giuliano

lunedì 31 marzo 2025

UN PARADOSSO DEL TUTTO ITALIANO (12)









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Intercept!   


Costanti AGG su Le Figaro






Compatti su nuove riforme. Era stato questo il messaggio, contenuto in un comunicato ufficiale, che la maggioranza di destra aveva voluto comunicare l’11 marzo scorso dopo una riunione tra i capigruppo al ministero della Giustizia con Carlo Nordio. Tra i temi che erano stati trattati a quella riunione, si leggeva nel comunicato, c’era stata anche “la definizione dei limiti per l’uso dei trojan nelle indagini e il tetto per le intercettazioni di 45 giorni”. Quest’ultimo atto è stato approvato il 20 marzo alla Camera ed è diventato legge, ora il nuovo obiettivo della destra è l’utilizzo del trojan, cioè il captatore informatico che viene utilizzato per le intercettazioni.

 

ALLA CAMERA, infatti, c’è un provvedimento in cui la maggioranza sta pensando di normare l’utilizzo della microspia: il disegno di legge a prima firma del forzista Pier Antonio Zanettin che limita la possibilità di sequestrare gli smartphone. La norma è stata approvata ad aprile 2024 al Senato e da un anno è ferma a Montecitorio. Ma adesso, mentre al Senato entro metà aprile sarà approvata in seconda deliberazione la riforma sulla separazione delle Carriere, la maggioranza vuole accelerare. Calendarizzare il prima possibile il testo in commissione Giustizia e approvarlo entro l’estate. Cioè tutti quelli che riguardano politici, imprenditori e i cosiddetti “colletti bianchi”.




L’obiettivo sarebbe quello di mantenere il trojan, uno strumento molto invasivo, solo per i reati di criminalità organizzata e terrorismo.

 

D’altronde la maggioranza aveva già dato un indirizzo preciso in questo senso. Lo scorso 15 maggio, pochi giorni dopo l’inchiesta che aveva coinvolto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, la destra (insieme a Italia Viva) aveva approvato un ordine del giorno proprio di Costa per limitare l’utilizzo del trojan. Nel testo, la microspia veniva definita come uno strumento che “invade il terreno della riservatezza penetrando anche nelle sfere più intime e private” e si chiedeva al governo di “prevedere una disciplina organica che, da un lato, indichi le gravi forme di criminalità per le quali ammettere l’utilizzo del captatore informatico e, dall’altro, dettagli le condizioni applicative e le modalità operative di utilizzo, con l’obiettivo di bilanciare l’accertamento delle ipotesi delittuose ed i principi costituzionali previsti dagli articoli 14 e 15 della Costituzione”.




L’emendamento del forzista Costa ha già avuto il via libera dell’esecutivo con l’ok a un ordine del giorno votato dopo il caso Toti

 

Ed è in questa cornice che una parte della maggioranza, nello specifico Forza Italia, vuole inserire anche la limitazione dell’utilizzo del trojan per le indagini per i reati contro la Pubblica Amministrazione. È Enrico Costa, deputato forzista e alfiere della battaglia garantista nella maggioranza, che intende presentare l’emendamento all’interno del provvedimento.

 

La proposta sarebbe quella di escludere i reati contro la Pubblica Amministrazione, è proprio quello di dare attuazione all’ordine del giorno. Difficile che il resto della maggioranza possa dire “no” dopo il “sì” all’atto di indirizzo del maggio scorso.

 

RESTA da capire quali saranno i tempi. Questa settimana la commissione Giustizia della Camera approverà la riforma che limita i poteri e la giurisdizione della Corte dei Conti che dovrà andare in aula il 7 aprile, poi potrà calendarizzare il disegno di legge sul sequestro degli smartphone. Nel frattempo, a Palazzo Madama, la priorità resta quella della separazione delle carriere.




L’obiettivo del ministro della Giustizia Nordio è quello di approvare il testo della riforma costituzionale entro metà aprile per poi tornare in seconda lettura a Montecitorio già a maggio e provare a forzare la mano con il via libera definitivo in entrambe le camere entro l’estate e il referendum confermativo tra fine 2025 o al massimo inizio 2026. In questo modo, ci sarebbe tempo a sufficienza per scrivere le leggi ordinarie di attuazione della riforma ed eleggere in tempo i due nuovi Consigli Superiori della Magistratura. Quello attuale, infatti, scade all’inizio del 2027.

 

Insomma, il provvedimento sarebbe composto da questi due pilastri e servirebbe per rispondere alle esigenze di sicurezza che sia Fratelli d’italia che la Lega stanno portando avanti da settimane a difesa delle forze dell’ordine.

 

Restano però dei dubbi di carattere tecnico nel governo. In primis, sul tipo di strumento da utilizzare: intervenire con un decreto legge immediatamente applicabile o con un disegno di legge, che sarebbe lo strumento più idoneo ma che allungherebbe i tempi? In quest’ultimo caso è possibile che il testo possa essere inserito sotto forma di emendamento al disegno di legge Sicurezza in discussione al Senato che tanto dovrà tornare alla Camera per l’approvazione in terza lettura.




INOLTRE, resta qualche perplessità politica anche all’interno dell’esecutivo. Sulla misura c’è anche l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrà vigilare: non è chiaro come il governo riuscirà a scrivere un provvedimento che tuteli solo la categoria delle divise escludendo tutti gli altri cittadini. Che la maggioranza voglia andare avanti, però, è sicuro. La premier Giorgia Meloni ne aveva parlato anche a inizio anno durante la consueta conferenza stampa auspicando di voler fare “di più” in termini di sicurezza. Il provvedimento potrebbe andare all’interno di un altro decreto che sarà approvato nel prossimo Consiglio dei ministri su Caivano che servirà per riqualificare otto periferie stanziando 180 milioni di euro. 

