giuliano

martedì 8 settembre 2020

LETTERE (10)

 










      Precedenti capitoli di talune...:


      Lettere (9)   (& Capitolo completo...)


      Prosegue con...:


      Delle brevi riflessioni (12)  &  (13)

     







Caro signor Einstein,

 

 Quando ho saputo che Lei aveva intenzione d’invitarmi a uno scambio di idee su di un tema che Le interessa e Le sembra anche degno dell’interesse di altri, ho acconsentito senza pensarci due volte.

 

Mi aspettavo che avrebbe scelto un problema al limite del conoscibile, cui ciascuno di noi, il fisico come lo psicologo, potesse aprirsi la sua particolare via d’accesso, in modo che da diversi lati s’incontrassero sul medesimo terreno. Mi ha pertanto sorpreso chiedendomi cosa si possa fare per tenere lontana dagli uomini la maledizione della guerra.




 Inizialmente ero spaventato dal pensiero della mia – avevo quasi scritto ‘nostra’ – incapacità d’affrontare quello che mi sembrava un compito pratico che spetta risolvere agli uomini di Stato. Ma ho compreso poi che Lei ha sollevato la domanda non come scienziato naturale e fisico, bensì come amico dell’umanità, che aveva seguito gl’incitamenti della Società delle Nazioni così come fece l’esploratore polare Fridtjof Nansen allorché si assunse l’incarico di portare aiuto agli affamati e alle vittime senza patria della guerra mondiale.

 

Ho altresì riflettuto che non si pretende da me che io faccia proposte pratiche, ma che devo soltanto indicare come il problema della prevenzione della guerra si presenta alla considerazione di un osservatore psicologo. Tuttavia anche a questo riguardo ha già detto Lei stesso quel che c’era da dire sull’argomento. Ma, sebbene Lei mi abbia tolto un vantaggio, sarò ben lieto di seguire la Sua scia e mi accontenterò di confermare tutto ciò che Lei ha detto amplificandolo al meglio delle mie conoscenze (o congetture).

 

Lei comincia col rapporto tra diritto e forza.




Non v’è alcun dubbio che sia questo il punto di partenza giusto per la nostra indagine. Ma mi permette di sostituire la parola forza con la parola più incisiva e più dura violenza?

 

Diritto e violenza ci appaiono oggi termini opposti.

 

È facile mostrare, tuttavia, che l’uno si è sviluppato dall’altro e, se risaliamo ai primordi della vita umana per verificare come ciò sia originato, il problema è facilmente risolto. Mi scusi se nel seguito parlo di ciò che è universalmente noto come se fosse nuovo, ma il filo del mio ragionamento mi obbliga a farlo.




È un principio generale, dunque, che i conflitti d’interesse tra gli uomini sono decisi mediante l’uso della violenza. Ciò avviene in tutto il regno animale (anche se mai raggiunge le cruenti ‘fasi umane’), di cui l’uomo fa inequivocabilmente parte; per gli uomini si aggiungono, a dire il vero, anche i conflitti di opinione, che arrivano fino alle più alte cime dell’astrazione e sembrano esigere, per essere decisi, un’altra tecnica. Ma questa è una complicazione che interviene più tardi.

 

Inizialmente, in una piccola orda umana, era la forza muscolare a decidere a chi dovesse appartenere qualcosa o la volontà di chi dovesse prevalere. Presto la forza muscolare viene integrata e sostituita dall’uso degli strumenti; vince chi ha le armi migliori o le adopera più abilmente. Con l’introduzione delle armi la superiorità intellettuale comincia già a prendere il posto della forza bruta, benché lo scopo finale della lotta rimanga il medesimo: una delle due parti, a cagione del danno che subisce e dell’infiacchimento delle sue forze, deve essere costretta a desistere dalle proprie rivendicazioni o opposizioni.




Ciò è ottenuto nel modo più totale quando la violenza elimina definitivamente l’avversario, vale a dire lo uccide.

 

Questo ha due vantaggi: l’avversario non può riprendere le ostilità e il suo destino distoglie gli altri dal seguirne l’esempio.

 

Inoltre, l’uccisione del nemico soddisfa un’inclinazione istintuale di cui parlerò più avanti.




 L’intenzione di uccidere talora può essere contrastata da una riflessione, secondo cui il nemico può essere impiegato in mansioni utili se lo s’intimidisce e lo si lascia in vita. Allora la violenza si accontenta di soggiogarlo, invece che ucciderlo.

