giuliano

sabato 24 luglio 2021

LA SPIRALE (14)

 










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della Spirale (13)


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Il Viaggio dell'Anima


& il 'Giallo' del cieco armato








Potrebbero, uniti, nel visibile viaggio da ognuno consumato e goduto, tacitato e privato però, del retto nutrimento e arbitrio ragione dello Spirito, contestare anche la pretesa di chi ‘Nulla’ alla ‘materia’ da loro per sempre detta. Da quando, cioè, l’Universo nella Spirale evoluto, Sogno inquisito e braccato immagine del Primo Dio… e nella Spirale perito e taciuto nel Secondo… destino di un diverso ingegno! 

Ricordate il martirio? 

Ricordate il supplizio di chi pur nella doppia essenza urlava la prigione dello Spirito nel libero arbitrio inquisito? 

Ricordate le urla confessioni di peccati mai consumati? 

Ricordate o solo rimembrate il motivo di cotal Destino? 

Ricordate le ultime parole pronunciate nei principi osservati prima che la cenere venga ad invadere gli incubi al fuoco comandati di chi in nome della dottrina partorì ogni peccato? 

Ricordate l’esilio di chi smarrito? 

Ricordate le leggi contrarie ad ogni Natura così taciuta? 

Ricordate gli inganni cui la ‘materia’ uccide Dio? 

Ricordate le urla mentre veniva condotto schernito ed umiliato al patibolo, Teschio e specchio di immondo creato?




Il Teschio ora illumina il volto impaurito di chi pensa la condanna inflitta, dimenticata e taciuta, per una diversa ‘religione’ pregata e… venduta! Sogni che vi appartengono, sogni della crosta che infiamma l’ora notturna in quanto non v’è moneta che potrà comprare il paradiso smarrito anche se sognate un diverso Dio! Non v’è prete o religione che potrà perdonare l’offesa ad ogni Elemento così condannato. Quando attraverso i boschi dell’umile Creato, nato da una Spirale di un Sogno perseguitato, l’immagine invade l’èstasi di chi giammai consumò peccato, solo Verità annunciata da uno Spirito prigioniero di un diverso Dio. Solo il miracolo pregato di appartenere al Principio di un Primo apparente ‘Nulla’ Dio perseguitato. Estasi e dimensione invisibile da loro giammai capita, ma linfa di vita restituita nell’elemento di cui privarono e privano la vita.

 

Chi fu l’eretico nella bestemmia detta?

 

Non certo chi predicò un diverso ‘verbo’ al tempio della ‘materia’, nell’apparente ‘errore’ di una eretica vita vissuta… dettò principio invisibile alla loro preghiera. Fu perseguitato, come colui che incarnato,  braccato per la Parola non conforme alla legge cui il popolo domina e fa’ ‘libero mercato’ in nome del ‘verbo’ interpretato. Perì con il fuoco nel sudore e tormento di un Tempo nato, consumato al calore di un Inferno quale vita vissuta assente allo Spazio dimensione evoluta, Spirale di un dolore quale martirio di un corpo alla Terra nato e vittima del loro peccato.

 

‘Anima mundi’ vittima del loro ‘creato’.




Io che attraverso il bosco della vita ho udito la Rima dettata da chi privato della vita, mi dona Poesia e nell’èstasi quale pazzia condannata scorgo la verità dimenticata e barattata. Raccolgo le voci e la sublime bellezza di chi recita questa Preghiera. Raccolgo la certezza antica  giammai Eretica giacché narra la vita. Con il perdono ringrazierò il vento, urla e vibra lungo ogni foglia, per dire, attraverso ogni ramo Parola udita dall’Anima mia, che in verità ciechi all’invisibile Prima bellezza per sempre inquisita punita e smarrita. E’ l’oro della sua e mia mattina all’alba della vita! Non fu’ errore, ma certezza di una diversa Dimensione pregata evoluta fino all’Eresia di chi preferì una diversa via. Chi mai prigioniero dell’istinto cella di un corpo nato dalla ‘materia’, ma bellezza del Creato giammai ammirato pregato o scorto per codesta Invisibile via… 

Straniero quanto da lui desiderato ed assente ad ogni peccato, mutato nell’ingegno figlio di un diverso disegno creato. La verità sempre inquisita figlia di una coscienza scritta nella Spirale di uno Spirito primo alla ‘materia’ su cui costruire l’araldo di una guerra ragione della misera ed ‘umana’ natura……)




Narrai, all’inizio dello scritto, il motivo, cagione della volontà di ripercorrere tale via (tale Viaggio, tale testimonianza), risiedere nella Verità perseguitata di lasciare manifesta ed indubbia, per quanto certa testimonianza. Perché, anche se apostrofata negli accenti della poesia cui sfamo la dottrina dettata dal Sentiero della vita, questa (per ‘miracolo di Natura’, cui l’aguzzino crea Tempo avverso, materia serva della Storia… così nuovamente vissuta) diviene Rima (non datemene colpa), in quanto linfa, perché così la sintesi alla luce nell’onda creata dalla notte nata, la Verità spira vento quale elemento incarnato in risposta agli aguzzini paladini del Feudo attraversato. 

