giuliano

sabato 14 maggio 2022

LA GRANDE MADRE (Seconda parte)

 










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Grande Madre 


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Voli pindarici







Ed il quale come tale riconosce in Lei doti inesauribili generatrici del Principio della terrena condizione della Vita, ciò che in Lei si scorge e ciò che ad ugual velato occhio e di cui al segreto amante nulla sfugge, circa l’impenetrabile ed altrettanto segreta Bellezza. Con questo patto si amano e adorano all’Infinito in nome e per conto degli antichi (segreti Elementi o Eterni piaceri e…) Dèi o un solo Dio.

 

Lei ha mantenuto inalterato per Secoli e Millenni l’inviolato Segreto, giacché la condizione dell’Immacolata purezza conduce l’amante ad un sentimento e più Elevato istinto, rispetto il sessuato frammentato impotente atto d’amore consumato (dato dalla forzata unione), e di cui il marito non più amato ne va fiero, per ogni ‘comune’ bettola osteria castello soppalco e banchetto; violentandola ogni giorno, ovvero da quando impropriamente si è coronato suo (unico) sposo e maestro. Ma l’amante che bene conosce la sua sposa deve celare il vero Sentimento e il patto che li unisce in Segreto, perché ciò che allo sposo taciuto la Natura nasconde, e l’occhio più non scorge intende e vede.




E di cui il marito si armerebbe d’odio e cieca vendetta, giacché solo lui conosce ogni segreto della sua violentata sposa.

 

Ma sappiamo altrettanto bene che là ove si cela violenza per ogni atto d’amore così consumato, la sua bellezza e vera Natura sfiorirà abdicata all’incompreso istinto senza passione e desiderio, e mai proverà né piacere e affetto per ogni violenza subita per ogni posa a cui costretta. I suoi spasmi e deliri, tutte le volte che al suo sposo si cela, nutre la Bellezza e Intelletto del segreto amante e maestro.  

 

La segreta unione vien nascosta soprattutto quando, tal sposo e cavaliere dalla brillante armatura, lo brama e cerca, vuole e chiede vendetta per il disonore subito circa l’impotente natura dall’insoddisfatta amante fuggita, seppur venerata d’amore da cui il più profondo piacere dalla sposa mai provato né consumato, e seppur ogni tavola ben imbandita e di cui la diletta si consuma digiuna e patita…   



 

Qual condizione dell’eterna spirituale convergenza di cui gli ‘amanti’ come tali perseguitati, da un marito innamorato ed ubriaco solo di Bacco e il suo amico Dionisio.

 

L’ubriaco consorte, zoppo e cieco ma dalla doppia vista, non più meritato dalla sposa promessa fors’anche non all’altezza nel comprenderla quanto nell’esaudirla tanto nel suo articolato Linguaggio, come negli ‘amplessi’, di chi palesemente o segretamente, ‘maestro del tempio’; adorata amata come appagata nei suoi veri desideri, nella sua instancabile Prosa, nelle sue Pose, nella segreta vena di musicalità che da ogni poro della sua delicata Natura sboccia come un Fiore di Primavera o Fiocco di neve in profondo gelo, quando scorge l’amante amato, ed ove Lei nuda conferisce allo sguardo contraccambiato dell’amato ogni Sentiero nascosto nel folto del suo inviolato bosco.

 

Ove si nascondono i più profondi sentimenti e capricci della propria austera o ricca bellezza, e ciò che ne deriva, riconoscendo in Lei anche doti divine, celate e quantunque velate come lo Spirito della futura grazia divenuta Madonna promessa.

 

(Giuliano)




  

ERICA COMUNE 

 

SOLITUDINE

 

 

I prati si copriranno sempre di fiori, le pianure di messi, le colline di pampino verde, e le montagne di fitte foreste.

 

Felici pastori!

 

Potete danzare fra i prati, coronarvi delle spighe di Cerere, inebriarvi dei doni di Bacco, e riposarvi all’ombra delle foreste; voi potete, perché tutto è gioia per chi è felice.