 

Questo è un primo inizio dell’idea di risparmiare il nemico, ma il vincitore da ora in poi ha da fare i conti con la smania di vendetta dello sconfitto, sempre in agguato, e sacrifica parte della propria sicurezza.




 Questo è dunque lo stato originario, il predominio del più forte, della violenza bruta o sostenuta dall’intelligenza.

 

Come sappiamo, tale regime è mutato nel corso dell’evoluzione.

 

Ci fu una strada che condusse dalla violenza al diritto, ma quale?

 

Una sola a mio parere: quella che passava per l’accertamento che lo strapotere di uno poteva essere bilanciato dall’unione di più individui deboli. L’union fait la force. La violenza può essere spezzata dall’unione di molti, e la potenza di coloro che si sono uniti rappresenta ora il diritto in opposizione alla violenza del singolo.




 Vediamo così che il diritto è la potenza di una comunità. È ancora sempre violenza, pronta a volgersi contro chiunque le si opponga; opera con gli stessi metodi e segue gli stessi scopi. L’unica vera differenza risiede solo nel fatto che non è più la violenza di un singolo a trionfare, ma quella d’una comunità.

 

Ma perché si compia il passaggio dalla violenza a questo nuovo diritto o giustizia dev’essere soddisfatta una condizione psicologica.

 

L’unione dei più deve essere stabile, durevole. Se essa si costituisse solo allo scopo di combattere l’individuo dominante e si dissolvesse dopo averlo sopraffatto, non si otterrebbe niente. Il prossimo personaggio che si ritenesse più forte ambirebbe di nuovo a dominare con la violenza, e il gioco si ripeterebbe senza fine.




 La comunità deve essere mantenuta permanentemente, organizzarsi, prescrivere gli statuti che prevengano il rischio di ribellioni, istituire organi che veglino sull’osservanza delle prescrizioni – le leggi – e che provvedano all’esecuzione degli atti di violenza conformi alle leggi. Nel riconoscimento di una tale comunione di interessi s’instaurano tra i membri di un gruppo umano coeso quei legami emotivi, quei sentimenti comunitari sui quali si fonda la vera forza del gruppo.

 

Con ciò, penso, tutto l’essenziale è già stato detto: il trionfo sulla violenza mediante la trasmissione del potere a una comunità più vasta che viene tenuta insieme dai legami emotivi tra i suoi membri. Ciò che rimane da dire non sono che precisazioni e ripetizioni. La situazione è semplice finché la comunità consiste solo di un certo numero di individui ugualmente forti. Le leggi di questo sodalizio determinano allora fino a che punto, se dev’essere garantita una vita collettiva sicura, debba essere limitata la libertà di ogni individuo di usare la sua forza per scopi violenti.


(Prosegue nel carteggio completo)









sabato 5 settembre 2020

IL LUNGO VIAGGIO DELLA NOSTRA ANIMA (riprende da dove...) (8)

 








  Precedenti capitoli:


  ... Di quando la Storia si ripete... (7/1)

  







Era triste, non depresso!

 

Il suo capo gli era morto sotto i suoi occhi…

 

Ci pensava continuamente, aveva vissuto gli ultimi istanti di Z, lo rivedeva pieno di forza e di idealistica bellezza; bellezza ispirata dall’ideale, dalla Ragione, dal Principio, dal Diritto, dalla Libertà, dall’Uguaglianza, dalla volontà di vedere il suo come ogni Paese libero da ogni autoritario ricatto.

 

Da ogni egemonia!




 Ora però vedeva di nuovo la Morte, quella con la M maiuscola; la vedeva, e l’avrebbe incontrata ancora, in maniera inattesa inaspettata, compiere la danza rituale  macabra, ed  ispirata da stessi medesimi principi i quali nella sua ingenuità credeva immuni in talune grandi e libere nazioni.

 

Se si deve morire… ebbene si muoia tutte le morti d’ogni Secolo vissuto imporre la macabra presenza da quando nati racchiuso nel fato così come nell’appestato destino del Tempo invitto, ma non certo ulcerato da un diverso maleficio!  

 

Ma tutto ciò solo una illusione!




 Una amara considerazione la quale in seguito diverrà non più rassegnazione ma fuga, fuga dall’orrore che ogni civiltà manifesta e coltiva nel proprio come altrui seno.

