giuliano

venerdì 24 giugno 2022

LETTERE (11)

 









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Eretici capitoli (10) 


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il capitolo completo [12]







Prima, di una serie di lettere che ripropongo integralmente, così come vennero inviate, ho apportato solo qualche correzione. Risalgono al periodo che va dal 99 al 2005, per l’intera permanenza, non più al confino del reggente, ma al carcere duro del cinese. Senza nessuna giustificazione morale, eccetto quella in uso ad un regime che leggeva, fotocopiava e sindacava il mio ed il nostro pensiero, circa l’essere ed l’appartenere al mondo.

 

Questo fu uno dei tanti motivi. Motivi che divennero oggetto di scambio per la costruzione di una infamia nuova, che osservo in tutto il suo orrore. L’orrore di una società che ha mistificato la verità, spacciando una moneta falsa per vera, ed una vera per falsa. Fui costretto per tutto il tempo, ad un regime peggiore dei lavori forzati, mentre non mi era concesso neanche l’onore del sé, unico e primordiale. Anche quello, sembrava negato. Mentre la moneta falsa, si dibatteva ed agitava in cima alla sua nuova costruzione.


(Storia di un Eretico)




Non avevo torto, la natura ha manifestato di nuovo la sua forza, quando costretta, si vendica contro colui che tenta (il troppo) di imporre la propria logica a dispetto di un ordine precostituito che determina il corso ‘naturale’ degli eventi. Pur dettando una nostra volontà di dominio sugli elementi della natura, non dobbiamo né temere né sottomettere ciò che troppo spesso pensiamo di conoscere, che ci affrettiamo a studiare, sezionare, catalogare, sradicare, ma mai a concepire come elemento unico che tende ad evolversi e se necessario, quando gli equilibri vengono meno, a reagire secondo la violenza a cui viene sollecitato.

 

Quando nostro malgrado, da una premessa di naufragio, semplice nella sua dinamica, ma complessa nelle responsabilità, siamo costretti ad assistere ad eventi di una portata maggiore che superano ampiamente la prevedibilità dell’evento stesso, siamo certi delle sicure responsabilità dell’uomo. Tutte argomentazioni tenute ben celate per il timore che una diversa visione, non materiale, possa intralciare il - regredire - dell’umanità.




Dal ponte della nave lanciamo una scialuppa di salvataggio nell’attesa del prevedibile naufragio dopo la lunga tempesta. Prima e dopo siamo ben lieti di dimostrare che le nostre ragioni e argomentazioni sono state ben occultate negli itinerari culturali che tanto vi affannate a compiere. Se nuove crociate dovranno renderci ciechi e sordi al cospetto di tribunali ben peggiori che l’inquisizione ci ha tramandato, vi rammento con le parole di De André …: “Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti …”.

 

Ed è vero, anche se ognuno di noi nel tepore della propria intimità, lontano da sciagure e disastri si sente ben al sicuro dagli elementi della bufera, ebbene egli è sicuramente coinvolto quanto lo è l’industriale di turno alle prese con un nuovo sistema di produzione, o il semplice operaio che esegue con diligenza il proprio lavoro.

 

Non cerco facili capri espiatori di fronte alla tragedia, ma certamente è accertata una nostra ben precisa responsabilità nell’evolversi degli eventi.




Alcuni anni fa, nell’Ottobre del 99, mi sono permesso di esprimere un giudizio in materia ecologica sviluppandolo in una dinamica matematica, che ha trovato puntuale conferma scientifica. Da supposizioni che sono scaturite dalla pura osservazione degli eventi, fino a coinvolgere argomentazioni di natura filosofica, e sociologica, rapportate giustamente nella dinamica dell’ambiente che occupiamo. Questa ultima considerazione, non trascurabile sta ad indicare una precisa presa di coscienza, innanzitutto scientifica, dello spazio da noi occupato e delle nostre esigenze presenti e future.

 

Qualsiasi solida argomentazione deve poggiare su questa consistenza dei fatti.

 

Qualsiasi nostra opera presente e futura deve sempre tener conto di questa dinamica. Quando assistiamo ad un nuovo fiorire di opere, in qualsiasi luogo esse vengono concepite, dalle più indispensabili alle più inutili, dobbiamo integrarle perfettamente nell’ambiente circostante ed interagire con esso. Non è un semplice problema circoscrivibile all’architettura, ma bensì, oltre alla forma o lo stile, concepire l’idea che queste due prerogative intervengono nell’equilibrio delle armonie che ci accingiamo a comporre.

 

L’universo appartiene a questo tipo di armonie, così come lo pensarono i Greci, ed è vero!




Noi rappresentiamo con la nostra evoluzione la stessa dinamica dell’intero Universo che ammiriamo e scrutiamo, e quindi non possiamo discernere da Gaia ed i suoi millenari equilibri ed evoluzioni, che sono le nostre progressioni stratigrafiche di milioni di anni. La sua armonia poggia su ciò, che alla percezione degli eventi potrebbe apparire come puro CAOS; basta studiare l’evoluzione della terra dal punto di vista geologico o glaciologico.

 

Come il CLIMA di un pianeta che proviamo a rappresentare alle nostre percezioni, scorgiamo in esso una disarmonia apparente perché contrasta con la concezione della nostra armonia.

