giuliano

martedì 6 maggio 2025

FUGA E NON SOLO DA ALCATRAZ!

 









LA BOLLA  PAPALE
















Questo post dedicato al Papero Donaldo, ovvero, colui che tiene occupati i giornali del Regime a tempo pieno e indeterminato, giacché proprio ed esclusivamente unicamente Lui stesso medesimo Paperone prediletto d’ogni aspirante Paperino non ancora papero miliardario, quale ideatore costruttore-muratore, nonché sommo libero artefice architetto (taluni ci dicono, anche papabile circa il futuro sommo conclave),  uno & trino dispensatore ambientale del nuovo piano regolatore globale, o meglio che dico, carcere Federale… 

 

Ad uso civico ed incivilmente eletto da schiere di cemento armato, seppur con il più modesto contributo della sovrana casa-popolare fino alla villetta a schiera, o più disagiata villetta con piscina senza nessun ingombro della pisciata di ogni vicino, secondo le rigide regole del piano quinquennale del partito dell’ortodosso conclave, quale futura grandiosa Cattedrale a cielo aperto, ove Ognuno, (Nessuno escluso, ovviamente, in quanto fuggito come hor hora vi narreremo) potrà pregarlo a tempo pieno e continuato secondo le severe regole del piano tariffario adottato, circa la pace condominiale d’ogni condominio confederato, con portineria annessa e concessa dal divino Amministratore  a Mosè patriarca anche sovrano più d’ogni malcapitato illegittimo proprietario, e i dieci comandamenti da esporre nella suddetta bacheca affissa prima dell’ascensore fino alla loggia del paradiso.

 

Si prega di pagare le mensilità con celerità per non finire nei dovuti sottoscala.

 

Grazie!   




Si potrà anche venerarlo, l’Amministratore Papero e sovrano, nelle ore di vigilata libertà inalata sotto stretta sorveglianza dei fidati secondi secondini, ovvero, prescelti guardiani accompagnati da famigerati templari accompagnati anch’essi da cani siberiani per ogni incrocio fra la Quinta e la gelida via del partito… chiusa al traffico per mantenuta ristrutturazione.

 

Il famigerato pluridecorato Er Catena l’angelo del vicolo affianco, con la X maiuscola rubata a Malcom morto di schianto, dalla forma semi-arpionata - o uncinata - molto dipende dalla ricaduta prima dell’avvitata salita vicino al cratere della parabola della luna; narrerà talune labirintiche parabole della Bibbia, allorquando l’ortodosso patriarca custode del Verbo, nel vicolo opposto, anch’esso  si accingerà ad annunziare l’Apocalisse prossima ventura, quando non risparmierà Nessuno dalla prematura morte senza sepoltura, negli orari di apertura, escluso il Sabato allorquando si prega e mai più si lavora, l’occhio vigilerà affinché Ogni comandamento sia rispettato e la preghiera compia il proprio miracolo per ogni isola ove si dimora!  




Nei tempi supplementari, o famigerate piazzette laterali edificate con nuove piantine non ancora accatastate secondo il nuovo piano urbanistico, viene soppressa ogni Libertà di Parola Pensiero e Libera Idea a doppio senso veicolare e circolatorio di marcia, calcolata dalla massa ridistribuita in piani uncinati della Ditta moltiplicata per il reddito pro-capite comprensivo della summa del dazio in uso fuori e dentro l’isolata vigilata isola pedonale appena detta.

 

Chi infrangerà gli ultimi comandamenti, o supererà il muro del suono conferito dai cani da caccia nelle hore di svago e libertà tenuti a guinzaglio e senza museruola, sarà destinato all’isola pedonale della Cayenna, comunque ai più fortunati sarà garantita, e quindi  destinato, ai bagni penali di Alcatraz con vista esclusiva sulla baia. 

 

Il pedonale Diritto potrà essere (ri)acquistato solo dopo esser stato usurpato dal nuovo divieto di transito adottato, secondo le rigide regole della motorizzazione civile che impone fuori strada per Ognuno, Nessuno escluso ovviamente in quanto vaga a piedi, e taluni dicono scalzo ed oltretutto senza né pick né up da scaricare nelle esclusive piazzette di sosta, moderne oasi di piacere ove si potrà godere dell’oro della vita, l’essenza dell’abbondanza, il sangue della Terra!    




Il nettare, quale Elemento del sano e decoroso progresso, inalato a pieni polmoni e distillato fra i vari azionisti, per i dividenti dei dipendenti, o anche tossicodipendenti, sarà possibile acquistarlo anche in nuova polvere concentrata comprensiva del brevetto in uso, cosicché da essere consumato direttamente in vena, la vena del duraturo genio del progresso, che sfreccia e corre dalla creatività d’Ognuno fino al Cima del Monte, Nessuno escluso ovviamente, in quanto l’ultima Croce posta al crocevia demolita per la nuova Parabola della Ditta!    

 

 Hoffa & Soci si occuperanno delle dovute tessere sindacali affinché ad Ognuno venga garantita la dose giornaliera!  

 

Non stupitevi di questa mirabile costruzione… dicevo, all’inizio del Rigo quando Er Catena fa il suo ingresso, Alcatraz il noto bagno senza penale alcuna sarà da lui promesso & concesso, affinché Nessuno più fugga dall’Isola Promessa accompagnato da noti malfattori in odor di democrazia….

 

Per ovvie RAGIONI più consone ad ogni prigioniero di questo ignobile progresso, vi raccomandiamo questa breve parabola con il consiglio di farne buon uso…



 

La cella si trovava nella sezione di quarantena e lui sarebbe rimasto lì per una o due settimane, finché non gli fosse stato assegnato un incarico.

