giuliano

martedì 7 febbraio 2023

&D I PREZIOSI SUOI FRUTTI (9)

 











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circa il natural 


desiderio  (8) 


Prosegue con il...: 


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& Un nuovo articolo  (10)






…Ed arrivò finalmente il momento e l’istante in cui venne giù il signor Monipodio, tanto atteso quanto bene accolto da tutta quella virtuosa compagnia…

 

Mostrava di avere quaranta e quarantacinque anni, era alto di statura, bruno in viso, con le sopracciglia congiunte e la barba nera e foltissima; gli occhi infossati. Era in maniche di camicia, e attraverso l’apertura sul petto mostrava una foresta, tanto era il pelo che ci cresceva.

 

Aveva sulle spalle un mantellone di baietta lungo fin quasi ai piedi, i quali teneva infilati nelle scarpe che vi trascinava dietro a mo’ di ciabatte; le gambe le aveva coperte con certi calzoni larghissimi di tela che gli scendevano fino alle caviglie; il cappello era di quelli alla brava, con la cupola a pan di zucchero e la falda piatta; una tracolla gli attraversava le spalle ed il petto, e ne pendeva una spada larga e corta, come quelle che hanno per marca il cagnolino; le mani erano corte e pelose, e le dita grosse con le unghie piatte e adunche; le gambe non gli si vedevano, ma i piedi erano enormi, tanto erano grossi e pieni di bitorzoli.

 

Insomma, aveva l’aspetto più rozzo e grossolano che si possa vedere al mondo.

 

La guida dei due amici venne giù con lui; e, prendendoli entrambi per mano, li condusse al cospetto di Monipodio, dicendogli:

 

‘Questi sono due nuovi ragazzi dei quali ho parlato a vossignoria, sor Monipodio; vossignoria li esamini, e vedrà che sono degni di entrare nella vostra magnifica congregazione’…




 ‘Lo farò ben volentieri’…

 

rispose Monipodio…

 

Ho dimenticato di illustrare alla vostra sensibilità illuminata alla magnifica vista di Monipodio che nell’istante che stavano lì ad attenderlo gli fecero una lunga e profonda riverenza, giacché i ragazzi devono pur imparare presto ‘lo vero mestiere’, solo due bravacci si astennero a tanto, i quali si cavarono il cappello a mezza botta, come si dice tra quella gente, e poi ripresero la loro passeggiata da un lato del cortile mentre da quell’altro passeggiava Monipodio, intento ad interrogare i novellini intorno al loro mestiere, al loro paese, ai loro genitori…

 

Gli rispose Rincon (uno dei due….):

 

‘Il mestiere non c’è bisogno di dirlo, dal momento che veniamo al cospetto di vossignoria; il paese non mi sembra che importi molto riferirlo, e tanto meno i genitori, visto che non si tratta dell’inchiesta per il conferimento d’un incarico cavalleresco’...

 

E Monipodio approvò.

 

‘Voi, figliol mio, siete nel vero, ed è un affare molto ben fatto il non rivelare queste cose; perché se la sorte non corresse come deve, non è bello che rimanga esternato per mano di cancellerie o nel libro mastro della prigione’.




‘Il tale figlio del tal altro, nativo del tale paese, fu impiccato o frustato il giorno tale… …o qualche altra cosa del genere, che, a dir poco, suona male all’orecchio della brava gente. E così vi torno a dire che è un’avvertenza utile, quella di tacere la patria, tener nascosti i genitori e mutarsi il nome; e questo, anche se tra noi non deve esserci nessun segreto. Per ora voglio sapere di voi solamente i nomi’…

 

Rincon disse il suo, e Cortado fece altrettanto…

 

‘Ebbene da questo momento in poi’…

 

…riprese Monipodio

 

‘comando e voglio che voi, Rincon vi chiamate Rinconetto, e voi, Cortadillo, perché sono nomi che s’adattano a pennello alla vostra età ed ai nostri statuti a tenore dei quali è necessario che noi sappiamo anche i nomi dei genitori dei nostri confratelli, perché abbiamo per costume di far dire ogni anno certe messe per le anime dei nostri defunti e dei nostri benefattori …Ed entrando nel numero dei nostri benefattori il procuratore che ci difende, lo sbirro che ci avverte, il boia che ha pietà di noi, colui che quando uno di noi se la dà a gambe per la strada e la gente gli corre dietro gridando: “Al ladro! Al ladro! Fermatelo! Fermatelo!”… Si mette in mezzo fa ostacolo al torrente degli inseguitori, dicendo: “Lasciatelo andare, poveretto che ha avuto abbastanza sfortuna! Lasciate che se la veda lui, coi rimorsi di coscienza!”…




Così pure sono le nostre benefattrici quelle pie donne che ci soccorrono coi loro sudori quando siamo in gattabuia o al remo; e lo sono anche i nostri padri e le nostre madri, che ci hanno messo al mondo; e così il cancelliere per il quale, se ci si mette di buzzo buono, non c’è delitto che sia colpa, né colpa che vada punita per la grave pena, ma ringraziando il cielo ricordando il mio amico Totò, ve ne sono anche di quelli che li elevano sino al cielo e poi li percuotono ben bene fin sotto i portoni delle loro case… basta pagare il dovuto…’…            

