giuliano

venerdì 31 maggio 2019

L’IDENTITA’ DELLA NATURA (umana & ambientale, ovvero conquiste scientifiche) (28)











































Precedenti capitoli:

L'identità della Natura (27)

Prosegue nella...

Identità della Natura (ovvero: simboli nuovi) (29)














(12) L’unica conquista in codesto panorama accennato può dirsi quella scientifica, ma talvolta o troppo spesso una certa ‘scienza’ (priva di integrità etica e morale) si è prostituita a superiore interesse di Stato con la parvenza di assicurarsi i frutti, non solo di un modesto ‘brevetto’ della dovuta conquista specchio dell’ingegno, ma anche la protezione ben remunerata del Sovrano di turno. Non mi dilungo negli estesi esempi del mare della Storia. Uno di questi per ciò detto circa la collisione di diversi interessi lo possiamo riscontrare nell’odierno èvo, e se pur mutato e dicono evoluto, in verità e per il vero, ben ancorato a quanto un diverso termometro ha pur sempre rilevato in un diverso ambiente posto, misurando cioè, la globale e non relativa consistenza di ben altra temperatura misura d’ogni ricchezza cagionata qual vera unica stagione da cui la Vita.

(13) Per quanto detto nascono tante correnti, e non solo di pensiero, circa la cultura dell’uomo sposa di medesimo ugual ingegno e non solo scientifico, caratterizzare l’intero costante processo di medesimo ‘clima’ dell’evoluzione, la quale non può e deve essere alienata dai suoi Principi e valori sottratti dai fondamenti da cui l’Etica detta.

(14) Se così fosse dovremmo misurarci in medesimi ‘carotaggi storici’ da cui la detta conquista polare, come leggeremo, sta ricontrattando circa l’evoluzione nei fenomeni alieni ed avversi alla stessa. E altresì, motivati da tutti quei valori, e non solo di propria o impropria conquista, per comprendere come talune fondamenta di stratificazioni culturali talmente mutati nei propri costumi da dover considerare ‘simmetrici’ ed impropri fenomeni tellurici ‘precipitare’ e non ‘emergere’ continenti (e relative successive ‘cime’) ad una nuova ‘deriva’ specchio di una e molteplice impropria evoluzione, e non solo scientifica, qual isolato fenomeno esulare dalla stessa.

(15) E quando la scienza in determinati medesimi ambienti apparentemente conquistati non riesce ad apportare o solo concretizzare, e di conseguenza, colmare distanza divario e lacuna manifestando ciò che avveniva in un èvo precedente, e di cui pensiamo aver superato il baratro di oscuro ‘ghiaccio e tenebre’; o, all’opposto, di comprovata ricerca dell’Anima quanto dello Spirito, quindi, Filosofia Dio e Dottrina e con loro ogni Etica inerente l’uomo, anche soggette a quelle tenebre, ‘nebbia’ della Storia, per ciò cui evoluta simmetrica ‘cultura’ inerente alla propria genetica, ma anche ed in qual tempo inabissato nel graduale processo soggetta alla graduale manifestazione della stessa, inesorabilmente naufragato in diversi ‘miti’ dell’inarrestabile ‘progresso’. Giacché l’‘antico’  superato e mutato in diversa ‘visione’ con nuovi ‘valori’ da cui ‘apparente’ chiaro orizzonte e certo non più ‘nebbia’ qual tenebra orrore dell’uomo.    