 

I detenuti consegnarono il loro solito cambio di vestiario: un altro cambio di vestiti, da lunghe mutande di cotone a pantaloni e camicia di jeans, grigi con macchie di bianco; altre cinque paia di calzini e un grande fazzoletto che sembrava strappato da un lenzuolo blu; una porta di sicurezza e una tazza da barba; una tazza di latta; un tagliaunghie; uno specchio; un asciugamano; uno spazzolino da denti e polvere dentifricia; un materasso e una coperta, due lenzuola e una federa. Un istante dopo che l’agente se ne fu andato con i detenuti, la porta della cella si chiuse a chiave. Tutte le celle venivano aperte e chiuse, singolarmente o in gruppi fino a quindici, dalle guardie ai box di controllo manuali alle due estremità di un blocco.




Frank Lee Morris, ladro di banche e artista della fuga, era in piedi davanti alla sua cella, con lo sguardo fisso sul pavimento lucido del corridoio. Era solo, ora, per la prima volta da quando aveva lasciato Atlanta per scontare i suoi ultimi dieci anni in quella prigione di massima sicurezza di Alcatraz. E massima sicurezza è la parola giusta. Dal momento in cui era sbarcato al molo fino a quando non aveva raggiunto quella cella, ovunque si voltasse c’era una guardia. In tutti gli istituti che, una volta o l’altra, aveva chiamato casa, non aveva mai visto così tanti agenti di custodia.

 

Il suo modo di fare aperto dava l’impressione di un interesse disinvolto, ma qualunque cosa il suo sguardo posasse, per quanto fugace, quell'oggetto – uomo o cosa – veniva immediatamente, sapientemente inquadrato. Aveva la capacità di un computer di acquisire e memorizzare dettagli, infiniti dettagli.




Silenzioso e pacato, Morris era essenzialmente un solitario, un recluso in mezzo alla folla. Eppure, in apparenza, appariva affabile e collaborativo. A volte sembrava persino fare una timida allusione alla fratellanza. Queste rare manifestazioni di cameratismo potevano essere solo la patina di mezza vita di socievolezza forzata, al passo con le mandrie carcerarie; oppure potevano essere i patetici e soffocati desideri di una profonda solitudine interiore.

 

Distolse lo sguardo dalla contemplazione di Broadway, luminosa come uno specchio, e osservò attentamente la sua nuova casa, larga un metro e mezzo e lunga due metri e mezzo. Il muro posteriore era di cemento, le pareti laterali, di lamiera d’acciaio. Solo la parte anteriore sbarrata lasciava passare luce e aria.

 

Afferrò uno dei corti e spessi montanti tra le robuste traverse. Non sapeva che quelle barre verticali – anime di cavo incastonate nella più resistente lega d’acciaio – avrebbero presumibilmente resistito alla sega o alla lima più tenace, ma non aveva bisogno di saperlo: davano la sensazione di essere resistenti.

 

Osservò gli arredi.




Una branda d’acciaio ripiegabile contro il muro correva lungo il lato destro. Ai suoi piedi – o alla sua testa, se le luci della cella disturbavano il detenuto – c’era il water, senza coperchio né sedile. Fissati alla parete opposta c’erano due ripiani pieghevoli in acciaio, a livelli separati, utilizzabili come seduta e piano d'appoggio o scrivania. Sulla parete posteriore sinistra c’era un lavandino con un unico rubinetto per l’acqua fredda; sopra di esso, a un’altezza di un metro e mezzo e uno e mezzo, correvano due ripiani in legno per gli effetti personali, e sotto di essi, pioli di legno per appendere i vestiti.

 

Il suo sguardo vagabondo individuò un oggetto vicino alla base della parete posteriore, a destra del lavandino: una griglia metallica di ventilazione. Troppo piccola – circa quindici centimetri per venticinque – per passarci attraverso, anche se fosse stata possibile staccarla, e una rapida ispezione rivelò che era saldamente ancorata al cemento. Dal momento in cui un detenuto mette piede sul molo di Alcatraz, secondo le guardie, ha un pensiero fisso: come uscirne. E la complessità fisica della prigione, le porte che bloccano l’intricato passaggio d'ingresso, la molteplicità di guardie, la solidità dei muri e delle sbarre, la sicurezza soffocante della cella si sommano, per il nuovo prigioniero, a un’unica disperata domanda: come si può, in nome di Dio, uscire da qui?




Frank Lee Morris, il giovane tranquillo e cortese dai bei lineamenti, avrebbe trovato una risposta; nessun giornale aveva riportato il suo arrivo, ma se ne sarebbe andato in un tripudio di striscioni in prima pagina. E così facendo, avrebbe messo in discussione l’esistenza stessa del carcere di massima sicurezza federale di Alcatraz.

 

Fred T. Wilkinson del Federal Prison Bureau, che era direttore ad Atlanta quando Morris era lì e lo conosceva bene, ne descrisse brevemente il carattere all’Associated Press:

 

‘Morris è tranquillo e molto intelligente. Non è incline alla violenza impulsiva. Soprattutto, è un pianificatore. L’intera operazione sembra tipica del suo genio’.

 

Morris, condannato a dieci anni per rapina e possesso di marijuana, e un compagno di cella, William Martin, facevano parte di una squadra di lavoratori che tagliava la canna da zucchero e la trasportava al mulino del carcere. Verso le quattro di un sonnolento pomeriggio di fine aprile del 1955, scomparvero.




Il direttore Maurice Sigler ha dichiarato:

 

‘Non sappiamo come siano riusciti a fuggire’.

 

I segugi condussero i soccorritori fuori dalla riserva, fino al ciglio della strada vicino all’abitazione di un contadino nero, che quella notte tornò e trovò la legge ad attenderlo sulla soglia. Sì, aveva raccolto due autostoppisti bianchi e li aveva fatti scendere in una raffineria di petrolio alla periferia di Baton Rouge.