 

‘Tornando dunque al nostro ragionamento’,

 

…riprese Monipodio,

 

‘vorrei sapere figlioli, quel che siete capaci di fare, per darvi un lavoro ed un’occupazione conforme ai vostri gusti e alle vostre abilità…

 

‘Io’,

 

rispose Rinconetto,

 

‘conosco un pochino l’arte di Chitarrella: so preparare la mazzetta; ho la vista buona per i segnetti; gioco bene con una, con quattro e con otto buste da sistemare nella mazzetta; dei rilievi delle carte non me ne sfugge uno, e lo stesso dicasi delle raspature e delle lisciature; so prepararmi benissimo il forno per l’amico provenzale, insomma so come aiutare tutti i capi come meglio posso…’…




‘Be’, tanto per cominciare’,

 

ammise Monipodio,

 

‘ma tutte codeste sono fior di spigo, abilità così vecchie e conosciute qui in questo nostro grande paese che non c’è principiante che non ne prende e gradisca una o più di una; ma passerà tempo ed è ora di aggiornarsi perché tutto in ‘parabola’ corre veloce e noi dobbiamo pur informatizzarci ed anche all’occorrenza con l’ingegnere che ben conosce arte ed il mestiere… E passerà tempo e ci rivedremo perché mettendo su queste fondamenta una dozzina di buone e proficue lezioni spero che l’aiuto di Dio di far di voi un artista famoso ed anche un vero maestro…’…

 

‘Tutto sarà fatto per servire vossignoria ed i signori confratelli’, rispose Rinconetto…

 

…Ma all’improvviso della grande commedia un grande bussare alla porta…

 

Monipodio rimise tutti tranquilli, ed entrando nella stanza terrena, spiccato dal chiodo un brocchiere mano alla lupara s’accostò alla porta e con voce profonda e terribile domandò:

 

‘Chi è?!’

 

E di fuori risposero:

 

‘Non c’è nessuno, sono io solo, signor Monipodio: sono  la sentinella di turno, e vengo ad avvertire che c’è qui Giuliana Facciatonda, tutta scarmigliata e piangente, che sembra le sia successo qualcosa qualche guaio insomma…’…




‘Calmati Facciatonda!’,

 

intervenne Monipodio,

 

‘ci son qua io, e ti farò giustizia. Raccontaci quel che t’ha fatto, e vedrai che ci metterai più tempo a dirlo, di quanto ne impiegherò io nel vendicarti. Hai avuto da dire col tuo protettore? Perché, se è così e chiedi vendetta, non devi far altro che aprir bocca…’…

 

‘E si chiama protettore?’,

 

rispose Giuliana,

 

‘Così possa essere io protetta all’inferno, se mi lascerò mai più proteggere da quel leone con le pecore e agnello con gli uomini! E con lui dovrei mangiare lo stesso pane sulla stessa tovaglia, o giacere nello stesso letto? Possa prima vedermi mangiata dagli sciacalli queste mie carni, che proprio lui m’ha ridotto come ora vedrete’….

 

E tirandosi su senz’altro la gonnella fino al ginocchio e anche un po’ più in su, mostrò il suo tesoro infranto e livido come una galleria un traforo un pozzo senza fondo…

 

‘Così m’ha ridotta quell’ingrato del Ripulito che deve più a me che alla madre che lo ha partorito. Io che lo pulisco e rinnovo ogni giorno lo cura e accudisco e poi lo mando in giro come un vero signore… E guardi qui signor Monipodio… guardi la mia bella caverna così incisa e dipinta senza fondo… Ve lo dico io signor mio Monipodio e in nome di Dio, trenta reali voleva, ed io gliene mandai solo ventiquattro; e la fatica e il sudore con cui li avevo guadagnati tutti con la mia bocca e poi fino alla caverna e per il ricambio di tal cortesia mi portò in campagna dietro i giardini reali, e lì, in mezzo a certi ulivi, mi spogliò e con la cinghia dei calzoni mi diede tante botte che mi lasciò lì per morta…’…




‘Vi garantisco’,

 

promise Monipodio,

 

‘che quel vigliacco degno della frusta non passerà da questa porta, se prima non avrà fatto un’aperta penitenza del suo delitto… Doveva avere il coraggio di metter le mani sulla faccia e sulle carni di Facciatonda quando è una donna che può gareggiare per guadagno e nettezza con la Guadagnina in persona, che è qui presente; e non potrei farle un elogio maggiore?’…

 

‘Ahimè’,

 

esclamò a questo punto la Giuliana,

 

‘non dica vossignoria, signor Monipodio, tanto male di quel maledetto, ché, per malvagio che sia, gli voglio più bene che alla pupilla degli occhi, e poi quando mi frusta godo senza dolore, voglio cercarlo ancora perché questo il vero amore se l’abbia imparato da qualche marchese non so che dirle signor Monipodio…’…

 

‘Sta tranquilla sorella’,

 

aggiunse la Guadagnina nera e piccolina,




 ‘Tu non devi far questo, secondo me, replicò la Guadagnina; perché lui n’andrà gonfio e tronfio e tirerà su di te come su di un fantoccio. Stai tranquilla, sorella, che fra poco tu lo vedrai venir tutto pentito come t’ho detto; e se non dovesse venire gli scriveremo una lettera in rima che sputerà amaro’.

