giuliano

mercoledì 17 gennaio 2024

1570









Precedenti capitoli 


circa gli Eretici


PROSEGUE CON: 


UN RIGIDO CLIMA




Proprio ieri, all’uscita da una chiesa, ho incontrato un bambino di cinque anni e gli ho domandato chi fosse Gesù. Sapete che cosa mi ha risposto?

 

Una statua!

 

Frate Vittorio alza le spalle e lascia intravedere un sorriso sotto la barba folta: Se vi può consolare c’è un uomo del nostro paese, un falegname che avrà una quarantina d’anni, che ogni giorno si presenta in chiesa per tre volte, recita un Pater di fronte al crocefisso e poi torna a lavorare. Gli ho chiesto come mai fosse diventato così assiduo nelle visite al Signore e mi ha risposto che sono stato io a dirgli che con tre preghiere a Gesù ogni giorno avrebbe guarito il mal di schiena. Questo è il posto più vicino che conosco dove trovare Gesù, ha aggiunto.

 

Non vi dico la faccia che aveva quando ho cercato di spiegargli che Gesú può essere dappertutto: nelle donne e nei bambini, nell’aria e nel ruscello, nell’erba e negli alberi.

 

Batto le mani e le riallargo con rassegnazione. Il gesto attira l’attenzione di altri due frati. Si avvicinano per capire di che si tratta.

 

Il vostro esempio non mi consola affatto, fratello. Se un uomo di quarant’anni crede che Gesù sia una statua, esattamente come fa un bimbo di cinque, significa che trentacinque anni di norme e precetti, dogmi e castighi non fanno crescere di una virgola la fede del cristiano.

 

Come è possibile, vi chiedo, che un bambino venga costretto a ricevere i sacramenti, a inginocchiarsi davanti a quella che per la sua mente semplice non può essere altro che una statua, ad ascoltare il Vangelo quando per lui esso non è che una favola in nulla preferibile a quelle che gli vengono raccontate davanti al fuoco?

 

Vi sembra sensato tutto questo?




Io dico che questo non è soltanto assurdo, fratelli, ma anche pericoloso.

 

Quale credente cresceremo infatti?

 

Quale sincera devozione a Cristo possiamo sperare di veder maturare in quel piccolo essere, se lo abitueremo fin dalla più tenera età ad accettare passivamente cose che non comprende? A inginocchiarsi davanti alle statue? Io dico, fratelli miei, che Cristo non può che essere una scelta consapevole e motivata, e non una favola inculcata agli ingenui. Ma oggi ci viene chiesto proprio questo. Ci viene chiesto di credere senza comprendere, di ubbidire in silenzio, finanche di temere, vivendo nel terrore d’essere puniti, processati, incarcerati.

 

Può nascere vera fede tra sentimenti simili?

 

No di certo, fratelli.

 

I tre francescani si scambiano un’occhiata incerta. Faticano a rompere il silenzio che segue le ultime parole. Uno di loro fa cenno ad altri due di raggiungerlo.

 

Sono Tiziano, pellegrino tedesco diretto a San Pietro. I francescani di questo piccolo convento di campagna mi hanno accolto con gentilezza e ospitato con grande cortesia.




Parlottano sommessamente tra loro: il riassunto per gli ultimi arrivati. Frate Vittorio si irrigidisce in una posa plastica, poi non trattiene la risata: ‘Non mettetela così, fratello Tiziano. Pensate questo, piuttosto: vicino a un villaggio della nostra diocesi c’è un pioppo secolare, forse l’albero più imponente che mi sia mai capitato di vedere. Ebbene, i contadini sostengono che durante il plenilunio di ottobre, chi si mette sotto l’albero e riceve tra le mani una sua foglia portata dal vento, mangiandola acquista forza e longevità.

 

Uno sguardo accigliato: ‘Non capisco dove vogliate arrivare’. ‘Un pellegrino come voi’, riprende incrociando le mani dietro la schiena, ‘vent’anni fa venne a ristorarsi in questo convento. Gli raccontammo la storia del pioppo e gli spiegammo dove si trovava. Era convinto che prodigi naturali si verifichino nei luoghi dove la Madonna desidera mostrarsi ai suoi figli. Andò là e la Madonna gli apparve, dicendo: ‘Il corpo e il sangue di mio Figlio danno la vita eterna’. Da allora, nel plenilunio di ottobre, festeggiamo la Madonna del Pioppo, e i contadini vengono per mangiare l’Eucarestia, e le foglie dell’albero che cadono sull’altare vengono benedette e distribuite a tutti i fedeli’.

 

Mi siedo su una delle panche di pietra che costeggiano il muro. I frati si sono moltiplicati: almeno una decina. I più anziani siedono accanto a me, gli altri si accovacciano per terra.

 

‘Allora’, chiedo rivolto a tutto il gruppo, ‘cos’ha voluto dire il vostro confratello con la storia del pioppo?’.