 

Durante l’interrogatorio, il direttore associato, che continuava a lanciare occhiate con evidente fascino a un punto del fascicolo, alla fine osservò:

 

‘Morris, sei piuttosto intelligente, più intelligente della maggior parte delle persone. Ti ha portato fuori da altri posti, ma lascia che ti dia un consiglio amichevole: tutto ciò che ti porterà qui sarà la perdita del tuo tempo libero, forse altro tempo aggiunto. Se sei intelligente come si dice qui, capirai cosa intendo. Non darci problemi, non te ne daremo nessuno. Okay?’.




Allungò la mano. Morris gli lanciò un’occhiata seria, disse ‘Okay’ e gliela strinse. Il vicedirettore se ne andò.

 

L’oggetto che aveva suscitato tanto fascino era: QI 133. Non un genio, QI 140, ma un detenuto di intelligenza superiore.

 

Nebbia e marea sono le maglie che più spesso intrappolano gli evasi da Alcatraz. Possono sguazzare in una fitta nebbia, perdendo ogni senso dell’orientamento; e una rapida corrente può trascinarli attraverso il Golden Gate, verso il mare aperto. Da questo punto di vista, la fortuna è stata dalla parte del trio Morris. Al momento della partenza, la nebbia era alta, la visibilità buona; e durante quella notte dell’11 giugno 1962, la bassa marea al suo apice era di soli 2,2 nodi, circa due miglia e mezzo all’ora.

 

Come al solito, la fuga diede inizio a una caccia febbrile, via aria, via mare, via terra.




I soldati del Presidio di San Francisco, carabine in pugno, perlustrarono ogni angolo di Angel Island, senza trovare alcun indizio. Per settimane, ogni furto con scasso e rapina nella California settentrionale fu attentamente controllato, ma nessuno di essi ricondusse ai fuggitivi, che avrebbero avuto bisogno di cibo e di un cambio d’abiti.

 

Le guardie che avevano prestato servizio sotto i direttori Johnston e Swope ricordavano una vigilanza simile. Una di loro descrisse il turno di notte, da mezzanotte alle 8 del mattino:

 

‘Facevo i giri ogni venti o quaranta minuti. Dovevi stare all’erta: il tenente ti teneva d’occhio. Alcuni prigionieri dormivano con la testa sul davanti; altri, infastiditi dalle luci delle celle, con i piedi sulle sbarre. Era importante conoscere le loro abitudini del sonno: si capiva che c’era Pete dalla posizione o dal russare. Spesso facevo il giro, sbirciavo in una cella e pensavo: “Hmmm, George non si è mosso”. Cercavo un segno di respiro, oppure allungavo la mano e tiravo la coperta per farlo muovere’.

 

‘Cosa sospettavi? Un manichino?’




Il direttore Blackwell e il socio di Bennett, Wilkinson, che volarono da Washington dopo la fuga progettata da Morris, avevano una teoria diversa e piuttosto sorprendente. Invitarono dei giornalisti per una spiegazione ufficiale dell’evasione: perché tre detenuti fossero riusciti a scavare una via d’uscita dall’inespugnabile Alcatraz con dei cucchiai. (Ai giornalisti non fu mai detto dell’accessorio per tagliare le unghie e la loro richiesta di vedere i cucchiai fu respinta)

 

Fu in seguito scoperto che i detenuti in oggetto non erano soliti nutrirsi di selvaggina, o carne scelta, come la macelleria della prigione raccomanda e ordina per la dieta imposta dallo Direttore!

 

Blackwell concordò:

 

‘Il cemento non si stava sgretolando, ma c’era un po’ di erosione. Si sarebbe potuto sgretolare con i cucchiai’.




Aveva parole di ammirazione per il talento artistico del trio:

 

‘I manichini sembravano davvero realistici. I volti erano dipinti color carne’.

 

La mattina dell’evasione, Dollison ammise che i detenuti ‘ci lavoravano da molto tempo, almeno sei mesi’, e Blackwell, di ritorno dalle vacanze, concordò:

 

‘Con i cucchiai ci vuole più tempo che con un martello pneumatico. Avrebbero potuto volerci mesi’.

 

Tuttavia, il direttore insistette sul fatto che non vi era stata alcuna interruzione della custodia. Disse che le guardie effettuavano controlli orari dei letti durante la notte e perquisizioni periodiche della prigione, sebbene non ricordasse, a memoria, quando le celle dei detenuti evasi fossero state ispezionate l’ultima volta.




Wilkinson disse, con un tono un po’ malinconico:

 

‘Morris e gli Anglin non sarebbero usciti lunedì sera se domenica fossero stati trasferiti in celle nuove. Tutto il tempo che avevano impiegato a prepararsi per la fuga sarebbe andato perso’.

 

Blackwell disse:

 

‘Dovete ricordare che l’agente effettua il conteggio di notte, con una luce molto soffusa. Deve essere soffusa perché i detenuti possano dormire’. (I detenuti spesso leggono fino a oltre mezzanotte, alla luce della cella).



 

 

 


 

lunedì 31 marzo 2025

UN PARADOSSO DEL TUTTO ITALIANO (12)









Precedente capitolo


Intercept!   


Costanti AGG su Le Figaro






Compatti su nuove riforme. Era stato questo il messaggio, contenuto in un comunicato ufficiale, che la maggioranza di destra aveva voluto comunicare l’11 marzo scorso dopo una riunione tra i capigruppo al ministero della Giustizia con Carlo Nordio. Tra i temi che erano stati trattati a quella riunione, si leggeva nel comunicato, c’era stata anche “la definizione dei limiti per l’uso dei trojan nelle indagini e il tetto per le intercettazioni di 45 giorni”. Quest’ultimo atto è stato approvato il 20 marzo alla Camera ed è diventato legge, ora il nuovo obiettivo della destra è l’utilizzo del trojan, cioè il captatore informatico che viene utilizzato per le intercettazioni.