(16) Nella comprovata differenza d’un Pensiero  ben naufragato al porto della Ragione motivato ed incarnato dalla Natura quale vera scienza di una superiore Etica. In quanto pur la stessa (scienza) aver apportato tutti quei benefici della propria dottrina, in realtà, alla polare deriva di una molteplice impropria conquista, nella quale riscontriamo, come la Natura e non certo l’uomo, goda di quella perfezione di cui la nostra costante, oltre che osservazione ed ispirazione, anche motivazione di preservarne la incorrotta essenza. ‘Essenza’, come direbbe un buon teologo e non più scienziato, da cui assumere una corretta ‘Identità’ circa morale diritti e doveri, giacché l’umana derivata irrimediabilmente contaminata e non solo dal primo peccato d’una genesi antica, ma da ben altra genesi da cui non riesce risolverne l’equazione o solo l’enunciato della propria ed altrui evoluzione dedotta e tradotta anche nell’ottica della scienza,  entrambe irrimediabilmente ancorate ad un relativo ‘nodo’ condotta e misura dell’intera navigazione da cui successiva propria o impropria conquista.

(17) Giacché ciò che ne deriva uno o più  Continenti su cui approdati quali nuovi o vecchi conquistatori seppur ben finanziati per ciò che di più importante governa la stiva motivo della ‘conquista’. In realtà, prendo lo spunto per una buona simmetria: in quel Secolo in cui nacque stampa e conquista, i ‘caratteri’ così come ogni ‘rivoluzione’ culturale imporre nelle successive evoluzioni della Storia non aver apportato i benefici di cui l’intera successiva cultura, anche ‘informatizzata’, accessibile ad ognuno. Così come l’originaria ‘rivoluzione’ (o se preferite ‘evoluzione’) avrebbero dovuto, nella ‘logica lineare’ e non solo numerica con la quale non solo quantifichiamo ma anche poniamo il dovuto necessario distinguo nei secoli della Storia (ecco perché talvolta, o troppo spesso, pensiamo a ragione di non appartenere al secolo giusto donde la Memoria genetica riflessa nella ‘freccia del Tempo’ comporta tutti quei processi e non solo psicologici in cui l’uomo riconoscendo se medesimo, riflette, e quindi ricerca ‘quanto’ trascorso e ‘quanto’ gli apparteneva in ‘difettevole’ medesima ragione assoggettata a diversa impropria scientifica e non certo spirituale interpretazione). O vorremmo! Anzi pur la ‘duplice conquista’ eppure l’evoluzione arretrare la propria ‘doppia cima’, (così come l’uomo nella differenza da cui la Natura) ‘nodo’, della navigazione approdata alla conquista. Se sia Amerigo o un Cristoforo sempre e quantunque finanziati con a bordo scienza e dottrina non men che Bibbia fresca di torchio. E se pure la geografia mutata da quel lontano secolo, in verità e per il vero, pur l’ausilio della stampa delinearne i contorni, la Spirale del Tempo ferma, come se ogni conquista non fosse mai acquisita ed ‘incarnata’ dai geni della Storia. Potremo altresì stabilire immagazzinata, il che risponde a ben altro principio e distinguo e relativa misura. Così come siamo partiti circa la vera conquista in nome della scienza. Giacché dai dati che presto enunceremo grazie alla ‘conquista’ detta arretrare il termometro della ‘compartecipata’ indispensabile essenza dell’Elemento stratosferico, non ad un èra glaciale, stima di ciò cui soggetto e non solo l’uomo nella fasi alterne della propria Storia, ma un totale costante intero dissolvimento (e non più èra) per ciò concernente il basilare suo medesimo stesso principio circa la Vita e con essa la Spirale donde deriva. Esposta e soggetta, non al naufragio bensì al corso di una Natura assoggettata ai solidi principi d’un più vasto Universo da cui ogni Elemento nato ed evoluto in ciò cui Terra quindi Vita Natura ed infine all’ultimo ‘secondo’ l’Uomo. Si prenda dovuta nota: ultimo Secondo in quanto nella Spirale da cui la Materia da un primo fuoco della Natura, ‘Secondo’ e non certo primo elemento alla caverna assiso cogitare se medesimo ‘glutterata’ esclamazione suggerita dall’apparente ‘Nulla’ da cui prima ma ultima lingua specchio dell’intero Universo. E da cui il successivo dono della Vita ben differente dalla ricchezza per ogni stiva motivo della propria ed altrui presunta conquista.  Ed allora non oserei mai rinnegare quella antica (ortodossa e non) ‘scolastica’ derivata dalla stratificazione di altrettanti secolari Principi etici e morali di vita come ‘miti’ evoluti e certo mai periti. Riconsidererei semmai i nuovi (‘miti’) qual frutti corrotti di una nuova inesorabile impropria Apocalisse, medesima e con ugual oculo circa il disastro prossimo a venire, non certo Alba ma tramonto con cui apostrofare vecchia ma sempre nuova dottrina per chi cotal Storia di vita disconosce riconoscendo solo i valori di un Orwelliano progresso.