Risponde un frate giovane, tutto naso e zigomi ossuti:  ‘Che per portare il Cristo alla gente delle campagne, non si può tanto sottilizzare: alcuni crederanno che egli è una statua, altri mangeranno il suo corpo come da giovani mangiavano le foglie di un albero’.

 

Ora che li ho messi tutti a sedere, mi alzo in piedi di scatto: ‘ “Il corpo e il sangue di mio Figlio danno la vita eterna”. La Madonna del Pioppo ha annunciato al pellegrino il cuore della fede cristiana. La gente delle campagne non capisce il Cristo, perché voi lo rendete troppo complesso. Ecco perché hanno bisogno di una statua o di un’antica leggenda per accostarsi a Lui. Dio si è fatto uomo ed è morto in croce perché potessimo anche noi risorgere alla vita eterna. Questa è la fede che salva: non serve altro. Questa è la fede che nessun neonato può professare: per questo vi dico che battezzare un neonato non ha più valore che lavare un cane. L’unico battesimo è quello della fede nel beneficio di Cristo!’.

 

Balza in piedi e quasi inciampa nella lunga veste, folte sopracciglia nere e barba fin sotto gli occhi. Mi abbraccia di slancio, mi bacia, poi mi fissa con lo sguardo incandescente: ‘Adalberto Rizzi ti ringrazia, fratello tedesco. Sono vent’anni che vivo qui dentro, da quando la Madonna mi apparve tra le foglie del pioppo e con molti segni mi testimoniò la sua presenza’. I frati più giovani lo guardano sbalorditi. ‘Sì, sì, chiedetelo a frate Michele, qui, se non dico il vero. Dopo l’apparizione cominciai a predicare le stesse cose che tu, fratello Tiziano, hai detto quest’oggi. Parola per parola, ti assicuro. Ma mi dissero che ero sconvolto, che avevo bisogno di riposo e di meditazione, che la Madonna non mi aveva affatto chiesto di dire le cose che andavo dicendo. Mi convinsero. Ma ora sento che tu mi hai ridato quello che mi era stato sottratto e con lingua di fuoco proclamerò al mondo la fede nel nuovo battesimo e nel beneficio di Cristo!’.

 

Si butta in ginocchio, quasi le gambe non lo sorreggano più.




‘Battezzami, fratello Tiziano, perché la sciacquata che mi diedero da fanciullo non conta più nulla per me. Battezzami, anche con l’acqua sporca di quella pozza: la mia fede basterà a purificarla’.

 

Mi guardo intorno: tutti immobili, a bocca aperta, eccetto frate Vittorio, che scuote la testa sconsolato. Ho già fatto abbastanza, per il luogo in cui mi trovo. Meglio non rischiare con gesti troppo plateali.

 

‘Tu stesso puoi battezzarti, fratello Adalberto. Sei tu il testimone della tua conversione. Mi guarda per un attimo con il volto estasiato, poi si butta a capofitto con la faccia nell'acqua fangosa e comincia a rotolarcisi dentro gridando a squarciagola.

 

Tutto sommato, piuttosto plateale. 

 

                                                           Libri Eretici 

 

 

Avete combattuto per qualcosa in cui credevate e avete perso la causa, ma non la vita. Capitemi, parlo del senso della vita che accomuna gente come me e voi, l’incapacità di fermarsi, di accomodarsi in qualche buco, in attesa della fine; l’idea che il mondo non è che una grande piazza su cui si affacciano i popoli e i singoli uomini, dai più scialbi, ai più bizzarri, dai tagliagole ai principi, ciascuno con la sua insostituibile storia, che racconta già la storia di tutti. Voi dovete aver conosciuto la morte, la perdita. Forse c’è stata una famiglia, da qualche parte, lassù nelle terre del Nord. Sicuramente molti amici, persi per la strada e mai dimenticati. E chissà quanti conti da saldare, destinati a rimanere aperti.

 

La luce del fuoco gli illumina mezza faccia, lo fa assomigliare a una creatura fiabesca, uno gnomo saggio e intrigante al tempo stesso, o forse un satiro, che ti sussurra segreti all’orecchio. I suoi occhi piccoli guizzano insieme alle fiamme.




‘Di questo sto parlando, capito? Dell’impossibilità di fermarsi. Non è giusto. Non lo è mai. Avremmo dovuto fare altre scelte, tanto tempo fa, oggi è troppo tardi. La curiosità, quella insolente, caparbia curiosità di sapere come va a finire la storia, come si concluderà la vita. Di questo, di nient’altro si tratta. Non sono mai soltanto i guadagni a menarci per il mondo, non è mai soltanto la speranza, la guerra... o le donne. C’è qualcos’altro. Qualcosa che né io né voi potremo mai descrivere, ma che conosciamo bene. Anche adesso, anche nel momento in cui vi sembra d’esservi allontanato troppo dalle cose, in voi cova la voglia di conoscere il finale. Di vedere ancora. Non c’è più niente da perdere, quando s’è perso già tutto’.