 

‘Sí, sí’,

 

disse la Bofficiona…

 

‘che ho mille cose da scrivergli’.

 

‘Io farò da segretario, se occorre’…

 

…disse Monipodio.

 

‘E sebbene non sia niente affatto poeta, nondimeno se questo qui ci si mette, risica di buttarne giù due migliaia di strofe in quattro e quattr’otto. Che se non venissero come si deve, ci ho un amico barbiere, poeta di vaglia, sempre pronto a far tornare la misura. Per ora intanto finiamo di far colazione, che poi tutto s’accomoderà’.




 Giuliana fece di buon grado a modo del suo capo, e così tutti quanti tornarono al loro ‘gaudeamus’ che in breve videro il fondo della cesta e la posatura dell’otre. I vecchi bevvero a non finire, i giovani a più non posso e le dame a ripetizione. 

 

faremo ménage a tre e pur non essendo un gran pennivendolo mi tirerò su le maniche e in quattro e quattr’otto gli scriveremo migliaia di ‘pensierini & letterine’ come ben sappiamo fare noi del mestiere almeno dopo Facciatonda, mia regina signora e padrona, potrai governare da Napoli su fino a Bergamo e per ogni reame, per tutte le piazze e le vie, e forse proverai ancor più piacere, ed io ti regalerò più degno costume e ricamato pizzo affinché i tuoi nuovi clienti possano al meglio godere di cotal acrobatico numero, l’intera commedia sarà replicata per ogni degno Teatro per ogni borgo e piazza del nobile paese, Legge e Diritto sono il nostro privato mestiere, stai tranquilla approderemo sino alla Scala ove tutto il tuo talento troverà degni Signori…’…

 

‘Lì si guadagna assai bene’,

 

…replicò eccitata la Guadagnina!’.




 Intanto Rinconetto che stava apprendendo anche lui il mestiere, il vero onesto mestiere, domandò a Monipodio a che cosa servissero nella grande confraternita due personaggi così canuti, solenni ed impettiti, e Monipodio gli rispose che quelli che vedeva, nel loro gergo e secondo il loro modo di parlare, si chiamavano ‘ronzoni’, e che servivano ad andare tutto il giorno in giro per la città, spiando in quali case si poteva entrare e sgraffignar di notte non meno che alla luce del giorno mettendosi alla calcagna di coloro che riscuotevano denaro alla Cassa di Contrattazione o alla Zecca, per vedere dove lo portavano e perfino dove lo riponevano…

 

Inoltre, quando lo avevano saputo, studiavano lo spessore delle pareti di casa e disegnavano il punto più opportuno per farvi le brecce (vale a dire i buchi) onde facilitare la messa in opera dell’indubbio loro ingegno… ed oculo alla finestra evoluto giacché questo il vero progresso non meno del vero sesso dell’intera confraternita di stato con(venuta)!’…

 

Rinconetto rimase stupito…

 

‘sì certo questo un bel mestiere davvero…!’…

 

(M. de Cervantes)     




 

 



domenica 5 febbraio 2023

INTANTO ALLA RADIO (della stessa Domenica...)










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di una Domenica








 Annunciatore: ‘Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. Dall'Osservatorio di Princeton il professor Pierson ha confermato le osservazioni di Farrell e ha descritto il fenomeno come qualcosa di simile a fiammate azzurre sparate da un cannone.

 

Torniamo ora alla musica di Ramon Raquello che suona per voi nella Meridian Room, dell’Hotel Park Plaza di New York’.

 

Annunciatore: "Ora un pezzo che incontra sempre il favore del pubblico, la popolarissima ‘Polvere di stelle' eseguita da Ramon Raquello e la sua orchestra..."

 

(Musica)




Annunciatore: ‘Signore e signori, a seguito delle notizie riferite nel bollettino trasmesso pochi minuti fa, l'Ufficio Meteorologico Governativo ha pregato i maggiori Osservatori della nazione di seguire attentamente qualsiasi altro disturbo che si verifichi sul pianeta Marte. L’insolita natura di questi fenomeni ci ha indotti a richiedere il parere di un noto astronomo, il professor Pierson, dal quale ci attendiamo delle delucidazioni. Fra qualche minuto saremo collegati con l’Osservatorio Astronomico di Princeton, New Jersey. In attesa dell'intervista, riprendiamo la musica di Ramon Raquello e la sua orchestra’.

 

(Musica)

 

Annunciatore: ‘È pronto il collegamento con l'Osservatorio di Princeton, dove il nostro cronista Carl Phillips intervisterà per voi l'astronomo Richard Pierson. Ci trasferiamo dunque a Princeton, nel New Jersey’.

