giuliano

sabato 25 maggio 2019

'SINFONIE' & 'MOVIMENTI' (21)



















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'Sinfonie' & 'Movimenti' (20)

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Orrori dei ghiacci e delle tenebre (22/3)













La pretesa di essere ‘al di sopra dei partiti’, di fare appello agli ‘uomini di tutti i partiti’, di ‘rappresentare gli interessi puramente nazionali rimanendo estranei alle contese dei partiti’ caratterizzò tutti i gruppi imperialisti (in Russia i panslavisti si sottraevano alla competizione coi partiti sostenendo semplicemente di non rappresentare altro che l’appoggio popolare dato al governo, giacché questo in quanto ‘potere supremo in azione… non può esser legato a partiti) caratterizzò tutti i gruppi imperialisti, essendo una conseguenza naturale della loro predilezione esclusiva per la politica estera, in cui si supponeva che la nazione agisse come un tutto unico in ogni circostanza, indipendentemente dalle classi e dalle fazioni.

Inoltre, poiché nei sistemi continentali tale rappresentanza della nazione nel suo insieme era stata ‘monopolio’ dello stato, poté sembrare che gli imperialisti ponessero le esigenze di quest’ultimo al di sopra di qualsiasi altra cosa e che gli interessi generali della nazione avessero finalmente trovato in essi il tanto atteso appoggio popolare.




Ma, a dispetto delle pretese di genuina rappresentazione nazionale, i ‘partiti al di sopra dei partiti’ rimasero piccole associazioni d’intellettuali e di persone agiate e, come la Lega pangermanica, riuscirono ad avere un seguito più largo soltanto in periodi di emergenza.

La trovata decisiva dei pan-movimenti o Leghe, non fu dunque quella di porsi al di fuori e al di sopra della partitocrazia bensì quella di chiamarsi ‘movimenti’, alludendo alla profonda sfiducia nei confronti di tutti i partiti, già diffusa in Europa al passaggio del secolo e diventata alla fine così radicale che, ai tempi della Repubblica di Weimar, ogni nuovo gruppo riteneva di non poter trovare di fronte alle masse corteggiate una legittimazione migliore della marcata ostentazione del fatto di non essere un ‘partito’ ma una lega o un ‘movimento’.




Successivamente l’effettiva disintegrazione del sistema europeo dei partiti non venne certo provocata dai pan-movimenti o leghe, bensì dai movimenti totalitari precursori del detto fenomeno (va riconosciuta, come del resto anche l’autrice, l’indubbio 'movimento' nella successiva ‘opera’). Tuttavia i pan-movimenti furono i precursori di questi, dato che eliminarono l’elemento dello snobismo, così vistoso in tutte le leghe imperialiste, e poterono quindi trarre vantaggio dall’odio popolare contro le istituzioni che pretendevano di rappresentare il popolo....




(Tutt’oggi abbiamo una ulteriore ‘evoluzione’ di quanto affermato, giacché si riesce a coniugare ‘opposti’ in medesima volontà di comando e conquista, quindi rileviamo e riveliamo una ‘paradossale’ condizione in cui la Storia, e non solo la ‘politica’ che ne coniuga il corso, posta. Chiamarla nell’‘involuto atto ‘evoluzione’, mi sembra di interpretare la verità affine allo scenario odierno dove il terreno in cui precipitata la ‘conquista’ affine al potere, si scontra e coniuga con due opposti modi di comporre ugual singolo ‘movimento’ o ‘lega’. Lo scontro con tutti i ‘naturali’ ‘elementi’ contrari al viaggio detto, incarnato nella volontà di conquista ‘al di sopra’ della Storia ‘navigata’ e coniugata con altrettanti ‘elementi’ evoluti dagli stessi (come l’uomo e la natura), produce quella distaccata naufragata se pur concreta ‘ascesa e/o discesa’ in cui l’aerostato tenderà a concludere la propria industriosa incompatibile ‘conquista’ ai venti esposta, sia i naturali moti di cui la Natura, sia i venti (popolari) di cui si nutre l’aerostato della Storia. Se pur sfidando o appagando nella duplice natura ciò di cui l’aspirazione dell’uomo o sete di conquista. Duplice Natura ai venti posta, in cui se pur l’Opera di elevato ingegno, difettevole alla latitudine in cui posta. Così come un altro valente militare e ugual conquistatore (polare) provò medesimo limite nella ‘imperiale’ volontà di conquista traducendo una disfatta in tragico teatro di vittoria. Un po’ ciò che potremmo rimproverare alla nostra Hannah miope circa i vari modi della imperiale dottrina economica ‘innestati’ nella politica i quali hanno conseguito e partorito sempre e solo danni alla Storia detta. Così e  per concludere, possiamo assistere ad ogni impropria ‘conquista’ e ‘movimento’ certamente espressione della Storia incarnata e ‘al di sopra’ della stessa, in cui, però, il vero Elemento del Diritto derivato dalla Natura maturato nei secoli, negato, oppure e ancor peggio, sottratto alla vera ‘esperienza’ storica [e naturale] dell’uomo…).