 

Un sorriso distaccato deve essermi rimasto inciso sulla faccia per tutto il tempo. Eppure nasce dalla sensazione di stare ascoltando il consiglio di un vecchio amico.

 

Mi tocca il braccio: ‘Io domani parto per Milano, vado a vendere i libri di Oporinus laggiú. Mi dovrò trattenere per un po’ per sbrigare alcuni affari che ho lasciato in sospeso. Dopodiché mi muoverò verso Venezia. Se la mia proposta vi alletta, l’appuntamento è alla libreria di Andrea Arrivabene, all’insegna del pozzo, ricordatevi questo nome... Perché ridete?’.

 

‘Niente, pensavo alle coincidenze della vita. Del pozzo, avete detto?’

 

‘ Proprio così’.

 

Mi guarda perplesso. Vuoto il bicchiere. Ha ragione: quarantacinque anni e più niente da perdere. ‘Non preoccupatevi, ci sarò’.




 Lettera inviata a Roma da Viterbo, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 13 maggio 1545.

 

All'illustrissimo e reverendissimo signore mio Giovanni Pietro Carafa in Roma.

 

Signore mio onorandissimo, scrivo alla Signoria Vostra per comunicare che il dado è tratto. Reginaldo Polo ha infatti deciso di compiere la prima mossa.

Come certo la S.V. saprà, Sua Santità Paolo III ha dato incarico al Polo di redigere un documento che illustri gli intenti del Concilio, in previsione della sua prossima apertura nel mese di dicembre.

Ebbene proprio oggi ho avuto modo di ascoltare una conversazione tra l'inglese e il Flaminio nella quale sono stati affrontati i contenuti di tale documento, che porta il titolo quanto mai neutrale di De Concilio.

Pare che il primo argomento introdotto dall'inglese sia proprio la definizione della dottrina della giustificazione. Per esporre il problema egli ha usato toni tenui e apparentemente innocenti, e nondimeno tendenziosi, avallando già una qualche compatibilità tra la dottrina protestante e quella cattolica. È quindi ormai certo che il cardinale vuole impegnare fin dalle prime battute i padri conciliari nella ricerca d'un compromesso con i luterani.

La stampa e la diffusione del Beneficio di Cristo emergono oggi nella loro vera luce: quella d'una strategia ponderata.

Da due anni a questa parte il Polo e i suoi amici sono riusciti a diffondere i semi delle loro idee criptoluterane attraverso quel malefico libello, nonché a scatenare la discussione sui suoi contenuti, e adesso sperano di raccoglierne i frutti a Trento.

Che Iddio onnipotente ci protegga da una tale sventura, illuminando l'animo del mio signore e consigliandogli le indispensabili misure preventive.

Baciando le mani della Signoria Vostra, alla Sua cura mi raccomando, di Viterbo il giorno 13 maggio 1545 Il fedele osservatore di Vostra Signoria.




  

                                                      Il quadro d’insieme 

 

 

Viterbo, 23 maggio 1545

 

Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.


Al centro campeggiano il Papa, l’Imperatore, i cardinali e i principi d’Europa.


Ai margini, gli agenti discreti e invisibili, che fanno capolino dietro le tiare e le corone, ma che in realtà reggono l’intera geometria del quadro, lo riempiono e, senza lasciarsi scorgere, consentono a quelle teste di occuparne il centro.

 

Con tale immagine nella mente mi risolvo a tenere questi appunti.


In tutta la vita non ho mai vergato righe per me stesso: non v’è pagina del passato che possa compromettere il presente; non v’è traccia alcuna del mio passaggio. Non un nome, non una parola. Soltanto memorie a cui nessuno può credere, giacché sono quelle di un fantasma.

 

Ma ora è diverso: oggi forse è più difficile e rischioso che a Münster. Gli anni italiani insegnano che i palazzi sono micidiali quanto i campi di battaglia, solo che qui dentro i rumori della guerra sono attutiti, assorbiti dal parlottio delle trattative e dalle menti acute e assassine di questi uomini.

 

Niente è ciò che sembra dentro i palazzi romani.

 

Nessuno può cogliere il quadro d’insieme, vedere contemporaneamente la figura e lo sfondo, l’obiettivo finale. Nessuno eccetto coloro che tengono i fili di quelle trame, uomini come il mio signore, come il Papa, come i decani del Sacro Collegio.

 

Pro memoria: capire, annotare, non tralasciare dettagli in apparenza irrilevanti, che potrebbero risultare chiavi di volta di un’intera strategia.

 

Gli elementi del quadro: un libro pericoloso; un Concilio imminente; un uomo potentissimo; il servitore più segreto. 