 

ALLA CAMERA, infatti, c’è un provvedimento in cui la maggioranza sta pensando di normare l’utilizzo della microspia: il disegno di legge a prima firma del forzista Pier Antonio Zanettin che limita la possibilità di sequestrare gli smartphone. La norma è stata approvata ad aprile 2024 al Senato e da un anno è ferma a Montecitorio. Ma adesso, mentre al Senato entro metà aprile sarà approvata in seconda deliberazione la riforma sulla separazione delle Carriere, la maggioranza vuole accelerare. Calendarizzare il prima possibile il testo in commissione Giustizia e approvarlo entro l’estate. Cioè tutti quelli che riguardano politici, imprenditori e i cosiddetti “colletti bianchi”.




L’obiettivo sarebbe quello di mantenere il trojan, uno strumento molto invasivo, solo per i reati di criminalità organizzata e terrorismo.

 

D’altronde la maggioranza aveva già dato un indirizzo preciso in questo senso. Lo scorso 15 maggio, pochi giorni dopo l’inchiesta che aveva coinvolto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, la destra (insieme a Italia Viva) aveva approvato un ordine del giorno proprio di Costa per limitare l’utilizzo del trojan. Nel testo, la microspia veniva definita come uno strumento che “invade il terreno della riservatezza penetrando anche nelle sfere più intime e private” e si chiedeva al governo di “prevedere una disciplina organica che, da un lato, indichi le gravi forme di criminalità per le quali ammettere l’utilizzo del captatore informatico e, dall’altro, dettagli le condizioni applicative e le modalità operative di utilizzo, con l’obiettivo di bilanciare l’accertamento delle ipotesi delittuose ed i principi costituzionali previsti dagli articoli 14 e 15 della Costituzione”.




L’emendamento del forzista Costa ha già avuto il via libera dell’esecutivo con l’ok a un ordine del giorno votato dopo il caso Toti

 

Ed è in questa cornice che una parte della maggioranza, nello specifico Forza Italia, vuole inserire anche la limitazione dell’utilizzo del trojan per le indagini per i reati contro la Pubblica Amministrazione. È Enrico Costa, deputato forzista e alfiere della battaglia garantista nella maggioranza, che intende presentare l’emendamento all’interno del provvedimento.

 

La proposta sarebbe quella di escludere i reati contro la Pubblica Amministrazione, è proprio quello di dare attuazione all’ordine del giorno. Difficile che il resto della maggioranza possa dire “no” dopo il “sì” all’atto di indirizzo del maggio scorso.

 

RESTA da capire quali saranno i tempi. Questa settimana la commissione Giustizia della Camera approverà la riforma che limita i poteri e la giurisdizione della Corte dei Conti che dovrà andare in aula il 7 aprile, poi potrà calendarizzare il disegno di legge sul sequestro degli smartphone. Nel frattempo, a Palazzo Madama, la priorità resta quella della separazione delle carriere.




L’obiettivo del ministro della Giustizia Nordio è quello di approvare il testo della riforma costituzionale entro metà aprile per poi tornare in seconda lettura a Montecitorio già a maggio e provare a forzare la mano con il via libera definitivo in entrambe le camere entro l’estate e il referendum confermativo tra fine 2025 o al massimo inizio 2026. In questo modo, ci sarebbe tempo a sufficienza per scrivere le leggi ordinarie di attuazione della riforma ed eleggere in tempo i due nuovi Consigli Superiori della Magistratura. Quello attuale, infatti, scade all’inizio del 2027.

 

Insomma, il provvedimento sarebbe composto da questi due pilastri e servirebbe per rispondere alle esigenze di sicurezza che sia Fratelli d’italia che la Lega stanno portando avanti da settimane a difesa delle forze dell’ordine.

 

Restano però dei dubbi di carattere tecnico nel governo. In primis, sul tipo di strumento da utilizzare: intervenire con un decreto legge immediatamente applicabile o con un disegno di legge, che sarebbe lo strumento più idoneo ma che allungherebbe i tempi? In quest’ultimo caso è possibile che il testo possa essere inserito sotto forma di emendamento al disegno di legge Sicurezza in discussione al Senato che tanto dovrà tornare alla Camera per l’approvazione in terza lettura.




INOLTRE, resta qualche perplessità politica anche all’interno dell’esecutivo. Sulla misura c’è anche l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrà vigilare: non è chiaro come il governo riuscirà a scrivere un provvedimento che tuteli solo la categoria delle divise escludendo tutti gli altri cittadini. Che la maggioranza voglia andare avanti, però, è sicuro. La premier Giorgia Meloni ne aveva parlato anche a inizio anno durante la consueta conferenza stampa auspicando di voler fare “di più” in termini di sicurezza. Il provvedimento potrebbe andare all’interno di un altro decreto che sarà approvato nel prossimo Consiglio dei ministri su Caivano che servirà per riqualificare otto periferie stanziando 180 milioni di euro. 

(IlFattoQuotidiano)

 

 

GLI ALLEATI

 

 

Lunedì un tribunale di Parigi ha giudicato colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National. Le Pen è stata anche condannata all’ineleggibilità, cioè all’impossibilità di candidarsi alle elezioni locali o nazionali, ma non è ancora stato comunicato se questa pena verrà applicata da subito e quanto durerà.

 

Nel caso in cui il tribunale accettasse la richiesta della procura, ossia di cinque anni di ineleggibilità e cinque anni di carcere (di cui tre con pena sospesa), Le Pen non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027.