‘Composti’ avversi che soffocano ogni equilibrio evoluto, giacché l’ingegno giammai perso o smarrito, da chi sa riporre giusta e saggia ragione sull’opera compiuta. In verità, il Sentiero, colpa del big-bang della ‘materia’, è stato tradotto in ‘regione’ di eterno tormento e tortura, motivo della Spirale descritta e così evoluta nel torbido inferno ove reclamano ogni  retta natura smarrita e persa…

 

Solo bruciata al rogo di una diversa creanza.

 

Solo inquisita alla Spirale di una visibile dottrina.

 

Ogni Stagione della vita perita al crocevia di una in-voluta dottrina.

 

Ogni elemento figlio della sua prima natura braccato e condannato alla vista di chi cieco per sua evoluta e dicono compiuta… natura.

 

Ragione della loro ‘materia’.




 …Giacché la guerra edifica e governa l’evoluzione su cui misurare l’indubbio dominio figlia di nessun Dio. La guerra di chi non evoluto ai principi del libero arbitrio conosce la volontà del dominio come manifestazione del proprio ingegno in misura di chi pensa avverso.

Chi pensa nemico.

Chi pensa custode di dèmoni e diavoli troppo antichi per esser qui solo descritti o immaginati, in quanto l’operosità di secolare ed infame memoria palesa la vera e ortodossa cultura figlia di nessuna natura dalla Spirale cresciuta.

Con la guerra fummo e siamo taciuti, potenti nelle armature e nelle giostre astute. Nella guerra si riconoscono ‘evoluti’, nella ‘guerra’ per ogni via costruiscono la certezza di una vita esente da una diversa Rima. La guerra motivo movimento e dominio di chi in errore servo del proprio Dio, uccide ignaro della Parola taciuta in ogni miracolo inquisito. La guerra edificherà l’economia della materia evoluta, come il fuoco nato da un gas scomposto al principio della vita, costruirà la certezza per ogni vita cui la Natura affida il compito dell’eterna lotta. Per questo fummo anche Eretici perseguitati, tal motivo esula dal nostro Principio. Tal istinto esula dal nostro Dio… Il Bene ragione e comunione con ogni elemento nel quale la vita, non per nostro arbitrio, espressione di un conflitto a cui abdichiamo diverso Principio, lo Spirito prigioniero e subordinato al male incarnato… Questo, certo, fu  un nostro peccato… 

Preghiamo la perfezione di un Primo Creato!    

Noi, scusatemi signori ‘campioni’, apparteniamo alla sublime bellezza dell’èstasi di un Primo Dio ove non c’è materia a condire il  pasto rubato, doniamo linfa alla vostra via, doniamo verità indispensabile per ogni peccato consumato, doniamo la vita bruciata al fuoco della vostra umana natura…

Noi, Dèi di un’altra Dimensione precedente al Tempo narrato.




Guerra di chi custode e padrone di ogni falso principio accompagnato alla certezza di una materia evoluta entro il regno della violenza cresciuta in un ‘ratto’ di demoniaca memoria. La guerra principio e misura di ogni fugace calunnia che disconosce nel Viaggio dello Spirito la sua Prima Natura, ma al contrario, nella volontà annientatrice sulla Memoria per ogni secolare testimone abbattuto al loro passaggio, nello sforzo di volerla perseguire entro il confine certo di una dimensione visibile al loro creato, arde fuoco al salone araldo del dominio nella ricchezza custodito. La guerra condizione ideale affinché l’economia affermi l’insano principio manifestazione del conflitto quale grado di imporre il proprio ed altrui cammino sentiero di violenza specchio dell’antica natura… dalla ‘ragione’ evoluta. Non certo condizione da cui nella spirale dell’odio coniato e fabbricato l’uomo può riconoscere lo Stato (di quanto) creato, ma odio forgiato dal nulla di quanto seminato. L’odio seme di ogni violenza nel quale ogni falso dominio riconosce la capacità dell’intelligenza di quanto nulla coniato moneta del materiale creato. 

Ragion per cui, quando dissi e dico…, ribadisco per il vero i motivi della loro tortura, costante negazione nel voler tacitare ogni diversa verità che palesa il paradosso sulla dubbia ‘materia’ evoluta, antica gnosi di cui il mio nome va’ fiero! Motivi di una guerra principio di ogni falso Dio pregato. Di ogni dèmone che bracca lo Spirito di una Primo Dio. Ed ora qui scrivo a caratteri di sangue entro la cella di codesto misero creato, entro la secolare cella che lo Spirito ha di nuovo svelato, perché venuto a bussare alla porta di chi perseguitato: Natura torturata costretta braccata umiliata conquistata e punita per giammai nessun peccato consumato. Ora mentre scrivo codesto sangue della storia, lei geme il caldo dell’inferno di cui apocalisse degna per la punizione del tormento… arrecato…




 …Signori la carrozza prosegue il Viaggio e il ‘passo’ ammirato di cui la salita ha conferito degna Rima ha restituito linfa smarrita e nel panorama goduto abbiamo visto la terra attraversata al fuoco del peccato consumato… Noi eterni viaggiatori per questo Infinito braccato narriamo l’Universo… Spirale di un diverso Tempo nato… 

L’esempio etnico e antropologico fin qui detto, è riscontrabile nelle bellissime pagine di Fosco Maraini, dove dal Tibet all’HinduKush ci ha reso impareggiabile testimonianza di un mondo scomparso o mutato del tutto. Mutato il Tibet  dopo l’avvento Cinese. Mutati il Pakistan e l’Afghanistan. Anche se dal nostro punto di vista può apparire condizione opposta di immutabilità stabile e duratura. E con loro molte e troppe civiltà in nome di un unico ideale, non conforme al principio per il quale il nostro Viaggio è motivato, e per cui ci siamo ispirati per una scelta che ci distingue dai normali e soliti viaggiatori.