A partire dalla fine del secolo scorso la reputazione del sistema parlamentare andò costantemente declinando, finendo per apparire, agli occhi della massa, un’istituzione costosa e superflua. Perciò ogni gruppo che cominciava la sua attività fuori dal parlamento con un programma ‘al di sopra degli interessi di partito e di classe’ aveva buone probabilità di diventar popolare.

I gruppi del genere sembravano più competenti, più sinceri, più solleciti del bene pubblico. Era naturalmente così solo in apparenza, perché il loro vero fine era quello di tutelare un interesse particolare a scapito di tutti gli altri e di impadronirsi dell’apparato statale.

È ciò che avvenne in Italia col fascismo, che fino al 1938 non fu un vero regime totalitario, bensì una comune dittatura ( a cui il popolo sovrano unito ancor aspira) nazionalistica, nata dalle difficoltà di una democrazia multipartitica.

(H. Arendt, Le origini del totalitarismo)














giovedì 23 maggio 2019

LA MOLTITUDINE (17)




















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La Moltitudine (16)

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...L'Italia (18/9)  (2)














Brutte notizie per l’economia italiana: nelle prospettive delineate oggi dall’Istat «nel 2019 il prodotto interno lordo (Pil) è previsto crescere dello 0,3% in termini reali, in deciso rallentamento rispetto all’anno precedente. I consumi delle famiglie, seppure in marginale rallentamento rispetto all’anno precedente, costituiranno la principale componente a sostegno della crescita mentre la spesa per gli investimenti segnerà una decisa decelerazione».

Neanche il reddito di cittadinanza sarà di grande aiuto sotto questo profilo, in quanto l’Istat prevede che questa misura sosterrà i consumi delle famiglie solo «in misura limitata»; in compenso «l’attuale fase di incertezza porterebbe le famiglie ad assumere comportamenti precauzionali, determinando un aumento della propensione al risparmio».

La debolezza dell’economia nazionale, dei consumi e degli investimenti non potrà dunque che riflettersi anche sul mercato del lavoro: «Nel 2019 – osserva l’Istat – si prevede che l’occupazione rimanga sui livelli dell’anno precedente (+0,1%) mentre si registrerebbe un lieve aumento del tasso di disoccupazione (10,8%)».

Se questo è il quadro fornito dall’Istat a un anno dall’insediamento del “Governo del cambiamento” è importante osservare che incrociando le criticità economiche con quelle ambientali la situazione non migliora.

Intervenendo al lancio del Festival dello sviluppo sostenibile organizzato dall’ASviS, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha posto l’accento sul fatto che in «Europa gli effetti attesi dei cambiamenti climatici interessano soprattutto i paesi collocati nella fascia meridionale come l’Italia», e che «questi mutamenti pongono nuovi rischi per l’economia reale e per la stabilità del settore finanziario». Non si tratta in questo caso di previsioni, ma di dati di fatto: «In Italia lo scorso anno è stato quello più caldo da due secoli, ma già il 2017 si era caratterizzato per un forte inasprimento delle condizioni climatiche, con significativi fenomeni di siccità su gran parte del territorio nazionale e gravi ripercussioni sulle risorse idriche»; ad esempio, secondo «tutti i principali scenari climatologici, l’Italia sarà la nazione europea più esposta ai danni legati all’esondazione dei fiumi».

