giuliano

mercoledì 20 marzo 2013

LA STORIA (43)






































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Pionieri e nativi: la 'storia' (42)

Prosegue in:

Pionieri e nativi: Bennett Story Greene (44)








Si fermano durante il giorno e riposano nei boschi, poi
la notte si rimettono in marcia - li sentiremo più tardi:
vi sveglierò - e marciano sulla strada finché la cavalle-
ria non li ferma; c'è un ufficiale, un maggiore, il quale
alla fine si è reso conto che non ero uno dei suoi uomi-
ni; ha detto:




- "Non può fare nulla per loro?
Promettergli qualunque cosa purché tornino a casa?".
Ma era come se non mi vedessero o non mi sentissero
parlare; c'era solo quell'acqua e quall'altra riva. Ma lo
vedrete voi stessi domani quando ci torneremo.....
..Ringo e io, ad ascoltare la stessa domanda sorpresa
e incredula:
- "Dove potevamo essere stati in quel momento?
Cosa potevamo fare, anche a cento miglia di distanza,
per non avere intuito o sentito quel che accadeva, per
non esserci fermati a guardarci, esterrefatti ed elevati,
...mentre accadeva?.....




Perché questo per noi, era il regno.
Ringo e io avevamo visto gli yankee; avevamo sparato
a uno di loro.
C'eravamo acquattati come due ratti e avevamo udito
la nonna che, disarmata e senza nemmeno alzarsi dal-
la sedia, aveva messo in rotta un intero reggimento dal-
la biblioteca. E avevano sentito parlare di battaglie e
combattimenti e visto coloro che vi avevano preso par-
te, non solo nella persona di papà quando una o due
volte l'anno e senza preavviso appariva sul suo caval-
lo scarno e forte, giunto da oltre quella regione di nu-




bi che Ringo credeva fosse il Tennessee, ma nella
persona di altri uomini che tornavano a casa senza
braccia o senza gambe.
Eppure questo era il segno: gli uomini avevano per-
so braccia e gambe nelle segherie; i vecchi avevano
raccontato storie di guerre e combattimenti a giova-
ni e a bambini che ancora non sapevano né scrivere
né leggere, e che meschina pignoleria ci voleva per
disquisire di collocazione geografiche o cronologiche.




Chi si sarebbe dato la pena d'insistere andiamo vec-
chio, dimmi la verità: l'hai proprio visto?
Eri davvero lì?




Perché le guerre sono guerre:
la stessa polvere esplosiva da quando c'era la polve-
re, lo stesso incrociarsi di ferri quando ancora non
c'era - un solo racconto, un solo raccontare, uguale
al successivo o al precedente.
Così sapevamo che esisteva una guerra; dovevamo
 crederlo, proprio come dovevamo credere che la
nostra vita degli ultimi tre anni si chiamava priva-
zione e sofferenza.
Così come dovevamo credere al predicatore e al-
la sua Bibbia...



Eppure non ne avevamo alcuna prova.
In effetti, avevamo ancor meno che un'assenza di
prove; ci veniva gettato in faccia qualcosa che era
lo squallido e inevitabile contrario di una prova, per-
ché avevamo visto papà tornare a casa a piedi co-
me barboni, con abiti stinti e rattoppati.
Non erano preceduti da bandiere e fanfare, né se-
guiti da due uomini in grado di tenere il passo l'uno
con l'altro, le loro giacche non brillavano di galloni
dorati e nei loro foderi non riposavano le sciabole.




In pratica tornavano a casa quasi alla chitichella
per trascorrere due o tre o sette giorni dedicando-
si ad attività non solo prive di gloria e per cui non
avevano alcun talento, ma la cui stessa necessità
era frutto dell'occupazione allora assente e della
quale, facendo ritorno, non recavano alcuna pro-
va - attività nelle cui maldestra esecuzione l'inte-
ra presenza di papà sembrava emanare una sorta
di umiltà in segno di accusa e scusa, come per
dire:

'Credetemi, ragazzi; vi do la mia parola: non è
tutto qui, anche se così sembra........".

(W. Faulkner, Incursione)












 

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