giuliano

mercoledì 27 luglio 2016

KULUNGE RAI (fughe & deliri) (5)


















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Kulunge Rai (fughe e confini) (4/1)

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Il Tempo non muore... (6)














Tentando di avvicinare lo sciamanesimo dei Kulunge Rai, prendo le mosse proprio da questo esatto punto. Da una foresta che seduce e poi cattura le sue vittime. Che irretisce per poi fare razzia di esseri umani. Scelgo di partire da qui, poiché è proprio questo insolito avvenimento a costruire la prima scintilla da cui procede quel lungo iter che, passo dopo passo, fa sì che una persona qualunque acquisisca il diritto di vestire l’abito rituale e officiare i culti sciamanici.
Tra i Kulunge Rai, sciamani si diventa soltanto a patto che si sia chiamati. Chiamati significa che non si sceglie ma, al contrario, che qualcuno decide per noi, indipendentemente dal nostro stesso arbitrio. Quando, discutendo con gli sciamani Kulunge Rai, accade di trovarsi a rievocare l’esperienza del primo incontro con gli Spiriti, l’aspetto drammatico è quello che, più di altri, si fa prepotentemente avanti: la chiamata si presenta sempre come il risultato di una imposizione che non lascia spazio alla volontà dell’individuo.Anche nei casi in cui la professione sciamanica presenti dei caratteri ereditari, l’appuntamento con gli Spiriti della selva resta tuttavia un’esperienza necessaria, una tappa obbligatoria indispensabile per l’acquisizione dei poteri.
La chiamata ha normalmente luogo durante la fanciullezza o la pubertà. Al di là di possibili differenze nei dettagli, la vocazione presenta uno schema comune. Una condizione di malattia ne è il primo tangibile annuncio: disturbi fisici, febbri, dolori acuti localizzati in varie parti del corpo. Periodi di prolungata inappetenza capace di portare ad un rapido deperimento. Attraverso la formula della malattia, il normale rapporto con la propria persona e con lo stesso mondo circostante inizia a trasformarsi. Una crepa si apre. Sono le prime avvisaglie di un cedimento. Ma si tratta soltanto di un inizio poiché, a questi primi segni, si aggiunge, non di rado, il manifestarsi improvviso del tipico tremito sciamanico che invade il corpo del neofita. Un tremore incontrollabile, violento, capace di comparire a intermittenza per mesi, talvolta per anni. In questa delicata fase gli stati patologici, oltre che investire unicamente la compagine somatica della persona, si estendono anche alla stessa sfera psichica e comportamentale: episodi di derealizzazione e depersonalizzazione, oscillazioni del tono affettivo caratterizzate essenzialmente da una marcata apatia. Definizioni tutte che, nelle descrizioni offerte dagli stessi sciamani, sono spesso riunite nel generico della follia. Pazzia che, come lo stesso tremito, aggredisce ed abbandona. Scompare e poi ritorna.
E’ in coincidenza dell’acutizzarsi di queste crisi che la stessa vita onirica del neofita viene interamente ridisegnata. I contenuti mutano, spazi inaspettati diventano il palcoscenico dove nuove figure varcano la soglia della coscienza, mostrandosi per la prima volta al prescelto. Si tratta degli Spiriti che lo hanno chiamato. Sono loro che lo fanno ammalare, che lo hanno reso folle e che ora si manifestano per impartire le prime istruzioni segrete che riguardano l’officio rituale che il neofita dovrà assumersi. Nel sogno avviene la rivelazione dei luoghi, oggetti, danze, gesti, movimenti e formule mantriche con cui il giovane dovrà necessariamente familiarizzare per riuscire a svolgere con successo l’incarico che gli Spiriti hanno deciso di affidargli. Non di rado, l’insieme delle conoscenze fornite nel corso dei sogni potrà essere integrato da una trasmissione diretta degli insegnamenti.
Luogo prescelto è la Foresta.
La fuga, la via maestra impiegata per propiziare l’incontro. Come si racconta spesso tra i Kulunge Rai il neofita, attirato dagli stessi Spiriti che lo hanno già visitato in sogno, abbandona il villaggio e inizia a peregrinare per la Foresta finché non raggiunge la dimora dei suoi ‘spiriti-guida’, presso cui risiederà per tutto il tempo necessario a completare il suo sapere. In Foresta saranno loro a occuparsi del giovane. Lo accudiranno, gli forniranno quanto a lui necessita, lo purificheranno con bagni nelle gelide acque dei ruscelli di montagna, così da prepararlo a ricevere l’intero corpus di narrazioni, miti e conoscenze che costituiscono gli aspetti fondamentali della ritualità sciamanica Kulunge Rai…