 

Io, guidata dal mio spirito malinconico, indirizzerei i miei passi verso quei luoghi ameni, che l’umile erica, amante della solitudine, contende alle fatiche degli uomini: qui, seduta all’ombra di una ginestra, mi immergerei nelle mie malinconiche meditazioni, e presto mi verrebbero incontro da più parti, creature tristi, sofferenti, avvilite come me.

 

La pernice cacciata dalla maggese che ha appena perso la sua famiglia; la cerva inseguita dai cani; la lepre stremata; il timido coniglio, timoroso sulle prime per il mio aspetto, si uniranno al mio pianto; forse verranno ai miei piedi in cerca di protezione dalla passione degli uomini per la caccia!

 

Anche le laboriose api mi circonderanno; e se strappassi un solo stelo di erica alle loro solitudini, verrebbero a depositare sulle mie mani il miele che raccolgono, sì! per gli altri più che per loro stesse. E i rumorosi francolini dal canto squillante! Scandiranno il tempo che fugge, senza lasciare nella desolazione né tracce né rimpianti.

 

Dolci colombelle! teneri usignoli! i vostri singulti e sospiri sono diretti ai boschetti profumati; ma io non posso più sognare alla loro ombra; la voce del deserto vi raggela; per me è invece desiderabile: e al primo chiaro di luna, questa voce lugubre echeggerà nell’aria. Sovrano della sua solitudine, il gufo uscirà dal tronco cavernoso di una vecchia quercia, appollaiato sui rami che nascondono il suo regno di muschio, i suoi suoni terrorizzano l’amante in pena che conta i minuti dell’assenza; fanno trasalire la madre che veglia il letto del figlio con la febbre: ma consolano l’infelice che ha rimesso alla tomba tutto ciò che ha amato sulla terra . . .

 

Spesso questo canto lugubre ti desterà! Sventurato giovane! Per parlarti della morte e dell’eternità: spesso sveglia anche me; e se, diversamente da te, non m’ispira versi sublimi, come a te m’ispira il distacco dal mondo e l’amore per la solitudine.




  

TIMO

 

VITALITÀ

 

 

Insetti di tutte le forme, scarabei di tutti i colori, api operaie, farfalle leggere, circondano senza posa i ciuffi fioriti del timo. Forse quest'umile piantina appare a questi leggeri abitanti dell'aria, che non vivono che una primavera, come un immenso albero antico quanto la terra, coperto di foglie sempreverdi su cui i fiori troneggiano come superbe anfore, colme di miele a loro uso. I greci consideravano il timo simbolo della vitalità; di certo, avevano osservato come il suo profumo, sollecitasse la mente, e fosse benefico per gli anziani cui restituiva forze, agilità e grinta. La vitalità è una qualità battagliera associata da sempre al vero coraggio. È per questo che un tempo le dame ricamavano spesso, sul mantello dei loro cavalieri, un'ape che ronzava intorno ad un ramo di timo. Questo doppio simbolo aggiungeva che colui che l'aveva adottato avrebbe messo dolcezza in ogni azione.






VALERIANA ROSSA 

 

MITEZZA

 

 

La valeriana dai fiori rossi delle Alpi cresce nuovamente nei nostri giardini. Il suo manto è splendente, ma sempre un po’ scomposto. Questa figlia delle montagne mantiene fra i fiori coltivati un portamento rustico che le conferisce un’aria disarmonica facendola apparire fuori posto; ciononostante questa bellezza goffa deve la sua fortuna ai suoi meriti; la radice è eccellente contro la maggior parte delle malattie che provocano debolezza; il suo infuso aguzza la vista, riaccende lo spirito, allontana la malinconia; fiorisce quasi tutto l’anno; la coltivazione la impreziosisce, ma non dimentica mai la sua origine campestre, e la si vede preferire alle aiuole i fianchi di un’arida collina, o la cima di uno scalcinato muro. Le valeriane dei boschi e dei prati hanno le stesse virtù e qualità della valeriana rossa; ma la mano del giardiniere la trascura, perché manca della docilità che caratterizza quella delle Alpi.