  (18) Nei dati raccolti (dello stesso) nella lenta Spirale moto e specchio dell’Universo il danno apportato per superiore interesse dell’Economia fungere in moto contrario. E ciò che pur incontrastato (Primo) Principio e non più dottrina nel voler salvare la Terra per conto ed in nome d’un più globale universale interesse dell’evoluzione detta (e Dio), naufragato ad un diverso improprio ‘fine’ ben ancorato ed assoggettato al porto della politica. Così vien da se che non tanto la Ragione fondata su solidi motivi di Etica morale trascesi nella successiva Scienza e Dottrina, ma quantunque l’impropria conquista circa la polarità detta. La quale manifesta la ‘duplice’ impropria consistenza nel voler emarginare, o ancor peggio, negare quanto, non solo misurato e calcolato, ma quanto mutato pur nell’affermazione di una medesima conquista con i caratteri propri dell’evoluzione applicati alla Gaia (e non solo Scienza) qual essere vivente nel totale insieme composto da tutti quei fattori ‘micro e macro’ scopici atti a modificarne, come la chimica insegna, il relativo destino. Non più, si badi bene, ‘Secondo’ secolari regole della Natura, ma all’opposto, ‘ultimi’ principi che ne violano irreparabilmente, e oserei dire, compromettono non solo il destino detto, ma anche ogni Elemento nella capacità impossibile alla Natura quindi successivamente all’uomo, nel manifestare la propria graduale lenta evoluzione la quale ha portato lo stesso al proprio ed altrui compimento. Se dovessimo negare o sottovalutare altro fine e non più principio assoggettatati alla ‘corrotta politica’ sottratti all’ausilio di qual si voglia Etica e morale (con cui riconosciamo il progresso [e non più Scienza] specchio d’una impropria ricchezza) destineremmo non più la Terra e l’intero Ecosistema, ma altresì la successiva intera Economia. Allora bisogna pur sostenere che l’impropria conquista ha raggiunto termini non tanto di crescita ma relativa incompatibilità con l’ambiente da cui la corsa e relativa ‘cima’, sia essa polare o di una singola vetta, come potrebbe esserlo la relativa rivoluzione informatica… riflessa nei ‘caratteri’ non solo della ‘cultura’ ma della dovuta dottrina cui appartiene il navigare destino e misura dell’uomo…