Tutto questo significa che l’avanzata dei cambiamenti climatici espone l’economia italiana a molteplici rischi. Visco osserva che si tratta di fenomeni in grado di «causare gravissimi costi in termini di vite umane e di distruzione di infrastrutture pubbliche e private», fino a «influire in modo permanente sulle capacità produttive del Paese». Inoltre «gli effetti dei cambiamenti climatici sull’economia reale possono propagarsi al settore finanziario», in molti modi: ad esempio restrizioni al credito nei confronti dei soggetti localizzati nelle aree più a rischio (già oggi il 20% dei prestiti al settore produttivo viene erogato a residenti di aree ad elevato rischio alluvionale), o rischi di transizione dati dalla «possibilità che il necessario passaggio verso un’economia a bassa emissione di carbonio (low carbon) avvenga in modo disordinato». Complessivamente, «qualora la scala di questi effetti divenisse rilevante, potrebbe risentirne la stessa stabilità del sistema finanziario».

Per evitare scenari apocalittici è dunque indispensabile mettere da subito in campo adeguate politiche di sviluppo sostenibile. E se «una crescita economica stabile, equa e inclusiva, che non comprometta gli equilibri ambientali non può essere solo responsabilità del settore pubblico», a quest’ultimo spetta comunque il compito «di creare una cornice regolamentare stabile e moderna, di definire e attuare interventi efficaci – di natura economica, ambientale, energetica e sociale – mirati anche a fornire incentivi appropriati per stimolare nuovi investimenti».

Una necessità che è stata sottolineata oggi anche dal  Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, nel corso dell’assemblea annuale della confederazione: «Accettiamo la sfida della sostenibilità, investendo ancora di più sull’economia circolare e sull’efficienza energetica, mobilitando risorse pubbliche e private e puntando su una tassazione premiale a sostegno di questi investimenti. Per realizzare una crescita soddisfacente, servono politiche economiche decise, coerenti e lungimiranti. E, soprattutto, serve continuità di azione e il rispetto di un fattore troppe volte ignorato e invece cruciale: il tempo di realizzazione delle cose che decidiamo di fare».

(Luca Aterini; Green Report)

E per concludere in ciò in cui non detto: investiamo su detta crescita saggiamente giacché ancora ne abbiamo le possibilità manifeste.

Un domani potrebbe essere tardi!










      


domenica 19 maggio 2019

LA MOLTITUDINE (15)
































































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La Moltitudine (14)

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Moltitudine (16)













Accennavamo ad un innesto strano, un altrui seme(nza) fors’anche ennesima scemenza, neppure importata da remoti paesi in perigliosi Viaggi in cerca della Terra promessa o del prete Gianni, quest’ultimo braccato nonché privato, in pubblico ‘appalto’, della propria Dottrina non meno che Teologia, non men, del Dio il quale, a parte le divergenze fra un Primo ed un Secondo Universale Astrale candidato, dovrebbe presiedere l’intero Creato, appaltato però ad uno strano ‘sovrano’ il quale preferisce ciarlare circa la propria ed altrui ‘opera’ abdicata confusa e edificata ad una grande pubblica piazza divenuta per l’occasione il ‘cantiere’ ove promettere l’‘amnistia’ o il ‘condono’ per ogni vera bestemmia eretta in nome d’un falso Dio… scambiato per ‘moneta’…




Così come un remoto attuale corrotto Tempo, predico ed indico un dèmone antico non men che lo sterco del diavolo, addito, anzi, pubblicamente il ‘pericolo’ di chi, pur il ‘potere’ la ‘gloria’ la ‘potenza’ in nome del Dio apostrofato, in verità e per il vero, il più grande nemico della sua Opera.

E da questa Cattedrale ed in sua difesa permettetemi un appello ed un dovuto distinguo fra chi Eretico, e chi, invece, recita pubblica ‘commessa’ per l’altrui ‘materia’, confondendo e tradendo ogni Elemento ogni vera superiore Opera.




Dal mio pulpito reclamo e indico, non men e come il dovuto Tempo antico, un falso sovrano incarnare non men che cavalcare e seminare la morte. L’Apocalittica Visione non certo alla parabola distribuita e a reti unificate ciarlata, scorgere il catastrofico profondo abisso ove precipitato ed affogato il Principio e con esso la Ragione, ed ancora, il Diritto la Fede la Verità la Comprensione e la Carità.




