giuliano

sabato 22 giugno 2019

DIALOGO CON LO STRANIERO (11)



















































Precedenti capitoli (in riferimento allo Straniero):

L'uomo della riva e quello della stiva (9/1)

Prosegue nella...

Variante della Vita (34)













Quanto sublime la Terra vista dall’alto, quanto rigogliosa e prosperosa, ma possibile che tanto male l’ha seminata, tanto odio l’ha nutrita, eppure nel libro miniato, ragione di un comune desiderio pregato, come può la Parola volgere ad un vento nemico di ogni comune ‘ora’, ciò non comprendo e capisco, continuo il volo giacché Dio nasce dal vento di un diverso Principio.

Dio non può essere racchiuso in un rigo, al crocevia di uno strano bivio dove la via può essere smarrita perseguitata o inquisita. Così che un vento nemico di ogni Natura crea la disavventura per ogni naufrago nero o bianco che sia per perire in un mare profondo quale battesimo di una strana Dottrina.




Quanto sei ingenuo Jonathan, corri veloce per questi ed altri luoghi con compagna la sola certezza dell’umile preghiera di un mondo limpido e giusto a misura di ogni Pensiero all’uomo muto nello Spirito taciuto.

Chi sei, non ti vedo!




Certo che no, perché sono quel Dio pregato dal libro narrato e venerato, mi hai dato del ‘guardiano’ del tuo creato, mi hai rivolto blasfema parola offesa al secolare Verbo. Puoi leggermi su un rigo su una strofa così ben curata e descritta nello stesso secolo di quell’‘ora’, ed io farò nascere quel vento nemico alla tua Prima Parola, poi solleverò la Terra affinché la nebbia si sazi del tuo istinto immaturo. Quelle genti prega(va)no il pensiero mio al bivio di un diverso vento nato e poi risorto, e tu ben sai, visto che cavalchi la Parola dal medesimo Principio partorita, che nascono bufere al crocevia di basse o alte atmosfere, con tutte le perturbazioni che fanno il mio secolo infinito, il tuo un invisibile creato da me per sempre punito ed inquisito.

Lo hai rivelato e descritto, per questo è nata una bufera, sono io che comando l’uomo su questa Terra, anche se Secondo al Primo di un istinto taciuto, pace e tolleranza non appartengono alle ragioni del tuo Sogno pensato e Creato, ho dovuto metterlo per iscritto e dettare il tutto ad un profeta, salì alto nel monte, non fu cosa facile incidere tutte quelle parole, per giunta il mio popolo si era anche smarrito e la legge fu l’ancora di ogni peccato, comandai quell’uomo per disciplinare quanto da te Creato, senza legge e peccato!




Son io che disciplino e regolo la rotta, infatti tutti in segreto predicano la tua nuova venuta, in quanto la ‘moneta’ coniata quale eterna certezza araldo di vita, con te, certo, avrebbe esistenza ben dura!

La ‘materia’ sulla quale poggi le tue ali quali fossero Divine Parole, per me, che combatto con l’uomo ogni giorno, sono scemenze senza contorno, sono tavolette per la povera favella.

Il figlio che hai abbandonato per una lenta agonia nominata da te evoluzione dal mare partorita, conosce una diversa Rima, l’ermetico e intricato pensiero conosce una diversa evoluzione alla Rima dell’Eterna (mia) venuta, perché quale custode nominato ho creato in verità ogni creatura già cresciuta, compreso quell’Adamo dalla povera favella e la sua donna, sono al piano da basso del condominio, il peccato ho loro per sempre donato, e loro mi hanno per questo affidato le chiavi del loro piccolo ‘appartamento’.




Se non fosse nel ricordo del peccato consumato non potrei curare ed amministrare ogni sacrificio sudato. Quando ero a questo piano edilizio ancorato, tu ancora strisciavi e porgevi un frutto, ancora, se ben ricordo, non volavi, strisciavi quale immonda schifezza nella Rima a me poco gradita, ha sollevato una bufera terrena da me sapientemente e fruttuosamente gestita.