 

martedì 10 maggio 2022

SEGUONO ALTRE FORME DI VITA NON IDENTIFICATE

 












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La Verde Cometa 


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L'altitudine di volo 











DAL DIARIO

 

 

10 maggio….  (Dalla Bianca Capanna)

 

 

Il generale Custer questa mattina mi ha svegliato con un insolito richiamo, in genere in quell’hora mattutina sono abituato ad un diversa Grande Notizia, la Guerra si fa dura e difficile, e solitamente ci intratteniamo all’hora del caffè in piacevole vicendevole Dialogo, quando mi narra e racconta l’epopea della sua gente divisa fra il Sud e Nord di questa afflitta Terra, e di come dovettero migrare da foglia a foglia, o meglio, sorvolare accompagnati dal Vento del Grande Spirito, mi accingo a mutare il Frammento in Rima.

 

Quando poi intona il vecchio inno di Pace per ogni gente sopravvissuta in loro Preghiera, la Rima diviene Poema.

 

È certo un mio fedele attendente.




Però da quando annunziata quella strana Verde Cometa, il canto è divenuto d’improvviso una carica, Dio mi è testimone per quanto dico e affermo, se prima una chiacchierata in prosa intervallata da rimati fraseggi, hora stranamente odo un semplice e singolo puntuale dispaccio, una ‘carica’ precisa e prolungata, al che ho ritenuto in Memoria dell’intera Selva - compresa ogni Specie scomparsa -, di nominarlo Custer.

 

Il Corvo - soldato semplice - mi accompagna per la durata della breve passeggiata, lo osservo di guardia da Ramo a Ramo dell’Albero maestro, mi indica il miglior riparo di questo difficile Sentiero perso, proprio nel mezzo della nostra ed altrui frammentata vita.




Al ruscello per il rapporto del giorno circa lo stato di salute dell’intero pianeta, o ciò di cui rimasto dell’impatto e non solo della Tenda, ma della Verde Cometa del 9 maggio, un cervo assetato di ugual identico Sapere nonché affamato (un mio vicino) dopo aver letto e scorticato l’intero Libro qual Arbusto non ben digerito, giacché anche lui come giusto ne apprende ed apprezza la segreta essenza e velata sapienza, mi segue ispirato in lettura di ugual Rima in ode della morta Natura.

 

E con grande sollievo in compagnia della mia amata Shara scorgo il Torrente in piena, mia moglie è solita farsi il bagno nuda ogni mattina, odia Custer, forse perché in una precedente vita fu d’una razza poco gradita. Ma hora che sembra più una donna-lupo che azzanna e divora ogni ‘ortodosso’ nemico, compreso l’odiato Custer, qual vera Eretica si desnuda della maschera e mi fa segreto conquistatore delle sue belle forme nonché del delicato tempestoso tesoro - segreto - dell’intera Selva.




Sì è vero sono il suo agente segreto al verde con cui scritto l’ultimo compromesso dalla mia Bianca Capanna!

 

Lo confesso, anche se in questi ultimi tempi osservati poco o nulla ho più spiato di quanto a malincuore letto.

 

Sembra ed è una gran Donna!

 

Gli ho promesso che dopo che Vladimiro vincerà ogni guerra ed ogni specie estinta, lei rinascerà, non cervo a primavera, ma Donna promessa.

 

Attendo e Spero! 



  

Ringrazio ogni Albero e Tomo della foresta di avermela concessa qual sposa attesa. Ma si sa i Bravi sono sempre di guardia, e non solo a pesca nel più prezioso lago, così rimpiango la mia Concord  abbandonata di fretta causa la disgrazia della Verde Cometa.

 

L’unica cosa che mi allieta e letta di fretta da un Giornale di bordo, è che assieme a strane forme marziane di vita, sembrano precipitati anche degli altrettanti esseri alati…

 

Qual Diablo anche lui precipitato in questa Terra con loro mi accompagno per rifondare ogni Specie persa!  

 

(Giuliano)




Probabilmente non c’è un singolo aspetto dell’intero argomento della migrazione degli uccelli che accresca la nostra ammirazione tanto quanto l’infallibile certezza con cui percorrono migliaia di miglia di terra e acqua per fermarsi esattamente nello stesso punto in cui hanno trascorso l’estate precedente o inverno. Le registrazioni di uccelli contrassegnati da bande numerate offrono prove abbondanti che gli stessi individui di molte specie torneranno ancora e ancora in luoghi identici per la nidificazione o l'alimentazione invernale.