Non voglio adoperare l’altrui sofferenza per un impropria politica, giacché sappiamo bene che l’altrui e proprio patire un ottima moneta di scambio non men che fragile breve politica.

Non voglio adoperare il nero ed ogni esiliato oppure umiliato per ciò che nutre il salvadanaio della politica, ma vigilare affinché l’intera Comunità sia rettamente e saggiamente disciplinata in codesta difficile ‘dottrina’ e non più ‘materia’.

Giacché il ‘male’ di cui accennavo tende ad allargare il proprio dominio e non solo un problema ‘isolato’, perché l’intento proprio quello di ‘isolare’ per meglio usurare i ‘tessuti’ e l’intero apparato qual unico corpo infettato.




Non voglio confondere ‘morale’ ‘etica’ e ‘principio’, non possiedo né presiedo questo dono, ma con tutta l’umiltà che Dio comanda confusa per altro, con codesti principi possiamo fondare un corpo sano e non certo malato come già ‘curato’ da precedenti frutti avariati ed appestati.

Non voglio contare i morti alla ‘terza pagina’ affissi ed  ad ogni ‘appendice’ pubblicamente avversati, giacché sappiamo bene che il ‘passo’ nutre breve ‘materia’ e non compone nessun ‘gioco’ per più elevata disciplina.

Non voglio scorgere corpi appestati nutrire pagine disordinate per ciò che è Stato ed Impero divenuto, giacché le mura ovunque proteggono e cingono l’araldo d’una antica genetica fierezza non dovutamente e sufficientemente coltivate in ciò che differenzia ed accomuna il singolo dall’universale.

L’Uno scisso nel molteplice ed il molteplice Uno!




Non voglio nutrire divisioni per l’appetito di qualcuno, giacché l’astinenza e il digiuno non osservati qual araldi di elevata morale e crescita.

Non voglio saziare cotal corpo con questo pane, la dovuta comunione pretende diverso nutrimento per lo Spirito giacché ognuno abbisogna di sano intendimento e non cibo avariato non men che avvelenato.

Non voglio e posso correre inutilmente per ciò cui difetta l’intera Ragione non men che Regione, preferisco nutrire e saziare l’Anima con le radici d’un antico superiore Principio!




Non voglio osservare morire ogni Stagione dello Spirito specchio d’un Dio, e cercare le parole giuste per le dovute ‘terze pagine’ assise piangere del proprio ed altrui letame…. E ad una prossima appendicite abdicate, giacché l’intera ‘morale’ non men che ‘etica’ corrotta ed appestata e non certo dovutamente e rettamente ‘concimata’.

Non voglio reclamare un ‘falso motivo’ ed essere servo d’un Impero assiso, preferisco pregare il mio Dio il quale vedo ogni mattino, giacché lui comprende chi in buona e malafede.




Non posso assistere alla lenta Apocalisse che irreversibile cavalca sovrana ed impera, appare uno scheletro senza ‘materia’ in cui scorgere un corpo negato ricolmo di Vita.

Non posso ammirare tanto meno pregare cotal scheletri lungo la Via qual evoluti corpi in libera conquista: lenta la morte si avvicina muta le Stagioni della Vita.

Muta penetra ogni Elemento nella propria ed altrui conquista, la ‘peste’ si avvicina non morde non urla non striscia, non muta la propria deleteria ‘dottrina’ divora ogni cosa nella inesorabile falsa conquista.




Non indico la Via. Saggia retta Parola. Giacché non conteremo più cicatrici solo corpi mutilati in cerca dell’ultima Stagione morta.

Non predico ‘dottrina’ solo un monito e che un Santo mi assista, e con Lui, il Lupo compagno del difficile cammino, solo il Dio che dalla Natura come fu per il suo profeta mi indica la Chiesa malata precipitare ed implorare.

Dal suo ramo dalla sua foglia dall’onda da ogni Elemento ricostruire quanto stanno distruggendo!












                 

lunedì 13 maggio 2019

LA MOLTITUDINE (13)













































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La Moltitudine (12)

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Moltitudine (14)













Aristotele, lo riconosco, nel suo acuto singolare libro sulla fisionomia non ha fatto cenno alcuno alla chiromanzia; pure io credo che gli Egizi, i quali più si avvicinarono allo studio di quelle mistiche e astruse scienze, ne avessero una qualche conoscenza; quella di cui più tardi si vantarono quei finti Egizi vagabondi (o meglio ciarlatani anche se dotati di nuove palle di cristallo con cui coniugare medesima ciarlatana scienza), i quali forse ne conservarono alcuni principi corrotti, che talvolta potrebbero o vorrebbero far corrispondere al vero i loro prognostici.

