giuliano

martedì 24 gennaio 2023

IL SORRISO DEL QUETZAL (Seconda parte)

 









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del sorriso del Qutzal






 

 Dedotte - e non più interpretate - nell’assoluta volontà o finalità, di padronanza (tradotta nel successivo dominio della tecnica a cui l’uomo asservito) simmetrica all’altrettanto proprio o improprio dominio della Terra, senza aver ruolo comprensione, e quindi, simmetrico e più reale (concreto) ‘dominio’, sia con la propria come l’intera Natura posta nelle trascurate Ragioni di più vaste inter-connessioni di cui l’intero Ecosistema vittima per ogni Conquistadores in odore di sommaria ricchezza.

 

L’intera economia e non solo la Natura dinnanzi a questa idiozia ne soffrirebbe.  




Certo potrà pilotare o farsi pilotare da una macchina con minimi margine di errore pur precipitando nell’abisso non ben calcolato d’un Fiume che ne stabilisce e sancisce la potenza circa il mutato dominio;

 

Potrà camminare senza smarrire il sentiero pur avendone perso il senno;

 

Potrà arrivare sino alla luna non riuscendo ad approdare alla vecchia antica Cima senza il navigatore del navigato progresso, al massimo ne vigilerà la bituminosa stiva al ramo d’una mezza luna dove una scimmia lo osserva perplesso;

 

Potrà prevedere il futuro mentre affoga dentro un piccolo torrente leggendone le scomposte viscere d’un incerto comune avvenire;

 

Potrà controllare il Tempo mentre medita dentro ad un cesso senza il permesso del proprio ed altrui sterco;

 

Potrà affogare nella fogna preferita dopo averla spacciata per una sana dottrina;

 

Potrà controllare e limitare il proprio e altrui Pensiero, senza per questo aver compreso cosa significa pensare;

 

Potrà ingiuriare calpestare inveire sbraitare e uccidere, senza aver appreso passato e avvenire…

 

Potrà contare da Uno a Mille circa il proprio ed altrui avvenire senza averne compreso il giusto Tempo scritto nel breve margine del destino volgere verso lo zero assoluto prossimo al nulla*…:

 

L’enunciato così scritto nonché mal calcolato, conferiscono la ‘summa’ di cui del già nominato zero [7 in avanzato stato di degrado] o vuoto assoluto, il quale come già detto si differenzia, sia dalla più antica e nobile dottrina, come dalla noto pittogramma evolutivo che da questa nascerà per un più corretto ‘verso*’..




 Simmetricamente, rilevando taluni atti della medesima Storia, anch’essa dallo zero nata non men contata - almeno così dicono in positivo -, riconosciamo ugual metodi, letti per lo più nei meriti da cui Arte e non solo, ma anche l’intera cultura poste nelle differenze di principi di cui la vera Arte creativa soccombe all’età evolutiva, non sapendo coglierne le vere e più sane sfumature.

 

Ma ciò comprendiamo bene dacché chi difetta nella giusta preghiera, difetta anche nelle ‘icone’, siano esse sacre che profane nell’ottica di una degradata mitologia [rimaniamo pagani pur chinandoci all’eccidio - tomba d’ogni profeta - da cui il più valido principio posto nell’umano limite dato dal suo sacrificio simmetrico alla natura], poste alla Memoria storica e di cui il popolo asservito.

 

Quindi - ed ancora - non possiamo stupirci se un essere alato componeva e compie la rimossa sacralità, ovvero se la penna venerata e coltivata, nella differenza dell’inganno perpetrato per secoli circa le facoltà taumaturgiche date dalle note reliquie di resti sacri di santi apostoli venerati…

 

È invece più probabile che la Natura possa sacralizzare l’umano e non certo il contrario [scopriremo a tal proposito come Hernandez si pose, seppur motivato, al servizio della Natura in perenne sua ed altrui lettura, la fortuna storica non certo fu premiata, a dispetto dell’ingorda fame d’oro meglio governata…].

 

Ragion per cui ecco l’inganno e il raggiro!

 

Chi l’indios e chi l’uomo civilizzato?




La santità - oggi come ieri - viene offerta al popolo in cerca d’un falso mito, d’una falsa icona, d’un falso sacro principio rimosso dall’atto di Dio a cui l’uomo asservito, mentre il vero Dio cui ognuno dovrebbe pregare al di fuori di tali grandi cattedrali costruite dalle ceneri di stratificati morti: muore oggi come ieri d’ugual morte e agonia crocefisso dagli stessi diavoli simmetrici ai sempre giovani e ricchi Conquistadores.