Come è già stato detto, il termometro minimo  e il termometro ad oscillazione mancavano completamente. Durante i primi sei mesi non sono stati usati termometri ad oscillazione a ‘toluol’. I termometri ad oscillazione sono di vetro corti e sottili, con un forte anello nella parte superiore; prima di essere letti, si girano rapidamente alla fine di una corda lunga circa mezzo metro, o in un apparato speciale per lo scopo. L’oscillazione porta il termometro in contatto con un grande volume d’aria, e quindi dà la temperatura reale dell’aria più facilmente che se fosse appesa tranquillamente nello schermo dello stesso punto. A partire dal primo ottobre  un termometro a mercurio fu inserito nello schermo, anche se solo uno diviso per gradi interi; quelli divisi in quinti di scala, naturalmente, avrebbero dato una lettura più sicura. Ma è evidente, tuttavia, che i termometri ad alcol utilizzati sono corretti e non differiscono tra loro che di mezzo grado (centigrado), e anche questo la differenza può senza dubbio essere spiegata da un termometro come sopra descritto mentre l’altro rimaneva appeso al suo posto. Le osservazioni sono, quindi, date senza correzioni. Solo alla fine di dicembre era ad uso esclusivo fatta di termometri a mercurio. È stato a causa di un fraintendimento che i termometri a mercurio non sono stati utilizzati anche nel primo semestre, durante quei periodi in cui la temperatura non è scesa sotto il punto di congelamento del mercurio (-89°C). Ma i termometri a ‘toluol’ in uso erano vecchi e buoni strumenti, in modo che anche le osservazioni per questo periodo possano essere considerato perfettamente affidabile. Certo, tutti i termometri erano stati esaminati attentamente dall’Istituto Meteorologico norvegese della Fram. Il punto di congelamento è stato regolarmente testato nella neve che si scioglie. I risultati mostrano che l’inverno sulla Barriera era circa 12° C. (21-6°F.) più bassa di quanto non lo sia in McMurdo Sound, dove svernavano le spedizioni britanniche invernali. Il mese più freddo è Agosto, con una temperatura media di -44,5° C. (-48° F); per quattordici giorni durante questo mese la temperatura era sotto -50° C. (-58 ° F.). La temperatura più bassa si è verificata 13 agosto: -58-5° C. (-73° F); il giorno più caldo in questo il mese ha avuto una temperatura di - 24°C. (-11’2°F.). In ottobre inizia la primavera ad avvicinarsi, e nel mese di dicembre il la temperatura culmina con una media per il mese di – 6,6° C., e una temperatura massima più alta di – 0,2°C.. La temperatura non era quindi mai sopra il punto di congelamento, anche nella parte più calda dell’estate.

(R. Amundsen, La conquista del Polo Sud)




Nel decennio 2004-2013, la fusione della coltre glaciale della Groenlandia è avvenuta a una velocità che non ha riscontri in nessun altro periodo degli ultimi 350 anni. La scoperta è avvenuta grazie alla prima ricostruzione dei tassi di fusione dell’immensa coltre di ghiaccio dal 1650 a oggi. La calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo a un ritmo superiore a quello mai avvenuto negli ultimi 350 anni. A mostrarlo è il primo studio che è riuscito a controllare su scala complessiva l’intensità di fusione superficiale e del deflusso delle acque di quell'immensa riserva di ghiacci. Lo studio, condotto da un gruppo internazionale di ricercatori diretta da Michiel R. van den Broeke dell’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, è pubblicato su ‘Nature’:




La calotta glaciale della Groenlandia (GrIS) contribuisce in modo crescente all’innalzamento globale del livello del mare, con la recente perdita di massa di ghiaccio dominata dal deflusso superficiale dell’acqua di disgelo. Le osservazioni satellitari rivelano tendenze positive in GrIS, ma la fusione di variabilità, intensità e ruscellamento rimane incerta prima dell’era satellitare. Qui presentiamo la prima registrazione continua, multi-secolo e soggetta all’osservazione dell’intensità e del deflusso della superficie di fusione del GrIS, rivelando che l’entità della fusione del GrIS recente è eccezionale per almeno gli ultimi 350 anni. Sviluppiamo questo record attraverso l’analisi stratigrafica delle carote di ghiaccio della Groenlandia dell’ovest centrale e dimostriamo che le misurazioni degli strati di colata ricostituiti nelle carote di ghiaccio della zona di percolazione possono essere utilizzate per ricostruire in modo quantificabile e riproducibile le velocità di fusione passate. Mostriamo correlazioni significative (P <0,01) e spazialmente estese tra questi dischi di fusione derivati ​​dal nucleo di ghiaccio e le velocità di fusione modellate e la durata di fusione derivata dal satellite in tutta la Groenlandia in modo più ampio, consentendo la ricostruzione dell’intensità e del deflusso superficiale della fusione della superficie del ghiaccio. Scopriamo che l’inizio degli aumenti nella fusione del GrIS segue da vicino l’inizio del riscaldamento artico dell’era industriale a metà del 1800, ma che l’entità della fusione del GrIS è emersa solo di recente oltre la gamma della variabilità naturale. A causa di una risposta non lineare di fusione superficiale all’aumento delle temperature dell’aria estiva, il continuo riscaldamento atmosferico porterà a rapidi aumenti del deflusso di GrIS e dei contributi a livello del mare… 

