giuliano

sabato 23 aprile 2022

IL DIALOGO (fra passato e presente) (14)

 










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La cosa importante, per risolvere - o tentare - l’odierno scenario bellico di centenaria conformazione genetica e naturale, al pari della scienza climatica applicata ad un albero reciso ove leggerne e dedurne la Natura e il suoi alterni climi, i quali hanno e quotidianamente influiscono (soprattutto in questi ultimi tempi da cui un insano apporto umano) nel contesto ‘evolutivo’ dell’intero ecosistema abitato; sia e debba essere la presunta superiore condizione del Dialogo, quale principio necessario e sufficiente per risolvere le diverse prospettive date non più dal corso millenario della Natura, bensì dell’uomo in essa dedotto o interpretato.

 

E da cui il presunto Dialogo che ci differenzia o dovrebbe dalla Natura da cui tratto!

 

Quindi, anche quei soggetti i quali vivendo in un determinato ‘Ecosistema sociale’ derivato dalla propria Storia così come la Natura e la sua ‘interpretazione’ maturano delle Idee circa l’altrettanto derivata natura dell’uomo; le quali anche se non condivise, così come in qualsiasi prospettiva di confronto, vanno ‘riflesse’ nell’ampio dibattito in cui maturate dagli opposti ‘poli geografici’ specchio della propria ed altrui Teoria economica dalla Natura derivata; e non più Ideologia, confermare la necessaria interpretazione storica, quindi, il loro corretto o scorretto inserimento sociale nonché geopolitico, per meglio valorizzarle ed inserirle nelle ‘mutazioni’ di cui si fanno carico circa il loro ‘immutato’ Pensiero.

 

Una ‘mutazione genetica’ è data da una necessità o difesa della Natura in Ragione della Specie, tutto il concetto ‘evolutivo’ gravita su questa sintesi di cui leggere ed interpretare la Natura compresa l’umana.  

 

Il ‘raro’ Dialogo anche con colui che al prevenuto occhio interpretativo possono ‘sanzionare’ o ‘limitare’ una o più derivate ‘specie’ di Idee ugualmente condivise in quegli stessi ambienti criticati e/o avversati, circa la loro ‘genetica’, le quali si riconoscono radicali e molto più estremiste (con talune mimetiche varianti) di codesto apostrofato quindi classificato 'filosofo', simile ed altrettanti scrittori e affermati colleghi in America come in Europa con più fortunato destino.

 

Quindi per onestà filosofica ci apprestiamo al Dialogo!

 

Il Dialogo, e non certo l’isolamento ideologico possono far innescare e maturare il confronto mancato per il miglior bene della comune specie ancora in vita ma in via di precoce estinzione; del quale, a mio modesto avviso, avrebbe prevenuto il vasto scenario bellico per quanto preteso reclamato e quindi motivato, là ove cessato il necessario dovuto antico platonico ‘Dialogo’, con la prospettiva di varie soluzioni, e il confronto necessario per ovviare ad un altro tipo di involuto Linguaggio composto da diversi accenti e congiunzioni affini alla morte.

 

Quindi il vero Ideologo o Filosofo, il quale non tradisce e viene meno al Principio della propria ‘scienza’, attento alla corretta applicazione della ‘prospettiva’ circa la Verità reclamata riproposta - e riflessa - nel conseguente ‘panorama’ dell’ambiente occupato, o da occupare con dovuta o indebita Ragione, implica innanzitutto il rispetto dello stesso Principio da cui nasce ogni motivo circa il Fine da cui ogni critica e con essa l’ispirato dovuto disquisito Dialogo che lo motiva, almeno che non si lavori ed operi per un consorzio bellico alla corte di un Impero tirannico.


Ma noi siamo contro il vizio della tirannia!

 

Dacché il pensiero ne risulterebbe corrotto nonché infestato dal morbo della circolarità data da una ‘casa chiusa’ e la sua clientela, ove accordi e prestazioni dei vari frequentatori la promuovono per un acclamato esclusivo bordello accreditato a corte così come esportato, frequentato da ricchi oligarchi accompagnati da altrettanti nobili governanti, e non più da proletari con l’amore per la filosofia, così come si ricorderà circa la ben amata nonché celebrata Caterina circa il proprio Impero divenuto un vero ‘casino’ a cielo aperto.

 

Le sue Idee ma non solo sue, più o meno giuste, più o meno confacenti con il Secolo vissuto, circa le (errate) prospettive capitalistiche e interpretative nel motivo di una determinata ‘dottrina’, sia questa sociale che politica nonché economica, anche nei tempi di un nuovo avvento industrializzato in forza ed in nome del costante Progresso e le sue Rivoluzioni, sono e rispecchiano il frutto di una determinata inalterata natura genetica, la quale, da quel poco che leggo, non certamente nuova nei suoi reclamati ed incarnati aspetti posti nella immobile ciclicità di ugual medesima Storia.