 

Quell’inferno che pensiamo di scorgere, in realtà è composto dall’evolversi di determinati elementi e condizioni. Così questi progrediranno nei secoli. Ma il tutto appartiene ad una perfetta armonia che governa la meccanica celeste. Così la stessa dall’infinitamente piccolo fino alle ipotesi del pre e post Big-Bang per formulare delle probabili ipotesi su alcuni stati della materia.




Regna alla base di tutto un ‘equilibrio’, per chi si addentra anche da semplice profano verso queste verità, poi non smetterà mai di cercare e meravigliarsi. Se veniamo meno a questo principio siamo costretti ad assistere nostro malgrado a delle catastrofi incredibili nello scenario delle opere umane. Sono pienamente convinto che questa verità che purtroppo non appartiene più agli uomini, perché protesi verso altri orizzonti di dominio, ci ricondurrà su altre strade abbandonate, riconsiderando argomentazioni che fino ad ora abbiamo trascurato.

 

L’equilibrio che scomponiamo verso altri orizzonti di energia incontrollata che annienterà per sempre la nostra capacità di sopravvivenza, quell’equilibrio si ricomporrà non solo nelle malattie psicologiche e sociali che sconvolgono il nostro vivere, con tutte le conseguenze a cui assistiamo giornalmente, ma anche in tutte quelle strutture virtuali di cui siamo circondati per momentaneo benessere economico.

 

Futura voce dello squilibrio sociale e della sua totale disarmonia, il rumore dell’inutile che udiamo a piena voce in ogni dove. Tutto ciò che pensiamo costruire senza una composta armonia, potrà tranquillamente ritorcersi contro di noi, nostro malgrado, e nostro malgrado dovremmo assistere sempre a dei disastri che fanno parte della natura. Appartengono alla natura, per quanto noi ci sforzeremo di dominarla o prevederla.




Quindi troveremo conferma nell’affermare ancora una volta, che L’UOMO sta ALL’AMBIENTE (che occupa), trasformando lo stesso per i tempi necessari al suo FABBISOGNO (geopolitica-geostrategia-geofilosofia), come i cittadini o i ‘componenti’ del mondo stanno alla loro economia, la quale in un lasso di tempo  (maggiore o minore) provvede al suo benessere inteso questo come VALORE ECONOMICO RAGGIUNTO REALE ( - reale - valore dato dalla differenza fra il valore economico raggiunto nel breve lasso di tempo, sottratto ai costi per tutti quegli interventi dovuti ad una logica incompatibilità, quindi intendesi - reale - non quello virtuale dato DALL’IMMEDIATEZZA, del traguardo economico, ma bensì quello raggiunto grazie ad una LOGICA COMPATIBILITÀ che equivale all’equilibrio di cui accennavamo precedentemente, con lo SPAZIO OCCUPATO).

 

QUINDI IL VALORE ECONOMICO PERSEGUITO è determinato dalle risorse naturali GIACENTI (che sono la fonte dell’energia a cui nostro malgrado dobbiamo rivolgerci per determinare le nostre capacità economiche), ed in base alle nostre scelte energetiche determiniamo UN MAGGIORE O MINORE LIVELLO DI BENESSERE REALE E NON VIRTUALE; uno sfruttamento eccessivo, questo ci  insegna sia la storia che l’economia, di determinate risorse e il loro incontrollato utilizzo, a dispetto di altre, possono causare sia uno squilibrio ambientale e sia un fattore fondamentale di INQUINAMENTO che scatena un processo irreversibile di alterazione climatica che tende poi a destabilizzare un equilibrio preesistente.




Il fattore climatico appartiene, con le costanti, già accertate, di CAOS, ad uno di quei motivi che favoriranno a creare quei momentanei esempi di - SCHIZOFRENIA - meteorologica a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni.

 

Quindi il livello reale di EVOLUZIONE: sociale, ambientale ed economico, è dato in un lasso di tempo INVERSAMENTE PROPORZIONALE alla industrializzazione raggiunta ed al conseguente benessere economico apportato rispetto al - PRIMITIVO - stato originario dell’ambiente occupato. Minori sono i tempi, ed OBSOLETE le fonti energetiche, e sempre maggiori saranno i tempi per ristabilire gli equilibri preesistenti che determineranno in seguito un benessere economico reale, il quale poggia su reali fondamenta.

 

Logicamente questo discorso, è applicabile soprattutto ai grandi PROMOTORI INDUSTRIALI, che sono il cuore della nostra economia. Se consideriamo che l’industria automobilistica è una delle più potenti multinazionali mondiali, dovremmo pensare che il nostro benessere è raggiungibile nel momento in cui vedremmo modificati i parametri organizzativi di alcune strutture industriali per concepire un prodotto compatibile con l’ambiente in cui esso si deve misurare.




PER COMPATIBILE si intende innanzitutto un suo duraturo impatto con l’ambiente in cui deve coabitare, quindi si deve tener conto di fondamentali caratteristiche che possono e devono essere confacenti con le risorse dell’ambiente che è il motore principale ed unico di questa operazione.

 

L’ambiente ci fornisce energia in diverse forme, e noi dobbiamo restituirla con il minimo danno ambientale. Se non vorremmo vedere sconvolti in maniera irreversibile gli equilibri che ci insegnano le leggi della fisica. Il surriscaldamento del pianeta, e questo lo insegna soprattutto la glaciologia, non avviene in un lasso di tempo breve come quello che potremmo misurare da una fase all’altra del respiro stagionale di un ghiacciaio, ma impiega un tempo assai vasto, ed è conseguenza di diversi fattori climatici naturali.