 

Insieme a lei sono stati riconosciuti colpevoli anche otto eurodeputati, anche loro condannati all’ineleggibilità, e dodici persone che erano state assunte come assistenti parlamentari, e che quindi venivano pagate dal Parlamento europeo, ma che in realtà, ha stabilito il tribunale, lavoravano per il partito in Francia: lo statuto del Parlamento vieta espressamente che i fondi versati ai deputati per assumere assistenti siano usati per finanziare l’attività politica nazionale. Il tribunale ha stimato che i fondi europei usati impropriamente in questo modo, fra il 2004 e il 2016, ammontino a 2,9 milioni di euro.




Se i giudici decideranno di accettare la richiesta della procura sull’ineleggibilità con “esecuzione provvisoria” (cioè che venga applicata immediatamente, anche in caso di ricorso) Le Pen non potrà candidarsi alle elezioni presidenziali francesi, previste nel 2027. La condanna all’ineleggibilità sarebbe una notizia grossa, anche perché Le Pen sembra la grande favorita a vincere le prossime presidenziali. Mancano due anni ed è presto per prendere troppo sul serio i sondaggi, ma vanno tenute a mente due cose: il Rassemblement National non è mai stato così popolare, ed è stato il singolo partito più votato alle elezioni legislative dell’anno scorso (quelle vinte di fatto dalla coalizione di sinistra del Nuovo Fronte Popolare, anche grazie a un’alleanza prima del secondo turno con la coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron).




Le Pen era accusata di aver assunto quattro assistenti parlamentari, ma il tribunale ha dato ragione alla procura dicendo che Rassemblement National aveva creato un più ampio «sistema» di appropriazione indebita e «contratti fittizi». Secondo la procura questo sistema aveva l’obiettivo di «far risparmiare» il partito ed era nato sotto la direzione di Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine Le Pen e il più influente politico di estrema destra francese degli ultimi decenni, morto lo scorso gennaio. Marine Le Pen avrebbe ereditato questo sistema quando gli è succeduta alla guida del partito nel 2011 e avrebbe avuto un ruolo centrale nella sua attuazione. Questo sarebbe avvenuto specialmente dopo le elezioni europee del 2014, grazie alle quali l’allora Front National passò da tre a 23 europarlamentari. Le indagini cominciarono nel 2016. 

(IlPost)








giovedì 27 marzo 2025

IL VAGABONDO DELLE STELLE (10)









Da una Precedente 


"Catena" (8/1)






Molte volte, nella mia vita, ho provato la straordinaria sensazione che il mio “io” si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o fossero vissuti in lui, in altre epoche o in altri luoghi.

 

Non stupirti, mio futuro lettore; ma indaga nella tua stessa coscienza.

 

Ritorna indietro con il tuo pensiero, ai giorni in cui il tuo corpo e il tuo spirito non erano ancora cristallizzati; in cui, materia plasmabile, anima fluttuante come le onde in movimento, avvertivi appena, nel ribollire del tuo essere, il formarsi della tua identità.

 

Allora, leggendo queste righe, forse ricorderai delle cose dimenticate, delle visioni incerte e nebulose, che passarono davanti ai tuoi occhi di bambino e che, oggi, non ti sembrano che sogni irreali, un parto della fantasia, e che ti fanno sorridere.

 

Eppure, in queste lontane visioni del tuo essere, non tutto era sogno. Quando, da bambino, ti sembrava, durante il sonno, di precipitare nel vuoto da altezze infinite; quando credevi di volare, oppure osservavi con orrore, intorno ai tuoi piedi immersi nel fango, arrampicarsi migliaia di ragni odiosi e ripugnanti; quando davanti ai tuoi occhi si libravano forme sconosciute, degli incubi, e vedevi sorgere e tramontare degli strani soli di un altro mondo; tutto questo, forse, non era una proiezione della tua fantasia febbrile e innocente. Sai tu, da dove provenissero queste conturbanti immagini, e se non avessero origine in altre vite anteriori, da te vissute in altri mondi?

 

Forse, quando avrai ultimato queste pagine, ti sarai fatta un’idea più precisa su tutti questi sconcertanti problemi che, senza dubbio, ti hanno lasciato finora perplesso, irritato. In verità, la cortina invisibile della nostra nuova prigione ci avvolge fin dalla nascita, e subito dimentichiamo il passato. E quando, a volte, esso si ripresenta mentre siamo ancora in braccio alla madre o camminiamo carponi sul pavimento domestico, questo ricordo ancestrale ci procura soltanto un vago senso di paura…

 

Per quanto mi riguarda, ricordo perfettamente che nei giorni lontani in cui non ero che un piccolo essere balbettante che emetteva dei vagiti per esprimere la sua fame o il desiderio di dormire, mi ricordo, dicevo, che avevo la netta sensazione di esistenze anteriori.

 

Io, che non avevo mai detto la parola “Re”, e che non l’avevo mai udita pronunciare, ricordavo d’essere stato, in un tempo lontano, il figlio di un Re. E così pure di essere stato uno schiavo e un figlio di schiavo, e di aver sopportato un collare di ferro intorno… 

(J. London)

 

 


 


PRIMA IO; SCUSATE…. PRIMO “IO”

 

 

Il barbiere, avendo ricevuto un talento d’oro dai due vescovi Ursace e Valente, per indurre Costanzo ad abbracciare la nuova interpretazione delle Sacre Scritture, gli mormorò all’orecchio qualche parola, mentre gli ripassava con la solita bravura il rasoio sulla guancia. Peraltro, in quel momento, si accostò all’Imperatore il capo dei silenziari, di nome Paolo, già indicato da tutti col soprannome di Catena, perché le sue macchinose delazioni avvolgevano le vittime in una inestricabile maglia di ferro.