                                                   Sul Beneficio di Cristo 

 

Sono quasi due anni che il libro è stato stampato. Ha scatenato polemiche (già il cardinale Cervini lo ha vietato nella sua diocesi), ma ciononostante continua a circolare indisturbato e anzi, conosce grande diffusione.


I viterbesi fanno finta di niente, e intanto si preparano a portare le tesi del libro al Concilio di Trento (Reginald Pole: ‘Ci sono tempi e luoghi giusti per le idee, che scelti con cura possono impedire ai nuovi tribunali di fermarle’). Pole spera di battere Carafa sul tempo: la diffusione delle idee riformate contro la costruzione dell'Inquisizione.


Il Beneficio di Cristo può essere un’arma a doppio taglio che colpisca chi l’ha forgiata?

 

E come?

 

Fare in modo che il Concilio lo scomunichi subito e smascherarne gli autori? Attribuirlo a Pole e al suo circolo di amici?

 

No, l’inglese negherebbe tutto, la sua credibilità è troppo alta per imputarlo di eresia, e poi non ci sono prove che sia stato lui a redigere il libro. Se riuscisse a scagionarsi ne uscirebbe più forte che mai. Questo il mio signore lo sa; è uomo troppo prudente per concedere una tale opportunità al suo maggiore avversario.

 

Meglio invece: ordire una tela, dove uno dopo l’altro cadono tutti i cardinali che guardano con simpatia ai riformati. Un libro che passa di mano in mano, di biblioteca in biblioteca, e contamina chiunque lo tocchi. E quando raccogli la rete, prendi tutti i pesci grossi in una volta. Occorre lasciarlo circolare, anche se il Concilio lo scomunicasse, lasciare che gli amici di Pole lo leggano, ne restino affascinati, così come sono affascinati da quel bell’intelletto inglese. Intanto Carafa lavora, costruisce passo passo la macchina che lo metterà nelle condizioni di incastrarli tutti in un colpo solo. Sì, è così che ragiona il mio signore. Ma un gioco del genere può sfuggire di mano, diventare troppo grande anche per la sua mente ubiqua.




                                                             Sul Concilio 

 

29 giugno 1542: pubblicata la bolla papale di  convocazione del Concilio ecumenico.

 

21 luglio 1542: bolla papale Licet ab initio che istituisce la Congregazione del Sant'Uffizio dell’Inquisizione.


Tra queste due date, ripresa della guerra tra Carlo V e Francesco I.

 

A quanto pare, se non è Concilio, è guerra, di eserciti o di intelletti, non fa troppa differenza.

 

De Concilio: una difesa velata delle tesi del Beneficio di Cristo. I cardinali Spirituali vogliono trasformare il Concilio di Trento nella sede privilegiata per affrontare la questione della giustificazione. Il Concilio dovrebbe diventare la forza contrapposta all'Inquisizione, che va irrobustendosi sotto l’astuta guida di Carafa. Non vi sono dubbi che il mio signore si prodigherà affinché le tesi del Beneficio vengano condannate ancor prima d'essere discusse.



 

                                                           Su Carafa 

 

C’è da chiedersi cosa mai troverebbe Vesalio, il necrofilo, dentro quest’uomo il cui sguardo sembra puntare verso un orizzonte troppo lontano, non di questa terra. Forse tutto il timore che Egli incute. O la grazia divina della mente insondabile del Creatore sotto le celate fattezze della crudeltà.

 

Chi è mai costui?

 

Padrone mio e monaco, maestro di simulazione e dissimulazione, da genía nata per comandare, vescovo prima e poi povero teatino per voto. Nemico dell’Imperatore, che tenne infante sulle ginocchia, già disprezzandolo; di intuito che parrebbe diabolico, se non se ne conoscesse la fede; sommo architetto del Sant’Uffizio, rinato per lui e sotto di lui, che ne custodisce i segreti, le mire, e lo fa crescere come una prole amata, con smisurata energia, a un’età che gran parte degli uomini già da lungo tempo trascorre tra vermi e terra; apostolo di ciò che oltre ogni cosa lo esalta: la guerra spirituale, lotta interiore ed esteriore, senza quartiere, alle seduzioni dell’eresia, sotto qualsiasi forma si presentino.

 

Chi è mai costui?

 

Su di me L’occhio di Carafa. 




                                                        Pietro Perna 

 

Pietro Perna è arrivato in città. Ha lasciato un messaggio per me alla libreria di Arrivabene, fissando l’appuntamento nella bottega di Jacopo Gastaldi, un pittore a cui desidera commissionare un quadro.

Il maestro sta istruendo uno degli apprendisti sul colore da usare per completare un disegno.

 

‘Messer Perna non è arrivato?’, domando dalla porta.