L’attraversamento di confine

Sciamanizzare è viaggiare nello spazio!
Genera un movimento capace di propiziare una trasformazione. Mutare uno stato di cose. Religione dell’azione, lo sciamanesimo vive dinamicamente: come esplorazione del cosmo e come convogliamento del cosmo e delle personalità che lo abitano all’interno dello spazio rituale.
…Impiegando il veicolo della parola rituale, è l’Anima, o meglio, la ‘coscienza’ dello sciamano che inizia ora a muoversi nello spazio. Questa esperienza è spesso paragonata alla condizione tipica del sogno. Come tuttavia vedremo nel dettaglio, diversamente dalla condizione onirica ordinaria, lo sciamano conserva un quasi assoluto potere di controllo sul proprio stato e sulle esperienze che in esso prendono forma (come già enunciato quelle forze avverse di nero adombrate nella forma artificiosa e virtuale della loro impropria malefica natura…). L’alto grado di codifica dell’itinerario che verrà percorso trasforma inoltre i vari spostamenti in un Viaggio che si snoda su un terreno già battuto numerose volte…
…L’itinerario prende la direzione del fondovalle, iniziando così una prima discesa. Si toccano alcuni torrenti d’acqua di modesta portata sino a raggiungere un luogo geografico preciso, il principale corso d’acqua della regione. Guardando il fiume, lo sciamano inizia a risalire il versante opposto della valle. Si attraversano alcuni villaggi Kulunge Rai situati in questa area, così da arrivare in breve alla sorgente del fiume, situata più a nord. L’itinerario prosegue toccando importanti vette montagne e sorgenti di corsi d’acqua situati nel Nepal orientale, è in questa fase che lo sciamano incontra, nel suo itinerario, alcune aree consacrate a divinità del pantheon sciamanico. Si tratta in molti casi di sacrari naturali. In altri, di vere e proprie aree templari dedicate al culti di dèi locali.
Il Viaggio continua…
Dirigendosi a sud l’officiante raggiunge la vetta della montagna, uno dei luoghi più sacri nella religione Kulunge Rai, per poi proseguire raggiungendo altri laghi di montagna sino alla vetta dell’Everest…
Passa del tempo…
La vetta dell’alta montagna non è che una delle tappe iniziali del Viaggio sciamanico….
(M.N.)



  

                                                         ….Breve epilogo


“Lo zelo inumano con cui in ogni tempo gli inquisitori di ogni risma ed impropria falsa natura hanno perseguitato la magia, e di cui il Malleus maleficarum dei papi ci dà una spaventosa testimonianza, non sembra basarsi solo sulle sue intenzioni, né sull’ipotetica parte che vi ha il diavolo. Tale zelo proviene da un oscuro presentimento che la magia non riesca a rimettere al suo vero posto la forza originaria che invece le ortodosse dottrine avevano collocato fuori dalla Natura”.
(A.S.: Arthur Scopenhauer, Memorie sulle scienze  occulte; M.N.: Martino Nicoletti, Vertigini in carne viva)















mercoledì 20 luglio 2016

DISCORSO SULL'OPERAZIONE MECCANICA DELLO SPIRITO (2)


















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Discorso intorno all'operazione meccanica dello Spirito

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Giochi di specchi (ovvero prospettive metamorfiche) (3)