Infine un’ultima considerazione alla conclusione del presente capitolo, un punto non distante dal principio che ci ha riportato alla forma di una Spirale  (il principio appunto), una enunciazione che ci deve essere chiara, cioè una differenza, appunto, fra noi esseri umani superiori, ed i cosiddetti animali inferiori appartenenti alla fauna, e il contesto dove traggono il loro sostentamento, la flora. E cioè che i secondi e terzi (flora e fauna) di unione e comunione naturale e priva di coscienza nonché di ‘anima-mundi’, come sosterrebbe l’eminente filosofo Haidegger nella sua metafisica, nello specifico stato di ‘povertà di mondo’ che li contraddistingue ed enumera in tale enunciazione, appartengono ad un tipo di evoluzione che potremmo riconoscere e tradurre in matematica come una ‘Spirale Equiangolare’; mentre il primo, l’uomo, che di conseguenza dovrebbe essere l’elemento privilegiato, in quanto in grado di riconoscere e tracciare queste differenze, rientra in una dinamica matematica appartenente al primo gruppo di spirale descritta (di Archimede). 

Se l’ambito di provenienza unicellulare, era come logico il secondo, per sua natura (?!) è passato a interrompere il moto uniforme e infinito, per quanto possa esserlo l’Universo, per svilupparsi ed evolversi alla maniera di un cilindro, e con esso, per rendere chiara la metafora, distruggere e non costruire. 




Gli esempi matematici di quanto enunciato ed affermato sono dovunque, non mi soffermo su questo specifico aspetto, ma semmai come mai restii ad applicare determinati principi, ne abbiamo adottati altri con evidenti danni alla prima condizione di appartenenza circoscritta nel moto infinito di una ‘Spirale equiangolare’; interrompendo o modificando taluni presupposti per i quali la vita così come giunta a noi, poi progredita ed evoluta, si dovrebbe riconoscere nella costante nostra opera in completa simmetria di questo moto. 

Il moto ed il modo, se pur invariato, non è conforme alle norme che molto spesso decidono la nostra migliore condizione di essere ed appartenere lo spazio occupato. Non scisso dalla nostra quotidiana appartenenza, ma sempre condizionato e motivato. Mai in rapporto di superiorità, ma in condizione di subordinazione e quindi di inferiorità. Ridefinendo quella ‘povertà di mondo’ da attribuire alla nostra condizione di passaggio dall’una all’altra spirale, nel momento in cui tal moto disconosciamo, tal principio rinneghiamo (e mai nel senso di una eresia che pensa ‘rimuovere’ il principio della vita, ma attraverso coloro – eretici e non - che attribuendosi una paternità divina come giustificazione morale e civile, e un’anima non corrotta specchio dell’inizio, pensano o vorrebbero argomentare l’essere umano quale immagine del creato, privo del male, cioè, che per il vero contestiamo in chiave ‘manichea’ (aprendo porte ed argomentazioni più vaste quanto fin qui definite), attribuendo a tal senso e storia una più vasta concezione, non relegando il fenomeno troppe volte citato (quale vera Eresia contro il Creato) ma sempre disconosciuto, si può per il vero affermare come già fece Rousseau, la Natura volgere sempre al bene, l’uomo irrimediabilmente al male), possiamo domandarci: chi in verità ‘privo di mondo’ nell’opera materiale di ogni giorno la quale ci rende sempre più ‘poveri di mondo’?




Chi per il vero colmo di quella ‘povertà di mondo’ enunciata dal filosofo. 

Oggi a ragione possiamo affermare che tutti noi, circuiti prestampati e predefiniti, in una illusione collettiva di progresso e ricchezza, siamo in realtà poveri di tutto quel mondo che avvolgiamo nella nostra spirale, non di uomini incolti, ma di evoluti Archimedi della storia e non solo. Alla base di ciò possiamo riconoscere gli errori della nostra cultura, la quale ha permesso sistematicamente di adottare valori come linguaggio comune che non sono conformi all’uomo e la sua natura… 

(G. Lazzari; L’Eretico Viaggio)








lunedì 19 luglio 2021

IL VIAGGIO DELL'ANIMA (12)

 










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Del viaggio dell'Anima


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La Spirale (13/4)








Il superamento di queste fatiche induce ad altre, dove l’anima duella ancora tra la libido carnale e una voluptas sapiente. È lo stesso Polifito, fuoriuscito dalla piramide, che deve riconoscere l’emblematico scontro attraverso le allegoriche antinomie tra la oziosa corporeità elefantina e il solare monolite che la sovrasta, tra l’erotismo infantile e arido degli adulescentuli, e l’incavalcabile, virtuoso cavallo pegaseo, tra le viscere terrificanti del gigante abbattuto e la pronta fuga.

 

Il Colonna con i tre monumenti mostra la platonica tripartizione dell’anima, ossia la sua parte irascibile, il colosso; quella concupiscibile, il cavallo con i fanciulli; e la razionale, l’elefante.