(IlFattoQuotidiano)

 

 

GLI ALLEATI

 

 

Lunedì un tribunale di Parigi ha giudicato colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National. Le Pen è stata anche condannata all’ineleggibilità, cioè all’impossibilità di candidarsi alle elezioni locali o nazionali, ma non è ancora stato comunicato se questa pena verrà applicata da subito e quanto durerà.

 

Nel caso in cui il tribunale accettasse la richiesta della procura, ossia di cinque anni di ineleggibilità e cinque anni di carcere (di cui tre con pena sospesa), Le Pen non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027.

 

Insieme a lei sono stati riconosciuti colpevoli anche otto eurodeputati, anche loro condannati all’ineleggibilità, e dodici persone che erano state assunte come assistenti parlamentari, e che quindi venivano pagate dal Parlamento europeo, ma che in realtà, ha stabilito il tribunale, lavoravano per il partito in Francia: lo statuto del Parlamento vieta espressamente che i fondi versati ai deputati per assumere assistenti siano usati per finanziare l’attività politica nazionale. Il tribunale ha stimato che i fondi europei usati impropriamente in questo modo, fra il 2004 e il 2016, ammontino a 2,9 milioni di euro.




Se i giudici decideranno di accettare la richiesta della procura sull’ineleggibilità con “esecuzione provvisoria” (cioè che venga applicata immediatamente, anche in caso di ricorso) Le Pen non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali francesi, previste nel 2027. La condanna all’ineleggibilità sarebbe una notizia grossa, anche perché Le Pen sembra la grande favorita a vincere le prossime presidenziali. Mancano due anni ed è presto per prendere troppo sul serio i sondaggi, ma vanno tenute a mente due cose: il Rassemblement National non è mai stato così popolare, ed è stato il singolo partito più votato alle elezioni legislative dell’anno scorso (quelle vinte di fatto dalla coalizione di sinistra del Nuovo Fronte Popolare, anche grazie a un’alleanza prima del secondo turno con la coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron).




Le Pen era accusata di aver assunto quattro assistenti parlamentari, ma il tribunale ha dato ragione alla procura dicendo che Rassemblement National aveva creato un più ampio «sistema» di appropriazione indebita e «contratti fittizi». Secondo la procura questo sistema aveva l’obiettivo di «far risparmiare» il partito ed era nato sotto la direzione di Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine Le Pen e il più influente politico di estrema destra francese degli ultimi decenni, morto lo scorso gennaio. Marine Le Pen avrebbe ereditato questo sistema quando gli è succeduta alla guida del partito nel 2011 e avrebbe avuto un ruolo centrale nella sua attuazione. Questo sarebbe avvenuto specialmente dopo le elezioni europee del 2014, grazie alle quali l’allora Front National passò da tre a 23 europarlamentari. Le indagini cominciarono nel 2016. 

(IlPost)








giovedì 27 marzo 2025

IL VAGABONDO DELLE STELLE (10)









Da una Precedente 


"Catena" (8/1)






Molte volte, nella mia vita, ho provato la straordinaria sensazione che il mio “io” si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o fossero vissuti in lui, in altre epoche o in altri luoghi.

 

Non stupirti, mio futuro lettore; ma indaga nella tua stessa coscienza.

 

Ritorna indietro con il tuo pensiero, ai giorni in cui il tuo corpo e il tuo spirito non erano ancora cristallizzati; in cui, materia plasmabile, anima fluttuante come le onde in movimento, avvertivi appena, nel ribollire del tuo essere, il formarsi della tua identità.

 

Allora, leggendo queste righe, forse ricorderai delle cose dimenticate, delle visioni incerte e nebulose, che passarono davanti ai tuoi occhi di bambino e che, oggi, non ti sembrano che sogni irreali, un parto della fantasia, e che ti fanno sorridere.

 

Eppure, in queste lontane visioni del tuo essere, non tutto era sogno. Quando, da bambino, ti sembrava, durante il sonno, di precipitare nel vuoto da altezze infinite; quando credevi di volare, oppure osservavi con orrore, intorno ai tuoi piedi immersi nel fango, arrampicarsi migliaia di ragni odiosi e ripugnanti; quando davanti ai tuoi occhi si libravano forme sconosciute, degli incubi, e vedevi sorgere e tramontare degli strani soli di un altro mondo; tutto questo, forse, non era una proiezione della tua fantasia febbrile e innocente. Sai tu, da dove provenissero queste conturbanti immagini, e se non avessero origine in altre vite anteriori, da te vissute in altri mondi?

 

Forse, quando avrai ultimato queste pagine, ti sarai fatta un’idea più precisa su tutti questi sconcertanti problemi che, senza dubbio, ti hanno lasciato finora perplesso, irritato. In verità, la cortina invisibile della nostra nuova prigione ci avvolge fin dalla nascita, e subito dimentichiamo il passato. E quando, a volte, esso si ripresenta mentre siamo ancora in braccio alla madre o camminiamo carponi sul pavimento domestico, questo ricordo ancestrale ci procura soltanto un vago senso di paura…

 

Per quanto mi riguarda, ricordo perfettamente che nei giorni lontani in cui non ero che un piccolo essere balbettante che emetteva dei vagiti per esprimere la sua fame o il desiderio di dormire, mi ricordo, dicevo, che avevo la netta sensazione di esistenze anteriori.

 

Io, che non avevo mai detto la parola “Re”, e che non l’avevo mai udita pronunciare, ricordavo d’essere stato, in un tempo lontano, il figlio di un Re. E così pure di essere stato uno schiavo e un figlio di schiavo, e di aver sopportato un collare di ferro intorno… 

(J. London)

 

 


 


PRIMA IO; SCUSATE…. PRIMO “IO”

 

 

Il barbiere, avendo ricevuto un talento d’oro dai due vescovi Ursace e Valente, per indurre Costanzo ad abbracciare la nuova interpretazione delle Sacre Scritture, gli mormorò all’orecchio qualche parola, mentre gli ripassava con la solita bravura il rasoio sulla guancia. Peraltro, in quel momento, si accostò all’Imperatore il capo dei silenziari, di nome Paolo, già indicato da tutti col soprannome di Catena, perché le sue macchinose delazioni avvolgevano le vittime in una inestricabile maglia di ferro.