 

Il suo viso era completamente sbarbato e quasi femminile: gli occhi chiari e languidi gli davano l’aspetto d’un uomo dotato di angelica bontà. Camminava con passi felpati, e in tutto il suo incedere elegante v’era qualcosa di felino. A tracolla egli soleva portare un largo nastro azzurro, distintivo dei cortigiani favoriti dall’Imperatore.

 

‘Ecco una lettera di Giuliano. L’ho potuta intercettare questa notte stessa. Leggila, Augusto’.

 

Costanzo gli strappò violentemente la lettera dalle mani e la lesse con avidità; ma il suo interesse si mutò quasi subito in delusione.

 

‘Stupidaggini!’

 

…diss’egli.

 

‘Esercitazioni scolastiche! Si tratta di questo: mandando una cesta di fichi in regalo ad un sofista, tesse le lodi dei fichi stessi, e siccome i frutti sono cento, coglie l’occasione per fare le lodi di questo numero’.

 

‘Ritengo che tutto ciò abbia qualche altro recondito significato’...

 

…insinuò Catena.

 

‘Davvero? Ma le prove?’

 

…eccepì Costanzo.

 

‘Niente prove’.

 

‘Allora, o è un furbo di tre cotte, o…’

 

‘Che intende dire la Tua Eternità?’

 

‘…oppure è innocente!’

 

‘Come credi, Augusto’,

 

….conchiuse il delatore.

 

A questo punto, si avvicinò un altro delatore, un giovane Persiano, certo Mercurio, dagli occhi nerissimi nel viso giallo. Era quasi un fanciullo, ma la sua fama non era punto inferiore a quella di Catena, e anch’egli aveva il suo soprannome: Censore dei sogni. Quando il sogno di qualche suddito poteva essere interpretato in modo pericoloso per la salute di Cesare, Mercurio ne prendeva buona nota e ne riferiva all’Imperatore.

 

In tal modo, molte persone avevano dovuto pagare con la confisca dei beni e la perdita del grado civile un sogno nel quale avevano visto cose che un suddito non deve vedere. Ma, ormai, i cortigiani erano tutti concordi nel dichiarare che erano affetti da inguaribile insonnia, e in cuor loro invidiavano gli abitanti della leggendaria Atlantide, che, secondo Platone, dormivano senza sognare.

 

Il giovinetto, interrompendo l’opera di due eunuchi etiopi, i quali stavano allacciando a Costanzo le calzature imperiali ornate dalle aquile d’oro, abbracciò le gambe di Cesare e gli baciò i piedi, guardandolo negli occhi come un cane che scruta le intenzioni del padrone dimenando la coda.

 

‘La Tua Eternità mi perdoni’,

 

…diss’egli con voce piena di devozione infantile.

 

‘Non ho potuto resistere occorre proprio che ti riferisca il sogno che ha fatto Gaudenzio: è molto brutto. Egli ti ha visto con la damide strappata e il capo coronato di spighe vuote’…

 

‘E che vuoi dire?’

 

‘Le spighe vuote sono indice di carestia, la porpora strappata’…

 

‘E’ forse segno di malattia?’

 

‘Forse peggio. Intanto so dalla moglie di Gaudenzio che egli ha consultato gli àuguri a proposito di questo sogno, ed essi gli hanno detto alcune cose.’

 

‘Si, va bene. . dopo ne riparleremo. Questa sera’…

 

‘No, subito, Augusto. Senti. gli potresti, per il momento, infliggere un supplizio leggero… non credi? Poi c’è quell’altra faccenda delle tovaglie’...

 

‘Quali tovaglie?’

 

‘Come, non ricordi? In Aquitania, ad un banchetto, vennero adoperate alcune tovaglie con orli di porpora tanto larghi da superare la clamide imperiale’…

 

‘Larghi più di due dita, dunque? Ho per legge autorizzato solo due dita’…

 

‘S’intende! Le superavano di molto! Ti ho detto che erano quanto una vera clamide imperiale! Non è forse una profanazione meritevole d’essere punita?’

 

Mercurio si affannava per esporre al più presto tutte le sue delazioni.

 

‘A Delo è nato un mostro’,

 

…continuò

 

‘con quattro orecchie, quattro occhi; due zampe, e tutto coperto di pelo. Gli àuguri sostengono che è un brutto segno, e che il Sacro Impero si scinderà’.

 

‘Vedremo.. vedremo dopo. Segna tutto con i particolari, e ritorna stasera’.

 

L’Imperatore era quasi al termine della sua toletta mattutina. Egli si guardò nello specchio e tolse, con un sottilissimo pennello, una goccia di minio da un cofanetto d’argento filigranato. a foggia di reliquiario, sormontato da una croce. 

( La morte degli Dèi )




  


SECONDO… IO!; SCUSATE: IL SECONDO “IO”


 

 Al principio della mia esistenza nata all’orfanotrofio, fui introdotto a una specie di ‘vita in transito’, passando da un ‘guardiano’ all’altro, da uno spettatore all’altro, da un idiota all’altro, mentre i legni veniva caricati su battelli a vapore del Mississippi.

 

In effetti, si trattava piuttosto di un continuo passaggio approssimativo di brevi palcoscenici, brevi seppur eterni ritratti, comunque molto distanti dalla mia città natale in… o in qualsiasi parte del mondo…

 

E ho sempre pensato che non ci sarebbero stati così tanti ‘frammenti figurativi’personaggi da palcoscenico’caratteriali comparse’ che potevano essere trascurati ed attraverso i quali, osservandoli, navigo il difficile Fiume della Vita; ed ora lo confesso, mi sono dilettato attraverso la ‘maschera’ di quei lineamenti, e se i passaggi non fossero stati così ampiamente ispirati da questi personaggi da teatro: caricature di se medesimi pur atteggiandosi ad altri; sarei regredito ad un improprio palcoscenico.

 

Questione di stile!

 

Questione di intelligenza!