Così nuova moneta ho coniato, altrimenti gli uomini da te creati da cosa trarrebbero terreno nutrimento?

Dall’aria e il Pensiero del tuo Dio?

Per questo ci son io!

Materia di ogni Spirito!  

Qualcuno ti ha pregato e venerato all’ombra di uno stesso deserto, al confine di una Parola, il tuo Dio ti conduce per tutte le vite da me raccolte ed ornate su un rigo, troppo piccole ed immonde per essere studiate, troppo piccole per essere interpretate su un Frammento su di un rigo su di un Papiro, quando il vento ti è nemico e la voce barcolla non sazio nel ventre della materia che non perdona compagna della misera tua ora!




Hai inventato la neve, ed io ho edificato e costruito ugual desiderio, lo nutro e coltivo, a te poi regalo il pianto antico racchiuso entro una giara quale sfida al desiderio dell’uomo che governa e divora: vola anche lui su di un legno, a te regalo ugual legno su alto nel monte, Teschio del pensiero tuo così mal concepito.

Vuoi volare solo tu in questo desiderio antico?

La mia Legge custode di ogni sogno da te partorito, per questo lo governo nella salita e discesa del tuo Paradiso, e non condannarmi con la difficile ed ingannevole Parola, vogliamo negare il privilegio ad ogni uomo della sua piacevole ora?  non fu Tommaso l’atleta che raccolse l’Eresia tua?

Non vedi?

Ammira!

Si sentono come Dio, e pregano il tuo eterno martirio, tu che vuoi confinarli senza legge ed edificio per una terra senza girone e bellezza a contemplare una serpe che striscia, una volpe che ruba, un lupo che divora il mio gregge che produce e lavora. Ed ancor peggio, un albero che narra la sua Storia, cacciagione della  mensa condito con il fuoco della mia ‘ora’ elementi della materia per cui condanni la Terra qui nella blasfemia narrata.

La neve fu solo una lacrima della tua mente, io ho saputo coltivare e dare a lei il giusto nutrimento e gradimento.

Per te sarebbe stata solo una bella ‘simmetria’, ogni fiocco diverso e un quadro del tuo Dio, che inutile costruzione che inutile Eresia, il marmo compongo, la chiesa e il Tempio dipingo, il tuo invisibile disegno elemento di un Creato nato da un nero Principio, quale  perfezione di morte dipinta e nel freddo scolpita, su una croce ho confinato ‘la vita prima della vita’, affinché il Sacrifico venga pregato e la luce illumini il materiale creato.

Nel Battesimo ho costruito la dottrina, ed anche se l’acqua per te ha un diverso significato, ogni pargolo di questo Creato deve avere l’immunità di quanto da te Pensato!




Odo la tua voce nel Vento fermo della terrena mattina, avverto la paura antica del cacciatore della segreta ed antica Prima Dottrina, per quanto da me tutto Pensato e Creato, un diverso Dio comanda la materia e la luce della vita, un diverso Dio indica la via, io solo un enigma diviso fra un’onda ed una particella invisibile alla vista.

L’acqua è principio di vita, tu quale elemento che governi la Natura sappi che l’acqua è principio della Parola nata, ed io così compio il ciclo ad ogni stagione della materia da te narrata. Se così non fosse non potrei volare e ricordare delle tante e troppe guerre che conoscono solo martirio privazione ed inganno, in quanto, anche se  strisciavo ed ora volo, il mondo che prego e di cui mi feci ingegno per essere da te governato nella materia di questo strano Creato, è privo di quella violenza e inganno destino della legge e parola del profeta da te inviato.

L’istinto dell’eterna mia Natura privo del concetto e Pensiero scritto nella tortura. Quella l’ho provata e provo ogni giorno anche nella morte di quelle creature che vedo affogate nel mare profondo, anche in quei tuoi figli periti nell’acqua di un tuo principio non condiviso.