 

Al contrario dell’attuale fenomeno che coinvolge NELLA SUA INUSUALE MANIFESTAZIONE, in pari misura, ghiacciai e non, in una spirale di connessioni aliene agli equilibri della natura.




Quindi la ricerca si deve sforzare di tener presenti questi fattori, che possono non essere compatibili con interessi economici più pressanti rispetto a quelli di più breve durata che sono quelli di alcuni stati produttori di energia prima, come il petrolio, che determinano una precisa strategia economica e politica.

 

Determinate situazioni politiche, le quali influenzano uno stato di equilibrio sociale in quei paesi ricchi di petrolio, sono legati per il loro sviluppo a questa fonte di energia fin tanto che non decidono di rinnovarsi verso un progetto di compatibilità. Ed insieme ad essi trovano numerosi paesi industrialmente avanzati che si scontrano sugli stessi interessi.

 

L’Europa, gli Stati Uniti, e la Cina, sono direttamente coinvolti in questo discorso, dove l’apparenza ci porta ad esaminare ragioni di futile odio religioso o di semplice geopolitica territoriale, in realtà regnano sovrani interessi corporativi di intere economie.




Chi determina questa mancanza di equilibri, sono coloro che hanno un interesse specifico affinché una intera linea politica si SFALDI VERSO IL CAOS, consentendo un progressivo controllo di altrui economie, non dimentichiamo che alcuni dittatori trovano il loro maggior profitto da questo stato di cose e quindi di un veloce arricchimento di pochi a danno di molti, condizioni standard di brevi o lunghe dittature ad uso di paesi democratici e civili.

 

Quindi benefici e condizioni economiche favorevoli con una linea politica più confacente con gli interessi dei singoli Stati coinvolti, scadendo di fatto in quella illusione da laboratorio di una economia VIRTUALE, decisa a favore dei più ricchi, mentre i valori ottenuti nel REALE per entrambe le parti coinvolte vanno gradualmente peggiorando.

 

L’economia virtuale è quella che ci accompagna ora, nella quale l’illusione di una probabile evoluzione non fa i conti con uno dei tanti disastri a cui nostro malgrado siamo costretti ad assistere, imputando responsabilità al di fuori della nostra portata. Essere ciechi e sordi di fronte a ciò, significa essere irrazionali oltre che INVOLUTI.

 

La RAZIONALITÀ ci insegna innanzitutto a constatare i fatti, e non convincersi, nostro malgrado, che la realtà che siamo chiamati a vivere ogni giorno coinvolge altre dinamiche rispetto a quelle certe e vere che sono quelle di una natura di cui abbisogniamo e abbisogneremo per sempre fin tanto che dovremmo vivere con le leggi che la governano e l’hanno governata per millenni.

 

                                                                                                        (Anno 2000) 

 

                                                     Giuliano


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martedì 21 giugno 2022

OVE MILLE NON VAGLIANO PER UNO SOLO (9)

 









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Un sol uomo vale per mille... (8) 


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Vicisti, Galilaee (10/11)










La natura e Dio si occupano nella cura degli uomini come se altro non curassero;

 

Quello che a noi è difficilissimo a intendersi, alla natura è agevolissimo a farsi;

 

Naturale inclinazione delle parti di tutti i globi mondani d’andare a i lor centri;



 

LUNA

 

Luna manca di generazioni simili alle nostre, ed è inabitata da uomini;

 

Nella Luna posson esser generazioni di cose diverse dalle nostre;

 

Nella Luna posson esser sustanze diverse dalle nostre;

 

Prima conformità tra la Luna e la Terra, che è quella della figura: il che si prova dal modo dell’essere illuminata dal Sole;

 

Seconda conformità è l’esser la Luna tenebrosa come la Terra;

 

Terza conformità è la materia della Luna densa come la Terra e montuosa;

 

Quarta conformità, Luna distinta in due parti differenti per chiarezza ed oscurità, come il globo terrestre nel mare e nella superficie terrena;

 

Quinta, mutazioni di figure nella Terra simili a quelle della Luna, fatte con l’istesso periodo;




Sesta, la Luna e la Terra scambievolmente s’illuminano;

 

Settima, la Luna e la Terra scambievolmente si eclissano;

 

Dalla Terra si vede più che la metà del globo lunare;

 

Due macchie nella Luna, per le quali si osserva lei aver riguardo al centro della Terra nel suo moto;

 

Luce secondaria stimata propria della Luna;

 

Eminenze e cavità nella Luna sono illusioni di opaco e di perspicuo;

 

Superficie della Luna tersa più d’uno specchio;

 

Provasi, la Luna esser di superficie aspra;

 

La Luna, se fusse come uno specchio sferico, sarebbe invisibile;

 

Luna, se fusse tersa e liscia, sarebbe invisibile;

 

Apparenze varie dalle quali si argumenta la montuosità della Luna;




Le apparenti inegualità della Luna non si possono imitar per via di più e meno opaco e perspicuo;

 

Vedute varie della Luna imitabili con qualsivoglia materia opaca;

 

Luna apparisce più risplendente la notte che il giorno;

 

Luna veduta di giorno simile a una nugola;