 

Tutto è Teatro in questa loro comparsa, a noi l’intelligenza della (loro) maschera restituita e riflessa allo specchio del delirante ‘atto’ della Storia…






RIPRENDO IL FILO DEL MIO RACCONTO….

 

 

Per tutto il giorno, rimasi nella mia cella a scervellarmi per scoprire la ragione di questa nuova e inspiegabile punizione. Arrivai a concludere che tutto ciò doveva essere opera di una spia, di uno sporco essere che per ingraziarsi qualche guardiano, mi aveva denunciato per qualche immaginaria infrazione ai regolamenti.

 

Nel frattempo, il capitano Jamie si preparava a reprimere la rivolta di cui Winwood doveva dare il segnale. Quella notte non un solo guardiano dormì. Le squadre diurne rimasero in servizio, come quelle notturne; e quando si avvicinarono le due, tutti si nascosero vicino alle celle occupate dai quaranta congiurati.

 

Le cose andarono com’era stato previsto.

 

All’ora convenuta, Winwood, munito di grimaldello, aprì le celle, chiamando per nome gli occupanti uno dopo l’altro, e questi sgusciarono fuori. Si riunirono tutti nel corridoio; e per i guardiani fu uno scherzo riprenderli, in un colpo solo. Le menzogne di Winwood davano i loro frutti. Inutilmente i quaranta denunciarono la parte avuta dal falsario in tutta la vicenda.

 

Il Consiglio dei Direttori della prigione non si smosse dalla convinzione che mentissero tutti per costruirsi delle attenuanti. E così l’Ufficio preposto alle grazie e, nel giro di tre mesi, quella canaglia di Cecil Winwood venne graziato e rimesso in libertà.

 

Ho già detto che ero stato subito rinchiuso in cella.

 

Era notte e dormivo, quando sentii la porta esterna cigolare sui cardini. Mi svegliai. Qualche disgraziato, pensai, - che trasloca… Poi udii distintamente un rumore di percosse e grida di dolore, imprecazioni e il fruscìo sordo d’un corpo che si trascina per terra.

 

Una dopo l’altra, le porte che si susseguivano lungo il corridoio si aprirono sbattendo, mentre i corpi venivano buttati o trascinati nelle celle. Squadre di guardiani arrivavano continuamente, e ancora altri uomini che continuavano a picchiare, e altre porte si spalancavano davanti a sagome sanguinolenti, distrutte dalla violenza.

 

Ma ritorniamo indietro, a quel che successe nelle celle quando i cospiratori mi raggiunsero dopo che la porta esterna del corridoio si era chiusa alle loro spalle. I quaranta si precipitarono alle inferriate dei finestrini. Da una cella all’altra cominciarono a farsi tra loro un mucchio di domande. Era un vociare indescrivibile. 

(Ignazio rideva…)





 

MA ASPETTI IL SECONDO E CONTROLLI LA TOVAGLIA FINO AL BORDO… SCUSATE che ho detto; il passo interrotto o forse un sogno perseguitato?; non temere maddalena arriveremo fino al fiume e ancora potremmo ballare “o fandango”; misura il piatto servito o la povera scodella non consumata, giacche’ non ben comprende come condita questa povera cena…; negli intervalli viene servito, o meglio che dico?, ‘riscaldato’; ma scusate che dico ancora?, si spegne e si smorza come una stella mai accesa a forma di lampadina; e’ il suo piatto freddo preferito in questo universo ancora del tutto spento e ancora inesploso (seppure cercano la dinamite sotto il letto); ed ogni qual volta viene illuminato dall’antica promessa di un pranzo migliore, dal ripetitore spunta un fiore per meglio ispirare il pensiero non ancora pensato; si’ e’ vero (ri)nascera’ una stella e/o un imbecille che traina una slitta… gli viene promesso, infatti, il cervo re della selva; controlla la finestra Che arriva catena accompagnato da ignazio, non e’ un ragno ma solo un borgomastro che scala la parete, la’ ove regnava una cima ghiacciata…; nulla impara nulla comprende nulla intende e per sempre impreca e bestemmia, e’ la nostra eterna rovina; e’ il figlio del nulla senza neppure una stella; lo pagano ad hore come il miglior segugio della governante con l’elevata aspirazione di divenir prima serva  non ancora commessa, tutte le volte che x lo guarda ed ama ancora; guardati da winwood, e’ appena fuggito e poi di nuovo tornato; fuggira’ ancora? forse non e’ mai partito; tiene stretta la mannaia del boia con su incisa la sua ed altrui moneta, il suo secondo nome e’ motosega d’oro…



 



 

Alla fine del Sogno nr. Due, ovvero all’età di otto o nove anni, fui spedito a Buffalo, New York, per essere messo a scuola.

 

Sono stato mandato lungo il lago Erie da Toledo, a bordo del vecchio piroscafo Indiana, comandante del capitano Appleby.

 

Molte Anime che affollano il Fiume ricorderanno questo mestiere, il primo con cui mi sono dilettato, e da parte mia ora ricordo il ‘nobile indiano meccanizzato’ con cui attraversare il Fiume di Anime, mentre si trova a cavalcioni nella solitaria catasta di fumo che lentamente penetra l’alba come il tramonto. Anche un magro gruppo di ‘ottoni’, in posa e seduti vicino a lui come la generosa usanza di quei giorni, ed imbarcato al piroscafo durante il viaggio si ode musica fine, oppure, suono scomposto e sgradevole, sapete… dipende molto dal ‘copione’ recitato.

 

Dallo stile.

 

Dalla Compagnia del teatro!

 

Dipende molto dal regista della nuova Compagnia!




