio di lame, un incalzar di ca-
valli accorrenti, di muli, di cannoni e di mitragliatrici che precipitano dai ponti e dal-
le rocce, con un fracasso d'inferno; e mentre su, sull'appoggiatoio, i fratelli Lupi, 
coi figliuoli, agitano le braccia furiosamente cacciando urli, minacce, gemiti, grida 
di soccorso, frammiste a comandi e ad avvertimenti concitati agli aiutanti di sotto;
questi e le ragazze, con una rapidità fulminea in cui ogni atto è preciso, ogni passo 
misurato, ogni secondo contato, corrono e ricorrono fra le quinte e le pareti, stac-
cano le marionette, le porgono, le riprendono, le riappendono, le riporgono, rac-
cattando di volo armi, elmi, giberne, bandiere, turbinando come fantasmi in una nu-
vola densa dì fumo e in un odore acre di zolfo.




E quando credete che il pandemonio stia per finire, non è che un artificio per cre-
scer l'effetto:  la battaglia riattacca più ardente, raffittisce il foco, raddoppiano i lam-
pi, s'addensa il fumo, s'accelera il turbinio; ai fragori del palcoscenico s'uniscono i 
clamori della platea, con gli urli d'ira dei combattenti si confondono le grida di entu-
siasmo dei ragazzi; è una farsa febbrile e crescente d'uomini che salgono e che scen-
dono, di lumi che girano, di marionette che volano, di fili dì ferro che s'incrocian per 
aria, è un moto vertiginoso di ombre, di bagliori, di teste, di braccia, dì attrezzi, una 
tempesta di schianti, di tonfi e di strida, una nebbia fitta, un rovinìo, un casa del dia-
volo che, quando cala la tela e tutto si quieta, vi lascia sbalorditi, intronati come all'-
uscir da un manicomio dove siano scoppiati insieme una ribellione e un incendio.
Ma più d'ogni spettacolo è divertente l'esame del  personale  artistico. 
La prima cosa che mi stupì, quando visitai per la prima volta il palco scenico, fu la 
statura dei personaggi, che visti dalla platea paiono poco più alti d'un palmo, e son 
più di mezzo metro, come bimbi.




E mi meravigliò l'esattezza minuziosa, perfin superflua, dei vestimenti. Non crediate 
che sian fatti soltanto per ingannar l'occhio da lontano, che possono affrontar l'anali-
si della lente. Ecco, per esempio, un povero diavolo di vagabondo: egli è vestito dì 
panni logori, pieni di sbrani, di rimendature, di toppe, di macchie d'unto, spelati ai 
gomiti e coi bottoni che ciondolano, e ha la cravatta a corda, la camicia di tela rozza 
e rugosa, le scarpe acciabattate e crepate.
Il signore elegante ha il solino di moda, i bottoncini d'oro ai polsini e allo sparato, e 
la catenella dell'orologio che gli pende dal taschino della sottoveste. C'è un vecchio 
medico intabaccato, con un cappello cilindrico che mostra dieci anni di servizio, gli 
occhiali sulle orecchie, e una palandrana d'un color di ragno arrabbiato, che farebbe 
venir l'acquolina in bocca a Ermete Novelli. 
Ma le più belle son le signore, vestite secondo l'ultimo figurino, con un gusto squisito, 
dai fiori del cappellino agli stivaletti, che son piccole meraviglie, con spille, orecchini, 
anelli, borsa, ventagho, con capelli  veri, pettinati all'usanza del giorno, che si ravviano 
col pettine al momento dell'andata in scena, con le sottanine ricamate e insaldate, perc-
hè, se segue un accidente impudico, il pubblico veda che son vestite di tutto punto, da
signore per bene.

