giuliano

mercoledì 3 aprile 2019

CIRCA I DIRITTI D'AUTORE (Terza parte)










































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Circa i Diritti d'Autore (1)  (2)  (3)

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Quando Dio ride














Le persone che si oppongono all’insegnamento di valori in genere si preoccupano di due precisi pericoli:

Primo che vengano insegnati valori sbagliati, e Secondo che l’insegnamento di valori alimenti lo scetticismo, minando i pochi valori positivi che bambini ed adulti hanno in qualche modo assorbito, forse per osmosi.

Nessuna di queste due preoccupazioni fornisce basi adeguate per rifiutare una formazione ai valori etici e sociali nella nostra società. Chi si preoccupa che vengano insegnati valori sbagliati in genere accetta, almeno implicitamente, l’esistenza di valori giusti  (però anche se il caso di ‘Greta’ dimostra una volontà di conseguire giusti valori, l’humus culturale è indistintamente intriso di valori economici ben innestati, lo scrivente che cita lo scrittore e filosofo ambientalista sa bene ciò che dice, giacché purtroppo per mia esperienza la persecuzione anche nel conseguimento di semplice informazione con scopo didattico circa la Verità negata, non meno dei miei scritti, suscita un costante dissenso intimidatorio e persecutorio sino alla sfera del ‘privato’ in cui lo Stato manifesta il conio della propria ed altrui moneta e con essa vero intento ad un Giano bifronte per il conseguimento del giusto orto dal Tempio promosso, scusate che dico, promesso…, affidando all’apparenza quanto in privato perseguita; ed ove non più dissenso ma la persecuzione raggiungono i termini ben conosciuti nel patrio suolo, giacché c’è sempre qualcuno a cui tali valori non affida nessuna socialità tradotta in successiva utilitaristica moneta affidando e delegando, di conseguenza, giusta violenza intimidatoria; altresì negando e privando se per questo, il dovuto Diritto da cui la moneta detta spacciata e non più coniata in ciò che dovrebbe esser l’oro della ricchezza, dando per scontato che il ‘mito’ d’ognuno coltivato debba esser affidato a ben altro ‘valore aggiunto’, giustificando e proteggendo di conseguenza se non addirittura istituzionalizzando, opposti ed avversi ‘valori’ di cui la persecuzione così come la Natura possono non solo essere impropriamente sfruttati ma anche demandati al ‘sicario’ di turno per il dovuto torna-conto da cui la Storia più volte detta…).

Questi valori, a quanto poi risulta, sono quelli tradizionali, quelli cioè, che hanno una lunga storia. Poiché, come ho mostrato in tutto il presente libro, i valori ambientali sono anche valori tradizionali, discendenti congiuntamente dall’etica tradizionale e dell’estetica della Natura, deve essere possibile insegnare questi valori in maniera non controversa, accettabile per tutti.

….L’insegnamento dei valori non deve essere l’indottrinamento, ma il chiarimento, e sebbene siano in molti a temere che un tale chiarimento riveli che non c’è nulla da chiarire, generando così scetticismo circa i valori, ciò non è inevitabile.

Come si è detto, la maggioranza delle persone ha in sé, intuitivamente, un’ampia gamma di valori ambientali, senza essere capace di esprimerli lucidamente. Un’educazione ai valori, incentrata sulle origine storiche dei valori ambientali e di altro genere – sociali, politici, estetici ed etici – nelle tradizioni occidentali e sulla loro utilità per le scelte decisionali nella vita ordinaria deve rafforzare questi stessi valori, non eroderli.

Anche se tale formazione può offrire ad alcuni la possibilità di dar prova di scetticismo circa i valori morali, non è quindi una buona ragione per rifiutare una formazione etica a chi desidera migliorare la propria comprensione dei valori di base della società.

Sicuramente, una società di cittadini che hanno avuto la possibilità di studiare i problemi morali è preferibile ad una società i cui valori vengono acquisiti casualmente e accidentalmente e in cui lo studio e l’esame di questi valori è attivamente scoraggiato, in quanto materia di politica pubblica (ed infatti questo post dedicato a quei singoli privi di qual si voglia morale i quali con la minaccia minacciano scoraggiando qualsiasi tipo di valore rendendosi partecipi di un deleterio ma fruttuosa dottrina in cui l’economia motiva ed incoraggia non tanto gli ‘istinti idealizzati’, ma la falsata comprensione dei termini in cui apparenti sani valori falsi nel deleterio principio debbano principiare la stessa nei corretti termini in cui posta non una scelta ma l’intera esistenza in cui posta. Legittimare la violenza per demotivare oltre una didattica anche il valore morale in essa qual condizione di sapere non certo ostacola l’economia parlamentata e legiferata; semmai chiarisce ancor meglio come la Storia persegue in medesimi ambiti uguali principi nei metodi con cui questa manifesta ed affida all’economia impropria ricchezza tradotta ma quantunque ‘democraticamente’ legiferata non men che dibattuta; impropriamente traducendo, o peggio come sovente ripetono, interpretando, il bene d’ognuno, già sottratto falsando sia il principio di ‘bene’ non meno che di economia; quindi presunta e falsa ricchezza coniata non meno della Storia detta in una impropria condizione economica posta e delegata alla politica e successivamente demandata alla legittima istituzionalizzata persecuzione qual minaccia… e non solo della Natura ma di chi della Natura, in verità e per il vero, cerca di chiarire ancor meglio i dovuti rapporti d’ognuno…).

…Ed allora agli ‘ignoti’ che minacciano e imprecano posso dire che i nostri Ideali superano la misera loro moneta…

(…) L’utilitarismo, purtroppo crea infatti sempre dei problemi giacché eleva il piacere a sinonimo di felicità umana (chi ne critica o mina i suoi falsi principi, infatti, non ha più diritto alla detta presunta felicità acclamata, quindi e mi ripeto, può e deve esser confinato alla singola violenza delegata dall’idiota di turno, oppure, come già successo ed ancora accadrà, Sacrificio non solo di profeta ma anche di ciò con cui intendiamo e  deleghiamo il Diritto nel giusto e giustizia)

La teoria economica moderna si basa direttamente sull’utilitarismo al quale è stato dato un aspetto scientifico attraverso l’uso di un gergo economico nello spirito del positivismo logico…

A differenza delle scienze reali, le cui teorie sono basate sulla ricerca empirica, l’economia si basa su speculazioni circa il comportamento economico del cosiddetto uomo economico che agisce in completo accordo con l’egoismo razionale, che non è certo una teoria etica particolarmente encomiabile.

L’economia non ha dimostrato che il valore economico è obiettivamente superiore ad altri più tradizionali valori: si è limitata ad ignorarli.

Essa è stata accettata come un fattore obiettivo della politica pubblica in parte perché fornisce un modo per quantificare il valore di alternative in termini monetari, ma anche perché gli occidentali hanno idee sempre più confuse circa l’obiettività del valore in generale, come conseguenza dell’emotività derivata dal positivismo logico nei primi decenni di questo secolo.

 (Per il dovuto intendimento…: E. C. Hargrove, Fondamenti di etica ambientale)











   

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