giuliano

sabato 10 ottobre 2020

SAPERSI ORIENTARE (12)

 










Precedenti capitoli circa...:


Il sapersi 'orientare' (11/1)


Prosegue con il Capitolo completo ovvero...:


La Foglia ingiallita (13)


& Mi scusino lor signori (14)







…Giacché vi sono diversi modi di interpretare - e di conseguenza intendere - la Verità celata della Natura intera e del ‘nuovo’ popolo che la abita (nuovo: per nuovo intendesi soggetto subentrato ad un natio non ancora sotterrato nella propria altrui terra qual costume tipico di razza e popolo ad uso della nota Storia) sposata coniugata ed alloggiata con i propri ‘comuni’ interessi e bisogni, senza per questo ricadere in deliri nazionalistici conditi con innaturali ed improprie tendenze ‘chirali’ avversi al comune ‘senso’ della Vita.

 

Si rischia una grande universale crisi e non solo pandemica! 

 

Mi dispiace giacché questa Natura di tutti, e non solo di una piccola fetta di torta che come ogni buon dolce mi stimola l’appetito, là ove si pensa di votarne l’avvelenata ulcerata irreversibile sorte affine alla danza macabra della morte, qual duraturo costante avvelenamento.

 

Spero che qualcuno - come il sottoscritto - riesca anche ad un livello scientifico costantemente negato, ad attribuire i giusti panorami, a conferire quella Verità sottratta alla Ragione di cui ognuno pensa di trarne i dubbi vantaggi tradotti in una impropria economia, o almeno, l’impropria interpretazione che ne deriva (dell’economia detta, mi scusi il noto commercialista se mi permetto Rima!).

 

Ritorniamo sul retto Sentiero e cerchiamo di non perdere il giusto Orientamento motivo non solo della Vita, ma, come poco fa detto, anche dell’intera Economica… o partita!

 

L’orientamento rilevato e disquisito impone a livello bio-chimico da cui ogni Elemento e Vita e non solo dell’uomo, l’Autunno; quindi come salutare ed in qual Tempo non smarrire siffatta ciclica venuta che, come abbiamo visto e vedremo ancora, precipita con un urlo in nome della morte prematura e non certo Poesia tradotta come una solenne promessa abdicata alla Primavera?

 

Da cui l’Infinita Linfa e Vita!




 Per taluni sapori odori…e promesse violate della Terra, per altri, futuri dolori e rigidi climi, paure e sofferenze, pur in amore della stessa, tradotti nel linguaggio secolare dell’uomo disporre delle povere bastevoli misere necessità di cui i rigidi inclementi rigori impongono il Tempo…

 

Ma se questi fossero ancor più aggravati?

 

Se gli stessi secolari ricordi precipitano in un Abisso senza ritorno?

 

Possiamo ancor dire ‘si sta meglio oggi più di ieri?’.

 

Oppure dovremmo dire: ‘si stava meglio ieri pur le grandi avversità unite al senso vero della povertà?’.

 

Io da Esule braccato come il russo anche lui confinato dal proprio paese, quindi Stranieri per ogni Stato il quale bracca la Ragione come la Verità dell’intera Natura, cerco di Immortalare la Vita e come si dovrebbe amarla e rettamente accompagnarla all’altare della comune Ragione data; e in quei rami ove le foglie d’autunno ispirano magistrale Poesia in attesa del sonno (e non certo della ragione) di cui futura Primavera attingo lo Spirito non men dell’Anima per l’inchiostro della Vita…

 

Per cui sensibile verso il comune linguaggio dell’intera Natura non è difficile perdere l’Orientamento per chi sa ammirarne la vera bellezza negli innumerevoli quadri offerti, nelle innumerevoli pose, per questi musei ove perenne si mostra pur talvolta o troppo spesso afflitta, sempre la più bella, per le premesse di una morte apparente…




A Lei non più Madonna mi accompagno!

 

Chiedo misera Pensione e non più Osteria!

 

Detta Pensione d’accompagno: ‘Beatrice mia diletta t’amo più di pria anche se fiuti oltre il tartufo tuo profumato di colonica selva offerto al nemico alla porta dell’eterna taverna in odor di porchetta: “scalzo ignudo selvaggio bestemmia l’ultimo denaro giocato alla villa ancora non castello segnalato sulla nota guida assieme al rinomato tartufato et anco tassato dopo lo sforzo dell’ultima pietra pesata e rincorsa fino alla cima… povero misero meschino taccagno nonché pensionato”…

 

Ed in siffatto Eretico ragionamento non ancora pensionato quando assieme ammiriamo le sparse chiome della povera Beatrice scalza ignuda ed accompagnata di certo non badante ucraina, nei simmetrici volti d’autunno: colori lacrime e le tante parole non certo perse, scorgo remote incomprese Visioni dell’Infinito Tempo: apparire come un miraggio oltre la vista, forse per ricordarmi di tutte le vite smarrite; così mi sono imbattuto, per mia e loro fortuna, accompagnata da un buon ‘orientamento’, verso una foglia, un bosco, un faggio ed un simmetrico Tomo…

 

Sempre lo stesso!

 

No!

 

Se pur uguale ma diverso!

 

Nella diversità che nel Tempo ci unisce e logora per l’amore verso Madre Natura.