 

Questa capacità di viaggiare con precisione su distese di terra o d’acqua apparentemente insignificanti non è limitata agli uccelli, ma è anche posseduta da alcuni mammiferi, rettili, pesci e insetti; esempi notevoli sono le famose migrazioni di salmone e anguille.




Affinché un animale torni in un punto specifico dopo una lunga migrazione, deve utilizzare la vera navigazione per arrivarci. Cioè, deve non solo viaggiare in una determinata direzione della bussola e sapere dove si trova in un dato momento in modo che la rotta possa essere modificata quando necessario, ma anche essere in grado di riconoscere la sua meta quando è arrivata. È pericoloso generalizzare sui mezzi di orientamento e navigazione in migrazione; diversi gruppi di uccelli con differenti modalità di esistenza hanno sviluppato mezzi differenti per trovare la propria strada da un luogo all’altro. Stiamo solo iniziando a renderci conto delle complessità coinvolte nelle molte modalità di orientamento e navigazione degli uccelli. Tutto ciò che possiamo fare in questa sezione è presentare un breve riassunto di alcuni dei principi più importanti coinvolti e degli studi che hanno migliorato le nostre conoscenze nell’area.




La capacità di seguire un percorso più o meno definito è evidentemente parte di una facoltà ereditata. Sia la direzione che l’obiettivo devono essere stati impiantati nel codice genetico dell’uccello quando la particolare popolazione si è stabilita nella sua posizione attuale. A volte viene avanzata la teoria secondo cui uccelli più anziani ed esperti aprono la strada e quindi mostrano la rotta ai loro compagni più giovani. Questa spiegazione può essere accettabile per alcune specie come oche, cigni e gru perché rimangono in gruppi familiari, ma non per specie in cui è noto che adulti e giovani migrano in momenti diversi, specialmente quando i giovani migrano prima degli adulti.




È risaputo che gli uccelli possiedono una vista meravigliosa. Se hanno anche ricordi ritentivi, potrebbero esserlo i successivi viaggi lungo il percorso -  -guidato in parte da punti di riferimento riconoscibili. Gli argomenti contro la teoria della memoria di riferimento sono principalmente che i giovani uccelli non accompagnati, senza esperienza precedente, possono trovare la strada verso i quartieri invernali della loro specie, anche se l’area di svernamento ha un paesaggio e una vegetazione radicalmente diversi rispetto ai luoghi di riproduzione. I risultati sperimentali e le osservazioni sul campo indicano che i punti di riferimento sono utilizzati nella navigazione da alcuni uccelli, ma il grado di utilizzo varia considerevolmente tra le specie.




Per un abitante della terra che viaggia attraverso l’oceano, la vasta distesa può sembrare insignificante, ma il contrario può essere vero per un uccello marino trasportato sulla terraferma da una tempesta. In quest’ultima situazione le differenze di vegetazione e topografia ‘ovvie’ per gli abitanti della terraferma sono completamente estranee a un uccello marino poiché ha avuto poca esperienza precedente per aiutare a interpretare questi ‘strani oggetti’.

 

Taluni hanno osservato il comportamento di volo delle sule spostate nell’entroterra lontano dai loro nidi. L’uccello sembrava cercare in modo casuale fino a raggiungere la costa, quindi i volatori hanno seguito una rotta molto più diretta verso casa. I gabbiani reali, spostati di circa 250 miglia dal loro nido in 2 anni consecutivi, sono tornati il ​​secondo anno in un sesto del tempo richiesto dal primo anno. A uccelli come sule, albatri e berte, che trascorrono quasi tutta la loro vita viaggiando per migliaia di miglia in mare e tornando in aree di nidificazione molto specifiche, le ‘distese oceaniche senza dettagli’ sono probabilmente molto ricche di segnali visivi.