Platone, in un celebre passo della Respublica, spiega che soltanto acquietando le pulsioni irascibili e passionali dell’anima come quelle concupiscibili si può affidare il sogno alla sua parte razionale, la sola capace, grazie alla sua attività noetica, di avere visioni le più elette e veritiere. Adesso, addormentate dunque le membra, tacitati i desideri irrazionali e le passioni, la parte razionale della psiche può oltrepassare la magna porta.

 

Come accade a Lucio nel Metamorphoseon, dove, varcata la soglia di Proserpina, viene trascinato ai numinosi confini del mondo e adora da vicino gli dèi, così Polifilo sprofonda al di là delle viscere terrene a nuovo chiarore, a visioni che finalmente gli mostrano direttamente i segreti di Venere Natura, la specularità di Venere Urania e Pandemia, l’unità amorosa del tutto. Questa teatrale porta di accesso è emblema parlante delle prossime apparizioni oniriche, costellata di imagines voluptatis, dall’educazione di Cupido agli amori di Febo, dal rapimento di Ganimede alla nutrice Amaltea.




Qui all’anima-Polifilo si manifesta Apollo Sminteo sotto le spoglie di un candido topo, messaggero profetico e propizio di arcano viatico. Un ultimo impedimento prima del volo, ovvero la paura dell’anima di separarsi dal corpo in tanto onirico distacco: lo spavento è lancinante, incarnato dall’avanzare del terribile drago, mostro che suscita oblio e vigilanza.

 

Grazie a questa, pur nelle buie viscere della portentosa piramide, Polifilo sa ricordare e riconoscere i celesti, santi simulacri che incontra, mentre rifuggendo l’oblio rimane attento fino a scorgere un lontano lucore nelle tenebre sì da avanzare più in là, nell’altro mondo.

 

Dinanzi all’anima, dopo gli iniziali luoghi scoscesi e inospitali, allusivi, con le loro asprezze, alle tormentate inquietudini della stessa psiche, si dispiega finalmente una serena pianura, il locus amoenus, la cui dolcezza dà pace alle fatiche intraprese. Siamo nel regno di Eleuterillide, personificazione della Liberalità d’amore e, nel contempo, della Madre di tutte le cose, della Venere Natura che elargisce e feconda ogni bene: qui Polifilo viene istruito sui misteri di tanto dono, sulle mirabili virtù del cosmo e le inevitabili caducità mondane, è l’apprendistato della psiche involata, segugia del desiderio erotico e del sapere.




Innanzitutto Polifilo purifica i sensi alle terme ottagonali e lì riceve il primo, fondamentale insegnamento. Alla fonte della ninfa dormiente vede che dai seni della fanciulla scaturiscono due acque distinte, una caldissima e l’altra gelida, che poi mescolandosi generano quell’acqua temperata che sola inonda e perennemente nutre tutto il fertile giardino. La metafora, che verrà ribadita di continuo e attraverso innumerevoli richiami simbolici nel corso dell’intero romanzo, tra i quali risalta il motivo del Jestina tarde, sentenzia il credo morale e gnoseologico del Colonna, tracciato sul mesotes aristotelico: la savia via di mezzo che, virtuosamente perseguita, sa temperare gli estremi e permette di raggiungere la conoscenza del vero Amore.

 

Viene qui riproposta un’immagine cara all’amore cortese, codificata da Andrea Cappellano: le acque fredde figurano l’arido amore per difetto, che mai si concede, quelle calde l’erotico eccesso dissipatore, le tiepide sanciscono il primato spirituale e materiale dell’aurea medietas amorosa.

 

Accogliendo e seguendo questo principio Polifilo può giungere al palazzo della universale Liberalità, dove, come si conviene alla munificenza dei dona Dei, gli sono mostrati pianeti e stelle, i loro influssi, il viaggio astrale dell’anima, e gli viene offerto un sontuoso banchetto ristoratore: è il refrigerium dell’anima stanca; analogamente fu dato a Psiche di rifocillarsi nel palazzo di Eros (Apuleio, Metamorphoseon, 5, 2-3).




 Qui il Colonna, tra l’altro, descrive lo straordinario spettacolo del gioco degli scacchi figurato, con fanciulle danzanti, in una coreografia che, se certo ricalca analoghi fasti in uso presso le corti italiane, diviene in questo caso corale simbolo dello scontro amoroso tra l’amante e l’amata secondo i fortunati canoni della tenzone cortese. Tuttavia il metaforico attraversamento del reame di Eleuterillide conduce, al di fuori delle rassicuranti mura della reggia, anche ai caduchi e vitrei labirinti della vita terrena, a riflettere sulle fatali sorti delle vicende umane e, vertice iconico della più alta speculazione proposta dal Colonna, ad ammirare il monumento all’Infinita Trinità dell’Unica Essenza.

 

Con esso l’Autore traduce, in una composizione plastico-architettonica, la più concettualmente alta di tutto il romanzo, il proprio, rivisitato, credo platonico, coniugando i princìpi dell’impenetrabile macchina dell’universo all’Ineffabile.

 

Infine giunge alle tre porte, rispettivamente introiti alle glorie divine, a quelle d’amore e a quelle mondane: dalla scelta di una delle quali dipenderà il significato dell’imminente, prossimo cammino. Il graduale percorso tra la primitiva magna porta e queste ultime tre, contrapposti margini e varchi metaforici che delimitano il reame di Eleuterillide, costituisce un vero e proprio exemplum di fisiologia simbolica, configurata attraverso un crescendo che passa dalla corporeità alla mente.