….Essere riservati, in quanto non studio unicamente in tal modo, per amor di me stesso, ma per amore di coloro che non studiano per proprio conto.

Non invidio alcun uomo che sia più dotto di me, ma commisero quanti lo siano di meno.




Non istruisco per  tenere in esercizio il mio sapere, o per alimentarlo magari e tenermelo vivo nella mente, anziché allo scopo di produrlo e diffonderlo nella sua; in mezzo a tutti i miei sforzi, uno solo è il pensiero che mi avvilisce: che la capacità da me acquisite debbano perire insieme a me, e che io non posso farne un lascito da dividersi fra i miei amici onorati.

Non posso litigare con un uomo o disprezzarlo a causa di un errore, né concepisco come una divergenza di opinioni debba dividere il nostro affetto: poiché le controversie, le dispute e le discussioni, in Filosofia come pure in Teologia, se si imbattono in temperamenti prudenti e pacifici non vengono meno alle leggi della Carità.

In tutte le dispute, l’effetto raggiunto si manifesta negativo in proporzione alla passione che in esse si mette, poiché in tal caso la Ragione, come un cattivo segugio, si esaurisce e seguendo una falsa traccia abbandona il problema iniziale. E questa è una delle ragioni per cui le controversie non sono mai portate ad una conclusione; poiché, pur essendo ampiamente enunciate, esse vengono a malapena trattate, tanto si gonfiano di disgressioni inutili; e la parentesi aperta a proposito di un dettaglio è spesso non meno estesa della dissertazione vera e propria sul soggetto.




Le basi della Religione sono già stabilite, e i principi in essa della salvazione sottoscritti da tutti; non restano molte controversie per cui valga la pena di eccitarsi, benché nessuna sia mai stata svolta diversamente, e non solo in Teologia, ma non meno che nelle arti inferiori o superiori.

È triste vedere i grammatici menare colpi a destra e a manca per il caso genitivo in Jupiter?

Quanti sinodi non sono stati convocati, per sciogliersi poi irosamente a causa di un verso in Propria quae Maribus?

E come non si rompono la testa di salvare quella di Prisciano?

Si foret in terris, rideret Democritus.

Sì, anche fra i militanti più saggi, quante ferite non sono state inflitte, quante reputazioni macchiate per la meschina vittoria di un’opinione o la misera conquista di una distinzione?




Gli studiosi sono gente pacifica, non portano armi, ma le loro lingue sono più taglienti del rasoio di Azio, le loro penne hanno una maggiore portata, e rintronano più forte del tuono; meglio quindi essere esposti alla scossa provocata da un basilisco che alla furia di una penna spietata.

Non è per semplice zelo per la cultura, o devozione per le Muse, che i principi più saggi proteggono le arti e considerano con spirito indulgente gli studiosi; ma perché desiderano che questi eternino il loro nome inserendolo nei loro scritti, e per tema della penna vendicatrice delle successive età: poiché sono questi gli uomini che, allorché essi avranno rappresentato la loro parte e saranno giunti al loro exit, dovranno farsi avanti a pronunziare la morale delle loro scene, e a tramandare ai posteri un inventario dei loro vizi divenuti le loro virtù.

E indubbiamente ci vuole una buona dose di coscienza per compilare una Storia: non vi è censura per lo scandalo di una Storia; questa è un tipo di falsità talmente autentico che diffama autorevolmente il nostro buon nome presso tutte le nazioni e presso i posteri…

(T. Browne)



















mercoledì 1 maggio 2019

L'ALTRO JAMES (10)





















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L'altro James... (9/1)

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Piano della Rinascita (11)














In quanto la Storia rende miglior merito non men che destino alla ‘moneta affissa’, non meno del chiodo, dimenticando sia l’Albero quanto il Golgota di ogni portatore di Verità e più profonda riflessione offerta, ed in qual tempo, sofferta e pagata con il tributo della morte o dell’esilio nella società in cui contestato il ‘pregiudizievole difetto’ di come la stessa manifesti il proprio ‘modus operandi’ celebrato nel museo (o galleria d’arte) del ‘Quadro’ della storia in cui esposta… divenuta palcoscenico e tragedia di sovrana ricchezza…

Di conseguenza, chi celebra la Memoria esposto a tutti gli elementi non facenti parte della Natura, ma solo a quelli difettevoli dell’umana condizione a cui si appartiene dimenticando il ‘dovrebbe’.