 

Illumina più la terza reflession d’un muro che la prima della Luna;

 

Lume della Luna più debole di quel del crepuscolo;

 

Nugolette atte ad essere illuminate dal Sole non meno che la Luna;

 

Luce secondaria della Luna cagionata dal Sole, secondo alcuni;

 

Luce secondaria della Luna apparisce in forma di anello, cioè chiara nella circonferenza e non nel mezo, e perché;




Disco della Luna nell’eclisse del Sole non può vedersi se non per privazione;

 

Modo di osservar la luce secondaria della Luna;

 

Affinità tra la Terra e la Luna rispetto alla vicinanza;

 

Solidità del globo lunare s’argomenta dall’esser montuoso;

 

Luce secondaria della Luna più chiara inanzi la congiunzione che doppo;

 

Le parti della Luna più oscure son piane, e le più chiare montuose;

 

Aspetti del Sole, necessarii per le generazioni, non sono nella Luna;

 

Alla Luna il Sole si alza e s’abbassa con diversità di gradi 10, ed alla Terra di gradi;

 

Luna non composta di terra e d’acqua;




Nella Luna non si generano cose simili alle nostre, ma diversissime, quando pur vi si generino;

 

Nella Luna non son pioggie;

 

Giorni naturali nella Luna son di un mese l’uno

 

Intorno alle macchie della Luna son lunghe tirate di monti;

 

La Luna non può separarsi dalla Terra;

 

La Luna perturba assai l’ordine degli altri pianeti;

 

Il Sole e la Luna ricrescon poco;

 

È improbabile che l’elemento del fuoco sia rapito dal concavo della Luna;

 

Moto della Luna ricercato principalmente in grazia degli eclissi;

 

La linea descritta dal cadente naturale, supposto il moto della Terra circa ’l proprio centro, sarebbe probabilmente circonferenza di cerchio;

 

La linea retta e circonferenza di cerchio infinito son l’istessa cosa;




AVVISO ASTRONOMICO CHE CONTIENE E SPIEGA OSSERVAZIONI DI RECENTE CONDOTTE CON L'AIUTO DI UN NUOVO OCCHIALE SULLA FACCIA DELLA LUNA, SULLA VIA LATTEA E LE NEBULOSE, SU INNUMEREVOLI STELLE FISSE, E SU QUATTRO PIANETI DETTI ASTRI MEDICEI NON MAI FINORA VEDUTI

 

Grandi cose per verità in questo breve trattato propongo all’osservazione e alla contemplazione di quanti studiano la natura. Grandi, dico, e per l’eccellenza della materia stessa, e per la novità non mai udita nei secoli, e infine per lo strumento mediante il quale queste cose stesse si sono palesate al nostro senso.

 

Grande cosa è certamente alla immensa moltitudine delle stelle fisse che fino a oggi si potevano scorgere con la facoltà naturale, aggiungerne e far manifeste all’occhio umano altre innumeri, prima non mai vedute e che il numero delle antiche e note superano più di dieci volte.




Bellissima cosa e mirabilmente piacevole, vedere il corpo della Luna, lontano da noi quasi sessanta raggi terrestri, così da vicino come distasse solo due di queste dimensioni; così che si mostrano il diametro stesso della Luna quasi trenta volte, la sua superficie quasi novecento, il volume quasi ventisettemila volte maggiori che quando si guardano a occhio nudo: e quindi con la certezza della sensata esperienza chiunque può comprendere che la Luna non è ricoperta da una superficie liscia e levigata, ma scabra e ineguale, e, proprio come la faccia della Terra, piena di grandi sporgenze, prof onde cavità e anfratti.

 

Inoltre non mi pare si debba stimar cosa da poco l’aver rimosso le controversie intorno alla Galassia, o Via Lattea, e aver manifestato al senso oltre che all’intelletto l’essenza sua; e inoltre il mostrare a dito che la sostanza degli astri fino a oggi chiamati dagli astronomi nebulose è di gran lunga diversa da quel che si è fin qui creduto, sarà cosa grata e assai bella.

 

Ma quel che di gran lunga supera ogni meraviglia, e principalmente ci spinse a renderne avvertiti tutti gli astronomi e filosofi, è l’aver scoperto quattro astri erranti, da nessuno, prima di noi, conosciuti né osservati, che, a somiglianza di Venere e Mercurio intorno al Sole, hanno le loro rivoluzioni attorno a un certo astro cospicuo tra i conosciuti, ed ora lo precedono ora lo seguono, non mai allontanandosene oltre determinati limiti. E tutte queste cose furono scoperte e osservate pochi giorni or sono con l’aiuto d’un occhiale che io inventai dopo aver ricevuto l’illuminazione della grazia divina.




Altre cose più mirabili forse da me e da altri si scopriranno in futuro con l’aiuto di questo strumento, della cui forma e struttura e dell’occasione d’inventarlo dirò prima brevemente, poi narrerò la storia delle osservazioni da me fatte.

 

Circa dieci mesi fa ci giunse notizia che era stato costruito da un certo Fiammingo un occhiale, per mezzo del quale gli oggetti visibili, pur distanti assai dall’occhio di chi guarda, si vedevan distintamente come fossero vicini; e correvan voci su alcune esperienze di questo mirabile effetto, alle quali chi prestava fede, chi no. Questa stessa cosa mi venne confermata pochi giorni dopo per lettera dal nobile francese Iacopo Badovere, da Parigi; e questo fu causa che io mi volgessi tutto a cercar le ragioni e ad escogitare i mezzi per giungere all’invenzione di un simile strumento, che poco dopo conseguii, basandomi sulla dottrina delle rifrazioni.