 

Il suo viso era completamente sbarbato e quasi femminile: gli occhi chiari e languidi gli davano l’aspetto d’un uomo dotato di angelica bontà. Camminava con passi felpati, e in tutto il suo incedere elegante v’era qualcosa di felino. A tracolla egli soleva portare un largo nastro azzurro, distintivo dei cortigiani favoriti dall’Imperatore.

 

‘Ecco una lettera di Giuliano. L’ho potuta intercettare questa notte stessa. Leggila, Augusto’.

 

Costanzo gli strappò violentemente la lettera dalle mani e la lesse con avidità; ma il suo interesse si mutò quasi subito in delusione.

 

‘Stupidaggini!’

 

…diss’egli.

 

‘Esercitazioni scolastiche! Si tratta di questo: mandando una cesta di fichi in regalo ad un sofista, tesse le lodi dei fichi stessi, e siccome i frutti sono cento, coglie l’occasione per fare le lodi di questo numero’.

 

‘Ritengo che tutto ciò abbia qualche altro recondito significato’...

 

…insinuò Catena.

 

‘Davvero? Ma le prove?’

 

…eccepì Costanzo.

 

‘Niente prove’.

 

‘Allora, o è un furbo di tre cotte, o…’

 

‘Che intende dire la Tua Eternità?’

 

‘…oppure è innocente!’

 

‘Come credi, Augusto’,

 

….conchiuse il delatore.

 

A questo punto, si avvicinò un altro delatore, un giovane Persiano, certo Mercurio, dagli occhi nerissimi nel viso giallo. Era quasi un fanciullo, ma la sua fama non era punto inferiore a quella di Catena, e anch’egli aveva il suo soprannome: Censore dei sogni. Quando il sogno di qualche suddito poteva essere interpretato in modo pericoloso per la salute di Cesare, Mercurio ne prendeva buona nota e ne riferiva all’Imperatore.

 

In tal modo, molte persone avevano dovuto pagare con la confisca dei beni e la perdita del grado civile un sogno nel quale avevano visto cose che un suddito non deve vedere. Ma, ormai, i cortigiani erano tutti concordi nel dichiarare che erano affetti da inguaribile insonnia, e in cuor loro invidiavano gli abitanti della leggendaria Atlantide, che, secondo Platone, dormivano senza sognare.

 

Il giovinetto, interrompendo l’opera di due eunuchi etiopi, i quali stavano allacciando a Costanzo le calzature imperiali ornate dalle aquile d’oro, abbracciò le gambe di Cesare e gli baciò i piedi, guardandolo negli occhi come un cane che scruta le intenzioni del padrone dimenando la coda.

 

‘La Tua Eternità mi perdoni’,

 

…diss’egli con voce piena di devozione infantile.

 

‘Non ho potuto resistere occorre proprio che ti riferisca il sogno che ha fatto Gaudenzio: è molto brutto. Egli ti ha visto con la damide strappata e il capo coronato di spighe vuote’…

 

‘E che vuoi dire?’

 

‘Le spighe vuote sono indice di carestia, la porpora strappata’…

 

‘E’ forse segno di malattia?’

 

‘Forse peggio. Intanto so dalla moglie di Gaudenzio che egli ha consultato gli àuguri a proposito di questo sogno, ed essi gli hanno detto alcune cose.’

 

‘Si, va bene. . dopo ne riparleremo. Questa sera’…

 

‘No, subito, Augusto. Senti. gli potresti, per il momento, infliggere un supplizio leggero… non credi? Poi c’è quell’altra faccenda delle tovaglie’...

 

‘Quali tovaglie?’

 

‘Come, non ricordi? In Aquitania, ad un banchetto, vennero adoperate alcune tovaglie con orli di porpora tanto larghi da superare la clamide imperiale’…

 

‘Larghi più di due dita, dunque? Ho per legge autorizzato solo due dita’…

 

‘S’intende! Le superavano di molto! Ti ho detto che erano quanto una vera clamide imperiale! Non è forse una profanazione meritevole d’essere punita?’

 

Mercurio si affannava per esporre al più presto tutte le sue delazioni.

 

‘A Delo è nato un mostro’,

 

…continuò

 

‘con quattro orecchie, quattro occhi; due zampe, e tutto coperto di pelo. Gli àuguri sostengono che è un brutto segno, e che il Sacro Impero si scinderà’.

 

‘Vedremo.. vedremo dopo. Segna tutto con i particolari, e ritorna stasera’.

 

L’Imperatore era quasi al termine della sua toletta mattutina. Egli si guardò nello specchio e tolse, con un sottilissimo pennello, una goccia di minio da un cofanetto d’argento filigranato. a foggia di reliquiario, sormontato da una croce. 

( La morte degli Dèi )




  


SECONDO… IO!; SCUSATE: IL SECONDO “IO”


 

 Al principio della mia esistenza nata all’orfanotrofio, fui introdotto a una specie di ‘vita in transito’, passando da un ‘guardiano’ all’altro, da uno spettatore all’altro, da un idiota all’altro, mentre i legni veniva caricati su battelli a vapore del Mississippi.

 

In effetti, si trattava piuttosto di un continuo passaggio approssimativo di brevi palcoscenici, brevi seppur eterni ritratti, comunque molto distanti dalla mia città natale in… o in qualsiasi parte del mondo…

 

E ho sempre pensato che non ci sarebbero stati così tanti ‘frammenti figurativi’personaggi da palcoscenico’caratteriali comparse’ che potevano essere trascurati ed attraverso i quali, osservandoli, navigo il difficile Fiume della Vita; ed ora lo confesso, mi sono dilettato attraverso la ‘maschera’ di quei lineamenti, e se i passaggi non fossero stati così ampiamente ispirati da questi personaggi da teatro: caricature di se medesimi pur atteggiandosi ad altri; sarei regredito ad un improprio palcoscenico.