 

(Rumori confusi. Voci echeggianti)




Phillips: ‘Buonasera, signore e signori. È Carl Phillips che vi parla dall'Osservatorio di Princeton...’

 

Nel più assoluto verismo segue un’intervista con il professor Pierson sul pianeta Marte e i fenomeni segnalati sulla sua superficie. Poi viene data lettura di un messaggio pervenuto all'Osservatorio di Princeton.

 

Phillips: ‘Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: “Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatasi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore, investigate. Firmato: Lloyd Gray, capo della Divisione Astronomica...”.




 Ultimata l’intervista, lo studio di New York dà lettura di un bollettino speciale secondo cui, alle 20:50 circa, un oggetto fiammeggiante di grandi dimensioni, ritenuto un meteorite, è precipitato in una fattoria nei pressi di Grovers Mill, New Jersey:

 

Annunciatore: ‘Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill...’

 

Interrompendo il successivo programma musicale di Bobby Millette e la sua orchestra dall'’otel Martinet di Brooklyn, l’annunciatore passa nuovamente la parola

 

a Carl Phillips:




‘Signore e signori è di nuovo Carl Phillips che vi parla dalla fattoria Wilmuth a Grovers Mill. Il professor Pierson ed io abbiamo percorso le 11 miglia da Princeton in dieci minuti. Bene, non... non so come cominciare per darvi una descrizione completa della strana scena che ho davanti agli occhi, qualcosa che assomiglia a una versione moderna delle Mille e una notte. Bene, sono appena arrivato. Non ho ancora potuto guardarmi intorno. Scommetto che è quello. Sì, penso che sia proprio quella la... cosa. Si trova proprio davanti a me, mezza sepolta in un'ampia fossa. Deve avere impattato con una forza tremenda. Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l’oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell’... oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d'ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro...’.

 

Seguono un’intervista con il proprietario della fattoria e quindi alcune domande al professor Pierson a proposito dello strano ronzio che sembra provenire dall’oggetto.




Poi:

 

‘Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all'interno!’

 

Voci... 


‘Si muove!’

 

‘Guardate, si svita, si svita, dannazione!’

 

‘State indietro, là! State indietro!

 

Lo ripeto!’ ‘Può darsi che ci siano degli uomini che vogliono scendere!’ ‘È rovente, sarebbero ridotti in cenere!’ ‘State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli idioti!’

 

(Improvvisamente si ode il rumore di un grosso pezzo di metallo che cade)

 

Voci ‘Si è svitata! La cima è caduta!’

 

‘Guardate là! State indietro!’




Phillips: ‘Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito... Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità... Qualcuno... o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi... sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere...’.

 

(Urlo di terrore della folla)

 

‘Buon Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. Eccone un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, ora posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio umido. Ma il muso! È... indescrivibile. Devo farmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. Sembra appesantito... forse la gravità o qualcos’altro. La cosa si solleva. La folla indietreggia. Hanno visto abbastanza. È un’esperienza straordinaria. Non riesco a trovare le parole... porto il microfono con me mentre parlo... Devo sospendere la trasmissione finché non avrò trovato un nuovo posto di osservazione. Restate in ascolto, per favore, riprenderò fra un minuto...’




Se questo inizio emoziona anche quanti hanno ascoltato la presentazione del programma, in quelli che hanno acceso la radio solo in seguito (e che quindi ignorano trattarsi di una finzione) crea una comprensibile preoccupazione. Tanto più che nel breve intervallo, seguito alle ultime parole di Phillips, l'annunciatore della CBS comunica:

 

‘Vi stiamo trasmettendo una descrizione oculare di ciò che sta accadendo alla fattoria Wilmuth, Grovers Mill, New Jersey...’

 

‘Chi è vicino a Grovers Mill si dirige nel punto indicato; moltissime altre persone si mettono in contatto con la polizia e le autorità. L’annuncio è stato tanto convincente che perfino un professore di Geologia dell’Università di Princeton si precipita sul posto con le proprie apparecchiatura per studiare il fenomeno’.

 

Ma intanto Carl Phillips fa di nuovo udire la sua voce:




 ‘Signore e signori, mi sentite? Eccomi qua, dietro un muro di pietra nel giardino del signor Wilmuth. Da qui posso vedere l’intera scena. Vi darò ogni dettaglio finché sarò in grado di parlarvi e di vedere. Sono arrivati nuovi reparti di polizia. Stanno organizzando un cordone intorno alla fossa: sono una trentina di agenti. Ma non c’è bisogno di tenere indietro la folla. È la gente stessa che si tiene ora a debita distanza. C’è un capitano che sta parlando con qualcuno. Non distinguo di chi si tratta. Oh, sì, credo che sia il professor Pierson. Sì, è lui. Ora si sono separati. Il professore si è diretto da una parte, è andato a studiare l’oggetto, mentre il capitano e due poliziotti avanzano con qualcosa in mano. Ora vedo cos’è, è un fazzoletto bianco legato a un bastone... Se sanno cosa significa... se sanno il significato di qualcosa... Aspettate! Sta accadendo qualcosa!’

