giuliano

mercoledì 3 giugno 2020

CERCATORI D'ORO (28)











































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Cercatori d'oro (27)

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I cercatori d'oro (29)

& Il capitolo completo (30)

& La grande 'depressione' (31/2)













Al principio della mia esistenza nata all’orfanotrofio, fui introdotto a una specie di ‘vita in transito’, passando da un ‘guardiano’ all’altro, da uno spettatore all’altro, da un idiota all’altro, mentre i legni veniva caricati su battelli a vapore del Mississippi.

In effetti, si trattava piuttosto di un continuo passaggio approssimativo di brevi palcoscenici, brevi seppur eterni ritratti, comunque molto distanti dalla mia città natale in Ohio… o in qualsiasi parte del mondo…




E ho sempre pensato che non ci sarebbero stati così tanti ‘frammenti figurativi’personaggi da palcoscenico’caratteriali comparse’ che potevano essere trascurati ed attraverso i quali, osservandoli, navigo il difficile Fiume della Vita; ed ora lo confesso, mi sono dilettato attraverso la ‘maschera’ di quei lineamenti, e se i passaggi non fossero stati così ampiamente ispirati da questi personaggi da teatro: caricature di se medesimi pur atteggiandosi ad altri; sarei regredito ad un improprio palcoscenico.

Questione di stile!

Questione di intelligenza!




Tutto è Teatro in questa loro comparsa, a noi l’intelligenza o al contrario l’idiozia della (loro) maschera restituita e riflessa nello specchio del delirante ‘atto’ della Storia…

Alla fine, all’età di otto o nove anni, fui spedito a Buffalo, New York, per essere iscritto a scuola.

Sono stato mandato lungo il lago Erie da Toledo, a bordo del vecchio piroscafo Indiana, comandante del capitano Appleby.

Molte Anime che affollano il Fiume ricorderanno questo mestiere, il primo con cui mi sono dilettato, e da parte mia ora ricordo il ‘nobile indiano meccanizzato’ con cui attraversare il Fiume di Anime, mentre si trova a cavalcioni nella solitaria catasta di fumo che lentamente penetra l’alba come il tramonto. Anche un magro gruppo di ‘ottoni’, in posa e seduti vicino a lui come la generosa usanza di quei giorni, ed imbarcato al piroscafo durante il viaggio si ode musica fine, oppure, suono scomposto e sgradevole, sapete… dipende molto dal ‘copione’ recitato.




Dallo stile.

Dalla Compagnia del teatro!

Dipende molto dal regista della nuova Compagnia!

Ad uno sguardo più attento, il coraggio attenuato e affumicato della mia èstasi giovanile, ahimè! sembra più una sagoma indifferente intonacata e belligerante contro il cielo; ma è stato il primo pezzo di statuaria bellezza colta che abbia mai visto e sentito; e il Belvedere di Apollo, a Roma, o l’orchestra di Strauss, guidata da lui stesso, a Vienna, non ha mai suscitato in me così tanti brividi di ammirazione.




Trascorsero molti mesi prima che quell’indiano di spessa lamiera smettesse di navigare di giorno come di notte attraverso una nuvola mista di fumo di carbone e musica d’ottone, nei miei sogni da ragazzo.

Il lago era straordinariamente calmo e l’intero passaggio per Buffalo è stato, per anni, uno dei miei ricordi più piacevoli. In quel Viaggio, senza dubbio, fu generato il primo amore per i battelli a vapore, il cui frutto maturò poco dopo nelle avventure che sto per raccontare. Ma questo affetto sconfinato per le specie di imbarcazioni in questione mi consente di ricordare, come si vedrà direttamente, i nomi di tutti i vecchi piroscafi da lago e di Fiume che avevano a che fare con la mia infanzia.




Senza manifestare un compassionevole sentimento che sono sicuro non commuove o commuoverà alcuno, nel narrarvi dei due o tre miserabili anni trascorsi in compagnia di questi teatranti, futuri razzisti di ben altre commedie non più recitate per ampie platee.

Ho avuto presagi della mia prima visione del grande Mississippi e del funzionamento pratico della legge di Lynch allo stesso tempo nella notte del nostro avvento al ‘Cairo’ ben illuminata dai fuochi di una magistrale esecuzione.