Infatti cinque fanciulle, dai nomi dei rispettivi sensi, conducono Polifilo dal suo ingresso fino al palazzo reale, simboleggiando la purificazione delle sue percezioni sensibili. Tre cortine poi, allusive delle corrispettive facoltà abitatrici della testa umana, cioè ragione, immaginazione e memoria, vengono oltrepassate da Polifilo per accedere all’interno della medesima reggia: con esse e con i mondati sensi potrà delibare appieno, con nuova nobiltà percettiva e intellettuale, i fasti micro- e macrocosmici offerti dalla liberale Madre Natura.

 

Successivamente, dal palazzo fino alle tre porte, saranno le ninfe Logistica e Telemia, ossia la Ragione e la Volontà, ad accompagnarlo, spiegandogli il senso degli incomprensibili monumenti che incontra. Dinanzi alle tre porte, coerentemente al principio di perseguire la soterica medietà, Polifilo sceglie, seguendo i consigli della Volontà e rifuggendo la Ragione, la porta centrale, riproducendo così una partitura scenografica e drammatica ricorrente nella letteratura cortese del Medioevo: è difatti la virtuosa volontà d’amore che induce il cavaliereamante a conquistare l’amata, pertanto diviene ineluttabile varcare la soglia del paese dove spadroneggia Cupido.




 Quello che ora Polifilo visita è il regno di Venere Pandemia, dell’amore terreno. Nessuno può sfuggire al suo dominio, come dimostrano i cortei trionfali che si susseguono, nei quali si celebra l’erotica sottomissione di divinità, eroi e uomini, primo fra tutti lo stesso Giove. La guida che lo accompagna in questa parte del viaggio è la ninfa Polia, la sua virtuosa, sapiente amata: insieme giungono al tempio di Venere Physizoa e nel sacro sacello dell’edificio sono finalmente iniziati ai misteri della dea dell’amore, secondo una eclettica, straordinaria ricostruzione rituale….










FILOSOFI ERRANTI (10)

 












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Sono uno scultore,
e in un sol giorno scolpisco
la memoria,
di milioni di anni di storia.
Capisco che il chiodo è solo
l’ultimo minuto di uno stesso Dio,
morto troppe volte all’ombra di una
pietra,
della mia grande scultura.
È visione antica nominata mitologia,
ripetuta nella mente
di questo piccolo torrente.
La incido con amore e sudore
dalla mattina alla sera,
di un giorno infinito
….senza preghiera.

Mi fissa e ride dell’illusione
del tempo che scorre.
È nato ridendo
ed è morto contento,
con la certezza che il Tempo
mai è esistito,
quando adornava la tomba
del suo Dio.
Quando vegliava la sua casa,
quando annunciava il nuovo
martirio,
divenuta ultima tentazione
per un mondo migliore.

Come un oracolo scopro
il miracolo.
Uno sciamano beve l’antica
bevanda,
e ride di gusto al tesoro trovato,
premio per ogni ora della giornata.
Una vita mai raccontata
dalla sacra memoria,
nella geografia della loro…
…oscura ora!

(G. Lazzari Frammenti in Rima) 




Vidi poscia ancora dal altro lato molti adolescenti (opera dill’artifice praedicto in tutto perfecta in una figura uniforme alla praerecitata, bellissimamente undulata, et la undiculatione d’ambe due le figure investita di exquisita fogliatura) intenti a colgliere fiori tra molte herbe et arbusculi, inseme molte facete Nymphe scherciando solatiose, da quelli blandivole gli rapivano. Et per quel modo sopra recitato, di sotto la figura erano alcune Maiuscule incavate, che dicevano questa unica parola AMISSIO.

Et erano eximie littere exacta, la sua crassitudine dalla nona parte, et poco più dil diametro dilla quadratura. Stupefacto dunque non poco, ruminando, et cum summo dilecto curioso riguardando tale ingente machina conflata in animale da humano ingenio, degnissimo imaginato. Che in omni membro indefectamente participasse la egregia harmonia et compaginatione. Onde nella retinente memoria mi occorse il sfortunevole cavallo Seiano. Da poscia  allucinato di tale artificioso mysterio offerentise non meno mirando spectaculo ad gli ochii mei uno maximo Elephanto, cum summa voluptate di properare ad quello. Ma echo che io in un’altra parte sento uno aegritudinale gemito humano. Io alhora incontinente steti, sublevati gli capigli, senza altro consulto, verso il gemito festinante, uno agere di ruine scando di grande fracture et recisamenti marmorei. Et inde acconciamente progresso….




…Ma è evidente che lo stato embrionale non spiega e svela il modo d’essere dell’adulto: un embrione ha significato soltanto nella misura in cui è ordinato e riferito all’adulto. Il feto non ‘spiega’ l’uomo, poiché il modo d’essere specifico dell’uomo nel mondo si costituisce proprio nella misura in cui gode più di un’esistenza fetale. Gli psicanalisti parlano di regressione psichiche allo stato fetale ma si tratta di un’interpretazione. Certamente, le ‘regressioni’ sono sempre possibili, ma non significano nulla di più che asserzioni del tipo seguente: una materia viva ritorna – con la morte – allo stadio della materia semplice; oppure una statua può regredire al suo stadio primo di natura bruta, se la si fa a pezzi (com’è accaduto al nostro Croce innanzi a talune costruzioni…). Il problema è un altro: a partire da quale momento una struttura o un modo d’essere si possono considerare costituiti? Non vi è nessuna mistificazione nel trascurare quanto precede l’atto di costituzione. E’ inutile credere che si applichi la demistificazione dimostrando, per esempio, che un certo valore dello Spirito ha una ‘preistoria’ talvolta faticosa: sarebbe come notare di fronte ad un elefante che prima era stato un feto….