Un cenno della testa mi invita a entrare. La tela sul cavalletto è davvero grande e ritrae Venezia, a volo d’uccello, incredibile labirinto d’acqua e terra, pietra e legno, dimora di almeno centocinquantamila persone di diversissime razze, con chiese in numero superiore a cento, sessantacinque monasteri e forse ottomila case da meretricio.

 

Per qualche istante la sorvolo.

 

Colpisce subito l’assenza di mura e di porte, di torri difensive e bastioni. L’acqua della laguna pare sufficiente a scoraggiare i peggiori nemici. Molti palazzi, d’altronde, sono alti come e più di qualsiasi muraglia e potrei scommettere che ci vorranno tutti i colori della tavolozza per dar ragione delle tinte e dei marmi che si affollano su quelle facciate.

 

Con il consenso del Gastaldi, inganno l’attesa aggirandomi tra i dipinti, terminati e ancora in corso d’opera.

 

Un quadro ben più piccolo del precedente raffigura un canale fitto di imbarcazioni: dalla galera più imponente, con vogatori negri, alla più semplice barchetta, con un unico remo. Sulle fondamenta che lo costeggia si distinguono un turco, con il caffettano arabescato, e almeno tre donne, inconfondibili, poiché svettanti sulla folla grazie a quegli zoccoli altissimi che ho visto calzare, bionde come son bionde quasi tutte le ragazze di qui, non per nascita, come in Germania, ma grazie all’abitudine di esporre i capelli al sole, bagnati di essenze e stesi su quegli strani cappelli a larga tesa, privi di cupola.

 

Subito dietro questa, ci sono altre due tele, di dimensioni identiche.




Due ritratti incompleti: uno di donna e quello di un magistrato. La donna è ingioiellata dalla testa ai piedi, addirittura pendagli d’oro alle orecchie, secondo l’uso delle femmine di Venezia di esporre su tutto il corpo un numero spropositato di gioie, perle e pietre preziose. Il magistrato porta una toga di colore acceso, che dovrebbe indicare l’appartenenza a una delle tantissime congreghe del serenissimo governo.

 

Dalla bestemmia alle risse, dai forestieri alla vita notturna: non c’è aspetto della vita dei veneziani che non sia regolato da una particolare magistratura. Pietro Perna sostiene che il sistema è davvero complicatissimo, tanto che il popolo ha probabilmente rinunciato a capirci alcunché e si astiene dal protestare e contestare il potere, indirizzando tutte le tensioni ai giochi più brutali, come la caccia dei tori, e le risse tradizionali tra Castellani e Nicolotti, per la conquista di un ponte a suon di pugni e bastonate.

 

Una cornice preziosa, con stucchi e trafori, avvolge un quadro alquanto misterioso: la laguna vi appare ingombra di imbarcazioni di ogni tipo, tra le quali ne spicca una, ornata di drappeggi e colori, dall’alto della quale un uomo che potrebbe essere il Doge fa un gesto strano verso il mare aperto.

 

‘Vi interessate di pittura, compare?’.

 

La voce stridula di Perna mi sorprende alle spalle.


‘O piuttosto è il soggetto della tela a stupirvi?’.

 

Indico la figura al centro del dipinto:

 

‘Il Doge, vero?’.

 

‘In serenissima persona, nell’atto di sposare il mare, gettando un anello d’oro tra i flutti, come è tradizione per la festa della Sensa, l’Ascensione della Vergine. I veneziani vanno pazzi per questo genere di rituali’.

 

Mi stringe la mano e si allarga in un sorriso. ‘Benvenuto a Venezia!’.

 

‘Felice di rivedervi, messer Pietro. Ora che siete qui, spero mi farete da guida in questo labirinto, ancora non m’è riuscito di orientarmi. E se in cambio potrò esservi utile a qualcosa...’.

 

Lo sguardo circospetto, si fa vicinissimo:

 

‘Ecco, potreste, potreste... è per via di una signora, capito?, ho qui una lettera per lei, ma non posso portarla alla sua domestica, che se il marito dovesse vedermi, diventerebbe particolarmente nervoso. Mi domandavo se voi non sareste tanto gentile... Senza dare troppo nell’occhio s’intende’. 

 

‘Mi offrirete finalmente la cena che mi avete promesso a Basilea?’.

 

‘Chiedete e vi sarà dato, amico mio, un cuore pazzo d'amore non bada a spese!’.



  


                                                         L’Inquisizione 

 

 

Intanto le notizie dagli inquisitori veneziani annunciano nuove preoccupazioni in merito alla diffusione del Beneficio di Cristo. Sembra che nelle campagne essa stia dando vita a episodi incontrollati. 

 

Notizie da Venezia 

 

L’inquisizione veneziana è sulle tracce di un francescano, conosciuto col nome di frate Pioppo, attivo nel Polesine. Molti contadini di quelle parti hanno rivelato in confessione di essere stati da lui battezzati ‘nella fede nuova del beneficio di Gesú Cristo’.