 

La morte ed il Tempo compiono la macabra danza, l’uomo (e non certo la bestia) il proprio maleficio scritto nella sua ed altrui evoluzione come un Sogno di morte!

 

Il Pittogramma evolve muove la Scena che lenta avanza…  

 

Il Film, i fotogrammi della stessa sceneggiatura con medesima maestrale regia si ripetevano con evidenza o celati all’occhio dello spettatore, con effetti speciali, con scenari sempre più grandiosi per il kolossal finale proiettato per le masse naufragate nel Sogno irreale di giustizia, condita nella illusoria irrealtà di brevi fugaci momenti.




Si deve pagare l’ingresso, ed assistere comodamente seduti in poltrona alla prima come all’ultima sequenza magistralmente recitata come montata; gli attori e comparse sempre ben pagate, sempre più esperte nel ruolo interpretato ad uso di folle deliranti e sognanti, recitato ma non certo incarnato nelle cellule del Pensiero, dell’Azione, della Volontà, della Coscienza, dei Geni regolatori di battiti cardiaci di naturale appartenenza; la celluloide compie il proprio miracolo,  attori calcolati negli Studios affiancati da ottimi produttori scalano la vetta del Potere.

 

Fino alla magistrale interpretazione alla Bianca Casa ove ognuno si ispira.

 

Fino alla Piazza Rossa ove medesimo burattinaio compie ugual miracolo.

 

Il passo identico delirante…

 

Passo acclamato dall’oca di Stato… 

 


 

Io sono il fratello minore di Varanaros, non siamo per niente di idee contrarie, come raccontano, io sono di sinistra, ma mio fratello non è nulla, e non riesco a vedere come potremmo opporci uno all’altro…

 

Io sono il cinese, è un soprannome che mi hanno dato perché ho fatto la guerra in Corea e sono stato fatto prigioniero dai cinesi, per ciò concernente la sera di cui mi state parlando, o del pomeriggio dopo quando hanno fatto saltare la testa di quel tizio lungo la strada, non riesco a ricordarmi neppure in quale bar ci trovavamo…




 Io Stergiou, muratore, dichiaro che il giorno del primo e secondo incidente, Toula, una sarta che ha il fratello allo stesso posteggio di Yango, è passata da noi, ma noi anche se abbiamo visto quell’uomo con il manganello, o uno col fucile, non vogliamo tirarci addosso le noie della polizia… lei mi capisce!

 

Io sono Apostolos, per mestiere faccio il macellaio al mattatoio, non mi sono mai impicciato di quella organizzazione dell’Ittiosauro perché il mio suocero mi aveva avvertito che tutta quella gente di sinistra e pacifista sarebbe stata, ed è ancora, disastrosa per i nostri affari. Lei mi capisce noi stiamo in commercio!




 …I testimoni oculari dichiararono di aver visto un uomo sparare dalla finestra del sesto piano… 


 Io sono L. Brennan un montatore idraulico di 46 anni, proprio subito dopo quest’esplosione, mi fece pensare che il petardo era stato gettato dalla Texas School Book Depository, e guardai in su, e vidi quell’uomo che avevo notato precedentemente prendere la mira per il suo ultimo colpo…

 

Io sono Lee Eunis, un ragazzo di 15 anni, studente della nona classe, mi trovavo di fronte al Depository mentre la sfilata voltava l’angolo tra Elm e Houston, stavo con il viso rivolto all’edificio,  e lo guardavo, così come mi ha suggerito lo sceriffo (questo non lo devo dire? Comunque l’ho detto!), la vidi quella cosa come una canna che spuntava da una finestra, non ci feci molta attenzione, anche perché dopo il primo colpo tutti iniziammo a guardarci intorno pensavamo che si trattava di un petardo…




Io sono H. Jackson fotografo del Dallas Times Herald, udimmo chiaramente e distintamente dei colpi come petardi provenire dall’istituto, e notammo due negri ad una finestra che si sforzavano di vedere proprio sopra di loro, i miei occhi seguirono quella direzione fino alla finestra sovrastante, e lo vidi il fucile spuntare dalla stessa finestra…

 

Nell’automobile con Jackson erano James Underwood, della stazione televisiva KRLD-TV, T. Dillard fotografo capo del Dallas Morning News, e secondo la testimonianza di tutti loro, concordi nell’affermare che oltre i negri affacciati alla finestra videro distintamente spuntare da una finestra sopra di loro una canna di fucile… 

 


 

Hatzis seguiva il caso sui giornali, dalla televisione, anche per Radio…

 

Le cose andavano per le lunghe!