 

Da cui come ben ricorderà ogni Casino e Bordello!

 

L’amletico dilemma diviso e condiviso fra la mano sinistra e la destra, che scrive o dovrebbe ciò che pensa e mai rinnega, almeno che non regni il morbo della dislessia, lo riscontriamo ciclicamente nei futuri drammi della Guerra.

 

Se questo un merito o un difetto, il frutto più o meno maturo seminato da questa ‘equazione storica’ lo raccogliamo nell’insana deleteria sconnessa forma dell’odio peggiore di una o più guerre, dato che il sentimento non più si pone quale fondamento di una antica scienza o arte filosofica, bensì una precisa scienza genetica nonché evolutiva, andando a ‘mutare’ ogni tipo di aspettativa sociale dell’intero ‘ecosistema’ occupato, circa la dismessa socialità e le varie interpretazioni in cui la stessa costruita, e quindi, ad innestare quel ‘mutamento genetico’ di cui riscontriamo l’‘adattabilità’ non più dedotta dalla necessaria corrisposta realtà della Natura occupata ed in cui dedotta secondo il termine coniato e posto nel vasto dibattito ‘evolutivo’ di cui l’uomo il (presunto…) frutto maturo; ma semmai  artificialmente acquisita attraverso gli stessi strumenti cui qual ‘tradizionalista’ ne interpreta combatte e contesta i termini; per poi essere applicati indistintamente tanto dalla mano sinistra quanto la destra che non più scrive e medita, ma azzanna ulula e incarna l’antica ferocia mai addomesticata del lupo e dell’orso divenuti zampa e bocca d’un antica natura al servizio della guerra, per l’irreversibile mutazione o collettiva estinzione di massa.     

 

La Natura ci guarda e giudica!

 

Ed anche se vorremmo essere ‘dèi’ in questa martoriata Terra, l’unico giudizio posto tanto dalla Filosofia quanto dalla successiva Scienza (‘democrito’) genetica sarà un inappellabile processo dato dalla Natura posta e riflessa in ugual condizione evolutiva, non del ‘più forte’ (come quotidianamente assistiamo), ma semmai del più Saggio, come ugual Scienza Filosofica si predispone o dovrebbe, nata dal vasto dibattito evolutivo circa la Natura occupata compreso ovviamente il ‘giuridico’, il quale dispensa anche leggi e giudizi oltre che sul Diritto anche sulla Natura (compresa l’umana) indistintamente tutelata (anche ed aggiungo, dalla sua stessa mano sia questa destra o sinistra: l’asimmetria chirale con cui riconoscere la Vita e non certo la morte in vita la deduciamo anche da codesta piccola condizione alle ferree leggi di Natura), quindi ‘migliorata’ con gli stessi argomenti elevati e adottati dal Filosofo, andando a rimuovere circa la corretta interpretazione ‘filosofico-evolutiva’ per il bene dell’Intero pianeta, tutti quei fattori insani che ne minacciano ogni specie in Vita.

 

Il vasto concetto interpretativo circa la sacralità della Vita taluni lo leggono e deducano proprio da quell’Oriente sottomesso alle stesse ugual false ragioni di un insano Progresso con cui il Filosofo associato,  dacché ne deriva non solo confusione ma una insana prospettiva storico interpretativa dalla Dottrina da cui nata una certa Filosofia e posta alla vasta corte d’una bassa macelleria.     

 

"Il pensiero duginiano appare incoerente o addirittura confuso, se non si tiene conto delle correnti filosofiche che lo attraversano e ispirano, e le cui contraddizioni interagiscono in maniera dialettica. Si può dire che le quattro coordinate qui prese in esame (tradizionalismo, fascismo, Rivoluzione Conservatrice, eurasiatismo) siano state presenti fin dal principio dell’elaborazione duginiana e permangano tuttora come principali coordinate del suo pensiero. Tuttavia, nel corso degli anni c’è stato un approfondimento sia analitico che dialettico di queste linee filosofico-politiche, culminato nell’elaborazione della Quarta Teoria Politica, tale che, anche se non avesse determinato un autentico distacco, quantomeno ha posto le basi epistemologiche per una rottura con la Terza Posizione, da cui egli proviene. D’altra parte, non è possibile discutere gli sviluppi più recenti, senza esaminare prima le basi di partenza".

 

(Giuliano)   










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