Sembra un ‘dettaglio’ ma rappresenta il ‘molto ed il necessario’ a cui il merito cui assoggettato l’artista.

Se il ‘dovrebbe’ difetta nel dovuto contesto come il ‘tutto’ rappresentato, l’‘artista’ non ancora ‘evoluto’ a una diversa prospettiva (‘dovrebbe’) rendere medesimo ‘Quadro’ ammirato in ‘astratto cubismo’ alieno al proprio Tempo rappresentato, ma confacente all’elemento proprio circa l’umana Natura dell’uomo, che ora, osserva in difetto di prospettiva calcolando il ‘punto di fuga’ di cui l’arte (sembra apparentemente difettare) non meno che la realtà rappresentata celebrare la ‘distorta’ Memoria  allo specchio della Natura.

…Questo circa la pittura, non dimenticando che molti gli ‘esuli’ di tale nuova prospettiva… fondando una diversa realtà e conseguente ‘punto di fuga’ circa la Scena rappresentata e dall’Anima dedotta…




…Regredendo, oppure al contrario, evolvendo nello Spirito di chi nel ‘pittogramma’ legge una più profonda profetica Verità abdicata alle medesime ragioni della Storia…

Il ‘punto di fuga’ e ‘prospettiva’ da cui lo sfondo non men del giudizio e merito, certamente abbonda di manierismo e lirica capacità accompagnate dal dovuto intendimento, come ogni Scena rappresentata, non meno del testo ora proposto e interpretato, andando a delineare un ‘manierismo’ di cui abbondano i nostri musei non meno di Chiese e scaffali di biblioteche, ove però, sempre più difficile ‘sconfinare nelle linee del nemico per riprendersi i morti e dar loro sepoltura…’. Nel proprio ‘punto di fuga’ sottratto al ‘Quadro’ dell’intera Storia rappresentata. Rinascendo, però, in forma (…degenerata dissero e ancor dicono  i nazisti o i loro diretti indiretti derivati…) di Elemento in cui il Fiume ora narrato, e solo quello, restituire degna Natura ammirata…  




L’umana natura diserta lo Spirito se pur celebrato non meno che l’Anima, obsolete definizioni della Coscienza e dalla ‘chimica’ quanto dallo spirito detto (taluni dicono alcolico) dello stato non rilevate e abdicate a più degna prospettiva ammirata, preferendo ben diverse favole, con cui  trae pretesto il ‘Quadro’ delineato per un commento della Storia abbreviata rivenduta ed esposta. In quanto la Verità in essa manifesta difetta della dovuta Memoria (storica) a cui una più certa prospettiva negata.

 Fedeli alla Verità mal celebrata e vilipesa come i costanti piccoli o grandi aspiranti dittatori sottrarre al lume della Ragione la vera pretesa della libertà annientata e confiscata, mi ispiro al Quadro di una più nitida immagine interpretata scorrere nel Fiume della Natura.

Dimenticando in questa sede, giacché ammiriamo la Natura, l’umana prospettiva con le alterne vicende di chi si bagna affoga o precipita per diverse cause non certo naturali, nel Fiume detto, lento donare la Vita ad ogni piccola cittadina  scorrere lieto felice come il Dio del proprio Elemento.  




…Solo lei, in verità e per il vero, può decidere e testimoniare quella Verità in lei affogata, e se non ancora affogata o in procinto di esser ammirata da ogni lato della riva, sia per colui che fissando medesimo fiume immagina un ‘punto di fuga’ non della vita ma la Verità vilipesa e successivamente raccolta ed ammirata; e chi nel fiume affogato per difenderla giacché eterno Straniero degli impropri elementi della umana natura detta…

 ….riflette  che ‘recuperare quanto è perduto è comunque assai simile a passare le linee del nemico per riprendersi i morti e dar loro sepoltura’.