 

(Un fischio seguito da un ronzio che aumenta di intensità)

 

‘Un oggetto ricurvo sta uscendo dalla fossa. Sembra un piccolo raggio di luce riflesso su uno specchio. Che succede? Dallo specchio si sprigiona un raggio di luce... che si dirige verso gli uomini che avanzano. Li ha colpiti! Santo Iddio, li ha incendiati! Bruciano come torce!’

 

(Grida e suoni disumani)

 

‘Ora ha preso fuoco tutto il campo’.

 

(Un’esplosione)




‘i boschi... le capanne... i serbatoi delle auto... si sparge dapertutto. Viene da questa parte... E a circa quindici metri, alla mia destra...’

 

(Uno schianto nel microfono... poi un silenzio mortale)

 

Convinti di aver udito le ultime parole del cronista, migliaia di ascoltatori si lasciano prendere dal panico. Una profonda inquietudine serpeggia nelle case mentre l’annunciatore, scusandosi per l’interruzione, passa poi la parola al Generale Montgomery Smith, comandante del Distretto Statale militare di Trenton, New Jersey.

 

Smith:

 

‘Ho ricevuto l’ordine dal Governatore del New Jersey di porre le contee di Mercer e del Middlesex, fino a Princeton verso ovest e fino a Jamesburg verso est, in stato d’assedio. Nessuno potrà entrare in quest’area senza uno speciale permesso rilasciato dalle autorità statali o militari. Quattro compagnie di Milizia statale stanno dirigendosi da Trenton verso Grovers Mill e aiuteranno l’evacuazione delle case comprese nell’area delle operazioni militari. Grazie’.

 

Poco dopo, il drammatico comunicato  

 

Annunciatore:



 

‘Signore e signori, devo riferirvi qualcosa di molto grave. Sembra incredibile, ma le osservazioni scientifiche e l’evidenza stessa dei fatti inducono a credere che gli strani esseri atterrati stanotte nella fattoria del New Jersey non siano che l’avanguardia di un’armata di invasione proveniente da Marte. La battaglia che ha avuto luogo stanotte a Grovers Mill si è conclusa con una delle più strabilianti disfatte subite da un esercito nei tempi moderni: settemila uomini armati di fucili e mitragliatrici sono stati sconfitti da una sola macchina degli invasori marziani. I superstiti sono solo centoventi. Gli altri giacciono sul campo di battaglia che si estende da Grovers Mill a Plainsboro, travolti e schiacciati dai piedi di metallo delle macchine nemiche o ridotti in cenere dal 'raggio di fuoco’.




 ‘I mostri controllano ora la parte centrale del New Jersey e hanno così tagliato in due lo Stato. Le linee di comunicazione tra la Pennsylvania e l’Oceano sono interrotte. Le ferrovie sono sconvolte e i servizi da New York a Filadelfia sospesi, salvo qualche treno che viene dirottato per Allentown e Phoenixville. Le autostrade dirette verso il nord, il sud e l’ovest sono affollate di gente terrorizzata. La Polizia e le riserve dell’Esercito sono incapaci di controllare la folla che fugge impazzita. Si ritiene che domattina i fuggiaschi avranno raddoppiato la popolazione di Filadelfia, Camden e Trenton. La legge marziale è stata proclamata in tutto il New Jersey e nella Pennsylvania orientale. Vi trasmettiamo ora direttamente da Washington uno speciale messaggio del Segretario degli Interni…’

 

Il Segretario: ‘Cittadini della nazione, non posso nascondervi la gravità della situazione in cui si dibatte il Paese, né la difficoltà che incontrano gli sforzi che il governo sta facendo per proteggere le nostre vite e i nostri beni. Vorrei soltanto ricordare a voi tutti ­ privati cittadini e pubblici ufficiali, a tutti insomma ­ l’urgente necessità di calma e di un’azione intelligente e fruttuosa. Per fortuna, questo terribile nemico è ancora confinato in un'area relativamente piccola e noi speriamo che le forze militari gli impediranno di uscirne…’

 

Ma le notizie che seguono sono tutt’altro che rassicuranti.




Un annunciatore: ‘Vi parlo dal tetto del Broadcasting Building, New York City. Le campane che udite suonano per invitare la gente a lasciare la città. I marziani si avvicinano. Si ritiene che nelle ultime due ore, tre milioni di persone abbiano abbandonato la città usando le strade dirette a nord. L’autostrada del fiume Hutchinson è mantenuta aperta al traffico motorizzato. Evitate i ponti per Long Island… sono spaventosamente intasati... tutte le comunicazioni con lo Stato del New Jersey si sono interrotte dieci minuti fa. Non esistono più difese. Il nostro esercito è distrutto... artiglieria, aeronautica, tutto è stato spazzato via. Questa può essere l'ultima trasmissione. Rimarremo qui fino alla fine. La gente si è radunata nella cattedrale, sotto di noi… per prendere parte ai servizi religiosi…’

 

È il panico generale. Chi ha ascoltato i comunicati si precipita nelle vie, gridando in preda a crisi isteriche, le strade che escono dalle grandi città vengono invase da migliaia di automobilisti che intendono sfuggire a tutti i costi agli invasori. Si verificano diversi episodi di violenza, mentre le persone dai nervi meno saldi si abbandonano a gesti disperati: un uomo anziano viene trattenuto a stento mentre si sta gettando da una finestra, una donna preferisce bere del veleno piuttosto che ‘essere vittima dei marziani’…




‘Molto prima che la trasmissione finisse ­ riferiscono i ricercatori H. Cantril, H. Gaudet e H. Hertzog ­ la gente in tutti gli Stati Uniti piangeva, urlava, fuggiva freneticamente per scampare ai marziani’.