Osserva la Natura, ho regalato loro una Rima e la Neve con l’antica simmetria ha imbiancato la Chiesa della mia poesia.

Quale opera meravigliosa, quale pittura sublime, non v’è quadro più bello in questo dire. Guarda la bestia che mi fa compagnia, non v’è anima più gentile da condurre per ugual via. Guarda coloro che popolano il cielo d’inverno e d’estate, non v’è suono più bello e soave.

Ho dovuto patire il sacrifico e umiliato dal tuo volo da ognuno condiviso: chi uno sputo chi una offesa, chi un inganno comandata al portiere che invade ogni Rima poco gradita al condominio della tua costruzione così ben concepita. Ma la vita e il Pensiero Primo che per sempre dominano la via e nella materia crocefissa, non conoscono tortura o violenza alcuna, lascio a te questo mondo poco gradito io sono figlio di un altro Dio.

Straniero alla (tua) poesia, Straniero alla ricchezza (tua), e se la povertà e l’umiliazione saranno il calvario dell’eterna (mia) vita, benvenuto vento che predichi la vita, visibile e pregato da ogni navigante che gode dei favori della materiale fortuna a buon porto condurrai la sua terrena venuta, di questo ne sono più che certo, di questo ne sono più che lieto.




Ma io sono un povero Straniero alla ricchezza, striscio volo arrampico su per una cima come un Cristo impazzito e braccato dal suo popolo come un male antico, muoio ad ogni stagione e poi risorgo alla primavera e perdo la testa come un quadro dipinto e nell’impressione scolpito, di questo io ne sono più che certo, la luce illumina ciò che è visibile alla materia, la morte sarà compagna della mia ora, io a te dono il quadro della mia onda impazzita al museo della comune via…

Lasciami narrare ora il martirio nella miniatura di questo breve sacrificio perché non conosco violenza, la Natura non conosce tortura, per questo quando la vedo che striscia nella sua piccola dimora, il secolare gesto debbo narrare all’ombra dell’infame peccato consumato!

 Ho volato sopra quelle Terre, ho raccolto ed udito il pianto di quel creato, non puoi qui negare il male arrecato, il peccato, il vero peccato accompagnato all’inganno di questo Creato ed ancora consumato al Tempo ciclico del tuo palato.




Dimoravo in una cella gabbia dell’Intelletto inquisito e braccato, calunniato dallo Stato del tuo araldo, volavo ieri come ora, ed un tuo servo mi ruba(va) la Parola, la distribuisce alla ‘parabola’ di una falsa via. La Storia hai inquisito, il canto e la Rima di chi morto bruciato, ed ancor oggi distribuisci stesso intento, la Storia non vuoi ricordare, cacciando la ragione dell’Intelletto confusa e rivenduta per pazzia al porto della giustizia.

Poi, come quelle anime affogate, anch’io sono fuggito, come quegli uomini nel Tempo d’un diverso Dio mai appassito, anche io ho volato nel sudario di quanto da te miniato…

Cacciato da un essere troppo vile per essere narrato, troppo meschino per essere appena ricordato, confuso fra un riso compiaciuto per l’inganno arrecato, per la tortura inflitta, per il confino giammai meritato, ed un ghigno di disprezzo per quanto narrato nel volo braccato e cacciato. Perché la caccia al volo antico e per sempre rinato ricordano la Storia in cui affoghi la morale della tua falsa gloria. E come l’uomo perito sognando il volo su un diverso Creato, per la loro colpa ed il loro peccato, pregando una verità Universale pace del Creato, sono stato  umiliato tradito e braccato, volo ‘cacciato’ agnello consumato!




Nella materia mi vedi e controlli, disciplini e dispensi la ‘regola antica’, per questo mai taciterò il canto della Rima, giammai impazzita al porto della tua strana Dottrina, e se la Storia vuoi tacitare, se la vista vuoi annebbiare, se la mente confondere, se la ‘penna’ bruciare, sappi che il Vento mi è amico, il Vento del Primo Dio!