Ad uno sguardo più attento, il coraggio attenuato e affumicato della mia èstasi giovanile, ahimè! sembra più una sagoma indifferente intonacata e belligerante contro il cielo; ma è stato il primo pezzo di statuaria bellezza colta che abbia mai visto e sentito; e il Belvedere di Apollo, a Roma, o l’orchestra di Strauss, guidata da lui stesso, a Vienna, non ha mai suscitato in me così tanti brividi di ammirazione.

 

Trascorsero molti mesi prima che quell’indiano di spessa lamiera smettesse di navigare di giorno come di notte attraverso una nuvola mista di fumo e carbone… e musica d’ottone, nei miei sogni da ragazzo.

 

Il lago era straordinariamente calmo e l’intero passaggio per Buffalo è stato, per anni, uno dei miei ricordi più piacevoli. In quel Viaggio, senza dubbio, fu generato il primo amore per i battelli a vapore, il cui frutto maturò poco dopo nelle avventure che sto per raccontare. Ma questo affetto sconfinato per le specie di imbarcazioni in questione mi consente di ricordare, come si vedrà direttamente, i nomi di tutti i vecchi piroscafi da lago e di Fiume che avevano a che fare con la mia infanzia.




Senza manifestare un compassionevole sentimento che sono sicuro non commuove o commuoverà alcuno, nel narrarvi dei due o tre miserabili anni trascorsi in compagnia di questi teatranti, futuri razzisti di ben altre commedie non più recitate per ampie platee.

 

Ho avuto presagi della mia prima visione del grande Mississippi e del funzionamento pratico della legge di Lynch allo stesso tempo nella notte del nostro avvento al ‘Cairo’ ben illuminata dai fuochi di una magistrale esecuzione.

 

Un negro, a quanto pare, era il proprietario o il locatario di una vecchia barca del molo che era stata ormeggiata all’argine di quella città adibita ad uso di sala da gioco. Il comitato di vigilanza, che allora governava il Cairo, si era spesso sforzato di catturare il negro e di sottoporlo a processo; ma lui, astuto, aveva passaggi segreti da una parte all’altra del molo, con cui sfuggiva sempre ai suoi inseguitori.

 

Non avendo dubbi sul fatto che fosse colpevole di diversi omicidi, i vigilantes, nella notte del nostro arrivo, erano scesi sull’argine, duecento o trecento, armati, ben equipaggiati e determinati a catturarlo. In risposta alle loro convocazioni non ricevettero altro che insulti dal negro, ancora fuori dalla vista e al sicuro in uno dei suoi nascondigli.




A un dato segnale la nave del molo fu incendiata e fu lasciata andare alla deriva, e mentre galleggiava nella corrente, i vigilantes la circondarono con piccole imbarcazioni, e con i fucili pronti per impedire la fuga del negro.

 

Quando la barca del molo era nel Fiume, il negro apparve audacemente nel luogo che, nel mezzo di tutte le imbarcazioni fluviali di quel tipo, veniva lasciato aperto per l’accoglienza e lo scarico delle merci. E ora si  verifica una scena, così sensazionalmente drammatica, così facilmente adattabile al palcoscenico di questi ultimi giorni, che non avrei il coraggio di metterla in relazione con la verità se non avessi assistito ai miei occhi.

 

Il negro non è stato catturato fino a quando non ha rotolato un grosso barilotto di polvere nel mezzo dello spazio aperto appena menzionato. Mentre si trovava alla luce della sua nave in fiamme, la gente delle piccole barche nel fiume poteva vedere che aveva un moschetto carico ed il barilotto di polvere. Quindi il negro li sfidò a salire e prenderlo, versando su di loro allo stesso tempo orribili giuramenti e maledizioni che raramente provengono dalle labbra dell’uomo.




Le piccole imbarcazioni mantenevano ora una distanza adeguata, i loro occupanti si preoccupavano solo di impedirne la sua fuga in acqua. Mentre le fiamme si addensavano attorno a lui, il negro si fermò, fluttuando nell’oscurità che avvolgeva il maestoso fiume, con il suo moschetto ed armato ancora del barile di polvere, imprecando e sfidando i suoi carnefici. Abbiamo udito l’esplosione lungo il torrente e abbiamo visto affondare la barca del molo.

 

Il giorno dopo parlai con il capo della Compagnia sulle piccole imbarcazioni, un omino basso e robusto, con un occhio penetrante. Ha detto che non aveva il cuore di sparare al negro, perché ha mostrato un tale coraggio. Confessò persino che, per lo stesso motivo, si sentiva quasi dispiaciuto per la vittima, dopo che l’esplosione lo aveva portato nell’eternità.




Un vecchio artista arriva a guardare i modi, ora silenziosi ora confusi e pazzeschi, che da quell’apparente silente perbenismo derivano, ‘figura scenica’ della vita ordinaria con tutto l’orrore dei suoi volti, dipinto e scolpito come una maschera della tragedia greca e con essa della Vita. Con i suoi costumi, i luoghi, con i suoi teatri, ispirando lo stesso tipo di desiderio ed interesse romantico con cui una certa specie di giovane immagina guardare sempre all’impossibile gloria di viaggiare in una più profonda realtà naturale irrimediabilmente dismessa e persa.

 

…Va da sé che fra il naturalista e l’artista corre un filo antropologico nonché scientifico. E quando ricordiamo i detti ‘pagani’ inscenare danze propiziatorie in onor della loro Natura così pregata, imitandone scene e più naturali profili, anche l’artista sciamano cerca adempiere ad ugual medesimo rito e funzione, nel riproporre quei ghigni quei musi quei volti quei costumi sociali…

 

Con molte delle Compagnie con cui abbiamo viaggiato il nostro compito antico, e pur se insceniamo l’orrore sociale, per ogni maschera interpretata, corre tanta differenza fra la bellezza della natura e da tutto ciò che da lei deriva… 

 (Ralph Kappler, …scusate Keeler)