Preparai dapprima un tubo di piombo alle cui estremità applicai due lenti, entrambe piane da una parte, e dall’altra una convessa e una concava; posto l’occhio alla parte concava vidi gli oggetti abbastanza grandi e vicini, tre volte più vicini e nove volte più grandi di quanto non si vedano a occhio nudo. In seguito preparai uno strumento più esatto, che mostrava gli oggetti più di sessanta volte maggiori. E finalmente, non risparmiando fatiche e spese, venni a tanto da costruirmi uno strumento cosi eccellente, che gli oggetti visti per il suo mezzo appaiono ingranditi quasi mille volte e trenta volte più vicini che visti a occhio nudo.

 

Quanti e quali siano i vantaggi di un simile strumento, tanto per le osservazioni di terra che di mare, sarebbe del tutto superfluo dire. Ma lasciate le terrestri, mi volsi alle speculazioni del cielo; e primamente vidi la Luna così vicina come distasse appena due raggi terrestri. Dopo questa, con incredibile godi-mento dell’animo, osservai più volte le stelle sia fisse che erranti; e poiché le vidi assai fitte, cominciai a studiare il modo con cui potessi misurare le loro distanze, e finalmente lo trovai. Su questo è bene siano avvertiti tutti coloro che vogliono darsi a simili osservazioni.


[il capitolo completo]







martedì 14 giugno 2022

GUERRA ALLA MAFIA (1)

 










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Circa taluni Profeti 


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Guerra alla mafia (2)  


& il capitolo al completo!

 

 

 

 

 

Per gran parte della sua vita Robert F. Kennedy aveva vissuto nell’ombra. Era il settimo figlio di Joe e Rose Kennedy ma, soprattutto, il terzo genito. Suo padre  dominò la sua famiglia, instillando nei suoi figli la fede nei propri diritti - la ricchezza tanto ipotizzata di Joe ha fornito un’educazione dorata – e (almeno nei ragazzi) un senso di ‘noblesse oblige’. I fratelli maggiori di Bobby erano   come – modelli di comportamento. Sia Joe Kennedy Jr. e Jack combatterono nella seconda guerra mondiale, guadagnandosi gli elogi di Purple Heart per il valore.

 

Bobby, nato nel 1925, era troppo giovane per prestare servizio in combattimento: si arruolò in Marina sei settimane prima del suo diciottesimo compleanno, ma con sua intensa frustrazione, non vide mai un servizio attivo.

 

Joe Snr. aveva ambizioni a lunga scadenza nel vedere un Kennedy alla Casa Bianca. Dopo la morte di Joe Jr., iniziò ad avviare Jack come futuro presidente, raccogliendo fondi e stringendo alleanze per sostenere una carriera politica nell’imminente dopoguerra per suo figlio. Ma sono stati i soldi, i contatti e le trattative di Joe a garantire la vittoria di Jack alle elezioni di novembre. Quando Jack prese posto alla Camera dei Rappresentanti, Bobby tornò tranquillamente ad Harvard. Era uno studente diligente ma insignificante, noto principalmente per la sua profonda fede cattolica e una ferrea determinazione, a volte si misurava e metteva alla prova sul campo di calcio o nei combattimenti. Tutti i suoi successivi biografi suggeriscono che il ‘personaggio da duro’ adottato da Bobby fosse rivolto a un pubblico di un solo osservatore: suo padre.




Dopo tre anni alla facoltà di giurisprudenza e meno di un anno di lavoro per il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, nel giugno 1952 Bobby tornò di nuovo in politica, gestendo l’onda di successo di Jack per ottenere un seggio al Senato, il successivo passo fondamentale nel  percorso pianificato verso la Casa Bianca. La gestione della campagna elettorale da parte di Bobby gli valse la reputazione di spietato e freddo cinico con la conseguente e tardiva gratifica da parte dell’amato padre.

 

Nel febbraio 1954 divenne consigliere capo della rappresentanza delle minoranze del Partito Democratico, affrontando sia McCarthy che Cohn. Nei due anni successivi contestò le loro azioni e, quando i Democratici divennero il partito di maggioranza, rappresentò una figura chiave nelle audizioni televisive che esaminarono la condotta di McCarthy e Cohn. Le sessioni aumentarono la reputazione pubblica di Bobby mentre distrussero quella del senatore e del suo avvocato. Cohn, in particolare, nutriva un violento disgusto per la sua gestione politica, una volta tentò di colpirlo con un pugno davanti a giornalisti allarmati. Mancò, ma poco importava: Cohn aveva amici potenti che condividevano il suo odio per Bobby. Uno era il vicepresidente repubblicano della nazione, Richard Nixon; l’altro era John Edgar Hoover, il machiavellico Direttore dell’FBI.

 

Entrambi divennero nemici per tutta la vita di Robert Kennedy.