 

Dall’altra parte del Po, una famiglia di pescatori si è rifiutata di far battezzare il proprio figlio, ‘ché ancora non può comprendere il mistero di Gesù Cristo sopra la croce’. Non hanno menzionato in alcun modo frate Pioppo.

 

A Bassano una donna ha chiesto asilo in un convento di suore, poiché il marito l’ha picchiata per convincerla a farsi ribattezzare. In casa dell'uomo è stata trovata una copia del Beneficio di Cristo.

 

La rozza religiosità popolare riesce a dare vita alle più assurde miscele. Idee forti nelle mani di menti semplici. Da dove è stata attinta l’idea di ribattezzare gli adulti? Non certo dalla materia del libello eretico.

 

Reperire ulteriori notizie.

 

Parlarne a Carafa?




27 febbraio 1548 

 

Perché il vecchio non ha ancora usato il Beneficio di Cristo come arma contro Pole e gli Spirituali? Perché non ha ancora sconfessato gli avversari? Gli basterebbe poco: sul libro pende la scomunica del Concilio, al vecchio sarebbe sufficiente incarcerare fra' Benedetto da Mantova e fargli fare i nomi dei suoi tutori, di chi ha preso in consegna il testo e l'ha redatto e stampato.

 

È probabile che Carafa tema di bruciare le proprie carte troppo presto. Sta ancora aspettando. Ma cosa? Paolo III non ne avrà ancora per molto e l'inglese potrebbe diventare Papa, con grande gioia dell'Imperatore che vedrebbe intraprendere una riconciliazione con i protestanti.

 

Forse è proprio questo che il vecchio aspetta con pazienza, il colpo letale, stoccato all'ultimo momento. Ma quanto crede di poter vivere ancora?

 


Viterbo, 4 maggio 1548 

 

Frate Michele da Este, priore del convento di San Bonaventura presso Rovigo, ascoltato dagli inquisitori della Serenissima in data 12 marzo 1548, in merito all'attività di un certo frate Pioppo, sospettato d’eresia.

 

Un nome e un cognome: Adalberto Rizzi, francescano del convento di San Bonaventura, scomparso alla fine di gennaio del 1547, insieme a un ospite tedesco, un pellegrino che ha detto di chiamarsi Tiziano, il quale lo avrebbe ribattezzato con l'acqua di una pozzanghera.

 

Altre notizie pervenute dagli inquisitori veneziani

 

Vicenza, 17 marzo 1548: arrestati un falegname e un oste, sorpresi ad abbaiare durante un battesimo. Interrogati su chi li avesse convinti che ‘battezzare i neonati è come lavare i cani’, hanno risposto: ‘uno che professa la fede d'Allemagna, e lo fa con autorità, perché tedesco’.  

 

Padova, 6 aprile 1548: lo studente Luca Benetti sostiene pubblicamente che ‘il battesimo è inutile per le menti che non possono conoscere i misteri della fede, e specialmente quello del beneficio di Cristo verso tutta l'umanità’.

 

Sentito in merito alle sue affermazioni sostiene gliele abbia suggerite un letterato tedesco di nome Tiziano.





                                                                      Elementi del quadro

 

 

Rovigo. Bassano. Vicenza. Padova.


Un percorso, un cammino. Un viaggio? Oppure un semicerchio, il cui centro è indubbiamente Venezia.

 

Un tedesco. Un tedesco, la cui presenza forse spiega l'origine dell'idea del secondo battesimo.

(Un anabattista?)

 

Un tedesco che dice di chiamarsi Tiziano. Regala copie del Beneficio di Cristo e ribattezza i villici.


Tiziano il tedesco.


Il Fondaco dei Tedeschi a Venezia. Gli affreschi dipinti da Giorgione e dal suo allievo Tiziano sulle pareti esterne del Fondaco.

 

Il nostro anabattista è un tedesco che vive a Venezia. Come dire un ago in un pagliaio.




5 maggio 1548 

 

C’è un tempo e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. E poi ci sono cose che invece ritornano. Salgono a galla dagli anfratti dell’anima come pezzi di sughero sulla superficie di un lago. Quasi minacce oscure, o ragioni per vivere, vendette, frammenti, schegge.

 

C’è un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

 

C'è un tempo in cui ogni cosa può essere fatta e quello in cui non hai scelta, perché improvvisamente il coraggio e la foga di vent'anni scompaiono sotto le rughe del volto.

E cominci a temere l’arrivo di un messaggero. Quale sarà il prossimo incarico? Temo il disgusto che percorre la strada stretta dallo stomaco alla mente. Qualcosa da nascondere dietro l’autorità delle missioni compiute, dietro l’esperienza, e che però non può sparire, anzi, diventa più forte ogni giorno, per quanto vorresti ricacciarla giù nel fondo, incapace di trovare un motivo, l'appiglio di mille volti, di uomini e di donne mandati all'inferno.