 

Questione di stile!

 

Questione di intelligenza!

 

Tutto è Teatro in questa loro comparsa, a noi l’intelligenza della (loro) maschera restituita e riflessa allo specchio del delirante ‘atto’ della Storia…






RIPRENDO IL FILO DEL MIO RACCONTO….

 

 

Per tutto il giorno, rimasi nella mia cella a scervellarmi per scoprire la ragione di questa nuova e inspiegabile punizione. Arrivai a concludere che tutto ciò doveva essere opera di una spia, di uno sporco essere che per ingraziarsi qualche guardiano, mi aveva denunciato per qualche immaginaria infrazione ai regolamenti.

 

Nel frattempo, il capitano Jamie si preparava a reprimere la rivolta di cui Winwood doveva dare il segnale. Quella notte non un solo guardiano dormì. Le squadre diurne rimasero in servizio, come quelle notturne; e quando si avvicinarono le due, tutti si nascosero vicino alle celle occupate dai quaranta congiurati.

 

Le cose andarono com’era stato previsto.

 

All’ora convenuta, Winwood, munito di grimaldello, aprì le celle, chiamando per nome gli occupanti uno dopo l’altro, e questi sgusciarono fuori. Si riunirono tutti nel corridoio; e per i guardiani fu uno scherzo riprenderli, in un colpo solo. Le menzogne di Winwood davano i loro frutti. Inutilmente i quaranta denunciarono la parte avuta dal falsario in tutta la vicenda.

 

Il Consiglio dei Direttori della prigione non si smosse dalla convinzione che mentissero tutti per costruirsi delle attenuanti. E così l’Ufficio preposto alle grazie e, nel giro di tre mesi, quella canaglia di Cecil Winwood venne graziato e rimesso in libertà.

 

Ho già detto che ero stato subito rinchiuso in cella.

 

Era notte e dormivo, quando sentii la porta esterna cigolare sui cardini. Mi svegliai. Qualche disgraziato, pensai, - che trasloca… Poi udii distintamente un rumore di percosse e grida di dolore, imprecazioni e il fruscìo sordo d’un corpo che si trascina per terra.

 

Una dopo l’altra, le porte che si susseguivano lungo il corridoio si aprirono sbattendo, mentre i corpi venivano buttati o trascinati nelle celle. Squadre di guardiani arrivavano continuamente, e ancora altri uomini che continuavano a picchiare, e altre porte si spalancavano davanti a sagome sanguinolenti, distrutte dalla violenza.

 

Ma ritorniamo indietro, a quel che successe nelle celle quando i cospiratori mi raggiunsero dopo che la porta esterna del corridoio si era chiusa alle loro spalle. I quaranta si precipitarono alle inferriate dei finestrini. Da una cella all’altra cominciarono a farsi tra loro un mucchio di domande. Era un vociare indescrivibile. 

(Ignazio rideva…)





 

MA ASPETTI IL SECONDO E CONTROLLI LA TOVAGLIA FINO AL BORDO… SCUSATE che ho detto; il passo interrotto o forse un sogno perseguitato?; non temere maddalena arriveremo fino al fiume e ancora potremmo ballare “o fandango”; misura il piatto servito o la povera scodella non consumata, giacche’ non ben comprende come condita questa povera cena…; negli intervalli viene servito, o meglio che dico?, ‘riscaldato’; ma scusate che dico ancora?, si spegne e si smorza come una stella mai accesa a forma di lampadina; e’ il suo piatto freddo preferito in questo universo ancora del tutto spento e ancora inesploso (seppure cercano la dinamite sotto il letto); ed ogni qual volta viene illuminato dall’antica promessa di un pranzo migliore, dal ripetitore spunta un fiore per meglio ispirare il pensiero non ancora pensato; si’ e’ vero (ri)nascera’ una stella e/o un imbecille che traina una slitta… gli viene promesso, infatti, il cervo re della selva; controlla la finestra Che arriva catena accompagnato da ignazio, non e’ un ragno ma solo un borgomastro che scala la parete, la’ ove regnava una cima ghiacciata…; nulla impara nulla comprende nulla intende e per sempre impreca e bestemmia, e’ la nostra eterna rovina; e’ il figlio del nulla senza neppure una stella; lo pagano ad hore come il miglior segugio della governante con l’elevata aspirazione di divenir prima serva  non ancora commessa, tutte le volte che x lo guarda ed ama ancora; guardati da winwood, e’ appena fuggito e poi di nuovo tornato; fuggira’ ancora? forse non e’ mai partito; tiene stretta la mannaia del boia con su incisa la sua ed altrui moneta, il suo secondo nome e’ motosega d’oro…



 



 

Alla fine del Sogno nr. Due, ovvero all’età di otto o nove anni, fui spedito a Buffalo, New York, per essere messo a scuola.

 

Sono stato mandato lungo il lago Erie da Toledo, a bordo del vecchio piroscafo Indiana, comandante del capitano Appleby.

 

Molte Anime che affollano il Fiume ricorderanno questo mestiere, il primo con cui mi sono dilettato, e da parte mia ora ricordo il ‘nobile indiano meccanizzato’ con cui attraversare il Fiume di Anime, mentre si trova a cavalcioni nella solitaria catasta di fumo che lentamente penetra l’alba come il tramonto. Anche un magro gruppo di ‘ottoni’, in posa e seduti vicino a lui come la generosa usanza di quei giorni, ed imbarcato al piroscafo durante il viaggio si ode musica fine, oppure, suono scomposto e sgradevole, sapete… dipende molto dal ‘copione’ recitato.

 

Dallo stile.

 

Dalla Compagnia del teatro!

 

Dipende molto dal regista della nuova Compagnia!




Ad uno sguardo più attento, il coraggio attenuato e affumicato della mia èstasi giovanile, ahimè! sembra più una sagoma indifferente intonacata e belligerante contro il cielo; ma è stato il primo pezzo di statuaria bellezza colta che abbia mai visto e sentito; e il Belvedere di Apollo, a Roma, o l’orchestra di Strauss, guidata da lui stesso, a Vienna, non ha mai suscitato in me così tanti brividi di ammirazione.