…‘Sai che c’è stata una battaglia tra i nostri uomini e quelli del Re?’…

…La ‘Battaglia’ era stata il cardine – così la si vedeva – su cui avrebbe fatto perno l’ampia porta girevole del futuro; o, forse meglio, era stata il grosso chiodo (e potremmo aggiungere anche il ‘doblone’), saldamente infilato a suon di martello (ciò che rimane nel lento scorrere del Fiume sono ossa e teschi sparsi qual croci a cui rendere e restituire il giusto merito della Verità coniugata non con i Doveri di cui la stessa Storia si rende da se medesima fiera, ma al contrario, tutti quei meriti dalla stessa trascurata oppure travisati o negati per superiori interessi a lei sottratti, in quanto il ‘quadro’ detto approderà a ben altra rappresentazione cubica rappresentazione per esser simmetrici all’Arte, e rappresentare la morte nel gesto in cui, se pur celebrata la morte con il conseguimento dell’eterno dalla stessa Arte celebrato, evoluto in una visione ove la rappresentazione cela tutta la, se pur apparente irreale prospettiva, orrore della stessa in quei morti negati alla verità detta…), con cui quello splendido ritratto di gruppo, quale lo si vede oggi, sarebbe stato appeso.




Straordinariamente incantevoli il nativo Emerson e Thoreau e Hawthorne e (con minor intensità) tutti quanti; ma incantevoli, in gran parte, perché quell’antico magnifico episodio, giù nella valle, aveva preparato quel loro effetto con tanto scrupolo.

…Come nella mia lunga assenza, avevo inevitabilmente lasciato che questa nota, in termini di percezione immediata, andasse praticamente perduta, così lì sul posto, essa istantaneamente fece ritorno con la straordinaria dolcezza del Fiume che, sotto il sole autunnale – come tutti i fiumi americani che si aveva, o si avrebbe, avuto modo di vedere -, subito prese l’intero caso direttamente in mano.

‘Sì, mi parlerai della tua impressione quando avrai percepito ciò che io posso fare per lei: perciò, fa’ bene attenzione a starmi appresso!’:

  è questo ciò che tutti i fiumi sembrano dire!




Segui dunque dappresso il fiume Concord, quanto mi fu possibile, riandando con la Memoria al modo in cui Thoreau, Hawthorne, lo stesso Emerson hanno espresso con la dovuta partecipazione il senso di quella corrente erbacea, piena, tranquilla, sonnolenta, che cadenza il proprio ed altrui ritmo avvolgendosi lungo ogni ansa come un grosso obeso, benevolo e sinceramente cordiale, al punto da sorpassare a stento chi gli cammina a fianco.

‘La Battaglia’ lui l’aveva vista – lo confessa a tutt’oggi – senza che il flusso ne fosse minimamente accelerato, mentre continua a scorrere lungo boschi e frutteti, ronfando come un bonario gatto casalingo che si strofina addosso ai familiari e al mobilio. Tuttavia, la suggestione più intensa di quell’intera scena è tale da non essere notata, nel migliore dei casi, né, mi pare, mai tale da emergere da quel suo inesprimibile rapporto col luogo – vicino al ponte, là dove più ci si attarda: quella potenza diffusa che, dopo tutti questi anni – o forse proprio per via del loro numero – la rende tanto irresistibile e commovente.




Tutte le icone commemorative – la pietra che ricorda il luogo di sepoltura dei tre soldati inglesi, la vivace effige, ad opera di David French, del giovane contadino americano con la sua cintura, e non lontano, la presenza, a quelle intimamente connesse della vecchia canonica, tema ispiritatore della penna di Hawthorne – parlano allo spirito in quello che, senza dubbio, è uno dei toni più sottili di cui la storia ufficiale, pur tuttavia lasciando inespressa, in qualche modo, la delicata malinconia di ogni cosa.  

…Troppo in profondità essa giace, come sempre accade là ove il terreno ha sostenuto il peso dell’atto, semplice, conciso, intenso, inconscio, che avrebbe determinato l’evento, determinato il futuro in modo che noi definiamo immortale. Giacché troppo poco di quella scena si legge, rispetto a quanto si potrebbe (o dovrebbe), a meno che non si venga raggiunti dal suo tocco attutito, sì da provare la pietà e l’ironia di quel rapporto precluso coi difensori caduti…

(H. James)