È difficile credere che un uccello che dipende dal mare per il suo sostentamento non possa fare a meno di essere consapevole della direzione delle onde, delle isole, delle scogliere, degli atolli, delle concentrazioni di relitti galleggianti, degli organismi, delle correnti, delle nuvole sopra le isole, delle cinture di nebbia, ecc.

 

Molte migrazioni avvengono di notte e grandi tratti di mare aperto vengono attraversati per raggiungere le destinazioni. Le notti sono raramente così buie che tutti gli oggetti terrestri sono completamente oscurati e caratteristiche come coste e fiumi sono solo quelle che è più probabile che vengano viste alla luce più debole, in particolare dalla visione acuta degli uccelli dai loro punti di osservazione aerei. Anche se gli oggetti terrestri sono completamente oscurati in una notte molto buia, i migranti sono comunque in grado di valutare l’ambiente circostante durante il giorno prima di ricominciare.




Alcuni uccelli, in particolare gli uccelli marini coloniali, sembrano essere in grado di volare infallibilmente attraverso la nebbia più fitta, in particolare nelle vicinanze del loro sito di nidificazione. I membri del Biological Survey, procedendo in piroscafo attraverso una fitta nebbia dall’isola di Unalaska all’isola di Bogoslof nel Mare di Bering, registrarono stormi di murres, che tornavano a Bogoslof dopo la ricerca di cibo. Gli uccelli sfondarono il muro di nebbia a poppa, sorvolarono la nave e scomparvero nelle nebbie più avanti sulla stessa rotta della nave.

 

D’altra parte, le osservazioni radar degli uccelli migratori hanno indicato forti movimenti direzionali nelle notti serene, ma spesso movimenti completamente casuali con tempo molto nuvoloso o tempestoso. È possibile che alcuni uccelli possano percepire la posizione del sole attraverso il cielo coperto come è noto che fanno le api mellifere.




Studi accurati sono stati fatti sull’istinto di ricerca in vari - 49 -uccelli marini come albatri Laysan, berte Manx e diverse specie tropicali di sterne. Le sterne fuligginose e nocciole raggiungono il loro punto di riproduzione più settentrionale sulle Dry Tortugas, al largo della costa sud-occidentale della Florida. Non sono noti per vagare per una distanza apprezzabile più a nord. Gli uccelli nidificanti sfollati sono tornati ai loro nidi sul Dry Tortugas dopo essere stati portati a bordo della nave, confinati in gabbie sottocoperta e trasportati verso nord per 400-800 miglia prima di essere rilasciati in una regione in cui non avevano precedenti esperienze. Allo stesso modo, gli albatri Laysan e le berte Manx sono tornati per oltre 3.000 miglia in esperimenti simili.




Forse l’istinto di ricerca, come mostrato da piccioni, sterne, berte, albatri e dalle fregate addestrate come portatori di messaggi nel Pacifico meridionale, potrebbe non essere identico al senso di orientamento percettivo che figura nei voli degli uccelli migratori. Tuttavia, sembra molto simile ed è probabilmente governato dagli stessi meccanismi. Ci sono buone ragioni per presumere che una volta che conosceremo i processi che governano l’homing spostato, sapremo, in generale, come navigano gli uccelli; questa domanda è ancora lontana dall’essere risolta.

 

Alcuni studenti si sono orientati verso la possibile esistenza di un ‘senso magnetico’ come fattore importante nel potere dell’orientamento geografico. La teoria fu concepita già nel 1855 e riportata nel 1882 da Viguier. Indagini su questo sono state condotte da Yeagley (1947) e Gordon (1948) con risultati contraddittori. Nel 1951, Yeagley incorporò l’idea che la sensibilità all’effetto del movimento rotatorio terrestre attraverso la componente verticale del campo magnetico fosse il mezzo di orientamento. La domanda fondamentale posta dalla teoria è: ‘Gli uccelli possono rilevare differenze così minime nel campo magnetico terrestre e queste forze possono influenzare il comportamento degli uccelli?’.