Il ghiaccio glaciale può variare da diverse centinaia a diverse centinaia di migliaia di anni, rendendolo prezioso per la ricerca sul clima. Per vedere un record sul clima a lungo termine, gli scienziati possono trivellare ed estrarre carote di ghiaccio dai ghiacciai e dalle calotte glaciali. Le carote di ghiaccio sono state prelevate da tutto il mondo, tra cui Perù, Canada, Groenlandia, Antartide, Europa e Asia. Questi nuclei sono registrazioni continue che forniscono agli scienziati informazioni anno per anno sul clima del passato. Gli scienziati analizzano vari componenti di nuclei, in particolare bolle d’aria intrappolate, che rivelano la composizione atmosferica del passato, le variazioni di temperatura e i tipi di vegetazione. I ghiacciai conservano frammenti di atmosfera di migliaia di anni fa in queste minuscole bolle d’aria o, più profondamente all’interno del nucleo, intrappolati all’interno del ghiaccio stesso. Questo è un modo in cui gli scienziati sanno che ci sono state diverse ere glaciali. Le epoche passate possono essere ricostruite, mostrando come e perché il clima è cambiato e come potrebbe cambiare in futuro.

Gli scienziati stanno anche scoprendo che i ghiacciai rivelano indizi sul riscaldamento globale. Quanto si riscalda naturalmente e non la nostra atmosfera nell’epoca dell’ ‘Ice Age’? In che modo l’attività umana influisce sul clima? Poiché i ghiacciai sono così sensibili alle fluttuazioni di temperatura che accompagnano i cambiamenti climatici, l’osservazione diretta del ghiacciaio può aiutare a rispondere a queste domande. Dall’inizio del XX secolo, con poche eccezioni, i ghiacciai di tutto il mondo si sono ritirati a ritmi senza precedenti. Alcuni scienziati attribuiscono questo massiccio ritiro glaciale alla Rivoluzione industriale, iniziata intorno al 1760. In effetti, in questo secolo sono scomparse diverse calotte glaciali, ghiacciai e banchi di ghiaccio . Molti altri si stanno ritirando così rapidamente da poter svanire nel giro di pochi decenni.

Gli scienziati stanno scoprendo che la produzione di energia elettrica usando carbone e petrolio, e altri usi dei combustibili fossili nei trasporti e nell’industria, colpisce il nostro ambiente in modi che prima non avevamo capito. Negli ultimi 200 anni circa, l’attività umana ha aumentato la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera del 40% e altri gas, come il metano (gas naturale) di un fattore da 2 a 3 o più. Questi gas assorbono il calore irradiato dalla superficie della terra e assorbendo questo calore l’atmosfera si riscalda lentamente. I gas che intrappolano il calore, a volte chiamati ‘gas a effetto serra’, sono la causa della maggior parte del riscaldamento del clima e della ritirata dei ghiacciai negli ultimi 50 anni. Tuttavia, cause correlate, come l’aumento di polvere e fuliggine da pascolo, agricoltura e combustione di combustibili fossili e foreste, stanno anche causando il ritiro del ghiacciaio. Infatti, la scoperta del 1991 di un ‘uomo di ghiaccio’ di 5.000 anni, conservato in un ghiacciaio nelle Alpi europee, ha affascinato il mondo. Tragicamente, ciò significa anche che questo ghiacciaio si sta ritirando maggiormente di quanta strada abbia esteso il proprio sviluppo in 5.000 anni, e anche altri ghiacciai sono altrettanto sofferenti. Gli scienziati stanno cercando di mettere insieme tutti i dati che stanno raccogliendo, vogliono scoprire se il riscaldamento globale indotto dall’uomo possa comprometterne l’intero loro sviluppo e di conseguenza l’esistenza e non solo per l’ecosistema ma, per ed in,… Ragione dell’uomo.