Tra il 1957 e il 1959 Bobby divenne consigliere capo del Comitato McClellan del Senato incaricata di indagare sulla corruzione e i vari racket all’interno dei sindacati americani. Sotto la sua direzione il Comitato emise 8.000 citazioni in giudizio e tenne 270 giorni di udienze televisive che coinvolsero 1.526 testimoni, i quali denunciarono estorsioni violente e corruzione endemica da parte di dirigenti sindacali, alcuni dei quali avevano taglieggiato milioni dai fondi pensione dei lavoratori ordinari per sostenere i propri elevati e lussuosi patrimoni personali. Ma, grazie a Bobby, si scoprirono anche stretti legami tra i capi sindacali e la mafia: un nome, in particolare, era al centro di quella che Kennedy avrebbe poi definito ‘una cospirazione del male’: ovvero il più che noto Jimmy Hoffa, presidente dell’onnipotente Brotherhood of Teamsters - il più grande e ricco sindacato d’America.




Era un ex magazziniere di Detroit, rude e impenitentemente violento, e veterano di numerose sanguinose controversie di lavoro. I suoi fascicoli di polizia includevano accuse di aggressione, estorsione e cospirazione, sebbene non fosse mai stato condannato per alcun crimine. Non nascose mai la sua amicizia con i gangster più famosi della criminalità organizzata del paese, alcuni dei quali nominò in ruoli chiave all’interno del sindacato stesso*.



[*Hoover gli aveva fornito un dossier aggiornato in una cartella di pelle con il timbro ‘CONFIDENZIALE’. Kemper si preparò una caraffa di martini cocktail e si sedette sulla sua poltrona preferita.

 

Le note offrivano un’unica chiave di lettura: Bobby Kennedy contro Jimmy Hoffa.

 

Il senatore John McClellan presiedeva la Commissione scelta del Senato sulle Attività improprie in campo sindacale e aziendale, istituita nel gennaio 1957. Membri subordinati: i senatori Ives, Kennedy, McNamara, McCarthy, Ervin, Mundt, Goldwater. Responsabile legale e investigativo: Robert F. Kennedy.

 

Personale: trentacinque investigatori, quarantacinque contabili, venticinque stenografe e impiegate. Sede: il palazzo del Senato, stanza 101.

 

Obiettivi ufficiali della Commissione: Smascherare la corruzione nelle pratiche sindacali, rivelare le collusioni fra i sindacati e il crimine organizzato. I metodi: mandati di comparizione per testimoni, sequestro di documenti ed esame dei fondi sindacali stornati in attività criminali.




Obiettivo reale della Commissione: l’International Brotherhood of  Teamsters, il sindacato dei trasporti più potente sulla faccia della terra, e a quanto si diceva il più corrotto e potente della storia.

 

Il suo presidente: James Riddle Hoffa, quarantacinque anni.

 

Hoffa, fantoccio della mafia. Subornatore di estorsioni, mazzette, pestaggi, attentati dinamitardi, affari sporchi con le aziende ed epici abusi dei fondi sindacali.

 

Le proprietà di Hoffa, in violazione di quattordici leggi antitrust: aziende di trasporti, concessionarie di auto usate, uno stadio per le corse dei cani, una catena di autonoleggi, una stazione di taxi di Miami con personale costituito da rifugiati cubani dai numerosi precedenti criminali.

 

Gli amici di Hoffa: Sam Giancana, il boss mafioso di Chicago; Santos Trafficante Junior, il caporione di Tampa, Florida; Carlos Marcello, il padrino di New Orleans.

 

Hoffa che presta ai suoi “amici” milioni di dollari usati a scopi illegali.

 

Che possiede percentuali di case da gioco di proprietà mafiosa a L’Avana, Cuba. Che finanzia illegalmente il dittatore cubano Fulgencio Batista e l’agitatore ribelle Fidel Castro. Che sfrutta il Fondo pensioni degli Stati centrali dei Teamster, un ricchissimo abbeveratoio finanziario gestito a quanto pare da Sam Giancana e dalla mafia di Chicago, una struttura di strozzinaggio grazie alla quale gangster e imprenditori corrotti ottengono ingenti prestiti a interessi altissimi, le cui penali per il mancato pagamento includono la tortura e la morte.

 

Kemper capì il succo: Hoover è geloso. Ha sempre detto che la mafia non esiste, perché sa di non poterla debellare per vie legali, e all’improvviso Bobby Kennedy si permette di non essere d’accordo…

 

Seguiva un elenco cronologico.




Inizio del ‘57: la Commissione prende di mira il presidente dei Teamster, Dave Beck. Beck testimonia per ben cinque volte: lo sprone implacabile di Bobby Kennedy riesce a spezzarlo. Un gran giurì di Seattle lo incrimina per furto ed evasione fiscale.

 

Primavera ‘57: Jimmy Hoffa assume il completo controllo dei Teamster.

 

Agosto ‘57: Hoffa promette di ripulire il sindacato dalle ingerenze della mafia… una colossale menzogna.

 

Settembre ‘57: Hoffa sotto processo a Detroit. L’accusa: intercettazioni telefoniche ai danni dei suoi subordinati all’interno del sindacato. Una giuria ben disposta: Hoffa se la cava.

 

Ottobre ‘57: Hoffa viene eletto presidente dei Teamster. Voci insistenti: il 70 per cento dei suoi delegati è stato selezionato illegalmente.

 

Luglio ‘58: la Commissione inizia a indagare sui collegamenti diretti fra i Teamster e il crimine organizzato. Attenzione particolare viene dedicata alla riunione degli Appalachi del novembre ‘57.