Poi un bel giorno ti scopri a dirti che non sei stato tu. Che non hai impugnato tu la spada. E allora capisci d’essere finito.




Viterbo, 10 agosto 1548 

 

Pervenuto da Ferrara il verbale d’interrogatorio di tal frate Lucifero, in merito alla diffusione dell’eresia tra la comunità dei cosiddetti ‘pirati del Po’, già piaga dei mercanti ferraresi, recentemente estirpata dal duca Ercole II d’Este.

L'inquisito ha dato segni evidenti di pazzia, dichiarando di ignorare in quale anno di grazia stiamo vivendo e manifestando la convinzione che Leone X sia ancora Papa.

Accusato di aver introdotto rituali eretici e paganeggianti tra i fuorilegge delle paludi e in particolare di praticare il battesimo degli adulti, si è difeso sostenendo di aver ricevuto quella consegna da un missionario, tale frate Tiziano, inviatogli dall’abate di Pomposa. Costui gli avrebbe fatto dono del ‘librum de nova doctrina’Il Beneficio di Cristo, imponendogli poi il secondo battesimo.




17 agosto 1548 

 

Dalla confessione di frate Adalberto Rizzi, conosciuto anche come frate Pioppo, catturato sulla sponda ferrarese del Po in data 30 giugno 1548 e detenuto nelle carceri del duca d’Este:

 

‘Ed egli mi invitò a considerare che avendo chiesto a un fanciullo di cinque anni chi fosse Gesù Cristo, gli era stato risposto: una statua. E da qui deduceva che non era giusto somministrare la dottrina a menti incapaci di comprendere’.

 

‘Disse che la devozione verso le statue e i simulacri apriva la strada a una fede ignorante e inetta’…

 

…‘Sí, affermò di chiamarsi Tiziano e di essere diretto a Roma’…

 

Il bambino e la statua.

 

Brividi. Brividi dentro la testa.

 

Il bambino e la statua.

 

Qualcosa di distante che si avvicina velocissimo, trascinato da un vento che spazza la memoria. Il bambino e la statua.   

  


     

                                                    LA CHIESA DEI MORTI

 

                          

…Parrà strano… eppure ciò di cui mi diletto ed osservo è solo un fitto bosco il quale anima il segreto Spirito, il quale alimenta non certo il camino, ma un fuoco invisibile di desiderio struggente suggerire segreta Parola segreta Rima… Preghiera antica…

 

…Parrà strano, dicevo, ma taluni vedono solo un bosco d’inverno o d’estate fiorire in Primavera dopo un letargo di un Universo invisibile risplendere al big-bang di nuove stelle formare materia divina, questa l’apparente Poesia, ma poiché fui esiliato per questa cima, per questo confino, son rinato ad un Secolo ove il libero arbitrio inquisito non meno di ciò cui si diletta lo sguardo non visto…

 

Sì certo so bene qual rischio ‘corro’ solo per dimostrare a quei nuovi ed antichi mestieranti del proprio secolar mestiere, che v’è ben altro ardire v’è ben altra luce regnare non vista, così in assenza della Freccia del Tempo e con solo una camicia in questa fredda mattina, medito il bosco ed ammiro da mistico la sua Parola divenire Rima…

 

…E farsi Vita…

 

Nulla mutato, l’inquisitore è là fuori a fustigare la ragione del mio respiro una foglia, anzi no! Che dico! Un’Infinito Oceano dall’apparente Nulla di ciò, che in verità e per il vero, non riesce a vedere o fors’anche solo ammirare, fa finta di nulla, ogni tanto si volta e mi guarda come se i secoli da quel ‘Beneficio’ mai fossero passati…

 

…Come quel medico con il suo calesse, che pensando di curare i suoi pazienti ed ubriaco per mancanza di vera materia che non sia matematica donde il suo tutto deriva, ubriaco dalla mattina fino all’ultimo ugual suo bicchiere doppio della falsa medicina inghiottita… E’ solito oggi come ieri argomentare così come si beve un bicchiere di vino neppure essendo un seguace di Dionisio: “panza dole amico mio? vino vole”, e così via dalla mattina fino alla breve vita doppia come la vista di siffatta cura divenuta materia… Curare la breve ulcerata via… Poi altre medicine che qui non dico con le quali si è soliti alleviare un dolore ancor più antico e tacitare così lo Spirito… Negando anche il Sangue di ogni Cristo per ogni Dionisio nato…

 

Io non visto nell’alchemico laboratorio - gnostico principio - distillo la foglia, la curo la prego l’ammiro la ricongiungo alla segreta Infinita stagione coniare l’Elemento nell’apparente paradosso privo ed in difetto del pensiero… divenuto eretico nel secolar Tempo riflesso…

 