I tentativi di dimostrare l’effetto delle onde radio sulla capacità di navigazione degli uccelli hanno prodotto risultati contraddittori. In alcuni di questi test, i piccioni viaggiatori rilasciati vicino alle emittenti sono apparsi irrimediabilmente confusi, mentre in altri, apparentemente condotti allo stesso modo, non si è potuto discernere alcun effetto. Prima che la sensibilità degli uccelli a stimoli elettromagnetici di qualsiasi tipo possa essere accettata o rifiutata, è necessario molto ulteriore lavoro sperimentale.

 

I navigatori umani hanno usato per secoli i corpi celesti per determinarne la rotta e la posizione. Non sarebbe sorprendente quindi trovare altri viaggiatori a lunga distanza che utilizzano lo stesso metodo. Uno dei segnali visivi più costanti che un uccello migratore potrebbe utilizzare sarebbe il percorso del sole o della luna e la posizione delle stelle.




Alcuni dei più recenti lavori sperimentali sulla navigazione degli uccelli sono stati con indizi direzionali astronomici (sole) e celesti (stella). Gli studi di Kramer, Sauer e altri hanno indicato una fenomenale capacità ereditaria degli uccelli di utilizzare la posizione del sole di giorno e delle stelle di notte per tracciare i loro percorsi. Ciò comporta un’intricata compensazione per i cambiamenti giornalieri, stagionali e geografici nelle posizioni di questi corpi celesti.

 

Kramer posto migranti diurni in gabbie circolari e cambiato la posizione del sole con specchi. Gli uccelli hanno spostato la loro posizione per compensare questi cambiamenti. Sauer, in un affascinante studio con uccelli migratori notturni, collocò gli uccelli in una gabbia rotonda aperta verso il cielo. Questi uccelli si sono orientati nella direzione normale per quella località e periodo dell’anno. Successivamente ha posizionato la gabbia e gli uccelli in un planetario e ha proiettato in alto i modelli di stelle del cielo notturno per diverse stagioni e località. Lo schema stellare familiare ha prodotto un orientamento normale, ma un cielo sconosciuto ha causato confusione e completo disorientamento.




Questi esperimenti, iniziati in Germania, continuano ancora in altri paesi con altre specie. Emlen ha utilizzato la manipolazione del fotoperiodo per modificare gli stati fisiologici della disponibilità migratoria primaverile e autunnale negli zigoli indaco. La metà del campione di uccelli era in condizioni riproduttive mentre l’altra metà aveva già superato la fase riproduttiva nonostante ‘fuori’ fosse primavera. Quando questi uccelli sono stati sottoposti a un modello stellare primaverile in un planetario, gli uccelli in condizioni primaverili si orientavano verso nord ma quelli in condizioni autunnali si orientavano verso sud. Sebbene alcuni risultati siano stati negativi, in generale l’evidenza supporta le scoperte originali secondo cui il sole e le stelle sono ‘punti di riferimento’ visivi utilizzati almeno da alcuni uccelli così come dalle api e probabilmente da molte altre creature per trovare la strada di casa così come per loro quartieri invernali ed estivi.




In conclusione, quindi, sull’orientamento (per quanto avvistato) e la navigazione degli uccelli possiamo dire questo: 1) molti spunti sono a disposizione degli uccelli per l’orientamento migratorio e uno o più di questi possono essere utilizzati da qualsiasi migrante; 2) specie e gruppi di uccelli differenti utilizzano segnali differenti, a seconda delle loro caratteristiche migratorie; 3) i segnali visivi giocano probabilmente un ruolo predominante nella migrazione (studi radar hanno indicato che alcuni uccelli possono mantenere il loro orientamento anche in notti completamente nuvolose, sebbene di solito si disorientino in tali condizioni); e 4) i migranti a lunga distanza e le specie pelagiche hanno un senso di orientamento molto più sviluppato rispetto a quelle specie che migrano solo per brevi distanze o per niente.