Questi tre modi sono stati abbondantemente trattati dagli autori, e pertanto non occuperanno la mia ricerca…
La quarta specie di entusiasmo religioso, o slancio dell’Anima, essendo puramente un effetto dell’artificio e un’operazione meccanica, è stato invece preso in scarsa o nessuna considerazione dagli autori, poiché, pur trattandosi di un’arte molto antica, essendo stata praticata da pochi, per lungo tempo non ha avuto quei miglioramenti e quei perfezionamenti che poi ha ricevuto da quando si è diffusa come un’epidemia ed è stata accolta da così tante mani premurose.
E’ dunque di questa ‘operazione meccanica dello Spirito’ che intendo ora qui trattare con il mio amico, e su come essa è al presente eseguita dai nostri praticanti… Comunicherò al lettore i risultati di molte perspicaci osservazioni sull’argomento e traccerò, per quanto potrò l’intero corso e metodo di questa attività, riferendo esempi paralleli e riportando scoperte di cui sono, per un caso fortunato, venuto a conoscenza.
Ho detto che c’è una branca dell’entusiasmo religioso che è un puro effetto della natura, mentre quella che intendo trattare è interamente un effetto dell’arte. Essa, tuttavia, è incline ad operare in certe indoli e temperamenti più che in altri. Inoltre, vi sono molte operazioni che originariamente furono puro artificio, ma che col tempo sono divenute naturali.
Narra Ippocrate che fra i nostri antenati, gli Sciti, v’era una razza chiamata ‘Teste Furbe’ presso la quale fu invalso l’uso, fra le ‘levatrici’ e le ‘nutrici’, di plasmare, spremere e comprimere concetti prolissi in ridotti enunciati sillabati in messaggini macrocefalati e centesimati; col qual mezzo suddette nutrici ed allevatrici, non riuscendo a sviluppare in un senso, erano costrette a cercare un’altra via per farlo, e trovando spazio (in giga byte di memoria disponibile e/o acquistabile anche a rate), erompevano in forma di algoritmo trasformato a pan di zucchero da consumare come un dolcetto.  Essendo stata deviata in quel modo per parecchi e progressivi aggiornamenti generazionali, alla fine essa riuscì da sola, senza bisogno dell’aiuto della nutrice, ma quale forma dal puntinato evoluta nella genetica palmare cresciuta (come ad esempio nella progressiva evoluzione di cui riconosciamo manifesti mutamenti genetici così già da poterli nuotare direttamente alla stiva ‘ecografica’ dei nove mesi di attesa convenuta… questa è sì più che certa meraviglia…).
Così nacquero le ‘Teste Lunghe’ (dal partito cresciute) degli Sciti, e in tal modo l’uso, da seconda natura, divenne prima.
In questo esempio, come da molti altri la qual censura mi impone il dovuto silenzio al canone dovuto, desidero che il lettore curioso distingua, primo, tra un effetto  che da artificiale è diventato naturale, e uno che è naturale fin dalla sua origine divenuto obsoleto ed artificialmente scomodo.
Gli adepti di quest’arte famosa partono in generale dal seguente principio: che ‘lo spirito è generato dalla corruzione dei sensi’, essendo i sensi, nell’uomo, come tante strade che conducono al fortino della ragione, la quale in questa operazione, è del tutto inoperante. Va dunque usato ogni mezzo per sviare, immobilizzare, torturare, stordire, intimidire, fiaccare, calunniare, confondere e distrarre i sensi o per scalzarli dalle loro naturali ed artistiche ed oneste propensioni, per veicolarli come meglio l’economia o la presunta verità dal relativo ministero e mistero tradotta, richiede ed impone, per scalzarli dalle loro posizioni, mentre assenti ed impegnati l’uno contro l’altro in una guerra civile in cui lo spirito ‘macrocefelato’ può subentrare e svolgere la sua parte.
Ora, sui metodi con cui di solito si opera sui sensi in simili congiunture, cercherò, come sempre ho fatto nelle ragioni, oltre che di questa lettera, anche dei miei scritti blog libri e Memoria circa la Verità e con essa la Storia… di come in pratica si compone l’odierna tortura e con essa la calunnia con cui l’arte della menzogna politica si legittima e nutre il Tempo nello Spazio della sua non gradita cena…
Così prima di procedere oltre, va tuttavia eliminata, se possibile, un’obiezione molto pericolosa: si nega assolutamente da parte di certi critici che lo Spirito possa in qualche modo essere introdotto in un’assemblea di santi moderni, essendo così grande la differenza, in molti particolari degni di nota, tra il metodo primitivo d’ispirazione e quello che è praticato ai nostri giorni.
Essi, infatti, pretendono di dimostrare questo basandosi sul secondo capitolo degli Atti, dove, raffrontando i due metodi, risulta: primo, che ‘gli apostoli erano riuniti di comune accordo e in un unico luogo’, il che indica un accordo universale di opinione e di culto, un’armonia simile (essi dicono) è così difficile da trovare anche solo in due delle nostre conventicole, che sarebbe vano aspettarsela in due sole persone.
Secondo, che lo Spirito fece agli apostoli il dono di parlare lingue (spiritualmente) diverse, una cosa assolutamente estranea ai nostri praticanti di quest’arte, i quali non hanno proprietà di parola eccetto quella offerta dalle nutrici cui appartiene il marchio di fabbrica al canone convenuto e costantemente aggiornato. Infine, i moderni cultori di quest’arte chiudono tutti gli accessi dello Spirito, e sbarrano (sbattendo continuamente porte) quella che anticamente era la sua entrata, avendo cura di coprirsi del tutto la testa. Essi infatti considerano privilegio e dono raro il fatto che suddette lingue di fuoco non si sarebbero mai posate sulle teste loro, a differenza di quelle degli apostoli, così da rendere alla saggia ragione dei loro tempi giusta moneta…
Ora, la forza di queste obiezioni sembra risiedere nella differente eccezione della parola Spirito: se per essa si intende un’esistenza soprannaturale che giunge dall’esterno, allora gli obiettori hanno ragione e le loro osservazioni e relativi asservimenti sono ammissibili, ma se lo Spirito di cui stiamo parlando proviene interamente dall’interno (con uguali modalità installate fin dalla nascita via cavo o etere… dal cordone ombelicale dalla nutrice gestito…), gli argomenti di questi avversari sono del tutto infondati.  Per la stessa ragione questi nostri artisti moderni stimano espediente assolutamente necessario coprire le loro teste con quanta più cura possono, onde prevenire la traspirazione con la quale si crede si dissolva la luce meccanica, come a dovuto tempo avremo modo di mostrare…


(liberamente ispirato da: J. Swift, L’arte della menzogna politica…)