(E. De Amicis)















martedì 13 dicembre 2016

DIETRO LE SCENE (2)




















Precedente capitolo:

Dietro le scene

Prosegue in:

A caccia di noi 'Lupi' (3)















... Pancia e un rimbocco in fondo al fil delle reni. Per tutta gente morta sulle forche dopo ventiquattr’ore di convulsioni spasmodiche!...
Accanto a que’pigmei, allineati penzoloni da un regolo di cavicchi e di chiodi, passeggiano curvi, silenziosi, guardinghi, sei o sette fantasmi enormi, colossali, barbuti, dall’occhio spento, dalla faccia pallida, dalla pelle rugosa; giganteschi e terribili a confronto di quelle figurine pusille. Vanno e vengono in fretta, evitando studiosamente ogni rumore, continuamente affaccendati ad impiccare i personaggi, le comparse, i draghi, le chimere, i serpenti che prendono parte alla rappresentazione serale. Costoro sono i burattinai.
Veduti così da vicino, in quell’ambiente ristretto e fumoso, a tu per tu cogli uomini veri, i burattini trasportati qua e là sembrano uno sciame di insetti mostruosi; e si direbbe che è impossibile ottenere da loro l’illusione perfetta e indispensabile all’ottica teatrale. Eppure dall’altra parte della ribalta, quando è alzato il sipario, l’effetto è sorprendente.




Il rapporto di proporzione fra le diverse figure, e fra le figure e le suppellettili del palcoscenico, e fra le suppellettili e gli scenari, è stabilito con tanta esattezza e serbato con tanto scrupolo secondo le leggi della prospettiva, che cinque minuti dopo il principio della commedia, l’occhio si avvezza all’armonia di quel rapporto, le marionette sembrano raggiungere la statura ordinaria dei personaggi viventi, lo spazio si allarga, il fondo si allontana, l’aria circola liberamente, e per poco le scene siano dipinte a garbo da un artista coscienzioso, ognuno può immaginarsi di passare un’ora in compagnia de’suoi colleghi del genere umano.
Lungo il telone di fondo, dalla parte opposta a quella che si presenta all’occhio degli spettatori, corre un panchetto di legno alto pochi centimetri, sul quale prendono posto gli operatori, che ai nostri giorni, a dispetto della massima della divisione del lavoro, recitano la parte e nel tempo stesso maneggiano i fantocci.




Per riuscire a cotesto doppio incarico, appoggiano il petto a una traversa di legno, solidamente assicurata alle due estremità laterali dell’edifizio, e protendono di lì sopra le braccia, facendo giocare quasi sempre due burattini alla volta, uno per mano… E intanto, sporgendo innanzi la testa, leggono la parte sopra un libro, o sopra un copione, posato sulla superficie inclinata d’un asse parallelo alla traversa d’appoggio. Una misera candela di sego, infilzata nella punta d’una bulletta, o mantenuta da una scolatura opportunatamente praticata sull’asse, rischiara il libretto d’ogni operatore. 
Ci sono dei burattini che muovono gli occhi, che aprono e chiudono la bocca, che agitano tutte le dita delle mani. Il Tartaglia torce le labbra a una smorfia ridicola; il Rugantino digrigna i denti; lo Stenterello fa gli sgambetti e porta il dito al naso per grattarselo in atto di meditazione. Il famoso Carciofo, ha il torso vuoto munito d’una cassetta metallica, e d’un meccanismo a rocchetti ed a ruote che gli rende possibile il bere, il mangiare un piatto di maccheroni, il fumare… ed ha le dita congegnate in guisa da imitare perfettamente il pasteggiare del violinista sul manico del suo strumento… e gli abiti infilati addosso e cuciti da potersi spogliare sulla scena e rimanere in maniche di camicia e mutande!...




Per una compagnia primaria di Marionette abbisognano almeno cento burattini, spesso due o tre figure di un medesimo personaggio principale, per bastare a fingere i rapidi travestimenti del protagonista in una stessa produzione.
Il burattinaio è un essere pacifico, queto, cittadino onesto, e padre di famiglia affettuoso. Non di rado è afflitto da qualche infermità negli arti proprii alla locomozione. Quasi sempre esercita anche un altro mestiere… non di rado è sceneggiatore della propria produzione. Ma è sempre entusiasta dell’arte drammatica, e parla del suo teatro, delle sue scene, de’ suoi attori, delle sue peregrinazioni per le diverse piazze d’Italia, de’ gusti e degli umori del pubblico, del valore comparativo delle commedie e de’commediografi, coll’enfasi d’un capocomico che racconti i suoi trionfi.
Interrogandone alcuni ho saputo che il gusto delle marionette dura sempre più vivo nelle città che nelle campagne; ho imparato che i contadini, gl’ignoranti e i ragazzi sono poco sensibili alla perfezione del meccanismo nelle figurine di legno, e che per apprezzare degnamente tutte le virtù fisiche e morali d’un Carciofo (anche di bianco vestito e con la corona secolare di papa…) ci vogliono pubblici scelti, spettatori molto istruiti, e persone squisitamente educate…..