Aprile ha raggiunto un nuovo record per l’estensione del ghiaccio marino artico. La perdita di ghiaccio marino è stata rapida all’inizio del mese a causa del calo nel Mare di Okhotsk. Il tasso di perdita di ghiaccio è rallentato dopo l’inizio di aprile, in parte a causa dei guadagni di estensione nei mari di Bering e di Barents. Tuttavia, l’estensione del ghiaccio quotidiano è rimasta a livelli record per tutto il mese.

L'estensione del ghiaccio marino artico per l’aprile 2019 è stata in media di 13,45 milioni di chilometri quadrati (5,19 milioni di miglia quadrate). Si trattava di 1,24 milioni di chilometri quadrati (479.000 miglia quadrate) al di sotto dell’estensione media a lungo termine dal 1981 al 2010 e di 230.000 chilometri quadrati (89.000 miglia quadrate) al di sotto del precedente minimo stabilito nell’aprile 2016.

La rapida perdita di ghiaccio si è verificata nel Mare di Okhotsk durante la prima metà di aprile; la regione ha perso quasi il 50% dei suoi ghiacci entro il 18 aprile.

Sebbene il ghiaccio marino stesse monitorando a livelli record nel Mar di Bering dall’1 al 12 aprile, la copertura di ghiaccio si è espansa più tardi nel mese. Altrove, ci sono stati pochi cambiamenti, ad eccezione delle piccole perdite nel Golfo di San Lorenzo, nella parte meridionale del Mare Orientale della Groenlandia e a sud-est di Svalbard. Inoltre, aree di acqua aperta sviluppate lungo le regioni costiere del Mare di Barents. Il bordo del ghiaccio si espandeva leggermente ad est di Novaya Zemlya.

Le temperature dell’aria al livello di 925 hPa (circa 2.500 piedi sopra la superficie) erano sopra la media attraverso l’Artico durante le prime due settimane di aprile, specialmente sul Mare della Siberia Orientale e sulla calotta glaciale della Groenlandia, dove le temperature dell’aria erano fino a 9 gradi Celsius (16 gradi Fahrenheit) sopra la media (Figura 2b). Altrove, le temperature di 925 hPa erano tra i 3 ei 5 gradi Celsius (da 5 a 9 gradi Fahrenheit) sopra la media, incluso il Mare di Okhotsk dove la perdita di ghiaccio all’inizio del mese era particolarmente prominente. Queste condizioni relativamente calde erano legate a un modello di pressione del livello del mare elevato sul Mare di Beaufort, associato a una bassa pressione del livello del mare su Alaska, La Siberia e i sui mari di Kara e Barents. Questo ha spinto l’aria calda da sud sul Mar della Siberia orientale. Allo stesso modo, un’alta pressione sulla Groenlandia e sul Nord Atlantico.

Durante la seconda metà del mese, le temperature sono rimaste sopra la media sulla maggior parte dell’Oceano Artico e fino a 8 gradi Celsius (14 gradi Fahrenheit) sopra la media sul Mare Orientale della Groenlandia. Tuttavia, le temperature erano da 1 a 5 gradi Celsius (da 2 a 9 gradi Fahrenheit) al di sotto della media sul Mare di Bering e fino a 8 gradi Celsius (14 gradi Fahrenheit) al di sotto della media dell'Arcipelago Artico canadese. Le temperature dell'aria erano leggermente inferiori alla media nel Mare di Kara.