 

Per cui per chiudere la parentesi nella parentesi come nata quale simmetrica equazione storica [Gould & Gould], in merito ad un futuro ‘equilibrio’, ed evoluta da un cogitata ala sino al punteggiato ramo di medesimo Albero, dobbiamo constatare che il Tempo seppur muove atomo luce e Secondo, in verità e per il vero, immobile (contrario al moto d’un Primo rinnegato Dio] e fermo, seppur discutono di falsa energia di cui si abbisogna, dividere la nostra antica coscienza dall’abissale deriva interpretativa per come coniata ogni giorno la falsa moneta!

 

E seppur la geologia come l’età evolutiva tendono a adattarsi negli impropri nuovi elementi dati dalla fallace Conquista, periremo né più né meno come gli Indios.

 

Ragion per cui e paradossalmente, pochi riescono a leggere e decifrare la Storia, così come pochi riescono ad intenderne e comprendere il valore della vera Scienza [compresa la Scienza Sacra] scorgere l’uguaglianza insita nella perenne danza di Shiva




Giacché leggere e comprendere l’Età dell’oro significa anche percepirne l’essenza posta nella differenza, cosa sia l’oro e cosa lo sterco, da qui la mistificazione - o meglio l’inganno - della Storia circa il sovrano [despota e tiranno] non certo illuminato [come ed infatti il russo e ogni russo russando acclama il tiranno e con loro ogni forma e pretesa d’estesa sconfinata tirannia], ricorrere all’improprio artifizio della falsa moneta coniata e ottenuta nel presunto sacrificio dell’intera Terra; non più Nord o Sud, non più Occidente o Oriente, ma seppur divisi uniti in una comune immobile percezione come comprensione della simmetrica via con cui Natura e Uomo uniti nel fine della creazione, e non certo promuovere spacciando lo sterco per una fine immobile e precoce.

 

Intesa non più come miglioramento della razza come della stessa Natura da cui ogni specie deriva, ma nella conservazione dei distinti caratteri, i quali seppur distinti uniti in una simmetrica lettura dei miti, come ad esempio quello della Creazione, in cui evidenziare, come nel caso Maya e Azteco, le ère geologiche da cui l’uomo legge e interpreta, secondo un canone geologico quasi attendibile nei successivi ‘atti evolutivi’ connessi con la Storia della Terra e con lei dell’Universo.




Quindi il cordone, la corda, con cui l’umano disceso su questa Terra, come il serpente futura specie alata procedere da un ramo evolutivo all’altro sulla penna di cui la Natura o l’Architetto ha posto il caso o fine del proprio ingegno, per poi essere adorato, principiare il frutto di una graduale finalità di miglioramento e non certo di distruzione e progressiva dissoluzione sancita da un sempre maggior degrado evolutivo.       

 

 Asservito ad una illogica finalità letta di cui l’attuale civiltà del progresso ne forgia l’incontrastata  immutata carenza letta nell’assoluta deficienza…

 

‘John Goud doveva ora inserirsi fra i primattori del dramma del quetzal: fu lui, infatti, a disegnare un maschio e una femmina di quetzal e dare quindi una splendida immagine dell’uccello da due secoli ritenuto sacro agli indigeni’.

 

L’argomento a me caro, non tanto approfondire questo aspetto evoluzionistico di un dibattito ancora aperto in seno alla Scienza, ma constatare attraverso le Ali di un Elemento Sacro, come la Storia e la Scienza compresa la Divinità e la sacralità che la caratterizza nei molteplici aspetti di cui il Dio si palesa all’uomo, sia questo più o meno civilizzato, che aborigeno indiano.

 

Rileggendo con piacere il notevole Tomo di Victor Von Hagen, il quale attraversa la Storia di una e più conquiste, o almeno presunte umane conquiste lette nella disfatta assoluta di una e più civiltà, riservandosi ugual merito e fine verso l’odierna Natura decretata dall’humano non meno del progresso che lo caratterizza e differenza, giacché se l’indigeno arretrato l’uomo civilizzato lo si può leggere e interpretare oltre che dalla Storia anche dal Tempo misurato in ugual calendario, ovvero se misuriamo il benessere e la crescita di una determinata civiltà non in contrasto con la Natura che l’ha creata, presentando comunque medesime caratteristiche dei suoi nuovi civilizzatori, le differenze, come dicevo, si colgono anche non solo dai tempi dati e conferiti dalla scienza come dalla storia, ma anche di come le accelerazioni involutive si palesino nel momento in cui con la dubbia scusante del medesimo sacro commercio, sempre in nome e per conto tanto dell’impero quanto dal rappresentante del dio o vicario di dio in terra, aneli e aspiri alla concessa legittimata conquista o ladrocinio di stato.

 

(Giuliano)

 

(& Victor Von Hagen, Alla ricerca del sacro Quetzal)











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