PRIMA IMMAGINE: LA PERSECUZIONE (3)


















































Precedenti capitoli:

Immobilità e silenzio: la camera oscura

Forma e immagine: la camera oscura (2)

Prosegue in:

Forma e immagine: vera e falsa (4)













Quello che mi accingo a raccontare è il frutto di una lunga confessione di
un vecchio disgraziato, che incontrai per la prima volta su di una panchina.
Dall'aspetto non era per il vero tanto vecchio, ma i modi e il suo fare, nel
complesso, lo rendevano più datato di quanto in realtà apparisse.
Di lui, oggi, dopo l'impegno che mi sono assunto, non ho  saputo più nulla.
L'ho cercato per valli e monti, l'ho forse intravisto da lontano, anche rincor-
so, oggi spesso vivo nel riflesso della sua ombra.
Ma poi è svanito, come un fantasma, delegandomi unico esecutore testamen-
tario della sua vicenda, di questo gravoso impegno. Nei termini, da lui indica-
ti, fra il romanzo ed il 'taglio giornalistico'.




Nei termini di questo patto, dove ora da lontano vedo scorrere acqua limpida
e fragorosa, ho combattuto in prima persona per mantenere l'impegno, del
suo narrare e confessarsi, a metà tra il romanzo ed il racconto autobiografico.
Sin dall'inizio mi fece preghiera affinché divenissi custode e banchiere della sua
esperienza. Il disgraziato lo incontrai molte volte, in un arco di tempo di circa
vent'anni.
Se da principio erano fugaci incontri, a cui entrambi non davamo troppo peso,
in seguito divenne amicizia sincera.
Ci vedevamo sovente in luoghi apparentemente differenti, ma in realtà sempre
uguali. Belli ed infiniti, come gli incubi, che di volta in volta trasudavano dalla
pelle di quell'uomo, nell'apparenza di una morte imminente, che si affacciava
come una verità nuova al mio braccio. Brancolando nel lucido delirio di un bo-
sco pieno di fantasmi.




All'inizio pensavo, che erano null'altro che spettri della sua mente, i deliri di un
malato. Poi mi convinsi del contrario. Con questa persona ci siamo incontrati,
spesso, e il più di nascosto, perché la storia del suo racconto (che poi ho sco-
perto essere vera...) mi affascianava.
Ci siamo incontrati per ravvivare questa memoria (storica) che via via è divenu-
ta romanzo, in luoghi di eterna bellezza. Come la bellezza, che dalla sua anima,
mi accorsi, traspirava.
Abbiamo camminato assieme, per valli, boschi, mari e borghi. I quali per il vero,
erano tutti i porti da lui frequentati prima di riprendere il cammino da un luogo al-
l'altro dell'eterna persecuzione subita....
Ci siamo dati segreti appuntamenti. Ed ogni volta, dopo il racconto, il mio casuale
amico mi sembrava un po' migliorato dal suo male di vivere. Dal rancore che di
volta in volta, i ricordi, i sogni, gli incubi, facevano riaffiorare.




Il suo aspetto era dignitoso e talvolta regale nei modi, il volto invece mutevole co-
me i mari e luoghi che esplorava. Il suo, imparai a capire, non era un vivere, come
il resto dell'umanità concepisce la vita. Ma una continua esplorazione, un continuo
viaggiare attraverso essa. Ed in essa e nei suoi elementi, vagare in perigliose esplo-
razioni. Per uscirne ogni volta sconfitto.
Ma ogni sconfitta è una vittoria in questa doppia morale dell'apparenza.
....Per me, il vederlo, ed essere testimone e custode della sua avventura, è divenu-
to una sorta di incubo nello specchio della sua immagine, quando appena cerco di
dar forma al suo spirito, alla sua anima, alle dolorose e vere sue vicissitudini. A cui,
sono sincero, ho impiegato venti lunghi anni, prima di rendergli la dovuta giustizia.