Hora el suo vorace proboscide, non si continiva cum il piano dil basamento, ma sublevato, pensile si stava, converso alquanto verso il fronte cum le sulcate auricule largissime demisse, overo cancellate. Il quale simulachro nella sua vastitate unquantulo meno monstrava, che il naturale. Et nella oblonga circuitione dil basamento erano coelati hieraglyphi, overo characteri aegyptici. Depolito decentemente cum il debito Areobato, cum il latastro, gula, thoro, et orbiculo, cum sui Astragali, overo nextruli, cum inversa Sima al pedamento. Et di sopra non meno cum la proiecta Sima resupina, et torque trochili et denticuli cum gli Astragali. Secondo che alla crassitudine expediva eximie Symmetriati.

La longitudine, latitudine, et altecia, passi, duodeci, cinque, et tre. Le extremitate dil quale in forma hemicycla formate. Nella posteriora parte hemicycla dil recensito basamento, trovai uno scalinato ascenso di sette gradi exscalpato scansile sopra la plana superficie. Per la quale avido di novitate io montai. Et verso al riservato quadrangulo, subiecto al perpendicolo dil Ephippio, vidi una porticula excavata. Cosa di magna admiratione, in tanta pugnacitate di materia, et tanto habile intervacuo se praestava, che per alcuni stipiti…




…Ora, ripetiamolo, ciò pone sempre il problema del rapporto fra la Sostanza, o la Materia vivente, e lo Spirito; insomma, si sfocia sul pano della Filosofia. Non è privo d’interesse ricordare che questo rapporto paradossale ha tormentato fin dagli inizi il pensiero filosofico indù, in India tutta una intera letteratura è stata dedicata a spiegare il rapporto paradossale fra l’‘inconscio’ per eccellenza – che è la Materia – e il ‘conscio’ puro, lo Spirito, che è per suo modo d’essere atemporale, libero, non coinvolto nel divenire….





Tornato al raccolto di un giorno
risorto,
ho scavato ancora la mia poesia.
Ho inciso con le mani nude
un ricordo antico,
diventa ossessione della mattina,
quando la luce s’appresta a lottare
sull’uscio,
di una nera canzone divenuta
nuova visione.
Conto i passi verso il recinto
del mio pianeta,
è vita che sgorga universo
che spiega.
Assenza di gravità chiede
passione,
per raccontare da una crosta dura
come la terra,
quanta fatica è la mia Eresia.
Quanta gravità in questa zolla
di terra,
conta le frustate sulla mia schiena,
conta le ore del mio sudore,
mi ruba il pane con tanto
troppo amore.

Il vecchio sarcofago emana
una luce lieve come fosse
neve,
splende come una stella appena
risorta,
alla prima ora della sua nuova
venuta.
Mi dona forza e separo la terra
dalla nuda pietra,
raccolgo la materia intorno al
tempio,
raccolgo la sabbia intorno
alle mura,
decifro il frammento nel tempo
del nostro Universo.
Lo dono poi alla gloria di un
secondo,
prima della memoria.
Quando non esisteva ancora
un pensiero,
vittima di un mito incompreso,
dettato nell’ora di un cerchio
imperfetto.  

Dopo il secondo nacque il primo
minuto,
qualcuno disse che è luce del suo
vero trono:
Dio creatore dell’Universo
e della materia,
perché domina l’intero pensiero.
Confondono il Primo al Secondo
(Dio),
con una blasfema eresia.
Costringono il tempo ad uno
strano versetto,
non avendo mai scorto,
il Volto Segreto sepolto in un pozzo
profondo,
come una grande buco nero…,
…..padrone del tempo.

In questa incomprensibile visione
per questa nostra dimensione,
nascose il profilo e la voce,
lasciando alla luce il compito
imperfetto:
celare il sogno segreto e mai
detto.
Mi dona l’intuizione prima
della voce,
caso irrisolto del suo pensiero
nascosto.
Fa ritorno sempre al punto preciso,
nel circolo ristretto di un giorno
perfetto.

Quel tempo che splende
sotto i miei occhi,
sono tanti sogni raccolti.
Incarnati nella mente
in un minuto senza tempo,
nel cuore e nell’anima di una
maschera antica.
Specchio di vita un’altra luce
nella via.
Anime di un diverso creato,
dove il tempo non è mai entrato,
e forse mai passato.

Solo inutile contorno,
un ingombro della materia
e della storia,
saggezza di altri mondi,
lingue perfette
e mai scoperte!
Mai udite né viste
nel cielo scrutato ogni notte.
Solo la parola di una dèa,
mia sola compagna in questa
preghiera.
Mia sola luce che splende
in tante rime che penetrano
la mente.
Parole che leggo davanti alla porta
di questa antica dimora,
scudo della storia di una diversa
...memoria.

Vagano le anime
per un grande deserto,
specchio di un Universo
imperfetto,
riflesso di una mano intrisa
di materia…,
e nemica della mia preghiera.
Un Pensiero figlio
di un Abisso,
è sogno incarnato
di questo creato.
Chi, invece,
senza tempo e materia,
e senza peccato aver mai
pensato,
vaga come un’ombra,
….poi come stella,
per insegnar parola e saggezza
di una diverso principio
per questa terra.