 

Nella casa di uno dei tanti, Joseph Headley, dichiara:

 

‘Quella danza delle streghe, aveva spezzato le gambe a tutti i componenti della nostra famiglia ancora prima che il programma fosse a metà... Mio fratello George non era in casa. Zia Grace, buona cattolica, si era messa a pregare con zio Henry. Lily sentiva un peso allo stomaco. Io non so che cosa facessi esattamente, ma so che pregai con più fervore di quanto avessi mai pregato... Ben presto ci ponemmo nelle mani di Dio…’




In molte città la gente comincia a radunarsi nelle chiese. Ogni tanto qualcuno arriva di corsa, aggiungendo nuovi particolari appresi per radio e quindi si accascia, in ginocchio, urlando, in una preghiera disperata. Nelle strade l’isterismo è all'apice. Treni, autobus, macchine private sono presi d’assalto con furia selvaggia. La gente non crede più neanche ai concitati comunicati che gli stessi dirigenti della CBS hanno iniziato a trasmettere, alle prime notizie dell'incontrollata reazione del pubblico, per chiarire che si è trattato solo di una finzione. Solo al mattino, all’uscita di quotidiani, tornerà la calma. Ma vi sono stati alcuni morti e parecchi feriti. I danni sono valutabili in milioni di dollari. La finzione radiofonica si era tradotta in una realtà da incubo. Quella stessa realtà che il mondo, precipitato nella Seconda Guerra Mondiale, avrebbe conosciuto pochi anni dopo. Orson Welles, comunque, aveva lasciato il segno.


[PER ASCOLTARE L'AUDIO]








giovedì 2 febbraio 2023

IL GIARDINO DELLE DELIZIE (6)











Precedenti capitoli 


circa un Naturalista 


alla prova del "9"  (5)


Prosegue con...  


il capitolo completo [7] 


& con il racconto 


della Domenica







Ora è scomparso, esaurito e prosciugato dalle conseguenze della conquista spagnola, ma una volta, in alto nella valle del Messico, c’era un complesso di laghi collegati l’uno all’altro che si estendevano su un’area vasta come l’intera città di Londra. Intorno a queste acque, conosciute collettivamente come lago della Luna, c’erano decine di città e villaggi la cui popolazione, sommata a quella delle remote comunità del Messico centrale, era di venticinque milioni di uomini, donne e bambini.

 

Ogni giorno, almeno duecentomila piccole imbarcazioni attraversavano il lago della Luna per affari, per questioni politiche o per semplice piacere. La parte meridionale del lago della Luna era ricca di acqua di sorgente chiara e limpida, ma la parte settentrionale, durante la stagione delle piogge, diveniva salmastra, e talvolta inondava la regione meridionale con una corrente distruttrice di acqua salata. Perciò gli abitanti della zona costruirono una diga in muratura di pietra e argilla, lunga sedici chilometri, che separava la parte inferiore del lago dai due terzi superiori e che serviva a fermare l’acqua salata, ma che allo stesso tempo, attraverso un ingegnoso sistema di paratoie, permetteva alle numerose imbarcazioni di continuare a spostarsi liberamente.

 

Oltre a essere un importante canale di navigazione, la parte meridionale del grande lago divenne anche un’immensa riserva di pesci d’acqua dolce. In mezzo all’acqua dolce c’erano due argini fangosi coperti da canneti sui quali, nel corso del tempo, gli abitanti della zona avevano costruito fino a trasformare quelle terre in una vasta isola, grande come Manhattan, sulla quale sorse una metropoli che divenne una delle città più grandi del mondo.




Con una popolazione stimata intorno ai trecentocinquantamila abitanti, questa brulicante capitale azteca, verso la fine del xv secolo, era abitata da un numero di persone almeno cinque volte superiore a quello di Londra o Siviglia, ed era molto più estesa di tutte le città europee. Inoltre secondo Hernando Cortés, uno dei primi europei che la vide, era di gran lunga la più bella città del mondo. Il nome di questa splendida metropoli era Tenochtitlan. Sorgeva, maestosa e sfolgorante nell’aria fresca e limpida, a 2195 metri sul livello del mare, collegata alle terre circostanti da tre imponenti strade rialzate costruite attraverso chilometri di acque.