E’ Lui che indica la via, è Lui che ricorda la Verità tradita, per questo deve essere narrata alla rinascita di ogni vita perita e torturata. Così da poter di nuovo apparire al foglio ed al bordo del libro miniato ornare con ugual voce antica l’araldo della tua nuova conquista appesa alla ‘parabola’ della nuova via…

 Ed ora, vento e dio che hai conferito favella, ecco il Tempo mio. Lo vedi? Un fiocco di neve. Osserva, non è meraviglioso come Dio imbianca il cammino come Dio raccoglie e narra la Tortura subita al calvario della tua via. Un fiocco di neve quale eterna e prima simmetria di vita, ed a te io dirò in questo tempo senza ‘ora’, in questo giorno senza alcuna tortura: che il bianco sudario cui hai destinato Parola, possa perdonare il gesto antico cui destini l’eterna avventura di chi fuggito con una barca e la speranza di un mondo più giusto alla tua parola. Un mondo bianco ove la Rima possa essere solo la neve della poesia, e giammai l’eterna tortura cui destini e rinchiudi diverso vento al porto della tua parola…




E con lui, compagno del mio cammino, esilio in una nuova Terra, compio il volo di Dio, ogni fiocco di neve che prego ed osservo nel silenzio del bosco narra una Parola, mi suggerisce la Rima. Su un albero di vita su cui poggiai e riposai il passo stanco, orna la chioma così da sembrare un vecchio saggio.

Lui in questo secolare paradiso per indicarmi la via all’improvvisa smarrita, narra la Storia, mi dice che l’uomo che gli rubò la forza per un nuovo condomino, un Tempo gli tolse anche la Parola, perché ebbe la pretesa di tradurre e spiegare al volgo il verbo di Dio. Ebbe la pretesa di predicare e narrare ‘povera novella’ ad un pastore per poi al piccolo borgo spiegare che la vita cela una Verità mai predicata alla ricca mensa di un ugual ‘pastore’, per la stessa via.

La sua predica fu un Tempio della Parola inquisita e l’ombra da lì nata divenne rifugio per ogni viandante smarrito: quel grande Spirito racconta nel sogno di una eterna via, la fatica della vita, la persecuzione dell’atroce martirio subito nel fuoco patito. Ogni viandante nell’inverno del suo passo o nella primavera quando disseta la sua venuta e nell’estate quando ‘Re Sole’ brucia…, si riposa, e scorge qualcosa,  mira un evento strano, un sogno antico di chi mai perito che per sempre narra la Storia e la fuga.




E quando il viandante sudato per il sogno ritrovato mira la via si sente più saggio di prima, ed al Frammento dell’eterna ora quale nuova preghiera si incammina e appoggia per il sentiero di una nuova vita: comprendere l’altrui motivo scritto nella corteccia… di Dio, contare gli anelli del vicino tronco abbattuto per scoprire che il passo ed il sogno confondono il Tempo suo, per essere già vissuto da inquisitore della libera parola, oppure con una scelta degna dell’eterna ora.

E mirare quel secolare ‘faggio’ perito nel coraggio, vederlo con occhi diversi ascoltarlo nel silenzio di uno strano Viaggio, sembra di averlo un Tempo vissuto ed ora ritrovato, quale sogno o incubo arrecato nell’oltraggio di quel taglio.

Il bivio diviene scelta di un nuovo e più certo cammino in questo Sentiero ove non si ode voce né rumore né vento di un Secondo Dio.

Paradiso all’ombra di un albero antico, Divino per il comune sogno smarrito divenuto terreno cammino. Anima che narra la Storia per chi ascoltare la voce della Natura raccolta nell’invisibile Memoria abbattuta e figlia di quel Vento che mai tortura. Ma come una carezza adesso attraversa ogni foglia diventa mio e suo respiro nel comune Tempo di questo Dio… diventa scelta di un miglior cammino al bivio dove ho riposato un lontano mattino….    













                         
                                                 


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