 

(Frederick C. Lincoln e Steven R. Peterson)








mercoledì 4 maggio 2022

LA PIANTA DELLA SAGGEZZA (Seconda parte)

 










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La pianta della saggezza 


& il capitolo completo 


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Verde Cometa








All’età di quarantasette anni, dopo quattro anni nel Kashmir in qualità di residente britannico, si era dimesso da ogni incarico per dedicarsi a tempo pieno a quella che era diventata la sua vera passione, la religione. Se fosse rimasto nell’Indian Political Service avrebbe quasi certamente ottenuto le cariche e gli onori più alti. Ma la vena di misticismo emersa in lui sulle alture intorno a Lhasa non poteva essere ignorata. Nel 1936 fondò il World Congress of Faiths, che ambiva (e tuttora ambisce) a unire cristiani, buddhisti, musulmani, ebrei e indù. Ma è come uomo d’azione che Younghusband sarà ricordato…

 

Cosa possiamo imparare dalla ‘parabola’ di questo ufficiale posta in una delicata quanto odierna scacchiera geopolitica e strategica, rinnovata e costantemente ‘coltivata’ circa l’insicurezza d’ognuno da parte di ugual e più temuto nonché sanguinario Zar?

 

Certamente il vasto territorio indipendente del Tibet fu annesso negli anni 50 del Novecento da un più temuto (e simmetrico) nemico, e il conseguente processo o traguardo storico di conquista rinnovò ed estese - rimuovendo taluni fattori a me cari - i suoi ed altrui ‘termini disgregativi’ adottati nei Secoli di Storia maturati ‘dissociandoli’, e quindi,  sradicandoli dalla propria Terra d’origine i quali li aveva generati in un lento ed uguale processo evolutivo specchio della Natura (e i suoi Elementi, come abbiamo letto, sempre a lei connessi) posta e rivolta nelle proprie radici verso il basso, per volgere e congiungersi a più vaste ed elevate Vette (dell’Intelletto specchio della Natura così evoluta e successivamente posta ad una impropria innaturale ‘deriva’).

 

Tanto nella Terra in cui nato il seme e il frutto, quanto nella Pianta della socialità più o meno tribale, almeno come venne dedotta da taluni, in cui letta e interpretata una determinata Visione Sacra.  Ed in cui la ‘Sacralità’ da ciò, sia la Pianta intesa come un essere seppur vegetale quantunque vivo, viene attaccata dagli alterni patogeni ‘parassiti’ della Storia, nei termini materiali in cui una determinata prerogativa del tutto ‘umana’ (anche se derivata dal vasto regno animale dalla quale si differenzia o vorrebbe…) fonda e consolida la cosiddetta Legge del più forte qual insidia non solo della ‘singola’ specie ma dell’intero Sapere (di Madre Natura), e con essa il proprio istinto di interpretare l’Essere ed Appartenere al mondo, compresa, come stiamo assistendo in questi giorni, l’interpretazione storica priva della dovuta necessaria antica Saggezza.

 

Se solo questa Saggezza fosse colta ammirata e giammai rimossa dal Rinascimento dello Spirito come della sana e retta Coscienza che ne deriva (anche se articolata nei vasti Rami del Sapere circa il comune Albero o Pianta di appartenenza in seno alla corretta interpretazione evolutiva della Vita), rinnovato in un nuovo specchio di luce a noi riflessa, chiara e limpida come le acque d’un Fiume Sacro, e non certo distorta come un anamorfica fognatura priva della Natura a cui appartiene l’uomo da Lei per gradi evoluto, e non certo a forza scaricato; forse avremmo una corretta e più estesa definizione del concetto di Natura (e non certo limitata) compresa ogni sua cura, e con Lei l’uomo che ne deriva o dovrebbe nella dovuta purezza in ugual immagine e volontà ben interpretata specchio di ugual conquista per ogni ‘specie’ aggredita e precocemente estinta.

 

Anche la Pianta - ammirata e contemplata - muove i suoi passi meditando e (es)cogitando dottrina circa la propria strategia di crescita, costantemente e tenacemente riflessa in ugual Geografia, e il risultato che ne consegue e deriva e di cui l’uomo all’ultimo Secondo della propria comparsa ne raccoglie l’indebito Frutto, è certamente per ogni Fiore Arbusto e Selva un impareggiabile attributo al merito della ugual Conquista, in cui il vasto Regno cosiddetto umano non sembra minimamente esserne degno.  