 

Tutti coloro che ebbero l’opportunità di osservare Tenochtitlan da lontano furono concordi nel sostenere che si trattava di uno spettacolo mozzafiato. Prima di arrivare alla grande città centrale, i viaggiatori che giungevano da lontano dovevano attraversare le circostanti terre densamente popolate che sembravano infinite, e a questo punto, invariabilmente, si sentivano sopraffatti. Il famoso compagno di Cortés, lo scrittore Bernal Diaz del Castillo, a proposito della visita a una delle città della provincia, alla confluenza del lago Chalco e del lago Xochimilco, scrisse:

 

Quando giungemmo alla città di lztapalapa rimanemmo incantati dalla bellezza dei palazzi nei quali fummo ospitati! Com’erano spaziosi e ben costruiti, di pietra lavorata, legno di cedro e di altri alberi dal dolce profumo, con grandi stanze e cortili, incantevoli da vedere, coperti da tende da sole di cotone. Dopo aver rimirato tutto questo ci recammo nel frutteto: era un giardino così meraviglioso che mai mi sarei stancato di osservare la varietà degli alberi, di sentire il profumo di ognuno e di contemplare i sentieri circondati da rose e fiori, gli alberi da frutto, le rose originarie del luogo e i laghetti di acqua dolce. C’era ancora qualcosa da osservare, quelle grandi canoe potevano passare nel giardino direttamente dal lago attraverso un’apertura costruita in modo tale che non c’era alcun bisogno che gli occupanti sbarcassero. E tutto era cementato e splendido, con diverse varietà di [monumenti di] pietra su cui erano stati realizzati disegni che facevano riflettere. Poi uccelli di ogni sorta che volavano intorno al laghetto. Ancora una volta mi trovai ad ammirare tutto ciò e pensai che mai più sarebbero state scoperte al mondo terre di simile bellezza.




Benché la vista di Iztapalapa fosse così impressionante, gli spagnoli stavano cercando il centro di questo grande impero, e così proseguirono. Oltre alle città che circondavano il lago della Luna, ve ne erano altre che, come Tenochtitlan, erano state costruite su isole più piccole. Mentre si avvicinavano alla zona da cui sarebbero giunti a Tenochtitlan, Bernal Diaz scrisse:

 

Quando vedemmo tante città e villaggi costruiti sull’acqua e altre grandi città costruite sulla terraferma e quella strada rialzata diritta e pianeggiante che si dirigeva [verso Tenochtitlan], rimanemmo stupiti e ci dicemmo che sembrava di essere nel luogo dell’incantesimo di cui si narra nella leggenda di Amadis, per le grandi torri e i [templi] e gli edifici che si innalzavano dalle acque, tutti in muratura. E persino alcuni dei nostri soldati si chiesero se quello che avevano davanti ai loro occhi non fosse un sogno.

 

Infine raggiunsero una delle strade rialzate che conducevano direttamente a Tenochtitlan. Si fecero largo sulla strada

 

così affollata di gente che proveniva o si recava [a Tenochtitlan] che quasi non c’era spazio per tutti loro,

 

 …scrisse Bernal Diaz.




Una volta giunti in città furono accolti dal sovrano azteco Montezuma e accompagnati sulla cima di uno dei templi e, da quella posizione, poterono godere di una veduta aerea del territorio che avevano appena attraversato:

 

Si poteva vedere chiaramente al di sopra di tutto [scrisse Bernal Diaz], e scorgemmo le tre strade rialzate che conducevano a Tenochtitlan, quella di Iztapalapa dalla quale eravamo giunti quattro giorni prima, quella di Tacuba e quella di Tepeaquilla, osservammo le fresche acque provenienti da Chapultepec che rifornivano la città e notammo i ponti sulle tre strade rialzate, costruiti a parte, a una certa distanza, attraverso cui l’acqua del lago fluiva da una parte all’altra, e tantissime canoe solcavano le acque del vasto lago, alcune trasportavano grandi quantità di cibo, altre carichi di merci, e ci rendemmo conto che da ogni casa di quella grande città e di tutte le altre cittadine costruite sull’acqua era impossibile muoversi verso le altre abitazioni se non in canoa o attraverso ponti levatoi fatti di legno; e in queste città vedemmo [templi] ed edifici sacri, torri e fortezze, tutti di un bianco splendente, ed era uno spettacolo meraviglioso. La metropoli sull’isola era costituita da quasi sessantamila case di stucco chiaro, alcune delle quali a un solo piano, altre a più piani, e tutte queste case hanno camere belle e spaziose e incantevoli giardini con diverse varietà di fiori ai piani inferiori e a quelli superiori.