Un negro, a quanto pare, era il proprietario o il locatario di una vecchia barca del molo che era stata ormeggiata all’argine di quella città adibita ad uso di sala da gioco. Il comitato di vigilanza, che allora governava il Cairo, si era spesso sforzato di catturare il negro e di sottoporlo a processo; ma lui, astuto, aveva passaggi segreti da una parte all’altra del molo, con cui sfuggiva sempre ai suoi inseguitori.

Non avendo dubbi sul fatto che fosse colpevole di diversi omicidi, i vigilantes, nella notte del nostro arrivo, erano scesi sull’argine, duecento o trecento, armati, ben equipaggiati e determinati a catturarlo. In risposta alle loro convocazioni non ricevettero altro che insulti dal negro, ancora fuori dalla vista e al sicuro in uno dei suoi nascondigli.




A un dato segnale la nave del molo fu incendiata e fu lasciata andare alla deriva, e mentre galleggiava nella corrente, i vigilantes la circondarono con piccole imbarcazioni, e con i fucili pronti per impedire la fuga del negro.

Quando la barca del molo era nel Fiume, il negro apparve audacemente nel luogo che, nel mezzo di tutte le imbarcazioni fluviali di quel tipo, veniva lasciato aperto per l’accoglienza e lo scarico delle merci. E ora si  verifica una scena, così sensazionalmente drammatica, così facilmente adattabile al palcoscenico di questi ultimi giorni, che non avrei il coraggio di metterla in relazione con la verità se non avessi assistito ai miei occhi.




Il negro non è stato catturato fino a quando non ha rotolato un grosso barilotto di polvere nel mezzo dello spazio aperto appena menzionato. Mentre si trovava alla luce della sua nave in fiamme, la gente delle piccole barche nel fiume poteva vedere che aveva un moschetto armato ed il barilotto di polvere. Quindi il negro li sfidò a salire e prenderlo, versando su di loro allo stesso tempo orribili giuramenti e maledizioni che raramente provengono dalle labbra dell’uomo.




Le piccole imbarcazioni mantenevano ora una distanza adeguata, i loro occupanti si preoccupavano solo di impedirne la sua fuga in acqua. Mentre le fiamme si addensavano attorno a lui, il negro si fermò, fluttuando nell’oscurità che avvolgeva il maestoso fiume, con il suo moschetto carico e con il barile di polvere dinamitarda, imprecando e sfidando i suoi carnefici. Abbiamo udito l’esplosione lungo il torrente e abbiamo visto affondare la barca del molo.

Il giorno dopo parlai con il capo della Compagnia sulle piccole imbarcazioni, un omino basso e robusto, con un occhio penetrante. Ha detto che non aveva il cuore di sparare al negro, perché ha mostrato un tale coraggio. Confessò persino che, per lo stesso motivo, si sentiva quasi dispiaciuto per la vittima, dopo che l’esplosione lo aveva portato nell’eternità.




Un vecchio artista arriva a guardare i modi, ora silenziosi ora confusi e pazzeschi, che da quell’apparente silente perbenismo derivano, ‘figura scenica’ della vita ordinaria con tutto l’orrore dei suoi volti, dipinto e scolpito come una maschera della tragedia greca e con essa della Vita. Con i suoi costumi, i luoghi, con i suoi teatri, ispirando lo stesso tipo di desiderio ed interesse romantico con cui una certa specie di giovane immagina guardare sempre all’impossibile gloria di viaggiare in una più profonda realtà naturale irrimediabilmente dismessa e persa.




…Va da sé che fra il naturalista e l’artista corre un filo antropologico nonché scientifico. E quando ricordiamo i detti ‘pagani’ inscenare danze propiziatorie in onor della loro Natura così pregata, imitandone scene e più naturali profili, anche l’artista sciamano cerca adempiere ad ugual medesimo rito e funzione, nel riproporre quei ghigni quei musi quei volti quei costumi sociali…

Con molte delle Compagnie con cui abbiamo viaggiato il nostro compito antico, e pur se insceniamo l’orrore sociale, per ogni maschera interpretata, corre tanta differenza fra la bellezza della natura e da tutto ciò che da lei deriva…

 (Ralph Keeler)











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