 

In cui l’uomo con tutto l’ingegno, di cui dicono portatore sano, oltre non esserne all’altezza per coglierne e cantarne la Bellezza come l’Intelligenza, non ne comprende il Disegno, l’Architettura, in cui si muove l’intera impalcatura dello Spirito, e con lui l’intera conquista evolutiva. Quindi ci risulta ancor più chiaro cosa difetta e di cui l’uomo (portatore sano) e non più la Pianta sprovvisto, pur taluni affermando e ponendo differenza fra il cogitare e l’Essere Vegetale. Forse difettiamo proprio di quella magnifica comprensione negata al vasto regno della Natura e non solo vegetale, là ove sempre dispiega la propria e sempre più perfetta Conquista evolutiva.

 

Quindi la Pianta e la Natura e il vasto confine dell’uomo, riposto nella sua piccola dettagliata geografia di una più minuscola e picciolina cartina, a cui ogni formica così come ogni vespa che cammina vola e lavora, succhia il nettare prezioso alla Pianta della Natura. Questo vasto alveare o formicaio sicuramente privo di logica e elevato pensiero, così come della dovuta necessaria comprensione della retta Via, o meglio, dello smarrito Sentiero per una possibile conferma circa la propria bassa natura rivolta alla Cima come alla Vetta, violare costantemente con elevata somma (presunta) ‘intellighenzia’ la vasta Pianta e Conquista della Natura.

 

Dacché l’interpretazione sin hora adottata nei confronti del Vasto Regno sfruttato (dettato da comandamenti o genesi interpretativi di ugual o diverso Dio)   giammai né intuito né letto in ugual Legge posta nel beneficio dell’uomo, compreso il suo Dio, ci appare come un Confine Infinito posto (ed opposto) nella divisione nonché comprensione, oltre che della dedotta specie da cui l’umano, dato all’ultimo atto di ugual Storia classificatoria, e chi seppur sprovvisto, reca in Sé la dovuta mancata Intelligenza, rispetto a chi purtroppo pur avendola come una foglia (appesa al suo ramo), ne è del tutto assente nella successiva interpretazione evolutiva data dalla Coscienza quindi della Memoria; dell’Essere ed Appartenere ad ugual Pianta posta nel vasto Regno della Terra (dal cielo derivata per tramite dell’universale parabola…) procedendo (o regredendo) assieme per ugual Conquista.         

 

Credo che questo (sgradito incompreso e perseguitato) Frammento sia molto importante nell’odierno riflesso in ugual medesima scacchiera, in quanto la medaglia coniata e osservata in forza della materia, opposta o in assenza alla Natura del dovuto Spirito che avrebbe dovuto presenziare l’Atto della materia posta al Secondo e ultimo Regno del Tempo, e da cui il simmetrico motivo dedotto circa il potere d’acquisto o di conquista dato dall’oro della medesima Terra; presenta incisi e scolpiti i volti di due entità o divinità - seppur opposte - quantunque armate di medesimo fine circa la rimossa sacralità della Vita per ogni presunta conquista adottata... 


(l’esempio della fotografia precedentemente riportato in medesimo eretico Frammento conferma un Idea a me cara, ovvero la progressiva regressione evolutiva a cui l’uomo destinato nel merito e beneficio e a somiglianza del formicaio, sia questo un impero a misura passo e metro di uno Zar, che un opposto regno cibernetico fine ed inizio di ugual impero ugualmente dedotto quindi adottato nei fini evolutivi, delle rimosse radici genetiche abdicate e tradotte a beneficio o danno di una o più ‘artificiose’ presunte intellighenzie… costantemente vigilate controllate e prevenute della più sana e duratura forma di rimossa Saggezza data da Madre Natura! Poste nel retro del Fine di ugual moneta quale Mercato senza alcun Dio, ovvero a ciò per cui l’immortale Spirito abdicato, e seppur approvata nel pagamento circa la raggiunta presunta volontà della morta ricchezza, se cambiata e posta al rovescio della propria zecca nel vasto Tempio della Terra, confermerà ugual volontà della materia circa la nostra Idea della Pianta in merito alla sana Conquista del Principio della Vita…). 

(Giuliano)