Le numerose strade e i viali della città erano eleganti e puliti, nonostante la moltitudine di abitanti, al punto che i primi europei che la visitarono ne sottolinearono l’ordine e la pulizia:

 

C’erano anche addetti alla pulizia, commentò un osservatore sbalordito. Infatti almeno un migliaio di lavoratori pubblici avevano il compito di mantenere pulite le strade della città. Attraversata da una complessa rete di canali, Tenochtitlan ricordò agli spagnoli un’enorme Venezia; ma la città possedeva anche splendidi giardini galleggianti che non esistevano in nessun altro luogo al mondo. E mentre le città europee, allora e nei secoli successivi, raccoglievano l’acqua per uso domestico dai fetidi fiumi inquinati che scorrevano nelle vicinanze, l’acqua potabile di Tenochtitlan proveniva dalle sorgenti che si trovavano sulla terraferma ed era trasportata in città attraverso un complesso sistema idrico che lasciò stupefatti Cortés e i suoi uomini - che erano esterrefatti dalla pulizia e dall’igiene personale del popolo dagli abiti multicolori e dallo stravagante (agli occhi spagnoli) uso di saponi, deodoranti e caramelle per profumare l’alito.

 

In lontananza, attraverso l’azzurra distesa di acque brillanti che si estendevano in ogni direzione, e oltre le città e i villaggi color pastello della periferia, che si trovavano sia sulle isole del lago sia sul suo perimetro esterno, l’orizzonte era costituito da colline coperte da lussureggianti foreste, eccetto nella parte sudoccidentale dove si ergevano le pendici di due enormi vulcani spenti dalle sommità coperte di neve, il più alto dei quali, il Popocatépetl, superava i 4800 metri.




Al centro della città, rivolte verso i vulcani, si trovavano due gigantesche piramidi cerimoniali riccamente ornate, costruite dall’uomo, di concezione e opera unicamente azteca. Ciò che sembra aver maggiormente impressionato gli spagnoli della veduta di Tenochtitlan non furono i templi o gli altri magnifici edifici pubblici, ma piuttosto le piazze dei mercati che costellavano i quartieri residenziali e il cosiddetto Grande Mercato che si estendeva disordinatamente lungo l'estremità settentrionale della città. Questa zona, secondo la descrizione di Cortés ‘circondata da portici’, era il luogo principale di incontro, dove ‘ogni giorno si recavano più di sessantamila persone per vendere e comprare, e dove si poteva trovare ogni varietà di merce prodotta in queste terre; provviste, ornamenti di oro e argento, di piombo, ottone, rame, stagno, pietre, conchiglie, ossa e piume’.

 

Cortés descrisse anche una zona del mercato dove si potevano vendere e comprare legname, tegole e altro materiale da costruzione, insieme a ‘legna da ardere e carbone, bracieri di terracotta e stuoie di diversa varietà, da usare come materassi per i letti e altre, più fini, per sedersi o per rivestire stanze e vestiboli’. ‘Ogni genere di merce ha un’area specifica - scrisse Cortés -, è una loro peculiarità’.

 

Bernal Diaz scrisse che anche gli uomini e le donne che si dedicavano all’intrattenimento avevano un quartiere residenziale tutto per loro dove vivevano molte ‘persone che non avevano altra occupazione’ che fare ‘i danzatori[ ... ] e alcuni camminavano sui trampoli, altri danzando volavano nell’aria e altri ancora facevano i buffoni [pagliacci]’.




C'erano vie dove operavano gli erboristi, zone dedicate ai negozi di farmacologia e ‘botteghe come i barbieri dove gli abitanti si lavano i capelli e si radono e negozi dove si vendono cibi e bevande’, scrisse Cortés, strade destinate alla vendita di frutta e verdura dove era possibile acquistare ‘ogni sorta di verdura, soprattutto cipolle, porri, aglio, crescione comune e crescione d’acqua, borragine, acetosa, cardi e carciofi. Ci sono anche molte varietà di frutta, tra le quali ciliegie e prugne come quelle spagnole’. C’erano strade piene di negozi specializzati in ‘cacciagione e uccelli di ogni specie…

 

C’era una tale abbondanza in questo enorme centro commerciale, sorvegliato da ufficiali che facevano osservare l’onestà in quanto a pesi e misure e qualità delle merci in vendita, che Bernal Diaz scrisse:

 

Eravamo sbalorditi dal numero di persone e dalla quantità di merci che conteneva e dall’ordine e dal controllo che regnavano in esso, prima di allora non avevamo mai visto niente di simile.




C’erano diverse qualità di miele e ‘pasta di miele e altre ghiottonerie come la pasta alle noci’, cera d’api, sciroppi, cioccolato, zucchero, vino.

 

Inoltre, aggiunge Cortés:

 

Ci sono diversi tipi di filati di cotone, in matasse di tutti i colori, sembra il mercato della seta di Granada, ma qui c’è una varietà maggiore. Vendono vernici per pittori come quelle che si trovano in Spagna e tutte di straordinarie sfumature. Ci sono pelli di daino, con e senza il pelo, alcune delle quali sono tinte di bianco e altri colori. Vendono molti oggetti di terracotta di ottima fattura; ci sono brocche piccole e grandi, giare, vasi e molti altri tipi di contenitori, tutti di ottima argilla e molti invetriati e dipinti. Vendono granturco in grani o lavorato in ottimo pane, più buono di quello che si trova nelle isole o sulla terraferma. Preparano pasticci di pollo e di pesce e c’è abbondanza di pesce fresco e salato.....


[Prosegue con il capitolo completo]