Cinquantanove pezzi grossi della mafia si incontrano nella villa di un amico ‘esterno’, nello Stato di New York. Un agente di polizia di nome Edgar Croswell controlla le targhe. Ne segue una retata, e l’antica affermazione di Hoover, ‘la mafia non esiste’, diventa indifendibile.

 

Luglio ‘58: Bobby Kennedy prova che Hoffa risolve gli scioperi corrompendo i dirigenti delle aziende. Una pratica che risale al lontano ‘49.

 

Agosto ‘58: Hoffa testimonia di fronte alla Commissione.

 

Bobby Kennedy si scatena, e ne smaschera le innumerevoli menzogne.

 

Le note giungevano alla conclusione.

 

La Commissione era impegnata nelle indagini sul villaggio turistico Sun Valley, di proprietà di Hoffa, alle porte di Lake Weir, Florida. Bobby Kennedy aveva sequestrato i registri contabili del Fondo pensioni degli Stati centrali e aveva notato che 3 milioni di dollari del suddetto fondo erano stati investiti nel progetto. Era una cifra molto superiore rispetto ai normali costi edilizi. La teoria di Kennedy era che Hoffa aveva fatto una cresta di almeno un milione di dollari e stava vendendo ai suoi fratelli del sindacato materiale prefabbricato in una zona paludosa infestata dagli alligatori.

 

Ergo: frode immobiliare.

 

Un’appendice conclusiva: Hoffa usa un suo uomo per vendere le proprietà di Sun Valley: Anton William Gretzler, quarantasei anni, residente in Florida, condannato tre volte per truffa. Gretzler ha ricevuto un mandato di comparizione datato 29.10.58, ma al momento se ne sono perse le tracce. (J. Ellroy)]




All’inizio di febbraio 1958, mentre le audizioni McClellan esaminavano altri funzionari dei Teamsters, Hoffa pagò un avvocato di New York per infiltrarsi nel Comitato. L’avvocato denunciò l’accaduto a Bobby, che con l’appoggio dell’FBI, gli tese una trappola: fuori da un hotel di Washington DC, e sotto lo sguardo di telecamere segrete, il capo dei Teamsters fu sorpreso mentre consegnava una bustarella di una seconda rata di  2.000 dollari pattuiti; la polizia lo arrestò consegnandolo al tribunale, dove Bobby lo stava aspettando per assistere alla citazione in giudizio*.

 

[*Il telefono prese a squillare: si profilava lo sciroppato numero 20. La linea era disturbata: probabilmente un’interurbana.

 

— Chi parla?

 

— Pete? Sono Jimmy.

 

HOFFA.

 

— JIMMY, come stai?

 

— Al momento ho freddo. A Chicago si gela. Ti sto chiamando da casa di un amico, e il riscaldamento fa le bizze. Sicuro che il tuo telefono non sia sotto controllo?

 

— Certo. Fred Turentine passa al setaccio tutti gli apparecchi di Hughes una volta al mese.

 

— Allora si può parlare?

 

— Si può parlare, sì.

 

Hoffa si lasciò andare. Reggendo il ricevitore a mezzo metro dall’orecchio, Pete lo sentiva benissimo.

 

— La Commissione McClellan mi sta girando attorno come una mosca su uno stronzo. Quel piccolo furbastro succhiacazzi di Bobby Kennedy ha convinto metà del paese che i Teamster siano peggio degli stramaledetti rossi; mi sta perseguitando con mandati di comparizione e ci ha sguinzagliato dietro i suoi investigatori come… pulci su un cane. Prima si è dedicato a Dave Beck, e adesso se la prende con me.

 

Bobby Kennedy è una valanga di merda.

 

Sto costruendo questo villaggio in Florida chiamato Sun Valley, e Bobby sta cercando di rintracciare i tre milioni di dollari con cui l’ho finanziato. Crede che li abbia prelevati dal Fondo pensioni degli Stati centrali… ed è convinto di potermi usare per far eleggere presidente quel figaiolo del fratello. Crede che James Riddle Hoffa sia un ostacolo politico del cazzo. Pensa che sarò pronto a chinarmi e a prenderlo nel didietro come uno stramaledetto frocio.

 

Crede… che il sottoscritto sia una fighetta come lui e suo fratello.

 

È convinto che cederò come Dave Beck. E come se tutto questo non bastasse, ho un servizio di taxi a Miami pieno di teste calde cubane che non fanno altro che litigare su Castro e Batista come, come, come… Jimmy rimase senza fiato.

 

— Cosa vuoi da me?, chiese Pete.

 

Jimmy prese fiato.

 

— Ho un lavoretto a Miami.

 

— Quanto?

 

— 10.000.

 

— Prego, — disse Pete.(J. Ellroy)]




Aiutato da un astuto avvocato, Hoffa fu assolto dall’accusa di corruzione e quando apparve davanti al Comitato McClellan nell’agosto del 1957 Bobby fu più che convinto che dietro la sua immagine poco trasparente, si celasse il vero volto di un serio e pericoloso criminale a capo di un potente sindacato: scrisse in seguito che ‘c’erano momenti in cui il suo viso sembrava completamente trafitto da questo sguardo di malvagità assoluta’. Nei giorni di un teso controinterrogatorio, Bobby accusò Hoffa di collaborare con alti gangster della mafia, Hoffa replicò con inspiegabili vuoti di memoria o attaccando il consiglio del Comitato. ‘Sei malato – ecco qual è il tuo problema  – sei malato’, ringhiò a Bobby durante un dibattimento particolarmente teso.