 

Trascorsero molti mesi prima che quell’indiano di spessa lamiera smettesse di navigare di giorno come di notte attraverso una nuvola mista di fumo e carbone… e musica d’ottone, nei miei sogni da ragazzo.

 

Il lago era straordinariamente calmo e l’intero passaggio per Buffalo è stato, per anni, uno dei miei ricordi più piacevoli. In quel Viaggio, senza dubbio, fu generato il primo amore per i battelli a vapore, il cui frutto maturò poco dopo nelle avventure che sto per raccontare. Ma questo affetto sconfinato per le specie di imbarcazioni in questione mi consente di ricordare, come si vedrà direttamente, i nomi di tutti i vecchi piroscafi da lago e di Fiume che avevano a che fare con la mia infanzia.




Senza manifestare un compassionevole sentimento che sono sicuro non commuove o commuoverà alcuno, nel narrarvi dei due o tre miserabili anni trascorsi in compagnia di questi teatranti, futuri razzisti di ben altre commedie non più recitate per ampie platee.

 

Ho avuto presagi della mia prima visione del grande Mississippi e del funzionamento pratico della legge di Lynch allo stesso tempo nella notte del nostro avvento al ‘Cairo’ ben illuminata dai fuochi di una magistrale esecuzione.

 

Un negro, a quanto pare, era il proprietario o il locatario di una vecchia barca del molo che era stata ormeggiata all’argine di quella città adibita ad uso di sala da gioco. Il comitato di vigilanza, che allora governava il Cairo, si era spesso sforzato di catturare il negro e di sottoporlo a processo; ma lui, astuto, aveva passaggi segreti da una parte all’altra del molo, con cui sfuggiva sempre ai suoi inseguitori.

 

Non avendo dubbi sul fatto che fosse colpevole di diversi omicidi, i vigilantes, nella notte del nostro arrivo, erano scesi sull’argine, duecento o trecento, armati, ben equipaggiati e determinati a catturarlo. In risposta alle loro convocazioni non ricevettero altro che insulti dal negro, ancora fuori dalla vista e al sicuro in uno dei suoi nascondigli.




A un dato segnale la nave del molo fu incendiata e fu lasciata andare alla deriva, e mentre galleggiava nella corrente, i vigilantes la circondarono con piccole imbarcazioni, e con i fucili pronti per impedire la fuga del negro.

 

Quando la barca del molo era nel Fiume, il negro apparve audacemente nel luogo che, nel mezzo di tutte le imbarcazioni fluviali di quel tipo, veniva lasciato aperto per l’accoglienza e lo scarico delle merci. E ora si  verifica una scena, così sensazionalmente drammatica, così facilmente adattabile al palcoscenico di questi ultimi giorni, che non avrei il coraggio di metterla in relazione con la verità se non avessi assistito ai miei occhi.

 

Il negro non è stato catturato fino a quando non ha rotolato un grosso barilotto di polvere nel mezzo dello spazio aperto appena menzionato. Mentre si trovava alla luce della sua nave in fiamme, la gente delle piccole barche nel fiume poteva vedere che aveva un moschetto carico ed il barilotto di polvere. Quindi il negro li sfidò a salire e prenderlo, versando su di loro allo stesso tempo orribili giuramenti e maledizioni che raramente provengono dalle labbra dell’uomo.




Le piccole imbarcazioni mantenevano ora una distanza adeguata, i loro occupanti si preoccupavano solo di impedirne la sua fuga in acqua. Mentre le fiamme si addensavano attorno a lui, il negro si fermò, fluttuando nell’oscurità che avvolgeva il maestoso fiume, con il suo moschetto ed armato ancora del barile di polvere, imprecando e sfidando i suoi carnefici. Abbiamo udito l’esplosione lungo il torrente e abbiamo visto affondare la barca del molo.

 

Il giorno dopo parlai con il capo della Compagnia sulle piccole imbarcazioni, un omino basso e robusto, con un occhio penetrante. Ha detto che non aveva il cuore di sparare al negro, perché ha mostrato un tale coraggio. Confessò persino che, per lo stesso motivo, si sentiva quasi dispiaciuto per la vittima, dopo che l’esplosione lo aveva portato nell’eternità.




Un vecchio artista arriva a guardare i modi, ora silenziosi ora confusi e pazzeschi, che da quell’apparente silente perbenismo derivano, ‘figura scenica’ della vita ordinaria con tutto l’orrore dei suoi volti, dipinto e scolpito come una maschera della tragedia greca e con essa della Vita. Con i suoi costumi, i luoghi, con i suoi teatri, ispirando lo stesso tipo di desiderio ed interesse romantico con cui una certa specie di giovane immagina guardare sempre all’impossibile gloria di viaggiare in una più profonda realtà naturale irrimediabilmente dismessa e persa.

 

…Va da sé che fra il naturalista e l’artista corre un filo antropologico nonché scientifico. E quando ricordiamo i detti ‘pagani’ inscenare danze propiziatorie in onor della loro Natura così pregata, imitandone scene e più naturali profili, anche l’artista sciamano cerca adempiere ad ugual medesimo rito e funzione, nel riproporre quei ghigni quei musi quei volti quei costumi sociali…

 

Con molte delle Compagnie con cui abbiamo viaggiato il nostro compito antico, e pur se insceniamo l’orrore sociale, per ogni maschera interpretata, corre tanta differenza fra la bellezza della natura e da tutto ciò che da lei deriva… 

 (Ralph Kappler, …scusate Keeler)






  

martedì 18 marzo 2025

I CAMPI DI MARTE









Precedenti 'manifesti' 


più o meno liberi....   










Prosegue con 


Ricordi Sovrani (3)






Qual’è la natura intima dell’anima, quali sono i suoi modi di manifestarsi, quand’è che la sua memoria diviene permanente e mantiene con certezza l’identità cosciente?