Mi fece giurare che in qualche maniera avrei dovuto divulgare l'esperienza, l'inganno,
la sottile tortura dei suoi aguzzini, di cui mi faceva costante tesoro.
Pur non svelando i nomi, mi diceva, per la sua incolumità personale.
...Talvolta gli credevo, altre volte no.
Ma il giuramento era stato fatto, non potevo venire meno alla fedeltà con cui mi a-
veva affidato il suo tesoro, di una esperienza unica (ripetuta nell'immagine della me-
moria storica....), che a suo dire, ancora si protraeva ed alla quale per suo desiderio,
mai nessuno si doveva misurare.
Perché non è una esperienza che appartiene all'uomo, ma al suo lato peggiore, come
una continua mistificazione della realtà, che a suo dire - e non posso dargli torto - è
peggiore della guerra, perché è la giustificazione corrotta di ogni guerra, di ogni delit-
to di stato, di ogni persecuzione, di ogni crociata contro l'eresia, la cultura, la ragione,
...l'intelligenza...




E' la fonte del male.
Mi spiegava, che pur non essendo manicheo, pur conoscendone approfonditamen-
te la storia, quella sua esperienza segnava il confine certo e vero fra il baratro del
male e il suo contrario....
Se da principio avevo paura, in seguito, complice la storia, imparai ad amare l'eremi-
ta ed il lupo solitario che erano in lui.
Il monaco mancato, l'uomo preistorico che ha imparato l'arte della comunicazione
che risiede fra la coscienza e la volontà. Volontà di capire. Se ci priviamo di quella,
mi ripeteva ed insegnava, non possiamo vivere.
Il sacrificio degli uomini, mi spiegava, divenuto Cristianesimo, è una forma di evolu-
zione (...dicono??). Uomini geneticamente più evoluti devono soccombere di fronte
alla forza senza ragione del branco, della violenza, della mistificazione, della falsità,
dell'inganno, della calunnia.........

(Giuliano Lazzari per Pietro Autier, Storia di un Eretico)

 















giovedì 8 dicembre 2016

THE MOON HOAX (Seconda parte) (19)












































Precedenti capitoli:

The moon Hoax (Seconda parte) (18/1)

Prosegue in:

Il mistero della vita: chi scende & chi sale (20/21)


















Il progetto, per desiderio del signor Osborne, fu tenuto assolutamente segreto – le uniche persone incaricate della progettazione erano quelle effettivamente impegnate nella costruzione della macchina realizzata (sotto la sovrintendenza del signor Mason, del signor Holland e di Sir Everard Bringhurst e del signor Osborne) nella proprietà di quest’ultimo, vicino a Penstruthal, nel Galles. Il signor Henson, accompagnato dal suo amico, signor Ainsworth, ottenne il permesso di vedere privatamente l’aerostato sabato scorso - quando i due signori stabilirono gli accordi finali per l’avventura. Non siamo al corrente del motivo per cui anche i due marinai siano stati inclusi nel gruppo – ma, fra un paio di giorni, saremo in grado di fornire ai nostri lettori anche i minimi particolari relativi a questa straordinaria impresa…
…Al momento di staccarsi da terra, il pallone è soggetto all’influenza di vari fattori che tendono a modificarne il peso, aumentandone o diminuendone la forza ascendente. Per esempio, un deposito di rugiada sulla seta che può arrivare a un peso di parecchie centinaia di libbre; occorre allora scaricare la zavorra affinché l’aerostato non scenda. Una volta scaricata la zavorra ed evaporata la rugiada grazie al sole, il gas si espande e l’aerostato risalirà rapidamente. Per controllare questa ascesa, l’unico modo è (o, meglio, era prima che il signor Green introducesse l‟uso del cavetto moderato) quello di far uscire del gas dalla valvola; ma la perdita di gas induce una corrispondente riduzione di spinta ascendente; così che, in un lasso di tempo relativamente breve, anche il pallone meglio costruito deve necessariamente esaurire la proprie risorse e tornare a terra. Questo costituiva l’ostacolo maggiore ai lunghi viaggi. Il cavetto moderato risolve il problema nel modo più semplice. Si tratta di un cavo molto lungo che pende dalla navicella e impedisce all’aerostato di modificare l’altitudine…