 

Ma nonostante tutto il rumore e la furia del ‘caso’, le udienze non danneggiarono Hoffa, e quando il 20 settembre 1958, dopo più di un anno di guerre processuali e di logoramento, McClellan dichiarò un cessate il fuoco, Hoffa riuscì a uscire dal Palazzo del Senato senza un pericolo maggiore di quando vi era entrato. Per Bobby, tuttavia, la guerra era tutt’altro che finita. Mise Hoffa sul suo primario e irremovibile interesse psicologico e mentale, e pose, di conseguenza, tutta la propria instancabile attenzione ai ‘partner esterni’ (o associati) al leader sindacale facenti parte della criminalità organizzata.

 

La mafia siciliana controllava (e controlla tuttora*) gran parte della malavita americana sin dagli anni ’20: le sue attività includevano prostituzione, strozzinaggio, estorsioni, gioco d’azzardo illegale, contrabbando e, negli anni ’50, il mercato in costante crescita dei narcotici, eppure, sotto la guida di Hoover, l’FBI aveva sempre evitato qualsiasi vera indagine sulla criminalità organizzata nonché sulla mafia italiana, e quando Bobby iniziò a chiedere al Bureau i loro fascicoli su i 70 mafiosi più potenti del paese, rimase sconvolto nello scoprire che ‘non avevano alcuna informazione, credo, su quaranta di settanta, nemmeno la più che minima informazione’. Aiutato dai rapporti dell’intelligence del rivale Bureau of Narcotics, Bobby convocò una serie di gangster a comparire davanti al Comitato*.




[*   Palermo — Ancora un candidato in cerca di voti mafiosi: il geometra Francesco Lombardo, candidato di Fratelli d’Italia, non ha provato neanche a nascondersi. Il 28 maggio (2022), è arrivato al chiosco di frutta e verdura ormai diventato il quartier generale del boss Vincenzo Vella ed è andato subito al dunque:

 

‘Qualche voto qua lo prendiamo?’.

 

E il mafioso, uno già condannato tre volte e in libertà da un anno per un cavillo, ha risposto con parole accorate:

 

‘Tu sì… tu personalmente sì’.

 

È un brutto film quello che due settimane fa è apparso a sorpresa sui monitor della sala intercettazioni della squadra mobile. A sorpresa, perché i poliziotti della sezione Criminalità organizzata tenevano sotto controllo il mafioso, e all’improvviso si sono visti arrivare un candidato alle elezioni per il Consiglio comunale. Quelle immagini sugli schermi, quei dialoghi incalzanti, sono l’ennesimo caso di scambio elettorale politico-mafioso.

 

Non ha dubbi la procura.

 

Mercoledì scorso, è stato arrestato il candidato di Forza Italia Pietro Polizzi e il boss Agostino Sansone, nel cuore di Palermo, all’Uditore; ieri pomeriggio, sono finiti in manette dall’altra parte della città il mafioso Vella e il candidato di Fratelli d’Italia che su Facebook mostrava le foto dell’ultimo incontro in piazza con Giorgia Meloni.

 

Il giudice delle indagini preliminari Lirio Conti ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Bruno Brucoli e Francesca Mazzocco nel giro di poche ore. ‘Emerge con chiarezza — ha scritto — che Lombardo si sia rivolto a Vella proprio nella sua veste “qualificata” di aderente al gruppo criminale’.

 

La promessa Eccole le parole del candidato, che utilizza sempre il pronome “voi” quando si rivolge al padrino. “Voi”, i mafiosi di corso dei Mille e di Brancaccio, gli eredi dei Tagliavia e dei Graviano che nel 1993 piazzarono le bombe fra Roma, Milano e Firenze. E poi uccisero il parroco Pino Puglisi. Voi. ‘Me li raccogliete una ventina di voti?’, il candidato Lombardo non ha utilizzato mezzi termini. E il boss Vella non se l’è fatto ripetere: ‘Penso di sì’. Il candidato ha rilanciato ancora, non sospettava che nello smartphone del mafioso fosse stato installato un trojan che stava registrando ogni sussurro: ‘Non mi sono messo sempre a disposizione con voialtri a prescindere della politica?’.

 

Voi, voialtri. Un crescendo che richiama le parole pronunciate  qualche giorno fa dall’altro politico arrestato, quello di Forza Italia: ‘Se sono potente io, siete potenti voialtri’, diceva Pietro Polizzi. Il boss Vella ha confermato ancora una volta: ‘Quelli nostri tutti li prendi’. I voti. E a questo punto, considerata tanta disponibilità, Lombardo ha fatto l’annuncio, la sua promessa solenne di candidato colluso: ‘Se salgo io… io sono in commissione urbanistica’. 

 

E ancora: ‘Sono all’edilizia privata, hai capito che appena qua c’è un problema io… e tu mi chiami’.

 

Il boss ha colto al balzo, da tempo voleva sistemare le autorizzazioni del chiosco diventato il suo quartier generale: ‘Sì, il suolo pubblico te lo puoi sbrigare?’. (la Repubblica, 11/06/2022)]


(prosegue)