 

La Giustizia quella la G maiuscola per intenderci non riusciva a trovare il filo conduttore, lui lo avrebbe potuto indicare, ma ecco che la sua condizione glielo impediva.

 

Z gli mancava terribilmente, lasciava un vuoto spaventoso, e siccome amava pensare per immagini, Hatzis se lo figurava come la chiusura ermetica di una bombola di Gas velenosi…

 

Il sistema era saltato, il Paese asfissiava!

 



Il Giudice istruttore convocò tutti quelli che Dimas aveva nominato, passarono tutti davanti a lui: banda sinistra di uomini che vegetavano sul fondo limaccioso, veri ratti di fogna che non erano affatto disposti – e qui stava il peggio – ad uscirne, per la semplice ragione che non avevano ed hanno via d’uscita.

 

Secondo le deposizioni raccolte, nessuno di loro era presente il giorno del delitto!

 

Secondo le deposizioni - successivamente raccolte - molti di loro pur presenti sul luogo dello stesso delitto affermarono di aver visto la stessa identica scena d’un Fotogramma ben montato e frapposto nella sequenza di un Film piuttosto strano, e da un Libro uscire una canna d’un misterioso fucile…




 …Da un deposito un formicaio di petardi, da un piano superiore un Fotogramma ben montato colpire la Visione proiettata su uno schermo a grande dimensioni e molti pollici spingere sull’otturatore o forse ugual telecomando…

 

E tutti, nessuno escluso, goderne l’inatteso spettacolo,  effetti speciali bombardati come dardi, piccioni viaggiatori salire fino alle porte del paradiso, pochi ebbero la pretesa di osservare lo schermo giusto…

 

Il Film promette molte repliche con il permesso sia della giunta che della commissione…

 

La folla delirante ed esultante di paura assiste alla Seconda Scena dell’Atto!




Quando finalmente, andava a dormire, il Giudice istruttore rivedeva passare nell’oscurità tutti i lori visi, visi sconvolti dall’orrore fra due muri crepati, sotto un soffitto umido e gocciolante, vittime di una impresa infernale i cui veri responsabili ‘in alto loco’, rimanevano accuratamente invisibili…

 

Li rivedeva, visi incastrati, loro malgrado in una tela d’acciaio, pesci presi in una robusta rete di crini; se li faceva arrestare non era tanto per loro, quanto per ritrovare, per mezzo loro, i responsabili in alto…

 

Ma ci sarebbe riuscito?!




 O sarebbe caduto anche lui, come quegli alpinisti temerari che vogliono conquistare le cime inviolate, vittima della sua passione per le vette?

 

Ci deve ben essere da qualche parte, si diceva, un rifugio di montagna, un fuoco vicino al quale scaldarmi… Era così sicuro che l’avrebbero cacciato e non più trasferito sia dal domicilio come dall’incarico, giacché il far luce ove regnano le tenebre lo conduce a quel Sogno ricorrente e ben ancorato alla Cima della Roccia, ove la parete liscia lascia scorgere non più il panorama della valle appena salita ma una fossa intera…

 

Se pur ben illuminata negli intervalli che separano un Tramonto dall’Alba d’una platea allietata per lo spettacolo offerto proiettato a cielo aperto…   




 Nonostante ciò aveva - ed ha ancora - fiducia nella società, proprio per evitare quel vuoto, quel risucchio improvviso di cui gli aguzzini, gli assassini, tutti quelli legati dal muto sottinteso ed assenso di comune accordo scritto nella volontà dell’ordine abdicato all’apparente e falsa applicazione della disciplina - anticamera della dittatura - male peggiore del fascismo… recitare in nome della Terra la scena finale scritta nel patto di Sangue…

 

Versare sangue innocente ed immolare l’agnello sacrificale!

 

Come devono essere marce le acque, pensava, affinché regni un tale caos!