 

Sotto quali diversità di forme e di sostanze può essa vivere, quale estensione di spazio può essa valicare, qual’è l’ordine di parentela intellettuale che esiste fra i diversi pianeti d’un egual sistema, qual è la forza germinatrice che dissemina i mondi?

 

Quand’è che potremo metterci in comunicazione colle patrie vicine o ci sarà dato di penetrare nei profondi segreti dei destini umani?

 

Mistero e ignoranza su tutto ciò al giorno d’oggi.

 

Ma l’ignoto di ieri è la verità del domani.

 

Fatto d’ordine storico e scientifico assolutamente incontestabile, e in tutti i secoli e fra tutti i popoli, e sotto le apparenze religiose le più diverse, l’idea dell’immortalità riposa invulnerabile nel fondo della coscienza umana. L’educazione le ha dato mille forme, ma non l’ha inventata, ché questa idea incancellabile esiste per se stessa.




 Ogni essere umano, venendo alla luce porta seco, sotto una forma più o meno vaga, questo sentimento intimo, questo desiderio, questa speranza.

 

Il mio pensiero era adunque stato a lungo intento intorno a questi antichi argomenti, allorché un giorno in una passeggiata solitaria sul limitare d’un bosco, dopo alcune calde ore di luglio, essendomi seduto ai piedi d’un boschetto di querce, non tardai ad assopirmi. Il calore era soffocante, il paesaggio silenzioso e la Senna sembrava essersi soffermata come un canale in fondo alla valle. Io fui stranamente sorpreso, risvegliandomi dopo un istante di sonnolenza, di non più riconoscere quel tratto di paese, né gli alberi vicini, né il fiume che scorreva ai piedi della costiera, né la prateria ondulata che andava a perdersi nel lontano orizzonte.

 

Il Sole tramontava più piccolo di quanto siamo soliti a vederlo; fremiti armoniosi sconosciuti alla Terra scorrevano per l’aria, e insetti grandi come uccelli si aggiravano e volteggiavano su alberi senza foglie, coperti di giganteschi fiori rossi. Io mi levai scattando dalla meraviglia a guisa di una molla d’acciaio, e in modo sì energico da trovarmi d’un subito in piedi, sentendomi d’una singolare leggerezza. Avevo appena fatti alcuni passi che più della metà del peso del mio corpo parvemi fosse evaporata durante il sonno; e questa sensazione intima mi colpì ancora più profondamente della metamorfosi della natura che si stendeva davanti a miei occhi.




Già le stelle più scintillanti si accendevano negli spazi celesti, e vi si riconoscevano Arturo dai raggi d’oro, Vega, così bianca e pura, i sette astri del settentrione, e molte costellazioni zodiacali. La stella della sera, il nuovo Espero, mandava i suoi raggi allora nella costellazione dei Pesci. Dopo aver studiato per alcuni istanti la sua  posizione nel cielo, ed essermi orientato io stesso dietro la scorta delle costellazioni, dopo aver esaminato i due satelliti e riflettuto sulla leggerezza del mio peso, non tardai a farmi convinto che io mi trovavo sul pianeta Marte e che quella vaghissima stella della sera era... la Terra.

 

I miei occhi s’arrestarono su di essa, impregnati di quel melanconico sentimento d’amore che stringe le fibre del nostro cuore allorché il nostro pensiero trasvola verso un essere prediletto da cui ci separa una crudele distanza, e contemplai a lungo quella patria in cui tanti sentimenti diversi si avvicendano e si urtano nelle fluttuazioni della vita, e pensai:




Com’è deplorevole che gli innumerevoli esseri umani che abitano in quel piccolo globo non sappiano ove sono! Essa è pur bella, questa minuscola Terra, così rischiarata dal Sole, colla sua luna più microscopica ancora che sembra un punto a fianco d’essa! Portata nell’invisibile dalle leggi divine dell’attrazione, atomo errante nell’immensa armonia dei cieli, essa occupa il proprio posto e si libra nelle regioni aeree come un’isola angelica, ma i suoi abitanti lo ignorano.

 

Singolare Umanità!

 

Essa ha trovato la terra troppo vasta, s’è divisa in gruppi, e passa il suo tempo a combattere, uccidendosi gli uni gli altri come se nulla fosse. Vi sono in quest’isola celeste altrettanti soldati quanti abitanti! Essi sono tutti armati gli uni contro gli altri, mentre sarebbe stata cosa sì semplice il vivere tranquillamente, e trovano glorioso il cangiare di tratto in tratto i nomi dei paesi e il colore dei vessilli.




È questa l’occupazione favorita delle nazioni e la prima educazione dei cittadini: e da ciò in fuori impiegano la loro esistenza ad adorare la materia. Essi non apprezzano il valore intellettuale, rimangono indifferenti ai più meravigliosi problemi della creazione e vivono senza scopo.

 

Peccato davvero!

 

Ah! S’essi potessero vedere la Terra da qui, con qual piacere vi ritornerebbero e quanto ne andrebbero trasformate tutte le loro idee generali e particolari! Conoscerebbero essi almeno il paese che abitano, e sarebbe già un buon principio: studierebbero progressivamente le realtà sublimi che li circondano invece di vegetare sotto una nebbia senza confini, e vivrebbero bentosto della vera vita, della vita intellettuale!




Quali onori gli rende! Si direbbe davvero ch’egli abbia lasciato più d’un amico in quel bagno da forzati laggiù!

 

 Io non avevo parlato punto, ma udii assai distintamente quella frase che sembrava rispondere alla mia conversazione interiore.

 

Due abitanti di Marte mi stavano guardando, e mi avevano compreso in virtù di quel sesto senso di percezione magnetica di cui si è detto più sopra. Io fui alcun poco sorpreso, e, lo confesserò dunque, piuttosto ferito dell’apostrofe:

 

‘Dopo tutto, pensai io, amo la Terra; è il mio paese ed ho una certa dose di patriottismo!’