 Certo avrei potuto sceglierne un altro l’ho qui sottomano, ma quello che a voi leggo se pur guardandone uno diverso, lo posso ben acclamare nel proprio ingegno adoperato in nome e per conto della Natura intera…

 

…L’altro innominato, se pur un bel Tomo posto sul Cavallo della propria regione e non più Ragione neppure somaro con cui incarico il peso del dismesso coraggio perso, quando si scendeva dal monte e si viveva con i principi della Natura, abdicato al giudizio inclemente e presuntuoso d’un Cavallo qual peso del cemento trasportato qual unico motto e privilegio della parola negata…

 

Così Seri abitanti della Valle avrei voluto porre in evidenza una diversa foglia un diverso Tomo, ma il cemento l’ha incastrata e uno strano omino le ha fatto lo scalpo per la calunnia d’ogni sera ben pregata scolpita e dal prete benedetta…

 

Ho avuto ed ho così la rara fortuna d’interpretare la Natura la qual si cela e con Lei di proseguire in siffatto ‘orientamento’ lungo il misero cammino mai caminetto, ed aver raccolto da una foglia ingiallita su un ramo d’autunno, per poi leggerne ed interpretarne il segreto miracolo della Vita con più profondità di come si è abituati - oltre le comuni necessità del corpo - trascurando troppo spesso lo Spirito, intrapreso nella volontà del proprio mantenimento (e quindi all’opposto come un Tempo remoto da cui Filosofia e Dottrina, dimenticando le necessità transitorie del corpo così come della materia che pensiamo regolatrice primaria delle sue funzioni da cui il male dell’odierno ed ogni accadimento…)…




 …E scoprire una ad una, così come più volte detto, le voci perse per ogni Autunno, ed ammirare quindi, il ‘ciclo’ della Vita e sperare in medesimo Pensiero di compiere ugual Eresia e riconsegnare a nuova incessante Linfa per una prossima primavera tutte le Anime trascorse del… nostro comune cammino…

 

A voi dico e traduco con parole più semplici l’Orientamento ed il giusto intendimento per questo freddo Sentiero dell’Universo il quale per sua complessa invisibile celata Natura premette una Visione molto più complessa e profonda per motivare qualsivoglia comprensione circa la Vita da qualcuno o troppi decisa…

 

Potrei parlare ancora di Ecologia, del costante veleno con cui mortificano l’incompreso Spirito o Anima-Mundi albergata, ma scelgo una mirabile Foglia la quale risalta, un po’ ingiallita, dal Bosco in cui riposta la comune Coscienza del vivere ed evidenziarne la bellezza, oltre la dovuta necessaria comune appartenenza, e non solo al rogo da cui codesta Eresia…

 

Ritornato dal mio esiliato perseguitato cammino leggo di Lei, e da buon artista la ritraggo assieme all’intero bosco a cui appartiene di concerto per il senso perso da cui la Vita; poi ed ancora qual devoto pittore ne sottolineo la segreta Rima, ne evidenzio la Linfa, e qualche Anima devota averne letto ugual segreto, per scoprire ancora come l’Orientamento possa compiere il miracolo di ogni Stagione persa circa più rigidi rigori avversi al vero Tempo incamminato…

 

Nonché ammirato… quindi in medesimo sentimento, qual obbligo evolutivo (e non certo inverso cammino) compiere il ciclo della Stagione riflesso del Tempo…    

 

Questa l’Eresia circa il Tempo detto, compiere i suoi passi e rapportarli nell’odierno avverso clima per ristabilire l’antico ordine perso da cui ogni Elemento in difetto di sano ricongiungimento regredire alle impervie involute innaturali condizioni da cui ogni odierno irreversibile estremo accadimento…

 

Chi riflette, quindi, le Ragioni della misera Foglia specchio dell’intero Bosco, il cacciatore il taglialegna il raccoglitore, o chi al freddo del suo Sentiero ne immortala il Segreto?

 

Certo abbiamo le nostre ed altrui necessità avversate dai rigori di ugual medesimo Tempo, ma anche l’obbligo di saper interpretare e dedurne la ricchezza persa…

 



 Mentre me ne vado per i campi, cercando di recuperare tono e salute e di riuscire nuovamente a vedere le cose con verità e semplicità, dopo aver passato tutta la settimana nei meandri della città a trattare con gli uomini più banali e meschini di cose assolutamente trascurabili, mi sento come se in qualche modo avessi commesso un suicidio.

 

Il mischiarsi alle banali meschine faccende umane produce inevitabilmente e fatalmente rozza grossolanità: il volgare diviene d’improvviso nobile, il nobile e poeta si ‘involgarizza’, purtroppo i rimandi della moderna civiltà generano vortici e spirali d’opposta natura.

 

Anche se io ho accostato individui di prim’ordine in questa città ed in altre città, in questo o altro piccolo paese, mi sento inesplicabilmente insozzato, il mio pègaso ha perduto ali; s’è mutato in rettile ed ha preso a strisciare sul ventre?

 

Non molto lontano su una chiesa vedo dipinto un affresco non è certo Poesia d’una Foglia d’Autunno e si addice al mio caso: due scheletri sopra l’altare ornano una scena sacra, uno offre all’altro una mela; quando provai a visitare il cimitero in ricordo d’un Poeta assiso su una collina, mi seguirono sino all’uscio della mia baracca non più dimora, e mi hanno ben avvertito in nome e per conto del loro Dio, di non entrare più nella dimora di Dio!

 

(Thoreau accompagnato dal suo eterno amico)  






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