…Dato che il progetto originale era di traversare la Manica e scendere quanto più possibile vicino a Parigi, i viaggiatori avevano avuto la precauzione di munirsi di passaporti validi per ogni nazione del continente, sui quali era specificata la natura della spedizione, come nel caso del ‘Nassau’, e che autorizzavano l‟esenzione del titolare dalle solite formalità burocratiche; eventi inattesi resero però superflui quei passaporti. Le operazioni di gonfiatura ebbero segretamente inizio all’alba di oggi, sabato 9 corr., nel cortile della Wheal Vor House, residenza del signor Osborne, a circa un miglio da Penstruthal, nel Galles del nord; alle 11 e 7 minuti tutto era pronto per la partenza e il pallone venne liberato e si alzò senza scosse, con moto uniforme, dirigendosi verso sud; senza far ricorso, per i primi 30 minuti, alla spirale o al timone. Continuiamo ora con il giornale di bordo che il signor Forsyth ha trascritto dai manoscritti congiunti dei signori Monck Mason e Ainsworth. Il testo qui appresso riportato è di pugno del signor Mason, ed è corredato da un post-scriptum aggiunto quotidianamente dal signor Ainsworth il quale sta preparando, e presto presenterà al pubblico, un resoconto più dettagliato e sicuramente più emozionante del viaggio.





GIORNALE DI BORDO Sabato 6…..

Terminati durante la notte i preparativi più complicati, stamane all’alba abbiamo iniziato l’operazione di gonfiatura; a causa, però di una fitta nebbia che appesantiva le pieghe della seta, rendendola poco maneggevole, abbiamo finito solo verso le 11. Recise le corde, quindi, di ottimo umore, ci siamo alzati lentamente ma costantemente, con una leggera brezza da nord che ci sospingeva verso la Manica. Notato che la spinta ascensionale era più forte del previsto; e, mentre salivamo più in alto, al di sopra delle scogliere, avvicinandoci ai raggi del sole, l’ascesa acquistò velocità. Non volevo però disperdere gas così presto, e decisi pertanto di continuare, per il momento, a salire. Ben presto superammo la lunghezza del cavetto moderato, ma anche quando si allontanò da terra, la rapidità di ascensione non diminuì. Il pallone era insolitamente stabile, e bellissimo a vedersi. Circa dieci minuti dopo la partenza, il barometro indicava un’altitudine di 15.000 piedi. Il tempo era ottimo e il panorama sotto di noi – affascinante da qualsiasi punto lo si guardasse – ora era davvero sublime….




Il giornale di bordo si ferma qui…
Alcuni particolari della discesa sono stati tuttavia forniti dai signori Ainsworth e Forsyth. C’era una quasi totale bonaccia quando i viaggiatori avvistarono la costa, immediatamente riconosciuta dai due marinai e dal signor Osborne. Poiché quest’ultimo aveva dei conoscenti a Fort Moultrie, fu immediatamente deciso di scendere da quelle parti. Il pallone fu diretto verso la spiaggia (dato che la marea si era ritirata e la sabbia era liscia e compatta, era un punto ideale di atterraggio), e fu lanciata l’ancora che fece immediatamente presa. Gli abitanti dell’isola e quelli del forte si precipitarono naturalmente a vedere il pallone; ma fu con grandissima difficoltà che si riuscì a convincerli della realtà di quel viaggio – la trasvolata dell’Atlantico. L’ancora fece presa alle 14 esatte; l’intero viaggio venne dunque effettuato in 75 ore; anzi, meno, calcolando il tempo da costa a costa. Non si era verificato alcun incidente di rilievo. Né mai si era presentato un serio pericolo. L’aerostato fu sgonfiato e ripiegato senza problemi; e, quando il manoscritto da cui è stato tratto questo resoconto fu spedito da Charleston, il gruppo si trovava ancora a Fort Moultrie. Non è stato possibile conoscere i loro progetti futuri; ma possiamo senz’altro promettere ai nostri lettori ulteriori notizie entro lunedì o, al massimo entro il giorno successivo.
Questa è, senz’ombra di dubbio, l’impresa più prodigiosa, più interessante e più sensazionale mai compiuta o finanche tentata dall’uomo. Invano si cercherebbe di determinare adesso quali grandiosi eventi potrebbero derivarne….

(E. A. Poe)