I miei vicini risero questa volta tutti e due insieme.

 

Sicuro – riprese l’un d’essi con una bontà inattesa – voi avete del patriottismo, e si vede bene che voi venite dalla Terra.

 

E il più anziano aggiunse:

 

Lasciate dunque laggiù i vostri compatrioti! Essi non saranno mai né più intelligenti né meno ciechi d’oggidì. Sono ben ottantamila anni che si trovano a quel punto. E, l’avete confessato voi stesso, non sono ancora capaci di pensare!...




Voi siete veramente ammirabile nel guardare la Terra con occhi così inteneriti, ma via, c’è in ciò soverchia ingenuità!

 

Non vi siete mai, lettori, incontrati talvolta con qualcuno di quegli uomini tutti invasi d’un imperturbabile orgoglio e che si credono sinceramente e in modo irremovibile al disopra di tutto il resto del mondo?

 

Allorché questi fieri personaggi si trovano in faccia a una persona di merito superiore, essa riesce loro esternamente odiosa, e non ne sopportano la presenza.

 

 Ebbene!

 

Durante il ditirambo che precede (e di cui non venne data poco fa che una pallida traduzione), io mi sentivo assai superiore all’umanità terrestre dopo di che prendevo a commiserarla ed invocavo per essa giorni migliori.




Ma allorché quei due abitanti di Marte sembravano commiserarmi alla loro volta, ed io credetti riconoscere in essi una fredda superiorità a mio riguardo, fui per un istante uno di quegli inetti orgogliosi, e pur contenendomi per certo resto di garbatezza, aprii la bocca per dir loro:

 

‘Dopo tutto, signori, gli abitanti della Terra non sono così stupidi quanto voi sembrate crederlo e valgono forse assai meglio di voi’.

 

Sgraziatamente, essi non mi lasciarono nemmeno incominciare la mia frase, poiché l’avevano indovinata mentre si formava per mezzo della vibrazione del midollo del mio cervello.

 

Permettetemi innanzi tutto di dirvi fin d’ora,

 

fece il più giovane,




...che il vostro pianeta è assolutamente deficiente, per effetto di una circostanza che data da una decina di milioni d’anni. Era nel tempo del periodo primario della genesi terrestre. Vi erano già piante e piante ammirabili in gran numero, e nel fondo dei mari come sulle rive apparivano i primi animali, i molluschi senza testa, sordi, muti e sprovvisti di sesso.

 

È noto che la respirazione basta agli alberi pel loro integrale nutrimento e che le querce più robuste e i cedri più giganteschi del soggiorno terrestre non hanno mai nulla mangiato, ciò che non tolse loro di farsi grandi e vigorosi, – nutrendosi essi per mezzo della loro respirazione.

 

Disgrazia e fatalità vollero che un primo mollusco avesse il corpo attraversato da una goccia di acqua più densa dell’ambiente in cui viveva, e forse ciò riuscì di suo genio. Fu l’origine del primo tubo digestivo, che doveva esercitare un’azione sì funesta sull’animalità tutta quanta, e più tardi sulla stessa umanità.




Il primo assassino fu il mollusco che ebbe a mangiare.

 

Qui non si mangia, non si è mai mangiato, né si mangerà mai. La creazione vi si è svolta gradatamente, pacificamente, nobilmente com’essa aveva incominciato. Gli organismi si nutrono, o come si dice altrimenti rinnovano le loro molecole per mezzo di una semplice respirazione, come lo fanno i vostri alberi terrestri, ogni foglia dei quali è un piccolo stomaco.

 

Nella vostra cara patria, voi non potete vivere un sol giorno se non uccidendo. Fra di voi la legge della vita è legge di morte; qui invece non è mai venuto a nessuno l’idea di uccidere neppure un uccelletto.

 

Voi siete tutti, dal più al meno, veri macellai.

 

Avete le braccia piene di sangue e i vostri stomachi sono rimpinzati di cibo. In qual modo volete voi che, con organismi così grossolani quali i vostri, possiate avere idee sane, pure, elevate – e dirò anche (vogliate perdonare la mia franchezza) idee pulite?

 

Quali anime potrebbero abitare corpi consimili?

 

Riflettete dunque, un istante, e non cullatevi più di cieche illusioni troppo ideali per un tal mondo!

 



‘Come!’

 

– scattai io interrompendo –

 

‘ci rifiutate voi dunque la possibilità di avere idee pulite, e prendete forse gli esseri umani per animali? Omero, Platone, Fidia, Seneca, Virgilio, Dante, Colombo, Bacone, Galileo, Pascal, Leonardo, Raffaello, Mozart, Beethoven, non hanno essi mai avuto alcuna aspirazione elevata?




Voi trovate i nostri corpi rozzi e disaggradevoli, ma se aveste visto passare a voi davanti Elena, Frine, Aspasia, Saffo, Cleopatra, Lucrezia Borgia, Agnese Sorel, Diana di Poitiers, Margherita di Valois, la Borghese, la Tallien, la Récamier e le sue meravigliose rivali, pensereste forse in modo differente.

 

Ah! caro Marziano, permettetemi alla mia volta di rimpiangere che non conosciate la Terra che assai da lunge’. 

 

V’ingannate; io ho abitato cinquant’anni in quel mondo; ciò mi è bastato, e non vi farò certo ritorno. Tutto vi è mal riuscito, perfino... quel che vi sembra più seducente.

 

Vi immaginate voi dunque che su tutte le Terre del Cielo, i fiori diano vita ai frutti nello stesso modo?

 

Non sarebbe cosa un po’ crudele?

 

Quanto a me, amo le margherite e le rose in bocciolo.




‘Ma’

 

 – ripresi io –

 

‘vi furono nondimeno, e contro ogni malvolere, grandi intelligenze sulla Terra e creature veramente sorprendenti. Non è lecito forse cullarsi nella speranza che la bellezza fisica e morale andrà perfezionandosi sempre più, come fece sin qui, e che le menti umane si faranno progressivamente sempre migliori?