 Nell’acqua pura – questa espressione gli piaceva – i vuoti si ricolmano automaticamente, le molecole di acqua, cellule viventi, riflessi immediati del cielo si riformano come nel cervello degli adolescenti. Ma i nostri adolescenti sono troppo immersi in un sogno drogato quanto alcolico per scorgerne la primitiva bellezza. Lo Stato che vota sicurezza e disciplina impone e semina tale disarmonica incoerenza, in ragione della retta economia che così nella nebbia li governa, e nel campo semina e tutela in tacito silente invisibile accordo armato il papavero per ciò che ne deriverà all’acciaio del blindato…

 

Bastano poche parole lanciate e scagliate come sassi nelle acque fangose – tale è la Società che lui serviva – perché dal buco si sprigionasse un odore peggiore di una carogna.

 

A volte o troppo spesso è preso dalla Nausea!




 A bordo, tutto, dal cibo agli svaghi, dal comandante fino all’ultimo meccanico, gli faceva venir voglia di vomitare.

 

La nave è vecchia.

 

La nave è di nuova ancorata in ugual porto.

 

La nave marcia naviga pur con le vele al vento d’un mare appestato, il comandante come un eterno Achab si affaccia ad annunziare una nuova alba abdicata ad una bufera - premessa e promessa - del blindato acciaio armato.




 Proclama l’ultimo fotogramma prima dei titoli di coda con tutta la corte assisa alla loggia lenta scorrere per il miracolo recitato - effetti speciali ben regolati e modulati non fanno la propria comparsa viaggiano ad onde medie di invisibile costante frequenza in regolare ciclica orbita per l’intero Universo ora di nuovo fondato – Lucifero ha scalciato il Gesuita…

 

Il Teatro ora gira a tempo spalmato su uno schermo piatto a portata di palmare, la coda della bestia non sazia li divora ancora, qualche lancia s’affaccia da una Finestra in perenne burrasca…  

 

L’intera esultante platea nell’imminente disastro, colto e coronato da un fragoroso applauso simile ad una boato forse un enorme petardo, si volta verso il Piano (pre)stabilito pur non scorgendo la Scena intera…

 

(Z, l’orgia del potere)    








 

mercoledì 2 settembre 2020

IL LUNGO VIAGGIO DELLA NOSTRA ANIMA (6)

 






















Precedenti capitoli di...:

Alcuni mesi dopo... (5/1)

Prosegue con...:

La Storia che si... ripete... (7)








Si sentiva sulle spalle il peso sempre più opprimente delle pratiche…

 

Non era che al principio della sua carriera e ardeva dal desiderio di servire la Verità e mai il potere precostituito privato della logica del Diritto imporre la propria fallace dimensione. Non avrebbe mai asservito e tanto meno si sarebbe prestato al facile inganno della dittatura, la quale pretende la cosiddetta Verità di Stato per il ‘colpo’ finale offerto nell’offesa spacciata per difesa, in ogni luogo nazione ed impero ove regna l’apparente democratica scelta comporre l’arbitrio ingannato.

 

Questo scempio lo avrebbe scoperto con orrore (pari alla vista di un dinosauro) qualche mese più tardi, quando qualcuno cadrà per gli stessi principi a conferma della morale corrotta, e lo Stato difendere, dal più basso al più alto livello, la menzogna spacciata per accreditata comprovata inoppugnabile Verità certa.




 …La Verità deve emergere dall’onda di questo ed ogni inganno anche se il mare irrimediabilmente inquinato, anche se il tempo così naufragato sopravvive a stento per ogni Ciclope alla propria ed altrui kaverna di potere assetato ed affamato di uomini e naufraghi; solo i dardi dei veri Elementi potranno ristabilire l’ordine perso, Nessuno li ha scagliati nell’occhio vigile del potere ardere di accecata offesa per ogni Verità da…

 

Nessun detta…

 

 La minaccia l’intimidazione e la calunnia asservite al potere dispensato in questo odierno improprio tempo compiere acrobatiche prestazioni da circo ammaestrate da false congiunte dichiarazioni, sincronizzate e rafforzate con  bombe ad orologeria, con la paradossale opposta condizione finale d’ogni dittatura la quale offre ed impone la logica della violenza dichiarandosi offesa: colpire il debole, la verità, il diritto, l’uguaglianza, il libero arbitrio, per poi dirsi indignata e aggredita nei principi regolatori del futuro antico Stato coniato nella falsa moneta, populista e nazionalista.