…Ed ad ogni pozzanghera la scorgo riflessa suggerire una Rima, ed il mio angelo - segreto fedele compagno per siffatta medesima invisibile via - illuminarsi la vista e pregare una nuova Poesia da una stagione apparentemente morta…

 

…Sarà forse che siamo in Inverno e qualcuno cogita che Nulla mai potrà nascere da codesto ghiaccio, eppure la Poesia così come la vista non tradiscono l’ingegno con cui condisco il piatto del misero esilio, e so’ per il vero che in ugual caverna dove forgiammo il Tempo quando fummo Dèi di un’altra vita nascerà un nuovo Profeta, del resto pur le immani divisioni che qui dalla finestra ammiro, regna come una folta chioma fitta di colori formare l’Universo di codesto segreto dire, mentre fuori l’inquisitore spacca e scalcia la propria bestemmia nell’ortodossa parola, maledire la nebbia farsi ghiaccio ed imprecare alla luna abdicando, così come l’istinto privato del Principio, il mistico e sublime rimembrare ad un glutterato urlo… Forse anche lui nato in medesima grotta incidere pittogramma non ancora parola… Forse solo un problema di gola giacché il suo vorace appetito saziarsi con tutto ciò che corre e vola e certo è neppure un Dio…

 

…Comunque parrà strano mi sento come rinato, mi dettero del rivoluzionario accompagnato ad una elemosina urlando maledicendo e promettendo la loro ed altrui vendetta, aggiungendo di badare bene nel saper distinguere la vera ricchezza… nel riconoscere la legge… scritta per ogni Verbo e Versetto così ben pregato…

 

Mi confusero per un Eretico, il mio passo fu’ tradito ed ora ammiro il volto del mio Dio farsi per entrambi sacrificio. Eppure non immaginate quanto sia bello, battezzerei ogni adulto e neonato di questo piccolo paese con l’acqua da cui scorgo riflesso un mondo da allora mai visto mai compreso, e se pur nel paradossale Infinito motivo (giacché la vera Natura per sopravvivere dagli strani accidenti accompagnati da secolari intrighi ed accadimenti), deve porre un regale velo non visto - come la sottile crosta di ghiaccio con cui giornalmente combatte l’inquisitore di ogni stato… - divenire torrente di parole fuoriuscire dagli argini grammatica di vita accompagnata dalla valanga di una simmetria donde deriva….

 

…E divenire Eresia oppure Rima…

 

È  certo poi che su questa montagna verrà un alpinista: un discepolo nonché dotto ortodosso grammatico della parola scalare ogni cima e porsi indisturbato sulla vetta… Dopo di lui una strana ‘parabola’ che pur parlando non favella di più da quanto lo stesso - curvato in medesimo passo - cacciare in queste ed in ogni montagna la propria ed altrui cena - sempre nella caverna assiso distribuire il fuoco divenuto rogo all’evoluto e secolare ingegno… poi ad un orto l’ultima bestemmia ancora non udita…

 

Sarà perché ancora Inverno neppure Primavera in medesima attesa…

 

Ma noi esseri privi del suo immane ed imparagonabile ingegno guardiamo una diversa Natura correre e scalciare reclamare la disavventura da un precipizio farsi abisso dalla montagna vomitare tal evoluto ingegno, sicché con medesimo accorato Spirito divengo una sol cosa con quell’Anima-Mundi un giorno pregata…

 

Mi inseguii lungo ugual cammino, poi quando ebbi certezza della sua compagnia non vista, corse di fretta sapendosi pensata, come per dirmi: ‘ecco il Pensiero farsi corsa privo di Parola e in cerca di quella sono il tuo geroglifico non meditare il Tempo… folle di un invisibile Primo Dio ancora braccato, ecco ciò che rimane del mio amore nutrito, lo porto sulla bocca dopo averlo partorito ed ora mentre ti fisso con occhio di ciò che vai cercando e pregando, lo poggio a terra abbiatene cura’…

 

Avrei voluto bere il vino di quel medico maledetto, avrei voluto maledire quel troglodita ed il suo piatto affisso e piantato cornice del proprio ed altrui trono, per ogni testa mozzata coniare l’araldo della secolare moneta, avrei voluto scacciare ogni demone nominato evoluto, avrei voluto abbracciare ogni fratello Pioppo e piangere all’infinito la fame di una Natura che aveva reclamato la grande ingiustizia…

 

Sì! Certo!

 

…Mi dirai tu santo del comune tomo che di fame è composto l’Universo intero, ma sappi amico mio che privati della vista con cui ogni profeta conia la propria ed altrui Rima nell’ortodossa via, pochi saranno i veri ‘versi’ narrare l’invisibile Sua voce e segreta dottrina in ugual sacrificio lungo la via…

 

…Mentre osservo la chioma divenire bosco e poi invisibile Storia di ugual Memoria… 

(Giuliano)        





 

Nessun commento:

Posta un commento