 

Non si passa tutto il tempo della vita intenti a mangiare, e gli uomini finiranno pure, nonostante i loro lavori materiali, per consacrare ogni giorno alcune ore allo sviluppo della loro intelligenza. Allora, senza dubbio, non continueranno più a fabbricare piccoli dèi a loro immagine, e fors’anche sopprimeranno essi le loro puerili frontiere per lasciar regnare l’armonia e la fraternità’.




No, amico mio, giacché se lo volessero, essi lo farebbero già fin d’ora.

 

Ora essi se ne guardano bene!

 

L’uomo terrestre è un animaletto che da una parte non prova più il bisogno di pensare, non avendo neppure l’indipendenza dell’anima, e che, d’altra parte, ama battersi e fonda netto e schietto il diritto sulla forza.

 

Tale è il suo buon piacere, e tale è la sua natura.

 

Non farete mai che una fronda di biancospino abbia a portare pesche. Pensate dunque che le più vaghe ed incantevoli bellezze terrestri a cui faceste allusione testé, non sono che mostri grossolani a petto delle nostre aeree donne di Marte che vivono dell’aria delle nostre primavere, dei profumi dei nostri fiori, e sono sì voluttuose, nel solo fremito delle loro ali, nel bacio ideale d’una bocca che non mangiò mai, che se la Beatrice di Dante fosse stata di tale natura, non mai l’immortale fiorentino avrebbe potuto scrivere due cantiche della sua Divina Commedia: egli avrebbe incominciato il suo poema dal Paradiso e non ne sarebbe mai disceso.




Pensate dunque che i nostri adolescenti hanno altrettanta scienza innata quanto Pitagora, Archimede, Euclide, Keplero, Newton, Laplace e Darwin dopo tutti i loro laboriosi studi; i nostri dodici sensi ci mettono in comunicazione diretta coll’universo; noi sentiamo di qui, a cento milioni di leghe, l’attrazione di Giove che passa e vediamo ad occhio nudo gli anelli di Saturno: indoviniamo l’approssimarsi d’una cometa e il nostro corpo è impregnato dell’elettricità solare che mette in vibrazione tutta la natura.

 

Non vi sono mai stati qui né fantasmi religiosi, né carnefici, né martiri, né divisioni internazionali, né guerre; ma, fin dai suoi primi tempi, l’umanità, naturalmente pacifica e affrancata da ogni bisogno materiale, ha vissuto indipendente di corpo e di mente, in una costante attività intellettuale, elevandosi senza tregua nella cognizione della Verità.

 

Ma venite piuttosto fin qui.




Io feci alcuni passi coi miei interlocutori sulle cime della montagna, e giungendo in vista dell’altro versante, scorsi una moltitudine di luci dai diversi colori che danzavano vagamente nell’aria.

 

Erano gli abitanti che, nelle ore di notte, divengono, quando lo aggradiscano, luminosi.

 

Carri aerei, che parevano formati di fiori fosforescenti, traevano seco orchestre e cori, e venendo uno d’essi a passarci vicino, vi prendemmo posto in mezzo ad una nube di profumi. Le sensazioni ch’io provavo erano in modo singolare estranee a tutte quelle da me gustate sulla Terra, e quella prima notte su Marte passò come rapido sogno, in quanto che, all’aurora io mi trovavo ancora nel carro aereo intento a discorrere coi miei interlocutori, coi loro amici e colle loro indefinibili compagne.

 

Quale panorama allo spuntar del Sole!

 

Fiori, frutti, profumi, palazzi da fate si ergevano sopra isole dalla vegetazione aranciata; le acque si stendevano quali limpidi specchi e gaie coppie aeree discendevano danzando a volo su quelle rive incantatrici. Là, tutti i lavori materiali sono compiuti da macchine e diretti da alcune razze animali perfezionate, la cui intelligenza è press’a poco della stessa natura di quella degli abitanti umani della Terra.




Gli abitanti di Marte non vivono che di puro spirito e per lo spirito; il loro sistema nervoso è giunto ad un grado tale che ognuno di quegli esseri, ad un tempo oltremodo delicato e di gran vigoria, sembra un apparecchio elettrico, e che le loro impressioni d’ordine sensitivo, risentite assai più dalle loro anime che non dai loro corpi, sorpassano del centuplo tutte quelle che i nostri cinque sensi terrestri possano mai offrirci...

 

Una specie di palazzo d’estate, illuminato dai raggi del Sole sorgente, s’apriva al disopra della nostra gondola aerea, e la mia vicina, le cui ali fremevano d'impazienza, posò il suo piede delicato su un cespo di fiori che si levava tra due zampilli di profumi.

 

Ritornerai tu sulla Terra?

 

disse ella tendendomi le braccia?

 

‘Giammai!’

 

gridai io...

 

E mi lanciai verso di essa...




Ma, in quel medesimo istante, mi ritrovai solitario, presso il bosco, sul versante della collina ai cui piedi serpeggiava la Senna dai giri tortuosi.

 

Giammai!... ripetei io, cercando di raccogliere il dolce sogno dissipatosi.

 

Dov’ero io dunque?

 

Oh! era pur bello!

 

Il Sole era appena tramontato, e già il pianeta Marte, allora splendidissimo, s’accendeva nel cielo.

 

Ah!

 

feci io, attraversato quasi da un baleno fugace

 

 io ero là!

 

Cullati dalla medesima attrazione, i due pianeti vicini si guardano attraverso lo spazio trasparente. Non avremmo noi, in questa fraternità celeste, una prima immagine dell’eterno viaggio?

 

La Terra non è più sola nel mondo. I panorami dell’infinito incominciano a dischiudersi, e si soggiorni qui od altrove, noi siamo, non i cittadini d’un paese o di un mondo, ma, per vero, i cittadini del Cielo.


(Dialoghi con i marziani; di prossima pubblicazione)