Anime divenute materia,
intrappolate in un’èra
della memoria nominata storia,
e incastrate in uno strato
di roccia,
stratigrafia del tempo che avanza.
Anime lontano dalla vista
di una stella che brilla,
lontano dalle parole,
ora,
solo oscure memorie.
Lontano dalla pietra
quale solo sepolcro,
una civiltà senza volto.
Lontano dall’amore
divenuto potere,
su ogni terra
del vostro avere.

(F. Colonna; M. Eliade; G. Lazzari)













domenica 18 luglio 2021

DE UMBRA CICERONIS (Seconda parte) (37)










































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Prosegue con...:


Filosofi erranti 














Uno scambio incessante, indispensabile immutabile ed immutato, perché è la vita.

Così mi accingo alla costruzione di questo Tomo in nome della Vita il quale pongo nell’insieme degli altri Tomi donde deriva e al di sopra di quelli non per superarli ma ravvivarne l’humus dell’intero bosco.

Ma siamo soggetti a molti rischi a troppi inganni…

Fra l’inizio e la fine ci sono dei perché come le punteggiature o virgole all’interno di un discorso. Più che di certi punti esclamativi, questi sono riduttivi. Mentre coloro che si soffermano su degli stili di vita, e modellano grazie ad essi tutta l’esistenza non convergono a degli interrogativi, bensì a delle pause più o meno lunghe negli intermezzi della frase, del discorso, dell’opera che si accingono a compiere ogni giorno fra quell’inizio e la certa (??) fine.

Si soffermano senza proseguire nel cammino, non compiono sforzi intellettivi per andare alla fonte della retta che corre da - A - e arriva a - B - .
Si sottomettono senza porsi in discussione ad infinite costruzioni dove trovano significato per la propria esistenza e quella degli altri, certi di essere alla fonte dei perché. Non si accorgono invece di essere fermi in interminabili pause storiche, che con il proprio operato tendono a ricomporre con puntuale precisione. Quante volte sottoponendoci alla umiliante visione (per l’essere umano evoluto) delle notizie che ogni giorno ci giuncono a conferma di questa teoria, ci accorgiamo che le pause, le punteggiature, le virgole tendono ad essere costanti insormontabili per il giusto progredire dell’essere umano. E tutti coloro che si dilettano in questo modo a concepire la grammatica della nostra esistenza, ne rallentano in verità la vera ascesa.





Così in questo spazio MULTIDIMENSIONALE ci accorgiamo che in realtà la  percezione tende a trascurare, per nostro limite, altre dimensioni. Quando immaginiamo una scala, in senso prettamente metafisico, tocchiamo per il vero le ragioni della fisica. Ma dobbiamo adoperare un’immagine surreale, che non corre verso l’alto, ma bensì cerca di distaccarsi da quel giogo di gravità (intesa questa sia in termine fisico che culturale) a cui siamo sottoposti.

Se pensiamo l’uomo, la storia da lui creata e lo spazio occupato (con i risultati raggiunti da quando riscontriamo i segnali della sua presenza) su questa terra, ci accorgiamo che per rispondere ad alcune domande circa il suo operato dobbiamo rivolgerci ad altre scienze. Sia i risultati ed i traguardi raggiunti, sia le nefandezze compiute nei secoli possono essere spiegati con le scienze che conosciamo, così siamo sicuri dire e pensare fra una pausa e l’altra. Vi sono in realtà insufficienti argomentazioni attendibili circa i temi trattati da talune discipline per svelare la natura umana: dobbiamo cercare, così come faremmo nel cosmo, altri fattori per spiegare la vera essenza e provare a comprenderne le leggi che ne determinano lo sviluppo, il  carattere, l’indole.

…E procedere quindi alla costruzione o almeno al lavoro di cui legittimi eredi di un più probabile Dio impediti nell’Opera cui la Natura conosce la propria spirale specchio dell’intero Suo Universo…
(Da una lettera di Aldo…)




…La peste dello straccio iniziò a sconvolgere il mondo dei collezionisti verso il…

Un bacterio di origine incerta proveniente da chissà dove incominciò a diffondersi nel mondo occidentale, affettando ogni foglio di carta di stracci, e cioè ogni libro prodotto dal tempo di Gutenberg sino a circa la metà del XIX secolo, quando era entrata in uso la carta prodotta dalla cellulosa.
Una notevole beffa della sorte, perché sino ad allora era la carta prodotta dal legno che veniva considerata deperibile nell’arco di settant’anni, mentre in deperibile era considerata (e a giusto titolo) la carta prodotta dagli stracci. Ma già da tempo editori di tutto il mondo stavano producendo libri di pregio su ‘acid free paper’, e la carta da legno stava affermandosi come abbastanza capace di sopravvivere nel corso degli anni, tenendo testa a quella fresca e crocchiante dei più freschi incunaboli.
Così la situazione si stava però totalmente rovesciando: non solo la carta da legno diventava inattaccabile dal tempo, ma quella che costituiva la gloria degli stampatori dei secoli precedenti, nelle biblioteche di tutto il mondo civile, si stava letteralmente polverizzando sotto l’azione funesta del famigerato batterio…
(U. Eco)




…Possiamo solo consolarci del fatto che la completa devastazione non sia del tutto avvenuta. Cioè che l’annunciata Apocalisse non sia del tutto sopraggiunta anche se nel ricordo antico di un torchio rimembriamo l’antica avvisaglia contando i segni ed i numeri di una sicura fine… decifrati ed afflitti verso un Dio annunciare castigo e punizione per aver osato troppo sempre più di tanto di quanto concesso e permesso a quell’uomo evoluto e del tutto inconsapevole circa la meschina piccolezza e bassezza per ogni materiale conquista che non sia certezza di Natura…

La distruzione del mondo vivente dovuta alle normali attività umane quotidiane è, invece, come annunciato, già in atto!