Il tasso di declino lineare dal 1979 al 2019 per l'estensione del ghiaccio di aprile è di 38.800 chilometri quadrati (15.000 miglia quadrate) all’anno, o del 2,64% per decennio rispetto alla media del 1981-2010.

Il ghiaccio marino più giovane tende ad essere più sottile del ghiaccio più vecchio. Pertanto, l’età glaciale del mare fornisce una valutazione iniziale delle aree più suscettibili allo scioglimento durante la prossima estate. La copertura di ghiaccio marino artico continua a diventare più giovane (Figura 4), e quindi, in media, più sottile.

Quasi tutto il ghiaccio più vecchio (di 4 anni), che una volta costituiva circa il 30% del ghiaccio marino nell’Oceano Artico, è scomparso.

A partire dalla metà di aprile 2019, il ghiaccio di 4 anni fa rappresentava solo l’1,2% della copertura di ghiaccio (Figura 4c). Tuttavia, il ghiaccio da 3 a 4 anni è leggermente aumentato, passando dall’1,1 percento del 2018 al 6,1 percento quest’anno. Se il ghiaccio sopravvive alla stagione estiva di scioglimento, ripristinerà in qualche modo la categoria di 4 anni che andrà all'inverno dal 2019 al 2020. Tuttavia, negli ultimi anni c'è stato un tale riapprovvigionamento.

Gli scienziati del Alfred Wegener Institut  (AWI) hanno monitorato e analizzato il moto dei ghiacci usando i dati satellitari dal 1998 al 2017 e hanno concluso che solo il 20% del ghiaccio marino che si forma nei bassi mari russi dell’Oceano Artico raggiunge ora l’Oceano Artico centrale per aderire al Transpolar Drift Stream.

I mari russi, tra cui Kara, Laptev e il Mar della Siberia orientale, sono considerati il ​​vivaio di ghiaccio dell’Artico. Il restante 80% di questo ghiaccio del primo anno si scioglie prima che abbia la possibilità di lasciare questo vivaio. Prima del 2000, quel numero era di circa il 50%.

Queste conclusioni trovano supporto dalle osservazioni dello spessore del ghiaccio marino nello Stretto di Fram, che è alimentato dal Transpolar Drift Stream. Gli scienziati AWI raccolgono regolarmente dati sullo spessore del ghiaccio nello stretto di Fram come parte del loro programma IceBird . Il ghiaccio che ora lascia l’Oceano Artico attraverso lo stretto di Fram è, in media, il 30 percento più sottile di 15 anni fa. Ci sono due ragioni per questo. Innanzitutto, gli inverni sono più caldi e la stagione di scioglimento inizia molto prima di quanto non fosse in passato. In secondo luogo, gran parte di questo ghiaccio non si forma più nei mari poco profondi, ma molto più a nord. Di conseguenza, ha meno tempo per addensarsi per la crescita invernale e/o per la risalita mentre attraversa l’Oceano Artico.

Questi cambiamenti nel trasporto e nella fusione influiscono sui flussi biogeochimici e sui processi ecologici nell'Oceano Artico centrale.

Per esempio, in passato, il ghiaccio marino formatosi lungo i bassi mari russi trasportava materiale minerale, compresa la polvere proveniente dalla tundra e dalla steppa, fino allo stretto di Fram. Oggi i banchi di fusione rilasciano questo materiale in rotta verso l’Oceano Artico centrale. Molto meno materiale ora raggiunge lo stretto di Fram ed è diverso nella composizione. Questa scoperta si basa su due decenni di dati provenienti da trappole di sedimenti mantenute nello stretto di Fram dai biologi dell’AWI. Invece di minerali siberiani, le trappole dei sedimenti contengono ora resti di alghe morte e microrganismi che crescevano all’interno del ghiaccio mentre andava alla deriva…













Nessun commento:

Posta un commento