Populismo e nazionalismo non meno della futura dittatura asservita da buffoni e ciarlatani sotto ugual tendone in ogni rurale città approdato, congiunti e legati da reciproci accordi e compromessi di sangue appestato ed ulcerato dal male antico dell’intolleranza, o peggio, dall’inganno e ricatto affini al presunto interesse del potere…

 

…Quindi sapeva bene il meccanismo che muove e sfama l’inganno della Storia scritta nel rischio senza più nessuna sicurezza, pur richiamando ogni motto a questa; ogni inganno dalla storia dispensato in frammentati atti acrobatici da circo ben recitato.

 

Sapeva anche che erano e sono più pericolosi e al di sopra della ‘mafia’, quella con la quale tali principi sovvertiti nei reali meccanismi del diritto trovano fertile comune terreno e sodalizio, coltivato tutelato e preservato dall’humus virale del batterio infettare la Terra natia.




 …Quando la Terra e con lei ogni più concreto Elemento irrimediabilmente compromesso nel principio regolatore di cui gli stessi distillano il quotidiano inganno associato al terrore, preservandola dalla ‘cura’ di cui il più accreditato medico e non certo ciarlatano, seminare il diritto alla vita violata da ugual peste, se pur preventivamente e simmetricamente, in medesimo ‘campo’,… estirpata… come una batterio dal bracciante di Stato…  

 

La paradossale non meno della dovuta interpretazione della ‘cura’ di cui ogni fertile terreno giace alla morta condizione del tempo e della materia irrimediabilmente fermo ed immune della Verità non solo del ‘sano’ progresso, accompagnata dalla Memoria la quale dovrebbe evolverne la Storia; e l’appestato dal quotidiano veleno ben coltivato morire lentamente tutte le morti della stessa identica Storia in ugual fossa ove i morti non possono e debbono testimoniarne la Verità rimossa dal bracciante di Stato…

 

Ogni zolla di terreno su cui cresciutala la pianta malata e rimossa!

 

Ogni lapide rovesciata!




 Ogni fossa riportare alla luce scheletri di verità celata offesa e martoriata, bollata come ‘eretica dottrina’ abdicata all’ortodossia di cui ogni Stato (e Dio) vilipeso nella propria purezza sul quale troneggia solenne antico giuramento e segreto patto…

 

Da quando ogni Re incoronato!

 

Da quando ogni presidente e dittatore mancato giura la propria (in)fedeltà nel motto coniato in nome e per conto della futura moneta divenuta Verbo e Libro su cui scrivere ogni guerra…

 

…Allevare nel proprio altrui giardino il più truce serpente…  




 La pretesa dell’ordine civile si sposa con il suo opposto fornendo distorta ‘asimmetrica-anamorfica’ prospettiva non affine alla vita, il potere fondato nella velata (o concreta reclamata seminata) futura dittatura a favore dell’insana corrotta economia.

 

…La Verità offerta d’ogni superiore Natura nel progressivo disfacimento ci confermano l’odierna raccolto su codesto campo così coltivato…

 

Il giudice sapeva bene che il potere mondiale regolato dall’insana corrotta economia, si muove - a determinati livelli - su questo principio regolatore divenuto slogan politico e poi enunciato.




 L’antica ‘formula’ su cui fondare l’oppio al popolo offerto curare il male seminato!  

 

Quarto Quinto Sesto grado e simmetrico livello di mafia e potere coniugati ed istituzionalizzati a beneficio della guerra preventiva, difendere l’offesa ‘coltivata’ spacciata per difesa.

 

Tutto ciò non gli era estraneo!

 

Tutto ciò, sapeva, costituisce i principi basilari non tanto della democrazia nell’Impero fondata… per poi essere assassinata; semmai il meccanismo di come questo può e debba governare con l’inganno l’altrui fallace intendimento attraverso la distorta ed impropria immagine quotidianamente offerta… in similari gradi di potere rappresentato…




 …La Verità in questo insano meccanismo non ha vita facile, attori e trafficanti, faccendieri e gente senza scrupolo alcuno, ricattati e ricattatori, picchiatori picchiati, estremisti e fascisti moderati da opposti sensi di ugual marcia, costituiscono le passate quanto odierne comparse del regime…

 