Infatti stanno uccidendo soprattutto la vita non umana, ma sempre più spesso stanno anche causando la morte dei cosiddetti umani. E ciò sta accadendo semplicemente perché stiamo sommergendo il graduale degrado del pianete sotto i nostri consumi (quindi alla materia detta).

Stiamo sterminando i non umani e distruggendo i loro habitat nell’inutile tentativo di alimentare e sostenere la vita umana.




Stiamo trasformando le praterie, le foreste pluviali e le paludi in deserti sterili. Aumentando più il controllo sulla Natura al fine di migliorare l’esistenza umana, per ironia della sorte, stiamo progressivamente impoverendo la qualità della nostra stessa vita.

Ogni umano consuma nel corso della vita molte più risorse ed energia di quanto non facesse un tipico raccoglitore del periodo preagricolo. Ad esempio, se si considerano le risorse e l’energia prelevate dall’ambiente in una settimana da un occidentale medio per la propria casa, le proprie automobili ed il proprio stile di vita, esse molto probabilmente supererebbero di gran lunga quelle consumate da un raccoglitore del Paleolitico in un anno intero.
Se definiamo l’utilizzo dell’energia e delle risorse in termini di domanda individuale, possiamo calcolare quanto l’umanità attuale pesi sul pianeta. Se calcoliamo la domanda individuale media in tutti i Paesi del mondo, dai più ricchi ai più poveri, possiamo farci un’idea di quanto maggiore sia l’impronta ecologica di un essere umano oggi rispetto a quella di un individuo di 10mila anni fa, o solo di 500 anni fa.
Confrontando lo stile di vita di un occidentale medio rispetto al suo consimile del Bangladesh il rapporto è di uno a 50, cioè 50 volte superiore rispetto al terzomondista.

Fintanto che aumentano in maniera vertiginosa sia la popolazione umana che le sue irrinunciabili richieste, sempre più terre saranno sfruttate. Sempre più Natura annientata. Sempre più risorse verranno consumate, sempre più habitat naturali distrutti e sempre più vite non umane annientate.
Intere specie animali e vegetali stano estinguendosi come risultato diretto dell’intensificazione del pianeta. Ci sono sempre state estinzioni di specie dovute a cause naturali, ma quelle attuali causate dall’uomo stanno succedendosi ad una velocità parecchie centinaia di volte superiore rispetto al passato. Stiamo estinguendo specie ad un ritmo molto più elevato di quello con cui la Natura è in grado di produrne di nuove.
Alcuni biologi sostengono che stiamo bloccando l’evoluzione.




Che cosa stanno facendo?

Grazie alla spinta baconiana ad utilizzare scienza e tecnica per ‘migliorare la condizione umana’, stanno rapidamente distruggendo la nostra e vostra ‘condizione’, ovvero l’intero mondo che ci circonda.

Sicuramente è giunto il momento di ripensare l’ideologia del dominio…

Oggi rispetto al comune passato disponiamo di un’ideologia del dominio estremamente aggressiva, e viste le condizioni di progressivo degrado del mondo che ci circonda, è molto probabile che in futuro l’ideologia del dominio diventi ancora più aggressiva: cieca ed aggressiva, dato che i suoi fedeli sponsor e sostenitori continuano a indicarla come strumento utile per affrontare l’attuale crisi umana, sociale e ambientale.

Quindi non c’è da stupirsi se il suo comportamento sarà quello rilevato e rivelato nei libri di Storia circa il libero arbitrio perseguitato, e circa la visione di un  Primo o Secondo Dio pregato…

State pur certi che l’inquisitore e con lui l’ortodossa dottrina ben custodita…

State pur certi di riconoscere medesimo passo e Opera donde il rogo regnerà sovrano reclamare la morte dell’Eretico e con lui di ogni Verità perseguitata…

State pur certi la Storia compiere medesimo enunciato pur annunciandosi evoluta nella nuova tortura…

State pur certi la Verità confusa e barattata al Tempio di un medesimo Tempo nato… comporre Spazio e materia rinnegare e sacrificare ogni Principio e Dio…




Quindi è assolutamente necessario convincere la maggioranza dell’umanità che l’ethos dell’ideologia del dominio non rappresenta l’ordine naturale del mondo, e per quanto antica e radicata possa essere, anche questa falsa ideologia, ebbe un inizio e, dunque, può conoscere una fine.

Che sia una nuova Apocalisse non c’è poi tanto da stupirsene….

Che sia l’inizio della fine non c’è poi da meravigliarsene…

…Che sia la copertina di un antico Tomo già scritto e stampato non fa poi tanta meraviglia e chi Eretico per sua Natura scrutare Diavolo e Dio all’opposto di come la miniatura cingere l’ordine del dominio come sempre pregato…
(J. Mason)