…Riciclati e comprati dal potere nel pieno del proprio esercizio, muoversi in questa grande scacchiera ove la ‘massa’ assume grandezza ed ‘unico atto’ da palcoscenico, ed ove ogni ‘pedina’ ogni ‘attore’ ogni ‘comparsa’ assume un globale ‘ruolo’, racchiusa nel beneficio della metropoli fondata su un fertile campo ben coltivato; costantemente disegnata e calcolata nell’improprio ‘piano regolatore’ con il beneficio del quotidiano veleno offerto, e concimata dalla moltitudine dalla platea dei morti senza più né vita né vista, privati del senso, o ancor peggio, di tutta la messinscena che dietro le quinte tale regia, regola celebra muove ed interpreta siffatta sceneggiatura, celata e scritta nelle mute immobili pietrificate ossa del Tempo numerato…

 

Erigerne il colonnato del grande Teatro dispensato…




Si confondono ed amalgamo fino ad un ‘humus’ invisibile di magma e materia ove ogni inganno pianificato e pietrificato quale ingresso adornato con pregiato marmo nell’immutabile scopo, varcato e marciato, nella difesa eretta, fin da quando cioè, le antiche ‘fondamenta’ solidificate e stratificate in ciò di cui la futura Terra formata nell’involuto palcoscenico della crosta per ogni Tempesta rappresentata…

 

 …Ma il caso che gli avevano completamente affidato – almeno a questo primo livello – stava assumendo le dimensioni di una valanga vera e propria scaturita dal fuoco della Terra. Via via che i giorni passavano, l’istruttoria diventava più difficile. Il giudice non aveva più a che fare con uno o due colpevoli: erano decine. Eppure non poteva incriminare la società intera, tutto un regime!




Per riuscire nel suo compito doveva dar battaglia a piccole tappe, guadagnare terreno metro per metro, attaccando prima i punti più vulnerabili.

 

Ormai era sicuro di una cosa: la città intera era implicata e complice nel delitto.

 

Qualunque pietra sollevasse, a qualsiasi porta bussasse, era sicuro di trovarci sotto o dietro un legame più o meno stretto con il caso. Non avrebbe mai potuto immaginare che tanti individui, apparentemente senza rapporto gli uni con gli altri, potessero convergere in un caso del genere e che sotto questa crosta di legalità, esistesse un meccanismo illegale perfettamente organizzato che obbediva alle leggi delle tenebre.




 La sua mano si sporcava a qualsiasi punto si attaccasse, non sapeva più se avrebbe potuto reggere in fondo. Non temeva per la sua vita, ma vedeva allargarsi l’abisso fra lui e gli altri. Sbrogliandosi, il caso diventava sempre più spinoso, il giudice ci si feriva.

 

Ogni uniforme nascondeva una vipera addormentata!

 

Era possibile tanto marciume?

 

Senza voler fare il teorico, era costretto a constatare che ci doveva essere qualcosa di marcio in una società del genere, perché tanti suoi membri fossero coinvolti in un assassinio che in fin dei conti avrebbe potuto fare a meno di tante complicazioni.




Era estate.

 

Imperversava un caldo insopportabile, appesantito in più dall’umidità del golfo di Salonicco. Lui sarebbe dovuto andare in vacanza, domandò ai superiori di poter cancellare le sue ferie per quell’anno: non poteva lasciare tante fila in sospeso. Bisognava arrivare ad una conclusione. Perché dovevano pagare solo gli analfabeti, i macachi e le larve e non certe eminenze e certi notabili della razza dei pachidermi?

 

…Certo rischiava il posto a forza di provocarli in quel modo, seppur invisibili ogni tanto richiamati dalle divise facevano la loro comparsa, fugace comparsa comandata per distillare l’intimidazione, per distillare la difesa in ragione dell’aggressione quotidianamente offerta…

 

Quindi staccava con grande attenzione la garza dalla piaga infetta, sapeva di avere tutto a portata di mano, e quella mano aveva deciso di non esitare davanti a niente e a nessuno, anche se avrebbero intimidito confuso calunniato ingannato deriso…




 Sentiva su di sé gli sguardi di tutta la Grecia!

 

Tutti si aspettavano che cacciasse il serpente dal suo buco, ma il serpente è talmente enorme che una volta tirato fuori di là, c’era il rischio che il buco inghiottisse tutta la terra. Si ricordava la sua gioia quando era stato nominato, s’immaginava che fosse una grande città, oggi gli sembrava la peggiore delle province.

 

Le persone non lo salutavano più, gli parlavano freddamente, vedevano un difensore, in lui, non un accusatore, non potevano ammettere che i membri eminenti della società, pilastri del regime, fossero sospettati da un giovane giudice istruttore senza importanza.

(v. v. Z l'orgia del potere)